Ma ‘ndo vai, se la condanna non ce l’hai?

Per conferire col colle ci vogliono i giusti requisiti, sette anni di galera, ad esempio.

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Non sono in casa, richiamate più tardi

Massimo Rocca – Il Contropelo – Radio Capital

“Il presidente non ha ricevuto nessuna richiesta di incontro nei modi necessari perché potesse prenderla in considerazione”.

L’ufficio del Quirinale dev’essere in diretto contatto con la Farnesina che più o meno ha risposto negli stessi termini alla richiesta di asilo di Snowden. Ci spiace ce l’ha mandata per fax, altrimenti l’avremmo accolto a braccia aperte. Risate generali. Invece il colle non riceverà quello sgrammaticato istrione di Grillo, colpevole di essersi rivolto al Presidente via Blog. Invece se la telefonata arriva tramite zio Letta, Berlusconi al colle sale quando vuole. Dopo aver mandato i suoi ad occupare il tribunale di Milano, dopo essere stato condannato per prostituzione minorile, dopo aver rimediato una condanna, nel merito definitiva, per avere creato fondi neri, dopo che la Corte costituzionale ha stabilito che violò la leale collaborazione tra i poteri dello stato, dopo che un senatore della repubblica ha ammesso di essere stato da lui comprato per alterare il risultato politico delle elezioni. Ma mi “facci” il piacere!

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Egitto sull’orlo del colpo di Stato. Morsi resiste: “eletto da popolo”.
Dove l’ho già sentita questa?

Ma che vuol dire “eletto dal popolo?”

Significa forse che chi viene scelto per mezzo di “democratiche elezioni” [magari violando qualche legge en passant nel silenzio di chi avrebbe dovuto farle invece rispettare] deve restare al suo posto anche quando non si dimostra all’altezza del compito per il quale la gente l’ha votato?  

Anche hitler fu eletto dal popolo, per dire. 

Le dittature più feroci non sono iniziate sempre con un colpo di stato in piena regola. Spesso e volentieri sono stati usati sistemi molto più subdoli che la gente non percepiva come pericoli.

Oppure significa che deve restare anche se nel frattempo [ma anche un po’ prima] si è reso responsabile di azioni illegali, criminali? 

In che modo un popolo può dire che non vuole più farsi governare e non gradisce la presenza fra le istituzioni di una persona non più degna del ruolo che gli è stato assegnato: solo con altrettante “democratiche elezioni?”

Non so, qualcosa non mi torna, in una democrazia sana nessuno che non abbia i requisiti ottimali potrebbe e dovrebbe far parte di un governo né del parlamento.

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La richiesta di conferire con Napolitano di Grillo è “irrituale”e provoca il “gelo” del Quirinale.

Quella di asilo politico di Snowden è “anomala” e spiega perfettamente quanto è incivile un paese che nega accoglienza ad una persona in pericolo. 
Snowden, colpevole di aver scoperto l’ennesima violazione del diritto internazionale operata dagli Usa e giustificata dal pericolo del terrorismo col quale tengono sottomesso il mondo.

Verrebbe da chiedersi come sarà stata quella di berlusconi al quale Napolitano, dunque l’Italia, ha concesso invece un’udienza privatissima, senza testimoni, il giorno dopo la sua condanna.
Non c’è niente da fare, quell’uomo trova sempre gli argomenti giusti: è uno a cui nessuno può dire di no.

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Caimano sì, pitonessa no
Marco Travaglio, 3 luglio

Mauro Biani

Quello che pensiamo di Daniela Garnero in Santanchè i lettori possono facilmente immaginarlo. Al netto degli scandali Bpm e Bisignani, appena cinque anni fa la signora, candidata con La Destra di Storace, fece impallidire i più accaniti antiberlusconiani descrivendo Berlusconi come uno che “le donne le vede solo in orizzontale”, ragion per cui “non gliela darò mai”. 

Poi rientrò prontamente all’ovile, diventando uno dei suoi 
più efficaci scudi umani, dunque sottosegretario. 
Ma in privato, non mancandole la materia cerebrale, continuò a dire la verità. 

Come quando, nell’aprile 2011, fu intercettata al telefono con l’amico e socio Flavio Briatore indagato per evasione fiscale, che la informava sul seguito del bungabunga:
“Lele Mora mi ha detto: ‘Tutto continua come se nulla fosse'”. 
Santanchè: “Roba da pazzi!”. 
B: “Non più lì (ad Arcore, ndr), ma nell’altra villa. Tutto come prima, non è cambiato un cazzo. Stessi attori, stesso film, proiettato in un cinema diverso. Come prima, più di prima. Stesso gruppo, qualche new entry, ma la base del film è uguale, il nocciolo duro, Centovetrine …”. 
S: “Ma ti rendi conto? E che cosa si può fare?” B: “Siamo nelle mani di Dio qui, eh? Perché l’altra sera ho saputo che c’era stata un’altra grande festa lì, eh?”. 

S: “Ma tu pensa! E che cazzo dobbiamo fare?”. 
B: “Questo qui è malato! Ha ragione Veronica, uno normale non fa ‘ste robe qui!”. 
S: “Sicuro che ha ripreso?”. B: “Al 100%”. 
S: “Va beh, ma allora qua crolla tutto”. 
B: “Dani, qui parliamo di problemi veramente seri di un Paese che deve essere riformato. Se io fossi al suo posto non dormirei di notte. Ma non per le troie. Non dormirei per la situazione che c’è in Italia”. 
S: “E con il clima che c’è, uno lo prende di qua, l’altro che scappa di lì”. 
B: “Brava, il problema è che poi la gente comincia veramente a tirar le monete”. 
S: “Stanno già tirando”. 

Oggi basta sentirla in un talk a caso per capire che non crede a una parola di ciò che dice. Eppure dice cose gravi, tipo Boccassini “metastasi della democrazia”. Dunque in un paese normale nessuno avrebbe dubbi sulla sua candidatura a vicepresidente della Camera. Eppure c’è qualcosa di stonato, stridente e ipocrita nel fuoco di sbarramento che s’è levato dal Pd sul suo nome per una carica che nessuno, prima d’ora, s’era mai sognato di calcolare. Le vicepresidenze delle due Camere (quattro per ciascuna) sono da sempre lottizzate fra i partiti, che ci mettono chi vogliono. 
Nella scorsa legislatura, per dire, fra i numeri 2 del Senato c’era persino Rosi Mauro. Una che avrebbe sfigurato dappertutto, se il presidente del Senato non fosse stato Schifani. 
Ora, che il limite estremo della presentabilità sia diventato la “pitonessa”, come lei stessa si definisce citando Il Foglio (che a sua volta cita l’insulto di “vecchia pitonessa” lanciato nell’ 800 dalla rivista fiorentina Novelle Letterarie contro Madame de Staël), fa un po’ ridere. 

Il Pd ha fatto scegliere a Berlusconi il presidente della Repubblica e quello del Consiglio dopo aver impallinato Prodi e ignorato Rodotà perché non piacevano a lui, poi ci è andato al governo e ha deciso di dichiararlo eleggibile contro la legge.
Governa con ministri come Lupi e Quagliariello, per non parlare dei sottosegretari. 
Ha varato il Comitato dei 40 per riscrivere la Costituzione con lui. Non dice una parola sulle condanne per frode fiscale, prostituzione minorile, concussione e rivelazione di segreto (contro Fassino), né sulla compravendita di senatori (contro Prodi). 
Ha votato presidenti di commissione Cicchitto e Formigoni e ha chiesto a Scelta civica di votare Nitto Palma alla Giustizia per potersi astenere e fingersi contrario. 
Non ha mosso un dito quando Grasso ha nominato il senatore D’Alì, imputato per mafia, rappresentante dell’Italia in Europa. 

E ora, dopo aver digerito senza un conato la Cloaca Massima, ha qualche problemino di stomaco per la Santanchè. Ma ci faccia il piacere.

Idem, che in latino significa “lo stesso” [anche al femminile]

Quello che si evince perfettamente dalla vicenda delle tasse non pagate da Josefa Idem, delle irregolarità che riguardano la palestra dove il ministro viveva a sua insaputa fino a qualche giorno fa è che se nessuno se ne fosse accorto tutto sarebbe rimasto com’era.

Quindi una signora che ha fatto l’atleta, che dovrebbe conoscere e applicare la lealtà,  la disciplina morale meglio e di più di tanta altra gente, quella che almeno non offre la sua immagine a improbabili spot anti evasione [ma magari paga le sue tasse sempre e tutte] può, una volta intrapresa la carriera politica, farsi beffe di quella lealtà e andare davanti a dei giornalisti dicendo che non si dimette perché è onesta, ha vinto delle medaglie, ha partorito due figli e avendo avuto modo di “ravvedersi” non c’è ragione perché si dovrebbe dimettere.

Mentre, e invece, l’unico modo, quello eticamente perfetto di chiedere scusa per un politico e generalmente per chi svolge un lavoro di responsabilità che ha a che fare con la gestione della cosa pubblica è proprio e solo quello di chiedere sì scusa e dimettersi cinque secondi dopo.

 

Josefa Idem: ‘Non lascio, io onesta
Ex collega: lei assessore? Era certo

 IL MISTERO DELLA CASA-PALESTRA

 

La politica in questo paese rende semplicemente casta, con buona pace di chi ancora maledice Rizzo e Stella perché senza di loro non saremmo mai arrivati fino a qui, dicono gli stolti che considerano una colpa aver scoperchiato in modo definitivo la pentola delle indecenze politiche italiane.

 Con le medaglie della Idem non ci si pagano le rate del mutuo, quelle dell’ICI né le bollette, e mentre lei era impegnata a vincerle  tanti italiani, padri e madri come lei erano impegnati in  ben altre sfide, ad esempio quella di cercare di sopravvivere in un paese ridotto ai minimi termini e che sta morendo per colpa della disonestà politica.

Assurdo poi che a Josefa Idem sia stato messo a disposizione niente meno che palazzo Chigi per convocare la sua conferenza stampa con tanto di avvocato al seguito. 
Fino ad oggi le conferenze stampa con avvocati annessi le aveva fatte solo silvio berlusconi, che dati i suoi noti problemi con la giustizia per stare più sereno ha portato i suoi avvocati  direttamente in parlamento.
Mai si era visto un ministro utilizzare un palazzo delle istituzioni come il salotto di casa sua.
In questo paese si è perso completamente il senso delle cose e della loro importanza.

La signora abitava in una palestra, suo marito da un’altra parte ma non lo sapeva,  in tutto questo tempo non le è mai capitato di dare un’occhiata a un documento: come ho scritto in altre occasioni anche alle prese per il culo dovrebbe esserci un limite.

Il virus della “scajolizzazione” si è esteso in maniera impressionante fra i politici italiani ma  nessuno ha la benché minima intenzione di vaccinarsi nell’unico modo possibile,  cioè tornarsene nell’oblio della sua vita privata così come si fa in tutti i paesi normalmente civili, anche in Germania, terra d’origine del ministro Idem, nonostante lei abbia in modo menzognero e  indecente affermato il contrario: il suo è il paese dove il presidente della repubblica si è dimesso per aver detto una stronzata e un ministro  per aver copiato una tesi  da internet, per dire.

 

 

 Josefa Imu

Marco Travaglio, 23 giugno

Siccome molto opportunamente e molto tardivamente la ministra delle Pari Opportunità, Josefa Idem (Pd), ha parlato alla stampa (senza domande, però) sugli scandali che la vedono coinvolta per tasse non pagate e una palestra abusiva, è giusto esaminare con cura le sue parole prima di trarne le conclusioni. “Ero un’atleta, non ho studiato da commercialista. Ho delegato le questioni fiscali ed edili dando indicazione di fare tutto a regola d’arte”. Ma nessun contribuente ha studiato da commercialista, a parte i commercialisti. Se tutti i non commercialisti non pagassero le tasse staremmo freschi, o meglio ancor più freschi di quanto già non stiamo. 

E comunque l’ignoranza delle leggi non può valere per scusare chi le viola: l’evasore a sua insaputa non ha né deve avere alcuna attenuante. “Ho vinto 30 medaglie per l’Italia, ho partecipato a 8 Olimpiadi, ho fatto 2 figli, mi sono data alla politica per promuovere i diritti delle donne e difendere lo sport”. 

Con tutto il rispetto, chi se ne frega. Altrimenti chiunque abbia successo nel lavoro potrebbe dire altrettanto. Le medaglie non sono detraibili dal 740. “Non è vero che il ministro non ha pagato Ici e Imu — dice il suo avvocato-: c’è stato un ravvedimento operoso con l’Agenzia delle Entrate. Dunque le accuse sono inconsistenti e non c’è reato”. Ma il ravvedimento operoso lo fa chi non ha pagato le tasse, dunque le accuse sono consistenti. Può darsi che non ci sia reato,ma solo perché in Italia gli evasori, per finire nel penale, devono superare soglie altissime, quasi insuperabili. “Nei lavori edili – dice la Idem – ci sono stati irregolarità e ritardi”. Ma il problema della palestra “Jajo Gym” di Ravenna non è solo di lavori edili (abusivi, altrimenti perché la sanatoria?): spacciata per luogo di allenamento privato, la struttura ha agito per anni senza agibilità, non era segnalata alle autorità, eppure era aperta al pubblico, gestita da un’associazione sportiva con dipendenti (pagati come?) che raccoglieva soci e quote d’iscrizione, citata nella lista degl’impianti comunali. “Me ne scuso pubblicamente e sanerò quello che c’è da sanare. Come qualunque cittadino. Non sono infallibile, ma sono onesta e non permetto a nessuno di dubitarne”. Dipende dal concetto di onestà, piuttosto elastico in Italia. 

Non basta non commettere reati per essere onesti, anche perché non tutte le leggi prevedono sanzioni penali per chi le viola. E non è vero che “tutti i cittadini” siano costretti a sanare ex post, quando vengono beccati, le irregolarità commesse: c’è anche chi non ha nulla da sanare o chi non ha bisogno di finire sui giornali per correggere gli errori. La Idem, poi, non è un qualunque cittadino: è ministro di un governo che parla ogni giorno di Imu e tasse. Con che faccia Letta & C. parleranno d’ora in poi di fisco, lotta all’evasione e all’abusivismo edilizio, avendo in squadra una signora che ha confessato di aver violato la legge? “Non voglio darla vinta a questa montatura mediatica”. Ma i fatti, come confermano la Idem e il suo legale, sono tutti veri. E non c’è stata alcuna montatura mediatica. 

A parte il Fatto e Libero , primi quotidiani nazionali a rivelare la notizia mercoledì, la stampa di destra e di sinistra che veglia sul governo-inciucio l’ha tenuta bassa o addirittura l’ha nascosta (la solita Unità). “In Germania nessuno si sarebbe dimesso per una cosa simile”. In Germania s’è dimesso il presidente della Repubblica per una gaffe sull’Afghanistan e un ministro per aver copiato dal web parte della tesi di dottorato: figurarsi un ministro pizzicato per tasse non pagate e lavori abusivi. 

Lasci stare la sua Germania, ministra Idem. In Germania un ministro che dice “mi scuso e mi assumo tutte le responsabilità” si dimette un istante dopo. In Italia, un istante dopo, aggiunge: “Resto per non tradire i miei elettori e per il bene dell’Italia”. Da tedesca che era, la Idem è diventata una perfetta italiana alla velocità della luce. Roba da record. Anzi da medaglia d’oro. La trentunesima.

Di patti, patteggiamenti e cose così

ECCO PERCHE’ L’AMNISTIA AIUTERA’ BERLUSCONI (Antonella Mascali)

E SPUNTA UNA NORMA SALVA-SILVIO NEL DECRETO SULLE CARCERI (Bei-Milella)

Però continuano a dirci che “inciucio” è una brutta parola, che non si deve dire, che non è vero che il governo Letta serve solo per traghettare berlusconi verso l’impunità eterna.

Non sparirebbe solo la galera a cui non credeva nessuno, visto che a berlusconi sono state date  tutte le garanzie affinché non la dovesse mai rischiare ma verrebbe eliminata anche l’interdizione, che è l’ultima e unica speranza per liberare la scena politica da silvio berlusconi.
E qualcuno, tipo l’ottimo professor Prospero, questo lo chiama compromesso e negoziazione.
VERGOGNA.

Sottotitolo: il centro destra che chiede le dimissioni di Josefa Idem dovrebbe solo stare zitto visti i precedenti penali che si porta dentro travestiti da onorevoli e senatori, certe richieste e critiche le può fare solo chi dimostra coi fatti di essere migliore: un comune cittadino non può dimenticarsi di pagare le tasse perché lo stato glielo ricorderebbe dopo cinque minuti e coi modi che sappiamo, a differenza di come quello stesso stato si comporta  nei confronti dei suoi rappresentanti politici ed istituzionali.

 

Josefa Idem prima di diventare ministro è stata un’atleta, quindi dovrebbe conoscere il significato e il valore della parola lealtà applicata, non chiacchierata, e in ogni caso, quelle che per molti sono inezie, cose da niente [al confronto di…chi se ne frega, siccome c’è berlusconi che ha fatto tutto stravolgendo perfino i termini di paragone non è che si deve tollerare per forza chi si accontenta di poco], ad un cittadino comune sarebbero costate un trattamento molto diverso e forse pure il marchio di disonestà.

Quattro anni di tasse non pagate non mi sembrano una semplice dimenticanza: somigliano molto di più ad una reiterazione di un reato, in altri paesi i ministri si dimettono perché “si dimenticano” di pagare i contributi alle tate dei figli,  il canone della tv pubblica, o semplicemente perché hanno copiato una tesi di laurea da internet, per dire. Ma il ministro ha già fatto sapere che non prenderà nemmeno in considerazione l’ipotesi delle dimissioni perché il governo Letta le ha assicurato il suo sostegno, dunque Josefa  Idem, ministro di questo bel governo del largo inciucio e quindi intoccabile in nome della pacificazione nazionale pagherà la mora e amici come prima.

 In molti ci dicono che non sono tutti uguali ed è perfino vero nonostante tutto, ma il problema è che non trovano mai il modo giusto per dimostrarlo.
A volte non lo cercano nemmeno.

 

Irregolarità Imu, Letta: “Mi fido di Idem”

La procura pronta ad attivarsi sul caso

 

IL SINDACO DI RAVENNA: “ORA IL MINISTRO DEVE FARE CHIAREZZA”
I VICINI: “SPERIAMO SIA FALSO. CON QUELLO CHE PAGHIAMO NOI” 

IL MISTERO DI QUELLA PALESTRA DENTRO CASA

I BERLUSCONES AVVERTONO IL COLLE: “MANTIENI I PATTI”

“Non ha rispettato il patto”. Il Pdl contro Napolitano

Dopo la sentenza della Consulta sul caso Mediaset, i fedelissimi di B. minacciano il Colle, rammentandogli i presunti “accordi” e andando all’incasso in vista del vero salvacondotto: prescrizione in Cassazione o amnistia. [Il Fatto Quotidiano]

Processo Mediaset: no della Consulta tra pressioni e minacce

Il vigliacco sperava nell’ennesimo aiutino dall’alto coi soliti mezzucci, ovvero le solite bacchettate alla Magistratura “protagonista” e che non permette al diversamente statista di potersi occupare del paese e cioè dei cazzi suoi.

Ma stavolta gli è andata male, forse qualcuno inizia a capire che fare figure di merda pro domo berlusconi non è proprio il massimo del prestigio professionale, e non dovrebbe esserlo nemmeno di quello personale.

 Ogni riferimento al garante della Costituzione non è casuale ma voluto e intenzionale, non si capisce infatti perché il presidente della repubblica avrebbe dovuto intercedere per lui. L’hanno già fatto santo Napolitano, da vivo?  berlusconi anche stavolta avrebbe voluto la buona parola del capo dello stato che si traduce automaticamente in quella cattiva per i giudici, evidentemente è una richiesta possibile, mentre invece non dovrebbe essere così.

E il bello è che Letta, Epifani  si vantano pure della tenuta del governo.

Ci tengono a dire che le questioni che riguardano berlusconi, i suoi processi e le sue condanne non avranno nessuna ricaduta sulla stabilità del bel governo targato Napolitano.

E,  di grazia, cos’è che secondo gli esimi Letta ed Epifani dovrebbe avere conseguenze sulla tenuta del governo? il lancio dell’atomica su piazza san Pietro potrebbe bastare?
Chiedo, per curiosità.

Se questo fosse un paese normale Napolitano avrebbe trascorso l’intera giornata di ieri a raccogliere e firmare le dimissioni di tutti.

Nessuno vorrebbe avere niente a che fare con un delinquente patentato [per sentenza] che prima dà la parola e poi se la rimangia inventandosi il consiglio dei ministri per non andare in tribunale.
Loro sì, però, tutti uniti in nome della necessarietà [e di che genere non s’è ancora capito, a parte il dare altro respiro al fuori legge conclamato, come se fin’ora non avessero fatto la stessa cosa] e della pacificazione nazionale sono ancora lì a vantarsi della tenuta di questo bellissimo governo di cui al massimo gli italiani dovrebbero solo vergognarsi.

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Nota a margine: la cosa insopportabile è che ancora lo chiamano cavaliere.
Se la nomina di cavaliere della repubblica, ovvero persona che onora il paese e non lo infama come ha fatto e fa lui non gliela toglie il responsabile della repubblica potrebbe intanto togliergliela la stampa, evitando di citarlo come cavaliere e financo con la maiuscola.
Non se ne può più di sentirlo definire così.

A Tanzi la nomina fu revocata prima del terzo appello, quindi prima della condanna formale e definitiva, che altro deve fare berlusconi perché si smetta – ALMENO –  di chiamarlo cavaliere, strangolare gattini appena nati in diretta tv?

Stonatura? Massimo Rocca – Il Contropelo di Radio Capital

Allora io avrei passato diverse ore con i crampi allo stomaco. E proprio quando mi erano passati vado mica a leggere, con varie sfumature di grigio ma praticamente dovunque, che Berlusconi è imbestialito perché  l’accordo con il Quirinale si è trasformato in una truffa.

Secondo Berlusconi, Napolitano gli avrebbe tirato il pacco. Lui parlava di pacificazione ed intendeva i processi e la Consulta, l’altro annuiva e pensava allo spread e all’Europa. Lui metteva sul piatto l’appoggio al governo e si immaginava che l’altro mettesse una buona parola coi giudici comunisti della Corte Costituzionale. Lui si è alzato convinto. L’altro gli ha fatto ciao con la manina. Insomma non proprio la trattativa Stato mafia, ma certo una trattativa con uno che la Corte medesima ha appena dichiarato che convocava i consigli dei ministri come gli altri si fabbricano gli alibi.

E sono ancora qui ad aspettare un nota viva e vibrante che destituisca di ogni fondamento le ricostruzioni di stampa, sul genere di quella che si beccarono il Fatto e Barbara Spinelli a proposito del governo a tempo.

«Cosa vogliono questi signori? La base non la ho sentita…» [Anna Finocchiaro]

E ancora: scusi, ci spiega perché il Pd non vota Rodotà?
«Guardi, di lui non abbiamo proprio mai parlato».

[Beatrice Borromeo intervista Anna Finocchiaro sul Fatto di oggi].

Ma l’articolo 67 non si applica anche ai grandi elettori?
Dunque se il segretario di un partito ordina di fare una scemenza come quella di votare scheda bianca e rimandare ad oltranza questo stillicidio non ci si può ribellare in funzione del fatto che “ogni membro del parlamento rappresenta la nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato?”
Esercitare, per una volta, il buon senso personale sarebbe pretendere troppo?

Dire no ad un’ottima persona come Stefano Rodotà appellandosi all’assurdo principio del “perché l’ha detto Grillo” [e non è così, casomai l’hanno detto gli elettori 5S  dimostrando di essere molto più lungimiranti di quelli di altri partiti], è il sintomo, la conferma che la politica, e nella fattispecie quella che dovrebbe, per posizione, principi, valori, essere più vicina alla gente e non agl’interessi di qualcuno non ha capito nulla di quel che è accaduto in questo paese,  non ha saputo ascoltare e raccogliere le istanze, le richieste della gente, che non le interessa affatto il cambiamento, il miglioramento ma che – al contrario – l’obiettivo è sempre lo stesso: il mantenimento in essere di tutto ciò che era ed è e di cui, evidentemente, non ci si può liberare. 

 Si preferisce tenere un intero paese in ostaggio delle manovre [sporche] di palazzo, lasciare che navighi a vista in funzione degli interessi di qualcuno: sempre lo stesso qualcuno.

Qui siamo oltre il ricatto, io mi prendo la libertà di pensare che si è arrivati alla minaccia vera e propria, non c’è altra spiegazione.

Non è mai bello infierire sulle sconfitte altrui, umanamente mi dispiace per Bersani ma, il fatto che a fregare Bersani siano stati proprio i suoi e non altri, i ‘nemici’, quei fascisti del web così tanto temuti e temibili, i potenziali guastatori dello stato, non so, mi provoca una sensazione di perversa piacevolezza.

Di cosa è morto il Pd di Bersani

Saper ascoltare, nel 2013, non è più un’opzione: è una condizione igienica. Come saper leggere e scrivere, insomma. Anni e anni di mancanza d’ascolto sono esplosi in 48 ore. Anni in cui i messaggi che arrivavano anche via Internet – da persone in carne e ossa, militanti, simpatizzanti, elettori – veniva derubricato a ‘popolo del Web’, come se fosse una corrente, una nicchia movimentista, minoritaria e un po’ rompiscatole.

Alessandro Gilioli la pensa come me, la qual cosa non risolve ma, aiuta.

Sottotitolo: la toppa colossale è stata aver permesso che fosse berlusconi a scegliersi il SUO presidente, altroché il garante, il presidente condiviso, quello delle larghe intese. Franco Marini nel 1997 aveva già partecipato, durante una cena a casa di Gianni Letta a cui era presente, oltre alla volpe del Tavoliere e al diretto interessato anche Fini, al famoso patto della crostata, da cui scaturì la tragica bicamerale con la quale d’alema, da presidente della stessa, consegnò a berlusconi le chiavi del paese.

Scriveva Trilussa: “e come disse er merlo ar tordo… sentirai er botto si nun sei sordo…” 

Significa più o meno che, se nemmeno dopo una serie di avvertimenti circa un pericolo incombente il soggetto,l’obiettivo di un possibile danno non pensa che sia il caso di mettersi al riparo e prendere gli opportuni provvedimenti, le contromisure, quando poi quel pericolo arriva, un po’, un bel po’, se lo è cercato.

L’umana comprensione non può né deve impedire di restare obiettivi, di pensare che gli avvertimenti ci sono stati, che c’è stata una larghissima parte di società civile che in tutti questi anni ha detto delle cose, ha fatto sapere alla dirigenza del pd quello che non andava bene, ci sono stati autorevoli intellettuali, alcuni, e in verità pochi giornalisti [ché la maggioranza si sa, tiene famiglia] che qualcosa hanno scritto a proposito di accordi che non accordavano, di intese che non intendevano e che venivano giustamente interpretate male dalla gente che ancora oggi non riesce a capire come si può essere così irresponsabili da sacrificare tutto di se stessi per andare incontro alle esigenze dell’impostore al quale degl’interessi della gente e del paese non frega nulla: tutti sanno ormai cosa interessa a silvio berlusconi e quali sono le sue priorità.
E oggi, per una questione di orgoglio, per non aver voluto accettare la proposta di Rodotà presidente della repubblica solo perché arrivata dai 5S – dei quali tutto si può dire meno che non abbiano dimostrato molta più intelligenza dei cosiddetti politici navigati nella scelta dei candidati – l’Italia rischia di ritrovarsi di nuovo punto e a capo, gli italiani spettatori di questo film dell’orrore che dura da diciotto anni e cioè quello di un parlamento e di una politica avvitati ancora e di nuovo nelle faccende di chi vive la sua vita e agisce in assoluto spregio e sfregio di leggi e regole, nella risoluzione dei suoi problemi.
Tutto questo mentre il paese affonda ma la politica sembra non sembra essersene accorta.

 

Prodotà
Marco Travaglio, 20 aprile

A questo punto, con tutto il rispetto che si deve agli infermi, chi vuol bene a Pier Luigi Bersani dovrebbe mettergli accanto un pool di infermieri e di sanitari per assicurargli le cure e le assistenze del caso. Il pover’uomo, dopo aver perso le elezioni già vinte regalando agli avversari una dozzina di punti in due mesi, anziché dimettersi all’indomani del voto è rimasto al suo posto fino a ieri notte per propiziare un’altra ragguardevole serie di catastrofi. Prima s’è accaparrato le presidenze di due Camere senz’avere nemmeno un terzo dei voti. Poi ha preteso di guidare il governo senz’avere i numeri al Senato. Infine ha mandato al macello due fondatori del Pd, Marini e Prodi, senza preoccuparsi di garantire loro neppure l’appoggio dei suoi (figurarsi quello di altri). Intanto, nel breve volgere di 50 giorni, ha tentato di allearsi con tutti i partiti: M5S, Lega, Monti, Pdl (manca solo Casa Pound, ma solo perché non è in Parlamento) e ha preso pesci in faccia da tutti. Così ha spappolato il suo partito. Ha regalato un trionfo al rivale Renzi che, a lungo accusato di essere la quinta colonna di B., ora può intestarsi il merito di aver fatto saltare l’inciucio con B. Ha fatto di Grillo un idolo di una parte dei suoi elettori, che preferiscono di gran lunga i candidati al Colle di 5Stelle ai nomi partoriti dagli strateghi del Nazareno. E, non contento, ha gettato alle ortiche l’offerta (finalmente generosa) di Grillo, che gli avrebbe consentito di sciogliere in un colpo solo i nodi del Quirinale e del governo con un asse del rinnovamento che avrebbe messo nell’angolo B. e soddisfatto i desideri dei due terzi degli italiani. Al suo posto, qualunque persona di buonsenso avrebbe appoggiato Rodotà, che piace ai 5Stelle e a buona parte degli elettori ma anche degli eletti del Pd, e possiede un forte serbatoio in Parlamento (250 al terzo scrutinio, 213 al quarto), ben oltre i voti pentastellati. Basterebbe il 50% del centrosinistra per mandarlo al Quirinale e, subito dopo, aprire le trattative con Grillo per un governo presieduto da una figura extra-partiti. Il principale ostacolo a questa soluzione ideale fin dall’inizio, e cioè Napolitano, è stato infatti rimosso con la sua meravigliosa discesa dal Colle. È vero che Prodi è il migliore della vecchia guardia. Ma proprio per questo la sua candidatura andava preparata e protetta con cura: invece è stata gettata in pasto al mattatoio dell’aula, dove i cecchini dalemiani, mariniani, bersaniani e forse renziani hanno massacrato non solo lui, ma tutto il Pd. Anche un bambino tonto avrebbe capito, dopo lo tsunami anti-Marini, che in questo Parlamento non passa nessun simbolo dell’Ancien Régime. E che occorre un colpo di reni per un’idea nuova. Bersani e i geni che lo circondano non l’hanno capito. Né l’han capito alcuni D’Alema boys, che ancora sperano di arraffare il Colle, come se nulla fosse accaduto. O forse l’hanno capito benissimo, ma sono già d’accordo con B., che è un modo come un altro per suicidarsi. A questo punto, a meno che questi dementi capaci soltanto di spararsi sui piedi non vogliano mandare al massacro altri agnelli sacrificali, le soluzioni sono solo due.
La prima (in tutti i sensi): il Pd, o quel che ne resta, vota Rodotà e si riprende per i capelli a un millimetro dalla tomba, ma soprattutto salva l’Italia dal caos, andando a parlare coi 5Stelle per un governo Zagrebelsky o Settis. La seconda (ai limiti dell’impossibile): il Pd insiste su Prodi, convincendolo a ritirare il ritiro; e chiede a M5S
i 110 voti che gli mancano, promettendo in cambio di indicare subito Rodotà premier. L’alternativa è l’abbraccio mortale al Pdl su Cancellieri o Amato o D’Alema o Grasso o 
ri-Marini o ri-Napolitano, che garantirebbe a B. il trionfo eterno. 
Chi, nel Pd, pensa che votare Rodotà sia la fine del Pd non vede che il Pd è già finito.
Anzi, vien da domandarsi che diavolo avrebbe combinato al governo, visto che non governa neppure se stesso. 
Fate la carità: arrendetevi. 
Almeno al buonsenso.

Piovono bombe, anzi no: rimbalzano

Sottotitolo: ‎”Bisogna guardare le due facce della medaglia, ci sono anche tanti poliziotti che si sono comportati in modo egregio”. [Anna Maria Cancellieri]

Ecco, appunto, e se chiediamo di poter individuare più in fretta chi invece NON si comporta in modo egregio ed eccellente è proprio perché vogliamo vedere SOLO eccellenze nel corpo di polizia e nelle forze dell’ordine in generale. Non siamo così miserabili da non capire che lì in mezzo ci sono padri e madri di famiglia, ragazzi che potrebbero essere i figli di tanti di noi. Iniziamo a dare a queste persone uno stipendio ADEGUATO al rischio e alla responsabilità, magari dando una sforbiciata a tanti emolumenti percepiti indegnamente da politici e manager che hanno condotto l’Italia al fallimento.

O magari  al posto di dare tre milioni di euro al figlio della signora ministro dell’interno come buona uscita per UN ANNO di “lavoro”. Si può fare? sì, no, non è abbastanza tecnico, sobrio, non è politica buona, questa?

ALESSANDRO ROBECCHI – Lacrimogeni, balle e rimbalzi

Alla lettera, il rapporto dei carabinieri dice che la polizia ha tirato un lacrimogeno contro le finestre del ministero della Giustizia e per puro caso non ha fatto lacrimare la ministra e tutto il personale che stava lavorando.

In ogni caso, la toppa è peggiore del buco. [Il Manifesto]

ANNAMARIA RIVERA – I cecchini di via Arenula

Scontri e proteste, il Governo Monti è sotto assedio

Dopo Fornero, Passera e Profumo, la contestazione colpisce a Milano il premier [in visita alla Bocconi] e a Rimini il ministro Cancellieri, che sconta il comportamento della polizia negli incidenti di Roma. I sondaggi mostrano un Paese stremato e con i nervi a fior di pelle, che ai tecnici crede sempre meno [solo il 32%] – Il Fatto Quotidiano

Neanche questi eccellenti e sobri ministri, i migliori che ci potessero capitare secondo il presidente  Napolitano, conoscono la parola DIMISSIONI, è un virus che colpisce tutti quelli che mettono piede nel parlamento italiano.
Una residenza da sfruttare ad libitum, a proprio piacimento, Dio o chi per lui gliel’ha dato e guai a chi glielo tocca.
Un ministro dell’interno che invece di dimettersi dopo le scene da regime cileno a cui abbiamo dovuto assistere per l’ennesima volta va a impartire nientemeno che lezioni di legalità.
Come se Falcone e Borsellino non avessero di che rigirarsi nelle tombe già abbastanza.
La prima responsabile, o l’ultima, dipende da come si guardano le gerarchie, la persona che dunque sull’operato delle forze dell’ordine ci mette la sua faccia e purtroppo anche la nostra di cittadini, visto che rappresenta lo stato [ loro il manganello], che prima fa eseguire il lavoro e poi va a parlare di squadrismo e fascismo ai ragazzi.

Più che una lezione una minaccia.
La signora ministro poteva avere almeno il buon gusto di evitare di parlare di squadrismo e fascismo, considerato che sono proprio lì le origini storiche di un certo sentire ma soprattutto del modo di fare delle nostre forze dell’ordine.
Lo squadrismo è accanirsi in tanti contro uno, se non sbaglio, proprio come usano fare agenti e carabinieri durante le manifestazioni così come di solito si usa fare in tutte quelle occasioni in cui ci scappa il morto per sbaglio per caso e per eccesso, nelle questure come nei sotterranei di un carcere, in uno stadio, nelle strade e nelle piazze.

Purtroppo in questo paese fare il poliziotto o il carabiniere è spesso l’extrema ratio per chi avrebbe come alternativa il nulla, mentre invece una professione così delicata dovrebbe avere motivazioni più alte, fare il poliziotto e il carabiniere dovrebbe significare assumersi la responsabilità di prendersi cura dei cittadini, tutelare con discrezione sulla loro sicurezza.

Il cosiddetto tutore dell’ordine dovrebbe essere un punto di riferimento per i cittadini, non qualcuno a cui pensare con timore augurandosi di non dover mai incontrare un poliziotto o un carabiniere troppo da vicino.

Un paese dove il capo della polizia guadagna più del presidente degli Stati Uniti ha il diritto di avere una migliore gestione delle forze dell’ordine. L’Italia dovrebbe essere l’eccellenza nel mondo.

 E un poliziotto e un carabiniere non possono guadagnare 1300 euro al mese.

Il professionismo si paga, e Manganelli lo sa bene visto che il suo stipendio è intoccabile per Costituzione. Le nozze coi fichi sulla pelle degli altri non si possono fare.

I lacrimogeni di ritorno sono una cosa ridicola tanto quanto la teoria dell’insaputa, indice della mediocrità di chi è chiamato ad occuparsi delle cose di tutti e dei tutti, principalmente.

E se il paese bolle, ministro Cancellieri, questo non è un buon motivo per continuare ad accendere micce.
L’unico gesto di vero buon senso, per restituire un minimo di dignità ai cittadini da parte dello stato dopo i fatti di questi giorni sarebbe stato rassegnare le dimissioni,  invece, in perfetto stile italico non solo il ministro dell’interno resta ma trova perfino qualcuno che le offre un pulpito dal quale impartire lezioni: di legalità.
Vergogna su vergogna.

Il cerchio tragico

L’ex leader contro “Roma farabutta che manda pm” (leggi)

Dimissioni irrevocabili” per Umberto Bossi, ma per l’ormai ex segretario la colpa sarebbe di “Roma farabutta” che ha inviato i pm (leggi l’articolo). Eppure, di fronte ai magistrati le due segretarie del Carroccio hanno confermato tutto, smontando la tesi del leader inconsapevole: “Sapeva tutto, era stato avvertito”. Finisce così la parabola lunga 28 anni di un leader “cappio e slogan” (articolo di Luca Telese). Intanto, dall’inchiesta emerge la lista della spesa a favore della famiglia: lauree, diplomi, auto (guarda il video)Infine le somme che avrebbe preso “Cald.” – diminutivo di Calderoli -(leggi l’articolo). Sul territorio le prime conseguenze: a Varese i militanti chiedono la cacciata del segretario provinciale Canton (articolo di Alessandro Madron) che ieri aveva contestato Maroni


Come scrivevo ieri, il coro degli stremati lamenti della politica (di destra e di sinistra) e di un certo giornalismo – quello che non prende mai una posizione ché nella vita non si sa mai –  alla notizia delle dimissioni di bossi non è altro che l’ennesimo segnale distorto che si vuole offrire alla pubblica opinione.  Un politico che si dimette (anche se solo in parte) in Italia non fa pendant con il contesto: potrebbe costituire un pericoloso precedente.
E infatti bossi questo lo ha capito benissimo, a poche ore dalle sue dimissioni da segretario di partito (ma non da tutto il resto che politicamente lo riguarda) i suoi toni sono tornati quelli di sempre, i soliti.

Quelli che confermano – semmai ce ne fosse ancora bisogno – la vera natura del personaggio, uno che in un paese normale nessuno rimpiangerebbe né, tanto meno, si cercherebbe di riconoscergli dei meriti.

Non c’è niente, in tutta la storia umana e politica di bossi, che faccia riferimento a doti quali l’onestà, la trasparenza, la rettitudine, la responsabilità. Doti e caratteristiche che, invece, nella politica fanno proprio quella differenza che i cittadini di un paese normale – dunque non il nostro –  pretendono dai loro referenti, da chi si assume l’onere di rappresentarli.

Umberto, sei tutti loro
Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano, 7 aprile

“E ora chi rappresenterà il Nord?”, domanda affranto Dario Di Vico, vicedirettore del Corriere, a Linea Notte. E Pigi Battista, sempre sul Pompiere, si unisce al cordoglio magnificando “la riconosciuta grandezza di un leader che ha imposto nell’agenda politica nazionale la ‘questione settentrionale’ e ha interpretato i sentimenti di un popolo che non aveva rappresentanza politica… Non sarà una miserabile vicenda di fondi stornati a cancellare una storia iniziata nelle periferie del sistema”. Nord? Popolo? Questione settentrionale? Ma la Lega, quando le andava bene, rastrellava il 30% dei voti validi in Lombardia e in Veneto, molto meno nel resto della cosiddetta Padania: mai rappresentato più del 10-15% degli elettori nordisti. Il che non cancella il suo ruolo storico nella caduta della Prima Repubblica e nel sostegno a Mani Pulite, quando tutti i vecchi partiti avrebbero volentieri spedito Di Pietro in Aspromonte o in Barbagia. Ma son passati vent’anni. L’ultima volta che Bossi fece qualcosa di utile fu nel ’94, quando rovesciò B., giocandosi tutto mentre il Cainano si comprava i leghisti a uno a uno (ci volle tutto l’impegno di D’Alema per resuscitarlo con la Bicamerale). Ma son passati 18 anni. Poi la Lega divenne un tragicomico caravanserraglio di pagliacci, parassiti, cialtroni, molti razzisti, qualche ladro, parecchi servi. L’ampolla, il matrimonio celtico, il druido, Odino, il tricolore nel cesso, i terun, i negher, foera di ball, il dito medio, il gesto dell’ombrello, le pernacchie, il ce l’ho duro, i kalashnikov,
le camicie i fazzoletti le cravatte verdi, il parlamento padano, la moneta padana, la banca padana, il villaggio vacanze in Croazia, l’amico Fiorani, le zolle di Pontida, l’uscita dall’euro. Si sono inventati tre trovate da avanspettacolo di strapaese, la secessiùn, il federalismooo, la devolusssion — e ci han campato per due decenni alle spalle del cosiddetto “popolo”. Ma, sotto sotto, di quell’armamentario carnevalesco, ridevano anche i leader, ben felici di trovare qualche milione di persone disposto a bersi tutto come l’acqua del dio Po e a rimandarli a Roma ladrona, a occupar poltrone come tutti gli altri. In un raro momento di lucidità, Calderoli, divenuto ministro, confessò al Corriere: “Su di me non avrei scommesso un soldo”. Ora è nientemeno che triumviro, ma la sua fidanzata Gianna Gancia, che lo conosce bene, fa sapere che Roberto non va bene, ha il faccione e veste male, va da un sarto quasi cieco”. Senza contare che un giorno, colto da raptus, incenerì col lanciafiamme “375 mila leggi inutili”, fra cui i decreti di annessione del Veneto e del ducato di Mantova al Regno d’Italia. Ora sui giornali è tutto un rincorrersi di versioni assolutorie per il grande capo: han fatto tutto il cerchio magico, la famiglia famelica, la moglie fattucchiera, i figli spendaccioni, la badante Rosi, il tesoriere ladro, all’insaputa del povero infermo. A parte il fatto che Bossi sapeva da mesi, almeno da quando i giornali lo informarono che Belsito aveva portato 7 milioni in Tanzania e questo lo ricattò sui soldi alla Family per salvare la cadrega, chi ha scelto Belsito? Bossi. Chi ha mandato in Regione il Trota a 12 mila euro al mese? Bossi (senza contare i presunti 20 milioni di fondi neri da lui girati all’ex tesoriere Balocchi). Il resto sono lacrime di coccodrillo. Ma la mano leggera e l’occhio umido di molti giornali nasconde una coda di paglia lunga così: per anni han preso sul serio quei gaglioffi e il loro federalismo da baraccone. Anche le parole tenere e commosse degli altri capi-partito celano la coda di paglia di chi sa benissimo che la truffa dei “rimborsi” senza controllo riguarda tutti: oggi è toccato a Bossi, domani potrebbe toccare a loro. Ieri mattina infatti, letti i giornali, il Senatur ha prontamente cambiato parole d’ordine: non più l'”ho sbagliato” della sera prima, ma “è un complotto” dei soliti pm. Se passa il principio che un leader neppure indagato si dimette, si crea un pericoloso precedente.
Infatti dal Palazzo si leva un coro unanime: Umbe’, nun ce lassà.

Ronde, razzismo e Padania

Perché dovremmo rimpiangerli?

L’ECLISSE LEGHISTA NON MERITA L’ONORE DELLE ARMI

BASTA LA PAROLA DEI SUOI MANIFESTANTI: “BUFFONI”
di Furio Colombo, Il Fatto Quotidiano

Fa tristezza pensare alla Lega, come è finita. Ma non per il destino infelice di Bossi che cade dal trono. Fa tristezza pensare che questi della Lega, dopo l’immenso danno arrecato all’Italia e il cospicuo guadagno che alcuni di loro ne hanno ricavato, hanno dovuto dirsi da soli quello che sono. Buffoni, imbroglioni, traditori, gridava la folla degli ex elettori in strada. E dentro, dove vi descrivono abbracci e pianti fra guerrieri che si salutano, potete immaginare che cosa – in realtà – si sono detti, che carte hanno sventolato, quali riguardi hanno dedicato al vecchio capo che se ne andava. So benissimo che le urla di strada volevano essere di sostegno. Ma nella confusione le parole erano quelle.

Nessuno può dire, con un minimo di faccia e di decoro che si tratta di una sorpresa e chi l’avrebbe mai detto, quei bravi ragazzi. Forse non si sapeva niente del Trota, dalla scuola al Consiglio regionale Lombardo al trofeo calcistico delle squadre dei popoli oppressi? Forse non ci avevano parlato loro stessi di Monica della Valcamonica che provvede a truccare le elezioni per aprire la strada al Figlio? Forse ci avevano ipocritamente nascosto il loro linguaggio da statisti? Borghezio, che è sempre rappresentante parlamentare della nostra Repubblica in Europa, ha mai negato, “cazzo” (sto citando suoi importanti discorsi politici) “se la vadano a prendere in culo e gli immigrati vanno buttati in mare ” di esprimersi e comportarsi come Lega comanda?

Riconosciamo ciò che dobbiamo riconoscere. La Lega non ci ha mai mentito. Durante la guerra contro Gheddafi i disperati fuggivano cercando soccorso in Italia e Bossi ha detto subito, a tutti i nostri microfoni “fo era di ball”. Era ministro, quasi vice premier. Ed era ministro (dell’Interno) anche Maroni, quello che adesso invoca la pulizia. E volete che Marina militare e Forze dell’ordine della Repubblica nata dalla Resistenza non ne abbiano tenuto conto nei crudeli e ripetuti respingimenti in mare, prima fatti insieme a un Paese dispotico e senza diritti umani, la Libia, poi con la complicità di tutti coloro che hanno fatto finta di non sapere, col risultato di lasciar morire in mare uomini, donne, bambini, giovani donne incinte cui spettava il diritto d’asilo secondo le leggi del mondo?

Congratulazioni agli uomini della Lega, d’accordo. Hanno compiuto, tra l’indifferenza di tanti, ciò che avevano promesso, e hanno incassato il dovuto e più del dovuto – il tutto girato alla famiglia – perché intanto consentivano a Berlusconi di governare e gli votavano leggi ad personam da avanspettacolo. Ma il più vergognoso discredito (e condanna dell’Alta Corte di Strasburgo per violazione dei diritti umani) a carico della Repubblica italiana, questo è il dono della Lega al Paese che l’ha accettata.

Ci sono due domande che tormenteranno chi ci seguirà nella storia .

La prima è: ma c’era la Costituzione. Come hanno potuto i leghisti volere e ottenere la legge sulle ronde, le classi separate per i bambini non italiani (dunque in regime di apartheid) le impronte digitali per i bambini rom, il “pacchetto sicurezza” che assegna poteri del tutto arbitrari ai sindaci e sospende le garanzie fondamentali ai cittadini immigrati; centri di identificazione ed espulsione dove si può restare rinchiusi un anno e mezzo senza difesa e senza diritti nelle condizioni più disumane; il federalismo fiscale, penosa invenzione senza numeri e senza copertura di spese come mega manifesto elettorale da esibire, a spese di tutto il Parlamento in ogni manifestazione leghista; l’approvazione quasi unanime nelle due Camere di un Trattato di amicizia, collaborazione militare, scambi di basi e di segreti, respingimenti congiunti in mare di profughi e migranti, anche se titolari di diritto d’asilo? Come è potuto accadere senza una rivolta del Parlamento, prima di tutto della sua opposizione?

La seconda è: ma come hanno potuto, stampa e televisione italiana, sottrarsi al dovere di denunciare all’opinione pubblica un partito che ha oscillato sempre fra il ridicolo (Calderoli con il lanciafiamme), il dileggio aperto alle istituzioni (“Signora , il tricolore lo può mettere al cesso”). E il gesto criminale di dare fuoco di notte ai giacigli di immigrati senza casa accampati a Torino sotto i ponti della Dora? O incendiare un campo rom per presunto stupro mai avvenuto? Per capire questo inspiegabile evento italiano mettete da parte due citazioni da editoriale di grandi quotidiani del 6 aprile. Prima citazione. “Bossi aveva tutti contro ma ha contribuito a scardinare la Prima Repubblica, portando istanze nuove dove prima il Nord era solo una espressione geografica”. (Pierluigi Battista, Il Corriere della Sera) . Avete letto bene, “istanze nuove”. E il Nord di Olivetti, Agnelli, Pirelli, Pasolini, Montale, Visconti, il Nobel Dario Fo, prima di Bossi, era “solo una espressione geografica”. Seconda citazione. “Non lasciano da vincitori ma da sconfitti (Berlusconi e Bossi, ndr). “Eppure sono sconfitti a cui va riconosciuto l’onore delle armi”. (Michele Brambilla, La Stampa). La cronaca vuole che la richiesta di onore delle armi (una sorta di funerale di Stato a un vivo) arriva proprio mentre, sempre sincero e privo di imbarazzo, Bossi ha fatto sapere che “è tutto inventato da Roma ladrona e farabutta”, con il consueto linguaggio di statista che “porta nuove istanze”.

Ecco perché oggi, nel ricordare furti e ricatti e menzogne e delitti (i morti in mare) della Lega e il suo scempio di diritti umani, è giusto ricordare il mondo giornalistico italiano che ha reso tutto ciò possibile.

Cialtronate italiche (le solite, peraltro)

Sottotitolo1: Alla Fornero sarebbe bastato dire un quarto delle cose di buon senso che ha saputo dire lei. Altro che la sua stridula retorica sulle donne di questo paese che mi rifiuto anche di commentare. Poi non lamentiamoci se la gente trova i suoi punti di riferimento altrove invece, come dovrebbe essere normale, in quelle istituzioni che dovrebbero rappresentarla: La lettera di Geppi Cucciari per le donne

Sottotitolo2: “Quello per i senatori è il top del top, ha un tasso variabile dell’1,57%. E’ una pacchia”. E’ la risposta che ha dato un impiegato della filiale BNL interna al Senato a Francesco Barbato (IdV). L’onorevole, con la telecamera nascosta, era entrato in banca per chiedere un mutuo per l’acquisto di una casa. “E’ una pacchia di cui possono beneficiare anche altre persone – ha precisato l’addetto allo sportello – ma ci deve stare sempre un senatore dietro”. Piazzapulita – si legge in una nota- smaschera un altro privilegio della casta dei politici: tassi di interesse per i mutui a un terzo di quanto pagano i normali cittadini.

“Alfano voleva creare il caso, vogliono solo strumentalizzare ed è la cosa che mi fa più schifo della politica” [Andrea Riccardi, ministro della cooperazione internazionale]

E 46 nel Pdl “sfiduciano” Riccardi

In questo paese non si può dire alla merda che è merda, non è istituzionalmente corretto, avere però un centinaio di delinquenti pregiudicati, indagati, imputati e condannati in parlamento fa parte evidentemente di una normalità più facilmente accettabile socialmente; qualcosa a cui nessuno fa più caso ormai.
Quando berlusconi disse che l’Italia è un paese di merda, quando definì coglioni tutti quelli che non lo votano, quando castelli, da ministro faceva il capopopolo al grido di “chi non salta italiano è”, quando bossi invita alla lotta armata e agli attentati, quando brunetta offese praticamente tutti i figli d’Italia (esclusi ovviamente certi fortunatissimi e bravissimi figli d’arte) dicendo loro che sono l’Italia peggiore, e in molte altre occasioni che non mi va di ricordare per non flagellarmi ulteriormente le meningi di prima mattina, dov’erano i  CIALTRONI che oggi chiedono le dimissioni di Riccardi, che poi sono gli stessi che “Ruby è la nipote di Mubarak”?  purtroppo le dimissioni per questi ed altri ancora che hanno disonorato l’Italia per il solo fatto di esistere non le ha chieste nessuno: nemmeno la cosiddetta opposizione che sarebbe proprio pagata anche per questo.

La mia solidarietà totale e incondizionata al ministro Riccardi che meriterebbe una medaglia d’oro al valor civile da vivo solo per aver avuto il coraggio di dire quello che avrebbe dovuto dire, e pubblicamente, qualcun altro al posto suo molto prima di adesso e per aver interpretato il pensiero di tanta gente che non ha voce, e quando ce l’ha viene accusata di qualunquismo e populismo,  chi – me compresa – le stesse cose le dice da anni siamo sempre e solo i soliti stronzi, o grillini, o travaglini?

Non facciamo finta di vivere in un paese normale, perché l’Italia non lo è.

L’AMACA – Michele Serra – La Repubblica

Naturalmente il ministro Riccardi, per responsabilità di ruolo, deve rimangiarsi la frase su quanto è schifosa la politica quando è giochino di bottega, ricatto, sotterfugio ipocrita per non svelare i propri veri scopi. Ma quel giudizio, per quanto ruvido, esprime un sentimento diffuso, e ahimè ampiamente giustificato da quello che la politica dei partiti è stata, in larga misura, negli ultimi anni. Che un giudizio del genere non provenga da un qualunquista da bar, o da un grillino di passaggio, ma dal ministro di un governo che di politica (giusta o sbagliata che sia) ne fa a tonnellate, nonché da una persona impegnata nel sociale come dieci leader di partito messi assieme, è cosa che non può non mandare in bestia i mandarini del Pdl, che vedono il proprio potere usurpato dal “governo tecnico” e il proprio patrimonio di voti scemare di giorno in giorno. La novità che rende affascinante, incerto, decisamente inedito il panorama politico italiano è proprio questa: fuori dai partiti non c’è solo l’antipolitica, come è stato molto comodo dire negli ultimi anni. Fuori dai partiti c’è anche molta politica, e in questo momento, addirittura, c’è il governo. I partiti cominciano a capirlo, e per questo diventano ogni giorno più nervosi. Nel caso del Pdl, più aggressivi.

«That’s all, folks»

Il settimanale britannico: Inadatto fino all’ultimo. Senza Berlusconi l’Italia ha ancora una possibilità.

Sottotitolo: Io quelli che dicono “per anni avete vissuto sopra le vostre possibilità” li strozzerei volentieri. Abbiamo vissuto con precarietà, tagli continui, tasse altissime. Sacrificio. Diciamo che non potevamo permetterci mafie, cricche e fondi neri, invece. Sperperi miliardari, tassi altissimi di evasione e uno stato criminale all’interno di quello legale. Questo sì.

Gente strana, i berlusclowns: si offendono per le parolacce, ma sono orgogliosi del padrone che utilizza finalmente le bambine, frequenta mafiosi e gente impresentabile che tutti si vergognerebbero di conoscere. E’ gente strana. Strana assai. (Teste di organo sessuale maschile!)

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Nomi di giovani in carriera nel toto-ministri : Dini, Letta, Amato…sono acerbi ma si faranno.

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Gabriella Carlucci: Non sono un Giuda, per il Pdl ho trascurato mio figlio”.

 “La verità è che mi temono, dò fastidio. Da due anni faccio il Sindaco di Margherita di Savoia, e lavoro il doppio degli altri: io ho gemellato il comune di Margherita con Miami, capisce?” .
Addirittura con Miami? chiediamolo a Frattini.
“Frattini, a Miami lo sanno?”
“Yes, the pen is on the table”  (Abbiamo trasmesso, gli  ‘sti cazzi quotidiani).

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L’alternativa c’è, ma c’era anche prima

Sottotitolo: Dice: “senza berlusca VE vojo vedè VE vojo”. Ripeto: MA MAGARI, non è problema MIO, è risorsa. Ho già riviste satiriche SENZA berlusca, giornali SENZA berlusca, mondi SENZA berlusca. Il mondo è grande e complesso, bellissimo. (Mauro Biani)

Io sono una persona fra quelle che non ha mai creduto alla favoletta dell’alternativa che non c’era. Un bell’alibi per un’opposizione che non ha mai fatto fino in fondo il suo mestiere ma che SOPRATTUTTO ha protetto berlusconi e gli ha consentito di poter arrivare a compiere il disastro totale trincerandosi dietro la menzogna di essere stato scelto dalla maggioranza degli italiani, mentre tutti sanno che lui è potuto rimanere dov’è solo grazie alla legge porcata dell’odontoiatra cialtrone, e in ogni caso gli italiani gli hanno detto, ai referendum prima e alle amministrative dopo, che la sua presenza in parlamento non è più gradita.

Le bugie, è verissimo, hanno le gambe corte.

Perché rispetto a berlusconi OGNI alternativa è,  era e DOVEVA essere migliore, e il dovere dell’opposizione sarebbe stato quello di costruirne una che fosse forte e credibile invece di pensare a se stessa, al leader che non c’era e a cose meno importanti e per nulla urgenti rispetto alle vere esigenze del paese. Quindi sì, a me va benissimo chiunque non mi faccia vergognare di essere nata in questo paese sciagurato.

Maggio 2008, Prodi lascia a Berlusconi: lo spread è a quota 37, ovvero, il valore della memoria,  quando la parola spread non la conosceva quasi nessuno oltre agli addetti ai lavori.



Ben venga Monti. Potesse annientare gli scandalosi privilegi della politica! Ben venga Monti. Potesse eliminare le scandalose leggi ad personam e quelle che rendono conveniente evadere le tasse. Ben venga Monti. Potesse cacciare dalla vita politica i delinquenti ed i mafiosi che sono in Parlamento. Ben venga Monti. Potesse rendere la Rai un’azienda dove la politica non può entrare, richiamare gli epurati in modo che sia decisamente garantito il servizio pubblico. Ben venga Monti. Potesse istituire una patrimoniale annuale, una ritassazione agli ignobili evasori che si sono scudati con un misero 5% che grida vendetta, la reintroduzione dell’Ici, vera tassa federale. Ben venga Monti. Potesse cancellare gli scandalosi privilegi alla chiesa cattolica nelle situazioni dove il diritto di culto non ha titolo. Ben venga Monti e ci parli chiaro. Io ritengo che si debba però andare alla elezioni. Quindi Monti starà al timone il tempo necessario ma a febbraio si deve votare. Monti potrebbe pure candidarsi e gli schieramenti che si apprestano a chiederci senso di responsabilità facciano altrettanto e vadano in campagna elettorale senza ipocrisie, false promesse e toni da fine del mondo. Nascondersi dietro un governo tecnico sostenuto da gente che antepone i propri interessi a quelli dell’Italia non mi trova concorde. Ci sono in Parlamento un sacco di carogne che devono scomparire!

Quindi oggi, viva l’Italia e a Monti buon lavoro.

(Gabriele)


La dittatura conclamata

Sottotitolo: Dimissioni vuol dire DIMISSIONI. E di solito, chi si dimette lo fa subito, non fra un mese, un anno o mai più. Quello non vuole solo gli otto giorni, vuole l’immunità/impunità eterne e la possibilità di salvare come al solito ‘la robba’. La sua, naturalmente. E Napolitano, come diciamo a Roma, “je l’ha data calla” un’altra volta ché sennò il pupo s’innervosisce e poi fa il colpo di stato vero. Come se non avesse fatto altro in tutti questi anni. Ma la gente finché non vede i carriarmati in piazza non capisce.

Credo di conoscere almeno le basi di quel rispetto delle regole sul quale dovrebbe essere fondata una vera democrazia. E, nelle vere democrazie chi perde va a casa, non detta lui le condizioni. Altri 15 giorni significano altre grandi manovre, significa dare a quell’uomo la possibilità di agire, di trovare l’ennesimo modo per salvare di se stesso e della sua “robba” tutto il salvabile e continuare a fregare gli italiani preservando se stesso. A me, questo clima da dittatura conclamata non piace per niente. E non mi piace un presidente della Repubblica che offre sempre il fianco al figlio discolo, che usa la comprensione anziché una giusta severità, per non farlo incattivire oltremodo. Ai capricci di un figlio qualche volta bisognerebbe saper rispondere anche con una sonora sculacciata e una giusta punizione. E io, alla mediocrità della via di mezzo ho sempre preferito il rischio di una scelta precisa e decisa.
B. fa benissimo a non dimettersi, perché nessuno lo costringe a farlo, ma cos’altro deve fare quell’uomo per dimostrare ciò che è e quali sono le sue reali intenzioni: commettere un omicidio in diretta televisiva? la proroga gli era già stata offerta il 14 dicembre scorso, e tutti sanno cosa è successo. Ma, dopo il 14 dicembre Napolitano c’è cascato ancora. Significa che nelle prossime 24-48 ore saremo nel caos più totale con lo spread che salirà ancora e renderà più probabile e certo il default (fallimento) dell’Italia; nel frattempo il cavalier pompetta metterà mano ai suoi tesoretti per “convincere” (comprandoli come ha sempre fatto) i traditori a rientrare nelle righe e, ancora una volta, a farne le spese saranno tutti gli italiani.

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Gli ultimi giorni di Pompetta, Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano, 9 novembre (Qualcuno dovrebbe cacciare Travaglio, almeno due o tre volte: ha scritto cazzi, cazzo, testa di cazzo e ha pure confermato. E, se lo conosco un po’ non chiederà nemmeno perdono.Quindi si tratterà sicuramente di diffamazione, e, nella peggiore delle ipotesi di un cattivo uso di uno spazio pubblico qual è un giornale. Io invidio chi non capisce niente, perché vive meglio, specialmente in questo brutto periodo. Nota di RL)


Lo spettacolo degli ultimi giorni di Pompetta, come lo chiama Dagospia, è un bignamino di questi 17 anni di “rivoluzione liberale”. Lui, tanto per cambiare, si fa i cazzi suoi. Incontra i figli e Confalonieri per sistemare quanto ha di più caro al mondo: le aziende e il portafogli. Poi vede Ghedini per parlare di processi. Poi, nottetempo, riceve un paio di squinzie in vista del “governo di scopo”. Intanto, tutt’intorno a lui, politici e giornalisti, alte e basse cariche dello Stato fanno finta di non vedere, e scrivono e parlano e consultano come se la questione fosse politica. Come se la sua strenua resistenza nel bunker fosse mossa da ragioni economiche, finanziarie, istituzionali. E strologano di governi tecnici, di larghe intese, di responsabilità, di tregua, di transizione, di decantazione, di scopo (ma nell’altro senso). E discettano di cosa sia meglio per rassicurare i mercati e le borse, mentre lui si occupa del solito mercato (quello delle vacche) e della solita borsa (la sua). Così la grande tragedia nazionale finisce immancabilmente in commedia, anzi in farsa. Minzolingua minaccia i traditori del Capo col solito editoriale criminoso del Tg1 pagato con i soldi di tutti: “Voi credete di evitare le elezioni, invece le state provocando”. Ferrara, che non ha mai avuto una notizia in vita sua, fa il primo scoop della carriera e naturalmente è una patacca: “Il piduista B. si dimette”. I mercati internazionali, non conoscendolo, abboccano e impazziscono di gioia, poi però scoprono chi è Ferrara e tornano in depressione. Franco Bechis manda in rete la telefonata con voce taroccata di un dirigente Pdl che annuncia la dipartita del premier chiamandolo “testa di cazzo” (dunque è uno che lo conosce bene), ma è un’altra patacca (le dimissioni, non la testa di cazzo). Poi su Internet smascherano la voce vera e dicono che è Crosetto, allora Bechis dice che non è Crosetto, poi Crosetto dice che non è Crosetto, poi Crosetto dice che è Crosetto e si lamenta perché hanno violato la sua privacy, ma aggiunge che non deve scusarsi di nulla perché “io parlo sempre così” (ogni volta che incontra il premier, lo saluta festosamente con un “ehi Silvio, testa di cazzo, come va la vita?”). Il partigiano Squaquadanio entra a Palazzo Grazioli dopo lunga anticamera (c’erano le squinzie) e ne esce a bordo di una camionetta dei Carabinieri che evidentemente, disorientati dal toupet moquettato, han preso il tizio sbagliato. Accade persino che il padano Bossi chieda bofonchiando e sputacchiando al brianzolo Pompetta B. di fare “un passo di lato” (per distinguersi dal Pd, che chiede “un passo indietro”) per essere rimpiazzato dal siciliano Alfano, ma Al Cafone B. rifiuta e annuncia “un passo avanti”. E che è, una quadriglia? Una mazurka? Bella svolta, bella discontinuità, non c’è che dire, un governo Jolie: esce il padrone ed entra il segretario. Esce il capocomico ed entra la spalla. Ma, siccome siamo nati per soffrire, si parla pure di un frizzante governo Schifani (indagato per mafia, garantirebbe la necessaria continuità). Oppure Letta, il fratello maggiore di Oetzi, l’uomo del Similhaun (nonché il protettore di Bertolaso e Bisignani), per un bel governo Cricca-P4 da arresti domiciliari. Oppure Amato o magari Pisanu (147 anni in due), per un adeguato rinnovamento generazionale. Alternative davvero elettrizzanti. Tutte riedizioni della famosa barzelletta. Lo stregone fa due prigionieri e domanda al primo: “Bunga bunga o morte?”. Quello, ignaro di tutto, risponde: “Bunga bunga” e viene violentato. Stessa domanda al secondo che, ammaestrato dalla fine del primo, risponde “Morte”. E lo stregone: “Ok, prima bunga bunga e poi morte”. Oggi, per non farci godere troppo, la domanda è: “Cainano o Alfano?”.Così alla fine ci convinceremo che forse, magari, tanto vale tenerci il Cainano. Che fra l’altro garantisce sia bunga bunga sia morte.

L’ultima risata, di Massimo Rocca per Radio Capital

Con tutto il dovuto rispetto ma la soluzione sembra dettata dal marasma senile. Un governo che ha perso la maggioranza parlamentare si riserva di morire al rallentatore, non prima però di aver disposto nei particolari il proprio testamento politico. Testamento che, è nei fatti il programma in 39 punti, secondo lettera della Unione europea, della prossima legislatura. Pretendendo che gli eredi firmino la rinuncia alla loro autonomia indipendentemente da quali saranno i futuri assetti elettorali. Eredi che, di fronte alle ultime volontà che il de cuius balbetta tra una barzelletta e un delirio sul letto di morte, si aggrovigliano. E’ meglio dichiararlo incapace di intendere e di volere subito, consentendo al notaio di stilare solo un elenco degli attivi, pochini, e dei passivi, una marea, oppure chiedere ai medici un trapianto di cervello per gestire con il frankenstein faccia di Alfano e cervello di berlusconi la futura eredità. Mentre l’unica soluzione che ciascuno di noi adotterebbe in famiglia è quella di accettare con beneficio di inventario, affrettando il più possibile le esequie, vulgo le elezioni, tanto il nonno non ci era mai stato simpatico.