L’unica riforma da fare è quella politica, altroché

Il magnifico stato italiano che fa fallire le imprese che lavorano per per conto dello stato che non le  paga è sempre pronto ad elargire laute prebende ai supermanager che fanno fallire le aziende di stato. 

La liquidazione e il vitalizio concessi a berlusconi sono uno schiaffo all’onestà, alla povertà, all’incertezza di chi a fine mese non viene pagato perché il datore di lavoro è in difficoltà e spesso costretto a dover scegliere se pagare gli stipendi o diventare un evasore fiscale al quale però non viene poi riservato nessun trattamento di favore come è stato fatto per il più ladro e più delinquente di tutti.

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1993-2013: storia del fuggiasco di successo

Dalla discesa in campo per evitare le manette e il crac delle sue aziende alla strenua lotta contro la legge Severino per scampare la decadenza: il ventennio di berlusconi tra cadute e resurrezioni. Con aiutini della sinistra e milioni di italiani che si sono riconosciuti nella sua eterna fuga dalle regole.

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Grandioso il TG3 della Berlinguer che si è perso la dichiarazione della decadenza in diretta dal senato. Che faceva Bianca mentre a palazzo Madama si liberavano dell’impostore delinquente?

Riccardo Mannelli

La politica ha il terrore che la storia si ripeta. Ecco perché i berlusclowns ma anche qualcuno nel pd avrebbero preferito che berlusconi facesse il passo indietro, oppure che si aspettassero i tempi dell’interdizione e addirittura la revisione della legge Severino. Un’uscita silente, senza dare troppo nell’occhio ché il paese è piccolo, la gente mormora e magari impara pure a non votare i criminali. Chissà.
Mentre invece la decadenza di b è stata educativa, pedagogica: i lor signori devono imparare che se la legge è uguale per tutti, per i noi soprattutto, a maggior ragione lo deve essere per loro che fanno le leggi. 

Se la legge Severino così com’è non era applicabile, se fino all’ultimo ieri tutti si appellavano al giudizio ultimo della Corte significa che devono andare tutti a casa, perché sono manifestamente incapaci anche di farsi una legge che gli permette ancora di delinquere, ma solo un po’.
La legge Severino non serve al popolo, non ci dà da mangiare come si era giustificato fassino quando gli chiesero perché non si faceva quella sul conflitto di interessi. Con una legge contro il conflitto di interessi invece avremmo mangiato un po’ di più tutti, non solo qualcuno, specialmente uno.

Hanno ragione Marco Travaglio e anche Massimo Rocca, non ha ragione casini, e perché mai dovrebbe averla quando dice che non vuole che il ventennio di b si riduca ad una lettura di tipo criminale. 

Perché invece è esattamente così, come fu per il disastro politico del dopo Mani pulite anche la cacciata di b, abusivo della prima ora e non dell’ultima ci racconta la storia di una politica che non sa tenersi lontana dal malaffare e dalla criminalità, quella mafiosa di dell’utri, non ancora decaduto né cacciato e quella comune dei Lavitola, dei Tarantino, di questi cosiddetti “faccendieri” che non si capisce che mestiere facciano ma che hanno sempre le mani in pasta nella politica. 

La politica italiana non si sa autogestire e non è colpa dei Magistrati che se ne accorgono e devono intervenire perché quello è il loro lavoro. 

Con un’opposizione vera, che avesse saputo almeno ridurre il danno di aver contribuito a quella che non è stata affatto una discesa ma quell’invasione di campo che ha permesso a berlusconi di entrare in un ambito che non gli competeva per legge non saremmo mai arrivati fino a ieri.

berlusconi sarebbe stato fermato molto prima. 

Invece non solo nessuno lo ha fermato ma è stato addirittura agevolato, tutti, fino ad una manciata di giorni fa hanno fatto finta finta di niente, di non accorgersi che la faccia, l’agire di berlusconi di queste sue ultime ore da “senatore” sono stati uguali a quelli con cui si è presentato agli italiani vent’anni fa.

Per due decenni le istituzioni, la politica, la chiesa che ha iniziato a ridurre il suo appoggio a b solo dopo le storiacce di HardCore hanno retto il gioco ad un delinquente comune, ecco perché nessuno si deve permettere di dire che in Italia si è fatto un uso politico della giustizia. 

Perché la giustizia è la stessa che lo voleva fermare vent’anni fa ma non lo ha potuto fare perché è stata la politica – che ieri come oggi non ha mai saputo, o potuto affrancarsi dalla criminalità – ad andare in soccorso di silvio berlusconi. In Italia non c’è un problema giustizia come vogliono farci credere quelle e quelli che ieri dal senato sbraitavano e singhiozzavano disperati contro la malasorte di berlusconi: in Italia il problema, il dramma è che chi fa le leggi non le fa strettamente in funzione dei tutti ma le fa specialmente in considerazione del fatto che a subirle poi potrebbero essere loro.

Resistere, resistere, resistere – Massimo Rocca – Il Contropelo di Radio Capital

Hanno resistito, resistito, resistito. E oggi è il caso di ricordarli ì primi. I giudici guidati da Francesco Saverio Borrelli. Perchè alla fine, ha ragione Berlusconi nel suo tetro discorso di via del Plebiscito, sono stati loro e non la politica, che con lui pensava fino all’altro ieri di riscrivere la Costituzione, ad aver ragione della deviazione. La politica che ancora ieri mattina nelle parole di Casini chiedeva che il ventennio non fosse ridotto ad una lettura di tipo criminale. Lo stesso appello che la politica aveva lanciato ai tempi di mani pulite, la vicenda del partito socialista e in parte quella della democrazia cristiana non potevano essere lette solo come una storia criminale. Ma anche come una storia criminale si. E’ questa purtroppo è la storia politica dei nostri ultimi quaranta anni. Un romanzo criminale di cui la maggioranza degli elettori e la quasi totalità dei politici si sono resi complici, per ignavia, cinismo, incapacità, collusione. E come aver estirpato il tumore craxiano non ha guarito il paese, temo che non basterà neppure aver rimosso quello berlusconiano. Da qualche parte altre cellule malate aspettano di farsi avanti.

Avanti i prossimi
Marco Travaglio, 28 novembre

Diciamo la verità fino in fondo. Se ieri, per la prima volta nella sua storia, il Parlamento italiano ha espulso un pregiudicato solo ed esclusivamente perché è pregiudicato (e non per effetto dell’interdizione dai pubblici uffici), il merito non è del Parlamento italiano. Ma di una serie di soggetti che stanno fuori. Anzitutto un pugno di giornalisti, alcuni dei quali scrivono su questo giornale, che denunciano da anni sullo scandalo degli onorevoli condannati. E poi di Beppe Grillo, che raccolse quella battaglia sul suo blog con la campagna “Parlamento Pulito”, arrivando nel 2005 ad acquistare una pagina del-l’Herald Tribune (la stampa italiana naturalmente si tirò indietro) per pubblicare la lista delle “quote marron”, e a raccogliere al V-Day del 2007 centinaia di migliaia di firme per una legge di iniziativa popolare che naturalmente fu insabbiata in Parlamento. Senza quel martellamento, che impose il tema nell’opinione pubblica, e senza la paura del trionfo dei 5 Stelle, la legge Severino non sarebbe stata approvata, né presentata, né forse pensata. Poi naturalmente il merito è di alcuni magistrati di Milano: il tanto bistrattato (non a caso) pm Fabio De Pasquale e dei collegi di tribunale e d’appello presieduti da Edoardo d’Avossa e Alessandra Galli, che hanno condotto le indagini e i dibattimenti sul caso Mediaset con fermezza e correttezza, senza raccogliere le infinite provocazioni fabbricate a getto continuo dall’imputato e dai suoi onorevoli avvocati. Sostenuti da sparuti settori della società civile, hanno ignorato gli alti moniti che li invitavano a non disturbare la pacificazione e le larghe intese, insomma a prendersela comoda e a lasciar prescrivere anche quel processo, come altri sette a carico del Caimano: l’ultimo, il processo Mills, cadde scandalosamente in prescrizione 10 giorni prima della sentenza di primo grado, e forse un giorno le stranezze che ne hanno costellato l’ultima fase troveranno una spiegazione e una sanzione per i responsabili.

Ma il merito più grande l’ha Antonio Esposito, fortunatamente capitato per normale turnazione a presiedere la sezione feriale della Cassazione nel luglio di quest’anno. Avrebbe potuto fingere di non vedere che, nel riquadro in alto a destra del fascicolo Mediaset, la Procura generale della Corte d’appello aveva segnato le date di prescrizione delle due frodi fiscali scampate alla falcidie del fattore tempo e alle leggi vergogna: 1° agosto 2013 per quelle del 2002, 1° agosto 2014 per quelle del 2003. Se si fosse voltato dall’altra parte, il processo avrebbe seguito i tempi normali: sarebbe stato assegnato alla III sezione della Cassazione, che aveva già confermato i proscioglimenti di Berlusconi nei processi milanese e romano per il caso gemello di Mediatrade (stessa prassi di gonfiare i costi dei film acquistati negli Usa, ma in anni successivi e con altre società-schermo rispetto al caso Mediaset). Oppure, come si vociferava nei palazzi, alle Sezioni Unite, con tempi più lunghi rispetto a quelli normali. Col risultato che il reato del 2002 si sarebbe nel frattempo prescritto e la Suprema Corte avrebbe dovuto annullare la sentenza e disporre un nuovo passaggio in appello per rideterminare la pena: facendo perdere altro tempo, prescrivere anche l’ultima frode del 2003 e riposare in pace il processo. Invece Esposito trattò quel processo e quell’imputato come un processo e un imputato normali: e assegnò il caso Mediaset alla sezione feriale per scongiurare, com’era suo dovere, la mezza prescrizione. Fu così che, ben prima del dibattito grazia sì-grazia no, il salvacondotto atteso dal Caimano sfumò.

Per questo (e non certo per l’intervista manipolata) Esposito è così detestato da quella proiezione ortogonale di tutti i poteri, politici e togati, che è diventato il Csm: perché, obbedendo soltanto alla legge senza guardare in faccia nessuno, ha fatto saltare il patto non scritto su cui si reggevano le larghe intese. Che infatti, da ieri, sono naufragate, anche se i loro artefici, da Napolitano a Letta jr., dal Pd agli alfanidi, fanno finta di nulla. Berlusconi non finisce certo con la sua cacciata dal Senato, e nemmeno con la sua penosa decadenza anche psicofisica esibita ieri in piazza, travestito da Juliette Gréco. Finirà soltanto quando i milioni di italiani che continuano a credere e a sperare in lui capiranno che non conviene. E quando tutti i berluscloni di destra, di centro, e di sinistra che infestano le istituzioni avranno seguito le sue orme. Possibilmente a un ritmo un po’ più celere di uno ogni vent’anni. Anzi, se il Cavaliere vuotasse finalmente il sacco su chi l’ha tenuto artificialmente in vita (politica) per vent’anni, si renderebbe persino utile. Ormai ha un senso solo come collaboratore di giustizia.

È FINITA, NON È FINITO (Antonio Padellaro)

Degl’italici orgogli

Quindi, unendo i puntini, è ufficiale e definitivo: negli anni ‘70 e ‘80 Berlusconi ha mediato con Cosa Nostra ospitando in casa un presidio mafioso; nel 1991 ha corrotto un magistrato per portarsi a casa Mondadori; negli anni ‘90 ha ideato un gigantesco sistema per frodare il fisco e accumulare fondi neri all’estero.

E nel 2013 il Pd ha deciso di allearsi con lui.

[L’escalation, Alessandro Gilioli]

 

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Che diranno adesso le truppe cammellate, anzi impellicciate, che siccome berlusconi compra un sacco di cose, case, donne, politici, giornalisti che sarà mai se per una volta una casa editrice l’ha rubata? perché la teoria è la stessa con cui hanno considerato il reato di evasione. Siccome lui paga tanto, il che vuol dire che guadagna anche tanto, forse troppo per una persona sola, allora può permettersi di evadere un po’: la modica quantità prescritta dalle note giureconsulte biancofiore, gelmini, casellati mazzanti vien dal mare, carfagna, eccetera.

Ha fatto benissimo la Cassazione a respingere il ricorso del già pregiudicato perché condannato berlusconi: non sono i giudici ad essere cattivi, comunisti, ad avercela con lui ma è proprio lui che è istintivamente e naturalmente un delinquente.
Chiunque conosca un po’ la storia della vicenda Mondadori legata poi al successivo lodo sa benissimo che berlusconi quella casa editrice non l’ha presa in affitto né in prestito, se l’è fatta rubare per conto terzi grazie a sentenze e giudici comprati.
E a quei giudici poi non è stata concessa nessun’agibilità, sono stati processati e condannati da altri giudici, una cosa incomprensibile per la politica italiana che è vero, non può giudicare i delinquenti, ma non condanna né  estromette dal parlamento quei politici che si sono macchiati di reati gravi e ancorché gravissimi.

Questa sentenza ci dice che silvio berlusconi oltre ad essere ufficialmente uno che pagava la mafia per proteggere se stesso, i figli e “la robba”, un frodatore fiscale, uno che ha rubato allo stato per arricchire se stesso, togliendo quindi risorse ad un paese schiacciato dall’impoverimento che avanza in virtù di una crisi di cui i cittadini chiamati a pagare sono le vittime e non la causa che invece sono quelli come berlusconi, il quale non si è fatto nessuno scrupolo a commettere reati odiosi mentre avrebbe dovuto lavorare per lo stato da presidente del consiglio, è anche un corruttore di giudici. Ma non è una sorpresa per  chi sa che berlusconi è uno abituato a delinquere al ritmo del suo respiro. Non dovrebbe esserlo almeno.

Se avessimo un presidente della repubblica vero staccherebbe lui la spina a questo bel governo delle larghe intese col delinquente, amico della mafia, corruttore, frodatore e condannato.

 

Lodo Mondadori, la Cassazione decide
B. risarcirà 541,2 milioni a De Benedetti

La Cassazione ha respinto il ricorso della Fininvest della famiglia Berlusconi contro la Cir dei De Benedetti per il risarcimento per la “guerra di Segrate” (1991), durante la quale l’avvocato Cesare Previti, per conto di Berlusconi, pagò tangenti ai giudici di Roma per vincere la causa. Che rimane confermato con un ritocco al ribasso: il taglio è di circa 23 milioni di euro rispetto ai 564,2 milioni di euro già liquidati, ma che erano stati messi a bilancio con valore neutro. La decisione è emersa dalle motivazioni depositate oggi. [Il Fatto Quotidiano]

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Strillano all’esproprio e parlano di sentenza politica. Ma i fatti sono lineari, chiari e certificati: Berlusconi si prese la casa editrice di Segrate corrompendo un giudice con i soldi di un conto estero. Tutto il resto è chiacchiera.

[Marco Travaglio, L’Espresso – 15 luglio 2011]

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Se questa è una democrazia

Dieci turni di squalifica ad un calciatore per insulti razzisti a un avversario: la federcalcio meglio del parlamento che non squalifica nessuno.

Amici dei mafiosi, corrotti, corruttori, evasori e anche razzisti, omofobi, xenofobi e fascisti hanno sempre il loro posto assicurato.

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Sottotitolo: “Volete prevenire i delitti? Fate che le leggi sian chiare, semplici, e che tutta la forza della nazione sia condensata a difenderle, e nessuna parte di essa sia impiegata a distruggerle. Fate che le leggi favoriscano meno le classi degli uomini che gli uomini stessi. Fate che gli uomini le temano, e temano esse sole.
Il timor delle leggi è salutare, ma fatale e fecondo di delitti è quello di uomo a uomo.”

[Cesare Beccaria – Dei delitti e delle pene – Capitolo 41: Come si prevengano i delitti]

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Vita di B, l’evasore-corruttore
Da Craxi a Mills fino alla frode del fisco

La carriera del Cavaliere: ha fondato l’impero sui fondi neri poi ha pagato politici, giudici e finanzieri
Ha cancellato 9 procedimenti cambiando le leggi. Ecco perché la sentenza in Cassazione non stupisce
Riunita la Giunta per la sua decadenza da senatore: “Ha 20 giorni per difendersi. A settembre il voto”

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Il Cavaliere piangente

Sarebbe corretto, necessario anzi che qualcuno spiegasse agli italiani secondo quale logica, quale legge, quale regola da paese democratico  un condannato in terzo grado abbia avuto la possibilità di andare in tv a reti unificate per fare i suoi soliti proclami sulla sua finta innocenza e squadernare la solita sequela di insulti ai Magistrati senza un contraddittorio, senza un giornalista arbitro ma soprattutto senz’alcun diritto di poterlo fare visto che non risultano precedenti di questo tipo e tutto quello che è stato detto a commento è che “berlusconi è stanco e provato” mentre un giudice deve andare sulla croce, subire procedimenti disciplinari non per quello che ha detto ma per quello che non ha mai detto.

Il politicamente corretto non paga, se parte del discorso riguarda berlusconi e i suoi sgherri.

Poveri miserabili quelli che in tutti questi anni si raccomandavano come l’ultimo dei vigliacchi di abbassare i toni mentre l’altro, l’interlocutore fuorilegge, il delinquente, il mestierante della menzogna urlava più forte.

Lo faceva, continua a farlo da condannato con tutti i mezzi che ha e malgrado e nonostante tutti sappiano chi è realmente e quanti danni ha prodotto c’è ancora chi abbassa gli occhi e riverisce il prepotente delinquente.

Anche adesso, in queste ore c’è chi non trova assurdo e contro ogni principio democratico, civile, di rispetto per le istituzioni che ci sia chi attacca un giudice colpevole di niente mentre lui, il vero colpevole, silvio berlusconi, può godere della sua libertà, delle sue ricchezze ottenute anche per mezzo della frode, trova giornalisti compiacenti che gli danno la parola, pare che qualcuno stia organizzando addirittura pellegrinaggi pro delinquente sulle spiagge italiane.

Mi piacerebbe sapere in quale altro paese un condannato alla galera e la sua gente a libro paga avrebbero la possibilità di andare in televisione, di organizzare manifestazioni abusive  per propagandare un’innocenza inesistente  dopo una condanna definitiva e chi deve garantire il rispetto della legge, di una sentenza, sta a guardare senza intervenire, senza un’azione concreta che metta fine a questa sceneggiata disgustosa.  E a chi sarebbe consentito fare tutto questo anche in questo paese. 

E in quale altrove  sarebbe possibile che  un parlamento e la presidenza della repubblica da settimane siano concentrati unicamente sul modo per salvare il delinquente da una condanna ridicola rispetto alla mole di reati accumulati da silvio berlusconi.

In  quale paese dei balocchi un presidente della repubblica come prima dichiarazione post sentenza avrebbe chiesto una riforma della giustizia, quasi a lasciar intendere che con una giustizia diversa, riformata ma più che altro deformata come piacerebbe ai lor signori berlusconi non sarebbe stato condannato.

E mi piacerebbe sapere dove sono quelle e quelli sempre pronti a mettersi di traverso contro tutti e tutto quando si muovono le giuste critiche a chi dovrebbe garantire per il paese e difendere la Costituzione ma di fronte a questo scempio, al mondo che guarda allibito, incredulo, che non si spiega perché quello che nel resto del mondo è normale qui debba diventare eccezionale, hanno scelto di tacere.

Di rendersi complici del delinquente che infama lo stato, il paese e tutti i cittadini onesti.

Ipocriti che si tengono in casa la peggior feccia e poi pretendono di impartire la loro morale difettosa, che accettano e tollerano senza fiatare che la feccia partecipi alle decisioni importanti, che metta la sua firma in quelle leggi che poi dovrà rispettare gente infinitamente migliore di loro non foss’altro perché onesta.


Ecco perché finché anche l’ultimo disonesto, cialtrone, volgare mantenuto parassita non avrà abbandonato la casa di tutti, molto più nostra che siamo quelli che pagano e li pagano che di chi la usurpa, nessuno dovrebbe mai più parlare di rispetto, di regole, di quello che è opportuno fare e dire in parlamento e quello che non lo è.
Per decenza, mica per altro.

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Il pregiudicato innocente
Marco Travaglio, 8 agosto

Poniamo che in un qualunque processo, uno degli 80mila che celebra ogni anno la Cassazione, un giornalista chiedesse a un giudice perché ha confermato la condanna di Tizio e il giudice rispondesse: “Perché era colpevole”. Che farebbero i giornali? Non riprenderebbero nemmeno la notizia, essendo assolutamente ovvio che un giudice condanni un imputato che ritiene colpevole. Sarebbe strano il contrario, e lì sì che si scatenerebbe il putiferio, se cioè un giudice che ha appena condannato Tizio dichiarasse: “Secondo me era innocente, ma l’ho condannato lo stesso”. Il guaio del presidente Esposito è che il suo non è un processo normale, perché l’imputato si chiama B., che ha nelle sue mani, o ai suoi piedi, il 90% dei giornali e delle tv. Dunque diventa tutto uno scandalo anche la normalità: un giudice che conferma la sentenza d’appello che condanna B. perché non solo sapeva, ma era il “regista” e il “beneficiario” di un gigantesco sistema di frode fiscale durato anni messo in piedi da lui; e poi spiega off record a un giornale scorretto (che concorda con lui un testo e poi ne pubblica un altro e continua a non divulgare l’audio integrale da cui risulta che il giudice non rispondeva a una domanda su B.) che la conferma non si basa sulla sciocchezza del “non poteva non sapere”, ma sulla prova provata che B. sapeva (anzi, ordinava). Non solo, ma il fatto di ribadire che B. era colpevole perché sapeva, anzi ordinava, diventa la prova che B. era innocente perché non sapeva e non ordinava. Se non ci fosse da piangere, verrebbe da sbudellarsi dal ridere. 

I giuristi di corte, quelli che non distinguono un codice da un paracarro, sono scatenati. 

Per Sallusti, un giudice che dà del colpevole a un pregiudicato è, nell’ordine: “scorretto, illegale, vile, inadatto, pericoloso, imbroglione, indegno, scellerato, bugiardo”, da “radiare dalla magistratura”, mentre la sentenza decisa da lui e da altri 4 giudici (da lui contagiati per infezione) “non dovrebbe avere nessun valore” e va “annullata” come sostengono “alcuni giuristi” di sua conoscenza (Gambadilegno, Macchianera e la Banda Bassotti al completo). Belpietro, altro giureconsulto di scuola arcoriana e libero docente di diritto comparato, ha saputo che “in altri Paesi ciò costituisce immediata causa di ricusazione del magistrato o di revisione della sentenza”: poi però non precisa quali siano, questi “altri paesi” della cuccagna dove un giudice che parla dopo invalida la sentenza emessa prima. Intanto B., sempre in guerra contro la legge ma soprattutto contro logica, sostiene che questa è la prova che “la sentenza era già scritta”: ma se fosse già scritta, perché accusa Esposito di aver parlato prima di scriverla? Strepitoso il duo Brunetta & Schifani: invocano punizioni esemplari contro Esposito perché ha parlato e contemporaneamente una fantomatica “riforma della giustizia” per proibirgli di parlare: e così ammettono che nessuna norma gli vietava di parlare. Secondo Franco Coppi, il fatto è “inaudito” perché “non s’è mai visto un presidente di collegio che anticipa la motivazione della sentenza”: invece s’è visto un sacco di volte. L’ultima, quando il presidente della Corte d’appello di Perugia, Claudio Pratillo Hellmann, all’indomani della lettura del dispositivo della sentenza che assolveva Amanda Knox e Raffaele Sollecito per il delitto di Meredith Kercher, incontrò pubblicamente i giornalisti per spiegare perché i due erano innocenti e i giudici di primo grado avevano preso una cantonata.

Ma la farsa non finisce qui, perché la premiata ditta B&Coppi& Ghedini vuole ricorrere alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo. Grande idea. Oltre ad aver respinto tre ricorsi di Previti contro le sue condanne per Imi-Sir e Mondadori, la Corte di Strasburgo il 29 maggio 2012 ha dato ragione a un pm dell’Estonia accusato di aver rilasciato interviste e dichiarazioni alla stampa e alla tv su una sua indagine contro un giudice corrotto, condizionando i giudici e violando la presunzione di innocenza. E, secondo la Corte, fece benissimo perché l’opinione pubblica “dev’essere informata su questioni di interesse collettivo”, come le inchieste su personaggi pubblici; e, se il magistrato indica “le accuse all’imputato”, non pregiudica i suoi diritti. 

Figurarsi se un giudice parla di un pregiudicato. Si spera dunque vivamente che B. ci vada davvero, a Strasburgo. 
Troverà pane per i suoi denti: fortuna vuole che Strasburgo non sia in Italia.

Liste pulite, ma solo un po’

Sottotitolo: MANNINO VS INGROIA: “LEI È UN MASCALZONE”

Mannino ebbe già occasione di dire che Ingroia non è affidabile perché in ufficio ha la foto del Che anziché quella del presidente della repubblica [grande Antonio, io il quadro del Che ce l’ho al posto della Madonna a capo a letto!]. Ieri sera a Servizio Pubblico  ha alzato il tiro dicendo che Ingroia è un mascalzone.

In questo paese l’unico Magistrato buono è quello morto, quello che non parla più e non può nemmeno dire che gli fa schifo quando ad ogni anniversario e commemorazione ci sono le consuete processioni delle cosiddette istituzioni che fanno finta di dispiacersi mentre in realtà non gliene fotte niente dell’antimafia, altrimenti tratterebbero meglio quei Magistrati quando sono vivi, sarebbero al loro fianco, non invece vicini a chi pensa che ci siano cose da non dire, che non è carino far sapere, non si limiterebbero a cianciare che la mafia va combattuta ma farebbero di tutto per eliminarla.

“I capi di governo ‘cessati dalle funzioni’ hanno diritto a conservare la scorta su tutto il territorio nazionale nel massimo dispiegamento.”

Se proteggere un condannato a quattro anni di carcere  costa agli italiani 7000 euro al giorno, cosa fa lo stato italiano per le persone oneste, la solita beata minchia?

Con 7000 euro al giorno quanti malati si possono curare? E quanti bambini – di quelli che solerti sindaci lasciano a digiuno perché i loro genitori non possono pagare la mensa scolastica  si possono sfamare? Ma certo, chissá dov’era l’opposizione mentre in parlamento si confezionava  l’ennesima legge ad personam,  forse all’ ikea con la scorta?

Preambolo: mi fa sinceramente ridere leggere un po’ ovunque il terrore per il ritorno dello zombie.
Tutti a preoccuparsi di lui e non delle condizioni che gli sono state offerte un po’ da tutti, da chi lo ha legittimato, da chi lo considera ancora oggi l’interlocutore con cui confrontarsi e che lo hanno fatto arrivare fino a qui, ad oggi.
E pensare che in un paese normale non ci sarebbe stata nemmeno una prima volta per lui, figuriamoci una quinta.
Nei paesi dove non servono leggi per stabilire chi è adeguato o meno – per onestà – al ruolo politico e nei paesi dove se la legge dice che il proprietario di mezzi di comunicazione non può fare politica, quel proprietario non fa politica, e se la vuol fare deve rinunciare alle sue proprietà senza nemmeno l’apposita legge per regolare i conflitti di interesse [per informazioni citofonare Bloomberg].

LISTE PULITE, OK A DECRETO: ORA CHI VIENE CONDANNATO DECADE DALL’INCARICO

Fuori lista i condannati a oltre 2 anni
Quasi tutti salvi. Anche Dell’Utri

Liste pulite, ma solo un po’.

Una legge che non ce la fa, che è stata pensata per non  estromettere dell’utri dal parlamento, un condannato per mafia che si può ancora fregiare del titolo di senatore,  è una legge che non serve a niente.

Incandidabilità sopra ai due anni, ci va di lusso.

Si salverebbe solo un’eventuale candidatura di sallusti;  una cosa ridicola,  assurdo stabilire per legge che chi ha violato la legge non può far parte di chi poi è chiamato a fare le leggi.
Prendiamo appunto – ad esempio –  il caso di sallusti, un recidivo condannato ad una non pena ridicola per aver diffamato e per aver permesso che si diffamasse per conto suo e quello di chi gli paga lo stipendio.
Sarebbe così giusto che in un ipotetico futuro gli venisse concessa l’opportunità di diventare parlamentare? per me no.
Per me ci sono tanti mestieri e professioni che si possono fare o continuare a fare una volta reinseriti nella società, la politica però no: quella va lasciata a chi ha ben chiaro in mente il confine fra onestà e disonestà, non c’è una misura, non serve pensare che la diffamazione in fin dei conti non è un omicidio.

Questa legge ci dice che una brava persona in Italia, una che può andare in parlamento a fare le leggi per tutti, è anche chi ha avuto una condanna a due anni di carcere,  una a cui verrebbe impedito di partecipare ad un concorso pubblico ma che può invece candidarsi per andare a gestire la cosa pubblica, al pari di chi una condanna non l’ha avuta.  
In Germania, Svezia, Inghilterra, Stati Uniti ministri e presidenti si dimettono per questioni che confrontate ai reati odiosi di cui si macchiano i nostri politici anche prima delle “discese in campo” che spesso è l’extrema ratio per non finire in galera [per informazioni citofonare silvio]  sono veniali marachelle  e qui ci dobbiamo porre il problema di fare addirittura  una legge ridicola, offensiva per le persone oneste, che non c’è da nessun’altra parte del mondo civile e che non impedisce affatto  la candidatura  ma si limita ad attenuare l’entità del reato commesso – pregiudicati sì ma solo un po’ – sia o meno necessaria e  opportuna.
Se sia opportuno o meno che un condannato, uno con precedenti penali  possa o no entrare in parlamento a legiferare per chi condannato non è.
Un delirio, come al solito, tutto e solo italiano.  

Come facciamo poi a stare nelle classifiche internazionali al pari di paesi che almeno non hanno l’ardire di definirsi repubblica democratica? negli altri paesi – quelli normali – nemmeno si pone il problema del “se”, è subito NO, senza bisogno di una legge.

E’ vero che ci sono condanne e condanne, ma l’Italia non è nelle condizioni di poter decidere se una condanna è meno peggio di un’altra. Non ce lo possiamo permettere ‘sto lusso, dopo quello che è stato concesso fino ad ora. E finché non ci metteranno in condizione di scegliere chi mandare a rappresentarci in parlamento ci vogliono le porte sbarrate per i lusi, i fiorito, per chi ruba, per chi corrompe, per chi ha vicinanze strette con le mafie, altro che accuse di  “forcaiolismo”.
Nei paesi normali, civili e seri una legge così non c’è, nell’Italia asilo Mariuccia sì.

Bisogna specificare – PER LEGGE – non che per fare politica si debba essere onesti e basta, incensurati e basta, avere la fedina penale pulita e basta ma che per fare politica la  modica quantità di delinquenza non è un legittimo impedimento.
Essere incensurati è una nota di demerito per fare politica in Italia, diventa istituzionalmente  qualcosa di eticamente scorretto.

Non spetta di omettere 
Marco Travaglio, 7 dicembre

Da quando la Consulta ha stabilito che “non spetta alla Procura di Palermo di valutare” le intercettazioni Mancino-Napolitano né “di omettere di chiederne l’immediata distruzione”, nelle Procure e nelle polizie giudiziarie di tutt’Italia regna il terrore: oddio, e se intercettiamo un rapinatore, pedofilo, narcotrafficante, assassino che chiama il Presidente, che si fa? Breve prontuario delle cose da non omettere di fare, o da omettere di non fare. 

1.Tizio chiama il Presidente per dirgli che i pm lo perseguitano e chiedergli di fermarli. Siccome c’è il rischio che il Presidente gli dia retta e si attivi per far insabbiare o avocare l’inchiesta, e che di ciò resti traccia in successive telefonate intercettate, non spetta all’intercettatore omettere di interrompere subito la registrazione e di ingoiare i nastri già registrati.

2.Tizio chiama il Presidente per confidargli di aver rapinato una banca. Siccome è una notizia e una prova di reato, c’è il rischio che un giudice la ritenga interessante per processare Tizio e condannarlo per rapina e il Presidente per omessa denuncia e favoreggiamento, rammentare l’art. 271 del Codice di procedura che impone l’immediata distruzione delle intercettazioni che svelano colloqui fra medico e paziente, confessore e penitente, avvocato e cliente in barba al segreto professionale. All’ovvia obiezione che l’art. 271 non fa alcun cenno al Presidente, non omettere di sostenere che è chiaro dal tenore della conversazione che il Presidente è un medico che sta curando Tizio, anzi un prete che sta confessando Tizio, anzi un avvocato che sta difendendo Tizio. Si potrebbe anche non omettere di sostenere che il Presidente, o anche Tizio, è il nipote di Mubarak, ma la giustificazione difetterebbe di originalità.

3.Tizio chiama il Presidente e gli rivela: “Lo sa che mia moglie l’ho ammazzata io, ma stanno processando un innocente al posto mio?”. Siccome è una prova a discarico di un imputato che sta per essere condannato ingiustamente, c’è il rischio che il giudice che processa l’innocente sia tentato di usare la telefonata per scagionare l’imputato e imputare il marito al suo posto. Dunque non spetta all’intercettatore omettere di gettare nella stufa la bobina, altrimenti il Presidente s’incazza e la Consulta pure.

4.Tizio chiama il Presidente per due chiacchiere e il Presidente gli confessa che sta preparando un colpo di Stato, invitandolo a dargli una mano. Siccome anche questa è una notizia di reato, l’attentato alla Costituzione, cioè uno dei due reati per cui il Presidente è imputabile nell’esercizio delle sue funzioni (l’altro è l’alto tradimento), c’è il rischio che il giudice sia tentato di usare il nastro per chiedere al Parlamento di metterlo in stato d’accusa. Dunque non spetta all’intercettatore valutare l’intercettazione e di omettere di chiederne l’immediata distruzione. Perchè è vero che la Costituzione prevede la messa in stato d’accusa del Presidente per alto tradimento e attentato alla Costituzione, ma basta distruggere le prove e nessun Presidente verrà mai messo in stato d’accusa per alto tradimento e attentato alla Costituzione.

5.Tizio chiama il Presidente, i due si dicono una a caso delle cose sopra citate, l’intercettatore non omette di distruggere il relativo nastro, ma resta un problema irrisolto: oltre a Tizio e al Presidente, che non riveleranno mai quello che si son detti, c’è un terzo soggetto a conoscenza della conversazione: l’intercettatore. Il quale, sebbene assicuri che non spetta a lui omettere di non dire nulla a nessuno, anzi che ha perso la memoria, anzi non ricorda nemmeno le sue generalità, potrebbe sempre omettere di non parlarne con qualcuno.

A questo punto è pronto un killer di Stato, al quale non spetta di omettere di sciogliere l’intercettatore nell’acido.

Processo Mills, la sentenza: prescrizione per Silvio Berlusconi

Sottotitolo: Non si farebbe prima ad aggiungere un articoletto alla Costituzione che dica più o meno che “chi è ricco perché ha rubato, perché suo padre, che faceva l’usciere in una banca [la banca Rasini],  riciclava i soldi della mafia e forse è per questo che da usciere è diventato direttore [per meriti, s’intende], chi più di 30 anni fa spendeva 500 milioni AL GIORNO [una montagna di soldi dei quali non ha mai saputo spiegare la provenienza: “Cavaliere: dove ha preso i soldi?”] per costruire graziose palazzine, chi ha assunto un ergastolano pluriassassino spacciato per stalliere per portargli i figli a scuola [e stare attento che non facessero brutti incontri: testuali parole del padre dei figli], e che da un mafioso condannato a nove anni [Marcello Dell’Utri] si è fatto fare un partito politico [Forza Italia] e, attenzione, riconosciuto dalla politica, grazie al quale con la collaborazione degli amici, degli amici degli amici ma SOPRATTUTTO di chi doveva essergli nemico [specificamente D’Alema e la sua fottuta bicamerale] è potuto assurgere al ruolo di capo del governo e restarci per 17 anni [ma non è finita qui, e oggi lo sappiamo con certezza] può commettere tutti i reati che vuole, mafiare quanto vuole, corrompere chi vuole senza rischiarlo nemmeno, un processo?”

Giusto per una questione di praticità: almeno si evitano figuracce
planetarie a getto continuo. Le nostre, mica quelle di berlusconi.
Ezio Mauro, direttore di Repubblica, intervistato telefonicamente poco fa dal tg di Sky ci fa sapere che “comunque, le sentenze si rispettano”: e allora, da oggi, sarebbe meglio che ognuno imparasse ad esprimersi per sé, perché io questa sentenza, come tutte le altre che hanno riguardato b e che sono finite ai classici tarallucci e vino, non ho la benché minima intenzione di rispettarle, per il semplice motivo che quelle sentenze non hanno rispettato me.
E ricomincerò a rispettare questo stato quando questo stato  dimostrerà di essere più forte di un delinquente impunito e – a quanto pare – impunibile.

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Mills, Berlusconi la fa franca: prescritto
Salvo grazie a una legge ad personam

 “Non luogo a procedere  per intervenuta prescrizione”

Già gli italiani non sanno nemmeno la differenza che c’è fra assolto e prescritto, figuriamoci come ne esce ancora una volta il perseguitato delinquente.

Qualcuno avverta Bruno Vespa che “non luogo a procedere per intervenuta prescrizione” non significa assolto e nemmeno innocente.

E che casomai gli venisse in mente di fare  una puntata tipo quella che fece per Andreotti (sempre prescritto e non assolto, per mafia) mi auguro che il palazzo della Rai venga invaso e lui buttato fuori a calci nel culo.

Prescrizione non significa innocenza né assoluzione, significa che ci sono le prove del reato ma che, grazie ai tempi biblici della nostra (in)giustizia e alle numerose leggi e leggine che berlusconi ha potuto farsi confezionare in tutti questi anni  per dilatare oltremodo i procedimenti contro di lui – questo, mentre si occupava del nostro bene  cioè del suo –  non si è fatto in tempo a condannare chi lo ha commesso cioè berlusconi medesimo.

Ricordiamocele queste cose, specialmente quando qualcuno chiederà la certezza della pena per il ladruncolo, per chi commette reati infinitamente meno gravi della corruzione,  perché la corruzione è uno dei reati più odiosi che esista, è come il monossido di carbonio, non odora ma uccide, ecco perché molta gente non capisce quanto sia grave un reato che – a valanga – si ripercuote su tutti,   molti  non lo ritengono tale, non ne hanno percezione perché non c’è il ladro che materialmente  porta via l’oggetto o il proprio denaro.

E la maggioranza degli italiani, da brava egoista individualista preoccupata solo di difendersi la “robba”,  starnazza solo quando lo zingarello  ruba il portafoglio sull’autobus e il ladro svaligia l’appartamento.

Questa sentenza in pratica ha detto che c’è il corrotto ma non il corruttore: trattasi dell’ennesimo caso di qualcosa che succede all’insaputa di chi l’ha fatta.
Cioè di berlusconi.

 Un innocente  non accetterebbe mai una prescrizione: l’innocente vuole essere assolto, non prescritto.  In caso di prescrizione il reato c’è eccome, e berlusconi ne ha già incassate sei o sette, per altrettanti reati commessi.
Se poi era sempre  innocente, perché non ha mai rinunciato alla prescrizione? si può fare, volendo.

Nei paesi civili, normalmente e non eccezionalmente  civili la prescrizione viene bloccata nel momento in cui un’ azione giudiziaria INIZIA.
Solo qui  viene usata per FERMARE processi in corso.
Balbettando un po’, però si fa, specie se l’imputato si chiama silvio berlusconi.

Nota a margine: Proprio oggi il genero di re Juan Carlos di Spagna è andato a processo per il reato di malversazione, che tradotto in parolaccia è rubare soldi pubblici per farci altro, praticamente quello che i nostri politici fanno con una certa frequenza senza nemmeno andarci a finire in un tribunale, e suo suocero, il re, mica un berlusconi qualunque, ha detto che qualsiasi sarà la decisione del tribunale verrà accettata. In Inghilterra la prescrizione non c’è: non è prevista dall’ordinamento giuridico. Tutti gli imputati di qualsiasi reato di ogni ordine, grado, ceto e censo vanno in tribunale, si fanno giudicare e se gli tocca la galera vanno in galera anche se fanno i politici e i ministri.
E per molto meno di un reato come la corruzione.


Il coro delle vergini

Mi piace questo mondo di vergini, quelle che in coro fanno “Ohhhhhhhh” la prima volta che approcciano un pene. Son così i Bersani, i Di Pietro, i Vendola, e tutti quelli che a poche ore dall’ennesima reiterata vergogna italiana, elargiscono saggi e dotti pareri sulla prescrizione, del criminale più prescritto d’Italia.
Faranno “Ohhhhhhh” ancora e ancora, e grideranno allo scandalo anche quando si prescriveranno gli altri reati, anche quello che vede il satiro impotente accusato di sfruttamento di prostituzione minorile. Oddio! Che ho scritto? Utilizzazione finale di bambine che somigliano a donne; suona meglio in italiese.
Forse allora è il caso di ricordare alle vergini, che la legge ex Cirielli, studiata in prima istanza per salvare il culo dell’ex ministro malavitoso previti, è una legge del 2005. E dovremmo ricordare tutte le leggi ad personam nate dalla mente criminale di un malavitoso.
È il caso di ricordare l’anomalia tutta italiana di avere avuto (e lo riavremo pure) un malavitoso a capo del governo, che ha cambiato la legge elettorale per far sì che potessero essere eletti, come deputati e senatori, non solo gli affiliati alla sua cosca, ma anche – e soprattutto – i suoi avvocati. Solo in Italia, infatti, gli avvocati del malavitoso potevano riscrivere le leggi da citare a memoria nelle aule di tribunale, mentre erano intenti a difendere il loro cliente/padrone.
Facciano due conti, queste verginelle, e spieghino poi, perché quando avrebbero potuto metterci una pezza, nominarono ministro della giustizia Clemente Mastella – di cui evito di riscrivere le gesta – che si preoccupò in prima istanza di proporre un indulto per vuotare le carceri, e dopo di non finirci lui stesso con tutta la sua famiglia.
Sono arrabbiata? Sì certo, e non per il facciadiculismo spinto di gasparri o cicchitto, più zoccole e meglio pagate di una vecchia puttana di porto, ma sono incazzata per  la verginità improbabile di altre vecchie baldracche, che no, non mi rappresentano e non mi rappresenteranno mai.
No, oggi non è stato un altro giorno, ma uno proprio uguale a ieri, e a molto tempo fa.

Rita Pani (APOLIDE)

Il giorno del giudizio?

Sottotitolo:  Se in questo paese avessimo avuto un’informazione vera, di quella che fa saltare teste ‘eccellenti’ quando serve, come succede in tutti i paesi normali dove non si permette ad un conflitto di interessi che cammina di salire ai piani alti del potere pro domo sua con la complicità di chi glielo avrebbe dovuto impedire, e dove le inchieste di un giornalista non vengono malconsiderate dagli arriccianasi che pensano che un giornalista debba prendere le parti di qualcuno invece di limitarsi a raccontare i fatti di chiunque, molto di quello che è accaduto e che noi popolo da spettatori e vittime inerti abbiamo dovuto e potuto solo subire,  non sarebbe mai potuto accadere.

Mills, Berlusconi: “Processo inventato contro di me”. Memoria del pm: “Nessun errore”

Il Cavaliere ribadisce che le accuse contro di lui non sono provate e che l’avvocato inglese “ha radicalmente escluso di aver mai ricevuto somme di denaro da chicchessia”. De Pasquale risponde alla difesa respingendo l’accusa di errori procedurali. Oggi arringa difensiva, camera di consiglio e probabile sentenza. (Il Fatto Quotidiano)

Povero perseguitato vittima innocente ché i giudici cell’hanno sempre con lui anche se lui non ha fatto mai, mai, mai niente di male…se è così innocente dovrebbe rifiutare la prescrizione, anzi l’avrebbe dovuto fare subito e andare sempre a regolare giudizio come tutti dobbiamo fare quando lo stato e il paese ci chiamano a rispondere di qualcosa: dimostrare nelle giuste sedi la propria innocenza, non costruirsene una artificiale in parlamento grazie alla complicità dei suoi avvocati a libro paga, suo e nostro, purtroppo,  visto che i suoi avvocati parlamentari li paghiamo anche noi, e alla collaborazione di chi poi ha fatto sì che tutti i suoi tentativi di sottrarsi alla giustizia siano poi diventati leggi dello stato.  In un paese democratico le esternazioni dell’imputato di Arcore avrebbero comportato la carcerazione per oltraggio alla Corte.

E – almeno – un cenno del ciglio da parte del capo dello stato che invece, more solito,  non ha fatto un plissè, al figlio sciagurato si perdona anche l’imperdonabile, del resto.

A quanto pare il B-day è arrivato.
Ma non succederà nulla, nemmeno se berlusconi  venisse condannato.
Questo paese non cambierà la sua faccia qualora berlusconi venisse condannato, in primo grado, poi…io pensavo, per esempio, che a uno così si sarebbe potuto togliere in tutta tranquillità l’appellativo di “cavaliere”: che un presidente della Repubblica che ama il suo paese  poteva almeno dare – ne ha facoltà – un segnale alla gente, per dire “guardate che l’onore di questo paese non ha la faccia di uno con duecento capi di imputazione fra i quali la corruzione e lo sfruttamento di ragazzine scellerate”.
Questo, per un egocentrico malato di se stesso col vizio della delinquenza sarebbe stato molto peggio di una condanna che nei fatti non cambierà di una virgola ciò che questo paese è e ciò che è stato: un paese dove si è permesso – grazie a chi avrebbe dovuto fare TUTTO per impedirlo ma non lo ha fatto – ad una sola persona di commettere dei reati pesantissimi e di farsi fare poi le leggi affinché quei reati non fossero più tali o lo fossero di meno. E dove nemmeno un’evidenza dei fatti schiacciante, disgustosa, ha impedito a questa persona di restare dov’era per 17 lunghissimi anni. Un paese fatto di gente che ha svenduto la sua dignità per sostenere la sua innocenza, l’estraneità da reati che una sola persona difficilmente sarebbe in grado di commettere in una sola vita.
Una cosa mai successa nella Storia di nessun paese democratico.
E quale che sia la decisione del tribunale oggi, domani ci sveglieremo nello stesso posto in cui siamo oggi ed eravamo ieri e ieri l’altro.

Però forse una condanna, sebbene in primo grado può, potrebbe  far cambiare idea anche ai sobrii professori, allontanarli da quel crimine contro l’onestà che molti definiscono “realpolitik”  o “continuità significative” e che hanno distrutto, nel tempo, quella fiducia della gente nei confronti della politica.

 Coi delinquenti condannati, conclamati, sebbene solo al primo grado, spero non abbia più voglia nessuno di trattare, e nemmeno di parlare.
Figuriamoci, stringergli la mano e sedercisi insieme a tavola.


Di per sé

 Marco Travaglio, 25 febbraio – Il Fatto quotidiano

Francamente non si capisce che ci vanno a fare oggi, di sabato, in tribunale le tre giudici del processo Mills. Ma si prendano il weekend lungo per un pic nic fuori porta, pensino alla salute, si divertano e lascino perdere il processo. Ieri infatti, proprio sul filo di lana, è emersa la prova regina dell’innocenza dell’imputato. Casomai fosse sfuggita, l’on. Paolo Bonaiuti ha voluto riassumerla in una perentoria nota ufficiale che precede il comunicato del suo signore e padrone: “Le annotazioni del presidente Berlusconi, di per sé sole, imporrebbero una piena e totale assoluzione”. Ecco: “Di per sé sole”. Non c’è bisogno di indagini o processi: se lo dice l’imputato, non è il caso di procedere oltre.
Anche se la Cassazione ha già stabilito che Mills fu corrotto dalla Fininvest per conto di B. Da ieri il diritto arcoriano si arricchisce di un nuovo istituto: l’autocertificazione. Funziona così. Il giudice domanda all’imputato: “Ha per caso scritto annotazioni?”. E lui, arrossendo un po’: “Veramente sì”. “Ce le può gentilmente anticipare?”. “Dopo lunghe e tormentate riflessioni, mi sono giudicato innocente”. “Ah, beh, allora è fatta: assolto. E scusi tanto per il disturbo”. Un modo come un altro per sfoltire i sovraccarichi: si condannano solo gli imputati che si dichiarano colpevoli, sempreché si trovi qualcuno così coglione. Ed eccole, le “annotazioni” che “di per sé sole imporrebbero” ecc. 1) B. si pavoneggia per il suo “record di tutto il sistema solare ” in fatto di inchieste, perquisizioni, processi, parcelle:
ottimo sistema per convincere i giudici della propria innocenza, visto che neanche il più incallito delinquente abituale vanta numeri simili. 2) “Mills è uno dei tantissimi avvocati di cui all’estero la Fininvest si è occasionalmente servita”. Peggio che
mai: se Mills, che ha confessato di aver creato per Fininvest 64 società offshore, era solo uno dei “tantissimi”, figurarsi che avran fatto gli altri. 3) Mills rubò 600 mila dollari a un armatore e poi, “per non pagare l’imposta”, “inventò che erano una donazione di Bernasconi, nel frattempo morto”. In realtà
Mills scrisse al suo commercialista che quei soldi erano la ricompensa per le sue false testimonianze ai processi Gdf e All Iberian, in cui aveva “evitato a Mr. B. un mare di guai”. Ma, secondo Mr. B., mentì.

Del resto, se un avvocato inglese ruba 600 mila dollari a un cliente, la prima idea che gli viene per nascondere il furto senza dare nell’occhio è accusare un capo di governo straniero: e chi se no? 4) Interrogato la prima volta a Milano, Mills confermò che i soldi glieli avevano dati i due B. Ma mentì perché
“temeva di venire arrestato”. Primo caso al mondo di indagato che, per non essere arrestato, commette un altro reato. 5) Mills, testimoniando ai processi Gdf e All Iberian, fu “causa di due condanne” in primo grado per B.: ergo B. non aveva interesse a pagarlo. B. dimentica che, al processo Gdf, fu poi assolto perché mancava la prova del suo interesse ad addomesticare le verifiche fiscali: la prova avrebbe dovuto portarla Mills, ben conscio che un’approfondita ispezione su Tele+ avrebbe rivelato che il vero proprietario della pay-tv era B.,in barba alla legge Mammì, tramite alcuni prestanome nascosti dietro le offshore. Ma Mills, testimone corrotto, non disse nulla e B. la sfangò. Però ultimamente — annota B. — “Mills ha radicalmente escluso di aver mai ricevuto somme di denaro” per le due testimonianze. E B. esclude radicalmente di averlo pagato. Dunque, anche se la Cassazione ha già accertato il contrario, sono innocenti.
Come insegna il Bonaiuti, noto giureconsulto della scuola del “di per sé”.

I processi del Cavaliere

La storia dei tre casi che ‘costringono’ Berlusconi nelle aule di tribunale. Corruzione in atti giudiziari per l’affare Mills, fondi neri per i diritti tv Mediaset, appropriazione indebita nell’affare Mediatrade. Le ipotesi dei magistrati, i retroscena e le leggi ad personam

Repubblica a cura di ADELE SARNO. Servizi di LIANA MILELLA, EMILIO RANDACIO, FABIO TONACCI

PERCHÉ QUESTA INCHIESTA

Sesso, segreti e soldi

Le tre ‘s’ del Caso Ruby

L’ultima indagine della magistratura vede berlusconi imputato per concussione e prostituzione minorile. I documenti, le intercettazioni e le immagini che raccontano la storia del Bunga bunga, il rito celebrato durante le serate a luci rosse di Arcore.