#19o – La frustrazione del giornalista di regime

Sottotitolo: Un paese civile non può prescindere da una corretta informazione. #vergognaitalia #19O

 

 La Rai ha tre inviati diversi in piazza Porta Pia. Due lanciano le bombe carta e uno commenta in diretta. [cit.] #19O

Un paese civile non può prescindere da una corretta informazione. E’ uno stillicidio reiterato, in ultimo ieri la notizia che l’ODG che in vent’anni di conflitto di interessi, di menzogne, diffamazioni e calunnie spacciate per giornalismo non ha mai fatto un plissè si occuperà di Santoro. Il danno, la beffa e il linciaggio verso uno dei pochi che, a modo suo e col suo stile le cose almeno le ha sempre dette. Io mi sento violentata tutti i giorni dalle bugie con cui cercano di addolcire, nascondere quello che ormai non è più possibile ignorare. Noi vittime sempre che dobbiamo pure finanziare, di diritto o di rovescio certa spazzatura, ché hai voglia a dire che questo e quello non prendono soldi dallo stato, e poi sentire pure certi opinion makers farci la morale dai loro pulpiti magari fra una risatina e una canzonetta in radio. Non capisco perché sallusti, belpietro, ferrara e compagnia servente ben posizionata su tutti i media di regime, Rai compresa, possono loro sì minacciare la civiltà di questo paese e l’altro giornalismo, quello cosiddetto indipendente fa così fatica a riconoscerlo, a vedere la violenza vera dov’è. E invece di diffondere idee buone, fatti realmente esistenti si spertica in propaganda a favore di qualsiasi potere vada bene al re d’Italia di questo nuovo millennio. E quando può si mette pure di traverso davanti a quei pochissimi che osano guardare dietro il dito.Una stampa e un’informazione il più possibile libere dall’influenza della politica sono il fondamento di qualsiasi democrazia che voglia dirsi civile, libera davvero.

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18-19 ottobre. I media alla guerra immaginaria

Ma chi controlla i media? Diciamo meglio: che cavolo ha in testa chi li governa? Lo spettacolo mediatico intorno al 18 e 19 ottobre è stato così indegno che persino un signore perbene e molto governativo come Enzo Foschi, capo segreteria del sindaco di Roma Ignazio Marino ed esponente del Pd romano, è stato costretto a twittare: “I veri Black bloc sono tutti quei giornalisti infiltrati nel corteo… delusi dal fatto che non scorra sangue…”.

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C’è la manifestazione. Non è una notizia.C’è una folla immensa di gente che ride, passeggia, racconta slogan. Non è una notizia.C’è uno striscione magnifico, la sintesi è poetica e racconta la forza e la storia e la potenza di chi non si rassegna e lotta. Non è una notizia.C’è un gruppo di ragazzi e ragazze che hanno fatto nottata per comporre dei cartelli in cui c’è scritta bellezza, tenacia, sogni, rivendicazioni. Non è una notizia.C’è una donna che è arrivata con il passeggino e il bimbo e dice che ha lo sfratto e che non ha stipendio e abbraccia e bacia gli amici che guardano il bimbo e gli fanno le smorfie. Non è una notizia. Passa avanti.C’è una ragazza giovane, carina, estetica spendibile sui media. Può scapparci una copertina. Dai, si. E’ proprio bona. In fondo che ce ne frega della lotta. Il punto è che c’è figa. Quella è una foto da fare.C’è un ragazzo che ha uno zainetto nero. Bisogna seguirlo. Ha uno sguardo così e così. Sicuramente vi porta in mezzo agli scontri, ed è lì la notizia. Invece il ragazzo siede, apre lo zaino, e tira fuori panini per gli amici. Che palle! Neanche questa è una notizia.Dopo un paio d’ore reporter, giornalista, sono talmente frustrati che inseguono scie di fumo immaginarie, sentono un pedardo in lontananza e comunicano in redazione che c’è un attentato, la tizia col fumogeno viene descritta come capo di un attacco ai “civili”, e poi arrivano all’angolo tra via tot e via bah e lì c’è una rissa di un tale che è sempre parcheggiato all’angolo, un po’ ubriaco, che bestemmia e insulta un altro che pure lui non sta tanto bene.Ecco: fotografia, lancio d’agenzia e titoli da terrore mediatico. Abbiate paura. La piazza è terrore. Non scendete in piazza. Non lottate per i vostri diritti. Vedete? Siete in pericolo. Lì c’è brutta gente. Lì dove? Ma lì… non vedi? Dici che le uniche persone mascherate sono militari? Ma no… che dici. Dunque: se hanno fatto la zone rosse c’è un motivo.Ecco. Articolo fatto. Prendi la foto dei due ‘mbriachi. Mettici due agenti che passano per caso, poi tira fuori una fotografia di repertorio dei black bloc, metti che uno degli ‘mbriachi aveva in mano una specie di rotolo di giornale e giù con l’analisi della fenomenologia del rotolo assassino, ‘ste armi contundenti usate dai manifestanti, immagina un sequestro di rotoli assassini nella vicinissima tipografia (il covo dei violenti).E nel frattempo il corteo scorre. La gente aumenta di numero. I bambini ridono. Gli adulti cantano. I militari non c’hanno un cazzo da fare. Ma il giornalista ha avuto la sua storia.Perché il punto è che se non c’hai una notizia, beh, inventala. Scoraggia le persone e allontanale dalle lotte. Devono sapere che dalla piazza non si torna. Devono saperlo. Devono.E comunque, via, fategli un regalo a ‘sto povero giornalista. Non vedete che pena? Nessuno che indossi un passamontagnino per farsi fotografare? Capitelo. Ha famiglia, se non porta qualcosa ci sta che lo licenziano…Bisogna essere solidali tra precari. No?

via#19o – La frustrazione del giornalista di regime.

Separazioni all’italiana [a grandi passi verso la deriva]

BLITZ ESTIVO SULLA COSTITUZIONE

Il governo ha fretta di approvare il ddl per abbattere i tempi di legge previsti dall’articolo 138. La deroga
spianerebbe la strada al lavoro del “Comitato dei 40 saggi”, compresa la riscrittura di parte della Carta.

Prove tecniche di colpo di mano sulla Costituzione. Da piazzare nel cuore dell’estate, quando le spiagge sono piene e l’attenzione sul Palazzo crolla. La strana maggioranza del governo Letta ha fretta di approvare il disegno di legge che prevede una deroga all’articolo 138 della Carta: la norma che pone precisi paletti temporali e di metodo alle leggi di revisione costituzionale. E allora l’obiettivo è quello di approvare entro la prima settimana di agosto.

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Non risulta che riformare la Costituzione fosse un’urgenza da governo di necessità.

Se Napolitano permette a questo caravanserraglio definito indegnamente governo di necessità, all’interno del quale alloggiano comodamente indagati, prescritti, condannati in primo e ultimo grado anche per reati gravissimi di mettere le mani sulla Costituzione si renderebbe complice di un colpo di stato; e non sarebbe nemmeno il primo, ovviamente mascherato e camuffato da decisione perfettamente legittima.
La Costituzione prima di essere riformata andrebbe applicata: non è la Carta a doversi adattare alle circostanze, esigenze e situazioni ma dovrebbe essere il contrario; è la politica che dovrebbe iniziare a prenderla in considerazione e a rispettarla.
Questo governo così com’è non può permettersi di riformare nulla di quanto fatto da eminenze illustri che in un momento storico difficilissimo hanno dimostrato di tenere davvero al bene del paese non certo al loro personale né politico.
La Costituzione è l’ultima garanzia che abbiamo: difendiamola. Tutti.

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Siamo ridotti così male che qualcuno si accontenta perfino del terzo posto alla confederation cup.
Per non parlare della celebrazione del “campione” Valentino Rossi, già noto come evasore fiscale: guai a ricordare queste brutte cose.
E pensare che in Uruguay le unioni civili sono legge così come le adozioni alle coppie dello stesso sesso.
Se si dovesse applicare lo stesso metro di giudizio alle attività sportive e agonistiche in relazione alla civiltà di un paese, l’Italia meriterebbe le stesse posizioni che ha per quanto riguarda la libertà di stampa e informazione. 
Quasi ultima nel mondo.

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Che poi è anche giusto che Valentino Rossi venga omaggiato in qualità di campione: com’era? “bisogna separare le questioni giudiziarie dal ruolo politico”; e se il principio della separazione vale per il vecchio puttaniere corruttore e concussore può valere per chiunque. 

Anche per un evasore fiscale.

Così avremo un nuovo trend, una nuova tendenza; il chirurgo è bravo ma nel suo privato ha comportamenti scorretti, eticamente immorali, illegali? non fa nulla, basta che in sala operatoria poi svolga bene la professione.

Stessa cosa vale per l’avvocato, l’insegnante, il giornalista, il medico di famiglia, e a cascata per tutti i professionisti che nel loro privato si sentiranno autorizzati a fare quello che vogliono, tanto male che vada c’è sempre qualcuno poi che pensa, e purtroppo dice e scrive – non in un blog o una bacheca facebook ma in parlamento e sui giornali – che si possono separare le questioni illegali e immorali da quelle professionali. 
Anche se riguardano un’unica persona.

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Pensavo a Margherita Hack e ai suoi genitori che 90 anni fa [novanta anni fa] non le facevano subire nessuna educazione “di genere”, non le dicevano di non fare cose perché era una bambina o di farne altre perché lo era. 
A quei tempi non esistevano il femminismo, la Costituzione e nemmeno un ministero delle pari opportunità, eppure quella generazione ha formato donne come lei e Rita Levi Montalcini che invece si oppose con tutte le sue forze ad un padre che non riteneva necessario che una figlia femmina dovesse studiare per affermarsi professionalmente.
Quindi significa che era possibile conquistare le proprie pari opportunità senza nessuno che lo garantisse e lo obbligasse per legge, senza l’obbrobrio delle quote rosa, senza un ministero – inutile ai giorni nostri ma sul quale si è aperto il consueto diBBattito – visto che oggi una Costituzione che garantisce l’uguaglianza e il diritto allo studio [anche per le donne!]  invece c’è.  Le vite ben spese di Rita e Margherita descrivono alla perfezione il fallimento di un una generazione di donne che scendeva in piazza per bruciare reggiseni – come se fosse un capo d’abbigliamento il responsabile della costrizione femminile e che ha prodotto quella generazione che non ha nemmeno bisogno di bruciarlo, se lo toglie e basta, davanti al miglior offerente. 
E se quei diritti conquistati faticosamente quarant’anni fa oggi sono ancora messi in discussione significa che non sono stati difesi con la stessa energia con cui erano stati ottenuti. La Storia siamo noi sempre, non solo qualche volta.Margherita Hack e Rita Levi Montalcini sono state eccezioni? può darsi, però sono esistite, e invece di pretendere rispetto, considerazione, farsi spazio nei diritti facendo la guerra agli uomini come va di moda fare in questa magnifica era “moderna”, hanno ritenuto più opportuno impegnarsi in proprio per dimostrare agli uomini di quei tempi e alla società tutta di meritarsi il loro posto coi fatti.

E comunque, poche chiacchiere: la vera parità fra i sessi sarà celebrata e onorata il giorno che nessun uomo dirà più che fare la lavatrice significa “spingere un bottone”.

Perché vorrà dire che tutti gli uomini avranno scoperto che succede dopo aver spinto quel bottone.

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– Riforme costituzionali: se a scriverle sono gli amici dei ladri –

Peter Gomez, Il Fatto Quotidiano, 27 giugno

Visto che la storia spesso si ripete in farsa, l’ultimo capitolo della ridicola tragedia italiana ruota di nuovo intorno alle riforme e alla giustizia. Esattamente come era accaduto nel 1997, con la commissione Bicamerale di dalemiana memoria, tra i nuovi padri ricostituenti in quota Pdl prende corpo l’idea di riscrivere pure il titolo IV della Costituzione: quello che stabilisce poteri, diritti e doveri della magistratura.

Del resto si sa come vanno queste cose: nelle Camere si parla sempre di fondare una nuova Repubblica, ma tutti quelli che hanno indagini o processi in corso, pensano soprattutto alle Procure della Repubblica.

Sedici anni fa però Oscar Luigi Scalfaro – il Vecchio presidente – almeno ci aveva provato a dire di no. “La Bicamerale non perda tempo con la giustizia, ma si occupi delle riforme di sua competenza” aveva tuonato il Capo dello Stato restando, di lì a poco, assolutamente inascoltato. Oggi invece, nella maggioranza delle larghe intese a dire di no è solo, il Pd. Mentre Giorgio Napolitano, il nuovo Eterno Presidente, per il momento tace.

Male, perché gli avvenimenti di queste settimane non fanno presagire niente di buono. All’indomani dell’ultima condanna a sette anni, Silvio Berlusconi è stato ricevuto al Colle senza apparenti imbarazzi. La sua storia – tra bonifici a Craxi, mazzette versate dal suo avvocato ai giudici,tangenti allungate dai suoi collaboratori alla Guardia di Finanza, più il noto contorno di minorenni, presunte frodi fiscali e concussioni – fa di lui un personaggio in cui nei paesi normali non si discute nemmeno su come riscrivere il codice della strada. Qui, invece, il Cavaliere può parlare di governo, riforme e futuro del Paese. E lo fa dopo che in aprile i dieci supposti saggi scelti da Napolitano per redigere una sorta di programma condiviso tra Pd e Pdl, si sono a lungo occupati di giudici e leggi penali.

Allora il supposto saggio e futuro ministro per le Riforme, Gaetano Quagliariello, era apparso molto soddisfatto.“Il capitolo nel quale più significativa è risultata la piena legittimazione di importanti posizioni fin qui oggetto di pregiudizio è quello della giustizia”, aveva detto prima di elencare i provvedimenti, molti dei quali ideati di natura costituzionale, per depotenziare leintercettazioni telefoniche, abbreviare i tempi d’indagine, mettere una mordacchia alla stampa, intimorire i magistrati (c’era la creazione di una sorta di Csm di secondo grado i cui membri sono nominati un terzo dal parlamento e un terzo dal Capo dello Stato), abolire in caso di assoluzione l’appello.

Oggi invece Quagliariello getta acqua sul fuoco. Per lui dietro l’emendamento Pdl, firmato tra gli altri da un imputato per mafia, uno per peculato e uno per abuso d’ufficio, c’è una semplice iniziativa tecnica. “Vi è l’esigenza condivisa che eventuali correlazioni derivanti dalle riforme istituzionali che dovessero cadere al di fuori delle materie indicate nel disegno di legge attualmente in esame possano essere affrontate dal Parlamento”, dice senza specificare chi condivida l’esigenza. I cittadini? I ladri? Gli amici dei ladri? Il resto del governo?

Letta junior e Napolitano se ci siete (e non ci fate) per favore, battete un colpo.

L’impiglio

17 maggio: Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia

Ancora oggi, in una repubblica democratica del terzo millennio, c’è chi pensa che gli omosessuali siano persone non degne di avere quei diritti che ha chi omosessuale non è. 


E ancora oggi in Italia non c’è una legge specifica per tutelare le minoranze. 

E ancora oggi si consente a personaggi pubblici, a certi politici, di poter esprimere idee omofobe, violente e razziste e non succede niente, dopo.

In questo paese bisogna ribadire ogni giorno che l’omosessualità rientra nella NORMALITA’ della vita di tanta gente.

Tutto questo non è civile, non è normale, non è degno di una democrazia occidentale.

L’omofobia deve diventare un reato, perché esprimere idee omofobe significa incentivare atti violenti;  l’omofobia, come il razzismo e il fascismo non è una libera espressione del pensiero né un diverso punto di vista su una questione, come dire: panettone o pandoro, amatriciana o carbonara, carne o pesce.
L’omofobia è un crimine, è violenza che non deve trovare nessuna residenza in una società civile.

…O COSI’ O IL GOVERNO CADE
Pdl, tre minacce in un solo giorno

Ineleggibilità, il Popolo della Libertà contro Zanda che si dice pronto a votarla. M5S: noi ci siamo
Imu, Brunetta a Porta a Porta: “Riforma entro agosto anche per le imprese o addio esecutivo” (leggi)
Video – Longo: “Interdizione? Letta cade un minuto prima”. Ma B: “Patto con Pd chiude guerra civile”

Sottotitolo: ma che bel tipino Zanda, prima fa il cazzone e dice che che silvio in parlamento non ci può stare per la storia dell’ineleggibilità e appena la banda del bassetto ha alzato la voce ha ritrattato dicendo che è una sua opinione personale.
Ma un paese può stare nelle mani di gente così, può viaggiare sull’onda del ricatto di un  delinquente [sempre per sentenze] e delle sue minacce?

E qua parlano di vilipendio, di offese via web?  sono trent’anni che berlusconi è ineleggibile, la Costituzione è nata nel ’48; la norma sull’ineleggibilità risale al ’57, quindi significa che cinquantasei anni fa dei politici molto più lungimiranti e previdenti, che questo paese lo amavano davvero, avevano già messo nero su bianco che i possessori di media e mezzi di comunicazioni non potessero, ovviamente, logicamente e civilmente, avere gli stessi diritti di chi non lo era e lo è di partecipare alla politica da politici. 

Che la separazione fra controllori e controllati doveva essere una legge dello stato.

E oggi si parla di vaffanculi via web, di impedire le intercettazioni che sono uno dei sistemi investigativi più efficaci di lotta al malaffare, alla criminalità e alle mafie.
Pietà, e misericordia, anche.

Una minaccia al giorno [ma anche più d’una] ce la farà a togliere il governo da torno? io spero di sì. 
E mi dispiace per tutte le intellighenzie che pomposamente ci informano, ci avvertono quasi, che questo è il governo dell’ultima spiaggia per gli italiani perché a me, a naso e ad occhio pare invece che questo sia solo il governo dell’ultima salvezza per berlusconi.

Non c’è cosa che si possa anche e solo provare a dire nel merito di provvedimenti e di leggi senza che qualcuno dei cani da guardia a libro paga dell'”impigliato” non prometta che il governo cadrà “un minuto prima” che accada quella cosa o che qualcuno si metta in testa davvero di realizzarla. 

“Impiglio” è l’ultima frontiera della linguistica inventata da Napolitano per il bene della pacificazione e dell’abbassamento dei toni fino a far sparire proprio le parole per evitare accuratamente di pronunciare, a proposito dei politici disonesti, parole come “imputato, pregiudicato e condannato”.

E magari anche delinquente che non stonerebbe col pendant.

Ad esempio l’interdizione dai pubblici uffici relativa alla sentenza del processo allo “stile di vita” del puttaniere incallito: l’interdizione non è un capriccio della Boccassini, è un provvedimento legato al reato di concussione che ha commesso berlusconi, e se quell’interdizione gli spetta per diritto [di legge] lui e i suoi servitori [armati e non] devono accettare il verdetto della LEGGE e ringraziare anche tutti i loro dei che qui siamo in Italia dove non si è colpevoli prima del miliardesimo appello, grado di giudizio.

Perché se questo fosse stato quel bel paese normale che ogni giorno bisogna nominare stancamente come termine di paragone per la qualsiasi a proposito dell’Italia silvio berlusconi sarebbe GIA’ ospite delle patrie galere, perché i suoi comportamenti non sono riferibili ad uno “stile di vita” come piacerebbe a ferrara e alla santanché che ieri sera a Servizio Pubblico si sono prodotti nei consueti voli pindarici tesi alla difesa dell’amico dei loro cuori  e generalmente a tutti quelli che “ognuno a casa sua fa quello vuole”: sono reati. 

Pagare mazzette alla guardia di finanza per fare in modo che si distragga nei controlli fiscali è reato, rubare una casa editrice con la complicità di giudici compiacenti e pagati un tanto al chilo è reato, abusare del ruolo politico facendo pressioni ai funzionari di una questura è un reato, ottenere le grazie e i favori sessuali da ragazzine con la promessa dei soldi e della bella vita non è una concessione magnanima di un filantropo, è induzione alla prostituzione, e quei favori ottenuti non sono la scelta consenziente di ragazzine sciagurate e arriviste: è sfruttamento di quella prostituzione, dunque un reato.
Tutto questo ovviamente in un paese normale dove la legge non viene accomodata e acconciata in base all’esigenza dei potenti prepotenti delinquenti e in un paese normale dove la politica non si mette al servizio di un delinquente per consentirgli di violare la legge comodamente quando e come vuole.

Impigliato alzatevi
Marco Travaglio, 17 maggio

Nella vertiginosa regressione lessicale che ci sta portando rapidamente verso l’obiettivo “neuroni zero”, mancavano giusto un sostantivo e un aggettivo: li ha pronunciati il presidente Napolitano in una di quelle esternazioni quirinalizie che non si sa bene come qualificare (interviste? moniti? spifferi? sedute spiritiche? Boh). Si tratta di alcune sue frasi pubblicate tra virgolette dal direttore del Messaggero , Virman Cusenza, che lo scortava sull’aereo presidenziale da Roma a Genova, dov’era atteso per i funerali delle vittime della strage al porto. In quella selva di ovvietà da Banal Grande che tanto eccita la stampa nazionale (“portare avanti la barca tra i marosi, dare fiducia al Paese”, Letta “non si lascia intimidire da polemiche né da incidenti di percorso”, “molto misurato”, anzi “attentissimo”, come del resto “Saccomanni”, al discrimine “tra il fare e il non abbandonare il rispetto degli impegni”, “siamo sul filo del rasoio con Bruxelles”), sono affogati il sostantivo e l’aggettivo della neolingua inciucista. Il sostantivo è “moderazione”: “serve moderazione nelle aspettative delle misure economiche”. Il che, tradotto in italiano, significa che il governo non farà un bel nulla, visto che non c’è un euro e i presunti alleati litigano su tutto. L’aggettivo è “impigliato” che, nel nuovo dizionario dei sinonimi, sta per imputato. Dare dell’imputato a B. pare brutto: vedi mai che si incazzi e rovesci il governo del nulla. E allora si dice “impigliato”: “Capisco chi si trova impigliato”. Dove? “In processi e vicende giudiziarie di rilievo”, spiega il Cusenza. Ah ecco, il presidente della Repubblica “capisce” un leader di maggioranza, già tre volte premier, che “si trova impigliato” in quattro processi per corruzione di senatori, concussione e lenocinio minorile, frode fiscale, divulgazione di intercettazioni segrete di un avversario politico. Sono cose che possono capitare a tutti. Specie a chi corrompe senatori, intimidisca questure, paga prostitute minorenni, froda il fisco, divulga intercettazioni rubate. E allora zac!, si ritrova impigliato. E pazienza se, per molto meno, Dominique Strauss-Kahn ha rinunciato all’Eliseo. Il capo dello Stato – italiano, mica francese – capisce anche (“era nelle cose, nella natura”, scrive l’esegeta Cusenza) “le forze politiche che non rinunciano a reagire, ciascuna a modo suo”: anche con manifestazioni di piazza contro il terzo potere dello Stato. Però, fa notare, “meno reazioni composte arrivano, meglio è dal punto di vista processuale”. Nella sua immensa bontà e saggezza di padre, dispensa consigli ai difensori di B., casomai non fossero abbastanza, per favorire un miglior esito processuale all’illustre cliente imputato, anzi “impigliato”. Insomma, al presidente della Repubblica non importa sapere se l’uomo, l’ometto che ha mandato tre volte (direttamente o indirettamente) al governo e a cui ha firmato una dozzina di leggi vergogna è un corruttore, un concussore, uno sfruttatore di minorenni, un evasore fiscale e un violatore di segreti. Questo per lui si chiama – per usare il traduttore simultaneo Cusenza – “il macigno giustizia”: e, siccome “ce lo trasciniamo da anni” ed “è sempre stato all’ordine del giorno”, occorre che “tutti se ne facciano una ragione”. Come dire a un gioielliere che viene rapinato impunemente da anni: guarda, caro, visto che il macigno rapine ce lo trasciniamo da anni ed è sempre all’ordine del giorno, fattene una ragione. Anzi, la prossima volta risparmia la fatica al rapinatore e consegnagli spontaneamente la refurtiva; perché sai, i rapinatori non rinunciano a reagire, ciascuno a modo suo, e non vorrei che una reazione scomposta gli provocasse peggioramenti dal punto di vista processuale; perché io capisco chi si trova impigliato in vicende di rapina. E adesso non rompere perché devo occuparmi di chi mi ingiuria sul web, cioè dei veri reati di cui non riesco proprio a farmi una ragione.

Innocente per sentenza, televisiva

Sottotitolo: in un paese dove non c’è tutela per persone fatte e finite, non esiste nemmeno il diritto all’uguaglianza nei fatti come comanda la Costituzione il papa, presentandosi in tutto il suo splendore di papa, pretende la tutela giuridica dell’embrione, ovvero di un’ipotesi di vita, senz’alcuna certezza di trasformarsi in tale.
 E’ cambiato il piazzista ma la merce è sempre la stessa, e anche la politica è sempre la stessa, anzi è perfino peggiorata per motivi di “pacificazione nazionale”, incapace di reagire, e opporsi se occorre, ai “suggerimenti” dell’alto referente di santamadrechiesa come invece si fa nelle democrazie evolute, civili, mature.  

 Il vaticano non ha ancora eliminato dal suo codice penale la pena di morte. Però difendono la vita, loro.

Alemanno ha scelto il giorno della festa della mamma per “protestare” contro la 194, commemorare i feti abortiti: nemmeno Quentin Tarantino e Dario Argento sarebbero arrivati a tanto.  Ipocriti vergognosi, difensori del nulla, indegni abitanti di una società, la nostra, che non può diventare civile per colpa loro.
Ma non si vergogna quella gentaglia che ha accompagnato il sindaco fascista ieri in quella ridicola manifestazione oscurantista, becera,  a polemizzare ancora su una legge che difende e tutela le donne?  mi piacerebbe sapere chi obbliga chi ad abortire, divorziare, mettersi con qualcuno dello stesso sesso se c’è interesse, attrazione e amore, perché una legge deve essere ridiscussa dopo trent’anni e altre invece non si possono fare perché disturbano chi è contrario, in primis gl’invasori d’oltretevere.

Il nuovo papa, quello che ha incantato quasi tutti con la sua semplicità […] propone la raccolta di firme nelle parrocchie italiane contro la legge sull’aborto.
Le leggi civili esistono per tutelare tutti e non certo per obbligare tutti poi a farne uso.
Chi non vuole abortire, non ha la necessità di divorziare né quella di accompagnarsi ad una persona dello stesso sesso può continuare a farlo in assoluta libertà.
Quella libertà che mancherebbe invece alle persone che hanno esigenze di vita diverse, che avrebbero avuto delle difficoltà serie se certe leggi non ci fossero state e che continua a mancare agli omosessuali non ritenuti degni degli stessi diritti di tutti, ancora oggi, nel terzo millennio e in un paese occidentale dove non solo non si fa un passo avanti in fatto di civiltà e di diritti ma si vorrebbero eliminare anche quelli ottenuti faticosamente in altri periodi, quando la voce del popolo veniva ascoltata e non ignorata come adesso.

 

 

IL CAVALIERE SI ASSOLVE IN TV (Concita De Gregorio)

E BERLUSCONI SI VIDEO-ASSOLVE ALLA VIGILIA DELLA REQUISITORIA SU RUBY (Piero Colaprico)

314 traditori dello stato e del popolo italiano votarono in parlamento che Ruby era la nipote di Mubarak, nessuno di loro è stato cacciato con disonore, alcuni di loro oggi sono ministri della repubblica italiana, uno addirittura vicepresidente del consiglio, col beneplacito di Giorgio Napolitano.

 

[Se questo fosse un paese normale] chissà quante cose belle si potrebbero scrivere, raccontare, di un paese che funziona.

Invece, e purtroppo, è solo la solita italietta dove succedono cose impensabili, incredibili e che altrove non verrebbero tollerate e nemmeno giustificate.
Ad esempio [se questo fosse un paese normale] stasera la televisione del servizio pubblico, quello pagato coi soldi dei contribuenti, dovrebbe trasmettere un programma intitolato: “berlusconi: l’anomalia italiana” per fare da contraltare alla spazzatura andata in onda ieri sera su canale 5.
Un programma dove raccontare come e perché è potuto accadere che un intero paese sia stato consegnato ad un impostore, malfattore, delinquente abituale [per sentenza di un giudice e non per le opinioni dei di-vi-si-vi], e provare a spiegare perché non è stato fatto nulla, a danno avvenuto, per fermare l’impostore, malfattore, delinquente abituale.

Perché si fa presto a dire “la gggente lo vota”, la responsabilità storica del berlusconi “politico” non è della gente ma di chi lo ha messo lì perché dopo tangentopoli ha ritenuto che fosse l’unica soluzione possibile, così come in seguito è stato ritenuto necessario, l’unica soluzione possibile, il governo cosiddetto tecnico e così come oggi l’unica soluzione possibile è quella dell’inciucio a cielo aperto.

In tutte e tre le situazioni non c’è entrata e non c’entra la gente che sì, poi vota chi c’è, e con la legge elettorale porcata anche chi non c’è,  ma se berlusconi non ci fosse stato come la legge chiedeva e imponeva lui non ci sarebbe stato. 

In questi ultimi diciotto anni l’Italia ha viaggiato al ritmo del golpe quotidiano, dell’oltraggio reiterato alla Costituzione per compiacere e favorire berlusconi, per permettergli di fare i suoi affari in tutta tranquillità, per evitargli di assumersi le sue responsabilità morali, civili e legali di fronte alla legge e al popolo italiano:  in nessun paese democratico del mondo sarebbe potuto succedere quello che è accaduto qui con la complicità di quasi tutta la politica  e maggiormente di quella stampa e informazione [cosiddette] che ancora oggi minimizzano, règolano, smussano, giustificano invece di fare quello che normalmente fa l’informazione nei paesi normali e civili e cioè il cane da guardia del potere, a maggior ragione di un potere incancrenito nella malattia della disonestà, politica e non, qual è stato e qual è quello italiano.

Pronto Intervento Vaselina
Marco Travaglio, 13 maggio

Ieri il Pronto Intervento Vaselina (PIV) ha avuto il suo daffare per sminuire, minimizzare, indorare, edulcorare, sopire e troncare le scene eversive di sabato a Brescia, dove un noto delinquente condannato a 4 anni per frode fiscale, che è anche il leader del secondo partito di governo, ha arringato una piccola folla di fan esagitati minacciando la magistratura sotto gli occhi estasiati del vicepresidente del Consiglio nonché ministro dell’Interno, del ministro delle Riforme istituzionali e del ministro delle Infrastrutture e Trasporti. Scene che anche in Mozambico avrebbe provocato, nell’ordine: l’intervento del capo dello Stato e del presidente del Consiglio, con immediata revoca delle deleghe ai tre gaglioffi e caduta del governo. Anche perchè la libera stampa non avrebbero dato tregua al premier, per sapere se condivida il gesto dei tre ministri e soprattutto se davvero si sia impegnato con B. a “riformare” la Giustizia e la Consulta come indicato, anzi intimato da B. Fortuna che in Italia, salvo rare eccezioni, la libera stampa non c’è. Ecco dunque all’opera le truppe scelte dei salivatori, vaselinisti, pompieri e anestesisti, addestrati a ingoiare e a far ingoiare qualunque rospo o pantegana, per convincere gli italiani che sabato a Brescia, in fondo, non è successo niente. Anzi, i contestatori devono scusarsi molto col Pdl per i fischi divisivi e gli slogan eversivi. Polito Lindo. Il quotidiano più ardito e marziale, nel descrivere la maschia prestazione di B., non è il Giornale di Sallusti (che si accontenta di un fiacco “Berlusconi: io resto qui”). Ma il Corriere della sera, che titola senz’alcuna virgoletta: “Berlusconi: non mi fermeranno”. 
Così qualcuno penserà che i giudici impegnati nei processi Mediaset e Ruby intendano “fermarlo”.

Il virilissimo titolo è compensato da un editoriale del noto emolliente Antonio Polito, che riesce a scrivere restando serio: “Il discorso di Berlusconi è di forte sostegno al governo, nonostante la sentenza” Mediaset. Il titolo è già tutto un programma: “Il pagliaio”. 
La tesi è che purtroppo la politica italiana è minacciata dal rischio di “altri fuochi”, a causa della troppa “paglia lasciata in eredità dalla seconda Repubblica”. Per cui a mettere a repentaglio le istituzioni non sono gli attacchi eversivi di B. al terzo potere dello Stato, ma fenomeni di autocombustione che, “da entrambe le parti”, potrebbero riattizzare l’incendio.

27 gennaio: il mio giorno della Memoria

“Mai più” non dovrebbe essere solo un modo di dire ma proprio un modo di fare.

Anzi, di NON fare.

L’olocausto nazista è stato un crimine aberrante che non ha insegnato nulla, e che dovremmo ricordare tutti i giorni, paragonandolo ogni volta che la storia si ripete, ogni volta che il negazionismo dei fascisti, anche di chi sta in parlamento, ai governi prende il sopravvento.

 Ogni volta che si tenta di far passare un’affermazione fascista, razzista, xenofoba, omofoba come una  libera espressione del pensiero.

Ogni volta che qualcuno vuole convincerci che tutto si può dire perché poi tocca a noi capire se quello che qualcuno dice è giusto o sbagliato. 

Non è così: una libertà civile passa anche attraverso l’opposizione netta e decisa ad un modo di pensare sbagliato perché pericoloso. 

In questo paese l’antifascismo è sancito dalla Costituzione, non è una possibilità su cui opinare e nessuna libertà di espressione deve poter consentire di far passare teorie violente, malate, insane, ad esempio quelle che leggiamo praticamente ogni giorno a proposito degli omosessuali che furono anch’essi vittime della follia nazista perché considerati imperfetti e dunque indegni  di vivere.

Solo ieri un povero rincoglionito che di mestiere ha fatto l’attore si è permesso di dire – davanti al microfono di un giornalista che chissà perché ha pensato che quella opinione fosse degna di una pubblica ribalta –  che l’omosessualità è un’anomalia genetica, una scelta da compatire; ogni giorno c’è un giovanardi, una binetti che si permettono di fare dichiarazioni da denuncia penale ma che in questo paese vengono spacciate per opinioni rispettabili; ogni giorno c’è qualche politico che si dichiara addirittura riformista e progressista ma che tiene a precisare che essere omosessuali sì  purché però non pretendano di essere trattati da persone; ogni giorno le più alte gerarchie della chiesa si permettono di offendere gli omosessuali predicando astrusità violente, ecco, questa è gente che sarebbe stata un’ottima spalla per chi applicava nei fatti, con la morte, il diritto alla vita.

E infatti quella chiesa che da duemila e più anni parla in nome e per conto di un Dio sconosciuto non ha fatto nulla per contrastare gli olocausti, anzi, in molte occasioni si è resa complice consapevole di tirannie e atrocità mettendosi al fianco delle dittature più feroci e sanguinarie.

L’olocausto non fa parte di una storia lontana, è un orrore dell’uomo moderno, avvenuto in tempi recentissimi, io so benissimo che altri olocausti sono avvenuti e avvengono ancora nell’indifferenza del mondo le cui potenze e pre-potenze oggi sono troppo occupate a risolvere altri tipi di problemi: i soldi, lo spread, la crisi economica ma questo 27 gennaio lo voglio dedicare agli omosessuali nel mondo considerati ancora e tutt’ora una categoria di gente inferiore, indegna, persone senza il benché minimo  diritto ai diritti.

Gli eredi dei ragazzi di Salò – di Moni Ovadia

Eccoli qua di ritorno i baldi ragazzi nazifascisti, i nipotini mai redenti dei bravi giovanotti di Salò, i pupilli di zio Alemanno tanto coccolati dalla commozione di politici bipartisan assetati di riconciliazione revisionista. Non ci stancheremo mai di ripetere che la riconciliazione fu voluta e proposta all’indomani della fine del secondo conflitto mondiale, nella forma di una vasta amnistia, dall’allora Guardasigilli, il comunista Palmiro Togliatti.
Togliatti non solo mandò liberi i fascisti, ma permise loro di ritornare alla vita civile e politica garantiti da una Costituzione generata dalla resistenza antifascista. Se avessero vinto i ragazzi di Salò, quelli come me sarebbero passati per i camini, gli oppositori sarebbero stati passati per le armi o rinchiusi in amene località turistiche di qualche lager.
Ora, dopo l’ultimo ributtante episodio di antisemitismo avvenuto a Napoli, scoperto dalle indagini dei carabinieri, molti politici della destra mostreranno il viso indignato e addolorato, si produrranno in manifestazioni di esecrazione pubblica con toni melodrammatici: «Che orrore, progettare di violentare una ragazza ebrea, pianificare l’incendio di un negozio israelita!». E, una volta di più, avremo come viatico, il trionfo dell’ipocrisia. Per l’ennesima volta non si andrà alla radice della mala pianta: la connivenza, la benevolenza o l’indifferenza di vasta parte della classe politica e non solo della destra berlusconiana, nei confronti della sottocultura nazifascista e di tutte e sue declinazioni pseudo folkloristiche di cui fa parte anche il razzismo negli stadi. Anche non pochi esponenti del centrosinistra hanno strumentalmente sottovalutato l’indisturbato fiorire e rifiorire delle culture razziste, xenofobe e antisemite. Hanno accettato per quieto vivere la celebrazione di veri e propri sabba revisionisti nei salotti conniventi della televisione di Stato. Hanno tollerato le più infami calunnie contro i partigiani che hanno dato le loro vite perché noi vivessimo liberi in una democrazia mentre dichiarati fascisti e antisemiti avevano accesso al Parlamento repubblicano.
Da ultimo, hanno lasciato che l’istituzione del Giorno del Ricordo diventasse il campo di battaglia del revanscismo filofascista e hanno compiuto l’opera demolitrice della cultura antifascista che aveva preso l’avvio con la rimozione dal corso degli studi scolastici della materia di Educazione Civica che aveva il compito di formare i nostri giovani nella conoscenza consapevole della Costituzione. Adesso ci facciano la birra con la loro finta indignazione pelosa. Non ne abbiamo bisogno. Ciò di cui abbiamo bisogno è che l’antifascismo ritorni al centro del nostro sistema di valori.

 

Ancora sugl’impresentabili

Preambolo: è ufficiale.  Il Dio di Obama è migliore di quello dei nostri ipocriti e vergognosi politici italiani.
Perché è vero che il presidente americano giura sulla bibbia di impegnarsi “con l’aiuto di Dio” ma poi non si limita a recitare il rosario, dice cose importanti e in parte  le fa. Non usa Dio per nascondersi, per inventarsi assurde questioni di coscienza che impediscono il progresso come invece fanno gli indegni rappresentanti dello stato italiano.

Usa, Obama giura e parla al popolo
“Pieni diritti per gay e lesbiche”

Sottotitolo: Bersani su Ingroia a “Lo Spoglio”;  “Che sinistra è quella che rischia di far vincere la destra? Questo è il punto, mi faccia un Twitter…”

Ingroia su Twitter: “La tua”.  ^_^

Se facessi la giornalista sarei onorata di essere denunciata da uno come crisafulli, un indecente rappresentante di un partito, il pd, che invece di incassare e battere in ritirata alza il tiro incolpando un giornale di scorrettezza per aver informato i suoi lettori circa le credenziali di chi avrebbe preteso di essere inserito nella coalizione di chi dovrà, dovrebbe, vorrebbe governare questo paese. Tutti con la querela, la denuncia, la richiesta di risarcimento in tasca, ma di fare le persone serie non se ne parla proprio. Occhio che se cominciamo a chiederli noi i risarcimenti non vi basterà nemmeno la prossima vita per pagare.

Tutti a dare addosso a Di Pietro per aver dato residenza a gente del calibro di scilipoti, de gregorio e razzi ma nessuno che abbia fatto lo stesso nei confronti di chi ha offerto la stessa possibilità a gentaglia che messa di fronte alle sue responsabilità invece di tacere chiede perfino il risarcimento. 
I miei complimenti al Fatto Quotidiano per tutte le volte che, grazie alle sue inchieste, è riuscito a smascherare pubblicamente tutto quello che la politica ci teneva, invece, a nascondere, a non far sapere in giro. 

Ad uno che usa i soldi pubblici per farsi pavimentare la strada comunale che porta a casa sua dovrebbe essere impedito di fare anche semplicemente il rappresentante di classe nella scuola dei figli, altroché candidarsi nella politica locale e nazionale. Cominciamo a a ripristinarlo sul serio questo senso della legalità tanto invocato, senza strizzare l’occhio all’estortore perché ricattare il calciatore miliardario è senz’altro meno grave che sciogliere bambini nell’acido. La pena per l’estortore, il boss assassino e il politico che compie il reato di malversazione [negli States li buttano in galera e si perdono le chiavi, per dire] dovrebbe deciderla un giudice, non il comune sentire di chi non riesce ad abituarsi all’idea che la legge anche in Italia deve essere uguale per tutti.

Crisafulli vs Il Fatto
“Io fuori, colpa vostra”

Pdl in Campania “sacrifica” Cosentino
E in Sicilia fa il pieno di impresentabili

Liste pulite

[Alessandro Gilioli – Piovono rane]

Quindi, dopo aver risolto il caso Cosentino, hanno in lista solo Verdini, Cesaro, Farina, Razzi, Scilipoti, Polverini, Formigoni, Angelucci, Cicchitto, Capezzone, più Minzolini e il potente cognato di Previti, Gianni Sammarco.

Onestamente, il bar di Guerre Stellari continua a fargli una pippa.

Nick ‘o ‘mericano

Nicola Cosentino nel settembre 2008 venne pubblicamente accusato di aver avuto un ruolo di spicco nell’ambito del riciclaggio abusivo di rifiuti tossici attraverso la società per lo smaltimento dei rifiuti Eco4 come emerse dalle rivelazioni di Gaetano Vassallo, un imprenditore reo confesso di aver smaltito abusivamente rifiuti tossici in Campania attraverso la corruzione di politici e funzionari. 
Quando Vassallo si presenta ai magistrati dell’Antimafia di Napoli è il primo aprile. Mancano due settimane alle elezioni.
Due mesi dopo, Michele Orsi, uno dei protagonisti delle rivelazioni fu assassinato da un commando di killer casalesi. 42 giorni dopo Nicola Cosentino, il più importante parlamentare da lui chiamato in causa, diventa sottosegretario del governo berlusconi.
Il 12 gennaio del 2012 il parlamento vota per la seconda volta no all’arresto del parlamentare in odor di camorra. Decisivi al suo salvataggio – che lo dico a fare – i radicali che in sei avevano espresso la loro contrarietà e la lega del miglior ministro dell’interno maroni, quello che tanto si è prodigato alla lotta antimafia da commuovere financo l’ex superprocuratore Grasso appena assunto nel piddì di Bersani che aveva pensato ad un premio speciale per il governo di b proprio per il suo ottimo contributo alla lotta antimafia.

Ecco, ad esempio Cosentino era uno di cui non si doveva più parlare ma non in qualità di incandidabile perché impresentabile, non si doveva parlare di lui proprio come persona che ha problemi con la legge e quindi estranea al dibattito politico. In un paese normale chi ha problemi con la legge si fa da parte quando si presentano i problemi, non quando gli torna utile [tipo quando ha la valigia pronta come l’altro:  il ‘senatore’]. Ma noi abbiamo un parlamento pieno di coscienze variegate, sarebbe stato troppo normale votare sì all’arresto non dico la prima volta ma almeno la seconda. A quest’ora probabilmente quello che doveva dire lo avrebbe detto e ci saremmo già alleggeriti pure di qualche altro pezzo. A me piacerebbe tanto sapere a chi conviene ed è convenuta  la presenza di questi farabutti mascalzoni in parlamento; chi andrà a governare dovrebbe prendersi la responsabilità di spiegarlo agli italiani.

E, per concludere trovo indecente la quantità di sostegno offerto all’estortore latitante Fabrizio Corona  sulla sua pagina di facebook di cui si è tanto parlato in questi giorni.
C’è gente che pensa che il ricatto, l’estorsione siano reati di serie b, così come deve averlo pensato Napolitano a proposito della diffamazione quando ha praticamente graziato con un buffetto da 15.000 euro il recidivo sallusti.
Questo è un paese eticamente alla rovina non certo SOLO  per colpa di berlusconi che ha trovato la strada bella, pronta e spianata ma perché è la stragrande maggioranza della gente ad aver perso il senso delle cose e della misura,  ad essere proprio allergica al rispetto delle regole, anche quelle che riguardano la legalità e che sono necessarie per una convivenza il più possibile civile. 

Tiritiritu? Marco Travaglio, 22 gennaio

Il guaio non è il concetto, è la parola: “impresentabile”. Che fa impazzire il partito più impresentabile dell’universo e scatena il coro delle voci bianche, anzi marron: “Impresentabile a me? E tu allora? E lui? E voi?”. È tutta una catena, che nessuno ha mai tirato: appena scopri un impresentabile, quello ne scopre subito un altro più impresentabile di te. Il problema si aggrava se, a pretendere liste presentabili, è il più impresentabile di tutti: quello che spolvera le sedie degli altri sperando che nessuno spolveri la sua. Pagheremmo qualunque cifra per assistere in diretta, nascosti dietro la statua di Priapo, al vortice dei vertici diurni e notturni convocati a Palazzo Grazioli — già sede dei bungabunga, anzi delle cene eleganti con gare di burlesque — per ripulire le liste del Pdl. I Mastrolindo ufficiali sono B. (dall’alto dei suoi 26 processi, 7 prescrizioni, 2 amnistie, 3 insufficienze di prove, 3 reati depenalizzati da lui stesso, 1 condanna in primo grado per frode fiscale), e l’on. avv. Ghedini, che ieri tomo tomo cacchio cacchio ha confessato al Tribunale di Milano: “Devo scegliere fra il ruolo di difensore del Cavaliere e quello di candidato in campagna elettorale”. Le tre giudicesse comuniste e femministe lo guardavano strano: “E lo vieni a dire a noi?” Intanto il Cainano spiegava a Scajola: “Guarda caro, purtroppo i sondaggi della Ghisleri parlano chiaro: senza impresentabili guadagniamo 2 punti e 1 milione di voti”. Al che Sciaboletta, indagato soltanto per finanziamento illecito per la casa pagata da un altro a sua insaputa, faceva: “Quindi ti ritiri tu?”. E l’altro: “No, tiritiritu”. “Uno scioglilingua?”. “No, un ordine”. Comprensibilmente prostrato dall’esser giudicato impresentabile dal più impresentabile di tutti, che fra l’altro si presenta, Scajola cadeva in uno stato di profonda prostrazione. Una larva umana. Specie quando scopriva che al suo posto, in Liguria, entra Minzolingua, imputato per peculato perché usava la carta di credito Rai per fare il giro del mondo mentre risultava in ufficio al Tg1, dunque molto presentabile. Lui però giura che non è vero niente. A Marrakech, per esempio, era in missione top secret per incontrare una fonte riservatissima, che ovviamente non può rivelare: “un agente dei servizi che mi svelò le infiltrazioni jihadiste in Marocco”. O magari un nipote di Mubarak che cercava la sorella. In un’altra stanza s’incontravano Al Fano, quello del Partito degli Onesti, e per contrappasso Nicola Cosentino in arte Nick o’ Mericano. Alle parole “passo indietro” di Angelino, Nick tentava di mettergli le mani addosso, anche perché l’amico coindagato Luigi Cesaro, detto Giggino a’ Purpett, dalle liste non lo smuove nessuno. Nick, mollata per un attimo la giugulare di Angelino Jolie, chiedeva di parlare col principale, che intanto pontificava a Sky: “Cosentino è sub judice “. Il che, detto a uno con un piede in tribunale e uno in galera, insomma più sub judice così si muore, non è per nulla carino. Quando poi, a pranzo, il Cainano gli ha garantito “farò di tutto per tenerti dentro”, si è temuto per la sua vita. “Dentro” in che senso? Da due giorni e due notti, frattanto, campeggia all’addiaccio sotto Palazzo Grazioli il povero Alfonso Papa, che “dentro” ci è già stato per tre mesi e vorrebbe evitare di tornarci, ma nessuno lo riceve e quelli che escono fanno finta di non conoscerlo. Vagli a spiegare che lui è impresentabile mentre Fitto, per cui ieri il pm ha chiesto 6 anni e mezzo per corruzione, peculato, illecito finanziamento e due abusi, è presentabilissimo. Anzi è lui che fa le liste del Partito degli Onesti con Verdini, un altro che ha più processi che capelli in testa. 
A un certo punto un improvviso spostamento d’aria faceva tremare il palazzo: era Nick o’ Mericano che fuggiva con le liste e le firme del Pdl campano, destinazione ignota. Noi, per quel che può valere, siamo con lui.

Ritardati morali [cit. Beppe Grillo]

Preambolo: ‎“Eventuale sostegno aereo” dicono Di Paola e Terzi. Bene, mandiamo i nostri aerei in Mali. Un’altra guerra. Anche no. Anche basta. 

Anche leggete l’articolo 11 della Costituzione, prima di dire cazzate. [Maso Notarianni]

Sottotitolo: Il voto cosiddetto utile sarebbe come lasciare le chiavi di casa alla domestica che si è fregata l’argenteria dopo averla licenziata. 
Giusto per usare una metafora semplicissima.

Progressisti, europeisti, conservatori? No, due ipocriti [Pasquale Videtta]

L’infallibile professore ha confessato di aver votato b nel ’94, di averlo scelto perché si era fidato della sua promessa di una rivoluzione liberale. 
Quando b si presentò davanti agli italiani e in modalità urbi et orbi annunciò la famosa discesa in campo qualche fattarello del personaggio si conosceva già ed è impossibile che il professore ne fosse all’oscuro. E infatti ha candidamente ammesso che la questione del conflitto di interessi era ben chiara fin dall’inizio. Però lo ha votato lo stesso. Già questo dovrebbe come dire? inquadrare meglio la persona Monti, far comprendere quale idea di stato abbia in mente. Oggi questo nuovo statista, nominato perfino senatore a vita per aver illustrato così bene il nostro paese come recita la Costituzione, per averlo magnificato coi suoi meriti artistici, letterari, umanitari ci ha mostrato il suo vero volto: quello di uno dei tanti a cui non interessa affatto il bene dei cittadini di questo paese ma che invece, come prima istanza ha ritenuto opportuno precisare ai residenti di uno stato estero che non è nelle sue intenzioni rivoluzionare alcunché e, in concomitanza con la pubblicazione di un articolo su L’Espresso dove c’è scritto che “la chiesa non si fida più di Monti” lui ha pensato che fosse opportuno tranquillizzare non gli italiani che eventualmente sceglieranno di votare la sua lista ma direttamente lo stato maggiore del vaticano con le dichiarazioni rese ieri sera a Ilaria D’Amico. Dunque l’idea europeista di Mario Monti passa per l’ossequio al vaticano, ed è facilmente intuibile che la stessa idea si estenda poi a tutti coloro che sceglieranno di affiancarsi al professore, di permettergli di avere voce in capitolo in un’eventuale coalizione di governo targata centrosinistra. E’ facilmente immaginabile che nel dibattito politico argomenti inerenti ai diritti civili non troveranno – e non per questioni di tempi – il giusto spazio né la giusta considerazione che dovrebbero invece avere in una democrazia civile, liberale e moderna. Non dovrebbe essere difficile per nessuno comprendere che chi vota Monti sa che le decisioni di Monti saranno subordinate ai soliti desiderata della chiesa ma che lo saranno anche quelle di chi pensa che farsi in qualche modo aiutare dal professore faccia parte della strategia più utile da adottare.

 

Dell’idea centrista di Monti riderebbe anche un bugiardo come Aznar il cui governo approvò la legge sulle unioni omosessuali che fu solo perfezionata col matrimonio da Zapatero. Per non parlare di quell’estremista di Cameron, di quel comunistaccio di Hollande e, in generale, di tutti i governanti delle democrazie europee liberali e moderne che se ne sono sempre strafregati di ciò che poteva dare un dispiacere agli invasori in gonnella;  questi mantenuti ingrati a cui nessun politico italiano ha avuto mai il coraggio di ricordare quali e quanti privilegi abbiano avuto ed hanno dallo stato italiano e invece di incassare e zitti pretendono sempre di più perché sanno che ci sarà sempre chi si spertica per accontentarli prim’ancora che esca un filo di fiato dalle loro bocche. Un po’ come accadde con Matteotti che fu aggredito e ucciso non perché mussolini avesse chiesto esplicitamente la sua testa ma perché chi lo rapì per ammazzarlo aveva pensato che a mussolini avrebbe fatto piacere.

Se la famiglia è solo quella fra una donna e un uomo [ma non era il matrimonio, mò addirittura tutta la famiglia è un uomo e una donna? andiamo bene, a furia di ripetere la filastrocca non si accorgono nemmeno delle cazzate che dicono] bisognerebbe – per coerenza – riconoscere a lesbiche e omosessuali lo status di cittadini aventi diritti per metà e su quello regolare i loro doveri verso lo stato.   Come se sui diritti si potesse derogare, prendere tempo, ancora? e quanto tempo ci vuole? nel frattempo omosessuali e lesbiche devono continuare a pagare le tasse, a comportarsi dentro la legge, a non violare nessuna regola, vero? e sempre nel frattempo quello che non è concesso a noi comuni mortali i politici se lo sono già messo da parte dalla notte dei tempi, per loro vale tutto, convivenze riconosciute, diritti, eredità, assistenza in caso di malattia.

Per loro il tutto e subito è proprio la condizione, invece.

E Monti sarebbe lo stratega, il fine riformista a cui la politica di destra, di centro e di centrosinistra spalanca le braccia, le porte, questo signore attempato prim’ancora che per età di testa [Monti, sei vecchio pure tu e non sei affatto meglio di quell’altro, anzi] che si propone da se medesimo quale capo di una ipotetica coalizione riformista ma di centro ma anche di destra e come se fosse antani piegata ai voleri della chiesa per venirci a ribadire cose che saprebbe dire anche una nullità come casini.

Chi vuole votare il centrodestra vota direttamente il centrodestra, non un centrosinistra che promette sfaceli, financo di risolvere il conflitto di interessi dopo vent’anni ma poi pensa di allearsi con uno così per opportunismo, mettendo di nuovo la pietra tombale sui diritti civili. E il pericolo sarebbe berlusconi?  Il centrosinistra vincerà le elezioni se dirà chiaro e tondo che il professore è uno dei suoi avversari, proprio come berlusconi, invece di andare ad individuare i suoi nemici altrove.  E la tragedia è che l’unico che [cardinale di riferimento a parte] poteva dire davvero qualcosa di sinistra in una coalizione di centrosinistra si è svenduto questa possibilità sull’altare delle primarie.
Ciao belli, ma chi vi pensa? io, no di certo.

Pantaloni rosa e camicie nere

Il prefetto di Roma: “Camera e Senato saranno inviolabili”.

Fra Camera e Senato dunque nel Parlamento tutto intero trovano residenza un centinaio e forse più di pregiudicati per piccoli e grandi reati, alcuni con sentenze già passate in giudicato.
Altri in attesa di processo, altri indagati, altri prescritti perché era finito il tempo regolamentare e in qualche caso anche il reato.
Ripeto la domanda: dov’è il corto circuito se si vieta a dei normali cittadini, perlopiù onesti e con la fedina penale pulita di potersi avvicinare ai palazzi delle istituzioni anche e solo dall’esterno mentre i delinquenti veri, i corruttori, i corrotti, i conniventi con le mafie, i ladri sono dentro?

Sottotitolo: oggi è la giornata della colletta alimentare.
Alle compagnie delle opere, ai memores domini e alle comunioni e fatturazioni nemmeno un pacco di pasta coi vermi e un barattolo di fagioli scaduto.

Con quello che hanno rubato ci si potrebbero nutrire e sfamare i tre quarti dell’orbe terracqueo.

Preambolo: invece di monitare, indignarsi ed esprimere solidarietà pelosa e d’accatto all’Arcigay Napolitano dovrebbe ricordare ai suoi amatissimi parlamentari tradizionali che l’omofobia non è ancora un reato solo nei paesi retrogradi e incivili come il nostro.
Ed estendere il messaggio anche al suo pari grado in terra straniera al quale però è consentito di collaborare attivamente al regresso culturale e civile di questo sciagurato paese [nel presepe il bue e l’asinello non c’erano, chi mette il preservativo bestemmia contro dio e altre menate di questo spessore].
E magari spiegare perché non ha alzato un sopracciglio quando qualche settimana fa la legge è stata bocciata in parlamento.

L’ITALIA VIOLENTA SCANDALO D’EUROPA – Il Times di Londra: “Roma è la città più pericolosa”. Tutta la stampa inglese contro “il comportamento incredibile della polizia italiana” dopo l’assalto antisemita di Campo de’ Fiori. Polemica fra comunità ebraica e prefetto alla vigilia dei cortei contrapposti nella Capitale [Il Fatto Quotidiano]

Ecco, fatelo sapere alla versione in gonnella dell’ ex azzannapolpacci [di poliziotto] leghista, e anche al capo della polizia più pagato al mondo. Noi non vi paghiamo per farci fare figure di merda planetarie né per farci massacrare i figli a manganellate.

Pantaloni rosa e camicie nere – Rita Pani, 23 novembre

L’ho vista anche io una scritta su un muro, a caratteri di memoria fascista che diceva: “Froci nel forno”. La guardi e pensi alla portata della stupidità. Poi, mentre te ne stai seduta davanti a un carabiniere, col tuo avvocato accanto e alcune carte in mano, mentre le loro voci cantilenano diciture burocratiche cacofoniche e noiose, leggi il proclama sulla razza ariana che vorresti lanciare dalla finestra aperta, che guarda altre finestre aperte, come in un film di Kubrick.
 
Leggi ancora le farneticazioni di un ragazzo e ti domandi: “Chissà che vita ha avuto, cosa gli hanno raccontato. Chissà se ha letto questo o quello, se mai gli hanno raccontato il rumore che fanno le ossa che si rompono in un corpo troppo magro.”
 
Poi il carabiniere ti rivolge la domanda, posi le carte sopra il tavolo, e non hai alcuna smania di spiegare, di difenderti, di urlare. Perché le ragioni ormai ti sembrano rimbombare nella mente, senza più senso, ribadite per iscritto su pagine e pagine di carta virtuale, o durante gli interminabili percorsi della vita, camminati con diverse compagnie fatte di gente di mille colori e di mille pensieri. Tutte cose già dette, tutte cose già lette. Sempre le stesse a ripercorrere una storia che seppellimmo troppo in superficie e riesumata quando si è reso necessario, rigettarci all’inferno.
 
Oggi piangiamo un bambino che ha preferito morire, immagino perché troppo brutto il futuro che riusciva a immaginare, vivendo in questo presente. Piangiamo lacrime sperando che queste possano restituirci alla nostra umanità, cercando fortemente un colpevole per l’assurdità di una morte, che possa in qualche modo assolverci, e condanniamo a pagare un’intera generazione di studenti o compagni di scuola nel quale si può trovare un capro espiatorio che ci lasci liberi nel dolore.
 
Lo piango anche io, e lo piango a modo mio, con l’amarezza che mi porto dentro da giorni e che non riesco a lasciar andare. Lo piango, pensando che forse non ho fatto abbastanza, che forse questo mio cocciuto modo di strillare la scomodità della realtà è stato inutile. Non piango la sua morte, ma piango la sua vita di bambino domandandomi quale sia stato il terrore che deve aver provato del domani, per scegliere di non arrivarci mai. Non mi importa di sapere quanto crudele può essere un ragazzo, semmai mi domando dove fossero quei genitori che non hanno avuto modo di accorgersi come si stavano costruendo i loro figli.
 
Piangere per una vita è puro esercizio di stile, se non ci rendiamo disponibili a salvare la prossima. Rifugiarci nell’assurdità di un fatto è solo alimento per la nostra buona coscienza, se renderemo possibile il prossimo nefasto accadimento.
 
Un bambino è stato ucciso da tutti coloro che non hanno avuto il tempo, che si son girati dall’altra parte, che hanno pensato bene di non iniziare nemmeno a combattere una lotta impari contro il sistema, contro l’ignoranza, contro il Golia che è questo nuovo fascismo lasciato libero di emergere e radicarsi ancora nel letto di miseria culturale appositamente creato per tenerci tutti al giogo, sottomessi e impotenti. Un bambino è stato ucciso dalla solitudine che si prova, quando ci si ostina ad alzare la testa, e si vede che tutto intorno il mondo è a capo chino.
 
Possiamo metterci i pantaloni rosa tutti i giorni, e tutti i giorni mostrarcene fieri e orgogliosi, ma non servirà a nulla, se non strapperemo le camicie nere.
 
Rita Pani (APOLIDE)

Non è vero che la colpa è della Rete. Non facciamoci fregare dai titoloni dei giornali

Questo post è stato inoltrato via twitter a tutti i giornaloni che oggi aprono colpevolizzando la Rete: la Rete va solo usata bene, non è colpevole di niente.  Disinformare e disorientare non è utile a nessuna giusta causa.  Basta  con questa ridicola criminalizzazione della Rete per la qualunque.
La prima pagina del Fatto oggi non si può guardare, un giornale che si vanta di fare buona informazione e di difenderla non può fare un errore di quel tipo solo perché il dàgli al web è uno degli argomenti più gettonati ma peggio affrontati.
Un argomento buono per essere spalmato in tutti i talk show che nei prossimi giorni ci allieteranno ospitando i soliti opinionisti all’amatriciana che ci dispenseranno le loro perle di saggezza che poi verranno assorbite dall’opinione pubblica creando l’ennesimo corto circuito intellettuale  secondo il quale “si stava tanto meglio quando si stava peggio” ovvero: quando non esistevano il web e i social network.
Non è così, non è affatto così e non deve essere fatta passare questa teoria.
Specialmente dai quotidiani cosiddetti liberi.

***

La scuola e la famiglia, luoghi e contesti entro i quali i bambini prima e i ragazzi dopo dovrebbero poter tranquillamente crescere, essere educati, istruirsi, imparare a relazionarsi possono trasformarsi invece nei peggiori teatri di violenza e di morte. Per incapacità di educare, per ignoranza. Derubricare il suicidio di un quindicenne già stanco della vita ad una conseguenza del bullismo reale e virtuale è un errore che rischia di produrre effetti devastanti. Internet come sempre utilizzato come il capro espiatorio di tutti i mali del mondo.

Mentre invece i problemi di questo paese sono altri e non viaggiano in Rete.
Questo è un paese che galleggia nella retorica della tolleranza come se bastasse non prendere a calci in bocca qualcuno per sentirsi fuori dalla dinamica criminale dell’ignoranza che porta un ragazzino a suicidarsi a quindici anni perché è già stanco di doversi confrontare con la discriminazione, di doverla subire.
TOLLERANZA è una parola che fa schifo, è l’anticamera, la madre di tutti i razzismi, il suo significato dovrebbe far rabbrividire e invece qualcuno si vanta pure di essere tollerante anziché essere ACCOGLIENTE. Stravolgere il significato delle parole è diventata la moda più seguita in Italia tant’è che gentaglia fascista può avere l’ardire di definirsi moderata senza che nessuno risponda, almeno, con una selva di pernacchie, a cominciare dai conduttori di quelle trasmissioni dove le peggiori idee, anche quelle pericolose delle peggiori persone vengono veicolate e spacciate per informazione o, peggio ancora per libere espressioni dei pensieri..
La parola tolleranza non ha niente a che fare con la civiltà, col saper convivere in un mondo che cambia, che si evolve, in un mondo dove le barriere saranno sempre più invisibili malgrado e nonostante chi ha fatto e fa di tutto per chiudersi nei suoi piccoli recinti razzisti dove qualsiasi diversità viene considerata una minaccia, un pericolo.
In un mondo che cambia, che si evolve, l’unica parola da mettere in pratica è RISPETTO, e questo è un paese arretrato proprio e soprattutto perché l’idea del rispetto non è contemplata a partire da chi fa le leggi che non si occupa né si preoccupa di prevenire, arginare, sconfiggere tutte le emarginazioni e le disuguaglianze ma al contrario le incentiva e le promuove ogni volta che la politica si rifiuta di regolare l’ambito civile, perché questo significherebbe rischiare di perdere il consenso di chi ha tutto l’interesse che l’Italia resti il paesello border line che è, e che a certi livelli è sempre stato a prescindere dal disastro prodotto dall’era di berlusconi. I politici, non tutti ma la maggioranza sì hanno capito benissimo che la politica dell’ipocrisia rende.
A loro il pregiudizio non offende, non discrimina, non emargina, possono tranquillamente dichiararsi cattolici mentre si tengono il bordello in casa ed essere perfino contestualizzati dall’eminenza, perdonati fino all’ultimo dei peccati, possono presenziare al family day mentre hanno una moglie e una compagna – incinta –  in simultanea;  il problema come sempre è chi non fa notare, di chi si rende complice e permette che personaggi squallidi, ignoranti che non hanno niente di utile da dire imperversino in tutte le trasmissioni televisive ad impartire lezioni della serie “non ho un cazzo da dire ma lo voglio dire [finché me lo fanno dire]”.
Questo paese va liberato da quella politica troppo sensibile all’influenza della chiesa alla quale ha permesso e permette tutto, di invadere, interferire, dire questo si può fare e questo no. Il discorso è sempre lo stesso, c’è gente che è incapace di comprendere tutto quello che non fa parte del suo piccolo mondo, ed è esattamente lì che deve intervenire la politica, che invece non lo fa, insieme alla Grecia siamo il paese europeo più arretrato proprio nell’ambito dei diritti civili, e non è più possibile che un paese intero continui ad essere ostaggio dell’ignoranza e del pregiudizio perché la politica non è mai abbastanza coraggiosa nel favorire il percorso verso una civiltà che sia rispettosa per tutti a prescindere da qualsiasi orientamento.  
La discriminazione è SEMPRE un danno per la collettività, l’essere in qualche modo classificati dei “diversi” in senso negativo, dispregiativo, offensivo costringe a fare dei distinguo che generano delle differenze mentre i diritti sono diritti per TUTTI.
Le scelte di vita, quando  sono private e non intaccano il diritto degli altri, quando non sono pericolose per gli altri, quando non provocano danni agli altri DEVONO essere  accettate e lecite, ed è un dovere di tutti rispettarle, perché è un diritto di tutti essere rispettati, la laicità e il suo rispetto garantisce tutti.
Ed ecco perché sarebbe meglio, è meglio, se i leader di partiti che si dichiarano riformisti e progressisti dichiarassero pubblicamente di avere altri punti riferimento, al posto di papi e cardinali.

“Il bue e l’asinello nella grotta non c’erano”

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Class Action: denunciamo i deputati che non hanno voluto la legge contro l’omofobia per istigazione al suicidio

Sì alla class action contro una politica che ormai vive solo di se stessa, delle sue primarie, dei suoi candidati da presentare in ogni dove e non si occupa né si preoccupa di un paese in totale declino, non solo economico. Ma ne voglio una anche per denunciare le teste di cazzo che dis-educano i loro figli, che mettono per strada delinquenti in erba, stupratori, mostri di ignoranza che poi producono tragedie di questo tipo.

Io non ci posso pensare che nell’era di internet, in un’epoca storica in cui l’età del primo rapporto sessuale si è abbassata toccando soglie che sfiorano ancora l’infanzia praticamente, un ragazzino si possa suicidare perché deriso e offeso da coetanei che hanno un profilo facebook, lo smartphone e l’ultimo modello delle Nike ai piedi. 

E non posso pensare che la politica debba continuare a seguire l’orientamento di chi pensa che l’omosessualità sia un peccato, una malattia, una devianza.
Ed è anche per questo che non andrò a votare alle primarie col ricatto della schedatura da elettrice di centro sinistra. 
Io non voglio avere niente a che fare con chi – anziché pensare ad una vera politica di contrasto – si sposta più indietro per paura di non farcela. 
Io voglio gente che sa di potercela fare a rendere l’Italia un paese civile senza compromessi con Dio e dintorni, semplicemente perché quello di cui c’è bisogno è giusto pretenderlo da e in un paese civile.

La rivoluzione inizia a casa propria.

E se non lo capiamo tutti questo non sarà mai un paese civile; se ancora si tollera nel linguaggio comune che gli omosessuali vengano definiti “froci, ricchioni” persone “contronatura” e non gente che ha diritto di vivere i propri sentimenti e la propria sessualità nel modo che vuole significa che i figli delle persone che vengono allevati da gente così cresceranno con la stessa opinione. Circondati e sommersi dalla subcultura razzista e omofoba di chi poi tutto questo lo tollera magari sorridendo di certe battute.

E non usciremo mai da questa spirale di violenza e ignoranza.
Quella che oggi ha ucciso Davide che è solo l’ultima vittima in ordine di tempo in un paese composto da gente, cattiva, egoista, gretta, incivile, ignorante, e in questa categoria va inserita una fetta sostanziosa di politici che non agiscono a favore dei diritti per non dispiacere uno che scrive su un libro che “nel presepe il bue e l’asinello non c’erano”.

Sottotitolo: Kean Loach rifiuta il premio del Torino Film Festival. Nessun premio da chi licenzia gli operai in lotta.
Espressioni di ingegneria civile. 
Dire di no si può, in certi casi si DEVE.
Uno dei miei punti di riferimento è  una signora che una sera, dopo una giornata di lavoro, ha rifiutato di cedere il suo posto a sedere su un autobus.
Che ha detto semplicemente NO.
E grazie a quel no ha cambiato la storia.

“La gente racconta che non mollai il posto perché ero stanca, ma non era vero. 
Io ero stanca solo di arrendermi”. [Rosa Louise Parks]
Preambolo: Il Vaticano è in “crisi” e dunque ha deciso di tagliare le spese. Il tradizionale presepe in piazza San Pietro quest’anno lo donerà la regione Basilicata e sarà tutto a carico della regione, quindi nostro: la regione Basilicata ha stanziato una sostanziosa cifra di denaro in un momento di crisi drammatica per regalare un presepe a chi ha avuto già  tutto in regalo dallo stato italiano.
Soprattutto la dignità della maggior parte dei politici di tutti i colori.
“Il bue e l’asinello nella grotta non c’erano”
Ecco, sì, abbiamo sempre delle cose molto serie di cui occuparci nevvero santità? il bue e l’asinello sì o no? son problemi da perderci il sonno, in effetti.
Che bello credere alle favole, non si cresce mai.
Quand’è che qualcuno avrà il coraggio di scrivere che non c’era nemmeno la grotta e non era nemmeno quella volta lì?
Bollito duro The Jerk

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/node#ixzz2Cw9ySXhV

Perché, al posto di discettare in dotte elucubrazioni sulla sconvolgente notizia che “il bue e l’asinello nella grotta non c’erano” (la rivelazione sta nell’ultimo libro del Papa) la Chiesa non si mette a osservare e ad ascoltare molte pecorelle che, non ancora smarrite, sentono l’esigenza di sentire parole di apertura e di comprensione della “vita vera” nella sfera sessuale?

Appena sveglia, leggo sulle bacheche di amici, e poi controllo sui giornali on line, che hai esternato di nuovo.

Ora, passi per il fatto di domenica, quando hai dichiarato urbi et orbi [ma soprattutto sordi] che la profezia dei Maya è sostanzialmente una cazzata.

Passi, diciamo, perché uno può dire, beh si tratta di un clan rivale, quindi derubrichiamo la cosa a una normale attività di concorrenza sleale tra amici immaginari, divulgatori di minchiate e transeat.

Almeno noi laici sappiamo farci delle grasse risate sull’ipotesi fine del mondo, ai cattolici ferventi invece, quelli che si staranno già disperando all’idea di non poter inserire quest’anno le due graziose bestioline nel presepio, ché il papa ha detto che non c’erano e dunque nel presepio NON ci vanno,  piace tanto credere che l’altra vita sarà senz’altro meglio di questa, io infatti sto già pensando alla mise da indossare il 21 – 12 – 2012, non sia mai che l’altra vita mi dovesse trovare impreparata, sciatta, con la ricrescita nei capelli e la depilazione da fare. E poi insomma, una fine del mondo il 21 dicembre ha anche il suo lato positivo, almeno non dovremo preparare il cenone della vigilia di natale, il pranzo di natale e il brodino del 26 per rimettere a posto lo stomaco.

Però non credo sia giusto – né tantomeno bello – che tu insista, pervicace nella tua intenzione di distruggere ogni nostra convinzione, ogni nostro punto di riferimento [sia morale che fisico] calando il carico da 11 contro il bue e l’asinello, che a tuo dire nella grotta NON C’ERANO.Ma ti rendi conto? decenni di “Te piace ‘o presepio?” buttati al vento; bimbi sognanti su quei fiati caldi e umidi in mancanza [che terra veramente incivile, la Palestina!] della Daikin, delusi dal tuo dire; per non parlare degli altri bimbi negli scantinati in Cina che dipingono buoi e asinelli in vista del nostro natale [sempre meno] opulento.E la prossima rivelazione quale sarà?  che la Fata dei Dentini è una riedizione in chiave odontotecnica di Gina Lollobrigida, solo vestita da assistente alla poltrona con l’ambizione di diventare consigliera regionale?
E sui Re Magi e il loro ambiguo menage a trois, niente?
Che visione tristanzuola della vita che hai, ma farti una partitella a briscola e tressette ogni tanto no?Ti avverto però: metti le tua teologiche mani su Actarus e Goldrake, o peggio che mai su Lady Oscar [che saresti capacissimo di dire che trattasi di invenzione con cui i cartonari giapponesi sublimarono la loro passione per le lolite e per le loro mutandine], e m’incazzerò  davvero.Dopotutto, è crollato il Muro, non ci son più le mezze stagioni, i metrosexual hanno pian piano sostituito i maschioni alla Clark Gable, ma io sono cresciuta negli anni Ottanta: toglimi la crinolina di Maria Antonietta, o il sadico sorriso scozzese di Terence ai quali aggrapparmi per non crollare, e cadrò in pezzi anch’io.
[Post scritto a quattro mani con la mia amica Rosy]