Di bambini “sintetici”, di libertà di espressione and so on

Sottotitolo: “bambini sintetici, semi scelti da un catalogo”, chissà dov’è l’opinione in questa schifezza che rimanda all’eugenetica nazista degli esperimenti di Mengele.

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La mia generazione è quella dei figli di madri che rimanevano incinte la prima notte di nozze: posso immaginare il grado di responsabilità col quale al tempo si decideva di diventare genitori, di mettere al mondo persone nuove. Oggi che per fortuna una relazione di coppia si vive senza l’angoscia della maternità quale trofeo da mostrare ad amici e parenti, che quasi tutti hanno preso atto che i rapporti sessuali non sono finalizzati solo alla procreazione che è solo uno dei vari motivi per cui si fa sesso bisognava trovare un’altra scusa per favorire lo scontro su quella che è e dovrebbe restare una scelta personale. 

Gli uteri in affitto non li ha inventati Elton John, da che esiste il mondo ci sono sempre  state donne che hanno partorito figli per poi darli in adozione, dentro ma soprattutto fuori dalla legalità; madri che hanno prestato i loro organi riproduttivi a figlie sterili: un gesto d’amore più grande, di altruismo disinteressato è difficile anche da immaginare.

Se la natura [Dio] ha previsto che non si possano avere figli col metodo tradizionale, se un figlio non è un diritto quando si desidera e se dipendesse dagli oltranzisti del no a tutto quello che non piace a loro non sarebbe un diritto della donna nemmeno poter decidere di interrompere una gravidanza: chi si oppone alle tecniche scientifiche di riproduzione sono gli stessi che dicono no anche all’aborto sempre per la solita questione dell’etica personale, allora non deve essere un diritto nemmeno farsi curare le malattie, visto che la natura [Dio] ha previsto anche quelle. 

Però la scienza ci piace quando fa progressi per i nostri interessi personali, quando ci viene incontro per farci stare meglio, bene; quando trova nuovi strumenti e metodi di cure, cento anni fa si moriva di broncopolmonite, oggi si può guarire perfino dal cancro.

  Quando si concepiscono dei figli col metodo naturale si tiene forse conto della loro volontà di persone, adulti futuri? Noi mettiamo al mondo dei figli perché lo decidiamo ispirati dai nostri desideri, non quelli di chi verrà, quali diritti ha a disposizione una “non persona” che potrebbe anche maledire tutti i giorni della sua vita il giorno che è stata concepita?
I figli voluti sono solo il frutto degli egoismi degli adulti, dei desideri di proiezione nel futuro di persone perfettamente in grado di scegliere se averli o non averli, e lo sono sempre, non solo quando per averli si usufruisce della scienza.
Il bambino che nasce non sa in che modo è stato concepito, quando vengono al mondo lo fanno nello stesso modo sia i figli concepiti con l’atto sessuale che con la tecnica della fecondazione, il problema è a monte, ovvero se quei figli sono entrambi voluti e desiderati per amore. Cosa molto più probabile che accada al figlio cercato anche per mezzo della scienza anziché a quello che “può capitare” magari perché ha fallito l’anticoncezionale.
Un bambino non ha mai la possibilità di scegliere dove nascere e chi saranno i suoi genitori. Due adulti però hanno la possibilità di cercare di avere dei figli solo se li vogliono davvero.

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buonanno, ha potuto dire, da parlamentare tutelato più del normale cittadino anche se dice cazzate che i Rom sono la feccia dell’umanità: “ha avuto il coraggio” di dire quello che la maggior parte degli italiani pensa. 

La metà di D&G “ha avuto coraggio” perché ha espresso, da omosessuale miliardario e privilegiato, il sentire di una gran parte degli italiani contrari ad un’idea di felicità personale e che ritengono un’onta imperdonabile la scelta di avere dei figli fatta da persone, non solo omosessuali, impossibilitate ad averne col metodo naturale.
Si può quindi tranquillamente dire che c’è una gran parte di italiani che ha un concetto semplicemente aberrante del coraggio che, storicamente, non è mai servito a promuovere discriminazioni e razzismi: chi ha dimostrato nei fatti di averlo e l’ha messo a disposizione del bene comune ha sempre combattuto per sconfiggerli.

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Forza nuova manda due tessere ai filosofi della mutanda in evidenza per complimentarsi del coraggio avuto nel sostenere la famiglia tradizionale.E questo chiude qualsiasi discorso sul fascismo/totalitarismo del pensiero,  accusa mossa a chi come me non pensa che tutto ciò che si pensa possa e debba essere candeggiato dietro il diritto alla libera espressione, alla libertà di discriminare e offendere persone che fanno delle scelte che non danneggiano nessuno e che non tolgono a nessuno la possibilità di comportarsi come vogliono. Perché quando un pensiero è approvato e premiato da forza nuova non dovrebbe essere condiviso da nessuno di quelli che hanno a cuore la vera libertà, non solo quella del pensiero, che non dovrebbero avere niente in comune con le ideologie di forza nuova.

Il pensiero discriminante, omofobo, razzista non fa parte di nessuna libertà di opinione/espressione/pensiero ma, soprattutto poterlo esprimere non rientra affatto in quel diritto inalienabile, intoccabile col quale va protetta la vera libertà di espressione: quella che non discrimina e non offende chi fa semplicemente delle scelte diverse da quelle di altri. Maggiore è il pubblico a cui ci si rivolge e maggiore è la responsabilità di misurare quello che si dice in previsione dell’impatto che avrà in chi ascolta e legge. Questo nascondere ogni sconcezza, istigazione, apologia dietro la libertà di opinione è sintomatico della consapevolezza che hanno tutti quelli che sanno perfettamente che non tutto è opinione, pensiero libero da accogliere con rispetto.   

I morti di Charlie non ci ricordano la difesa della libertà totale di parola ma la difesa del diritto di poter smontare, semplicemente ridicolizzandole, teorie basate sulla suggestione e la seduzione che poi diventano un intralcio e un pericolo al vivere civile.

I liberi pensatori non hanno mai difeso la libertà di oltraggio e ingiuria, Giordano Bruno non è andato a finire sul rogo per difendere la libertà di dire scemenze offensive, menzogne, falsità ma proprio per il motivo contrario: per impedire che si continuassero a dire. Il signor Barilla ha dovuto chiedere scusa e fare un’opportuna quanto salutare marcia indietro per il bene della ditta quando disse che mai avrebbe permesso a degli omosessuali di interpretare gli spot dei suoi prodotti. Taormina, l’avvocato delle cause perse è stato addirittura condannato da un tribunale per aver affermato che non avrebbe mai assunto degli omosessuali a lavorare con lui. Quindi è evidente che fra la chiacchiera dei quattro amici al bar e la dichiarazione pubblica di personaggi famosi, in grado di fare tendenza nell’opinione pubblica qualche differenza c’è. Se Dolce come Taormina avessero detto quelle cose mentre erano a cena con gli amici nessuno avrebbe montato la polemica né ci sarebbe stato l’intervento di un giudice. Il problema quindi non è tanto quello che si dice ma in quale contesto lo si dice.  Io sono contraria ad una discreta quantità di cose che però nella società vanno accettate, anche obtorto collo, perché non danneggiano nessuno, il signor Dolce avrebbe potuto semplicemente dire che lui non farebbe, non avrebbe fatto quello che invece fanno altri. E allora sì, sarebbe stata libertà di pensiero. Lui invece ha giudicato e con disprezzo, tant’è che la sua dichiarazione è stata premiata da forza nuova.

A me preoccupa molto di più la vita di bambini fatti e finiti col metodo tradizionale, non la tecnica con cui si permette a chi non può di avere dei figli. Bambini soldato, che muoiono di fame e di stenti, di malattie curabili se il mondo fosse più giusto per tutt*, bambini  sfruttati anche sessualmente, e di cosa ci dovremmo preoccupare? Di ciò che la legge, evidentemente, ha permesso di fare a Elton John e a suo marito alla luce del sole: avere dei figli, non far mancare loro nulla e potergli garantire un futuro senza problemi.  

Il sogno di tutti i genitori, praticamente.

Dolce e Gabbana e la finta famiglia naturale di Chiara Lalli, bioeticista

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Il secondo passaggio degno di nota è quello in risposta alla domanda “Avreste voluto essere padri?”. Ecco di nuovo Dolce: “Sono gay, non posso avere un figlio. Credo che non si possa avere tutto dalla vita, se non c’è vuol dire che non ci deve essere. È anche bello privarsi di qualcosa. La vita ha un suo percorso naturale, ci sono cose che non vanno modificate. E una di queste è la famiglia”.

“Se non c’è vuol dire che non ci deve essere”: immagino che valga anche per la salute o per la vista. I due stilisti portano entrambi gli occhiali: se uno non ci vede bene vuol dire che non ci deve vedere, perché questa hybris dell’indossare un paio di occhiali? E se vi rompete una gamba? O se vi viene qualche naturalissima malattia? Ognuno si priva di quello che vuole, ma sarebbe apprezzabile evitare queste fallacie grossolane. La natura, poi, andrebbe rispettata sempre, non solo quando fa comodo. Buttate gli occhiali, sputate le aspirine, e pure quel computer non va tanto bene. Per non parlare dei vestiti dorati. Tutte cose innaturali! Tornate nelle caverne, in quell’arcadia allucinata e piena di parassiti e bestie feroci. Non pretendete però di portarci lì insieme a voi. Preferiamo la chimica – o almeno preferiamo avere la possibilità di scegliere se e quando farvi ricorso – e i divani imbottiti.

Salvate il soldato Embrione

Sottotitolo (a proposito di “tensioni sociali”):   nulla vieta a un governo di premiare con promozioni e onori i responsabili di un massacro che verrà a lungo ricordato come un atto vigliacco e gratuito, di natura fascistoide, contro persone inermi.

Però la credibilità delle istituzioni si misura con la cura con cui combattono il marciume interno, quando si presentano casi come quello della Diaz, per cui la nomina è un atto che svilisce le istituzioni democratiche.  Credo che nei paesi civili abusi e crimini commessi dalle forze dell’ordine siano puniti in modo esemplare proprio per evitare che si perda la fiducia. Noi abbiamo una lunga e nobile tradizione di premio agli abusi e di punizioni alle persone per bene, tanto per ricordare ai cittadini che sono soltanto dei sudditi sottoposti all’arbitrio.

Preambolo: militia christi, forza nuova, tutta brava gente con cui la chiesa intrattiene simpatiche e amichevoli relazioni.

Dovrebbe bastare e avanzare per abbandonare (ormai lo dico tutti i giorni perché ogni giorno c’è più di una ragione per doverlo dire) questa setta di intolleranti, di ipocriti oscurantisti, questi spacciatori di ignoranza dalla morale prêt-à-porter. E un sindaco che sfila con la fascia tricolore in una pagliacciata mostruosa rappresentando così tutti i cittadini, non solo quella parte che ha eletto un fascista a primo cittadino di Roma, città medaglia d’oro alla Resistenza. Non so se i romani se ne sono accorti ma ieri alemanno ha deciso che tutta Roma è contro la legge sull’aborto.

Chissà se alemanno era a favore della vita anche quando andava in giro con le molotov sotto al braccio, mentre  i suoi compari di ideologia (fascista) piazzavano bombe in ogni dove facendo esplodere treni, stazioni, quando le stragi fasciste si facevano beffe della vita, di quella fatta e finita, non di un’ipotesi di vita? ci vorrebbe qualche giornalista serio e coraggioso che glielo chiedesse.

Salvate il soldato Embrione

Amo i bambini. Amo gli animali. Detesto il genere umano, ma ho rispetto della vita.

 Si può fare tutto ormai, in questo mondo folle. Sfilare per strada in favore della vita mentre tutto, intorno, muore. La vita intesa come l’embrione, ovviamente, quello che non si vede, che Dio ha creato e messo dentro la pancia della donna che poi partorirà con dolore. Quella vita non vita, sospesa, che si farà. Forse si farà, perché non è più certo che possa evolversi e farsi uomo. Non è detto che possa sopravvivere.

 È facile proteggere le vite non ancora nate. Impossibile pare poter salvare quelle ormai divenute adulte, che si impiccano e si sparano, che uccidono con armi intelligenti in nome di una pace che puzza di danaro. Piangere un aborto e tollerare l’eccidio infinito delle guerre, dichiarate e non.

 Queste manifestazioni che puzzano di fascismo, con quei valori fasulli che negano ogni libertà anche quella di scegliere – con tutto il dolore possibile – di non aggravare questo mondo di un altro essere che dovrà lottare per strapparsi i pezzi di vita a morsi, come il pane che probabilmente non avrà. In questo tempo in cui, responsabilità del genitore sarebbe quella di non procreare, per non provare il rimorso di non essere riuscito nemmeno a consegnare una vita degna di essere vissuta a quel bimbo a volte desiderato. Nemmeno più si corre il rischio di procreare, proprio per non essere costrette a confrontarsi con questo mondo che aggira le leggi costringendoti a volte alla clandestinità dei diritti ormai negati.

 Pure quel fascista del sindaco di Roma, in pompa magna, con la sua fascia tricolore e la rimpatriata con i suoi camerati, proibiti dalla nostra Costituzione, eppure vegeti e di nuovo pronti a trascinarci nel medioevo dell’inciviltà. Verrebbe da urlare l’ultimo insulto, ma questo è il mondo che confonde i valori con la demagogia, la dittatura con la democrazia. Non siamo nuovi a queste trovate, siamo in fondo il paese del family day, il giorno in cui sfilarono preti pedofili, presidenti pedofili, presidenti fedifraghi, nani, puttane e ballerine, per dare a noi la lezione di famiglia e moralità.

 Non posso neppure ridere per la loro incoerenza, per la loro ignoranza o strafottenza. Non posso ridere pensando a gente come questa, che la notte incendia i campi rom e di giorno salva l’embrione. Questa gente che per salvare la Patria ucciderebbe i clandestini, e poi sfila per strada per salvare l’embrione. Questa feccia immonda, che ha contribuito a creare il baratro in cui le vite umane sono finite, e ha così tanto a cuore una vita mai nata.

Ma ci sta, in questo paese indifferente, che non si guarda più negli occhi quando s’incontra per strada. Questa nostra epoca che fugge dall’odore della fatica della vita altrui, che nega l’altrui dolore, incapace di compiere un gesto caritatevole e che anche quando lo compie spera di trarne profitto. È un mondo in cui da lontano salviamo le vite ai cani, ai gatti e persino ai ratti, ma non dividiamo il cibo con nessuno.

 Amo i bambini, quelli già nati. Quelli malnutriti, quelli infreddoliti. Gli ultimi bambini del mondo, quello che non giocano alla guerra perché non ne hanno il tempo, dato che la guerra la fanno davvero. Amo i bambini che mitragliamo in tempo di pace. Amo i bambini, tutti i bambini, anche quelli molestati dal cattolicesimo che ci impone di non gettar via un embrione. Amo i bambini nati, e poi abortiti dalle barche, dispersi e dimenticati in fondo al mare.

 La vera marcia per la vita, sarà quella con i forconi, che salverà le nostre. Sarà da festeggiare il giorno in cui, spazzata via questa feccia, potremo di nuovo avere la libertà di desiderare un figlio, e poi, arrivata sera, farlo con serenità.

 

Rita Pani (APOLIDE)

A noi ce interessa propio ‘ a vita, dar concepimento aa nascita, un quarto d’ora dopo già ‘gne ne frega più gnente a nessuno.
Della vita conta solo il feto dar primo giorno, er parto e prima de’ morì, in mezzo ce sta solo un grandissimo chissenefrega.