Spezzeremo le reni all’Italia

Sottotitolo: i ciarlatani dei piani alti quando vogliono giustificarsi di qualcosa che non vogliono e non possono fare, soprattutto in materia di diritti civili  [per i noti motivi contingenti vestiti di rosso e bianco che usurpano il territorio italiano da un periodo insopportabilmente lungo] usano sempre l’alibi del “paese non è pronto”.
Ecco, sarebbe il caso di rispolverare l’odioso luogo comune per qualcosa di utile, perché se c’è qualcosa per cui il paese non è DAVVERO pronto è la repubblica presidenziale.
Quando l’Italia diventerà un paese normale se ne potrà riparlare.
Forse.

VIDEO-INTERVISTA A CAMILLERI: “IL COLLE E LA COSTITUZIONE MANDATA IN VACCA”

“Dal Colle invasione di campo non da Repubblica parlamentare.

Berlusconi, Marchionne, i Riva, l’Italia è nelle mani di queste persone”.

Il ministero della difesa ha stilato una lista della spesa che vale 5 miliardi e mezzo per comprare inutili giocattolini che non servono a nessuno e non dovrebbero servire a nessuno se la Costituzione ha ancora un senso e praticamente niente è la cifra che viene investita in cultura e ricerca. 
Non saremmo ultimi in ogni classifica internazionale, altrimenti.

Missioni di pace dove si spara e si ammazza come nelle guerre vere [altroché quel contributo alla pace e al progresso sociale del quale vaneggia il monarca ipocrita] che costano un mucchio di quattrini allo stato, cioè a noi, alle quali nessuno nella politica, di destra, di centro e di sinistra ha mai detto basta, mentre negli ospedali il diritto ad essere curati è diventato una mera utopia, i soffitti delle scuole continuano a cadere in testa ai ragazzini e per risparmiare si chiudono i tribunali. 

Un esercito di nullafacenti, nel vero senso della parola e non solo perché può vantare delle stellette da mostrare su una giacca ma perché sono tanti, tantissimi, che costa 17 miliardi allo stato, e cioè sempre a noi, unici privilegiati rimasti fuori da ogni “riforma” del lavoro, che possono andare in pensione a cinquant’anni con tutti i loro privilegi e possibilità che ai normali cittadini sono negati tipo andarsene in vacanza a spese dello stato [e dunque sempre nostre], anche dopo la pensione: un militare per lo stato italiano è come un diamante, per sempre, essere curati praticamente gratis e far curare amici, parenti e conoscenti negli ospedali militari.

Dunque come ci insegnano autorevoli personaggi della politica con la cultura non si mangia, con le bombe, gli aerei da guerra e i sommergibili evidentemente sì.

Ma meno male che Napolitano, al sicuro in una struttura, il Quirinale, dove sono impegnate e stipendiate più di duemila persone per un costo totale di circa 250 milioni di euro l’anno [in un paese che muore di crisi e disoccupazione] ha organizzato ieri una parata militare “sobria”, per la modica cifra di due milioni di euro [l’anno scorso la spesa fu di due milioni e seicentomila], e per la prima volta nel cielo di Roma non sono passate quelle frecce tricolori che forse sono l’unica cosa decente di tutto questo apparato inutile e volgare, perché le frecce tricolori “costano troppo”.

Se non ci fossero, bisognerebbe inventarli.