Il dito, la luna e Battiato

Preambolo: definizione di troiaio: “porcile, luogo molto sudicio, luogo dove si trovano molte prostitute o, più genericamente, molte persone disoneste, depravate”.

Sottotitolo: “abbiamo una legge elettorale che si chiama porcellum e poi ci scandalizziamo se Battiato dice che è un governo di troie”. [Michele Santoro]

Immenso Battiato, questo paese non si merita la sua intelligenza e genialità.
Le vere tre I che corrispondono a questo paese sono: ignoranza, ipocrisia e indecenza, altroché quelle che vaneggiava il buffone delinquente promettendo le sue solite cazzate a proposito di progressi della scienza e della tecnica.

Dice ancora il Maestro: “Se in parlamento ci sono dei fetenti, il parlamento è una fetenzia. E’ così sbagliato dire che questo è un troiaio?”

Secondo me no. Anzi, qualcuno avrebbe dovuto dirlo prima e, tanto per restare in tema di troiai, il  20% dei grandi elettori che sceglieranno il nuovo capo dello stato [nuovo si fa per dire] sono imputati e indagati.

Chi ha criticato Battiato sono più o meno le stesse persone che lo hanno fatto con Strada circa la sua frase su brunetta: gente che ormai non può più guardare la luna al posto del dito perché è la luna stessa a schifarsi di tanta ipocrisia e si gira da un’altra parte.

Dice ancora Battiato: “ognuno è artefice del suo destino, chi ha scelto di fare il cretino, l’assassino, il delinquente lo fa di sua spontanea volontà”. 

E questo è quello che ho sempre pensato anch’io che non arriverò mai alla genialità intellettuale di Battiato ma insomma, qualcosa penso di saperla, capirla e averla imparata.
Perché tutti gli esseri umani, fatta eccezione per chi non ne ha facoltà a causa di malattie o impedimenti fisici possono fare di se stessi quello che vogliono nel bene, se invece preferiscono farlo nel male è una loro responsabilità, non di chi glielo dice e che una tristissima parte di gente ipocrita anziché appezzarne l’onestà, la sincerità considera questi giudizi volgari, inopportuni, come se essere ignoranti, cretini, assassini e delinquenti per scelta fosse il massimo dell’opportunismo; quindi le persone che hanno scelto di essere altro, e altre, quelle che si rifiutano di accettare con indifferenza che siano i cretini e i delinquenti, gl’incapaci a dettare legge, a decidere i destini di un paese escludendo invece chi sarebbe in grado e all’altezza di dare un contributo utile [tipo proprio Franco Battiato], non è giusto che vengano poi infilate in quel frullatore mediatico, disonestamente intellettuale che vuole gl’italiani tutti uguali e tutti meritevoli di subire lo schifo alla stessa stregua di quelli che non si sono mai ribellati allo schifo ma anzi, hanno contribuito a produrlo e ad incentivarlo.
Come scrivevo ieri, io non sono uguale a chi vota e ha votato berlusconi e tutto il suo caravanserraglio di indecenti delinquenti PER SCELTA che qualcuno ha ancora l’ardire di definire onorevoli e senatori della repubblica italiana.
E come me per fortuna c’è anche un sacco di altra gente, quindi i “siamo tutti”, o gli “abbiamo quello che ci meritiamo” e altre cazzate del genere che non fanno il mezzo gaudio di un male comune ma offendono chi non è stat* causa di quel male le respingo, le respingerò sempre molto volentieri, e con fastidio, a tutti i mittenti, chiunque essi siano.

Un po’ di pudore
Marco Travaglio, 12 aprile 

“Dicono che, come al Conclave, anche al Toto Quirinale chi entra papa esce cardinale.”

Nell’editoriale di Marco Travaglio i papabili prossimi Presidenti della Repubblica.

È vero che nei Conclavi soffia lo Spirito Santo, mentre di solito la battaglia per il Quirinale è scossa da ben altre ventilazioni, per non dire flatulenze. Ma la classe politica, quando c’era, ha sempre cercato di cogliere lo spirito del tempo nella scelta di chi per sette anni deve rappresentare la Nazione. Nel 1946, dopo la guerra civile armata tra fascisti e antifascisti e poi referendaria tra monarchici e repubblicani, si optò per una nobile e antica figura di giurista meridionale e monarchico: De Nicola. Due anni dopo, per l’avvio della ricostruzione, fu scelto Einaudi, purissimo intellettuale liberale. Poi toccò a un alfiere dell’apertura al centrosinistra Dc-Psi: Gronchi. E, dopo gli eccessi di quest’ultimo, si passò a un conservatore illuminato, autore della riforma agraria: Segni. Poi fu la volta di un socialista riformista, Saragat. A cui seguì, in una società in tumulto fra contestazione e strategie della tensione, un autorevole giurista fuori dai giochi: Leone. Dopo di lui, nell’Italia dei primi scandali e del terrorismo, i partiti riuscirono a elevarsi sopra se stessi confluendo sul partigiano Pertini, che restituì dignità e popolarità alle istituzioni screditate e attaccate. Cossiga rispondeva grosso modo alla stessa logica, ancora in pieno terrorismo, con le stimmate della dolente sconfitta sul caso Moro e una fama di onesto notaio: il presidente più giovane dell’Italia repubblicana, eletto al primo scrutinio. Scalfaro nel ’92 passò a sorpresa grazie a una felice intuizione di Pannella, nel Paese squassato da Tangentopoli e dalle prime stragi di mafia. Ciampi, nel ’99, fu l’unico frutto sano della stagione malata dell’inciucio bicamerale. E Napolitano fu il tributo storico a un partito, il postcomunista, che non era mai andato al governo con un suo uomo dopo aver vinto le elezioni. Quale spirito del tempo inseguono, oggi, i partiti che si accingono a scegliere il dodicesimo Presidente, quando ormai la politica e le istituzioni sono meno autorevoli di un postribolo? Non si pongono proprio il problema. La selezione delle candidature non parte da un identikit che incarni un progetto, una visione, una speranza. Ma dal piccolissimo cabotaggio degl’interessi di bottega dei due sconfitti alle urne, Ber&Ber, con i loro 10 milioni di voti persi. L’uno ha bisogno di un Presidente che lo salvi dall’irrilevanza, dai processi e da un’ineleggibilità mai sancita, anche se prevista dalla legge che ne fa un parlamentare abusivo da vent’anni. L’altro ha bisogno di un Presidente che gli dia l’incarico pieno per un governo senza numeri né storia e blocchi per qualche altro mese la naturale sepoltura di una classe dirigente, quella del centrosinistra, che in vent’anni ha prodotto solo disfatte e fallimenti. Non occorrono un De Gasperi, un Fanfani, un Moro, un Nenni, un Berlinguer per capire che all’Italia di oggi serve un Presidente fuori dai partiti, un uomo di diritto e di cultura capace di ridare dignità e onore allo Stato, alle Istituzioni, alla Politica, in sintonia con la voglia di cambiamento che sale da molti cittadini. Invece si leggono “rose” di nomi deprimenti, come la sepolcrale cinquina che vedete effigiata qui accanto: Amato, uno che avrebbe dovuto scomparire già nel ’92 col suo amico Bettino, e anche in seguito non gli son mancate le occasioni; Violante, che vent’anni fa passava per il capo del partito dei giudici e oggi raccoglie i meritati elogi del piduista Cicchitto; Marini, un signore di 80 anni che da tempo sfuggiva ai radar e i più credevano sistemato a Villa Arzilla; la Severino, ministra di larghe intese e avvocato di larghe imprese, riuscita nel raro intento di abbassare le pene per la concussione in una legge denominata “anticorruzione”; e infine Grasso, un violantino in sedicesimo che, appena arrivato, già promette bene. Signori dell’inciucio, un po’ di pietà. E, se non è troppo pretendere, di pudore.

Svalutation

 Sottotitolo: al Coisp, l’indegno sindacato di quella polizia di Stato che offre solidarietà a quattro assassini oltraggiando una famiglia e tutta l’Italia onesta andrebbero messi dei sigilli, per questioni d’igiene ambientale e di sicurezza pubblica. Che è un concetto diverso dalla pubblica sicurezza.

Un abbraccio affettuoso ai ragazzacci di Anonymous che sono riusciti a zittire per un po’ almeno virtualmente i cialtroni sostenitori di quattro delinquenti oscurando i loro spazi web.  

ANONYMOUS DALLA PARTE DI FEDERICO

In Italia il concetto di giustizia “ad personam” è molto di più che una semplice opinione o sensazione. E’ una realtà applicata ai fatti e anche alle persone;  vorrei sapere in quale altro paese democratico la vita di una persona vale tre anni e sei mesi – condonati –  di quella miserabile di chi gliela toglie a calci e botte.

Preambolo: non guardo Porta a Porta, proprio non mi passa nemmeno per la mente di guardare una trasmissione al solo scopo di criticarla e di poterne sparlare, insultando, nelle pagine dei social network. 
Posso fare al massimo qualche battuta sul sentito dire o quel che leggo sui giornali. 
E veramente faccio fatica a capire come invece tanta gente si sottoponga all’inutile tortura di mettersi ogni giovedì sera davanti alla televisione a guardare Servizio Pubblico per fare solo questo: sparlarne insultando.

Non giudico una cosa nel complesso ma per quel che mi dà.

E se Patrizia Moretti va da Santoro invece che da Vespa mentre Bersani e Monti vanno da Vespa e non da Santoro qualche ragione ci sarà.

Comunque, un consiglio a Santoro: per le riabilitazioni esistono cliniche apposite, non serve proporre un personaggio squallido come Sgarbi una settimana sì e l’altra pure.

Sono stufa, nauseata e disgustata di chi dà la colpa dei fallimenti della politica a tutto il mondo meno che ai veri responsabili.

Di chi deve trovarsi sempre il capro espiatorio pur di rinnegare la verità.

Solo in un paese a maggioranza di idioti può fare paura un giornalista, l’unico a fronte di centinaia di servi e damerini più o meno accomodanti che pensano che il loro lavoro consista nel non imbarazzare i potenti prepotenti. Di essere opportuni.

Poi si può discutere quanto vogliamo sull’utilità di una polemica, ma per evitarla bastava che Grasso non telefonasse a Santoro col tono della zitella stizzita e Formigli non organizzasse quell’indegno teatrino servile permettendo ad un ex magistrato procuratore antimafia ora assurto alla presidenza del Senato di poter insultare i suoi ex colleghi dicendo FALSITA’ protetto da quell’immunità che i suoi ex colleghi non hanno e non possono per questo rispondergli alla pari né trovare giornalisti accomodanti, disponibili e disposti a lasciarli parlare in libertà. 
Ecco perché Caselli è stato costretto a chiedere tutela al CSM e non a Formigli. 
E non si capisce perché l’onore di una persona deve valere più di quello di un’altra. Marco Travaglio aveva e ha il diritto di difendersi da chi gli dà del vile e del vigliacco, da chi da vent’anni lo accusa di essere uno sfascista disfattista solo perché sa fare il suo mestiere, a differenza di molti suoi “colleghi” ritenuti affidabili perché col potere non si sono mai scontrati, esattamente come Grasso, simpatico a dell’utri sia come procuratore antimafia che nella nuova veste di presidente del Senato [e io qui qualche domanda me la farei, invece di insultare un giornalista] si prende la libertà di poter dire che ad una carica ottenuta sulla base del sospetto, di leggi contro qualcuno e a favore di qualcun altro non si potesse proprio dire di no.

Italiano Celentano
Marco Travaglio, 29 marzo

Naturalmente Celentano è liberissimo di pensare — e di scrivere su Repubblica — che un giornalista deve “fermare la lingua”, “azzerare il passato” e “soprassedere”, rinunciando a dire ciò che sa del nuovo presidente del Senato, perché siamo in un “momento così delicato”. Se invece non lo fa, anzi insiste a raccontare in perfetta solitudine la biografia della seconda carica dello Stato, non è perché il mestiere di giornalista consiste appunto nel dare notizie vere e documentate; ma “per sminuire l’ascesa di Grasso alla presidenza del Senato” e per “appesantire l’aria”. A suo dire, “Travaglio deve aver pensato: perché lasciare intatta la credibilità del nuovo presidente del Senato, che potrebbe fare qualcosa di buono e dopo noi ci intristiamo?”. Ora, se queste scemenze appartenessero solo al nostro amico Adriano, che purtroppo s’informa poco e nulla sa di Grasso né del perché è arrivato fin lì, anche se potrebbe con poco sforzo informarsi, pazienza. In fondo dev’essere dura per un grande artista nazionalpopolare restare confinato troppo a lungo nel campetto degli outsider: due anni all’opposizione, con le battaglie per i referendum del 2011, poi per i nuovi sindaci, poi per 5Stelle, sono forse troppi per lui. È ora di tirare i remi in barca, rientrare nei ranghi e tornare all’ovile. All’insegna dello scurdammoce ‘o passato “in tutti i settori, anche nel campo della giustizia” (ma sì, regaliamo a B. una bella amnistia o un bel salvacondotto e non parliamo più della sua ineleggibilità, come fanno Flores d’Arcais e centinaia di migliaia di cittadini, perché “è una stronzata”, “una cazzata”, “una scorrettezza elettorale”, bisognava pensarci prima; e pazienza se Flores ci aveva pensato fin dal ’94, quando Celentano votava B.). Ma Italiano Celentano dà voce alla pancia di molti cittadini che, complici il suicidio di Bersani e certe mattane autistiche di Grillo e dei 5Stelle, si sono già spaventati del cambiamento che un mese fa hanno innescato nelle urne. E ora vivono le stesse paure che li attanagliarono a fine 2011 quando, esaurita rapidamente l’euforia per le dimissioni di Berlusconi, si aggrapparono acriticamente alla zattera dei tecnici. E tremavano se qualcuno, in perfetta solitudine, scriveva che era meglio andare a votare subito, che forse SuperMario Monti e i suoi supertecnici non erano quei geniali salvatori della patria che stampa e tv unificate accreditavano, anche perché la maggioranza l’aveva sempre il centrodestra, almeno in Parlamento, non certo nel Paese. Per qualche mese restammo soli a scrivere queste cose, beccandoci le letteracce di molti lettori. Oggi sparare su SuperMario e i supertecnici che non han salvato niente e nessuno è come picchiare un bambino che fa la cacca sul vasetto: troppo facile, anche perché lo fanno tutti. Anzi i supertecnici si sparano fra loro sul caso dei marò che sparavano ai pescatori scambiandoli per pirati: un po’ come molti soloni della politica e dell’informazione che speravano nei tecnici scambiandoli per Cavour, De Gasperi ed Einaudi. Gira e rigira, si torna sempre all’Abc di questo oggetto misterioso (per molti) che si chiama democrazia: gli elettori votano, chi vince governa, chi perde si oppone, la stampa e la magistratura controllano, i cittadini vigilano, gli intellettuali pensano e aiutano gli altri a pensare. E non c’è emergenza che possa indurre un giornale o un programma libero a “fermare la lingua”, “azzerare il passato” e “soprassedere”. Sarebbe un tradimento del nostro mestiere e dei nostri lettori, oltreché un piccolo ulteriore arretramento dalla nostra democrazia. E poi lo fanno già in troppi. Chi vuole giornalisti cantori che suonano la viola del pensiero sotto il balcone dei potenti può cambiare giornale, e canale. Noi continueremo a raccontare e a criticare chi lo merita. E, se è il caso, a disturbare i manovratori.

Damnatio memoriae [reloaded]

 Preambolo, per non dimenticare: “Fu sproporzionatamente violenta e repressiva, l’azione dei quattro poliziotti che, il 25 settembre del 2005, uccisero a botte, calci e manganellate [fino a schiacciargli il cuore] lo studente ferrarese diciottenne Federico Aldrovandi.”
Lo sottolinea la Cassazione nelle 43 pagine di motivazione della sentenza con la quale è stata confermata la condanna a tre anni e sei mesi senza attenuanti per Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri che hanno anche intralciato le indagini.
L’eccesso colposo [dell’omicidio colposo: colposo?] era un reato non presente nel nostro codice penale, è stato INVENTATO appositamente per gli assassini di Federico.
Non è mai giusto generalizzare, ciò non toglie che le forze dell’ordine abbiano spesso atteggiamenti al limite della umana tolleranza, molte volte quel limite viene superato quando il loro agire tracima in violenza gratuita e immotivata senza che ci sia un ragionevole motivo per farlo come hanno confermato le motivazioni della sentenza sul massacro alla Diaz e come in precedenza ci aveva già detto la sentenza sul pestaggio mortale in cui morì, di botte e di stato Federico Aldrovandi.

SIT IN DI SOLIDARIETA’ ALLA FAMIGLIA ALDROVANDI

L’insulto al morto – specialmente se di morte violenta e per mano di chi dovrebbe tutelare le persone da vive, non oltraggiarle da morte dopo averle uccise – viene, in un’ipotetica classifica, molto dopo il punto di non ritorno.
Quel luogo in cui tutto ciò che era, non è e non sarà mai più.
Vado a memoria ma non ricordo nessuno più insultato di Carlo Giuliani e Federico Aldrovandi.

Meno male che la dignità del parlamento è salva, mai più figuracce, specie in sede europea, ma chi si crede di essere Battiato, borghezio per caso? 


E meno male anche che le istituzioni ci tengono sempre a far sapere  di stare dalla parte dei cittadini, specie quando per bocca del ministro Cancellieri ci  dicono che i poliziotti di ieri, quelli che sono andati ad oltraggiare la memoria di un ragazzino morto ammazzato dai loro colleghi, la sua famiglia e tutta l’Italia onesta, hanno commesso un atto gravissimo, una vergogna, che non rappresentano l’Italia, “ma non ci sarà nessuna sanzione”.
Probabilmente se al posto di srotolare quello striscione con su scritto che i criminali sono fuori e i poliziotti in galera [ma dove, ma quando?] avessero detto che la madre di Federico è una troia dopo averle già detto che è “una stronza che ha allevato un maiale”, allora sì, una punizione esemplare l’avrebbero meritata.

Camera e Senato si scusano con la signora Moretti, bel gesto, significativo, probabilmente i presidenti che c’erano prima non l’avrebbero fatto, ma  ai gesti e alle belle parole bisognerebbe anche dare un significato nel concreto. Se una gaffe costa la cacciata di un assessore perché mai la vigliaccata infame di funzionari dello stato non deve e non può produrre lo stesso risultato? Domanda retorica, in un paese dove l’omicidio di un ragazzino viene derubricato a reato minore e quantificato in tre anni e sei mesi di carcere condonati dall’indulto. Quindi per me le istituzioni saranno diverse e migliori solo quando ad un gesto simbolico verrà dato un seguito tangibile e visibile. Per insegnare ai cittadini di un paese che la consapevolezza, la maturità e la civiltà  si acquisiscono anche per mezzo dell’assunzione di responsabilità.  

Il cambiamento va anche un po’ forzato, culturalmente, soprattutto, e dove non arriva il comune sentire devono arrivare gli esempi, e lo stop incondizionato alla concessione tout court come quella che si offre ai privilegiati del e dal potere a cui è stata data la possibilità di essere più uguali degli altri.
Ma siccome il grande dramma di questo paese è una giustizia sempre più ‘ad personam’ e non ‘ad paesem’, o meglio ancora ‘ad Costituzione’ come dovrebbe essere, dubito che questo diventerà mai un paese non dico civile ma almeno normale.

E infine, meno male  che c’è quel vigliacco di Travaglio che mette le cose a posto e spiega.

Forse è per questo che sta sui coglioni di tutti, tutti quelli che sono allergici alla verità. E alla memoria.

C’è sempre un buon motivo per dispiacersi di essere casualmente nati in questo paese, uno al giorno, praticamente.

Il Troiellum
Marco Travaglio, 28 marzo

L’ultima volta che i presidenti di Camera e Senato, a Parlamento unificato, tuonarono assieme contro qualcuno, fu per mettere in riga il pm Gherardo Colombo che si era permesso di definire la Bicamerale “figlia del ricatto”. Allora erano Violante e Mancino, preclare figure. Oggi sono Boldrini e Grasso a strillare come vergini violate contro Franco Battiato che ha avuto l’ardire di dichiarare: “Mi rallegro quando un essere non è così servo dei padroni, come queste troie in giro per il Parlamento che farebbero qualunque cosa, invece di aprirsi un casino”. Apriti cielo! Proteste unanimi da destra, centro e sinistra, mobilitazione generale, emergenza nazionale, manca soltanto la dichiarazione dello stato d’assedio con coprifuoco, cavalli di frisia e sacchi di sabbia alle finestre. Boldrini: “Respingo nel modo più fermo l’insulto alla dignità del Parlamento, stento a credere” ecc. Grasso: “Esprimeremo il nostro disagio al governatore della Sicilia per le frasi dell’assessore Battiato”. Sui cinquanta fra condannati, imputati e inquisiti che infestano il Parlamento, invece, nemmeno un monosillabo. Invece giù fiumi di parole e inchiostro contro il cantautore-assessore che osa chiamare troie le troie. Pronta la mossa conformista del governatore Crocetta, un tempo spiritoso e controcorrente specie sulle questioni di sesso, ora ridotto alla stregua dell’ultimo parruccone politically correct, che mette alla porta il fiore all’occhiello della sua giunta, financo equiparandolo a uno Zichichi qualunque. Si risente pure la Fornero, che è pure ministro delle Pari Opportunità (infatti s’è scordata solo 390 mila esodati). Certo, il linguaggio usato da Battiato è da pugno nello stomaco, tipico dell’intellettuale indignato che vuol “épater” un Paese cloroformizzato. Ed è facile dire che ci si poteva esprimere in termini meno generici, o aggiungere subito e non dopo che la denuncia riguarda anche le troie-maschio, pronte a vendersi al miglior offerente. Ma andiamo al sodo: è vero o non è vero che il Parlamento, anche questo, è pieno di comprati, venduti, ricomprati e rivenduti? È lo spirito losco del Porcellum (nomen omen) che porta alla prostituzione della politica, alla nomina dei servi dei partiti e innesca la corsa sfrenata al servaggio e al leccaggio per un posto al sole. E come li vogliamo chiamare questi servi, che si vendono la prima volta per farsi candidare in cima a una lista e poi magari si rivendono per voltar gabbana a seconda delle convenienze? Passeggiatrici? Lucciole? Mondane? Falene? Peripatetiche? Chi voleva capire ha capito benissimo: accade a tutti di dare della “troia” a chi, maschio o femmina, è disposto a tradire e a tradirsi per un piatto di lenticchie o a vendersi per far carriera. Ma, nel Paese di Tartuffe, che con buona pace di Molière è l’Italia e non la Francia, ci si straccia le vesti appena qualcuno squarcia il velo dell’ipocrisia e dice pane al pane: ieri sui ricatti della Bicamerale, oggi sulla mignottocrazia (copyright Paolo Guzzanti). Battiato è come il bambino che urla “il re è nudo” e la regina è troia. Tutta la corte intorno sa benissimo che è vero, ma arrota la boccuccia a cul di gallina e prorompe in urletti sdegnati. Lo sa tutto il mondo come e perché sono stati/e eletti/e certi/e cosiddetti/e onorevoli. Persino in India, dove la Ford si fa pubblicità con un cartoon che ritrae lo statista di Hardcore col bagagliaio dell’auto pieno di mignotte. I primi a saperlo sono i nostri giornali, che han pubblicato centinaia di intercettazioni sulle favorite del Cainano e sulla compravendita dei parlamentari, e ora menano scandalo perché Battiato, dopo averci scritto una splendida canzone Inneres Auge), li chiama per nome. E non si accorgono neppure che il loro finto sdegno non fa che confermare le parole di Franco. Se uno accenna ad alcune troie e si offendono tutti/e, la gente penserà: “Però, guarda quante sono! Credevo di meno…”

Di italiche immoralità

Il segretario del COISP: “Non sapevamo che la mamma  lavorasse lì, poi “il sindaco è una persona squallida”.
Oggi è la giornata nazionale delle toppe peggiori dei buchi.

Però quando lo stesso segretario ha parlato di vendetta applicata alla sentenza perché “in carcere non ci mandano mafiosi e assassini” lo sapeva o no di chi stava parlando? una sentenza ridicola che non solo è stata abbondantemente decurtata grazie all’indulto per i poveri ma che non verrà mai applicata nei fatti? 
Quanto, onestamente si può pensare, ministro Cancellieri, che in questo paese si possano ancora tollerare i danni, le beffe e gli oltraggi perpetrati dallo stato per mezzo di suoi funzionari alti e bassi a cittadini incolpevoli costretti anche a rispondere davanti ad un giudice di diffamazione dopo una tragedia non casuale, malgrado per l’occasione sia stato confezionato un reato apposito, che non c’era, come quella capitata alla famiglia Aldrovandi?
E queste sarebbero le istituzioni di cui gli italiani devono imparare ad innamorarsi, signora Boldrini?

Aldrovandi, sit-in polizia sotto ufficio
della madre. Lei: “Non ho parole”

 
 

Gli agenti del Coisp a Ferrara per il congresso regionale sostano provocatoriamente sotto la finestra dove lavora Patrizia Moretti. Il sindaco Tagliani prova a farli spostare e viene allontanato. Poi la donna scende e mostra la foto del figlio morto.

Sottotitolo: in Italia per poter essere condannati, farsi cacciare dal posto di lavoro bisogna offendere il comune senso del pudore, turbare la morale doppia e tripla dei cattolici finti progressisti, ammazzare no, si può ancora fare senza rischiare una condanna almeno morale visto che agli assassini di Federico sono state garantite tutte le tutele di stato affinché non debbano sopportare nemmeno l’onta di quei miseri sei mesi di carcere che sono avanzati dall’indulto e a fine pena che non ci sarà mai torneranno ad indossare una divisa da funzionari dello stato ma  per la maggior parte della pubblica opinione questo non è poi così insopportabile, scandaloso, quanto una parola fuori posto che, fino a prova contraria, non ha mai ammazzato nessuno.

Diciamo la verità, ma quant’è bello questo paese? non si fa in tempo a finire di discutere una cazzata detta e fatta da qualcuno che subito ne arriva un’altra più grave fatta da qualcun altro; nella fattispecie alcuni poliziotti appartenenti al COISP che sono andati ad OLTRAGGIARE la memoria di un ragazzino e ad insultare sua madre organizzando un presidio di solidarietà pro assassini davanti al posto di lavoro della madre  di Federico.

Il COISP è lo stesso sindacato il cui segretario disse il 30 gennaio scorso che la sentenza di Federico Aldrovandi, morto ammazzato di calci, di botte e di stato, era stata “funzionale al bisogno di vendetta” perché “spesso in carcere non ci vanno mafiosi e criminali”. 
Il virgolettato non è uno scherzo ma proprio la dichiarazione di Franco Maccari, il segretario.
Ovviamente nel paese dei balocchi un “troia” dal sen fuggito fa molto più scalpore nell’opinione pubblica, offende molto di più il comune senso del pudore se quattro assassini non fanno un giorno di galera né perdono il posto di lavoro ma un assessore esuberante viene cacciato dopo meno di 24 ore dalla gaffe.

Questo può succedere perché  se illustri referenti di sinistra anziché inserire nei loro pantheon gente non dico come Che Guevara ma almeno come Pertini, Berlinguer, un qualsiasi politico che abbia agito sulla spinta si un sentire laico e di sinistra si tengono nel portafoglio la fotina di papi e cardinali, è praticamente impossibile risolvere una querelle a proposito dell’uscita infelice di Battiato di ieri al parlamento europeo  senza il colpo di scena che faccia capire ai piani alti, anche dove risiede un presidente della Camera che non vede l’ora di riportare in parlamento il papa, chi è che comanda in Italia e che purtroppo continuerà a dettare la sua legge fatta di ipocrisia, bigottismo, morali doppie e triple e che pretenderà – come ha sempre fatto – di avere voce in capitolo in quelli che dovrebbero essere i luoghi laici per eccellenza e cioè i palazzi delle istituzioni.

Se questo è il cambiamento, aridatece Fanfani.