Grave ferita alla pace

Ha ragione Corrado Guzzanti quando interpreta Padre Pizarro: “noi dimo le stesse cose da dumila anni, sete voi che ce venite dietro”.

A una cosa come questa più che con una sonora  pernacchia non si dovrebbe rispondere.

Invece i media la passano come un concetto serissimo e rispettabile.

La colpa – more solito –  non è del papa o del cardinale che ciclicamente esternano o insorgono, ma di chi spaccia certe idiozie per notizie di interesse generale.

Nozze gay, il Papa: “Un’offesa alla verità della persona”

Il gran visir della menzogna ci fa sapere che le nozze gay sono  un’offesa contro la verità.
E quale sarebbe la verità, quella che lui e quelli come lui hanno incartato per duemila e più anni riportando per voce e per iscritto la parola di un dio che nessuno ha mai visto né sentito parlare?

Il papa celebra la pace offendendo  ancora e di nuovo gli omosessuali, le donne che abortiscono non per gioco ma per necessità e chi decide di porre fine alla sua vita in modo dignitoso mentre dà la sua personale benedizione a  Rebecca Kadaga,  ugandese, promotrice della riforma dell’attuale legge contro i “comportamenti sessuali deviati”: omosessualità e bisessualità.

La proposta di legge intende introdurre il concetto di malattia mentale per l’omosessualità e la pena di morte o l’ergastolo per i gay recidivi. Capito? l’omosessualità è qualcosa che si reitera, praticamente un reato, non dunque un orientamento sessuale normale, gli eterosessuali possono “recidivare” quanto vogliono, e magari mettere al mondo nidiate di figli che da quelle parti  moriranno di fame ma non verranno mai accusati di commettere il reato di eterosessualità. 

Più semo mejo stamo vero santità? paura che si rompa il giochino,  eh?

Nota a margine: io sono sempre favorevole al progetto di un vaticano itinerante.

Che vadano un po’ anche altrove a dispensare le loro perle di saggezza, qui è tanto tempo che le ascoltiamo, ormai sono venute a noia. I Francesi avevano capito tutto, ecco perché la loro civiltà qualche passo avanti lo ha fatto, a differenza della nostra che ancora, nel terzo millennio, è legata a doppio filo alle volontà e i desiderata degl’invasori d’oltretevere.

L’Uomo di Dio

“Ho sognato una Chiesa nella povertà e nell’umiltà. Una Chiesa che concede spazio alla gente che pensa più in là. Una Chiesa che dà coraggio, specialmente a chi si sente piccolo o peccatore. Una Chiesa giovane. Oggi non ho più di questi sogni.
Dopo i 75 anni ho deciso di pregare per la chiesa.”

(Carlo Maria Martini)

Il cardinal Martini, già come Papa Giovanni Paolo II (“lasciatemi raggiungere la casa del Padre“)  ha rifiutato l’accanimento terapeutico. Sulle incoerenze della chiesa si potrebbe discutere per secoli e riempire
infiniti tomi e sarebbe tutto inutile.  La loro filosofia ipocrita sta tutta nel banale: “fate ciò che dico e non  quello che faccio”.

E’ morto il cardinal Martini, il medico: “Aveva rifiutato accanimento terapeutico”

Le condizioni di salute del sacerdote, arcivescovo del capoluogo lombardo dal 1979 al 2002, erano peggiorate. E così il cardinal Scola ieri aveva chiesto ai fedeli di pregare per lui. Il prelato, biblista e figura amatissimo a Milano, aveva 85 anni e da sedici era malato di Parkinson.

Adesso si capisce meglio perché Martini non doveva né sarebbe mai potuto  diventare papa.

Troppo civile, moderno, e un  papa si sa, non puó predicare in nessun modo il progressismo.

E la politica italiana a sinistra come a destra continua, nel terzo millennio, ad inseguire la chiesa, le sue menzogne e la sua inciviltá,  le sue ipocrisie e contraddizioni trasformandole in leggi come nelle peggiori teocrazie integraliste oppure NON facendo quelle leggi che renderebbero questo un paese più civile.

Da atea l’ho sempre stimato, lui sì un vero uomo di Dio.

Povero cardinal Martini, che aveva in mente una chiesa che non somigliasse più ad una multinazionale, ad un partito politico, una chiesa che nel corso della sua storia e della nostra di coinvolti inconsapevoli, trascinati spesso in questa specie di setta più per tradizione che per fede vera di chi ci ha preceduto di generazione in generazione non stravolgesse il suo mandato di referente di Dio su questa terra come invece ha sempre e puntualmente fatto.

Perché in Dio si può credere o non credere, quello a cui non si può invece credere è che quel Dio buono, giusto, saggio come ce lo presentano e disegnano da tremila anni avesse potuto anche e solo immaginare quello che invece è accaduto e accade nella sua casa da sempre.

Quello che i “suoi uomini” gli fanno dire.

Anche Il Manifesto mette Martini in prima oggi.

La chiesa con lui ha perso una grande occasione di rinnovamento e noi comunità e società civile un grande uomo.

Un anno fa Mario, ieri, Lucio…

Come Monicelli un anno fa, un’altra bandiera se n’è andata, decidendo lucidamente e coraggiosamente della propria vita. Entrambi uomini liberi, fino alla fine.

 

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“La realtà è che quando un clericale usa la parola libertà intende la libertà dei soli clericali (chiamata libertà della Chiesa) e non le libertà di tutti. Domandano le loro libertà a noi laicisti in nome dei principi nostri, e negano le libertà altrui in nome dei principi loro” (Gaetano Salvemini)

La vita non è sempre degna di essere vissuta; se smette di essere vera e dignitosa, non ne vale la pena. (Mario Monicelli)

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Morale  ipocrita e senza misericordia quella che costringe Magri a “emigrare” e a viaggi con biglietto di sola andata o a gesti estremi come quello di Mario Monicelli, per porre fine a una vita fatta di dolore insopportabile.

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   Roma 29 Novembre 2011

Spero, voglio sperare che la vicenda umanissima di Lucio Magri, che ha deciso di non soffrire più, e ha posto fine al suo dolore, sia di ammonimento e insegnamento.
Magri riteneva intollerabile vivere, preda di una depressione che lo faceva scivolare inesorabilmente in un “buio” provocato da ragioni pubbliche e private che sono insondabili e non vanno giudicate. Per porre fine al suo dolore, ha però dovuto “emigrare”, un viaggio con un biglietto di sola andata, in Svizzera. Questo perché viviamo in un paese dove vige una regola ipocrita, quella del “si fa ma non si deve dire”: la regola dove la maggioranza dei medici e degli infermieri quando vengono interpellati, ammettono che sì, a volte la morte può essere preferibile a un residuo di vita fatta di dolore insopportabile e inutile; dove l’eutanasia si pratica al di là di ogni regola e controllo, perché la mano pietosa di un medico e di un infermiere compie quell’estremo gesto di misericordia che la legge e una “morale” immorale vieta; dove o lo si fa clandestinamente, oppure si è costretti a emigrare come Magri, o si devono compiere gesti di “rivolta” estrema come Mario Monicelli. Dovremmo sapere quanti anziani che si tolgono la vita in modo tragico, gettandosi da una finestra, da un ponte, o impiccandosi, lo fanno perché malati incurabili e vittime di atroci dolori, perché non hanno la possibilità di una morte pietosa e dignitosa che vorrebbero, e viene loro negata. Ma perfino un’indagine conoscitiva del fenomeno, è stata negata.
Rendo omaggio a Lucio Magri, come già lo resi a Mario Monicelli, vittime e martiri di questa morale assurda e ipocrita come lo furono Luca Coscioni, Piergiorgio Welby e Giovanni Nuvoli e i tanti di cui non conosciamo neppure il nome.
Continuerò, con le mie compagne e i miei compagni radicali la lotta per la dignità della vita e del morire, così come la chiedeva, anzi la ESIGEVA Indro Montanelli e tanti con lui. Perché non si sia più costretti a gesti estremi come Monicelli, a viaggi solo di andata, come Magri.  (www.lucacoscioni.it)

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Hasta la victoria, siempre…

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