La vittoria più importante

“Gli italiani possono perdonare tutto ma non il successo”. [Enzo Ferrari]

Spero che #Schumi ce la faccia. Che riesca a centrare la vittoria più importante.
Le dicotomie che molti fanno ogni volta che si ammala o muore un personaggio famoso perché si ammala e muore anche chi non è ricco e famoso sono ridicole, espressione dell’ignoranza e della solita subcultura provinciale italiana. 
Chi ama la vita non può che augurarsi che Schumacher riesca a salvarsi, perché lui ha reso più bella la sua ma anche quella di tanta gente.

Agli italiani piacciono molto i due pesi e le due misure.

Quando morì Pantani ci fu il cordoglio popolare perché era già un ex campione sfatto dal suo dramma personale. E il perdente fa sempre tenerezza perché è il personaggio in cui è più facile immedesimarsi. Schumacher no. Si è ritirato dalla Formula uno da vincente. E quelli che vincono nel paese dei mediocri sono insopportabili, anche se vincono perché sono bravi davvero.  Schumacher è stato un vincente perché è un numero uno per natura e il suo successo se lo è strameritato. Il giorno che è morta sua madre era a correre il Gran Premio, l’italiano meschino, invidioso del successo altrui quando muore sua madre si prende tre giorni di permesso dal lavoro. 

La vicenda di Schumacher fa il paio con quella di Taricone, il giudizio ultimo fu che era morto “da idiota”. Ma anche l’operaio che non si mette in sicurezza, non indossa l’antinfortunistica muore da idiota se poi gli capita l’incidente. Perché può sembrare incredibile ma la morte da idiota è quella più frequente. 

Ecco perché non si deve giudicare una persona da come muore ma dal modo in cui è vissuta. 

L’idea che dispiacersi per qualcosa significhi non farlo per altre disturba. Perché significa mancanza di considerazione e di rispetto per l’altrui intelligenza. Tutti siamo coscienti dei drammi del mondo ma questo non vuol dire perdere il senso dell’umanità di fronte alla tragedia, quale che sia e chiunque ne sia coinvolto. Ma capisco che è un concetto talmente banale da risultare incomprensibile. 

Brevissimo, avvelenato

Scontri No Tav
Blitz in tutta Italia
Ventisei arresti

L’Italia è bloccata dai camionisti che impediscono la circolazione delle merci, dai tassisti che picchiano i “crumiri”, dai pescatori che si picchiano con la polizia, dai forconi che hanno messo in ginocchio la Sicilia, mentre navi da crociera naufragano e uccidono e inquinano. E come reagisce lo stato?
Arresta i No Tav.

Le agenzie riferiscono di almeno 32 arresti su tutto il territorio nazionale e undici denunce.

Complimenti.

Il potere, che sia tecnico o politico cambia poco, anzi niente, ci tiene sempre a mostrare il suo vero volto attraverso il suo braccio armato. Qualcuno ce le avrà mandate, e a chi rispondono oggi le forze cosiddette dell’ordine quando fanno azioni di questo tipo?

 

Nel frattempo…

L’orgettina – di Marco Travaglio, 26 gennaio

Nascosti dietro i tecnici, in uno dei loro più riusciti
travestimenti, i politici autonominati vivono una stagione di libidine
sfrenata.

In Parlamento non vanno mai (le aule sono deserte, tanto non c’è
niente da votare). Qualunque porcata facciano non se ne accorge
nessuno. E hanno un sacco di tempo libero per dare sfogo alla
perversione più inconfessabile: l’inciucio, sogno proibito di una
vita, che negli anni passati li costrinse a spericolati e clandestini
Kamasutra per non farsi notare dagli elettori.
Ora invece, dietro il trompe l’oeil montiano, sono come topi nel
formaggio: possono scatenarsi, come quei sadomasochisti repressi che
trovano finalmente il coraggio dell’outing in gita premio a Sodoma e
Gomorra.

E allora vai con l’orgia, anzi al momento l’orgetta, sulla giustizia.
Ad apparecchiare il talamo a tre piazze Pdl-Pd-Udc è Il Messaggero,
quotidiano del gruppo Caltagirone, con la scusa della solita “riforma
della giustizia” (non bastando le cento e più varate, con i risultati
noti a tutti, negli ultimi 18 anni). L’idea l’ha lanciata sul
Messaggero un osservatore neutrale: Casini, che incidentalmente di
Caltagirone è il genero.
L’indomani gli ha risposto, sempre sul Messaggero, il presunto
segretario del Pdl Alfano.

Poteva mancare a questa soave corrispondenza di amorosi sensi il
contributo di Violante? No che non poteva. Infatti ieri è arrivato
anche lui: “Per anni siamo vissuti fra due opposti giacobinismi”, ha
detto, mettendo sullo stesso piano i magistrati che tentano di far
rispettare le leggi e i politici che le violano o le cambiano a
proprio uso e consumo. Ma ora “basta alibi, cambiare la giustizia si
può”, anche perché ora “abbiamo la fortuna di avere un ministro
competente, capace, onesto e stimato”. Cioè l’avvocato Paola Severino,
casualmente fino a due mesi fa difensore di Caltagirone, condannato in
primo grado a 3 anni e 6 mesi per la scalata Unipol-Bnl (insider
trading e ostacolo alla Consob). Il genero Piercasinando propone sul
giornale del suocero di “chiudere vent’anni di contrapposizione tra
potere giudiziario e potere legislativo”. Lui i processi ai politici
che rubano e mafiano (in gran parte amici suoi) li chiama
“contrapposizione”.
E vorrebbe chiuderli col disarmo bilaterale: dei politici ladri e
mafiosi, ma anche dei giudici che li hanno scoperti (“La politica deve
fare autocritica, ma pure il mondo della magistratura deve riflettere
su certi eccessi”). E poi con una bella legge contro le
intercettazioni, “su cui si deve raggiungere un equilibrio di
civiltà”. Violante, sul disarmo bilaterale, concorda: “Il magistrato
non è il custode della moralità… Molte volte la magistratura,
esercitando un compito improprio, è stata costretta a intervenire
sulla politica”, mentre è “l’elettore il selezionatore della classe
politica”. Cioè: se un magistrato scopre un politico a rubare o a
mafiare, deve ritirarsi in buon ordine perché non è compito suo
indagare: deve lasciarlo fare agli elettori, che naturalmente non
sanno nulla. In più, a giudicare i magistrati in sede disciplinare,
non dovrà più essere il Csm, ma un’“alta corte di giustizia” nominata
dal Parlamento, cioè dai politici, che così potranno processare i
magistrati. Invece i magistrati che processano i politici “esercitano
un compito improprio”.

E, se questa è la posizione del Pd, siamo a cavallo.

Al confronto, Angelino Jolie è una mammoletta: sulle intercettazioni
teme che “il testo da me proposto non potrà ottenere la convergenza
del Pd”. Uomo di poca fede: con i Violante tutto è possibile. Del
resto, sulla svuotacarceri Severino, il Pd s’è già rimangiato la
richiesta di abolire l’ex-Cirielli (il Pdl non vuole) e ha digerito
senza un ruttino la trovata del Pdl di escludere dai benefici
scippatori, ladri e rapinatori: cioè quelli che davvero affollano le
carceri, mentre restano compresi i colletti bianchi, che in carcere
non ci sono ma potrebbero presto finirci. Compreso Caltagirone, che in
caso di condanna definitiva, rischiava di finire dentro. Invece
scampato pericolo, grazie alla legge firmata dal suo ex avvocato
divenuto ministro.

Libidine pura.