Di tagli, di sprechi e di prese per il culo (post in progress)

Sottotitolo:

“I mafiosi stanno in parlamento, sono ministri, sono banchieri”
[Pippo Fava]

Povero Pippo: se l’avesse potuto dire oggi, tre giorni fa, sarebbe stato rimproverato perfino da Fiorello. Il quale si guarda bene dal parlare del suo ex datore di lavoro che un mafioso vero se lo teneva in casa.  O da casini, che ieri ha ammesso candidamente di andare regolarmente a trovare in carcere cuffaro condannato a sette anni per favoreggiamento aggravato alla mafia.
Ma già: questo è benaltrismo, non realtà dei fatti.

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Il governo: «Cittadini, segnalateci quali sono i tagli più necessari»

Istintivamente verrebbe da rispondere qualche testa inutile, però bisogna sempre dimostrare alla politica, tecnica e non, che i cittadini sono migliori di chi li governa.

E allora vediamole, un po’ di cose di cui questo paese può fare a meno senza soffrire.

Solo per fare qualche esempio si potrebbero risparmiare 20, 23 miliardi rinunciando all’inutilissima TAV;
dieci non comprando gli  inutilissimi F35;
seicento milioni dal ritiro della missione anch’essa inutilissima in Afghanistan;

cinque miliardi e mezzo di euro per dieci inutilissime navi da guerra;
svariati miliardi dall’azzeramento dei rimborsi elettorali;
altri bei milioncini equiparando gli stipendi parlamentari a quelli dei dipendenti pubblici;
pensioni parlamentari a 67 anni con metodo contributivo come i comuni mortali.

Molte migliaia di euro per l’altrettanto inutile parata militare del 2 giugno.

Ci sarebbe davvero l’imbarazzo della scelta.
Volendolo fare sul serio, s’intende.

Il governo Monti, la Trilaterale e l’esproprio della democrazia
Di Don Paolo Farinella per Micromega

Ora lo sappiamo da fonte autorevole e non smentibile. Il governo Monti è il frutto maturo per l’Italia della politica della Trilaterale, il cui presidente italiano, Carlo Secchi, guarda caso anche lui ex rettore della Bocconi  al Fatto Quotidiano in una intervista (26-04-2012 p. 9) dichiara, apertis verbis: «Noi della Trilaterale siamo contenti di Monti» e aggiunge che quando il presidente della repubblica Giorgio Napolitano incaricò Monti di formare il governo, essi [la Trilaterale] erano riuniti e appresero in diretta la nomina, godendone come gatti in calore. Egli chiama Monti Mario, «il nostro reggente europeo». Questo signore oltre che Trilaterale è anche consigliere di amministrazione di sei società, tra cui Mediaset. Come si può pensare che abbia un giudizio politico ed economico indipendente? Non può né lui né Monti, né il suo governo.

In una parola, senza colpo ferire questa gente ci ha espropriato non dico del nostro diritto alla sovranità democratica, ma anche dell’apparente diritto di sovranità. Se prima eravamo sequestrati dall’orribile e orripilante Berlusconi e suoi scherani, ora siamo totalmente derubati di ogni diritto e parvenza di dignità. Siamo governati da fuori, da gente che fa interessi altri e che è stata messa al governo per fare esperimenti di finanza per porre rimedio alla degenerazione democratica, eliminando parlamenti, con la complicità degli stessi, i sindacati, le opposizioni residue e fare tornare l’Italia, la Grecia, la Spagna, l’Irlanda e gli altri paesi europei allo «statu quo ante» 1900: per loro bisogna ritornare a prima della rivoluzione industriale, quando le masse lavoravano senza diritti e senza dignità anche 14/16 ore al giorno, bambini compresi per mantenere la casta e lorsignori.

Il governo Monti è un governo assassino, killer di professione e ignobile perché consapevolmente porta avanti una politica suicida nel senso che induce al suicidio coloro che hanno diritto a riscuotere dallo Stato che non paga e a cui lo stesso Stato per mano di Monti e delle sue leggi impone di pagare tasse di morte.

Il governo Monti aveva promesso un intervento deciso sulla gestione della tv pubblica, ma Berlusconi non vuole e Monti nicchia. Non ha ancora toccato una sola legge che sia una delle 39 porcate che un parlamento degenere e depravato perché a libro paga di padrone corrotto ha votato per beneficio del sultano che regna sul ciarpame dell’orrido e della corruzione. La ministra Severino sta facendo di tutto per salvare Berlusconi dalla galera a costo di distruggere tutto il sistema giudiziario: non una norma per migliorare la celerità, gli uffici, la funzionalità dei tribunali, ma solo ed unicamente ciò che serve a Berlusconi e ai suoi scagnozzi.

La priorità di questo governicchio non è la giustizia, ma le intercettazioni, non è il reato, ma il boss che deve essere salvato dalle conseguenze dei suoi reati. Le intercettazioni, pubblicate da Repubblica stanno mettendo in evidenza quello che sapevamo già: il degrado in cui un nano maledetto ha scaraventato la dignità di un paese intero che ancora lo appoggia e magari lo vedrebbe al Quirinale. Credo fermamente che per questo Paese non vi sia più speranza e se ancora un 20% inneggia Berlusconi e il Pd appoggia Monti, beh, che anche il Paese vada in malora e affondi nel fango che esso stesso produce.

Il governo dei tecnici che avrebbero dovuto «salvare l’Italia» hanno partorito il «supertecnico» Enrico Bondi, salvatore della Parmalat e di altre imprese di Stato. Siamo al paradosso delle comiche: i tecnici che hanno bisogno di un supertecnico ammettono semplicemente che sono o incapaci o falliti o le loro credenziali erano fasulle come la laurea della Gelmini e il diploma del Trota. Fra poco sentiremo che il governo dei supertecnici ricorreranno alle maghe e alle cartomanti, come già facevano Brezhnev, Reagan, Mao, Berluska. Ormai il ridicolo supera la fantasia. Vedremo cosa succederà per la Rai, vera preda di caccia e vero interesse del vero puparo ancora in pianta stabile: l’immondo corruttore e corrotto Berlusconi.

Il governo Monti ce la mette tutta per fare scoppiare una guerra sociale: vedremo le piazze invase dalle folle che vogliono pane; metteranno la tassa sul sale, sull’aria, sull’aceto e sull’insalata. I poveri saranno spezzati, mentre i ricchi e i grandi patrimoni non si toccano perché il governo Monti deve rispondere a loro dei propri misfatti. Potrebbe ricavare oltre 50 miliardi di euro se facesse un accordo con la Svizzera come hanno fatto Inghilterra, Germania e Svezia, ma no! Non si può, come si fa a tassare i poveri evasori che già fanno fatica ad esportare all’estero con costi aggiuntivi? I poveri sono già abituati alla fame, i ricchi penerebbero troppo.

Don Paolo Farinella

(2 maggio 2012)

Pensavo di essermi rincoglionita…

…e invece, specialmente quando leggo questa Donna qui mi convinco sempre, per fortuna, del contrario. E’ una lotta impari combattere contro l’idiozia dilagante, quell’infantilismo col quale mi scontro tutti i giorni che affligge la gente che non si sforza nemmeno di capire le cose, si prende quello che viene senza riflettere,  senza pensare se è davvero questo, quello che vuole. Un esercito di gente con la mente atrofizzata  dall’anestesia collettiva alla quale si è sottoposta di sua spontanea volontà.  Però con un po’ di impegno si può fare, ogni giorno un poco. Sperando di poter vedere chi vincerà, alla fine.

Beneficenza, di Rita Pani

Fa molto freddo anche qua al sud, eppure, se guardo dalla finestra vedo i mandorli in fiore. E quei fiori un po’ bianchi e un po’ rosa, nella tristezza del cielo cupo sembrano l’emblema di questa poverissima Italia impazzita.

Non è più una commedia degli equivoci, non è un film demenziale, e nemmeno una sceneggiatura scritta male questa nostra vita. È ormai follia collettiva.

C’è, per esempio, molta soddisfazione per le dichiarazioni di Adriano Celentano, che dopo innumerevoli peripezie, discussioni pesanti e accuse infamanti, accetterà di partecipare al Festival di Sanremo. Il cantante ha infatti deciso di devolvere totalmente il suo compenso in beneficenza, versandolo a Emergency. Ebbene sì, è un gesto che lascia il segno. Un bel gesto che riempie di gratitudine l’associazione benefica che con quei soldi aprirà un ospedale in Africa.

È fantastico! Perché ormai, appunto, la follia è collettiva.

350 mila euro a serata, e ancora non si sa quante saranno.

Tre appartamenti (bilocale) in un paesino del centro Sardegna. Una decina di automobili utilitarie. Lo stipendio mensile di 30 operai. Una cifra che, tutta insieme, la maggior parte di noi non vedrà mai.

Eppure, c’è grande soddisfazione per il gesto del Molleggiato … La voce discordante in questo coro italico. Lui che ha preso le parti del popolo, che ha contrastato il governo di berlusconi: il paladino degli oppressi dalla mancanza di democrazia.

Leggo queste cose e poi vedo i mandorli in fiore, nel gelo inconsueto di questo sud che non è attrezzato per gelare. E tutto mi sembra normale, al punto che mentre batto questi tasti, mi chiedo se abbia senso continuare a pensare, se non sarebbe meglio cedere alla tentazione di farsi ammorbare.

350 mila euro per una serata, ma siccome Celentano non fa parte della “casta”, va benissimo così. Perché tutti coloro che ormai ringhiano solo e soltanto dinnanzi allo sproposito che guadagnano i politici, non riescono a mettere insieme i tasselli, capendo che anche quei soldi usciranno esattamente da dove escono quelli per pagare i privilegi dei politici?

Perché ormai il non pensiero italiota viaggi su binari unici. Su quelle rotte che il pifferaio magico di turno riesce a fischiare dal suo flauto. Il problema è la casta, anzi sono le caste. Quelle si devono combattere senza sapere il perché. Perché son ladri o tutti uguali, perché è così che ha detto Grillo (che di cazzate ne spara almeno una al giorno, per garantirsi anche lui il tornaconto).

Perché Sanremo è Sanremo, finiranno per dirsi coloro che alla sera si metteranno là a guardar abiti lussuosi, ed ascoltare oche starnazzanti. Perché in fondo (cito) Sanremo dopo più di mezzo secolo rappresenta la tradizione del “bel canto” in Italia.

Ora dovrei scrivere un altro post, per spiegare il significato di “bel canto” al giornalista che l’ha scritto, poi però penso che io sto scrivendo gratis, levando tempo ai personaggi del mio libro, che appesi nelle pagine attendono, che lui è giornalista e io no, che lui è pagato profumatamente e che quindi – ignorante – fa parte di una piccola casta pure lui, e io mi dovrei incazzare.

E non mi va, perché si gela, ma fuori ci sono i mandorli in fiore.

Rita Pani (APOLIDE)

Perché Sanremo è Sanremo (reloaded)

Non vedo Sanremo dall’87. Non lo vedo perché non mi piace. E non mi
piace tutto quell’alone di attesa che dura anche dei mesi circa la
scelta dei presentatori, della valletta bruna, di quella bionda e degli
ospiti. C’è un mucchio di gente che dice di non guardarlo mappoi i dati
auditel dicono sempre il contrario. Io non discuto il compenso di
Celentano, di Benigni,  Fiorello e di tutti quegli artisti utilizzati come extrema ratio per aiutare un’azienda agonizzante (per colpa di chi la dirige) a non morire;  ricordo che qualche anno fa un certo signor Prodi si affrettò ad annullare un decreto legge che doveva abbassare il tetto dei guadagni dei professionisti, dunque anche delle star che presentano il festival perché Pippo Baudo che era stato il prescelto per quella edizione  non prese troppo bene la decisione.
Dico però che non bisognerebbe parlare di logiche aziendali
applicate ad una Rai che paga 700.000 euro un’ospitata di Celentano,
altrettanti e forse più per Benigni e Fiorello e poi permette che i vari direttori di rete al soldo del padrone della tv cosiddetta concorrente che casualmente è stato anche presidente del consiglio,  lascino scappare dopo averli mobbizzati per anni professionisti come Santoro che non costava quasi niente alla Rai ma in compenso faceva guadagnare molto con gl’introiti pubblicitari.

E aggiungo che se non vogliamo che Sanremo si trasformi ogni anno nella Mecca dei compensi elargiti ai vari ospiti bisognerebbe smettere di dire che non si guarda e poi fare puntualmente il contrario salvo poi lamentarsi che la Rai spreca i soldi del canone.
Il problema più serio non sono poi le cifre offerte agli artisti: è la qualità della loro arte che andrebbe discussa, Benigni che trascina venti milioni di persone davanti alla tv raccontando la Divina Commedia, la Storia di questo paese,  facendo dunque cultura, qualcosa di cui questo paese ha un bisogno disperato vale quanto le famose pause di Celentano?  no, eppure qualcuno pensa che le banalità ultraretoriche di Celentano valgono tutti quei soldi e glieli dà salvo poi fargli fare un figurone con la storia dei compensi dati in beneficenza,  e da ieri quindi tutti a dire bravo a Celentano perché ha deciso lui dove dirottare il denaro pubblico col quale verrà pagato.  La vera bella figura Celentano l’avrebbe fatta casomai accettando di andare  a Sanremo, essere rimborsato con una cifra simbolica o facendo beneficenza coi suoi soldi e senza squilli di trombe: fare beneficenza è un gesto di carità che andrebbe fatto privatamente, non qualcosa di cui potersi vantare per i prossimi mille anni.
In questo paese non ci vuole una rivoluzione etica, ci vuole una rivoluzione del gusto. Come diceva Totò, è la somma che fa il totale, e Sanremo lo possono ridimensionare solo gli spettatori della Rai.

Volendo.

LA PAGNOTTA DI SAN BRUNO

di Vittorio Zucconi

Ho dovuto assistere (mi pagano per queste cose, gente mia, non sono masochista) a una disgustosa edizione autocelebrativa di Porta a Porta dove Vespa faceva il plastico di se stesso e della Rai, invitandoci a pagare il prezzo del ricatto obbligatorio, che tanto costa come una pagnottella al giorno, implorava. Mi è dispiaciuto vedere anche il bravo Giova Floris costretto a unirsi al coretto dei castrati e delle voci bianche e ignorare l’oscenità di fondo che vizia tutto il discorso del “pubblico”: la Rai non è affatto pubblica, è dei partiti e dei loro mammasantissima del momento. Se ha tre canali è soltanto perché la Dc dovette appaltare Rai Due ai Socialisti per non mollare Rai Uno e poi creare Rai Tre per tenere buoni i Comunisti. Reggiamo tre reti che moltiplicano i costi senza davvero moltiplicare l’offerta e giustificano le tre reti di Berlusconi. Mi sono sovvenuto, ascoltando quella imbarazzante sceneggiata della “rosetta” implorata dal sagrestano Vespa, roba da pane di Sant’Antonio, di una importante giornalista della Rai che anni or sono mi propose di fare un programma per la sua Rete dagli Usa. Mi spiegò che “il suo editore” l’aveva autorizzata a spendere quello che voleva. Ma chi sarebbe il “tuo editore”, le chiesi? Craxi, mi rispose senza esitare. Capito che cos’è il servizio pubblico al servizio dei partiti? (PS: Ovviamente, non feci mai quella trasmissione).