L’amorale [con una condanna definitiva è game over, diceva Renzi]

Nello stato di polizia tributaria che è l’Italia, i detenuti per reati connessi all’evasione fiscale sono meno di venti.
E nessuno faceva il presidente del consiglio.

Europee, B: “Pronto a candidarmi”

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Sottotitolo: quante volte ci siamo fatti abbindolare dalla teoria: “quello che fa nel suo privato non mi riguarda purché faccia bene il suo lavoro?”

 

 Invece del politico e generalmente di tutte le persone che svolgono professioni con responsabilità pubbliche come medici, avvocati, giudici eccetera, deve interessare cosa fanno ANCHE nel loro privato.  Fareste curare vostro figlio da un pediatra che nel suo privato va a guardarsi filmini pedopornografici? Dareste le chiavi di casa a uno che manifesta pubblicamente simpatie per dittatori fascisti, sanguinari, si dichiara un politico liberale, moderato che si rifà ai valori cristiani cattolici ma poi non trova disdicevole intrattenersi con ragazzine che potrebbero essere sue nipoti da nonno, le fa prostituire per sé dicendo che in fondo si tratta di un gesto di benevolenza nei riguardi di povere diseredate che altrimenti dovrebbero andare sui marciapiedi, uno che si teneva il boss mafioso in casa per fare da baby sitter ai figli “affinché non facessero brutti incontri?” [testuali parole].
Perché a uno che nel suo tempo libero organizza le orge in casa, si scopa sedicenni che ne dimostrano diciannove sebbene consenzienti io non affiderei la gestione della mia raccolta differenziata, non gli darei un figlio da accompagnare a scuola e nemmeno il cane da portare ai giardinetti, altroché pensare che abbia tutti i requisiti e le carte in regola per affidargli la gestione di un paese.
Invece qualcuno pensa che anche chi conduce uno stile di vita sregolato, assente della benché minima forma del rispetto e della messa in pratica di un valore e di un principio SANI abbia il diritto di non essere giudicato per quello che è unito al giudizio circa quello che fa.   La condanna morale non è, contrariamente a quello che molti pensano, un giudizio moralista.La condanna morale è tutto quello che separa le persone oneste, civili da quello e da chi onesto e civile non è. Condannare moralmente qualcuno che si è macchiato di colpe e reati che hanno inquinato e danneggiato tutta la società significa prendere le distanze da quei comportamenti. Invece questa mania tutta italiana di essere comprensivi fino al parossismo ha portato questo paese a non fare più caso a nulla. Il politico, nei paesi normalmente civili vive nella casa di cristallo, tutto quello che fa riguarda la collettività e lo sottopone al giudizio del popolo, non servono necessariamente i reati per renderlo inaffidabile. Invece qui non basta nemmeno il reato, neanche se è il più grave di tutti. Se berlusconi è stato ricevuto da Napolitano subito dopo la condanna in primo grado per sfruttamento della prostituzione minorile, se Renzi lo ha ritenuto un interlocutore con cui sedersi al tavolo delle decisioni importanti, se tutto il centro destra pensa che non sia il caso di cercare un leader politico diverso da un pregiudicato corruttore sfruttatore frodatore  come fa la gente a capire che un politico serio non sfrutta minorenni né sessualmente né per altro, non ruba allo stato per arricchire il suo patrimonio personale, non usa lo stato pro domo sua? Come fa a capire che quello di berlusconi non è uno stile di vita socialmente accettabile ma sono reati, pesantissimi, a getto continuo?

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Fatti non fummo a viver come Uli (Massimo Gramellini).

EVASIONE, MR BAYERN PIANGE: ALL’ESTERO SI VA IN GALERA (Caterina Soffici).

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Perché dovrebbe essere grave impedire a berlusconi di candidarsi alle europee? Quando lo facciamo sapere a tutti, in modalità urbi, orbi et sordi che una persona condannata in via definitiva non può avere gli stessi diritti di chi condannato non è? Quanto dobbiamo ancora sentir favoleggiare che perché la gggente lo vota lui i diritti se non glieli danno se li prende e, cosa ancora più grave nessuno lo ferma?

E’ troppo antiberlusconiano pretendere che di berlusconi non si parli più almeno politicamente?

Se oggi il pregiudicato delinquente può dichiarare candidamente la sua intenzione a volersi candidare alle europee e il servetto nuovo di zecca parlare di atto grave se ciò non gli fosse permesse, malgrado entrambi sappiano benissimo che non gli è permesso essendo stato dichiarato ineleggibile e interdetto nonché condannato in via definitiva, è perché l’attenzione sulla sentenza mai applicata è andata via via scemando. 

Perché in questi mesi i riflettori sul berlusconi condannato sono stati spenti per riaccendersi nuovamente sul berlusconi “politico” come se nulla fosse accaduto. 

Perché anche quella stampa e quell’informazione che avrebbero dovuto ricordare tutti i giorni agli italiani che berlusconi è un delinquente pregiudicato hanno parlato d’altro; del berlusconi ancora statista che può partecipare al dibattito politico, essere interpellato dall’allora segretario del partito cosiddetto di opposizione poi promosso per meriti a presidente del consiglio per farci la legge elettorale, essere ricevuto al Quirinale in qualità di non si sa bene cosa ed essere perfino ascoltato sulla base di quella fantasiosa teoria che, perché lui rappresenterebbe una parte dell’elettorato italiano definita chissà perché “moderata” allora ha il diritto di essere ancora chiamato in causa. 

Dunque in questo paese non si può estromettere qualcuno dalla politica nemmeno se un tribunale ha stabilito che quel qualcuno si è macchiato di uno dei reati più odiosi qual è la frode fiscale e lo ha fatto quando il suo compito sarebbe stato quello di tutelare e governare il paese, fare gli interessi dei cittadini, non derubarli. 
Così può succedere che il servetto nuovo di zecca possa affermare che non permettere a berlusconi di candidarsi sarebbe una grave lesione al diritto degli italiani “moderati” di essere rappresentati. Mentre la vera lesione al diritto è non aver ancora applicato la sentenza che gli spetta.

Il presidente del Bayern, Hoeness, giudicato colpevole del reato di evasione per una cifra infinitamente minore di quella addebitata al primo delinquente d’Italia rinuncia a tutte le iniziative utili ad alleggerire la sua posizione, chiede scusa e dice “vado in galera”.
Nel paese dei garantisti tout court dove non si è colpevoli nemmeno dopo il duecentesimo grado di giudizio, non lo si è soprattutto moralmente: quello che ha sempre salvato e resuscitato berlusconi è stata principalmente l’assenza di una condanna morale da parte della politica, il colpevole di una frode fiscale quantificata in settecento milioni di euro dice “mi candido alle europee”.

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Scusi Renzi: e gli evasori?

Se vuole evitare che il suo secondo incontro a tu per tu (il primo da premier) con Angela Merkel diventi la solita passerella inutile e provinciale di un politico italiano in gita premio, Matteo Renzi dovrebbe chiedere alla Cancelliera qualche dettaglio sul caso di Uli Hoeness: l’ex campione del mondo di calcio e presidente del Bayern Monaco che si è appena dimesso da ogni incarico dopo la condanna in primo grado a 3 anni e mezzo di carcere per una frode fiscale da 27,2 milioni. Condanna che ha deciso di non appellare (“in linea con la mia idea di decenza, comportamento e responsabilità personale”), ammettendo in lacrime la sua colpa, evitando di intasare la Giustizia con ricorsi pretestuosi e preparandosi ad andare in galera, dove dalla prossima settimana sconterà la pena per intero (lì si usa così). Confrontando il caso Hoeness con il caso Berlusconi – condannato sette mesi fa per lo stesso reato in tre i gradi di giudizio a 4 anni, di cui 3 indultati, ancora a piede libero, anzi padre ricostituente e prossimo candidato alle elezioni europee – il premier potrebbe trarre utili spunti per le riforme del fisco e della giustizia, da lui annunciate per maggio e giugno (del 2014, pare). Se Hoeness fosse italiano, griderebbe al complotto ordito dagli avversari del Borussia e del Leverkusen, invocherebbe la presunzione d’innocenza fino alla Cassazione, si imbullonerebbe alla poltrona, ricorrerebbe in appello in attesa della sicura prescrizione e/o condono, che poi gabellerebbe per assoluzione, e si butterebbe in politica. Invece è tedesco e va in galera, anche perché condono, indulto, amnistia, concordato e scudo fiscale sono termini intraducibili nella sua lingua. Così come la parola prescrizione (almeno nella demenziale versione italiana, che non parte quando viene scoperto il delitto, ma quando viene commesso, e continua a galoppare per tutto il processo, anche dopo due condanne). Chissà se è un caso che la Germania sia la locomotiva d’Europa e l’Italia il fanalino di coda. Due mesi fa, come ha rivelato Gian Antonio Stella sul Corriere , è uscito il rapporto 2013 dell’Institut de criminologie et de droit penal, curato da due docenti dell’Università di Losanna, sulle carceri d’Europa e dintorni. I dati del 2011 dicono che nelle carceri italiane risiedono solo 156 detenuti per crimini economici e fiscali: un decimo della media europea (0,4 contro 4,1%) e un cinquantacinquesimo della Germania, che ne ha 8.601, più dei reclusi per rapina e per percosse, quasi quanti quelli per traffico o spaccio di droga.

Nessun paese ne ha meno di noi, anche se noi abbiamo il record europeo dell’evasione, anzi proprio per questo. “I colletti bianchi incarcerati in Italia – scrive Stella – sono un sesto degli olandesi, un decimo degli svedesi, degli inglesi e dei norvegesi, un undicesimo dei finlandesi, un quindicesimo degli spagnoli, un ventiduesimo dei turchi”. Ci umiliano persino paradisi fiscali come Montecarlo e Liechtenstein, rispettivamente col 23 e il 38,6% di detenuti per delitti finanziari. In Italia, com’è noto, un evasore fiscale non riesce a varcare il portone di un penitenziario neppure se insiste: evadere paga, infatti evadono circa 10 milioni di contribuenti su 40. Renzi è a caccia di coperture per le sue mirabolanti promesse. E ha appena ottenuto dalle Camere la Delega fiscale, praticamente una delega in bianco al governo. Per riempirla di cose utili, a cominciare dalle manette (vere) agli evasori, chieda alla Merkel come si fa. E magari si faccia raccontare di Klaus Zumwinkel, il top manager che aveva portato le Poste tedesche al successo mondiale: accusato di evasione aggravata, fu prelevato in manette all’alba di un mattino del 2008 da decine di agenti speciali della tributaria che avevano cinto d’assedio il suo villone a Colonia. Se lo spread fra Bund e Bot è calato, quello fra giustizia tedesca e impunità italiota rimane scandalosamente invariato. Prima di “sbattere i pugni in Europa”, ammesso che lo faccia davvero, Renzi trovi il modo di sbattere in galera qualche migliaio di evasori. Poi ne riparliamo.

L’Italia è il paese che affamo

Un vecchio porco, uno che ha violato la legge a ripetizione, ha rubato allo stato e quindi a tutti noi, è sotto processo per aver pagato ragazzine che potrebbero essere sue nipoti da nonno per guardarle fare pompini a statuette di marmo.  Solo in un paese a maggioranza di deficienti qualcuno si potrebbe intenerire guardando la faccia di berlusconi al netto del fondotinta col quale non si rende più giovane ma solo più ridicolo.

Chi preferisce prendersi una cittadinanza straniera per non pagare le tasse qui significa che ha piacere di pagarle in quei paesi dove gli evasori vanno a finire direttamente in galera, senza passare per condoni, strette di mano compiacenti con uno stato capace di fare la voce grossa solo coi piccoli disperati ed essere invece molto accomodante col potente, il cantante, lo sportivo, lo stilista di moda. 

E allora perché non mandare i grandi evasori definitivamente ad arricchire quei paesi che hanno scelto togliendo loro la cittadinanza italiana in modo tale da fargli perdere ogni possibilità di poter ottenere qui ciò che non gli spetta perché non lo pagano? 
Potrebbe essere un’idea.  Un bel foglio di via con l’attestazione di “persona sgradita” e non se ne parla più. Questa gente è diseducativa, oltre che disonesta, perché quando il patrimonio è stato accumulato non c’è ragione per cui non si debba essere riconoscenti con il paese che ha permesso di diventare ricchi e famosi semplicemente comportandosi bene. Per evadere tre milioni significa che da parte se ne hanno almeno il triplo. E se si portassero dietro i loro commercialisti, professionisti dalla mentalità criminale che le studiano tutte per aiutare i loro clienti ad evadere meglio sarebbe ancora meglio.

Ovvio poi che sia tutto rapportato, se in parlamento si mandano i criminali è inutile poi stupirsi se a cascata anche altri pensino che violare la legge rientri nel loro diritto. Che se pò ‘ffa’.

Tiziano Ferro, confermata l’evasione
fiscale: “Aveva residenza fittizia in Uk”

silvio berlusconi in uno di quei paesi in cui chiedono residenza quelli che non vogliono pagare le tasse in Italia, sarebbe in galera non da cinque mesi ma da un bel po’. Qui invece il leader del partito della cosiddetta opposizione lo ritiene un interlocutore con cui realizzare le leggi. E così non si capisce più dove sta il giusto.  

La piramide è marcia dal vertice. In un paese normale non esisterebbe nemmeno una figura come quella di Antonio Mastrapasqua.

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Videomessaggio B., vent’anni iniziava l’era del conflitto d’interessi

 

Mastrapasqua fu quello che disse che l’INPS è a rischio bancarotta perché lo stato non paga. Mentre a questo stato basterebbe non produrre e foraggiare i Mastrapasqua dai 25 incarichi tutti superstipendiati per risollevare il bilancio, non solo quello economico ma soprattutto quello etico. E l’indefinibile sanguisuga prestata alla politica, quella che “rifarebbe tutto quello che ha fatto” dopo aver pianto quando lo ha fatto, quella riforma Fornero con cui ha ridotto alla fame migliaia di persone, le ha umiliate, disse di lui che “era tutto regolare”. Venticinque incarichi significa dedicare meno di un giorno al mese ad ognuno e nessuno in Italia ha la possibilità di lavorare meno di un giorno al mese. Al mese.

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MAXI-TRUFFA ALLO STATO, INDAGATO MASTRAPASQUA

Antonio Mastrapasqua, presidente dell’Inps, vicepresidente di Equitalia e titolare di un’altra ventina di incarichi di grande rilievo, è indagato dalla procura di Roma per truffa, falso ideologico e abuso d’ufficio: all’Ospedale Israelitico, di cui è direttore generale, sono state trovate oltre 12mila cartelle cliniche falsificate. Sotto la lente degli inquirenti 85 milioni di euro di fatturato, tra rimborsi non dovuti richiesti alla Regione Lazio e “ingiusto vantaggio patrimoniale”, ottenuto tramite un protocollo d’intesa che definiva modalità di controllo al di fuori delle regole, sottoscritto con l’ex direttore programmazione sanitaria della Regione, Ferdinando Romano, anch’egli indagato. Mastrapasqua è uno dei potenti “Dirigenti di classe”, sempre gli stessi, che attraversano le porte girevoli delle grandi imprese pubbliche accumulando poltrone e stipendi, e di cui Report ha raccontato nell’inchiesta di Giovanna Boursier del 21 ottobre 2012. Antonio Mastrapasqua, oltre ad essere Presidente Inps, vicepresidente Equitalia e da qualche mese anche Presidente Idea Fimit [l’Sgr che gestisce molti immobili pubblici] è anche nei collegi sindacali di una ventina di società private, oltreché Direttore dell’Ospedale Israelitico di Roma.

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AZIONARE IL MONITO AUTOMATICO – Marco Travaglio, 26 gennaio

È da Capodanno che Re Giorgio non monita. Non era mai accaduto in quasi otto anni che tenesse la bocca chiusa per 25 giorni di fila. E Napolitano senza monito è come il Cainano senza gnocca. Dev’essere successo qualcosa, gli osservatori s’interrogano pensosi. Che abbia finalmente dato una ripassatina alla Costituzione? Che tema l’impeachment? Che abbia paura di disturbare i lavori in corso del Pregiudicatum di Renzi & B.? Che preferisca impicciarsi sottobanco anziché alla luce del sole? Forse la spiegazione è molto più semplice: i moniti sono diventati inutili perché il potere s’è napolitanizzato col monito automatico.

Renzi era partito annunciando che Napolitano poteva continuare a fare il capo dello Stato e – visto che Letta non ha nulla in contrario – anche del governo, ma il segretario del Pd voleva farlo lui. Poi però, appena incontrato B., è corso a informare “il Colle” e non passa giorno senza che mandi la Boschi a riferirgli sullo stato di avanzamento lavori della legge elettorale, non si sa bene a che titolo. Giuliano Ferrara, che fino all’altroieri tuonava contro il Quirinale per la mancata grazia al padrone pregiudicato, strepita ogni giorno contro le intercettazioni di Riina con la scusa di “difendere Napolitano” (e naturalmente B.) da non si sa bene cosa, né come, né perché.

Ieri il Foglio era tutto un pullulare di corazzieri vecchi (Violante) e nuovi (Sofri) allarmatissimi perché Riina parla e nessuno gli mette la museruola o il silenziatore. Il participio presente del verbo Violare ha campato per anni su un’esternazione di Riina dalla gabbia di un processo nel ’94, quando Totò ‘u Curtu lo nobilitò come eroe e icona dell’antimafia insieme a Caselli e Arlacchi: “I Casella, i Violanta, gli Allacche… sono comunisti che portano avanti un disegno… Il nuovo governo si deve guardare dagli attacchi dei comunisti”. Il nuovo governo era presieduto da B. e Violante, appena costretto a dimettersi dall’Antimafia per una sfortunata intervista a Minzolini, fu ben lieto che Riina parlasse. Ora che invece il boss non se lo fila proprio ed esorta Napolitano a non testimoniare e incita i suoi corazzieri ad assestare qualche altra “mazzata nelle corna a questo pm” Di Matteo, bisogna mettergli la sordina, perché si tratta certamente di “una messinscena”. Comodo eh?

Notevole pure Sofri, che solidarizza con i colleghi detenuti e con il presidente della Cassazione Giorgio Santacroce, già commensale di Previti, che ha mandato in sollucchero Napolitano con l’appello all’amnistia e all’indulto per scarcerarne 30 mila; ma versa una lacrimuccia anche per i poveri mafiosi in isolamento, vittime dello “spirito vendicativo” di chi vorrebbe ripristinare un serio 41-bis dopo le voragini aperte in vent’anni di trattative Stato-mafia. L’apoteosi del monito automatico si verifica però a Palermo, dove il presidente della Corte d’appello fortunatamente prossimo alla pensione, Vincenzo Oliveri, parla come se lavorasse a Bolzano. Infatti non dice una parola in difesa dei magistrati siciliani minacciati da Cosa Nostra o addirittura condannati a morte da Riina. In compenso si profonde in ampi inchini e salamelecchi a Sua Altezza Reale: “Abbiamo (noi chi? boh, ndr) un debito di riconoscenza nei confronti del capo dello Stato, per cui quando s’è tentato di offuscare la sua immagine con il sospetto di sue interferenze in un grave procedimento in corso qui a Palermo, i nostri giudici li hanno dichiarati da subito totalmente infondati”.

Riconoscenza per avere delegittimato i pm che indagano sulla Trattativa trascinandoli alla Corte costituzionale? O per aver accampato scuse puerili per non testimoniare al processo? Sospetti di interferenze infondati malgrado le telefonate in cui D’Ambrosio diceva a Mancino che il presidente sarebbe intervenuto su Grasso e aveva scritto al Pg della Cassazione per assecondare le proposte indecenti dell’ex ministro inquisito? E in che senso sarebbe “grave” il processo sulla trattativa? Se i capi delle toghe sono tutti così, sfido io che Sua Maestà non monita più: gli obbediscono prima ancora che dia gli ordini.

 

Pretendi anche tu l’impunità: chiedi la grazia a Napolitano

Danilo Maramotti

Sottotitolo: Equitalia ti tormenta con le sue richieste di metterti in regola col fisco? non fare come chi si è impiccato, dato fuoco, si è sparato un colpo in testa, e in quei casi lo stato si è guardato bene dall’intervenire per dare una mano a chi doveva regolare piccoli contenziosi da poche migliaia di euro, mica settemilioni [la minima parte di un totale già condonato dalla prescrizione]:  fai come berlusconi, fregatene e inoltra una richiesta di grazia al presidente Napolitano, vista la sua cortesia nel trattare il più delinquente di tutti con quello che viene chiamato nel gergo politico “garbo istituzionale”, non potrà ignorarla. 

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Il fatto che Aldo Busi la pensi come me mi rassicura: sempre meglio essere in sintonia con lui che con Polito ad esempio, che fino a ieri si augurava per berlusconi una via “ragionevole”, che tradotto nella lingua di chi usa la lingua per mestiere significa concedere la grazia al delinquente.

Oggi mi accorgo di essere stata troppo ottimista e moderata, pensavo infatti che berlusconi avesse creato un precedente pericoloso solo per quanto riguarda la delinquenza in politica, ovvero che da lui in poi tutti quelli che hanno contenziosi da regolare con la legge e svolgono un’attività non dico politica perché questa è morta da un pezzo ma parlamentare potranno chiedere, pretendere di ottenere le sue stesse garanzie, una su tutte quella di delinquere e restare impuniti.

Ma mi sbagliavo: da lui in poi TUTTI potranno fare la stessa cosa, perché i reati di berlusconi non hanno niente a che fare con l’attività politica e nemmeno con quella parlamentare, sono reati comuni da criminali comuni.

Quindi, rifaccio le domande ché tanto Repubblica non le fa più, mica si parla di mignotte e festini qui: perché lui sì e i tutti, i noi no?

Perché un delinquente condannato deve avere delle garanzie istituzionali a sua tutela e protezione dall’esecuzione di una sentenza che lo riguarda e gli altri no?

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La grazia all’evasore umilia un intero popolo 

Aldo Busi, Il Fatto Quotidiano, 15 agosto

Se Napolitano concederà la grazia a Silvio Berlusconi, anche senza metterlo in grado di ricandidarsi, e io fossi in carcere, lo metterei a ferro e fuoco, inciterei alla rivolta collettiva, non avrei pace fino a che ogni prigione italiana non fosse in fiamme, e pazienza se bruciassi tra i primi; se Napolitano concedesse la grazia a Silvio Berlusconi, comincerei ad accettare serate in nero, visto che finora o sono state tutte puntualmente fatturate o non hanno avuto luogo – e quattro o cinquemila euro in nero, con l’ospitalità pagata, moltiplicati per almeno sei/sette serate all’anno cui rinuncio per la mia inflessibilità fiscale non sono pochi, e moltiplichiamoli pure per vent’anni per non dire trenta: una fortuna che giustificherebbe una residenza offshore come minimo a Montecarlo. Del resto non capisco come io abbia voluto essere tanto codino e perbenino ed esemplare, ridicolo infine, nei confronti di uno Stato che ha fatto del ladrocinio la sua prima ragione di sopravvivenza, non pagando le aziende che gli hanno prestato servizio (o pagandole a spizzichi e bocconi allorché erano già sull’orlo della bancarotta o già costrette a dichiararla ) e non firmando alcuna legge contro l’omofobia né per i diritti civili di tutti i cittadini, ora più necessarie che mai alla luce, tenebrosissima, delle leggi di vera e propria persecuzione contro gli omosessuali emanate dal famelico fratricida Putin, disumanità contro la quale ancora non si è levata una voce di protesta in seno a questo Parlamento farlocco. Se Napolitano concederà la grazia a Berlusconi, d’ora in poi farò anch’io carte false per non pagare le tasse per intero, anche se la vedo dura, non ho alcun business in ballo che mi dia questa possibilità, serate a parte, anche queste in grande decadenza data la crisi più culturale che economica, capaci ormai di chiedermi di portarmi lenzuola e saponetta. Immagino che, se Napolitano concederà la grazia al metodico evasore e profittatore Silvio Berlusconi, milioni di italiani seguiranno il mio esempio, ovvero aumenteranno l’economia sommersa in cui, a differenza di me, già sguazzano allegramente e impunemente.

Non ha alcun senso fare tanti salamelecchi anticostituzionali e antiistituzionali a Silvio Berlusconi per mantenere a tutti i costi vivo questo governo: è obbrobriosamente masochistico e antipatriottico risparmiare qualche lacrima ora per parare l’inevitabile diluvio in agguato. L’unico compito di questo Governo era, a parte votare leggine di improcrastinabile senso civico proprio all’Occidente più evoluto e progressista, cambiare la vigente legge elettorale. Non varando nemmeno questa, l’esecutivo a forza di eseguire seguendo una carretta impantanata non ha fatto niente, quindi sempre meno farà e men che meno farà una legge elettorale all’insegna delle preferenze assolute, visto che loro deputati e senatori del momento sarebbero i primi a non essere eletti e a doversi inventare un lavoro, magari per soprammercato forzatamente onesto, che non tutti hanno. Prima cade, meglio è. Se non cade perché è Silvio Berlusconi, a grazia concessa, a tenerlo in piedi, significa solo che è caduto, come dire, due volte, e stabilmente caduto e decaduto, e del suo strisciare farà ancor più la nostra sragione di delinquere per non essere dammeno votandoci così al suicidio programmatico di massa.

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Graziami ma di baci saziami
Marco Travaglio, 15 agosto

Dopo aver autorevolmente precisato che le sentenze definitive si eseguono e se ne prende financo atto, sorprendentemente svelato che B. è stato più volte premier, inopinatamente sostenuto che per ottenere la grazia bisogna chiederla e per brevità omesso altri originalissimi concetti — tipo che per vincere al Totocalcio bisogna giocare la schedina, che il sole scalda e la pioggia bagna — il nostro geniale Presidente ha subito orientato i numerosissimi neuroni verso una nuova, appassionante impresa: lo studio della forma di grazia più appropriata per garantire l'”agibilità politica” al noto delinquente pregiudicato e dunque salvare il Paese. 

Sulla scrivania di Castelporziano, presidiata notte e giorno da consiglieri, giuristi, azzeccagarbugli, pompieri, cinghialotti e upupe presidenziali, si ammonticchiano papiri fenici, lapidi assiro-babilonesi, iscrizioni egizie, rotoli sumeri, copie apocrife dei manoscritti di Qumran, della stele di Rosetta e del codice di Hammurabi per compulsare le varie ipotesi sul tappeto e scegliere la più confacente alla bisogna.

Grazia bonsai. Estingue la pena detentiva, ma non quella accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici. Cioè B. non finisce né in galera, né ai domiciliari, né ai servizi sociali (con gran sollievo dei medesimi), ma non può più mettere piede in Parlamento(dove peraltro non metteva piede nemmeno prima). Controindicazione: il Pdl, ma soprattutto il Pd, sentirebbero la sua mancanza e non reggerebbero allo choc.

Grazia extralarge. Estingue sia la pena detentiva sia quella accessoria, ma nulla può contro la legge Severino (votata pure dal condannato) che rende decaduti e incandidabili i condannati a più di 2 anni. Controindicazione: crea un pericoloso precedente. 
Se in Parlamento non possono più entrare nemmeno i pregiudicati, non si sa più come riempirlo.

Grazia monouso. Estingue tutto (pena detentiva e accessoria, decadenza, incandidabilità), ma per una sola condanna: nel nostro caso la frode fiscale Mediaset. Controindicazione: se ne arrivano altre tipo Ruby, telefonata Fassino, Tarantini, Lavitola, De Gregorio, compravendita testimoni, siamo da capo a dodici.

Grazia multiplex Ikea. Estingue tutto e per tutte le condanne passate e future. È una sorta di bonus da conservare e spendere per ogni evenienza. Da esibire sul cruscotto dell’auto accanto al pass per la Ztl, così i giudici girano al largo e risparmiano tempo e processi inutili. Disponibile anche nel modello Ikea: te lo monti da solo a tuo gusto. Controindicazione: la licenza di delinquere vale solo per il titolare del bonus e non per parenti o compagni di partito, che potrebbero reclamare analoga agibilità.

Grazia formato famiglia. Consente al graziato di trasmettere la clemenza, per contagio diretto, a congiunti e consanguinei fino al terzo grado. Utilissima in caso di successione dinastica di padre in figlia-tutta-suo-padre, riottosa per non finire come lui. Controindicazione: esclude i compagni di partito non imparentati col capo, che potrebbero eccepirne l’incostituzionalità per violazione del principio di uguaglianza di tutti i cittadini contro la legge.

Grazia Smartbox. Il prezioso cofanetto, disponibile nelle migliori librerie e pieno di irresistibili idee regalo, dà diritto nell’ordine a: immunità assoluta per qualunque reato purché commesso da politici; viaggio e soggiorno in paesi esotici dove le tasse sono proibite per legge; apertura gratuita di conto bancario intestato a società offshore; abbonamento omaggio a il Giornale e/o Libero; supersconti sull’acquisto di libri di Panebianco, Ostellino e Polito; massaggi in centri benessere con musiche new age o in alternativa con letture scelte dagli editoriali di Sallusti; trapianti piliferi a presa rapida; niente estradizione. Tutto compreso. Controindicazioni: nessuna. 
Nemmeno la fatica di chiedere la grazia: lo Smartbox può ritirarlo direttamente il cane Dudù. 
Astenersi incensurati.

Italia: un paese allergico all’uguaglianza

Lo stato biscazziere che con una mano dà e con l’altra toglie: mentre si inaspriscono leggi che trasformano tutti gli uomini in ipotetici mostri violentatori, assassini, meritevoli di un marchio perenne di disdoro sociale, si approva il decreto svuotacarceri per liberare chi delinquente lo è stato davvero e probabilmente tornerà a svolgere le sue attività consuete. C’è sempre un buon motivo per dispiacersi di essere nati in questo paese ridicolo e pietoso che è l’Italia.

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Prevenire è rieducare, Concita De Gregorio –  La Repubblica

Questa non è una legge per prevenire né per educare ma per reprimere.

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Il decreto (“sicurezza”) repressivo su femminicidi e #NoTav

Mauro Biani

In questo paese c’è chi vuole, pretende ed esige una legge  che  dica che uccidere una donna deve essere più grave  più grave di farlo ad un uomo. 

Che pretende ed esige un diverso trattamento per lo stesso reato in base al sesso del colpevole.

Mentre non deve essere il genere della vittima a stabilire la gravità del reato ma il reato. E uno o mille non fa differenza.

Nei numeri, che vengono diffusi dalla malainformazione italiana a proposito di “femminicidio”,  lo si è detto tante volte, viene inserito tutto, anche il figlio che ammazza la madre perché non gli dà i soldi per drogarsi: è “femminicidio”? no, però aumenta il bottino e viene usato anche quello per strumentalizzare l’emergenza che non c’è.

 Questo è il risultato dell’aver insistito per pretendere una legge “ad donnam” di cui un paese normalmente civile non ha bisogno. 

Le leggi contro violenze e omicidi [omicidi, non femminicidi] ci sono, bastava farle rispettare;  il risultato dell’aver manipolato e orientato l’opinione pubblica diffondendo dati allarmistici in merito ad un’emergenza che stando ai numeri, alle statistiche europee e internazionali non è mai esistita.

In Italia dopo le donne ma per altri motivi, legati alla posizione sociale prima di tutto,  gli omosessuali a cui si negano diritti normalissimi che tutti i paesi civili concedono si discrimineranno  anche i morti ammazzati.

Sarà felicissima anche Laura  Boldrini che si è fatta promotrice della norma contro il cyberbullismo, sacrosanto contrastare e punire con la legge  le minacce e lo stalking via web ma chissà perché finché le minacciate, molestate e perseguitate eravamo noi utentesse semplici di questo fenomeno non è mai fregato niente a nessuno e men che meno alla legge.

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Meno male che abbiamo questo bel governo delle larghe intese che pensa al nostro bene.
Come avremmo potuto fare senza una legge contro la violenza sulle donne con dentro, infilata un po’ come si fa con le cosiddette milleproroghe dove si può trovare l’incredibile, impossibile e inenarrabile, una norma che estenda il divieto di maltrattare e ammazzare le donne nei cantieri e allo stadio? questo, non sembra, ma è un governo all’avanguardia, previdente. 

Le donne devono smettere di farsi picchiare e ammazzare da sconosciuti carpentieri, manovali, ultrà e continuare a farselo fare nel comodo e nell’agio delle proprie case da mariti, compagni e fidanzati professionisti.

Le leggi speciali sono leggi fasciste: un paese che ha una Costituzione che pone i cittadini allo stesso livello, che siano bambini, donne, uomini, omosessuali, lesbiche e trans e che specifica che la legge è uguale per tutti non ha bisogno di leggi pro o contro una fascia particolare di persone come in questo caso.

Questa legge fa schifo, è anticostituzionale perché discriminatoria, non tiene conto della volontà delle donne, le mette in una condizione di minorate incapaci di intendere e di decidere  da sole, pone gli uomini a rischio denuncia anche per una banale lite come se ne fanno tante. 

Una donna che ha vecchi rancori e contenziosi da risolvere con il marito/compagno può inventarsi la violenza e il maltrattamento, succede tutti i giorni, e adesso sbatterlo anche  fuori casa [“alle forze di polizia viene data la facoltà di buttare fuori di casa il coniuge violento, se c’è un rischio per l’integrità fisica della donna”].
Oppure, qualora la donna decidesse di ritirare la denuncia non lo può fare; un uomo resta marchiato a vita come col peccato originale.

Naturalmente quando si parla di “coniuge violento” è scontato che sia il marito perché noi donne no, non siamo capaci di violenze.

Questa è una legge infame concepita da vigliacchi che hanno voluto inserire in un contesto dell’altro che non c’entra niente come l’inasprimento delle norme contro gli attivisti No tav e sfido chiunque, anche la femminista più vetero a trovare un’attinenza tra il fenomeno della violenza sulle donne che comunque, vale la pena ripeterlo non costituisce nessuna emergenza sociale e le proteste di chi da anni sta solo difendendo il suo territorio da un abuso gigantesco, inutile e che serve solo a far arricchire i soliti delinquenti amici dello stato.

***

E, a proposito di disuguaglianze:

Malcostume, mezzo gaudio
Marco Travaglio, 9 agosto

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
Caro Presidente Napolitano, sono un barista di Capri multato e denunciato dall’Agenzia delle Entrate per qualche scontrino non battuto nell’ultimo blitz del 2 agosto. Mentre gli agenti del fisco irrompevano nel mio locale, stavo leggendo le cronache sulla condanna di Silvio Berlusconi per una frode fiscale da 7 milioni di euro, residuo di un’evasione da 360 milioni di dollari falcidiata dalla prescrizione. 

E ci sono rimasto male, per la condanna ma soprattutto per la denuncia: gli avvocati del condannato e alcuni ministri del governo che ha disposto il blitz sostenevano che non si condanna chi ha versato all’erario miliardi, al cui confronto i 7 milioni dimenticati sono bruscolini, dunque B. è innocente. Ho provato a difendermi allo stesso modo, rammentando agli agenti del fisco che nella mia vita ho battuto migliaia di scontrini, al cui confronto quei 10 o 12 dimenticati sono quisquilie, dunque sono innocente. Ma non hanno sentito ragioni. 

Uno ha pure fatto lo spiritoso: “Guardi che la modica quantità per uso personale vale
solo per l’hashish e la marijuana, non per le tasse”. 

Però ho ripreso fiducia quando ho letto che Lei, appena condannato B., ha subito chiesto la riforma della giustizia (giusto: è scandaloso che qualche processo non vada in prescrizione). E che, appena Schifani e Brunetta sono saliti sul Colle a perorare l'”agibilità” del loro capo, s’è impegnato a “valutare e riflettere attentamente” come evitare che i gendarmi raggiungano pure lui per arrestarlo. Io sono un vecchio garantista e auguro al collega evasore tutto il bene possibile: se va bene a lui, buona evasione a tutti. 

Malcostume mezzo gaudio, diceva il nostro Totò. Però un filo di risentimento verso chi evade e poi manda i blitz ai colleghi confesso di nutrirlo: sono cose che non si fanno, dài. Non vorrei che alla fine l’unico evasore beccato con le mani nel sacco (e che sacco!) a farla franca fosse proprio lui. 

A quel punto m’incazzerei di brutto. Io non conosco Schifani e Brunetta e francamente non saprei chi mandarLe a perorare la mia agibilità. Posso chiedere a mio cognato di fare un salto al Quirinale. In alternativa Lei potrebbe passarmi il numero verde dell’Sos Colle per le vittime della malagiustizia: quello di Mancino, per capirci. 

L’importante è che Lei “valuti e rifletta attentamente” anche sulla condizione mia e di quanti, come me, evadono e vengono beccati. Perché, come dice il viceministro Fassina, lo faccio per sopravvivere; e soprattutto, come direbbero Scajola e Ghedini, a mia insaputa. Non le dico la faccia che han fatto gl’ispettori quando ho provato a convincerli che mi stavano denunciando in base al teorema del “non poteva non sapere” che tanto male ha fatto all’Italia con Mani Pulite cancellando un’intera classe politica. Ho buttato lì anche il caso Tortora, che si porta su tutto. 

E ho aggiunto che B. avrà pure avuto milioni di voti, ma anch’io mi sono candidato a presidente dell’assemblea del mio condominio e mi han votato tutti. 

Apriti cielo! 

C’è mancato poco che mi arrestassero: se non son finito subito al gabbio è solo perché li ho convinti — citando Corriere , Sole- 24ore e alcuni dirigenti Pd– che non è sportivo eliminare gli evasori per via giudiziaria: meglio batterli nelle urne. Infatti ho deciso di scendere in campo: tanto la legge Severino sull’ineleggibilità dei condannati era uno scherzo, vero? Non vorrei imbattermi in giudici come quell’Esposito che prima condanna Wanna Marchi e poi Berlusconi, dunque è prevenuto contro noi truffatori. Quello che legge il Fatto e Repubblica , e per giunta confessa di condannare i colpevoli: dove andremo a finire, roba da ricusazione immediata. 

Confido molto nel ritorno all’immunità parlamentare, voluta dai nostri padri costituenti per proteggere dallo strapotere delle toghe chi froda il fisco e si rifugia in Parlamento. Ora La saluto, perché qualche scontrino devo pur batterlo, ogni tanto. 

Ci vediamo alla Camera o al Senato: mi dicono che è pieno di colleghi.

Il self made man con la naturale propensione a delinquere

A proposito di clima d’odio: mandano dei proiettili ad un pm che guardacaso si sta occupando di un processo che vede imputato silvio berlusconi forse, e anche, perché dei politici fra cui il ministro dell’interno e vicepresidente del consiglio vanno, nel giro di due mesi due volte, a manifestare contro la Magistratura?  non dico il pd che ormai non dà più segni di vita propria ma almeno Napolitano, da bravo capo del CSM avrà da dire qualcosa o starà zitto in nome della pacificazione nazionale e dell’abbassamento dei toni?
Sono preoccupata. E non certo per quel clima d’odio di cui vaneggiano i politici e i giornalisti servi al seguito.
Sono preoccupata perché i veri produttori di odio hanno le mani libere.
Ecco perché ho scelto di non condividere la critica tout court nel merito della frase sulla furbizia orientale pronunciata da Ilda Boccassini.

Ci sono persone che vanno tutelate e protette anche da un loro errore.
Ricamare intorno alla Boccassini una polemica durata giorni su una cretinata come quella, a cui hanno partecipato anche autorevoli intellighenzie di sinistra è uno sbaglio da non fare mai.
Perché significa prestare il fianco a chi poi la “critica” per mezzo della minaccia mafiosa.

BERLUSCONI VERTICE DELL’ILLECITO

Nelle motivazioni della sentenza di Appello del processo Mediaset che ha confermato la condanna a
4 anni si legge di “un sistema portato avanti per molti anni” e “proseguito nonostante i ruoli pubblici”
LA CASSAZIONE SU RICHIESTA SPOSTAMENTO PROCESSI: “PURA DILAZIONE DEI TEMPI”

La Cassazione sul processo Ruby: “da Berlusconi accuse infamanti alle toghe di Milano”.

In Italia non c’è più un solo fatto legato alla criminalità pesante e alle mafie che non sia passato per la strada di silvio berlusconi.
Di diritto, di rovescio, di traverso e di nascosto lui c’è sempre.
Per liberarsi di lui c’è rimasta solo l’Alta Corte per i diritti dell’uomo; le vie legali, normali, democratiche sono finite, anzi, non sono mai nemmeno cominciate.

Il superprotetto dalle istituzioni e dalla politica; quello che, ad estrometterlo dalla politica per legge, come avrebbe dovuto essere da subito e da sempre, ci si fa una brutta figura, anzi, una figura ridicola, come c’insegna il bravo professor Monti.

E vediamo se anche dopo aver letto le motivazioni circa il processo mediaset qualche altro illustre luminare, qualche altra eccellenza bigia e grigia avrà il coraggio di dire che l’ineleggibilità di berlusconi è inopportuna perché la gente lo vota, no?
Servi: solo servi a disposizione di un delinquente.
Parassiti strapagati, gente che ha prodotto solo danni irreparabili e che ha la pretesa di ammantarsi con aggettivi pomposi: onorevoli, senatori, presidenti.

“Loro non cambiano”; aveva ragione Rosaria Schifani al funerale di Giovanni Falcone e della sua scorta fra cui il marito maciullati dal tritolo mafioso a Capaci.

Nessuno si è inginocchiato e nemmeno è cambiato, anzi sono tutti perfino peggiorati, se possibile.Questo è uno stato che abbandona gli onesti a vantaggio della protezione dei delinquenti; soprattutto uno.

Mandate via i figli, ve lo chiedo io in ginocchio.


L’alleato del PD

Preambolo: confermata la condanna a berlusconi, ma c’è  sempre la Cassazione e la consueta premura di Napolitano.
Non vorremmo mica impedire a berlusconi di poter partecipare alla delicata fase politica che ci sarà anche fra due anni, tre, cinque, dieci e oltre?
Che razza di democrazia è quella che impedisce ai delinquenti di potersi occupare dei loro reati e della politica in simultanea?

Non è carino, ecco, anzi, un bel sit in di solidarietà per silvio ci sta tutto.
Pd e pdl capitanati da Al Fano tutti al tribunale di Milano come ai vecchi tempi.
E’ o non è il governo della responsabilità?
Beh, oltre a quella civile esiste anche quella penale.

Giorgio Santacroce, eletto presidente della Cassazione, è un amico personale di previti e berlusconi.

Sottotitolo:  fa semplicemente senso per non dire schifo sentire certi commentatori, opinionisti e perfino giornalisti rassicurarci che berlusconi non andrà mai in galera come se fosse la normalità, una consuetudine da paese normale e civile la possibilità di comprarsi anche l’impunità, come se fosse normale che la politica che dovrebbe regolare il vivere e il convivere civile per mezzo del rispetto della legge UGUALE PER TUTTI collabori invece ad aiutare i ricchi e delinquenti a non essere condannati.

Come se tutti dovessimo rassegnarci a questa situazione.

Non siamo tutti a libro paga di berlusconi, e nemmeno tutti pensiamo che la pacificazione di un paese, fra la politica e i cittadini, debba passare per il condono tombale sui reati di berlusconi.

B, FRODATORE DELLA PATRIA

Processo Mediaset, l’ex presidente del Consiglio condannato per frode fiscale anche in appello 
Per l’uomo che vuole riscrivere la Costituzione 4 anni di carcere e 5 di interdizione dai pubblici uffici.

In Italia non serve nessuna pacificazione fra la politica e i cittadini finché la politica continuerà a garantire se stessa e non i cittadini; c’è solo un urgente bisogno di ripristinare le basi e il senso vero della giustizia, non solo sociale ma anche quella applicata a chi commette dei reati.

E’ non solo diseducativo, ma proprio moralmente, eticamente e umanamente inaccettabile che in una democrazia occidentale nel terzo millennio venga applicata la giustizia relativamente al censo e al potere dell’imputato.
E lo è ancora di più se si pensa che è la politica ad aver permesso questo; ad essersi fatta garante dei delinquenti perché non è più nelle condizioni di fare pulizia dei delinquenti al suo interno.
Diceva Paolo Borsellino che per un politico conoscere o aver frequentato dei mafiosi non significa automaticamente essere mafioso, ma che è inevitabile che intorno a quel politico si possa creare quell’alone di sospetto per cui sarebbe meglio se fosse la politica stessa a tenerlo fuori.

berlusconi i mafiosi non solo li ha conosciuti e frequentati anche prima di entrare in politica e quando aveva già commesso molti di quei reati che gli sono stati contestati dopo, ma se ne teneva uno in casa in qualità di stalliere e baby sitter dei suoi figli, e da un amico dei mafiosi [oggi condannato per concorso esterno ma che però può continuare bellamente a potersi fregiare dell’appellativo di senatore e a fine mese riscuotere uno stipendio pagato coi soldi dei cittadini] si è fatto fare quel partito con cui scese in campo per il bene del paese e cioè il suo. 

E queste premesse, aggiunte alla famosa ineleggibilità relativa a b., avrebbero dovuto essere un motivo più che valido per vietargli l’accesso non solo a quei piani alti della politica che ha potuto scalare senza nessuna difficoltà proprio grazie alla collaborazione di chi avrebbe dovuto impedirlo ma nel parlamento stesso.

Quindi non è assolutamente vero che b., è un perseguitato dalla giustizia, siamo noi cittadini ad essere i perseguitati da vent’anni, costretti a vivere in un paese attorcigliato alle sue vicende giudiziarie, costretti ad aver sopportato che il parlamento della repubblica italiana sia stato trasformato nella dependance di una delle tante ville di silvio berlusconi, un posto dove la prima preoccupazione della politica, tutta, di destra di centro e di centrosinistra, è stata quella di risolvere i guai di b per mezzo di leggi apposite, di legittimi impedimenti, di qualsiasi provvedimento che gli potesse consentire di non essere sottoposto a dei giusti processi e accettarne le relative sentenze così come avrebbe dovuto essere, se la giustizia è davvero uguale per tutti.
Ed è con uno come silvio berlusconi che il centrosinistra, nella figura del partito democratico, ha accettato quelle “larghe intese” con cui formare un governo “di responsabilità”.

Pacificare l’evasione
Marco Travaglio, 9 maggio

Per la prima volta nella sua lunga carriera di imputato, Silvio B. è stato condannato in appello, ultimo grado di merito, a conferma della prima sentenza che gli infliggeva 4 anni di reclusione, 5 di interdizione dai pubblici uffici e 10 milioni di danni da pagare al fisco per una mega-frode fiscale durata dieci anni. Ora gli resta soltanto la Cassazione, presieduta proprio da ieri da un vecchio amico di Previti. Che però può valutare solo i profili di legittimità, mentre i fatti sono definitivamente accertati, così come illustrati dalle motivazioni del Tribunale: B. è un criminale matricolato che ha mostrato “particolare capacità di delinquere nell’architettare” e “ideare una scientifica e sistematica evasione fiscale di portata eccezionale” che gli ha procurato “un’immensa disponibilità economica all’estero, ai danni non solo dello Stato, ma anche di Mediaset e, in termini di concorrenza sleale, delle altre società del settore” tv. Il noto delinquente ha governato l’Italia, direttamente o indirettamente (nascosto dietro Monti e Letta jr.), per 11 anni su 19. È con questo delinquente che il mese scorso il Pd s’è appena alleato per rieleggere Napolitano e fare il governo che deve “pacificare” l’Italia dopo vent’anni di “guerra civile”. La guerra fra guardie e ladri, fra chi non paga le tasse e chi le paga anche per lui. Mentre plotoni di finti tonti rimuovono la biografia penale e politica di B., chiamando “pace” l’impunità al delinquente, e mentre si attende che il Pd trovi le parole per definire il suo pregiato alleato, è il caso di ricordare l’oggetto del processo Mediaset. Checché ne dicano i servi di Arcore, la Procura ha dimostrato “con piene prove orali e documentali” che nel 1995-’98 (quando B. era già in politica da un pezzo) la Fininvest e poi Mediaste acquistarono 3mila film dalle major Usa con 13mila passaggi contrattuali per gonfiare i costi, abbattere gli utili, pagare meno tasse e accumulare una fortuna per B. e famiglia nei vari paradisi fiscali, con due diversi sistemi: i film rimbalzavano da una società fittizia all’altra, aumentando ogni volta di prezzo (le decine di offshore create ad hoc dall’avvocato Mills, tutte riferibili al mandante B.); e altri passaggi-fantasma venivano assicurati da “intermediari fittizi” come il produttore Frank Agrama, prestanome di B., anche lui condannato. Risultato: costi maggiorati per 368 milioni di dollari, con evasioni fiscali sulle varie dichiarazioni fino a quella del 2004. L’inchiesta partì nel 2002, il dibattimento nel 2006. In origine i reati erano tre: falso in bilancio, appropriazione indebita e frode fiscale. Poi i primi due caddero in prescrizione, così come gran parte delle frodi (restano 7,3 milioni). E non solo per il naturale passare del tempo: anzi è un miracolo che il processo sia giunto in fondo, visto che in 11 anni s’è trasformato in una corsa a ostacoli, costellata da ben 11 leggi ad personam.Nel 2001 il primo scudo fiscale. Nel 2002 la controriforma del falso in bilancio che, per le società quotate, abbatte le pene e dimezza la prescrizione; il condono fiscale, che sanava un bel po’ di frodi berlusconiane. Nel 2003 il condono fiscale per i coimputati; il lodo Meccanico-Schifani; lo scudo fiscale-bis. Nel 2005 la ex-Cirielli che tagliava ancora la prescrizione e salvava dall’arresto i condannati ultrasettantenni. Nel 2006 l’indulto del centrosinistra, che condonava 3 anni ai condannati passati e futuri (perciò, se questa sentenza diventerà definitiva prima della prescrizione nel luglio 2014, B. non andrà in galera, ma dovrà lasciare il Senato). Nel 2008-2010 il “lodo” Alfano, il legittimo impedimento (due leggi scritte dall’attuale vicepremier e ministro dell’Interno, poi dichiarate incostituzionali) e lo scudo fiscale-tris. Ora, per pacificarci definitivamente col delinquente evasore, manca soltanto l’ultimo passaggio: che l’amico Napolitano lo nomini senatore a vita. 
S’è liberato il posto di Andreotti, lo impone l’ordine alfabetico.

Altro che cazzi

Sottotitolo: In Italia i veri privilegiati sono loro: gli operai. Sono gli unici che guadagnano un sacco di soldi pur svolgendo lavoro subordinato, perché – stando a sentire le dichiarazioni dei redditi degli italiani – tassisti, orefici e gioiellieri, ad esempio, guadagnano meno delle tute blu. Ci dev’essere l’inghippo, è chiaro che gli operai rubano ai poveri gioiellieri il pane e il lavoro. (Roberto M.)

 

“Un paese dove i gioiellieri dichiarano mille euro al mese me lo declassi in serie B? Ma un Paese così merita la Champions League”.

Schettino è la perfetta metafora di questo paese! Uno che dice “va tutto bene” mentre la nave affonda, ricorda qualcuno. (Maurizio Crozza  nella copertina di Ballarò)

La chiusura di Crozza di questa sera, rivolta a Bersani, conferma lo stato pietoso in cui è ridotta questa Italia senza una guida politica: “vada a bordo, cazzo”

 

Un notaio dichiara un reddito medio di 280mila euro, un tassista di 14mila, un commerciante di elettrodomestici ne guadagna, per il fisco, 10mila, e un commerciante di scarpe 7mila euro l’anno. Nella lunga strada che separa queste categorie c’è di tutto.

Tutti i numeri delle dichiarazioni in base agli studi di settore

Le dichiarazioni Irap e Ires
di Antonio Criscione e Saverio Fossati – Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/uBKAF

Un tassista oggi esponeva un cartello: “non voglio essere espropriato dall’ultimo governo comunista del mondo”. Dunque adesso le liberalizzazioni sono comuniste. Non si capisce più niente se non separando e distinguendo gli idioti da chi ha un po’ di senno. E allora mi chiedo: ma ha ancora senso il suffragio universale? No. Un tassista come quello non può annullare il mio voto. Perché è cretino. Completamente. Non sa. È come un bambino di 12 anni che vuole guidare l’auto senza patente: non può votare. Prima fa un esame. E poi vota. Anche Scilipoti se vuole. Ma prima fa un cazzo d’esame. 

 

La serva è ladra e la padrona è cleptomane (Trilussa)

Nicola Cosentino nel settembre 2008 venne pubblicamente accusato di aver avuto un ruolo di primo piano nell’ambito del riciclaggio abusivo di rifiuti tossici attraverso la società per lo smaltimento dei rifiuti Eco4, come emerse dalle rivelazioni di Gaetano Vassallo, un imprenditore reo confesso di aver smaltito abusivamente rifiuti tossici in Campania attraverso la corruzione di politici e funzionari.  Quando Vassallo si presenta ai magistrati dell’Antimafia di Napoli è il primo aprile. Mancano due settimane alle elezioni, tante cose dovevano ancora accadere. Due mesi esatti dopo, Michele Orsi, uno dei protagonisti delle sue rivelazioni fu assassinato da un commando di killer casalesi. E 42 giorni dopo Nicola Cosentino, il più importante parlamentare da lui chiamato in causa, è diventato sottosegretario del governo Berlusconi.

 

Sottotitolo: ‎”Avete fatto delle leggi per mandare in galera i marocchini solo perché entrano in Italia e adesso improvvisamente inorridite di fronte alla galera per uno accusato di camorra?” (Marco Travaglio vs  santanché)

 

Non ne posso più di questa overdose di santanché: lunedì a l’Infedele, stasera da Santoro. Sembra che i talk show politici non possano fare a meno di questa bambola di plastica che, come ha detto Crozza: “è l’unico caso al mondo in cui il silicone si sente danneggiato dal resto del corpo.” Dev’essere una sorta di crisi di astinenza da berlusconi: la usano come metadone.

 

Il banchiere non evade, al massimo fa pace: è pacifista.
(Marco Travaglio)

Brevissimo festivo…

La pagliacciata di Cortina è riuscita a dare dignità perfino a belpietro che ieri sera da Formigli ha detto una cosa semplicissima e che tutti sappiamo: “non c’è bisogno delle retate per individuare i grandi evasori”. Però siccome l’ha detto belpietro che è un dipendente del capobanda allora non vale niente. Stessa cosa per Tosi che, siccome è della lega, se e quando – per caso – dice qualcosa di buon senso allora non si ascolta. Meglio fare le alleanze con casini e rutelli che vanno a spendere 2500 dollari al giorno alle Maldive e poi in televisione fanno finta di commuoversi per i poveri italiani che devono subire gli effetti di una crisi che non hanno contribuito a provocare.
Anno nuovo? mavalà…

 

 

Ma che abbiamo fatto di male, per meritarci tutto questo?

Sottotitolo: Memories 
Ricordiamoci sempre che Berlusconi fu colui che disse che Eluana Englaro “sarebbe potuta restare incinta e avere figli”. Tutto il resto, le grandi opere, i piani per lo sviluppo, le manovre, i ponti sul nulla, la cura del cancro, il completamento della Salerno Reggio Calabria nel 2013, il “meno tasse per tutti”, il più grande statista della storia italiana, le feste eleganti, la rivoluzione liberale, il nuovo miracolo, l’imposizione dell’osceno Minzolini al Tg1, l’aria fritta dei discorsi alla Camera come quello di ieri, sono quisquilie, bazzecole, pinzillacchere rispetto a quella sortita che diede la misura miserabile dell’uomo. (Vittorio Zucconi)

 HA PARLATO BERLUSCONI:
Borsa di Milano -3,71%
Spread sopra quota 370.

A 400 diamo la manina alla Grecia e ce ne andiamo allegramente verso il disastro definitivo. Ma non è delle cazzate del pornoduce e degli sbadigli (11, 12, quanti erano?)  di quel che resta di bossi che voglio parlare. Mi voglio rivolgere delicatamente a Bankitalia che ha avuto la brillantissima idea di chiedere che venga ripristinata l’ICI sulla prima casa.  “Auspicabile una riflessione per reintrodurre dell’Ici sulla prima casa?” No, sarebbe  auspicabile che ve ne andaste a fare in culo e che la smettiate di derubare la gente che lavora onestamente. Sarebbe auspicabile che invece di chiedere che si faccia cassa sulle spalle di chi le tasse le paga e le ha sempre pagate, questi autorevoli banchieri dicano una volta e per tutte a quella banda di impostori, di abusivi della politica che si spaccia per governo che sono degl’incapaci totali che stanno sperperando in modo osceno i soldi dei contribuenti. 

Il capo della ricerca economica di Bankitalia ci mancava. Se il rimedio contro la crisi consiste sempre e solo aggiungendo e aumentando le  tasse facendo credere che non è vero ma che se anche lo fosse che quella è l’unica soluzione, vuol dire che  tutti possono fare i banchieri intelligenti e i presidenti del consiglio migliori degli ultimi 150 anni.

 Io ci voglio stare nello stato, ma non voglio che lo stato si prenda gioco di me.

Bankitalia vuole ripristinare l’ICI sulla prima casa? triplicarla invece sulle megaville dei truffatori evasori sparse in tutta Italia, no, pare brutto.

 La possibilità di andare a prendere i soldi dove sono uno stato serio ce l’ha e non è possibile continuare a spremere chi fa fatica a mettere insieme il pranzo con la cena. Giorni fa sentivo  che entro l’anno prossimo è prevista la consegna di quasi 800 super yacht, chi li ha comprati? con quali soldi? il governo serio di uno  stato appena un po’ normale ha tutti gli strumenti  per vedere chi vive al di sopra delle possibilità che realmente denuncia. Chi ha il suv da 100.000 euro, l’attico in città e la villa al mare, va regolarmente in vacanza almeno due volte l’anno non può denunciare cifre da impiegato statale , è scienza esatta, questa. E se lo fa, lo stato deve andare a vedere dove e come vive, cosa e quanto mangia, quanto spende per vestirsi.  C’è gente  che vive nell’agio e nel benessere ma che è riuscita ad ottenere  perfino l’esenzione dei ticket truffando lo stato cioè noi  mentre i noi tapini e meschini dobbiamo pagare tutto fino all’ultimo centesimo, anche per chi non lo fa.

Quando alla banca non arrivano le rate del mutuo (concesso con tassi da usura) pagate non ti viene mica incontro, ti leva la casa, e allora non vedo nessuna ragione perché l’associazione di tutte le banche italiane si permetta  di suggerire al governo di continuare a chiedere soldi a chi gliene dà già in  abbondanza non ricevendo neanche un terzo dei servizi che gli spetterebbero di diritto invece di suggerire, chenesò? di tagliare ma sul serio quei privilegi di cui beneficiano anche gli operatori bancari.   Adesso, nel questionario del censimento ci chiederanno fra le altre cose come abbiamo pagato matrimoni e funerali,  e magari anche se l’idraulico e il gommista fanno la ricevuta fiscale , cioè,  lo stato chiede ai cittadini semplici, onesti e senza un soldo di aiutarlo a smascherare gli evasori facendo la spia perché da solo non ce la fa.E chissà se  un po’ di vergogna da qualche parte ci sarà rimasta.

 A chi si compra due camere e cucina tra mille sacrifici lo stato non dà niente, però poi chi  una casa la compra, non la chiede al comune né ha la possibilità di averne una ‘a sua insaputa’,  deve dare allo stato perché una casa di proprietà “fa reddito”, anche se ci hai messo 25 anni per pagartela e hai dovuto rinunciare a tutto per riuscirci. 

Intanto l’ICI potrebbe pagarla il vaticano, per esempio, e con gli arretrati possibilmente, ci metteremmo un secondo a sistemare il bilancio e a risolvere la crisi. Ma questa, lo so, non è una buona idea come quella di Bankitalia.