Se D’Alema si sente offeso e indignato figuriamoci noi che abbiamo sopportato anche D’Alema

Il furto di identità è un reato, Daniela P. 
Allora, o smetti di impestarmi il blog di insulti, elimini immediatamente quella mail che hai registrato col mio nome e cognome, smetti di allegare il link del mio blog alle porcherie che stai inviando  oppure ci porto tutto il computer dalla polizia, visto che io non ho niente da nascondere ma tu evidentemente sì, e fai bene, visto che razza di sciagurata mentecatta sei.

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Una volta si diceva che i politici dovessero guadagnare molto per non cadere in tentazione, e si diceva anche che è giusto che i cittadini devono finanziare la politica per non farla diventare un’élite di gente ricca che se la può permettere: per non consegnare la gestione del paese a poche persone in grado di sostenere il costo della politica. Dal momento che entrambe le teorie si sono rivelate fallimentari: i politici cedono spesso e anche volentieri alle tentazioni anche se guadagnano molto, troppo, e con Renzi l’élite nella politica è molto  più di una realtà, potremmo almeno sapere i nomi di chi finanzia la bella politica di Renzi&Co.?
Così, giusto per poterli ringraziare, uno per uno.

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Se io ricevo un’eredità lo stato mi rivolta come un calzino, arrivano prima le cartelle delle tasse da pagare che il tesoretto capitato: sono io che devo consegnare allo stato i fatti miei e il relativo pizzo che il fisco estorce anche su un guadagno casuale per non incorrere in sanzioni, altroché i diritti di privacy invocati e tutelati da una legge apposita per negare il diritto ai cittadini di sapere, ad esempio, chi finanzia le fondazioni alla politica che comprendono beni dal valore immenso, immobili prestigiosi nei centri storici delle città che poi restano patrimonio della politica a vita.
Stessa cosa per le spese eccezionali: noi cittadini costretti a giustificare e spiegare allo stato  dove troviamo i soldi per la macchina, la ristrutturazione della casa e il salotto nuovo, però di loro, di chi ha in mano la cloche non si deve sapere niente in virtù di una privacy, sacrosanta per loro ma inesistente per noi, che siamo sempre oggetto di controlli da parte dello stato anche se ci comportiamo bene.
Qui non si parla dei risvolti privati della vita del politico che pure in altri paesi non rientrano affatto in una riservatezza da garantire a dispetto di tutto ma di soldi, montagne di soldi che la politica riceve per garantirsi l’esistenza da chi poi “potrebbe” chiedere in cambio la stessa cosa: garantirsi l’esistenza da imprenditore, finanziere, industriale, da persona i cui interessi sono strettamente legati alla politica, a chi governa e fa le leggi che “potrebbero” poi favorire l’imprenditore, l’industriale e il finanziere ma non i cittadini comuni: quelli coi diritti alla mercé di chi comanda, compreso quello della riservatezza inviolabile per “loro” ma sempre discutibile per “noi”.

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PD, INDAGINI SU UN PARTITO AL DI SOTTO DI OGNI SOSPETTO (Giampiero Calapà, Andrea Giambartolomei, Vincenzo Iurillo, Giuseppe Lo Bianco, Davide Milosa e Ferruccio Sansa) Il Fatto Quotidiano

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Per una ventina d’anni l’alibi è stato che “la gente votava berlusconi”, dunque il partito di un losco affarista disonesto nato da un’idea di un poi condannato per mafia e quindi quello che succedeva era la conseguenza logica dell’aver affidato l’Italia al losco disonesto in combutta con l’amico, che di mafia se ne intendevano già prima della condanna di dell’utri per concorso “esterno” in associazione mafiosa.
Ogni tanto, per brevi periodi, sembrava che il giochino dell’alternanza democratica fosse davvero una cosa seria: un po’ di potere alla destra e un po’ alla sinistra affinché questo agli occhi del mondo potesse sembrare davvero un paese normale dove governava chi vinceva le elezioni.
Ma la realtà ci ha sempre detto altro, ovvero che l’alternanza è sempre stata solo di facciata, perché i partiti continuavano a farsi reciproci favori anche quando avrebbero dovuto contrastarsi, dimostrare di essere maggioranza e opposizione.
Poi la situazione è precipitata, i problemi giudiziari di berlusconi sono diventati troppi anche per chi faceva finta di niente, aiutava sua bassezza a farsi le leggi su misura che lo facevano sembrare onesto anche se non lo era, non lo è mai stato, poi la crisi, poi Napolitano che invece di battere il pugno sul tavolo e incazzarsi coi disonesti infieriva sulle vittime, cioè noi, continuando ad imporre al paese una politica guidata da chi ha usato lo stato per i beati cazzi suoi e chi invece di reagire opponendosi teneva ben aperto il sacco, perché meglio quelli che il rischio demagogia, populismi, il movimento casinista tanto inviso ma che però ha avuto il grande merito di togliere anche l’ultimo velo di ipocrisia dalle facce e le figure di chi si era spacciato per statista e da quei partiti che come aveva previsto Enrico Berlinguer nella sua ormai dimenticata questione morale si erano trasformati in qualcosa di molto peggio di “macchine del potere”, volendo esagerare si potrebbe parlare di vere e proprie associazioni a delinquere.
Poi-poi sono arrivati i governi cosiddetti di emergenza, quelli necessari per il nostro bene e cioè sempre il loro, quelle larghe intese tanto care all’ex comunista e già emerito che ha plasmato la sua creatura con le nude mani pensando forse di essere a capo di un paese civile dove le larghe intese funzionano semplicemente perché non esistono partiti di proprietà di un delinquente passato poi alla condizione di pregiudicato.
Nel mentre qualcuno costruiva l’odioso luogo comune secondo il quale la “colpa” di tutto non era di chi rubava, reggeva il sacco, faceva finta di fare politica ma in realtà, come ci raccontano perfettamente le cronache di questi ultimi mesi stava mettendo da parte la legna per l’inverno: era nostra di cittadini.
Noi colpevoli di tutto anche ora che siamo stati derubati [ancora!] dell’unico strumento per mezzo del quale poter dire che non siamo d’accordo con la gestione criminosa del paese di questo Robin Hood al contrario che toglie ai poveri per dare ai ricchi, agli amichetti suoi che hanno contribuito in solido alla sua ascesa politica.
Ora, siccome sono una cittadina anch’io, qualcuno di quelli bravi del “siamo tutti”, del “ci meritiamo”, degli “italiani” citati sempre con disprezzo perché portatori insani di tutte le peggiori caratteristiche dis-umane potrebbe essere così gentile da spiegarmi che cazzo c’entro io con tutto questo che è solo la minima parte di quello che è accaduto?  

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MATTEO E LA DITTA (Antonio Padellaro)

Il Fatto Quotidiano

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Se il produttore ripete tutti i giorni che il suo vino è buono  anche se non lo è, anche se dentro ci sono sostanze nocive, ha la possibilità di pubblicizzare il suo prodotto per cielo terra e mare e nessuno di quelli della réclame pensa che sia il caso di indagare su quel vino, se è realmente come lo descrive il suo produttore che ha tutto l’interesse che il suo vino venga comprato, quel vino verrà venduto.
Perché nessuno dice ai possibili acquirenti che c’è l’inganno.
Il problema dunque non è che “la gggente vota pure i pessimi”, il dramma è che la gente continua a votare i partiti degli indagati, dei rinviati a giudizio e finanche dei condannati in via definitiva perché continuano ad essere presentati [da “quelli della réclame”] come il vino buono e degno di essere venduto.
Non c’è stato scandalo in questo paese in cui non fossero presenti esponenti e referenti di tutti i partiti, da una parte le tangenti, la corruzione, il malaffare, la complicità fra la criminalità – anche quella mafiosa – con la politica di tutti gli schieramenti e dall’altra la solita litania del “non sono tutti uguali” a cui si è andata ad aggiungere la strafottenza del presidente del consiglio che non pensa sia utile e proficuo proprio per la politica togliere di mezzo tutte le ombre che portano a pensare male della politica: gli indagati che non si toccano, le leggi contro i giudici che vanno troppo in ferie e che devono pagare per i loro errori, mentre al politico mal che gli vada un vitalizio, anche da condannato, gli verrà comunque assicurato, lo stato continua a garantire uno stipendio milionario anche a chi lo ha tradito.
Siamo sempre noi i malpensanti?

 

Viva la Rai?

Sottotitolo: a proposito di risparmi e di spending review (di ‘sta cippa visto che, per citare il taglio più scandaloso,  sono stati ridotti all’osso i fondi alla scuola pubblica per regalare 200 milioni a quella privata cattolica: la chiesa fa il suo, è la politica a non fare ciò che deve terrorizzata, a destra come a sinistra – si fa per dire –  di perdere il preziosissimo voto dei cattolici, togliendo agli aventi diritto per accontentare sempre questi divulgatori di menzogne e pregiudizi spacciati per religione e volere di un dio che nessuno ha mai visto né sentito parlare ma c’è “perchéglielhadettoalloro”. Anche con Prodi al governo furono aumentati i finanziamenti alle private cattoliche, c’era fioroni all’istruzione, una garanzia.) mi piacerebbe sapere quanto costa ospitare capi di stato e di governo in questo paese visto che ieri ad aspettare la Merkel mancavano solo gli alpini e le crocerossine, e meno male che è stata una visita lampo.

Ricevere ‘sta gente è una parata militare continuata, costosa ed esagerata, per non parlare dei disagi alla città e di chi deve lavorare per consentire a queste inutili pagliacciate di esistere.
Autisti [anche loro dipendenti della P.A. tutt’altro che fannulloni] che restano anche  sei, sette ore sotto il sole d’estate o al freddo e sotto la pioggia in inverno, costretti talvolta a dormire dentro la macchina in un garage quando le varie eccellenze sono occupate fino a notte tarda e  senza nessuna possibilità di potersi spostare perché non sia mai che il trasportato, l’eccellenza di turno,  che può essere meno di un ministro, di un viceministro e meno anche di un sottosegretario esca un quarto d’ora prima e non trova il suo succede il finimondo.

Ma i tagli,  il rigore e la politica dell’austerità, ça va sans dire, sono necessari, capito? NE-CES-SA-RI.

Preambolo: Napolitano: “Nel 2013 lascio”. Perché? Fatteli n’artri 20 anni, ché abbiamo bisogno di gente lucida e fresca con un piede nel futuro. E per fare la costituente chiamate Riina, Provenzano e Brusca. Ché come classe dirigente me sembrano mejo de tutti.
Come fanno la riforma della giustizia loro nun la fa nessuno.
Trattate co’ loro.
Daje.
[Dario]

Rai, Schifani elimina il dissidente Pdl
Fini: “Fatto di inaudita gravità politica”

Il presidente del Senato entra a gamba tesa nella commissione per il rinnovo del cda del servizio pubblico per favorire i candidati voluti dal partito di Berlusconi. Una decisione in contrasto con l’assenza di vincolo di mandato prevista dalla Costituzione.

E la gente dovrebbe pagare un canone, una tassa ma più che altro il
pizzo ad un’azienda gestita da un’associazione a delinquere di codeste dimensioni?

Il problema non è schifani che “entra a gamba tesa nella commissione per il rinnovo del cda della Rai”:  il dramma, anzi la tragedia è che schifani stia ancora lì a rappresentare la seconda carica dello stato, che  schifani sia una delle massime espressioni delle istituzioni, che schifani sia il delegato a sostituire nientemeno che il presidente della repubblica qualora se ne presentasse la necessità.

Il dramma e la tragedia è non essersi ancora liberati del puparo e dei suoi ascari e che, dopo aver tolto ai cittadini ogni strumento democratico per potersi ribellare a questi scempi della democrazia a getto praticamente continuo nessuno stia lavorando perché questo accada ma, al contrario, ritenga dei perfetti delinquenti,  politici e non, interlocutori coi quali lavorare, ci mancherebbe altro, per il bene del paese. Cioè il loro.

Anzi, sempre il suo, di berlusconi.
E  Napolitano che  quando dovrebbe parlare invece  non lo fa.

La Rai non è più servizio pubblico da tempo,  la paghiamo noi cittadini ma serve solo alla politica e  alla sua squallida propaganda, la mossa di schifani sta a significare che berlusconi ha tutte le intenzioni di monopolizzare di nuovo tutti i media in vista di un’eventuale prossima campagna elettorale.

E che  nessuno (ovvero il PD) glielo impedisce salvo poi presentarsi affranto davanti agli elettori a giustificare l’ingiustificabile e a dare sempre la colpa dei suoi fallimenti a qualcun altro.