Quanto manca?

Sottotitolo: proprio di finire magari no, ma una bella ritoccatina, un’aggiustatina definitiva a violenze e infamità sì, se la meriterebbe.

Il mondo, dico.

Preambolo:  se fossi andata io in un paese straniero, e “per sbaglio” avessi ammazzato due persone, dove passerei questo  natale?

Nel delirio denominato legge di stabilità [in realtà l’ennesimo furto con destrezza] ci sono anche un milione di euro da destinare ai festeggiamenti per il bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi, nonché un finanziamento al collegio nazionale dei maestri di sci [e perché no anche ai bagnini e agli istruttori di nuoto e fitness?], il risarcimento per i parenti delle vittime di un incidente aereo accaduto 35 anni fa [prima no: bisognava aspettare la crisi globale per risarcire], 1 milione per le celebrazioni dei 70 anni della Resistenza e due milioni per risolvere un altro grande dramma italico: inserire le terme nel SSN.

E, a margine ci sono 826.000 euro da pagare per far trascorrere le feste di natale in famiglia ai “nostri ragazzi”.

Volevo solo ricordare che ci sono altri due italiani, Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni,  detenuti in un carcere indiano, accusati di aver ucciso un loro amico: un omicidio sul quale non si è mai fatta piena luce, l’autopsia al morto fu eseguita da un oculista, per dire, ma quelli, ça va sans dire, non sono i ragazzi di nessuno, quindi ce li possiamo benissimo dimenticare.

Un presidente della repubblica di un paese disastrato come il nostro non dovrebbe avere così tanto tempo a disposizione per occuparsi affettuosamente di un diffamatore recidivo e di due assassini i cui destini non dovrebbero essere legati a decisioni diplomatiche ma esclusivamente sulla base delle regole e delle leggi che hanno violato; c’è più della metà di un paese che non sa come tirare avanti, gente disperata che la fine del mondo quasi se la augura per non averlo davvero un domani a cui pensare e il presidente della repubblica italiana che fa? si permette di agire e parlare in nome e per conto di tutta una nazione su questioni che non riguardano tutta una nazione.

I MIEI ragazzi io ce li ho in casa, in famiglia, fra gli amici, e non imbracciano fucili; non voglio che si parli di “nostri” ragazzi in riferimento a mercenari pagati anche da me con le mie tasse che se ne vanno in giro per il mondo ad ammazzare allegramente persone in missioni di “pace” e per difendere dei pozzi di petrolio. 
E non mi piace per niente che il presidente della repubblica del paese dove sono nata e dove vivo conceda la grazia ad un delinquente abituale, uno con una spiccata propensione a delinquere per sentenza di un giudice condannato per scherzo ma del quale si parla da mesi come se fosse un martire dell’ingiustizia. 
E’ inutile quindi osannare l’importanza e la bellezza di una Costituzione che viene ridicolizzata ogni giorno proprio da chi dovrebbe rispettarla per primo e farsene garante.

Troppa grazia

Marco Travaglio, 21 dicembre

Con tutto quel che avrebbe da fare nell’interesse del Paese — per esempio rispedire Monti alle Camere per vedere se osano sfiduciarlo e, in caso contrario, lasciarci votare alla scadenza naturale della legislatura — il presidente della Repubblica trova il tempo di occuparsi a tamburo battente della grazia al direttore del Giornale Alessandro Sallusti. Ieri ha inviato il dossier alla ministra Severino perché dica di sì: infatti, da quando Ciampi sollevò il conflitto di attribuzioni contro il Guardasigilli Castelli che si opponeva alla grazia per Bompressi e la Consulta gli diede ragione, il Guardasigilli non può più opporsi agli atti di clemenza del Quirinale, ma solo firmarli senza fiatare. Ora, della sorte di Sallusti abbiamo smesso di interessarci da quando, alla vigilia della sentenza di Cassazione, gli suggerimmo di scusarsi col giudice che aveva diffamato, rettificando la notizia falsa e risarcendo il danno in cambio del ritiro della querela, che avrebbe estinto il processo. Il giudice si disse disponibile, ma Sallusti non si scusò e non risarcì, anzi iniziò subito a diffamare i giudici che l’avevano condannato. Così la Cassazione confermò la sua condanna a 14 mesi. Da allora, mobilitazione generale per fare di lui un cittadino al di sopra della legge: Camere sequestrate per votare una legge ad Sallustem, alti lai della casta pennuta, pressioni del Colle — rivelate da Sallusti stesso e mai smentite dal pur querulo portavoce — sulla Procura perché mandi il nostro eroe ai domiciliari. In ogni caso il procuratore di Milano, rimangiandosi l’interpretazione della “svuota-carceri” seguita finora per gli altri condannati, trasforma la detenzione carceraria in domiciliare. Solo per Sallusti. Infatti i pm firmano documenti contro il loro capo, rammentandogli che la legge dovrebbe essere uguale per tutti. Il tutto, si badi bene, contro la volontà di Sallusti, che fa di tutto per finire in galera. Dice di rifiutare i domiciliari e ne evade addirittura sotto gli occhi degli agenti, venendo peraltro assolto in Tribunale. L’Ordine dei giornalisti, che l’aveva sospeso per l’evasione, appena assolto lo reintegra nelle funzioni, senza spiegare come possa un direttore esercitare il controllo previsto dalla legge sui contenuti del suo giornale stando recluso in casa. Ora, con l’avvio dell’iter per la grazia, siamo all’ultima forzatura, la più grave. La grazia, derogando ai princìpi di eguaglianza e legalità, soggiace a regole e prassi stringenti perché resti un provvedimento eccezionale (dal 2006 Napolitano l’ha adottato appena 19 volte), esclusivamente per scopi “umanitari”: guai se suonasse come sconfessione di una sentenza irrevocabile. Infatti viene concesso a condannati che abbiano scontato buona parte della pena, previo parere del giudice di sorveglianza, unico abilitato a valutarne il percorso rieducativo. Non è il caso di Sallusti, che non è mai entrato in carcere, ha appena iniziato a scontare la pena, vanta sette precedenti penali e vari processi in corso per diffamazione (come molti giornalisti). Una grazia oggi sconfesserebbe platealmente il verdetto della Cassazione. E violerebbe la separazione dei poteri e gli altri princìpi cardine dello Stato di diritto. Senza contare che Sallusti ripete di non volerla chiedere, anche se furbescamente manda avanti il suo legale, l’on. Avv. ‘Gnazio La Russa. Insomma quello di Napolitano non sarebbe un atto umanitario, ma un’entrata a gamba tesa della politica per raddrizzare una sentenza sgradita contro un protégé della Casta. Con tanti saluti alle migliaia di detenuti che marciscono in celle di un metro quadrato e allo sciopero di Pannella, fra i gridolini ipocriti del Palazzo. E meno male che, trascinando la Procura di Palermo alla Consulta, Napolitano ha detto di voler trasmettere intatte le sue prerogative al successore, secondo l’insegnamento di Luigi Einaudi. Il quale, da qualche mese, non fa che rotolarsi nella tomba.

“Il bue e l’asinello nella grotta non c’erano”

Omofobia, umiliato e insultato dai compagni: 15enne si impicca a Roma

Class Action: denunciamo i deputati che non hanno voluto la legge contro l’omofobia per istigazione al suicidio

Sì alla class action contro una politica che ormai vive solo di se stessa, delle sue primarie, dei suoi candidati da presentare in ogni dove e non si occupa né si preoccupa di un paese in totale declino, non solo economico. Ma ne voglio una anche per denunciare le teste di cazzo che dis-educano i loro figli, che mettono per strada delinquenti in erba, stupratori, mostri di ignoranza che poi producono tragedie di questo tipo.

Io non ci posso pensare che nell’era di internet, in un’epoca storica in cui l’età del primo rapporto sessuale si è abbassata toccando soglie che sfiorano ancora l’infanzia praticamente, un ragazzino si possa suicidare perché deriso e offeso da coetanei che hanno un profilo facebook, lo smartphone e l’ultimo modello delle Nike ai piedi. 

E non posso pensare che la politica debba continuare a seguire l’orientamento di chi pensa che l’omosessualità sia un peccato, una malattia, una devianza.
Ed è anche per questo che non andrò a votare alle primarie col ricatto della schedatura da elettrice di centro sinistra. 
Io non voglio avere niente a che fare con chi – anziché pensare ad una vera politica di contrasto – si sposta più indietro per paura di non farcela. 
Io voglio gente che sa di potercela fare a rendere l’Italia un paese civile senza compromessi con Dio e dintorni, semplicemente perché quello di cui c’è bisogno è giusto pretenderlo da e in un paese civile.

La rivoluzione inizia a casa propria.

E se non lo capiamo tutti questo non sarà mai un paese civile; se ancora si tollera nel linguaggio comune che gli omosessuali vengano definiti “froci, ricchioni” persone “contronatura” e non gente che ha diritto di vivere i propri sentimenti e la propria sessualità nel modo che vuole significa che i figli delle persone che vengono allevati da gente così cresceranno con la stessa opinione. Circondati e sommersi dalla subcultura razzista e omofoba di chi poi tutto questo lo tollera magari sorridendo di certe battute.

E non usciremo mai da questa spirale di violenza e ignoranza.
Quella che oggi ha ucciso Davide che è solo l’ultima vittima in ordine di tempo in un paese composto da gente, cattiva, egoista, gretta, incivile, ignorante, e in questa categoria va inserita una fetta sostanziosa di politici che non agiscono a favore dei diritti per non dispiacere uno che scrive su un libro che “nel presepe il bue e l’asinello non c’erano”.

Sottotitolo: Kean Loach rifiuta il premio del Torino Film Festival. Nessun premio da chi licenzia gli operai in lotta.
Espressioni di ingegneria civile. 
Dire di no si può, in certi casi si DEVE.
Uno dei miei punti di riferimento è  una signora che una sera, dopo una giornata di lavoro, ha rifiutato di cedere il suo posto a sedere su un autobus.
Che ha detto semplicemente NO.
E grazie a quel no ha cambiato la storia.

“La gente racconta che non mollai il posto perché ero stanca, ma non era vero. 
Io ero stanca solo di arrendermi”. [Rosa Louise Parks]
Preambolo: Il Vaticano è in “crisi” e dunque ha deciso di tagliare le spese. Il tradizionale presepe in piazza San Pietro quest’anno lo donerà la regione Basilicata e sarà tutto a carico della regione, quindi nostro: la regione Basilicata ha stanziato una sostanziosa cifra di denaro in un momento di crisi drammatica per regalare un presepe a chi ha avuto già  tutto in regalo dallo stato italiano.
Soprattutto la dignità della maggior parte dei politici di tutti i colori.
“Il bue e l’asinello nella grotta non c’erano”
Ecco, sì, abbiamo sempre delle cose molto serie di cui occuparci nevvero santità? il bue e l’asinello sì o no? son problemi da perderci il sonno, in effetti.
Che bello credere alle favole, non si cresce mai.
Quand’è che qualcuno avrà il coraggio di scrivere che non c’era nemmeno la grotta e non era nemmeno quella volta lì?
Bollito duro The Jerk

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/node#ixzz2Cw9ySXhV

Perché, al posto di discettare in dotte elucubrazioni sulla sconvolgente notizia che “il bue e l’asinello nella grotta non c’erano” (la rivelazione sta nell’ultimo libro del Papa) la Chiesa non si mette a osservare e ad ascoltare molte pecorelle che, non ancora smarrite, sentono l’esigenza di sentire parole di apertura e di comprensione della “vita vera” nella sfera sessuale?

Appena sveglia, leggo sulle bacheche di amici, e poi controllo sui giornali on line, che hai esternato di nuovo.

Ora, passi per il fatto di domenica, quando hai dichiarato urbi et orbi [ma soprattutto sordi] che la profezia dei Maya è sostanzialmente una cazzata.

Passi, diciamo, perché uno può dire, beh si tratta di un clan rivale, quindi derubrichiamo la cosa a una normale attività di concorrenza sleale tra amici immaginari, divulgatori di minchiate e transeat.

Almeno noi laici sappiamo farci delle grasse risate sull’ipotesi fine del mondo, ai cattolici ferventi invece, quelli che si staranno già disperando all’idea di non poter inserire quest’anno le due graziose bestioline nel presepio, ché il papa ha detto che non c’erano e dunque nel presepio NON ci vanno,  piace tanto credere che l’altra vita sarà senz’altro meglio di questa, io infatti sto già pensando alla mise da indossare il 21 – 12 – 2012, non sia mai che l’altra vita mi dovesse trovare impreparata, sciatta, con la ricrescita nei capelli e la depilazione da fare. E poi insomma, una fine del mondo il 21 dicembre ha anche il suo lato positivo, almeno non dovremo preparare il cenone della vigilia di natale, il pranzo di natale e il brodino del 26 per rimettere a posto lo stomaco.

Però non credo sia giusto – né tantomeno bello – che tu insista, pervicace nella tua intenzione di distruggere ogni nostra convinzione, ogni nostro punto di riferimento [sia morale che fisico] calando il carico da 11 contro il bue e l’asinello, che a tuo dire nella grotta NON C’ERANO.Ma ti rendi conto? decenni di “Te piace ‘o presepio?” buttati al vento; bimbi sognanti su quei fiati caldi e umidi in mancanza [che terra veramente incivile, la Palestina!] della Daikin, delusi dal tuo dire; per non parlare degli altri bimbi negli scantinati in Cina che dipingono buoi e asinelli in vista del nostro natale [sempre meno] opulento.E la prossima rivelazione quale sarà?  che la Fata dei Dentini è una riedizione in chiave odontotecnica di Gina Lollobrigida, solo vestita da assistente alla poltrona con l’ambizione di diventare consigliera regionale?
E sui Re Magi e il loro ambiguo menage a trois, niente?
Che visione tristanzuola della vita che hai, ma farti una partitella a briscola e tressette ogni tanto no?Ti avverto però: metti le tua teologiche mani su Actarus e Goldrake, o peggio che mai su Lady Oscar [che saresti capacissimo di dire che trattasi di invenzione con cui i cartonari giapponesi sublimarono la loro passione per le lolite e per le loro mutandine], e m’incazzerò  davvero.Dopotutto, è crollato il Muro, non ci son più le mezze stagioni, i metrosexual hanno pian piano sostituito i maschioni alla Clark Gable, ma io sono cresciuta negli anni Ottanta: toglimi la crinolina di Maria Antonietta, o il sadico sorriso scozzese di Terence ai quali aggrapparmi per non crollare, e cadrò in pezzi anch’io.
[Post scritto a quattro mani con la mia amica Rosy]