Gli stralciaroli al potere

biani unioniIl papa, tornando dal viaggetto in Messico ha detto che sulla questione della legge sulle unioni civili “non s’immischia”. 

Nemmeno io “mi immischierei” se avessi qualcuno che lo fa benissimo al posto mio.
Uno come Bagnasco, per dire. O Ruini, o il pretaccio direttore di radio Maria diventato più famoso di una rock star grazie ai media complici del degrado culturale di un paese laico solo su una Carta della quale non frega più niente a nessuno.

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Unioni civili, estendere i diritti non è mai pericoloso per nessuno (bambini compresi)

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Renzi ha fatto con la Cirinnà non quel che la primavera fa coi ciliegi ma quello che Bersani voleva fare coi 5stelle: tenerseli buoni non come spalla attiva della maggioranza ma come i cani da riporto sempre disposti a restituire la pallina e il bastoncino al padrone. 

La Cirinnà invece di picchiare duro su quelli del suo partito dentro il quale si annidano i peggiori conservatori integralisti, ipocriti e bugiardi a cui la legge sulle unioni civili non è mai andata giù che fa? Prima vota sì alla sospensione del dibattito al senato, poi si rimangia le parole contro i suoi dette al giornalista del Corriere e poi-poi si mette a fare la groupie di Renzi  twittando balle,  falsità e salutando col ‪#‎ciaogufi‬.  L’entusiasmo della Cirinnà davanti alla demolizione del suo disegno di legge è uno schiaffo in faccia, principalmente per chi ha creduto davvero che una legge del genere potesse essere approvata in Italia, in secondo luogo per chi ha sprecato tempo ed energie dietro questa impresa impossibile per un paese miserabile, dove la politica sacrifica i diritti dei cittadini al perbenismo ipocrita di gente ignorante, disonesta e malvagia che siede anche in parlamento rappresentando benissimo la gran parte del paese e ai desiderata del vaticano. 

Le coscienze non si turbano quando bisogna salvare le banche amiche dei papà amici e mandare sul lastrico migliaia di persone.
O quando bisogna rifinanziare le guerre, i partiti, comprare l’aeroplanino, far finta di togliere i vitalizi ai politici condannati per poi restituirli sotto il banco previo ricorso.
Queste sono condizioni di perfetto agio in cui la coscienza politica, non solo del pd, suggerisce sempre la cosa giusta da fare, ovvero bastonare i deboli per dare una mano ai prepotenti arroganti, talvolta anche delinquenti.
Una maggioranza che esprime il presidente del consiglio del pd ma che si regge in piedi grazie al supporto di alfano e verdini, che con questa ha messo la fiducia su leggi liberticide che tagliano e tolgono diritti faticosamente acquisiti senza fare una smorfia, ritrova improvvisamente la coscienza nel riconoscimento di un diritto che i governi di tutti gli orientamenti politici, non solo di sinistra degli stati di mezzo mondo hanno già reso da anni legge dello stato.
Cialtroni, disonesti, bugiardi millantatori di qualcosa, la civiltà democratica e la politica al servizio dei cittadini che si guardano bene dal rispettare e mettere in pratica loro per primi.

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Sui diritti non si media: si riconoscono senza tante inutili chiacchiere, discussioni, dibattiti. 

Tanto meno lo si fa con la parte politica più ipocrita, becera, fascista e retriva che risponde al fascismo integralista e ipocrita del clero più di quanto non abbia sempre fatto tutta la politica. I numeri c’erano e ci sarebbero ancora per approvare il testo  Cirinnà senza mutilazioni pro family day, vaticano e dintorni, ma a Renzi questo non interessa perché non gli interessano i diritti. Non sono mai stati una sua priorità.

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Il canguro è deceduto: pronti il topo morto, il coguaro e la peste nera

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Cari amici arcobaleni, alla Lorenzin non basta che la Cirinnà abbia accettato di sottomettersi ad alfano e al vaticano stralciando l’adozione del comparente: per lei un punto su dieci, per voi il punto di partenza per una vita più serena, no, non è ancora sufficiente. 

La miracolata da Napolitano e dalle larghe intese deve aver pensato che dal momento che le richieste vengono prontamente eseguite da Renzi perché non azzardare e chiedere di più?
E infatti ha chiesto di più: il tutto per lei e quelle e quelli come lei e il niente per voi.
Dice la ministra che vuole che le vostre unioni non siano nemmeno lontanamente paragonabili, equiparabili ad una relazione fra umani.
Lo stato di questo paese, la sua politica vi rifiuta e vi schifa al punto tale da non volere nemmeno che voi possiate somigliare ad un’ipotesi di famiglia, non cadete nel tranello di chi vuole strumentalizzarvi nella polemica sui canguri e i 5stelle: non è una questione di parlamento e di leggi quanto lo è quella di uno stato e un paese che prima di tutto rifiutano CULTURALMENTE ogni diversità.
E chi dovrebbe, sempre lo stato, non fa niente per reprimere la subcultura dei razzismi e dell’omofobia ma anzi li promuove dando spazio e cittadinanza ai negazionisti del diritto e della civiltà che possono manifestare anche sulla pubblica piazza.
Il problema è questo, che poi si traduce in sondaggi, voti, opinioni che vanno nella direzione opposta a quella del paese civile.
E’ lo stato per primo che rifiuta la diversità e non applica la Costituzione che vuole i cittadini tutti uguali nei doveri e nei diritti. Questa legge, una legge semplicemente civile come c’è in tutti i paesi che non si fanno governare dal vaticano e da gentaglia che ha sostenuto per anni un delinquente puttaniere ma poi vuole decidere come devono vivere le persone oneste  non ce la darà questo governo come non l’hanno fatto quelli di prima e faranno quelli del dopo. A meno che gli amici arcobaleni facciano azioni dimostrative più efficaci della manifestazione coi palloncini e le sveglie. 

Se non è un diritto poter adottare un figlio in una coppia omosessuale non lo è nemmeno metterne al mondo sedici come la famiglia esibita al festival di Sanremo dello scorso anno. Perché la coppia omosessuale non chiede allo stato, quindi anche a me di mantenere i suoi figli, quella coi sedici sì, pesa su tutta la collettività, in Italia di queste famiglie ce ne sono molte, tutte seguaci dei pazzoidi da family day.

Quindi  facciamo che se agli omosessuali niente figli a tutti gli altri al massimo tre che di questi tempi già so’ troppi.

E ognuno si mantenga i suoi senza rompere il cazzo chiedendo le sovvenzioni statali.

Rosa Louise Parks cambiò la storia restando seduta

Una persona che si espone sapendo di rischiare, e lo fa in un paese dove il diritto è qualcosa di molto relativo e ancorché assente merita rispetto, solo rispetto. In Russia l’omofobia viene autorizzata PER LEGGE dallo stato, non solo non si può essere omosessuali ma non si deve neanche dire. Nei paesi normalmente civili invece è un crimine contro l’umanità. Tirare fuori altri argomenti per millantare che quella protesta sia stata fatta per farsi pubblicità, per cercare visibilità, perché si è persone alla ricerca di consensi e attenzioni che non si hanno più è solo miseria dietro alla quale si nasconde un po’ di più di un’antipatia per la persona. Luxuria credo abbia un paio di lauree, è una persona intelligente e acculturata che non deve dimostrare nulla a nessuno né tanto meno vergognarsi di essere la persona che è.
Uno dei vizi tipici italiani è di mischiare le pere con le mele. Se si fa una cosa non se ne può fare un’altra o se si fa se ne devono poi fare altre. O fare delle cose preclude che se ne possano fare altre, ad esempio ragionare. E perché Luxuria non è andata a cucire con l’ago e il filo il buco dell’ozono invece di protestare contro una cosuccia come la privazione di un diritto? E perché non va in Arabia, in Iran, nel Ruanda o chissà dove altro non si rispettano i diritti? Per pensare ci vorrebbe un cervello, per capire che MAGARI ognuno si occupasse di far rispettare i diritti nel proprio ambito lavorativo, sociale o quello che lo riguarda personalmente forse questo paese e il mondo farebbero meno schifo e tutti i paesi sarebbero meno soggetti ai regimi repressivi, violenti. Noi qui non abbiamo nulla di cui vantarci, rispetto ai diritti civili negati ma a molta gente questo va bene, non è la priorità. Se oggi noi abbiamo anche la possibilità di scrivere scempiaggini in Rete lo dobbiamo a chi si è impegnato prima di noi nell’estensione dei diritti. Tutti gli omofobi, i repressi, i frustrati, i razzisti  e gli ignoranti che in queste ore stanno esibendo il loro peggio perché altro non possiedono nei confronti di Vladimir Luxuria e come di solito fanno rispetto a diversità che non offendono né nuocciono a nessuno, dovrebbero ringraziare ogni giorno la nostra Costituzione che garantisce la possibilità di parlare anche a chi dovrebbe solo tacere per questioni di decenza.

Tutti dovremmo essere d’accordo e condannare  chi priva una persona della sua libertà anche per un tempo breve come è accaduto per fortuna a Luxuria arrestata per aver manifestato un suo pensiero in un paese dove la libera espressione del pensiero, anche quando è civile può costare la vita. Un paese dove una cosa naturale qual è l’omosessualità è considerata un reato per legge, dove non solo non si può essere omosessuali ma non si deve nemmeno dire.
In Russia, paese membro del G8 quindi si presume civilizzato, si può essere arrestati per aver esposto un manifesto nemmeno  di protesta ma di affermazione di un’ovvietà: “gay è ok”. Sì, eccome se lo è.


Era una legge dello stato anche quella che in America obbligava i neri ad alzarsi per lasciare il posto sull’autobus ai bianchi. Finché una sera di dicembre una piccola signora nera che tornava dal lavoro ha pensato più intensamente di altre volte evidentemente, che quella fosse un’ingiustizia, e lo era, e alla richiesta di alzarsi ha detto semplicemente NO.
Quel no ha cambiato la storia in America e anche nel mondo. E grazie al quel no altra gente ha smesso di subire l’ingiustizia di dover cedere un posto sull’autobus e non solo per una questione di colore della pelle. E chi dimostra più coraggio di altri facendo suoi i disagi di altri, le mancanze di rispetto e il non riconoscimento all’uguaglianza per tutti merita più rispetto degli altri, di chi non lo ha fatto, non lo fa e non lo farebbe ma in compenso critica il modo della protesta e la persona dimostrando tutti i suoi limiti e tutta la sua pochezza.

 La politica, la nostra e quella di quei paesi che citiamo sempre come “più civili”, che dovrebbe essere portatrice di idee sane, che si mette sul pulpito facendo leggi che obbligano a dei comportamenti che devono, dovrebbero consentire il più possibile una civile e sana convivenza, che mettono i paletti davanti a quello che non si può fare perché facendolo si arreca un danno al prossimo e alla società è la prima poi a fregarsene e ad accettare di stringere accordi, alleanze politiche, economiche con paesi nei quali viene meno, perché impedito con la repressione violenta, anche il semplice diritto alla protesta pacifica. Evidentemente i diritti dell’uomo, sanciti da una Carta sottoscritta dagli stati che si sono impegnati a rispettarla esulano dalla loro applicazione nel concreto. Anche da un paese democratico occidentale qual è l’Italia ci si può tranquillamente voltare da un’altra parte di fronte a paesi dove si attuano dittature repressive e dove i diritti vengono violati e impediti, tutto in virtù e a beneficio del dio denaro. A dimostrazione che si può sacrificare l’idea stessa di democrazia pur elevandola a proprio sistema, assetto politico perché ritenuta la forma migliore di gestione di un paese, quella meno invasiva proprio in fatti di diritti, per non disturbare gli affari.

Giordano Bruno: il filosofo che s’illuminò d’immenso. Dopo quattro secoli siamo ancora qui ad assistere alle conseguenze violente dei fanatismi religiosi, discriminazioni, violenze, guerre, scatenate in nome di Dio. – Ma è proprio sul rogo, senza dire una parola, che Bruno vince la sfida di una vita, mentre gira il capo al crocefisso che il carnefice gli porge da baciare, Bruno diventa eterno, quell’immagine attraversa il tempo, luminoso simbolo della lotta ad ogni fanatismo religioso, il suo messaggio diventa universale, recepito da gente di ogni cultura e religione, monito e ricordo perenne di quello che fu la “Santa” Inquisizione. – Verrà un giorno che l’uomo si sveglierà dall’oblio e finalmente comprenderà chi è veramente e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza, a una mente fallace, menzognera, che lo rende e lo tiene schiavo. L’uomo non ha limiti e quando un giorno se ne renderà conto, sarà libero anche qui in questo mondo. ” Tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell’ascoltarla.” [Giordano Bruno – 1548, Nola – 17 febbraio 1600, Roma] http://www.loggiagiordanobruno.com/20120306-giordano-bruno-l’ultima-notte.html

 

Forza Italicum

 

Sottotitolo: per chi dalla sua ribalta sta tentando di convincerci che “Renzi non aveva altra scelta”.  I soliti tromboni e corazzieri di regime che, dopo aver sostenuto le peggiori scelte politiche e divulgato la peggior propaganda pro regimi stamattina esultano perché la montagna avrebbe partorito il topolino.
Un’altra cosa devastante per la politica è la banalizzazione dei concetti, e ha fatto bene  il Professor Rodotà che conosce la politica e la spiega esprimendosi in punta di quel diritto stuprato dai faciloni sostenitori di questa politica cialtrona, quelli che hanno preso per buoni anche i deliri dell’anziano monarca che “o così o miseria terrore e morte per tutti” a spiegare da Fabio Fazio  in parole semplici e chiarissime cosa non si doveva e non si dovrebbe mai fare in politica, per essere credibili. Ad esempio discutere di leggi coi delinquenti da galera.

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Considerando che i governi nazionali non contano e non servono più a una beneamata cippa, perché chi governa davvero non siede nei palazzi e nei parlamenti dei vari stati “membri” ma sappiamo benissimo che “non si muove foglia che la BCE non voglia”, almeno ci facessero scegliere il nostro in un modo meno disgustoso. Con un sistema che faccia pensare davvero ad un cambiamento. “Italicum” fa pensare più che a una legge a una strage.
Se ci devono prendere per il culo così come si fa coi malati terminali, ai quali si continua a parlare come se avessero un futuro a lunga gittata, lo facessero con un po’ più di stile, ecco.

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Noi vediamo Report e ci indigniamo.
Vediamo Presa Diretta e ci indigniamo.
Vediamo Servizio Pubblico e ci indigniamo.
Vediamo Ballarò, Piazza Pulita, La Gabbia e ci indigniamo, di meno ma insomma, qualcosa anche da lì esce fuori.
I politici che guardano quello che vediamo noi, o lo vengono a sapere da chi guarda per loro invece di intervenire per porre rimedio e mettere fine agli scempi infiniti causati dalla malapolitica dunque da loro solitamente querelano. 
Questa è la misura di uno stato che non trova i soldi per garantire e tutelare 84 [ottantaquattro] collaboratori di giustizia abbandonati al loro destino dopo aver aiutato lo stato ad assicurare mafiosi e delinquenti alla giustizia, dove i governi di centro, di destra e di sinistra tagliano sulla nostra sicurezza a beneficio della loro che possono godere di scorte pagate dai cittadini anche da senatori decaduti pregiudicati e condannati alla galera, nel paese dove solo il Quirinale con i suoi 224 milioni di euro di spese l’anno costa quattro volte Buckingham Palace, il doppio dell’Eliseo e otto volte Casa Merkel.

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Nel frattempo: Unioni civili: il Registro, il Vaticano e la ‘miopia’ politica

“Nel 1970, un solo anno, vengono approvati l’ordinamento regionale ordinario, la legge sul referendum, il divorzio e lo statuto dei lavoratori. In un solo anno è stata cambiata la faccia di questo paese”. [Stefano Rodotà, Che tempo che fa, 19 gennaio 2014]

E, aggiungo, all’opposizione della DC non c’era Che Guevara, io me lo ricordo, ché non sono mica una concorrente scema dei giochini idioti di Raiuno.
Quindi, cari millantatori della politica del rinnovamento, del cambiamento e della rottamazione buoni solo a inciuciare col “nemico”, quando vi si chiede conto dei diritti civili che ignorate puntualmente e sistematicamente come se non fosse una faccenda politica e di sinistra [parlando con pardon], quella di garantire dei diritti uguali per tutti, non dite che “non c’è tempo, ci sono altre cose a cui pensare e il paese non è pronto”. Dite che non ve lo fanno fare e voi non ce la fate ad assumere una posizione diversa da quella dei 90 gradi col vaticano.  I diritti civili sono fondamentali anche nei periodi di crisi economica. Perché senza è tutto peggio. I diritti civili regolano il vivere più serenamente il quotidiano reale, e anche con meno soldi, quando si ha accesso alle garanzie si vive un po’ meglio. Mentre con un’economia che fa rischiare la bancarotta ogni momento e senza diritti è Italia dove i governi e la politica impediscono di vivere serenamente anche la vita privata. Chi pensa che il diritto civile si possa sacrificare in attesa di tempi migliori, semmai ci aspettino davvero, non capisce niente di politica e di società.
Benaltrismo un cazzo. Se non ripartiamo da uno start che sia uguale per tutti come da Costituzione questo paese non ce la può fare.

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Il Pregiudicatum – Marco Travaglio, 21 gennaio

Ora che le carte sono in tavola, si può finalmente giudicare l’incontro Renzi-Berlusconi, molto osteggiato da chi B. l’ha incontrato, inciuciato, leccato e sbaciucchiato per vent’anni. Avevamo scritto che, stante l’indisponibilità dei 5Stelle, Renzi non aveva altra scelta che tentare un accordo con Forza Italia e dunque col suo padre-padrino-padrone. Purché quell’accordo, si capisce, producesse una buona legge elettorale col contorno di altre buone riforme. Ma in ciò che ieri Renzi ha scodellato alla direzione del Pd c’è una sola cosa buona: la riforma del titolo V della Costituzione, col ritorno di alcune competenze dalle regioni allo Stato e il taglio delle prebende ai consiglieri regionali. Poi c’è un’idea molto opinabile: abolire il Senato per trasformarlo in un carrozzone di consiglieri regionali, con prevedibili rimborsi trasferta a pie’ di lista. Visto il livello medio dei legislatori italioti, è meglio che le leggi continuino a passare al vaglio di due Camere, ovviamente dimezzate. Così avviene, per esempio, negli Usa senza che nessuno abbia mai obiettato alcunché. Infine, last but not least, la legge elettorale: un sistema spagnolo svuotato di alcuni elementi essenziali e infarcito di correttivi che lo snaturano. In pratica gli elettori trovano sulla scheda una serie di liste bloccate con 4 o 6 candidati (dipende dalle dimensioni della circoscrizione) e possono scegliere solo il simbolo, non i nomi. Quanti ne vengono eletti? Dipende dal totale dei voti raccolti su scala nazionale da ciascun partito o coalizione. In più, chi arriva primo e supera il 35% dei voti incassa un premio di maggioranza che va dal 15 al 18% che gli consente di avere la maggioranza parlamentare (dal 53 al 55% dei seggi). Se invece nessuno supera il 35%, i primi due si scontrano in un ballottaggio finale e chi lo vince si aggiudica il premio. Infine la coalizione che prende meno del 12% resta fuori, ma ciascun partito che ne fa parte può eleggere deputati se supera il 5%; quelli che invece corrono da soli sono out se non scavalcano l’asticella dell’8%.

Cosa c’è che non va? Le liste bloccate sopravvivono intatte al Porcellum, sottraendo la scelta agli elettori e lasciando ai segretari di partito il potere di vita o di morte sugli eletti, anzi sui nominati, perpetuando le nomenklature dei fedelissimi e dei mediocri a scapito degli indipendenti e dei migliori. Renzi obietta che anche le preferenze sono una schifezza, e ha ragione: quando gl’italiani poterono decidere con il referendum del 1991, le abrogarono limitandole a una sola per ridurre i costi delle campagne elettorali (primo movente di Tangentopoli) e spezzare le cordate che consentivano il voto di scambio e il controllo mafioso e clientelare dell’elettorato. Renzi promette che il Pd farà le primarie per scegliere i candidati delle liste bloccate. Ma non è detto che lo facciano anche gli altri partiti, se la legge non li obbliga. E comunque questo discorso già valeva per il Porcellum: chi voleva poteva consultare gli iscritti, nei gazebo come fece il Pd di Bersani o in Rete come i 5Stelle.

Per restituire il potere di scelta agli elettori dopo otto anni di dittatura partitocratica, c’è un sistema ben più efficace. Anzi due, a scelta: o il doppio turno francese (prima scegli il candidato a te più vicino, poi il meno lontano), o il Mattarellum (il 75% dei candidati si eleggono uno per collegio col maggioritario, il 25% col proporzionale a liste bloccate, volendo con l’aggiunta delle primarie per scegliere i candidati). È vero che il M5S poteva andare a vedere le sue carte sul Mattarellum e portarlo a casa. Ma ora che senso ha invece partire dal modello spagnolo per poi sfigurarlo con correttivi, sbarramenti, soglie e premi all’italiana? Sappiamo bene perché Renzi, un ritocco l’altroieri e due ieri, ha partorito questo aborto: per accontentare Napolitano (a proposito: a che titolo s’impiccia?), Letta jr., Alfano e la sinistra Pd. Ma è proprio quello che aveva giurato di non fare, giustificando così l’incontro col pregiudicato. Che, a questo punto, diventa ingiustificabile.

Dell’italica ipocrisia, della vita e della morte

Sottotitolo: La vita non è sempre degna di essere vissuta; se smette di essere vera e dignitosa non ne vale la pena. [Mario Monicelli]

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Nella vecchiaia, quando è malattia, perdita delle funzioni vitali, della propria indipendenza, autonomia psichica e fisica, dell’impossibilità di poter gestire in proprio anche le più elementari abitudini come mangiare, lavarsi, andare in bagno, non c’è proprio nulla di romantico. La vecchiaia non è un bello spettacolo, nulla che valga la pena di protrarre oltremodo solo per dire che si è vivi o, peggio ancora, per soddisfare l’egoismo delle persone che si hanno intorno, quelle che “anche così, purché sia qui”.
Chiunque abbia avuto esperienze di assistenza a persone molto anziane e malate sa. Morire quando il ciclo di vita si è compiuto non è una tragedia, le tragedie sono altre, quelle giovani vite, quei bambini morti in mare, ecco quella è una tragedia immensa, dalle proporzioni gigantesche. E non sarebbe tragedia scegliere di porre fine alla propria esistenza prima che la condizione fisica dell’autonomia e dell’indipendenza necessaria ad una vita per essere considerata tale abbandonino mente e corpo.
La tragedia è vivere in un paese dove chi sopravvive ad una strage che si poteva e doveva evitare viene indagato perché ha commesso il reato di restare vivo.
Scegliere di poter mettere fine alla propria esistenza da vivi e non da morti che respirano magari con l’aiuto di macchine che tengono in vita ciò che vita non è fa parte di quei diritti  che devono essere concessi a tutti.

La mia stima e ammirazione rispettose a Carlo Lizzani, che come Mario Monicelli ha avuto la sapiente genialità di dire addio alla vita prima che la vita dicesse addio a lui, a modo suo, portandogli via la dignità.

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Noi che restiamo, la morte, l’Altro Alessandro Gilioli

Credo che questo epocale cambiamento di condizione scientifica e di ’sentimento’ religioso ci costringa tutti – tutti noi che provvisoriamente restiamo – a fare un po’ di conti.

Primo, sul fatto che allungare la vita non serve a niente se contemporaneamente non si riesce anche ad ‘allargarla’, a renderla degna di essere vissuta per condizioni fisiche e mentali, per felicità quotidiana.

Secondo, sul fatto che quando uno ha davvero deciso di chiudere ha diritto legale a farlo nel modo meno doloroso e violento possibile, liberi dalle ipocrite leggi che ci costringono a buttarci da una finestra, scritte quando ancora si credeva che il padrone delle nostre vite fosse sempre e comunque un Altro.

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E’ incredibile come molti si ricordino del rispetto per la vita solo in determinate situazioni e in altre no.

Se tanta attenzione per la vita ci fosse quando questa è davvero vita forse ci sarebbe meno ipocrisia in giro.

In questo paese da dieci anni esiste una legge, la bossi fini che, de facto, impedisce di salvare delle vite e di cui ci si ricorda soltanto quando ne vediamo gli effetti applicati alla realtà; ovvero quando produce la morte di persone che non volevano morire ma, al contrario, speravano di riuscire a fuggire dalla morte. Ed è una legge sulla quale nessuno intende mettere mano perché non produrrebbe gli effetti desiderati da una politica sempre meno interessata alla vita ma sempre più interessata a se stessa.

Diverso è per la legge sull’aborto sulla quale invece moltissimi vorrebbero ancora, a trent’anni dalla sua approvazione, dall’approvazione di una legge civile che permette di decidere in autonomia, quando e se ci sono ragioni sufficientemente importanti, serie e gravi per farlo, di non far proseguire una vita quando non è ancora tale.

E, nel paese che galleggia nell’ipocrisia fa scalpore un suicidio quando a decidere di mettere fine alla propria esistenza sono persone avanti con gli anni e dalla cultura più che superiore, in grado quindi di capire quando il loro viaggio terreno è terminato.
Anche in questo caso bisogna assistere alla solita pletora dei giudicanti: quella che la vita è sempre vita e che bisogna rispettarla e attenderne la fine “naturale”: come Dio comanda.

Io invece, che ho scelto in totale autonomia e nel pieno del possesso della mia indipendenza fisica e psichica di non dover ricorrere a nessun Dio che mi suggerisca cosa è meglio fare e pensare continuo ad essere convinta che nessun Dio, per come ce lo raccontano: buono, giusto, colui che ha creato la macchina perfetta della natura e dell’uomo e della donna, vorrebbe mai veder disprezzare così la sua genialità.

E non vorrebbe mai veder morire innocenti nelle guerre o quelli che da una guerra scappano finire in fondo al mare perché qualcuno pensa che il diritto alla vita si possa negoziare in base alle convenienze e agli opportunismi politici.

E nemmeno vorrebbe, come piacerebbe a certi difensori della vita anche quando non è più tale, che la sua creazione perfetta venisse svilita in virtù di quell’ipocrisia che in questo paese impedisce una legge seria su un fine vita dignitoso, ovvero prima che la vita ci abbandoni da vivi e che ciclicamente fa tornare sul tema dell’aborto che permette di poter scegliere di non dare il via ad un’esistenza quando non sarebbe tale proprio in funzione del rispetto per la vita: del figlio e della madre.

Sul Foglio del sempre molto intelligente ferrara, quello che voleva portare nella politica una lista per la vita e contro l’aborto oggi qualcuno ha scritto che la soluzione per fermare le stragi dei profughi e di chi tenta di fuggire da situazioni impossibili per la vita consiste nell’ammazzare chi porta qui quelle vite disperate: dunque per difendere la sovranità del territorio ci si può dimenticare di quel rispetto per la vita sbandierato soltanto quando serve a fare gli interessi di qualcuno ma del quale poi ci si può dimenticare quando si dovrebbe mettere in pratica sul serio.

Scuse un cazzo [tanto per restare al livello intellettuale e morale dei leghisti]

A Taranto si fuma troppo: parola di esperto.

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“Dimissioni Calderoli”. Oltre 25mila firme in poche ore. Petizione su Art.21 e Change.org

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Mauro Biani

Sottotitolo: calderoli, ma generalmente tutti i leghisti e i razzisti si troverebbero perfettamente a loro agio negli States dove ammazzare un nero significa assoluzione certa.

A meno che non ci si chiami O.J.Simpson, nero ma di lusso, nel qual caso si può ammazzare una moglie,  essere assolto per omicidio e finire in galera in un secondo momento per rapina a mano armata.

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 La Carfagna viene insultata, minacciata in Rete e subito la politica insorge e torna a chiedere dei provvedimenti limitativi per la libertà di espressione nel web.

calderoli insulta il ministro Kyenge e lo fa anche da vicepresidente del senato: qualcuno chiederà dei provvedimenti limitativi circa la libertà della politica di mettere fra le istituzioni gente che in un paese normale non sarebbe neanche a pulire i cessi alle stazioni? curiosità da lunedì mattina di mezza estate.

Fra tutti quelli che nelle istituzioni, Napolitano in testa, si sono giustamente indignati per l’insulto al ministro Kyenge e per la minaccia  alla Carfagna,  quanti lo hanno fatto anche per la vicenda del sequestro di madre e figlia kazake? siamo arrivati all’indignazione nazionalpopolare o è sempre la solita e consueta autodifesa di casta? 
La specialista in difesa dei diritti umani promossa alla presidenza della camera ha detto qualcosa? perché insomma, avrebbe dovuto essere la prima a dire qualcosa,  gli ingredienti ci stanno tutti: una donna, la sua bambina e la violazione dei diritti nazionali e internazionali.

Era proprio la sua materia.  Peccato.

Il vicepresidente del senato calderoli ci ha fatto sapere che, quando vede la ministra Kyenge, pensa ad un orango, io invece quando penso a calderoli mi viene in mente solo lui, il che è molto peggio: ogni altra similitudine sarebbe eccessiva, inappropriata, esagerata.

Il ministro Kyenge ha sbagliato ad accettare le scuse di calderoli  spostando la questione dal piano personale a quello istituzionale.Perché le istituzioni, si fa per dire, non se lo porranno mai il problema di non far entrare in parlamento quelli come calderoli, ma anche quelli come cosentino, dell’utri e berlusconi. Non si può sempre sorvolare in virtù di una superiorità intellettuale, morale che quelli come calderoli non comprendono.

Il problema non è che esistano individui ripugnanti come calderoli,  ce ne sono tanti  anche altrove dal paese che non esiste, quella padania di cui vaneggiano i rozzi bifolchi in camicia verde, gente che anche quando non dimostra di essere particolarmente cattiva  non riesce proprio a non essere razzista, a non pensare che ‘quelli che vengono da fuori’ sono un pericolo, uno spreco di risorse per gli italiani, e che insomma, se ognun* restasse al suo paese non sarebbe poi così malaccio.

Il dramma è che a uno così non siano state ancora sbarrate le porte del parlamento.  

Da calderoli ci si aspetta che faccia proprio calderoli. Dagli altri no: calderoli è stato ministro di questa repubblica soprattutto grazie a chi pensa di essere diverso da lui.

calderoli è quello  delle magliette anti islam che provocarono morti e feriti a Bengasi qualche anno fa, le sue NON SONO GAFFES  di un deficiente, sono dichiarazioni pericolose che poi hanno delle conseguenze serie,  gravi e altrettanto pericolose per tutta l’Italia e non solo.

E a uno così il governo delle larghe intese ha affidato niente meno che la vicepresidenza del senato. 

Ecco perché le scuse si potevano e si dovevano rifiutare. Non si scusa chi ti prende a calci in bocca ripetutamente.

E l’unica questione che resta non aperta ma proprio spalancata non è quella dell’offesa, dell’insulto e del razzismo ma quella di un parlamento stracolmo di impresentabili cialtroni, ignoranti, disonesti e delinquenti che si rendono responsabili di fatti molto più gravi di un insulto, benché odioso, ma per quei fatti poi non s’indigna Napolitano che parla di “imbarbarimento” a proposito del razzismo di calderoli ma non trova, evidentemente, abbastanza barbaro e incivile sequestrare  due persone colpevoli di nulla a casa loro; non pensa, altrettanto evidentemente, di dover dire due parole a proposito di una donna e di una bambina di sei anni trattate dallo stato italiano che lui rappresenta come due criminali.

Il vero imbarbarimento sono le continue violazioni ai diritti, alla Costituzione compiute dalle istituzioni stesse che ormai non fanno sussultare più nessuno a parte una minoranza di idealisti  che non si rassegnano  al fatto che il declino di questo paese, economico, sociale, umano, morale, etico, è ormai irreversibile e la responsabilità di tutto questo è principalmente di chi avrebbe dovuto proteggere, tutelare quei valori e principi racchiusi nella Costituzione più bella del mondo.

“Quando ci sono io non c’è la morte, e quando c’è la morte non ci sarò io”

“Noi atei crediamo di dover agire secondo coscienza per un principio morale, non perché ci aspettiamo una ricompensa in Paradiso.”

*Margherita Hack*

“Dio è il tappabuchi per quando l’uomo non riesce a trovare le risposte”.

*Margherita Hack*.

E io dico, anche per quando non vuole. Ciao, Signora delle Stelle, mi mancherai moltissimo.

La Scienza, a differenza delle religioni costringe al dubbio, non è portatrice di nessuna verità indiscutibile, assoluta.
Ed è davvero troppo comodo spiegare tutto con l’esistenza di qualcuno che nessuno ha mai visto né sentito parlare.


“BISOGNA ESSERE COMBATTIVE, NON TIMIDE”. ADDIO ALLA DONNA DELLE STELLE

Innocente per sentenza, televisiva

Sottotitolo: in un paese dove non c’è tutela per persone fatte e finite, non esiste nemmeno il diritto all’uguaglianza nei fatti come comanda la Costituzione il papa, presentandosi in tutto il suo splendore di papa, pretende la tutela giuridica dell’embrione, ovvero di un’ipotesi di vita, senz’alcuna certezza di trasformarsi in tale.
 E’ cambiato il piazzista ma la merce è sempre la stessa, e anche la politica è sempre la stessa, anzi è perfino peggiorata per motivi di “pacificazione nazionale”, incapace di reagire, e opporsi se occorre, ai “suggerimenti” dell’alto referente di santamadrechiesa come invece si fa nelle democrazie evolute, civili, mature.  

 Il vaticano non ha ancora eliminato dal suo codice penale la pena di morte. Però difendono la vita, loro.

Alemanno ha scelto il giorno della festa della mamma per “protestare” contro la 194, commemorare i feti abortiti: nemmeno Quentin Tarantino e Dario Argento sarebbero arrivati a tanto.  Ipocriti vergognosi, difensori del nulla, indegni abitanti di una società, la nostra, che non può diventare civile per colpa loro.
Ma non si vergogna quella gentaglia che ha accompagnato il sindaco fascista ieri in quella ridicola manifestazione oscurantista, becera,  a polemizzare ancora su una legge che difende e tutela le donne?  mi piacerebbe sapere chi obbliga chi ad abortire, divorziare, mettersi con qualcuno dello stesso sesso se c’è interesse, attrazione e amore, perché una legge deve essere ridiscussa dopo trent’anni e altre invece non si possono fare perché disturbano chi è contrario, in primis gl’invasori d’oltretevere.

Il nuovo papa, quello che ha incantato quasi tutti con la sua semplicità […] propone la raccolta di firme nelle parrocchie italiane contro la legge sull’aborto.
Le leggi civili esistono per tutelare tutti e non certo per obbligare tutti poi a farne uso.
Chi non vuole abortire, non ha la necessità di divorziare né quella di accompagnarsi ad una persona dello stesso sesso può continuare a farlo in assoluta libertà.
Quella libertà che mancherebbe invece alle persone che hanno esigenze di vita diverse, che avrebbero avuto delle difficoltà serie se certe leggi non ci fossero state e che continua a mancare agli omosessuali non ritenuti degni degli stessi diritti di tutti, ancora oggi, nel terzo millennio e in un paese occidentale dove non solo non si fa un passo avanti in fatto di civiltà e di diritti ma si vorrebbero eliminare anche quelli ottenuti faticosamente in altri periodi, quando la voce del popolo veniva ascoltata e non ignorata come adesso.

 

 

IL CAVALIERE SI ASSOLVE IN TV (Concita De Gregorio)

E BERLUSCONI SI VIDEO-ASSOLVE ALLA VIGILIA DELLA REQUISITORIA SU RUBY (Piero Colaprico)

314 traditori dello stato e del popolo italiano votarono in parlamento che Ruby era la nipote di Mubarak, nessuno di loro è stato cacciato con disonore, alcuni di loro oggi sono ministri della repubblica italiana, uno addirittura vicepresidente del consiglio, col beneplacito di Giorgio Napolitano.

 

[Se questo fosse un paese normale] chissà quante cose belle si potrebbero scrivere, raccontare, di un paese che funziona.

Invece, e purtroppo, è solo la solita italietta dove succedono cose impensabili, incredibili e che altrove non verrebbero tollerate e nemmeno giustificate.
Ad esempio [se questo fosse un paese normale] stasera la televisione del servizio pubblico, quello pagato coi soldi dei contribuenti, dovrebbe trasmettere un programma intitolato: “berlusconi: l’anomalia italiana” per fare da contraltare alla spazzatura andata in onda ieri sera su canale 5.
Un programma dove raccontare come e perché è potuto accadere che un intero paese sia stato consegnato ad un impostore, malfattore, delinquente abituale [per sentenza di un giudice e non per le opinioni dei di-vi-si-vi], e provare a spiegare perché non è stato fatto nulla, a danno avvenuto, per fermare l’impostore, malfattore, delinquente abituale.

Perché si fa presto a dire “la gggente lo vota”, la responsabilità storica del berlusconi “politico” non è della gente ma di chi lo ha messo lì perché dopo tangentopoli ha ritenuto che fosse l’unica soluzione possibile, così come in seguito è stato ritenuto necessario, l’unica soluzione possibile, il governo cosiddetto tecnico e così come oggi l’unica soluzione possibile è quella dell’inciucio a cielo aperto.

In tutte e tre le situazioni non c’è entrata e non c’entra la gente che sì, poi vota chi c’è, e con la legge elettorale porcata anche chi non c’è,  ma se berlusconi non ci fosse stato come la legge chiedeva e imponeva lui non ci sarebbe stato. 

In questi ultimi diciotto anni l’Italia ha viaggiato al ritmo del golpe quotidiano, dell’oltraggio reiterato alla Costituzione per compiacere e favorire berlusconi, per permettergli di fare i suoi affari in tutta tranquillità, per evitargli di assumersi le sue responsabilità morali, civili e legali di fronte alla legge e al popolo italiano:  in nessun paese democratico del mondo sarebbe potuto succedere quello che è accaduto qui con la complicità di quasi tutta la politica  e maggiormente di quella stampa e informazione [cosiddette] che ancora oggi minimizzano, règolano, smussano, giustificano invece di fare quello che normalmente fa l’informazione nei paesi normali e civili e cioè il cane da guardia del potere, a maggior ragione di un potere incancrenito nella malattia della disonestà, politica e non, qual è stato e qual è quello italiano.

Pronto Intervento Vaselina
Marco Travaglio, 13 maggio

Ieri il Pronto Intervento Vaselina (PIV) ha avuto il suo daffare per sminuire, minimizzare, indorare, edulcorare, sopire e troncare le scene eversive di sabato a Brescia, dove un noto delinquente condannato a 4 anni per frode fiscale, che è anche il leader del secondo partito di governo, ha arringato una piccola folla di fan esagitati minacciando la magistratura sotto gli occhi estasiati del vicepresidente del Consiglio nonché ministro dell’Interno, del ministro delle Riforme istituzionali e del ministro delle Infrastrutture e Trasporti. Scene che anche in Mozambico avrebbe provocato, nell’ordine: l’intervento del capo dello Stato e del presidente del Consiglio, con immediata revoca delle deleghe ai tre gaglioffi e caduta del governo. Anche perchè la libera stampa non avrebbero dato tregua al premier, per sapere se condivida il gesto dei tre ministri e soprattutto se davvero si sia impegnato con B. a “riformare” la Giustizia e la Consulta come indicato, anzi intimato da B. Fortuna che in Italia, salvo rare eccezioni, la libera stampa non c’è. Ecco dunque all’opera le truppe scelte dei salivatori, vaselinisti, pompieri e anestesisti, addestrati a ingoiare e a far ingoiare qualunque rospo o pantegana, per convincere gli italiani che sabato a Brescia, in fondo, non è successo niente. Anzi, i contestatori devono scusarsi molto col Pdl per i fischi divisivi e gli slogan eversivi. Polito Lindo. Il quotidiano più ardito e marziale, nel descrivere la maschia prestazione di B., non è il Giornale di Sallusti (che si accontenta di un fiacco “Berlusconi: io resto qui”). Ma il Corriere della sera, che titola senz’alcuna virgoletta: “Berlusconi: non mi fermeranno”. 
Così qualcuno penserà che i giudici impegnati nei processi Mediaset e Ruby intendano “fermarlo”.

Il virilissimo titolo è compensato da un editoriale del noto emolliente Antonio Polito, che riesce a scrivere restando serio: “Il discorso di Berlusconi è di forte sostegno al governo, nonostante la sentenza” Mediaset. Il titolo è già tutto un programma: “Il pagliaio”. 
La tesi è che purtroppo la politica italiana è minacciata dal rischio di “altri fuochi”, a causa della troppa “paglia lasciata in eredità dalla seconda Repubblica”. Per cui a mettere a repentaglio le istituzioni non sono gli attacchi eversivi di B. al terzo potere dello Stato, ma fenomeni di autocombustione che, “da entrambe le parti”, potrebbero riattizzare l’incendio.

Il vilipendio allo Stato e ai Magistrati, sì, ma le tette proprio no

Fotografare il voto in cabina elettorale non è una goliardata o un’azione da compatire perché chi la fa dimostra di possedere un QI intellettivo pari a quello di una tartaruga in letargo: è qualcosa per cui si può rischiare anche una denuncia, specialmente se i volponi che la fanno poi mettono la foto on line corredata di nome e cognome. 

Della serie: “mamma famme bello, ché a diventà stronzo ce penzo da me”

Provocazione:  se basta scoprire le tette per avere tutta questa attenzione da parte delle forze dell’ordine, le donne maltrattate e che dalle istituzioni preposte dovrebbero essere difese invece che ignorate forse hanno trovato un sistema. Quando i vostri uomini vi picchiano e vi maltrattano, non denunciateli, uscite per strada con le tette bene in vista. Sicuramente qualcuno si occuperà di voi.

I seni nudi delle Femen e l’ipocrisia dell’Italia

Da 30 anni su 5 reti vanno in onda riprese ginecologiche che, ci ricorda il Censis, non hanno uguali in alcun Paese europeo per povertà di contenuti e quantità. Ad ogni ora bambini e bambine guardano sederi, seni cosce ripresi come in un film porno. E dunque cosa ci indigna guardando i seni nudi delle Femen esposti nella loro verità e senza intenzione pruriginosa come nelle immagini tv? L’unica differenza è che in tv i corpi servono uno scopo mercantile.
Paese ipocrita il nostro, che ancora rimane ancorato ad una rappresentazione dei corpi peccaminosa, con la telecamera che funge da buco della serratura come nei b movies degli anni sessanta.

Agenti e violenza. Una richiesta al prossimo governo

 Dal 2008 le Femen compiono blitz in giro per il mondo usando il loro corpo (spesso giovane ed esteticamente apprezzabile) come strumento di lotta e denuncia politica. Scelgono luoghi simbolici per protestare contro la Chiesa e lo strapotere di Vladimir Putin in Russia, a favore dei diritti delle minoranze, donne e omosessuali compresi. Nell’opinione pubblica suscitano sentimenti contrastanti, ma mai, almeno in Italia si era arrivati a un livello di violenza così smaccato contro di loro. E per di più da parte degli uomini delle forze dell’ordine. Al massimo si era arrivati a qualche ombrellata, come nel caso dell’anziana signora impellicciata che in piazza San Pietro lo scorso 13 gennaio aveva brandito l’ombrello contro una biondissima Femen

[Il Fatto Quotidiano]

Le nostre forze dell’ordine non si smentiscono mai.
Tre uomini per fermare ragazzine  di quaranta chili armate solo delle loro tette e di una voce per gridare.
Evviva le Femen, che la protesta la scrivono sul loro corpo prim’ancora che esprimerla a parole.
Una donna il suo corpo lo può usare come vuole,  per reclamizzare  tubetti di silicone, orologi, profumi, chi per il sollazzo a pagamento di un vecchio pervertito e chi invece per dire che i vecchi pervertiti che usano il loro potere in modo anomalo, criminale, non le piacciono.
Io preferisco le seconde, ma sono strana, stranissima.
Ogni sistema di dissenso non violento mi va bene, anche se la Storia ci ha insegnato che spesso non sono stati sufficienti; se qualcuno prende a calci in bocca mio figlio, i miei cari, i miei amici, il mio paese non sono certo io quella che porge l’altra guancia.

Gli unici violenti sono stati, more solito, i cosiddetti tutori dell’ordine che hanno trattato le ragazze come fossero pericolosi kamikaze, e sempre per la consueta tradizione italica la critica alla fine è ricaduta sulle ragazze anziché su chi abusa abitualmente del suo potere.

Tutto come al solito, insomma.
E chissà mai i nostri solerti tutori del [dis]ordine non hanno preso provvedimenti analoghi a quelli adottati contro le pericolosissime Femen quando berlusconi praticamente solo qualche ora fa, ha violato fra le altre migliaia di cui si è fatto beffe sotto protezione dello stato nella sua prestigiosa carriera di “naturalmente preposto a delinquere” quelle leggi  che regolano il silenzio elettorale e il vilipendio agli organi istituzionali, nella fattispecie la Magistratura.
Non c’è  un solo  particolare di quel che ha costellato e contraddistinto la vita di questo abusivo della civiltà,  non c’è  una sola azione che abbia compiuto, una sola frase che abbia detto che non contenga il disprezzo, la violazione, il reato contro quella democrazia che purtroppo sta garantendo anche a lui un’impunità che non gli spetta, ma non c’è stato NESSUNO in tutti questi anni che lo abbia bloccato, perseguito penalmente e costretto a rispondere delle sue azioni davanti alla legge e a quel popolo che offende tutti i giorni per il solo fatto di esistere.
Tutti bravi,  invece, a chiedere il rispetto della legge in questo paese, a scandalizzarsi e indignarsi per un paio di tette scoperte volontariamente e gratis, soprattutto.

Questa scrutatrice deve essere una donna  strana come me, visto che non lo guarda nemmeno in faccia. E si capisce benissimo che nasconde il viso apposta, non è una gestualità normale, quella.

Cambiare [in meglio] con un no: si può ancora fare. Volendo

1 Dicembre 1955

A Montgomery [Alabama], la sarta Rosa Louise  Parks si rifiuta di cedere il posto sull’autobus ad un uomo bianco e viene arrestata per aver violato le leggi di segregazione razziale della città.

Il  1 dicembre 1955 Rosa Louis Parks, dopo una giornata di lavoro particolamente pesante, era lavorante sarta in un grande magazzino di Montgomery, la capitale dell’Alabama,  dopo una lunga attesa alla fermata  al freddo, salì sull’autobus, ed essendo esausta si mise a sedere in una delle file di mezzo [per i neri era riservata solamente la parte posteriore]. L’autobus continuò a caricare passeggeri finché non fu pieno.

Il conduttore del mezzo, vedendo un bianco in piedi, pretese che lei si alzasse e gli cedesse il posto. Rosa Parks si rifiutò e venne arrestata. Così cominciò la battaglia non violenta contro l’ingiustizia e la segregazione razziale.

“La gente dice che non lasciai il mio posto a quell’uomo perché ero stanca, ma non era vero, io ero stanca solo di arrendermi “ [Rosa Louise Parks]
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Four more years. Congrats, Mr. President

Ma questi nostri bei politici liberali, riformisti e progressisti che oggi stanno tutti con Barack che ne pensano dell’approvazione dei matrimoni fra omosessuali, della liberalizzazione della marijuana non solo a scopo terapeutico ma anche come dire, ludico [che di canne non si muore ma di botte nei sotterranei di un carcere sì, per dire]? si troverà un giornalista coraggioso che glielo vada a chiedere? domanda stupida o inutile? yes we can quando, da e per noi?

Sì alla marijuana, ai matrimoni gay e il bis al presidente “negro”.
Stamattina il mio “antiamericanismo” è spaesato assai!
 [Per fortuna ci rimangono i tedeschi da detestare…^_^]

Le grandi donne non stanno dietro, sono AL FIANCO dei loro uomini, per aiutarli a diventare ancora più grandi.

Una vittoria liberal su più fronti, grazie all’esito dei referendum che si sono tenuti in alcuni Stati. Infatti ha ottenuto il via libera in Maine al matrimonio gay e marijuana legalizzata per uso generale negli stati di Washington e Colorado. [Il Fatto Quotidiano]

La lezione che arriva dall’America è che non si può fare campagna elettorale con una bibbia fra le mani e poi essere favorevoli alle guerre, all’immiserimento dei già più poveri, l’ipocrisia del mormone guerrafondaio  avversario, uno che si vanta di sua moglie come di una sua scelta univoca come l’acquisto della macchina nuova [“The difference is clear: Romney calls Ann “the best choice I’ve ever made”; Obama calls Michelle “the woman who agreed to marry me.” Lo scrive Richard Brody, del The New Yorker],  che si domanda perché gli oblò degli aerei devono restare chiusi e che è convinto che Cristo dopo la resurrezione sia andato a predicare in Texas non ha incantato, per fortuna.
E chissà se sono sempre più importanti gli stramaledetti soldi oppure anche i diritti civili e la loro concessione sono determinanti per una buona politica.
Diritti alle donne, diritto di abortire senza essere considerate assassine, assistenza medica pre e post natale gratuita e via via estensione al matrimonio per gli omosessuali [senza farsi le pippe su come sarebbe opportuno chiamare l’unione fra coppie omosessuali, capito Rosy Bindi, Bersani?].  E sì alla marijuana perché non c’è ragione per cui si debba dire no.
Per esempio.

Dietro ai repubblicani d’America ci sono anche i fanatici che vanno ad ammazzare ginecologi che praticano gli aborti in virtù del loro concetto di rispetto della vita, per dire.

Sbaglia chi pensa che la buona politica deve essere solo quella che fa quadrare i conti. Nella vita della gente esistono anche altre necessità che riguardano appunto la sfera privata/civile che diventa difficile affrontare quando nessuno si occupa e si preoccupa di facilitare il percorso verso la civiltà; meno soldi ma più diritti aiutano a vivere una vita meno difficile e complicata di quanto lo è senza soldi e senza diritti.
E bene hanno fatto gli americani a dare la possibilità ad Obama di poter proseguire il suo lavoro. L’America non è perfetta, è un paese dalle mille contraddizioni,  ma gli americani sono un grande popolo capace di rinnovare, di mettersi alle spalle i problemi del passato, un nero alla Casa Bianca era inimmaginabile una volta, figuriamoci due di seguito.
Ora Obama, se vuole passare alla Storia in modo perfetto dovrebbe prendersi fra gli altri,  l’impegno di abolire la pena di morte, questa è un’ombra pesantissima di cui un paese civile si deve liberare.

 Che differenza con la nostra politica piccola e miserabile fatta di gente altrettanto piccola e miserabile, frustrata, incattivita, che non ammetterebbe la sconfitta nemmeno se fosse al posto di Napoleone a Waterloo.

E che differenza di popolo che, in momenti di crisi anziché dare fiducia e aprire ad una politica progressista sceglie di far condurre il paese da un manipolo di fascisti più o meno ex o post capitanati da un uomo dal passato e dal presente torbidi, sporchi, disonesti,  disonesto lui in prima persona.

Senza contare che la maggior parte dei soldi che spendono i candidati americani per la campagna elettorale proviene da DONAZIONI, non viene estorta per mezzo di tasse;  in America gli evasori fiscali li murano in una galera, qui diventano presidenti del consiglio.

Obama non potrà più ricandidarsi e nemmeno fare il politico in modo diretto.

Per Obama altri quattro anni e poi BASTA con la politica.
Ciò significa ritirarsi ad una dignitosa vita privata a 55 anni, molto prima dell’età media in cui un italiano va in pensione. Altro che le cariatidi che manteniamo qui in parlamento anche sessant’anni di seguito.

 Chi comanda l’America e quindi il mondo guadagna meno del nostro capo della polizia, dottor Manganelli, al quale lo stipendio non si può abbassare per Costituzione

Non c’è storia.

Negli USA Obama aiutato dal Boss, in Italia, berlusconi aiutato dai boss.