Se la regola è sbagliata significa che è sbagliato il regolamento

Preambolo: la critica a Grillo per il suo atteggiamento nel famoso “confronto” con Renzi non è costata solo l’espulsione dei quattro parlamentari 5stelle. Basta partecipare ad un social network come me per accorgersi di come cambino i rapporti con le persone che si frequentano abitualmente ogni volta che si osa criticare quel che avviene all’interno del Movimento. Quando si va a toccare il tasto 5stelle anziché quelli della critica comune dove si è sempre d’accordo,  berlusconi, il vaticano. Renzi, per fare un esempio,  improvvisamente cambiano atteggiamento, spariscono, non le vedi più condividere i tuoi link né partecipare alle varie discussioni come fanno di solito. Emarginano, escludono, cancellano gente da una lista facebook  perché non  gradiscono  il dissenso  espresso nemmeno da una persona come me che non ha mai fatto mistero di non stare dalla parte di nessuno ma semplicemente, come faccio e ho sempre fatto, di osservare i fatti volta per volta e criticarli volta per volta. Questo blog e la mia bacheca facebook traboccano di post, stati nei quali ho sollevato questioni di principio anche quando andavano a favore dei 5stelle, quando ho fatto notare la parzialità dei giudizi, quando la stampa e certo, molto giornalismo  anziché svolgere la  funzione di informare diventa house organ dei partiti terrorizzati dalla presenza in parlamento dei 5stelle. E quindi non penso di dovermi giustificare né di dover dimostrare quotidianamente ai miei interlocutori, quali essi siano,  la mia assoluta buona fede e il mio disinteresse. Io qui in Rete non faccio il gioco di nessuno, non parteggio,  non per questioni di indifferenza altrimenti non sarei qui tutti i giorni ad incazzarmi per la politica  ma semplicemente perché politicamente non mi sento rappresentata da nessuno. E questo mi dà la libertà di potermi esprimere su tutti e su tutto senza dover essere poi sottoposta a nessun giudizio di merito. Chi esclude ed emargina per la diversità di pensiero dovrebbe lavorare molto su se stess*, riflettere su  quanto la filosofia di Grillo che esclude chi non si allinea abbia invaso oltremodo il suo modo di pensare e di agire. Perché escludere, emarginare, negare la parola, pensare che esista una categoria di intoccabili da non criticare mai, impedire il dissenso quando è civile, espresso coi dovuti modi, cancellare il pensiero e chi lo esprime  quando non nuoce ma è – appunto – solo un pensiero diverso è quanto di più antidemocratico si possa fare. Io non mi faccio lobotomizzare da nessuno, non scrivo per riscuotere consensi e applausi ma per esprimere esclusivamente ciò che penso, giusto o sbagliato che sia. Sono e resto una persona intellettualmente libera anche se questo a qualcuno non piace e non ha nemmeno il coraggio di venirmelo a dire.

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Un regolamento non è un dogma religioso, le tavole dei dieci comandamenti che gli aderenti alla religione devono rispettare senza poter dissentire perché glielo ha detto Dio per mezzo di referenti terreni ai quali si permette di far dire a Dio ogni sciocchezza che torna utile ai suoi uomini. Un regolamento, qualsiasi regolamento, da quello condominiale a quelli di un club, un circolo sportivo, è fatto da uomini e donne che in quanto tali sono fallibili, ovvero possono sbagliare, e per questo si può rivedere quante volte si vuole, modificarlo, correggerlo, perfezionarlo, ottimizzarlo, modernizzarlo. Quindi il fatto che si possa cacciare qualcuno dal Movimento 5stelle solo perché ha osato dissentire dalla voce del padrone e che questo sia scritto in un regolamento  è una sciocchezza pari a quella di chi crede pedissequamente ai regolamenti di una religione e non si pone mai un dubbio sulla loro effettiva correttezza, applicabilità anche quando rispettarli significa rischiare molto di più che facendo il contrario. Regolamenti che, a dargli retta, impedirebbero di vivere una vita anche e solo semplicemente normale.

Quello che accade all’interno del M5S purtroppo, e lo sottolineo mille volte, riguarda tutti, perché i 5s non sono un gruppo di persone a se stante che può prendere tutte le decisioni che vuole per mezzo del solito referendum[ino] on line e poi pretendere che quello che scaturisce dalla decisione dei suoi iscritti non sia sottoponibile alle critiche di nessuno. Della serie “è così e basta” che non si dice nemmeno a un bambino di due anni senza spiegargli perché deve essere così. Quello che succede all’interno dei 5s riguarda, purtroppo, tutti perché fa parte della politica di tutti. E se un Movimento che in precedenza agiva al di fuori della politica è riuscito ad entrare nei palazzi della politica perché chi lo compone ha pensato e pensa di poter dare un contributo utile nella politica,  dunque di riflesso al paese, e se qualcuno ci  crede e ci ha creduto, si è fidato, ha votato quel Movimento tutto quel che avviene dentro quel Movimento riguarda per forza tutti. Quelli che ne fanno parte e anche chi invece è rimasto fuori  ad osservare la loro azione, magari interessato perché sperava che la loro energia avesse potuto realmente dare una spinta positiva verso le decisioni giuste non solo per gli aderenti al Movimento ma per tutti.  Ecco perché non si può accettare che un Movimento estrometta persone solo perché esprimono un dissenso, e quelle persone  non si estromettono  nemmeno se quel dissenso si ripete, perché se si ripete il dissenso significa che qualcuno ripete gli errori che provocano il dissenso. 

Grillo va ringraziato per molte cose, per la sua opera di sensibilizzazione di tutti questi anni, per aver contribuito a scoperchiare l’orrendo vaso di Pandora degli scempi della politica, per aver permesso a gente comune di avere voce in capitolo nella politica da sempre alla mercè delle varie caste, élites, lobbies per nulla intenzionate a fare gli interessi di tutti ma esclusivamente i propri. Va ringraziato per aver spalancato l’armadio delle vergogne degli sprechi, dei privilegi, del marcio che soffoca e opprime, impedisce a questo paese di potersi rialzare. Ma se oggi qualcuno proponesse un referendum analogo per estromettere lui dal M5S io voterei sì.  Perché  quelle che estromettono gente sulla base della diversità di opinione, perché dicono cose che al capo non piacciono saranno pure le loro regole ma io non le condivido, perché sulla libertà di opinare, parlare, dissentire, io non derogo, non concedo, non sono accomodante né comprensiva.

L’anatema e la scomunica

Sottotitolo: “pre-va-ri-ca-zió-ne: sopraffazione, abuso, prepotenza”.

Ma naturalmente se lo fa Grillo è vittoria, è “asfaltare” l’interlocutore, trattarlo come si merita, ché l’ha detto pure la Bibbissì e allora sicuramente è vero.
Roba che se qui in Rete qualcuno si permette di tentare di zittire in malo modo qualcuno che le o gli rompe i coglioni oltremodo s’invoca l’articolo 21, perché “tutti hanno il diritto di manifestare il proprio pensiero”. E questa sarebbe coerenza di cui vantarsi. La purezza di chi illumina la retta via.

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La correttezza, la coerenza, l’onestà intellettuale trovano un riscontro in una ristretta cerchia di persone.
Quelle serie, che non pensano che si possa giocare con la dignità per svenderla all’imbonitore di turno al quale si perdona e si giustifica tutto in virtù del magnifico futuro che promette, a parole, usando il suo linguaggio, quello che la sua cultura gli consente di esprimere.
E fra quelle che non pensano che qualcuno abbia il diritto di giocare con quella altrui dandole un valore approssimativo, da misurare in base a ciò che si scrive in una bacheca facebook o in un blog. La mia è sempre uguale, proprio perché non la svendo a nessuna promessa, io sono quello che scrivo, che ho scritto e che scriverò, sempre fino al parossismo. Lo sono quando critico e lo sono stata quando bisognava criticare chi criticava troppo e male. Così è, a chi piace, e anche a chi non piace.

La libera circolazione del pensiero quando è civile, espresso nei dovuti modi è il primo pilastro della civiltà; anche quando quel pensiero non raccoglie un consenso generale, ed è proprio la possibilità di essere confutato che dà valore a quel pensiero. Perché significa che è stato pensato in autonomia, senza condizionamenti di sorta. C’è gente che è morta per consentire a tutti di poter esprimere anche un  pensiero contrario a quello comune, veicolato dalla propaganda che voleva che tutti pensassero quello che tornava utile ai vari regimi per poter consentire ai regimi di esistere. Ai tempi del fascismo quattro persone che chiacchieravano per strada venivano disperse a manganellate perché ritenute pericolosi eversivi che tramavano contro mussolini.

Mi fa ribrezzo la piazzata, mi fa orrore che da un momento all’altro  chiunque abbia voglia di dire qualcosa di non allineato al comune sentire  di chi pensa di possedere l’unica verità e la purezza che indicano la retta e unica via debba essere esposto al giudizio popolare che poi avviene nei modi che ormai tristemente abbiamo imparato a conoscere. Non è civile, non è democratico, non produce nulla se non attirarsi addosso altre critiche, salvo poi criticare chi le fa e non interrompere mai questo circolo vizioso.

Sono gli integralisti a costringere a prendere una posizione.
Io vivevo benissimo barcamenandomi serenamente fra la critica e la lode. Ma da ora in poi guarderò con più attenzione solo a quel che va criticato. Ai bambini stupidi si dà sempre ragione, i genitori incapaci concedono e perdonano tutto, io non l’ho mai fatto nemmeno con mio figlio.
Figurarsi quanto mi può interessare di chi s’impermalosisce se gli tocchi il leaderino, che si chiami Grillo, Renzi o il delinquente matricolato.
Eppure vent’anni di berlusconi avrebbero dovuto insegnare qualcosa. Invece siamo ancora qui, all’idolatria incondizionata.
Da una parte l’impegno, apprezzabile e apprezzato anche da chi non ha votato il Movimento, dei parlamentari a 5stelle, dall’altra le solite idiozie quotidiane del suo fondatore, quelle che inevitabilmente  inquinano il giudizio positivo sul loro operato.

Fa più danni  Grillo al Movimento di tutto ciò che lui pensa di contrastare sottoponendolo al giudizio dei frequentatori del suo blog.
Tipo la quotidiana pagellina al giornalista o la votazione interna al clan per decidere chi deve abbandonare la casa come al grande fratello.

  

IL PREMIO DI BEPPE (Sebastiano Messina)

Per esempio, queste cazzate a chi sono utili, quale giusta causa vanno a sostenere? Sono azioni meritevoli di essere condivise, di essere applaudite, e quant’è bravo Grillo che fa la pagellina pubblica al giornalista dando la stura alla solita selva di insulti? Questo è quel che gratifica il grande movimento dei rivoluzionari del terzo millennio? Perché se è questo mi tocca stare per forza dalla parte del giornalista, anche se poi certi giornalisti, molti,  io li critico tutti i giorni da anni, da prima della pagellina di Grillo. Ma il sistema del bersaglio grosso no, non lo posso condividere mai. Lo squadrismo dei tanti contro uno, nemmeno. Perché  lo squadrismo, la gogna, l’esposizione al giudizio popolare sono fascismo, e non c’è nemmeno da ricamarci troppo intorno. Ma ovviamente chi pensa che il vaffanculo sia il viatico per il risveglio collettivo non capisce che approfittare di una visibilità per esporre gente all’insulto pubblico sia una forma di violenza. Che dare il la ad una manica di esagitati che sfogano le loro frustrazioni via web non rivoluzioni proprio niente, a parte demolire quel residuo di civiltà sul quale ancora possiamo contare.   Le pagelle sono un’istigazione all’insulto e alla violenza e non smuovono di una virgola lo stato pietoso dell’informazione, è un parlare alle pance, come fa la lega che istiga alla discriminazione e al razzismo. 
Siccome l’informazione lapida allora si risponde tirando altri sassi. Beh, ottimo, coi mezzi che ha Grillo potrebbe davvero dare un contributo utile, invece preferisce fare quello che gli fa ottenere tanti clic nel blog, perché le discussioni pacifiche in Rete non fanno share. E non fanno guadagnare con gli sponsor.
Dare della troia ad una donna com’è accaduto a Maria Novella Oppo, una professionista che come tanti può non eccellere nel suo lavoro ma non per questo si merita l’insulto pubblico espresso da chi non ci mette nemmeno una faccia non è  semplice maleducazione ma sessismo, squallido, che come tutti gli insulti relativi al genere, come alla razza, come all’orientamento sessuale, è offensivo discriminatorio, quindi fascista. Alla Oppo non sono stati fatti degli appunti circa la sua presunta  scorrettezza professionale relativa a quel che scrive sui 5stelle; è stata insultata perché brutta, cessa, perché chi se la scoperebbe e che lo dico a fare? troia di default. La gente comune non si prende a troiate in faccia, anche perché se lo facesse di persona qualcosa rischierebbe, così no. E’ facile, facilissimo. Ecco perché lo fanno gli imbecilli, i fascisti e i fascisti imbecilli.

Eversione? ma dove, quando? [Tenete i bambini lontani dalla televisione]

La  presidente della camera che manifesta pubblicamente la sua contrarietà personale ad una forza politica presente in parlamento proprio di garanzia, come si è graziosamente definita Laura Boldrini poco fa da Fabio Fazio a Che tempo che fa, non è.
Non mi pare.
Non mi sembra.
Nemmeno Fini e la Pivetti erano arrivati a tanto.

E’ urgentissimo riequilibrare il servizio pubblico. Oscenità come quelle ascoltate oggi nell’Arena di Giletti su Raiuno e da Fabio Fazio a Che tempo che fa, il salotto buono di Raitre, sono pericolose, diseducative. E chi chiede di fare attenzione alle parole non può fare certi paragoni né mancare di rispetto ai cittadini/elettori  usando parole altrettanto sbagliate. Laura Boldrini che invoca il rispetto delle regole e delle istituzioni ha dimenticato il rispetto dei cittadini/elettori dimostrando tutta la sua inadeguatezza parlando di comportamenti eversivi e dimostrando disprezzo, ancora una volta, per una parte consistente del parlamento della repubblica italiana. Io non giudico la donna, il suo passato, chi è lei né chi l’ha mandata dove sta e non m’interessa, l’istituzione sì.
Un presidente della camera non può dire quelle cose se non si dimette cinque minuti dopo.

“Io sono di garanzia” non si dovrebbe dire, nemmeno se fosse vero davvero. Perché è lo stesso che dire “io sono bella” e non farlo invece decidere a chi guarda.  Vale la pena di ricordare, forse, che lei è la stessa che disse da appena eletta sempre Chez Fazio, che “gli italiani dovevano tornare ad innamorarsi delle istituzioni”. 

Chissà perché oggi è molto più facile usare parole come “eversione” senza che nessuno se ne scandalizzi troppo. Perché io mi ricordo che, in periodi diversi, quando ad esempio si parlava di magistrati “cancro della democrazia”, o quando i parlamentari di centrodestra capeggiati dall’alfano con l’alfano intorno andarono ad occupare i Tribunali di Brescia e Milano, nessuno, a parte i soliti pochi coraggiosi, quelli faziosi, gli utopisti del rispetto dello stato, delle leggi e delle regole menzionava l’unica parola esatta a definire certe parole e certe manifestazioni che non erano affatto di pacifico dissenso e di critica pacata ma erano proprio eversione.  Vent’anni con un delinquente abusivo in parlamento a sfasciare lo stato non sono stati eversione? Con buona pace degl’indignati a corrente alternata. 

Eversione significa altro. Lo sa Giletti, lo sa Laura Boldrini, lo sa Fabio Fazio e lo sanno tutti quelli che in queste ore riempiono pagine di siti on line con dichiarazioni fuori da ogni regola di buon senso senza spiegare cos’è davvero l’eversione. Non si deve giustificare nessuna violenza, che sia fisica o verbale, ma basta esagerazioni, basta bugie e basta balle. E basta offendere otto, nove milioni di persone che sono andate a votare e meritano lo stesso rispetto di quelli che hanno fatto altre scelte, compresa quella del partito di un delinquente condannato.
La prevenzione non può essere più dannosa dell’eventuale malattia. Il rimedio non può essere più grave del danno. Parlare di estremismo paragonando dei comportamenti talvolta eccessivi ma regolabili in uno stato di diritto a chi ammazzava e faceva stragi è da irresponsabili. Quanto quelli che fomentano e insultano da un computer. Elaborare e perfezionare la critica, portare ad un livello alto e ragionato il dissenso e le relative risposte, specialmente quelle della politica e delle istituzioni non è solo utile di questi tempi ma necessario. Semplificare è stupido, è da ignoranti non solo storici, è quello che ha fatto oggi Giletti paragonando gli anni più bui della nostra storia dopo il fascismo all’oggi. Anni in cui l’attentato e le bombe erano dietro l’angolo tutti i giorni. E se ci incazziamo perché i giornali, le televisioni semplificano mentendo per fare il gioco del potere, dovremmo farlo anche quando leggiamo e ascoltiamo assurdità che nulla c’entrano coi motivi della rabbia, del disagio e certi paragoni altrettanto assurdi.

Dibattiti à la carte

IL CESTO E LE MELE MARCE (Antonello Caporale)

LO STATO CHE TORTURA E UCCIDE LA RABBIA DI CHI GUARDA (Chiara Paolin)

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Sottotitolo: a 24 ore dalla messa in onda di Presa Diretta sulle violenze di stato non si è aperto nessun dibattito sui media, a parte il solito Fatto Quotidiano. In compenso però sappiamo tutto quel che pensano gli autorevoli giornalistiopinionistiintellettuali de’ sinistra che si esprimono sui quotidiani de’ sinistra come Repubblica e Unità circa il loro grado di indignazione nei riguardi di chi dalla Rete ha espresso parole offensive su Pierluigi Bersani. Né tanto meno è giunta voce dal governo: nessuna richiesta di leggi speciali nei confronti dei violenti né un supermonito napolitano. Evidentemente per le istituzioni, per la politica e per l’informazione ordinaria, nel senso che si esprime su ordinazione, quello della violenza di stato non è un argomento, e,  se lo è, è meno grave e importante di qualche imbecille che esterna idiozie attraverso un computer a proposito dei quali ieri e ieri l’altro  dibattiti invece sono stati aperti un po’ ovunque. Pure troppi.

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Oscar Wilde diceva che solo gli idioti non cambiano mai idea e aveva ragione. Perché la sua idea di cambiamento aveva come obiettivo il miglioramento, le idee si possono e si devono cambiare in base alla nostra evoluzione spirituale, culturale. Più s’impara e più il diametro della comprensione si allarga e permette di guardare alle cose con occhi diversi. Guai se oggi si pensassero le stesse cose di cento, mille, diecimila anni fa: la parola “progresso” non esisterebbe nemmeno. E il progresso è anche quello che permette di comunicare al mondo la scemenza come la cosa importante.

In Italia però c’è chi opera per farci esagerare, nell’arco di 24 ore costringe a considerare quel che si pensava fino a poco prima con un moto di stizza e la sensazione di essere stati presi in giro com’è avvenuto per la vicenda di Pierluigi Bersani e degli insulti in Rete. 

Dopo aver letto i giornali di ieri, i commenti di ieri, gente che esaltava perfino sallusti, un volgare diffamatore pregiudicato al servizio di un delinquente che a sua volta ha esaltato un assassino. non so se oggi scriverei le stesse cose che ho scritto in questi due giorni.  sallusti è lo stesso che disse che avevano fatto bene ad ammazzare Carlo Giuliani. Quanto dibattito c’è stato intorno a quella frase e a tutti gli insulti che ha ricevuto la famiglia di Carlo non solo in Rete ma anche dalle pagine dei quotidiani? ZERO. 

Eviterei non perché io abbia cambiato idea circa la questione del rispetto che andrebbe espresso ovunque, anche qui, semplicemente perché ho capito meglio che in certe situazioni, quando si veicolano pubblicamente dei pensieri qualsiasi ognuno poi può essere usato come un’arma contro. 

Perché come scrive benissimo oggi Travaglio l’intenzione dei propagandisti, dei servi e servetti di regime è quella di raggiungere l’obiettivo di reprimere qualsiasi dissenso, anche quello buono, finalizzato alle cose positive. 

E allora a gente così non si può né si deve dare nessun aiuto, nessuna collaborazione con chi pensa, dice e scrive assurdità, ingigantendo appositamente delle cose che invece basterebbe semplicemente ignorare per ridar loro la dimensione che si meritano, e lo fa per far credere all’opinione pubblica che esista un inventore in carne ed ossa delle teste di cazzo che invece sono sempre esistite e sempre esisteranno.  Se Grillo è un coglione che fa le liste dei giornalisti cattivi  lo sono molto di più quelli che gliele fanno fare. La calunnia, la presa per il culo quotidiana sono come l’insulto: non rientrano in nessun diritto alla libera opinione. Non esiste nessun diritto a scegliersi il bersaglio grosso e puntare sempre e sistematicamente addosso a quello. I corazzieri di regime si trovassero un altro gioco che questo ha scocciato e non da ora. Libera espressione un cazzo: quella contro Grillo e i 5stelle è propaganda e anche di quella pessima, strisciante, fatta da ribalte che non hanno nulla da temere ché tanto c’è sempre papà stato che finanzia.

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Ma l’amore no
Marco Travaglio, 8 gennaio

Ci risiamo. Appena un politico si sente male, i soliti sciacalli che infestano il web si abbandonano a scene di esultanza, messaggi mortiferi, auspici jettatori. E ogni volta giornali e tv rilanciano i loro deliri, con articoloni di cronaca ed esegesi parola per parola, deplorando degrado, denunciando mandanti, impugnando estintori e predicando bon ton. Era accaduto con Bossi e Berlusconi, ora la scena si ripete con Bersani. Domanda: ma perché l’informazione rilancia e amplifica questa robaccia? Dov’è la notizia nel fatto che 60 milioni di italiani nascondono migliaia di teste di cazzo che augurano la morte a questo o a quel politico o a tutti?
Quando non c’era il web, c’erano le pareti dei cessi pubblici, ma nessun cronista li visitava giornalmente per annotare le scritte e riportarle in un articolo. Quando Radio Radicale apriva i microfoni senza filtro, era come spalancare una fossa biologica. Un altro sfogatoio di flatulenze verbali sono da sempre le curve degli stadi e le manifestazioni di piazza, dove il branco garantisce l’anonimato oggi assicurato dal nickname. Ma che c’entra il diritto e il dovere di cronaca con il tizio frustrato o incazzato che vuole morto Bossi o Berlusconi o Bersani o tutti? Delle due l’una: o chi amplifica questo fenomeno non si accorge di fare il gioco di questa gentaglia a caccia di visibilità, e allora è uno stupido; o se ne accorge benissimo, ma lo fa apposta per criminalizzare tutta l’area del dissenso, e allora è un mascalzone. Il sospetto è proprio questo: che tutta questa attenzione agli insulti in Rete serva a tutelare il potere costituito screditando le aree di critica e di opposizione più intransigenti. È ovvio che chi vuol morti i politici va a cercare audience e adepti sui social network più frequentati. E, siccome la tv e la grande stampa sono viste (perché lo sono) come i guardaspalle del potere, è giocoforza che ogni malcontento si sfoghi in Rete. Non a caso prima i girotondi, poi i movimenti “contro”, compreso il 5Stelle, trovando otturati tutti i canali d’accesso, siano nati e cresciuti nel web. E qui il sillogismo è facile quanto truffaldino: siccome chi non ci sta frequenta certi blog e certe pagine facebook, allora i mandanti delle frasi assassine sono i titolari di quei social network, solo perché non hanno il tempo o i mezzi per moderarli e depurarli all’istante. Grillo augura la morte politica ai partiti e al caravanserraglio di parassiti che ci ingrassano, poi si permette di non fare subito una dichiarazione d’amore a Bersani ricoverato? Eccolo lì il violento, il cattivo maestro, l’istigatore di chi vuol morto Bersani. Tant’è che Grillo, l’indomani, è costretto ad augurare precipitosamente pronta guarigione a un malato mai visto né conosciuto in vita sua, con cui molti parlamentari a 5Stelle, che invece lo conoscono, avevano già solidarizzato. Il tutto per non passare per il mandante dell’aneurisma. Ma davvero l’unico modo per dimostrare umanità e compassione è sfilare in passerella nei corridoi di un ospedale a favore di telecamera rilasciando dichiarazioni insulse con la faccia triste? Questa storia dei politici da amare è una follia ricattatoria introdotta dal berlusconismo (il Partito dell’Amore, che semina odio da 20 anni) e dilagata in tutta la politica, che deve finire. Ogni cittadino dev’essere libero di amare, odiare o ignorare i politici, senza che nessuno si senta autorizzato a chiedergliene conto. Invece questi signori, non contenti di ammorbarci con la loro pestilenziale presenza a reti ed edicole unificate da mane a sera, pretendono pure che li trattiamo come persone di famiglia, soffriamo quando stanno male e piangiamo ai loro funerali. Fermo restando l’elementare sentimento di umanità, che però vale per tutti, dovremmo tutti quanti rivendicare il sacrosanto diritto, se non all’odio, almeno all’indifferenza. Come l’anonimo cittadino che da tre giorni viene linciato dai commentatori dei giornaloni col ditino alzato per avere twittato una frase di genuino buon senso: “Anche mio nonno è stato in ospedale, ma non se n’è fregato nessuno”.

Italia: un paese sempre in emergenza [e allora che ci sta a fare la politica?]

La legge Severino è retroattiva, ci fanno sapere da Torre Annunziata dove i giudici del tribunale hanno respinto il ricorso di un consigliere comunale cacciato dopo una condanna “lieve”.  [LEGGE SEVERINO, IL TAR RESPINGE IL RICORSO DI “TARZAN” ALZETTA]
Mentre per uno la cui condanna non è affatto lieve, uno che ha rubato allo stato che avrebbe dovuto servire con disciplina e onore [art.54 della Costituzione Italiana], da tre mesi una consistente parte della politica e delle istituzioni si sbatte e si spertica affinché non venga applicata una legge ridicola e che in un paese normale non avrebbe nemmeno ragione di esistere visto che nei paesi normali e civili o si fa il delinquente o il politico. Ecco perché la questione non andrebbe valutata solo dal punto di vista giuridico ma anche quello morale: può un individuo che ha frodato lo stato continuare a rappresentare lo stato? questa dovrebbe essere l’unica domanda da porre ai soloni che poi si esprimono nei vari talk show e negli editoriali di certi quotidiani, quelli moderati e liberali, s’intende. Perché Fabio Fazio che ieri sera aveva brunetta a portata di poltrona non lo ha fatto? perché bisogna invitare brunetta ad una prima serata sulla tv pubblica se poi non gli si fanno quelle semplicissime domande che tutta la società civile si pone da che una sentenza ha condannato in via definitiva berlusconi ma che poi non viene applicata in virtù di ridicoli cavilli che, come la legge Severino non avrebbero motivo di esistere [se questo fosse un paese normale]?

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Quagliariello: “Valga anche per B.”

Se si fa l’amnistia è apposta per berlusconi.
E come si sbrigano a chiedere l’uguaglianza e il rispetto di norme ufficializzato dalla legge, quando bisogna mandare in galera berlusconi però no. Non valgono.
Pezzenti. Quagliarello, eletto saggio da Napolitano e nominato perfino  ministro per me è sempre il cialtrone che in parlamento gridava:  “Eluana è stata ammazzata”. Non ha fatto progressi nel frattempo.

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L’amnistia è di sinistra? Alessandro Gilioli

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“Amnistia? Un errore”. Tutti vs Renzi

Ma chi crede di essere Napolitano, davvero il salvatore della patria? Non credo che la storia lo ricorderà così. Penso piuttosto che sia il presidente che nel momento peggiore della politica, quello in cui la gente per ovvie e legittime ragioni si è allontanata dalla politica ha fatto in modo di renderla non detestabile ma odiosa, e tutto questo dopo che la politica aveva promesso di riavvicinarsi alla gente. I berlusconi e i Beppe Grillo li costruiscono quelli come Napolitano, salvo poi piangere sui disastri altrui che invece sono proprio e solo i suoi.

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GUAI A TOCCARE RE GIORGIO. LO SCOPRE ANCHE RENZI: LAPIDATO DAL PD  _Wanda Marra, Il Fatto Quotidiano

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L’APPELLO DI MICROMEGA: “FIRMATE CONTRO IL SALVACONDOTTO”

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Se tutti sono contro Renzi verrebbe quasi da pensare che Renzi abbia ragione. Propaganda o no, marchetta politica o meno se Letta dice a Renzi che “sta esagerando” – per non parlare di frau Bonino che afferma quanto sia meglio il vecchio al posto del nuovo, magari il suo che non ha ancora capito che vuole fare da grande – istintivamente viene da pensare che abbia colpito nel segno. 

Se il diritto di un paese civile prevede che il carcere abbia delle funzioni rieducative al fine di riabilitare socialmente gente che ha violato la legge la politica e i governi si attivassero affinché il progetto venga eseguito e gli obiettivi realizzati, non facendo il contrario, mandando allo sfascio il sistema giustizia perché fa comodo che i processi durino anche dieci anni in maniera tale che si possa agire nel frattempo per rendere i reati meno reati fino ad abolire direttamente il dolo nel reato. 

Oppure confezionando leggi che mandano in galera chi non ci deve andare per riempirle oltremodo e trovare poi la scusa per quei provvedimenti straordinari e necessari ma che invece sono solo il viatico per favorire gli amici disonesti. 

Si attivasse, la politica, per pensare sistemi rieducativi alternativi al carcere, invece di rimettere per strada ogni manciata di anni grappoli di delinquenti da strada che poi sono quelli che i cittadini percepiscono di più come un pericolo alla loro sicurezza, uno schiaffo in faccia agli onesti, a chi è stato vittima di reati, gente a cui non si pensa mai. 

L’indulto e l’amnistia, la prescrizione sono un insulto per chi spende anni della sua vita e del suo impegno per contrastare la criminalità, il marchio impresso a fuoco del fallimento di uno stato e delle sue istituzioni, e in questo paese che può vantare un tasso così elevato di delinquenza all’interno della classe politica più corrotta e corruttibile d’Europa e del mondo civile, la dimostrazione viva e vibrante della complicità dello stato con certa illegalità e delinquenza che non devono essere punite, altroché provvedimenti umanitari di clemenza. La sinistra, presunta, quel che ne resta ha delegato alla peggior destra la gestione della sicurezza e della legalità, e abbiamo visto tutti in che modo lo ha poi fatto. E questa sarà un’altra responsabilità storica di questi politici da mezzo centesimo che poi vengono a farci la morale sull’umanità, su quello che è giusto e sbagliato.

Delle critiche, dei giudizi e della coerenza

 

 

Tutto si può criticare e mettere in discussione, perfino l’esistenza di Dio, però correttezza vorrebbe che a farlo fosse chi ha dimostrato di avere la mente libera sempre e a proposito di chiunque.
Chi invece ha retto il sacco, e lo continua a fare a sprezzo del ridicolo alla bella politica tradizionale dei partiti, quelli che hanno trascinato questo paese nell’inenarrabile e che adesso fanno fronte comune non solo in parlamento ma anche nel giudizio verso i 5 stelle e su argomenti che i partiti conoscono molto bene peraltro avendoli praticamente inventati loro –  tipo la cacciata più o meno silenziosa dei propri dissidenti  – dovrebbe, per decenza sua, mica per altro, mantenere un atteggiamento più discreto.
Se sta zitt*, è meglio.

Neanche a me piace la politica ridotta ad una specie di Grande Fratello con tanto di nomination ed espulsione decisa da un pubblico e penso che ogni regolamento si possa modificare in corsa, ma rispetto a quello che hanno sempre  fatto i partiti, quelli belli santificati e uniti in matrimonio da Napolitano, e lo han fatto dietro le quinte presentandosi poi ai loro elettori con la faccia bella dei democratici, quelli dei 5 stelle sono poco più che peccati veniali.

 

 

Sul blog di Grillo i risultati della votazione sull’espulsione della senatrice Adele Gambaro sotto accusa per le critiche al leader. Gli aventi diritto, cioè gli iscritti al 31 dicembre 2012, erano 48.292: di questi hanno votato in 19.790. Il 65,8% (13.029 voti) ha votato per l’espulsione, il 34,2% (6.761) ha votato no (leggi). Ma secondo un sondaggio Ipr/Tg3 gli elettori del Movimento non condividono la linea: consensi scesi dal 25 al17%, maggioranza contraria all’espulsione (leggi)

 

BLOG TRAVAGLIO – IL REATO DI LESA MAESTA’ CONTRO IL CAPO E’ DA ROMANIA DI CEAUSESCU  [I grullini – 19 giugno]

Senti chi sparla
Marco Travaglio, 20 giugno

C’è un solo spettacolo deprimente come i 5Stelle che cacciano una senatrice per aver criticato Grillo: i partiti che danno lezioni di democrazia. Anziché tacere e guardare al proprio interno, nella speranza che non lo facciano anche i loro elettori superstiti, i partiti dei soldi pubblici in barba al referendum, delle tessere false, dei congressi taroccati o mai fatti, delle regole violate o cambiate su misura per gli amici, degli statuti carta straccia, dei probiviri dormienti e del Porcellum, montano in cattedra col ditino alzato: “Eh no, certe cose non si fanno”. 

Il socialista Nencini si appella addirittura a Grasso perché salvi la Gambaro, e lui la democrazia dei partiti la conosce bene perché viene dal Psi: il partito di Craxi che cacciava i dissidenti Codignola, Bassanini, Enriques Agnoletti, Veltri e altri e si autocelebrava nei congressi con le piramidi di Panseca facendosi eleggere per acclamazione. Anche il centrosinistra inorridisce per le 4 o 5 espulsioni grillesche, forse perché ne ha all’attivo centinaia: quando si tratta di democrazia interna, fa le cose in grande fin dai tempi della cacciata del gruppo “manifesto” e dei “pidocchi” di togliattiana memoria. 

Chi volesse l’elenco completo (o quasi) degli espulsi dal Pd lo trova sul blog bojafauss.ilcannocchiale.it . 

Ad Agropoli ne han cacciato uno che aveva denunciato una speculazione edilizia; due consiglieri di Troina li han silurati “per aver votato in contrasto con le indicazioni del partito”; alcuni li han defenestrati con una telefonata dall’esecutivo di Piacenza perché osavano sostenere Renzi, ecc.
Particolarmente democratico il caso di Avigliana, in Valsusa, piccola patria di Fassino. Alle ultime comunali il Pd si presentava in un listone civico Pro-Tav con Pdl e Udc contro i suoi dirigenti locali No-Tav, alleati con Idv, Sel e M5S. 

L’ammucchiata naturalmente perse il Comune e per vendetta il Pd piemontese fece espellere i tre eletti nella lista vincente e commissariare il circolo del paese per eresia dal dogma dell’Immacolata Cementificazione. La Lega ha espulso più dissidenti di un arbitro di calcio, e qualcuno l’ha pure menato. 

Il partitucolo di Monti è un accrocco di partitini personali, da Casini a Montezemolo, capitanati da un senatore a vita che s’è candidato da ineleggibile dopo aver giurato che mai e poi mai. 

Lì alberga pure l’ottimo Buttiglione, che nel ’95 era segretario del Ppi e dall’oggi al domani, dopo aver sfiduciato il governo B., annunciò l’alleanza con B. La maggioranza del partito gli votò contro: lui espulse la maggioranza del partito. Il Pdl, già Forza Italia, ha fatto due congressi in vent’anni, per giunta finti. Tre anni fa Fini, uno dei due fondatori, se ne andò un attimo prima di finire espulso insieme ai fedelissimi Granata, Bocchino e Briguglio, sbattuti dinanzi ai probiviri in quanto “incompatibili con i valori fondanti del partito”. Cioè i valori dell’illegalità,visto che avevano contestato il bavaglio anti-intercettazioni, la prescrizione breve e la revoca della protezione al pentito Spatuzza. Ma il caso più strepitoso risale al 1996, quando fu arrestato il giudice Squillante e furono indagati Previti e B. per averlo corrotto, in base alle accuse di Stefania Ariosto, allora compagna di Vittorio Dotti. Civilista Fininvest da 16 anni, Dotti era il numero 2 di Forza Italia. 

Previti chiese la sua testa per non aver tappato la bocca alla fidanzata. B. lo convocò e gl’intimò di scrivere una totale dissociazione dalla Ariosto e giurare che le sue deposizioni erano “fantasie, calunnie E bugie”. Dotti rispose di non poterlo fare. Allora la Fininvest gli revocò tutte le cause e B. prima lo cacciò dal partito perché “il nostro rapporto si è incrinato”, poi lo “scandidò” da capolista di Forza Italia nel collegio Milano4 a un mese dalle elezioni, rimpiazzandolo con un altro avvocato della ditta. Tanto — disse Ferrara — “a Milano 4 faremmo eleggere non solo Dotti, ma pure il suo cane”. 
Con tanti ringraziamenti dal neodeputato, detto da quel giorno “il cane di Dotti”.