Ma vergognatevi voi!

Sottotitolo: Napolitano agli azzurri: “siete lo specchio del paese”. Pensavo di aver capito male, avrei voluto aver capito male. Napolitano ci tiene proprio, evidentemente, ad essere ricordato più che altro per la famosa copertina che gli dedicò il Time definendolo “The king”. In effetti in un paese ridotto alla stregua di un feudo medioevale dove a gestire, comandare ma soprattutto intrallazzare  sono sempre gli stessi  personaggi indagati, inquisiti, talvolta condannati ma poi puntualmente riciclati, lavati e candeggiati ma non per questo tornati come nuovi, un re al posto di un presidente ci sta proprio bene, è la giusta figura degna a rappresentarlo.

A me questa leggenda delle italiche tradizioni non ha mai convinto.

L’evoluzione culturale, la civiltà di un popolo passano anche per la capacità di ridimensionare, imparare a dare il giusto valore alle cose. E  saper condannare quel che va condannato, senza sconti né giustificazioni.
Io non ci tengo per niente ad essere rappresentata, paragonata, accomunata a gente a cui piace il soldo facile e che pensa che tutti i mezzi siano buoni, anche quelli illegali, per accumularne ancora e ancora, così come mi sta profondamente sui coglioni chi dice che la politica che abbiamo è quella che ci meritiamo ancora di più detesto chi mi associa ad un manipolo di viziatelli arroganti che spesso si trasformano in delinquenti. E chi se ne frega se questo a Napolitano non piace. Buffon che parla di miserie in questo paese, riferendosi ai cosiddetti ‘detrattori’ è sintomatico di come la malattia di questo paese sia proprio incurabile, uno che scommette un milione di euro dicendo che è come comprare un quadro d’autore, parla della miseria intellettuale altrui, quella di chi, invece, evidenzia le miserie cercando di contrastarle, anche la sua.

Perdenti e lagnosi: Abete si vergogna di chi non ha tifato Italia, riferendosi anche lui alle dichiarazioni di Marco Travaglio non avendo evidentemente capito un cazzo di quel che Travaglio ha detto e scritto come la maggior parte di quelli che lo hanno criticato. E poi ha anche detto più o meno che niente di quel che attiene agli scandali e ai reati compiuti e commessi nel magnifico ed esemplare  ambito del calcio andrà a finire nel dimenticatoio,  chi ha sbagliato pagherà secondo il giudizio di chi è preposto a sentenziare sulle frodi sportive e cioè gli organi di competenza del calcio, ovvero  i giudici sportivi.

Dunque questo è un paese dove i processi vengono istruiti sulla base del ceto e del censo sociali, un feudo dove a comandare e a gestire le cose di tutti sono sempre i  soliti signorotti,  squallidi personaggi spesso con un  curriculum giudiziario, dei precedenti penali  che non gli permetterebbero neanche di fare il bidello in una scuola ma il presidente del consiglio sì, dove i politici vengono giudicati dai politici, gli sportivi dagli sportivi, i preti dai preti and so on.

Ma i giustizialisti  i detrattori, gli antitaliani  siamo – more solito – noi che non veniamo mai giudicati da persone come noi, per noi ci sono le botte, i pestaggi e la galera ordinaria.

Nel frattempo l’imbecille che per onorare questo paese come si conviene l’altra sera al Circo Massimo a Roma  sventolava la svastica nazista è stato arrestato, condannato a due mesi e venti giorni con la condizionale  e rimesso subito in libertà. Condannato solo per resistenza a pubblico ufficiale, non certo, e ci mancherebbe altro,  per il reato che non viene mai sanzionato e punito cioè quell’apologia del fascismo che in Italia sulla Carta è proibita ma nei fatti no. Ma in casi come questi Napolitano, chissà perché, non se la sente mai  di intervenire. Lui che dovrebbe essere, per restare nell’ambito che gli è così caro, il primo e l’estremo difensore della Costituzione, l’arbitro imparziale.

Questa gente qui, quella che Travaglio racconta nell’editoriale di oggi è quella stessa  che Napolitano corteggia con la sua solita viva & viBBrante soddisfazione elevandola a simbolo di questo paese per dire: e allora, vergogna di che, ma, soprattutto chi, si deve vergognare? Travaglio non è un detrattore ma un osservatore della società ed ha il dovere di ficcare il naso dove vuole e di esprimersi quanto e quando vuole. Lui ha detto semplicemente che una vittoria avrebbe significato mettere la pietra tombale sugli scandali del calcio, ed ha ragione, perché è già successo e sarebbe successo un’altra volta. Chi la letto l’editoriale di sabato e spero anche quello di oggi ha capito benissimo quel che voleva dire, gli altri, chi ha letto ma magari non si sforza nemmeno di capire, al solito ci marcia, ché lo sputacchio a Travaglio ci sta sempre bene. Ammenoché non scriva e parli delle malefatte di berlusconi, perché quando scrive e parla di quelle degli altri, ad esempio del piddì rischia lo stesso. Volevo anche ricordare agli smemorati che a lui, tifoso juventino, fu inibito l’ingresso allo stadio di Torino quando iniziò a scrivere di Moggi e delle frodi sportive che non erano e non sono leggende di chi vuole male al calcio e al paese ma sono tristissime realtà italiane.

E, aggiungo, si può essere italiani lo stesso anche senza incarnare il modello del tifoso “a prescindere”.

Dedicato a…
 Marco Travaglio, 3 luglio

A Giancarlo Abete, detto anche “cambio di vocale”: il presidente della Figc che si vergogna per quei due o tre che hanno osato dichiarare il tifo anti “azzurri”. Conservi la vergogna, se ha idea di cosa sia, per questioni più serie. Tipo quel tizio che nel 1979, ai tempi di Breznev e Andreotti, era deputato Dc; dopo tre legislature divenne dirigente pallonaro per meriti politici, senz’accorgersi di decine di Calciopoli; e dopo 23 anni è ancora lì a far la muffa; tant’è che Prandelli, vedendoselo sempre fra i piedi, è sbottato contro l’Italia “paese per vecchi”. Un tale Abete. L’insuccesso gli ha dato alla testa. A Giorgio Napolitano, che a 87 anni si scopre tifosissimo di calcio, ma si scorda di spiegare alla sua signora chi è il tizio che le siede accanto (tale Platini). Poi abbraccia Sbruffon che ha appena attaccato i pm del calcio-scommesse, anziché abbracciare i pm del calcio-scommesse. Infine scrive a Prandelli e telefona a Mancino, anziché scrivere e telefonare ai pm di Palermo che indagano sulla trattativa. A Mario Monti, altro neofita del pallone, che un mese fa voleva “chiudere il calcio italiano per 2-3 anni” per bonificarlo e l’altroieri ha scelto il momento e il luogo peggiore, Kiev, per assistere alla prima partita della sua vita. Con tanti saluti a Julia Timoshenko. Salvo poi lavarsi la coscienza con la letterina paracula al dittatore perché gli faccia vedere la prigioniera. Ma certo, come no.
A Capezzone che, parlandone da vivo, aspettava la vittoria per regolare i conti coi pm (“chiedano scusa a Buffon”). Fortuna che nessuno sragiona come lui, altrimenti ora che Buffon ha perso dovrebbe scusarsi coi pm. A Sergio Marchionne, che cercava di nascondere dietro la bandiera azzurra i disastri della Fiat incapace di vendere auto e rispettare i diritti dei lavoratori: “La finale la vince l’Italia”. Noto patriota con cittadinanza svizzera. Ai tromboni e trombettieri di giornali e tv, grondanti metafore, voli pindarici, ditirambi patriottardi sul “primo tifoso che porta fortuna”, l'”Italia torna a vincere non solo nel calcio”, il “fare squadra”, “l’Italia s’è desta”, le magnifiche sorti e progressive dei “tre Mario”, l'”asse fra Re Giorgio e Cesare Augusto”,
la fine del razzismo irrorata dalle lacrime di Supermario. Ma ande’ a ciapa’ i ratt. Al prototipo degli ultrà italioti, che a Como festeggia la vittoria coi tedeschi sparando fucilate e colpendo una bimba di 10 anni. Ai cosiddetti giornali del “VaffanMerkel” e del “Ciao ciao culona”, come se la Merkel tirasse rigori: ringraziate che in Spagna non esistono giornali equivalenti, sennò sai le risate. Ai pippaioli di Twitter, quattro comari che confondono il pallone con la realtà per saltare sul carro dei vincitori. Non ci sono abituati, ma devono accontentarsi di quello dei perditori. A chi mischia calcio e politica e viene punito col più impietoso dei contrappassi: non basta una bella partita per vincere il campionato. Al più grande biscottificio della storia dell’universo, il calcio italiano, che lanciava sospetti sul “biscotto” spagnolo e ha avuto quel che si meritava: un bel cappotto spagnolo. A Sandro Petrucci, presidente del Coni dalla notte dei tempi, altro dinosauro che deve aver ispirato la denuncia di Prandelli visto che bivacca fra Coni, Federcalcio, Federvolley, Federgolf e politica da 35 anni. L’altra sera gli è bastata una buona partita con la Germania per uscirsene col memorabile “lo spread lo dettano gli azzurri, le chiacchiere stanno a zero”.
Zero a quattro, per la precisione.

Passata l’euforia?

La riflessione più esatta, lucida e precisa che ho letto fino ad ora: certi giornalisti dovrebbero imparare il mestiere da persone capaci di un’analisi eccellente come questa:

“E adesso che tutta la melassa si è trasformata in letame, e potremo tentare senza riuscirci di dimenticare l’infame collage di italianità che la RAI a cui io pago il canone ci ha inoculato prima della partita, mettendo insieme il perfetto eroe antitaliano Falcone (l’eroismo del travet, del burocrate ostinato, grandioso nella sua normalità) con Tardelli, e il papa rivoluzionario Giovanni vigesimo terzo con l’ormai invedibile Alberto Sordi alle prese con lo spaghetto; adesso che l’incredibile coro dei giornalisti che ancora oggi pomeriggio su tutti i maggiori quotidiani azzardavano analogie menasfiga fra la nazionale e il paese (e speravamo che si sbagliassero!) troverà tutte le scuse del caso, tutte le scuse del cazzo, perché loro non ammettono mai di aver sbagliato; adesso che il presidente Napolitano si sarà calmato e chi deve lavorare tornerà a lavorare e chi può lavorare tornerà a farlo, dico sinceramente che mi dispiace per tutti quelli che mi tagliano la strada quando sono in giro in bici perché per loro uno che non fa brum brum col motore è solo merda. Mi dispiace per quelli che scaricano televisori, sacchi dell’immondizia e batterie dell’auto sotto casa mia perché abito in una via privata. Mi dispiace per gli evasori, gli imbroglioni, i farabutti, quelli pronti ad assolversi perché c’è sempre qualcuno che ha rubato più di loro (i politici, i politici!), per tutti i vigliacchi che popolano questo paese e sono capaci di tirare fuori la bandiera solo quando gioca la nazionale ma per il resto, merde sur le drapeau. Sono davvero dispiaciuto per loro, perché domani me li ritroverò fra i coglioni più carogne di prima. Non avranno imparato niente, saranno solo incazzati perché la realtà si è permessa di intromettersi fra loro e i loro sognucci proiettivi di frustrati ringhiosi. E mi spiace per Prandelli perché mi sembra una persona normale, almeno lui.”
[Raul Montanari]

Sottotitolo: una partita si può pure perdere, anche una finale, ma bisogna vedere anche COME si perde. Perché io da questi signorotti ultrapagati mi aspetto che diano il fritto, sempre. Non foss’altro che per giustificare i soldi che dicono di ‘guadagnarsi’.

A me questa cosa delle italiche tradizioni non ha mai convinto.
L’evoluzione culturale, la civiltà di un popolo passano anche per la capacità di ridimensionare, imparare a dare il giusto valore alle cose.

 Passata l’euforia? beh, ecco,  possiamo tranquillamente continuare a concentrarci sulle cose serie, anche se è luglio, anche se fa caldo, anche se…insomma, io penso che in Italia i conflitti, di ogni ordine e grado,  s’intreccino in maniera assolutamente deleteria per il paese. Una partita di calcio, una competizione sportiva entrano come dire? a gamba tesa in ambiti estranei al mondo del calcio, ad esempio la politica, e la politica si guarda bene dal sottrarsene, perfino l’algido Monti non è riuscito a non cadere in tentazione.
L’orgoglio per il proprio paese può anche passare per una partita di calcio, se proprio si vuole essere nazionalisti a tutti i costi, ma solo quando tutto il resto funziona.

Qualcuno lo spiegasse a Napolitano.
Perché il presidente della repubblica può anche dire di essere
orgoglioso della nazionale di calcio, ma se lo dice mentre ci sono
inchieste giudiziarie che coinvolgono anche i componenti della
nazionale di calcio quale messaggio arriva a noi italiani? che tutto si può fare e che poi basta vincere una partita per essere orgogliosi di un paese e dimenticarsi dei mafiosi, corrotti, corruttori,  disonesti che lo abitano e – vieppiù –  lo governano pure?

Per tutti quelli che “Travaglio ha tifato contro l’Italia”. Gente che ascolta cose, legge cose e poi naturalmente non capisce un’emerita cippa di quello che ha sentito e che ha letto.
Perché lui ha detto semplicemente che una vittoria avrebbe significato mettere la pietra tombale sugli scandali del calcio, ed ha ragione, perché è già successo e sarebbe successo un’altra volta.

Eroi in mutande
 Marco Travaglio, 1 luglio

Siccome la mamma dei cretini è sempre gravida, c’è chi – soprattutto gli onanisti di twitter, più un insettucolo di Radio24 e un tal Macioce del Giornale – continua a menarla sul fatto che tifo contro gli “azzurri” agli Europei. Non mi riferisco a chi ci scherza sopra, com’è giusto che sia (tipo la banda del Misfatto ), ma a chi replica con argomenti seriosi, patriottici, nazionalistici: tifare contro la Nazionale di calcio sarebbe disfattismo, tradimento, intelligenza col nemico teutonico. Se è per questo ho tifato pure per Spagna, Croazia, Irlanda e Inghilterra quando giocavano contro l’Italia.
Invece ho tifato per l’Italia in altri tempi, quando a simboleggiarla
erano i Bearzot, gli Zoff, i Trap. Anche allora c’era qualche furbetto
coinvolto in scandali, tipo Rossi nel 1982: ma avevano pagato il conto con la giustizia. Ora invece, si usano le vittorie sportive (anche quelle meritate, come contro la Germania) per chiudere altre partite senza neppure aprirle: quella del calcioscommesse, che al rientro dei nostri eroi in mutande sfocerà nei deferimenti di club di serie A e di parecchi giocatori, forse anche azzurri; e addirittura quella della politica e dell’economia europea, con una ridicola, puerile, penosa ricerca di vendetta su paesi più virtuosi del nostro. Tipo la Germania della Merkel.
Io vorrei sapere, che si vinca o si perda, cos’è quel milione e mezzo
versato da capitan Buffon a un tabaccaio di Parma. Vorrei sapere quali e quanti dirigenti e calciatori coinvolti nell’inchiesta di Cremona peressersi venduti le partite in barba ai tifosi e alla lealtà
sportiva, sono colpevoli o innocenti. E vorrei che i colpevoli fossero  radiati e condannati. Nessuna vittoria all’Europeo può cancellare lo scandalo. E invece c’è chi confonde i piani. È bastato che Buffon parasse tutto ai tedeschi perché Capezzone, disperso da mesi, rialzasse il capino  e intimasse non si sa a chi né perché di “chiedere scusa a Buffon”. È bastato un paio di partite vinte perché tutti si scordassero che uno dei nostri eroi, Bonucci, è indagato nel calcioscommesse.
Era già accaduto nel 2006, col Mondiale vinto un mese dopo Calciopoli: la coppa diventò un aspersorio per benedire e assolvere
mediaticamente i ladroni con l’Operazione Amnesia, che ha la stessa  radice di Amnistia. La stessa magliarata si sta tentando ora nel campo della politica. Per vent’anni ci siamo fatti governare, salvo rare  parentesi ed eccezioni, da delinquenti e/o pagliacci che ci han portati al  fallimento. Poi un provvidenziale colpo di palazzo orchestrato più a Berlino, Bruxelles e Francoforte che a Roma, ha messo su un governo  tecnico guidato da una persona seria, almeno più seria di chi c’era  prima, costringendo un Parlamento indecente ad appoggiarlo per  paura delle elezioni.
Ora son bastati sei mesi di travestimento, il loden al posto della
bandana e del toupet, i prof al posto delle mignotte, per farci
dimenticare che razza di paese siamo e chi abbiamo eletto per tutti
questi anni, mentre l’odiata Germania si faceva governare dagli
Schroeder e dalle Merkel. Ora è passata addirittura l’idea che il nostro  debito pubblico e tutti gli altri guai dipendano dalla linea dura della  Merkel. Piegata la quale torneremmo nel Regno di Saturno. Ma se,  rispetto ai tedeschi, il nostro stato sociale fa schifo, spendiamo la metà  in ricerca e sviluppo, i nostri operai guadagnano la metà, abbiamo il debito pubblico al 122% del pil contro l’82, il pil a -1,9% contro il + 0.8,  il tasso sul debito al 5,7 contro l’1,6, l’inflazione al 3,2 contro il2,1, la disoccupazione al 10,2% contro il 6,7, le esportazioni a picco mentre  in Germania crescono, continueremo ad averli anche se abbiamo  battuto la Germania a pallone. Non è colpa della Merkel, ma di chi ci  ha governati e di chi l’ha votato. E non c’è gol azzurro che possa  cancellare queste colpe.

Dicono che la Merkel non va perché “fa gli interessi dei suoi elettori”.
Ecco: vorrei anch’io poter accusare un premier italiano
di fare gli interessi dei suoi elettori.

Come al solito in Italia non ci si accontenta di perdere una partita: tra le bandiere italiane che sventolano al Circo Massimo a Roma durante il primo tempo della proiezione della finale Italia – Spagna spuntano anche una bandiera con una svastica accompagnata da saluti romani e una con il volto di mussolini.

La Germania fuori dall’Europeo. È l’Italia che glielo ha chiesto [spinoza.it]

Sottotitolo: in Italia anche il razzismo è relativo. Dipende da chi porta addosso il colore della sua pelle. Del resto le prostitute che esercitano il mestiere in questo paese ormai sono tutto meno che italiane, eppure dieci milioni di clienti l’anno ci vanno regolarmente, non ce ne sarà nemmeno uno che non assumerebbe una nigeriana, una maghrebina, una romena?  io dico di sì.

Se un nero porta la nazionale di calcio italiana alla finale degli europei qualcosa DOVREBBE succedere, non fra due mesi, alla ripresa del campionato, ma proprio stamattina. Adesso.

Preambolo: poco meno di due anni fa alla Merkel  avrei fatto governare tutto il mondo. Oggi non le farei custodire nemmeno la gabbia dei canarini, se ne avessi una. In meno di cento anni è la terza volta che la Germania devasta l’Europa. Non esiste un altro paese in cui sia così radicata l’idea di antitutto quel che sia possibile. A cominciare dallo spirito unitario che non dovrebbe essere concentrato solo sulla moneta: quella che poi fa fare anche le guerre.

La cosa più disgustosa di questi europei è stata ovviamente la strage degli animali randagi che ha preceduto l’evento.

Per il resto nulla sarebbe cambiato per l’Italia paese se l’Italia del calcio avesse perso la  partita.

Per le varie ed eventuali se opinionisti, giornalisti e fancazzisti (moltissimi, troppi) che ruotano (e mangiano) attorno al mondo del calcio non vogliono che sempre più persone si disamorino di questo sport imparassero loro a non spegnere le luci sugli scandali, sulla corruzione, sul razzismo, sul fascismo e su quanto di nauseabondo fa parte di un ambiente come quello del calcio.
E se anziché portare allo stadio striscioni ridicoli su onori, dio patrie e famiglie i tifosi imparassero a chiedere: “a che punto siamo coi processi?” forse qualcosa si potrebbe anche recuperare.
Però: se la Merkel che sta tenendo per le palle tutta
Europa in un momento del genere trova il tempo per seguire i
mondiali, va allo stadio e ai gol della sua nazionale esulta resta sempre la cancelliera di ferro, quella che guida il paese più evoluto, più moderno, quello di cui si parla sempre bene perché è un esempio di come dovrebbero essere tutti i paesi.
Sepperò ad esultare per la vittoria  dell’Italia sono gli italiani allora non va bene perché ci sono altri problemi a cui pensare,  perché gl’italiani sono il solito popolino mediocre che si fa abbindolare più dal circenses che dal panem, perché in un momento del genere non è serio pensare a cosucce come il calcio.
Io non voglio difendere nessuno, dopo più di metà della mia vita in cui seguivo il calcio da tifosa che andava allo stadio mi sono disaffezionata e me ne sono allontanata  perché ci sono troppe cose che col calcio, col mero gusto dello sport non c’entrano nulla,  però certi arriccianaso di professione, quei guastafeste che  nel bel mezzo di una  cerimonia allegra si mettono a ruttare a tavola proprio non li sopporto.

Nessuno obbliga nessuno a fare niente di che, tutti possiamo parlare dei problemi quanto, quando e come ci pare, certo è, però, che se l’Italia ieri sera avesse perso la partita oggi ci saremmo svegliati con un senso di umiliazione peggiore di quello che ci accompagna da quando è iniziata questa crisi economica.
Qualche volta, credo, si potrebbe e si dovrebbe anche saper pensare in modo più leggero, ecco.

Italici delirii

Aspettando (eventuali) chiarimenti su quella robetta risibile che è la trattativa stato mafia,  le decisioni del ministro Severino a proposito di quanto deve essere stretto il nodo del bavaglio all’informazione, una spiegazione convincente sul perché sia stato tolto il regime di carcere duro ad uno dei responsabili della strage di Capaci,  mentre leggiamo dell’ennesima richiesta di condanna per berlusconi a tre anni e otto mesi per la vicenda dei fondi neri mediaset e della proposta del polillo ridens di ridurre le ferie degli italiani di una settimana per far fronte alla crisi (la nostra, mica di quelli come lui, s’intende)…

Sottotitolo: bravo Marchisio che ha dimostrato che anche un calciatore, volendo, è in grado di esprimersi a parole, finanche di buon senso, anziché ruttare stronzate volgari e omofobe.
“Claudio Marchisio, calciatore della Juventus e della Nazionale: sì ai matrimoni gay. Adozioni? Tema complesso, ma non è detto che una coppia etero sia in grado di dare più amore al bambino.”


cassano è stato miracolato ieri, con un allenatore più severo non avrebbe potuto neanche mettere piede allo stadio dopo l’eccellente performance verbale di qualche giorno fa. Che abbiano segnato lui e balotelli, un altro cafone,  in più violento, è stato una specie di segno del destino.

 L’Italia ha vinto, smentito dunque il buffone Buffon che da bravo rappresentante di un certo italico pensare temeva che qualcuno potesse giocare ‘sporco’ al fine di estromettere la nazionale azzurra dal campionato europeo. Ci sono persone dotate di un quoziente intellettivo pari a quello di una tartaruga in letargo che non possono arrivare a comprendere che esista un altro modo di intendere un gioco, un modo corretto che non preveda l’inganno e la scorrettezza, che un certo pensare e il conseguente agire – di stampo mafioso, dunque italiano – non sono stati per fortuna universalizzati, paesi dove un luciano moggi non sarebbe mai potuto esistere.

E figuriamoci un berlusconi.

Vignetta di  Finestre sull’Arte.

Meglio “frocio” che Cassano

Sottotitolo:  ho smesso di seguire il calcio regolarmente come facevo frequentando anche gli stadi quando anni fa lessi in un’intervista ad Aquilani, ancora giocava con la Roma, che lui si tiene, o si teneva, speriamo per lui che nel frattempo sia cresciuto,  il busto del duce in camera da letto.

Questi ragazzi fanno scuola, vengono ammirati, idolatrati,  imitati da tanti ragazzi, e le parole non le devono pesare ma molto di più.

La seconda urgenza è che i giornalisti la smettano di considerare  cassano,  buttiglione, binetti, la mussolini,  giovanardi  e compagnia omofoba e razzista degli interlocutori in grado di dare un contributo serio e costruttivo al dibattito, specialmente su temi delicati come questo.

Europei 2012, Cassano choc: “Froci in nazionale? Speriamo che non ci siano”

Damiano Tommasi, certamente e per fortuna diverso da Cassano continua a dire che fare coming out non sia utile, io invece penso che lo sia, eccome. Altrimenti succede come con Lucio Dalla e il suo “amico del cuore”, insomma, chi è ricco e famoso può vivere anche  di “prepotenze” se vuole, dunque cercare di dare un’utilità sociale al  personaggio pubblico, seguito e apprezzato da tanta gente non sarebbe per nulla una cattiva idea, in questo paese di bigotti dalla morale doppia e tripla.

Gli italiani hanno accettato di farsi governare 17 anni da uno che pagava minorenni per i suoi divertimenti personali, quelle maggiorenni le ha ripagate assegnando loro ministeri e incarichi pubblici pagati da noi commettendo dunque svariati reati,  perché mai dovrebbe fare così tanto orrore e schifo  l’orientamento sessuale che reato non è e male non fa a NESSUNO?

Della dichiarazione di Cassano, se fossi una lesbica o un omosessuale, mi avrebbe offeso di più non l’aggettivo triviale col quale ancora molti, troppi, definiscono l’orientamento sessuale maschile diverso dall’eterosessualità ma – a parte le risatelle di sottofondo di chi era presente alla conferenza stampa fatte presumo da gente un po’ più superiore culturalmente e intellettualmente dai tanti cassani che popolano questo sciagurato paese – il fatto che lui abbia detto anche: “speriamo che non ce ne siano”.

Io invece mi auguro che quelli che “speriamo che non ce ne siano” e cioè ignoranti, o che si nascondono  dietro l’ignoranza o che vengono giustificati e compatiti perché sono  ignoranti siano sempre di più quelli come lui.

L’ignoranza oggi non è una  debolezza, non è un difetto fisico, non è una malattia inguaribile: è una  scelta precisa di chi VUOLE rimanere tale, per esserlo un po’ meno non  servono diplomi né lauree,  basterebbe avere la volontà di migliorarsi e
non vedo una sola ragione perché l’ignoranza come libera scelta venga poi fatta subire a chi ignorante non è e non è voluto esserlo per una scelta diversa, soprattutto di dignità personale.

Ce ne sono centinaia di ragazzi come Cassano che hanno scelto di fare carriera nel calcio e che sono nati e cresciuti in quartieri impossibili, Schillaci arrivò dallo Zen di Palermo, Montella è napoletano, e allora? non è una giustificazione. Nascere e crescere in un quartiere popolare non giustifica un bel nulla. Che la periferia sforni solo criminali o gente ignorante è un luogo comune che si dovrebbe abbandonare urgentemente. Roberto Saviano non è un’eccezione, per fortuna.

 Bari vecchia Cassano  l’ha lasciata da anni ormai e da come si è espresso  si può ben capire quanto sia stata utile la visita della Nazionale  ad Auschwitz di qualche giorno fa con tanto di pentimenti e lacrime.

Qualcuno forse ha dimenticato di spiegargli che anche gli omosessuali e le lesbiche venivano gasati e passati per i forni dai nazisti, visto che dubito che abbia mai aperto un libro di storia [ma anche e solo un libro e basta].
Cassano è qualcosa di più di omofobo, è ignorante, l’ignoranza è una
delle strade, anzi LA strada  che può condurre nei territori più pericolosi,  è l’anticamera di tutto il peggio compresi l’omofobia e ogni tipo di razzismo.

E’ molto più pericolosa l’ignoranza della cattiveria; ad una persona cattiva si possono prendere le misure ed eventualmente le contromisure per difendersi, una persona stupida, ignorante per scelta e volontà precisa  è come una bomba che può esplodere da un momento all’altro,  è capace di tutto, dunque,  pericolosa.
Ieri ho letto cose sul genere: “lui è fatto così ma ha un cuore d’oro”.  Totti è stato massacrato per anni a causa della sua  ignoranza, c’è stato un  periodo in cui non si poteva nemmeno sentir parlare, eppure non sarebbe mai sceso così in basso.  Totti il cuore non ce l’ha grande, ce l’ha enorme, fa tante di quelle cose che nessuno o in pochi, a parte qui a Roma, conoscono. E la volontà di migliorarsi ce l’ha avuta, si è fatto affiancare da esperti della comunicazione, della lingua italiana, a questi ragazzi le possibilità non mancano, e se invece di comprarsi dieci  fuoriserie e cinque ville pensassero di acquistare anche un po’ di sapere, non sarebbe male.
Chissenefrega del cuore se poi non hai la volontà di migliorare il cervello.
Perché Hitler, lo sanno tutti (meno i cassani d’Italia),  adorava il suo cane , e sicuramente anche lui qualche volta avrà fatto un sorriso o una carezza ad un bambino.

“Non ci deludete: abbiamo $commesso su di voi”

 

Euro ’12, Italia-Spagna 1-1.

Tifosi sbeffeggiano Buffon

Striscione «scommettiamo» per il capitano azzurro

Un lungo abbraccio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con Gigi Buffon. “Bravi”, ha detto Napolitano negli spogliatoi dopo la partita con la Spagna, pareggiata dagli azzurri per 1-1. “Lei – ha detto il Capo dello Stato al portiere – una volta al Quirinale ha fatto anche un grande discorso politico”.

Napolitano dice la sua prima di Spagna-Italia:
“Il calcio è una cosa positiva, incoraggia i Paesi che sono in difficoltà”.

Il paese non si unisce con le ipocrisie retoriche, né si può riabilitare, rivalutare  grazie alle eventuali prodezze della sua nazionale di calcio che, purtroppo per Giorgio The King non risolvono i problemi della vita dei tutti giorni, un po’ più seri di un gol mancato e di un calcio di rigore non assegnato: credo, voglio sperare almeno che questo un presidente della repubblica lo sappia fin troppo bene. Così come sapeva che fosse prevedibile che la scenetta con Buffon a pochi giorni dai fatti di cronaca giudiziaria che hanno riguardato il mondo del calcio non sarebbe stata gradita da molti.

Pochi giorni fa la visita degli azzurri ai campi di sterminio con relative scene di pentimento, di dichiarazioni sul genere di “io non sapevo, non avrei mai immaginato, anche i bambini?” [Auschwitz in effetti non è esattamente uguale ad un villaggio vacanze extralusso ma sarebbe bastato conoscere un po’ la Storia per saperlo] , ieri l’abbraccio di Napolitano e il riscatto sociale è servito, degli scandali nel calcio, dell’immoralità e dell’amoralità di calciatori e dirigenti chi ne parla più? solo i coraggiosi. E, se quello di Buffon è stato un ‘grande discorso politico’, quelli che facciamo noi tutti i giorni qui e altrove da qui  cosa sono? siamo mica più stronzi o meno rispettabili del Gigi nazionale, caro presidente, anzi.

Qualcuno dica al presidente Napolitano che c’è gente che tutti i giorni fa politica e discute di politica, solo però non facendo parte di nessuna élite di privilegiati ai quali lui dedica belle parole e abbracci, non se la fila nessuno.
Ed è piuttosto fastidioso  un presidente che pensa che tutti gli italiani debbano essere coinvolti nello stesso sentire.
Io la partita non l’ho nemmeno guardata, per dire.

 

Gli altri Europei di Buffon
di Marco Travaglio per l’Espresso – 8 giugno

Otto anni fa il portiere dell’Italia si indignò contro il pareggio ‘conveniente’ tra Danimarca e Svezia. Ora invece giustifica i risultati che ‘non fanno male a nessuno’. Ecco con quale capitano scendiamo in campo.

Il 22 giugno 2004, allo stadio di Oporto, Danimarca e Svezia disputano il quarto di finale degli europei di calcio in Portogallo. Se una delle due vince, passa il turno con l’Italia di Trapattoni. Se invece pareggiano, si qualificano entrambe e l’Italia torna a casa. Alla vigilia il portiere della Nazionale azzurra avverte: “Se fanno davvero 2-2, altro che Ufficio inchieste: direttamente le teste di cuoio in campo ci vogliono!”. Quella sera, sugli spalti di Oporto, le due tifoserie srotolano striscioni beffardi: “2-2 e ciao Italia”. In campo i calciatori scherzano sul pareggio annunciato e sugli italiani che sospettano il “biscotto”. Finisce puntualmente 2-2, dopo una partita molto combattuta, risolta però all’ultimo minuto con il gol dello svedese Jonson favorito da una mezza papera del portiere danese Sorensen. Seguono quattro minuti di melina, prima del fischio finale dell’arbitro. Le due squadre vanno in semifinale, gli azzurri sono eliminati.

Del Piero alla fine non vuol fare polemiche: “Non cerchiamo scuse”. Anche Trapattoni, subito esonerato, dice: “Non voglio credere a una combine”. Ma gli altri azzurri, da Panucci a Zambrotta, da Pirlo a Cannavaro, fremono di sdegno e sparano a zero sui colleghi scandinavi e il loro “biscotto” ammazza-Italia.

Il più indignato è sempre il portiere: “Il 2-2 è uno schifo, uno scandalo a livello mondiale. Ha perso soprattutto lo sport. Provo vergogna, ma non per noi: per gli svedesi e i danesi. L’hanno fatta proprio sporca. E pensare che il calcio, non essendo solo soldi e business, dovrebbe dare insegnamenti ed esempi. Ma dopo questo pareggio che cosa penseranno i giovani? Che è giusto mettersi d’accordo anche a 13 anni per vincere la coppa della parrocchia”.

E chi è questo portiere, autentica reincarnazione di Catone il Censore? Gianluigi Buffon: toh, lo stesso che l’altro giorno se l’è presa con i pm che indagano sul calcio scommesse e con i giornalisti che lo raccontano denunciando la “vergogna” della presunta giustizia a orologeria. Poi ha giustificato i pareggi in saldo da fine stagione: “Se a due squadre va bene il pareggio, possono anche pareggiare. Sono affari loro. Alcune volte, se uno ci pensa bene, che cosa devi fare? Meglio due feriti che un morto. E chiaro che le squadre le partite se le giocano. Ma ogni tanto anche qualche conto è giustificato farlo”.

Ohibò: pareggiare per convenienza non è più uno schifo? E, dopo queste dichiarazioni, che cosa penseranno i giovani? Che allora è giusto mettersi d’accordo anche a 13 anni per vincere la coppa della parrocchia? Anziché convocare Buffon e dargli qualche ripetizione di lealtà sportiva, il presidente della Figc Abete s’è affrettato a giustificarlo: “Buffon ha sempre adottato una linea di trasparenza: un conto è la necessità di vincere o pareggiare, altro l’accordo che non è accettabile”. Sarà, ma in un paese meno smemorato, Buffon dovrebbe spiegare a cosa si deve e a quando risale la sua improvvisa conversione al cinismo machiavellico. O aggiungere: “Il pareggio di convenienza va bene solo se conviene a me”. In attesa delle prove sulla giustizia a orologeria, ecco una bella prova di moralismo a orologeria.

P.S. Nell’ultima giornata del campionato 2004-2005, il Parma pareggiò a Lecce 3-3: la Fiorentina si salvò e, dopo lo spareggio, il Bologna retrocesse. Molti giocatori leccesi, tra i fischi dei tifosi e gli urli dell’allenatore Zeman, s’impegnarono ben poco. Nel processo di Calciopoli, per quel biscotto, il tribunale di Napoli ha condannato i fratelli Della Valle, il designatore Bergamo e l’arbitro De Santis. Sentito come teste, Zeman ha spiegato: “Secondo me qualcuno del Parma ha pregato i miei giocatori di desistere, questo capita spesso. Ma salvare qualcuno per condannare un altro non è nella mia mentalità e quindi volevo che la mia squadra, che aveva giocato bene per un’ora, continuasse a giocare”. Sarà mica per questa mentalità deviata che Zeman ha allenato in serie A da dieci anni?