Tana libera [quasi] tutti

Ultim’ora: Telefonate Napolitano-Mancino: “Pg chiede proscioglimento per pm Di Matteo”

 

L’incompetenza in ogni dove e poi si pretende la precisione scientifica col risvolto culturale da chi va a manifestare; ovvio che non si può condividere niente con chi per denunciare un disagio inneggia alla mafia e si mette sottobraccio ai fascisti, ma questo fatto che dal cittadino si pretende il comportamento esatto sempre  pena tuttoquanto e alla politica si concede sempre la licenza di fare cazzate a ripetizione non è più sopportabile.
Il dramma delle carceri esiste da almeno vent’anni, e tutto quello che sa fare la politica è il provvedimento ‘eccezionale’ ogni tot di anni, col risultato di non risolvere nessun problema ma al contrario di accentuarne altri così come è successo con  quell’indulto di cui hanno usufruito anche le bestie assassine di Federico Aldrovandi e i massacratori del G8. Senza l’indulto quelle sentenze avrebbero avuto tutt’altri esiti. Per non parlare delle licenze premio destinate e concesse ai serial killer. Un assassino seriale, totalmente infermo di mente in questo paese può ricevere il trattamento di favore perché il direttore del carcere dove è detenuto non era nemmeno a conoscenza dei suoi precedenti: la competenza prima di tutto.
Una società civile lo è anche quando la separazione fra onesti e delinquenti è netta, e non lascia spazio a nessuna interpretazione: chi ruba, ammazza, stupra, froda lo stato per i suoi interessi non è uguale a chi non lo fa.

E uno stato civile, sebbene garantendo diritti e tutela anche a chi viola la legge questo non lo può dimenticare. Anzi, lo dovrebbe proprio esaltare. E la politica tutto può fare fuorché indignarsi dei suoi stessi fallimenti.
La bonino che sgrana gli occhi davanti agli orrori di Lampedusa è la stessa che non ha fatto un plissé quando il governo di cui fa parte ha riconfermato angelino alfano dopo la deportazione di madre e figlia kazake. Mentre in un paese normale avrebbe dovuto fare le valigie pure lei.
Questi non conoscono il benché minimo significato della parola RESPONSABILITA’. Soprattutto delle loro.
L’amnistia concessa in emergenza, così come l’indulto, questo svuotacarceri di cui all’estero, nei paesi normali, non esiste traduzione, i decreti catalogati come “eccezionali” perché servono a tappare buchi ma non ad aggiustare la frana sono un fallimento dello stato i cui rappresentanti dovrebbero tenere gli occhi bassi e tacere, almeno.

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Visto che 7000 detenuti stanno per ricevere un bel regalo di natale che consiste nell’anticipazione della loro libertà, sarebbe carino se anche a Nino Di Matteo venisse restituita un po’ della sua. 

Cancellare il provvedimento disciplinare che lo riguarda sarebbe un bel gesto che il presidente della repubblica in qualità di capo del CSM potrebbe fare, se volesse. 
E, visto che ad oggi ancora non si è degnato di dire una parola nel merito delle minacce di morte al giudice Di Matteo, sarebbe anche un bel modo per farci dimenticare almeno in parte il precedente di un capo dello stato che si preoccupa e si è preoccupato – molto – della sorte dei delinquenti veri [soprattutto uno: il più delinquente di tutti] ignorando e fregandosene apertamente di quella di chi i delinquenti li combatte da una vita.

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Forche & Forconi – Marco Travaglio, 19 dicembre

Grande esultanza e complimenti vivissimi sta suscitando il decreto svuotacarceri Cancellieri-2, il terzo in tre anni dopo l’Alfano e il Cancellieri-1, varato dalla ministra dei Ligresti per liberare 7 mila criminali nei prossimi 12 mesi. La leggenda metropolitana inventata per giustificarlo è che così l’Italia non verrà più condannata dalla Corte europea che ci ha dato tempo fino al maggio 2014 per metter fine alle condizioni disumane dei 67 mila detenuti stipati in 47 mila posti-cella (solo teorici: quelli effettivi sono meno di 40 mila). In realtà l’Italia verrà condannata lo stesso: per scendere a 47 mila detenuti bisognerebbe liberarne 20 mila, uno su tre, e non farne entrare più nemmeno uno. Cioè pregare i criminali di astenersi dal delinquere fino al termine della legislatura o, in alternativa, ai giudici di andarsene in ferie o, se proprio vogliono lavorare, di assolvere tutti i colpevoli. Anche chi considera questa classe politica un pericoloso branco di cialtroni stenta a credere che il decreto Cancellieri possa davvero diventare legge dello Stato. E chi non stenta a crederlo è solo perché non lo conosce. Fra le geniali invenzioni partorite dalla ministra, oltre al regalino dei braccialetti elettronici obbligatori a Telecom (di cui è direttore finanziario il pargolo Piergiorgio Peluso), spiccano due norme ai confini della realtà. La prima è l’innalzamento da 3 a 4 anni delle pene (totali o residue) che i condannati potranno scontare comodamente in libertà, con la simpatica formula “affidamento in prova ai servizi sociali”. Oggi, in base alla legge Gozzini, chi deve scontare 3 anni o meno, resta fuori o, se è dentro, esce. I classici ladri di polli? No, la stragrande maggioranza dei condannati, visto che in media le pene irrogate dai tribunali, anche per reati gravi (soprattutto quelli finanziari e tipici dei politici e dei colletti bianchi), sono inferiori ai 3 anni. Siccome poi i reati commessi fino a maggio 2006 sono coperti dall’indulto di 3 anni, non fanno un giorno di carcere i condannati fino a 6. E, per meritare pene superiori ai 6 anni, bisogna proprio sparare o trafficare quintali di droga. Ora, non bastando questo formidabile bonus impunitario, la ministra ha previsto che resti o torni libero chi di anni ne deve scontare 4. Compresi i condannati a 7 anni per reati pre-2006. Per quelli che non riuscissero a farla franca con quel sistema, ecco la seconda ideona: l’innalzamento della “liberazione anticipata” da 45 a 75 giorni a semestre. Oggi il detenuto che si comporta bene (cioè non si comporta male: non scanna né stupra il compagno di cella) si vede detrarre 3 mesi di pena ogni 12. Ora, siccome non basta ancora, lo sconto sale a 5 mesi su 12. Immaginiamo la scena di un processo qualunque: dopo una decina d’anni passati fra indagini, interrogatori, perizie, rogatorie, arresti, perquisizioni, sequestri e intercettazioni, e poi udienza preliminare, e poi i dibattimenti di primo, secondo e terzo grado, spendendo un occhio e impegnando decine fra agenti, magistrati, cancellieri, segretarie, avvocati e così via, i giudici riescono finalmente a emettere la sentenza definitiva. Che, in caso di condanna, ammonta mediamente a 2-3 anni di pena. Mentre il presidente legge solennemente il dispositivo in nome del popolo italiano, l’avvocato dà di gomito al condannato: “Tranquillo, Jack, il giudice ha detto 3 anni, ma è tutto finto: 36 mesi vuol dire 21 e 21 vuol dire che non fai un giorno di galera. Però mi raccomando, non scordarti il braccialetto”. E Jack, asciugando il sudore dalla fronte con un sospiro di sollievo: “Ah meno male, avvoca’, chissà che mi credevo. Ho sempre pensato che il crimine paga. Ma, a furia di sentire ‘ sti politici parlare di ‘ certezza della pena’, quasi quasi ci cascavo anch’io”. Intanto la vittima se ne va schiumante di rabbia: “Se si rischia così poco, la prossima volta non lo denuncio: gli spacco direttamente la faccia”. 
Sono i risultati dal garantismo all’italiana: predica bontà e sotto sotto lavora per la forca.

Italia: un paese allergico all’uguaglianza

Lo stato biscazziere che con una mano dà e con l’altra toglie: mentre si inaspriscono leggi che trasformano tutti gli uomini in ipotetici mostri violentatori, assassini, meritevoli di un marchio perenne di disdoro sociale, si approva il decreto svuotacarceri per liberare chi delinquente lo è stato davvero e probabilmente tornerà a svolgere le sue attività consuete. C’è sempre un buon motivo per dispiacersi di essere nati in questo paese ridicolo e pietoso che è l’Italia.

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Prevenire è rieducare, Concita De Gregorio –  La Repubblica

Questa non è una legge per prevenire né per educare ma per reprimere.

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Il decreto (“sicurezza”) repressivo su femminicidi e #NoTav

Mauro Biani

In questo paese c’è chi vuole, pretende ed esige una legge  che  dica che uccidere una donna deve essere più grave  più grave di farlo ad un uomo. 

Che pretende ed esige un diverso trattamento per lo stesso reato in base al sesso del colpevole.

Mentre non deve essere il genere della vittima a stabilire la gravità del reato ma il reato. E uno o mille non fa differenza.

Nei numeri, che vengono diffusi dalla malainformazione italiana a proposito di “femminicidio”,  lo si è detto tante volte, viene inserito tutto, anche il figlio che ammazza la madre perché non gli dà i soldi per drogarsi: è “femminicidio”? no, però aumenta il bottino e viene usato anche quello per strumentalizzare l’emergenza che non c’è.

 Questo è il risultato dell’aver insistito per pretendere una legge “ad donnam” di cui un paese normalmente civile non ha bisogno. 

Le leggi contro violenze e omicidi [omicidi, non femminicidi] ci sono, bastava farle rispettare;  il risultato dell’aver manipolato e orientato l’opinione pubblica diffondendo dati allarmistici in merito ad un’emergenza che stando ai numeri, alle statistiche europee e internazionali non è mai esistita.

In Italia dopo le donne ma per altri motivi, legati alla posizione sociale prima di tutto,  gli omosessuali a cui si negano diritti normalissimi che tutti i paesi civili concedono si discrimineranno  anche i morti ammazzati.

Sarà felicissima anche Laura  Boldrini che si è fatta promotrice della norma contro il cyberbullismo, sacrosanto contrastare e punire con la legge  le minacce e lo stalking via web ma chissà perché finché le minacciate, molestate e perseguitate eravamo noi utentesse semplici di questo fenomeno non è mai fregato niente a nessuno e men che meno alla legge.

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Meno male che abbiamo questo bel governo delle larghe intese che pensa al nostro bene.
Come avremmo potuto fare senza una legge contro la violenza sulle donne con dentro, infilata un po’ come si fa con le cosiddette milleproroghe dove si può trovare l’incredibile, impossibile e inenarrabile, una norma che estenda il divieto di maltrattare e ammazzare le donne nei cantieri e allo stadio? questo, non sembra, ma è un governo all’avanguardia, previdente. 

Le donne devono smettere di farsi picchiare e ammazzare da sconosciuti carpentieri, manovali, ultrà e continuare a farselo fare nel comodo e nell’agio delle proprie case da mariti, compagni e fidanzati professionisti.

Le leggi speciali sono leggi fasciste: un paese che ha una Costituzione che pone i cittadini allo stesso livello, che siano bambini, donne, uomini, omosessuali, lesbiche e trans e che specifica che la legge è uguale per tutti non ha bisogno di leggi pro o contro una fascia particolare di persone come in questo caso.

Questa legge fa schifo, è anticostituzionale perché discriminatoria, non tiene conto della volontà delle donne, le mette in una condizione di minorate incapaci di intendere e di decidere  da sole, pone gli uomini a rischio denuncia anche per una banale lite come se ne fanno tante. 

Una donna che ha vecchi rancori e contenziosi da risolvere con il marito/compagno può inventarsi la violenza e il maltrattamento, succede tutti i giorni, e adesso sbatterlo anche  fuori casa [“alle forze di polizia viene data la facoltà di buttare fuori di casa il coniuge violento, se c’è un rischio per l’integrità fisica della donna”].
Oppure, qualora la donna decidesse di ritirare la denuncia non lo può fare; un uomo resta marchiato a vita come col peccato originale.

Naturalmente quando si parla di “coniuge violento” è scontato che sia il marito perché noi donne no, non siamo capaci di violenze.

Questa è una legge infame concepita da vigliacchi che hanno voluto inserire in un contesto dell’altro che non c’entra niente come l’inasprimento delle norme contro gli attivisti No tav e sfido chiunque, anche la femminista più vetero a trovare un’attinenza tra il fenomeno della violenza sulle donne che comunque, vale la pena ripeterlo non costituisce nessuna emergenza sociale e le proteste di chi da anni sta solo difendendo il suo territorio da un abuso gigantesco, inutile e che serve solo a far arricchire i soliti delinquenti amici dello stato.

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E, a proposito di disuguaglianze:

Malcostume, mezzo gaudio
Marco Travaglio, 9 agosto

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
Caro Presidente Napolitano, sono un barista di Capri multato e denunciato dall’Agenzia delle Entrate per qualche scontrino non battuto nell’ultimo blitz del 2 agosto. Mentre gli agenti del fisco irrompevano nel mio locale, stavo leggendo le cronache sulla condanna di Silvio Berlusconi per una frode fiscale da 7 milioni di euro, residuo di un’evasione da 360 milioni di dollari falcidiata dalla prescrizione. 

E ci sono rimasto male, per la condanna ma soprattutto per la denuncia: gli avvocati del condannato e alcuni ministri del governo che ha disposto il blitz sostenevano che non si condanna chi ha versato all’erario miliardi, al cui confronto i 7 milioni dimenticati sono bruscolini, dunque B. è innocente. Ho provato a difendermi allo stesso modo, rammentando agli agenti del fisco che nella mia vita ho battuto migliaia di scontrini, al cui confronto quei 10 o 12 dimenticati sono quisquilie, dunque sono innocente. Ma non hanno sentito ragioni. 

Uno ha pure fatto lo spiritoso: “Guardi che la modica quantità per uso personale vale
solo per l’hashish e la marijuana, non per le tasse”. 

Però ho ripreso fiducia quando ho letto che Lei, appena condannato B., ha subito chiesto la riforma della giustizia (giusto: è scandaloso che qualche processo non vada in prescrizione). E che, appena Schifani e Brunetta sono saliti sul Colle a perorare l'”agibilità” del loro capo, s’è impegnato a “valutare e riflettere attentamente” come evitare che i gendarmi raggiungano pure lui per arrestarlo. Io sono un vecchio garantista e auguro al collega evasore tutto il bene possibile: se va bene a lui, buona evasione a tutti. 

Malcostume mezzo gaudio, diceva il nostro Totò. Però un filo di risentimento verso chi evade e poi manda i blitz ai colleghi confesso di nutrirlo: sono cose che non si fanno, dài. Non vorrei che alla fine l’unico evasore beccato con le mani nel sacco (e che sacco!) a farla franca fosse proprio lui. 

A quel punto m’incazzerei di brutto. Io non conosco Schifani e Brunetta e francamente non saprei chi mandarLe a perorare la mia agibilità. Posso chiedere a mio cognato di fare un salto al Quirinale. In alternativa Lei potrebbe passarmi il numero verde dell’Sos Colle per le vittime della malagiustizia: quello di Mancino, per capirci. 

L’importante è che Lei “valuti e rifletta attentamente” anche sulla condizione mia e di quanti, come me, evadono e vengono beccati. Perché, come dice il viceministro Fassina, lo faccio per sopravvivere; e soprattutto, come direbbero Scajola e Ghedini, a mia insaputa. Non le dico la faccia che han fatto gl’ispettori quando ho provato a convincerli che mi stavano denunciando in base al teorema del “non poteva non sapere” che tanto male ha fatto all’Italia con Mani Pulite cancellando un’intera classe politica. Ho buttato lì anche il caso Tortora, che si porta su tutto. 

E ho aggiunto che B. avrà pure avuto milioni di voti, ma anch’io mi sono candidato a presidente dell’assemblea del mio condominio e mi han votato tutti. 

Apriti cielo! 

C’è mancato poco che mi arrestassero: se non son finito subito al gabbio è solo perché li ho convinti — citando Corriere , Sole- 24ore e alcuni dirigenti Pd– che non è sportivo eliminare gli evasori per via giudiziaria: meglio batterli nelle urne. Infatti ho deciso di scendere in campo: tanto la legge Severino sull’ineleggibilità dei condannati era uno scherzo, vero? Non vorrei imbattermi in giudici come quell’Esposito che prima condanna Wanna Marchi e poi Berlusconi, dunque è prevenuto contro noi truffatori. Quello che legge il Fatto e Repubblica , e per giunta confessa di condannare i colpevoli: dove andremo a finire, roba da ricusazione immediata. 

Confido molto nel ritorno all’immunità parlamentare, voluta dai nostri padri costituenti per proteggere dallo strapotere delle toghe chi froda il fisco e si rifugia in Parlamento. Ora La saluto, perché qualche scontrino devo pur batterlo, ogni tanto. 

Ci vediamo alla Camera o al Senato: mi dicono che è pieno di colleghi.

In attesa della sentenza elegante

Oggi tutto il mondo ci guarda.

Sono arrivati giornalisti da ogni parte dell’orbe terracqueo per seguire l’esito di una delle molteplici vicende giudiziarie che riguardano un vecchio erotomane disonesto e incallito e che solo in questo paese – dopo averlo opportunamente stravolto, deformato a sua immagine e somiglianza, dopo averlo utilizzato come fonte perpetua dei suoi guadagni perlopiù illeciti, già condannato per evasione fiscale: un reato che nei paesi normali comporta condanne pesantissime,  la scomparsa dalla scena pubblica,  figuriamoci da quella politica e, cosa più importante ma che qui non avviene mai la condanna morale da parte dei cittadini –  viene considerato ancora oggi,  perfino dai presidenti della repubblica e del consiglio una persona politicamente affidabile. Una persona a cui si dà ancora la possibilità  di avere voce in capitolo nelle scelte e nelle decisioni importanti che riguardano tutto il paese.

 

Il nostro paese è stato  deformato a immagine e somiglianza di silvio berlusconi con la complicità viva, attiva e vibrante di chi avrebbe dovuto impedirlo in tutti i modi. berlusconi è stato agevolato  con tutti i sistemi possibili e dalla politica tutta affinché non avesse mai nulla da temere in ambito giudiziario né politico.
Ecco perché  la sentenza di oggi non produrrà nei fatti nessun effetto eclatante:  l’ennesimo decreto ad personas pensato dal governo, quello necessario ma soprattutto Napolitano in tutta fretta nelle ultime ore, avvantaggerà anche o forse sarebbe meglio dire in primis i coinvolti nelle storiacce di HardCore.
Mercoledì prossimo l’apposito ministro della giustizia Cancellieri presenterà il decreto in parlamento.
Fra i primi beneficiari, quelli che rientreranno per legge nelle agevolazioni ci sono Nicole Minetti, Lele Mora ed Emilio Fede.

Il pdl gioisce e il pd, come da tradizione, annuisce.

Il fatto che si debba restare appesi a delle sentenze che non produrranno mai il risultato di far sparire berlusconi dalla scena politica essendo influenzate dagli stravolgimenti al codice penale operati voluti e ottenuti da silvio berlusconi, è sintomatico di come non ci sia alcuna volontà di liberare l’Italia dalla presenza insopportabilmente ingombrante,  invasiva e abusiva di silvio berlusconi.
L’unico sistema utile è e resta quello di applicare, sebbene con notevole e ingiustificabile ritardo, la norma costituzionale sull’ineleggibilità, con buona pace di chi afferma, restando serio come il povero Speranza del pd che, siccome b è stato eleggibile fino ad ora non si capisce perché non possa più esserlo da stasera o domani.

Come a dire che se qualcuno ruba, mafia, stupra, spaccia per vent’anni ma non viene mai beccato il giorno che succede non si deve condannare e fermare perché per vent’anni l’Italia è andata avanti lo stesso anche con i suoi reati.

Come non importa, è un dettaglio insignificante: di questo la politica e le istituzioni alte non si curano,  sono dettagli che vediamo solo noi, da un certo punto in poi vengono opportunamente oscurati dal panorama dei cieli azzurri e dei governi necessari.

La cosa più grave è che chi ha trasformato un imprenditore fallito in odor di mafia e malaffare nel personaggio in grado di trascinare l’Italia al disastro totale non pagherà mai per questo crimine. 

Quelli che hanno partecipato sono ancora tutti qui e sono quelli che pretendono il rispetto delle istituzioni, che s’inalberano per il linguaggio violento della Rete.

In nessun posto del mondo cosiddetto civile sarebbe possibile considerare valide le testimonianze di gente pagata dall’imputato.

Andrebbero condannati tutti per vilipendio reiterato e continuato allo stato italiano.

Rodotà: “Berlusconi, se condannato, è ineleggibile per legge”

 

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Ma mi faccia il piacere
Marco Travaglio, 24 giugno

Fuori tutti per pacificarne uno. “Per fare la riforma delle
giustizia ci vuole un provvedimento di amnistia. Una stagione di riconciliazione comincia rimuovendo tutte le cause che fanno pensare alla politica come a una dimensione di scontro, senza esclusione di colpi”(Mario Mauro, Scelta civica, Corriere , 23-6). 
Deve aver equivocato sul concetto di ministro della Difesa.

Trust di cervelli. “Al Pd serve un congresso di idee” (Alfredo Reichlin, l’Unità, 12-6). Non appena avranno trovato uno che ne abbia una.

Sterminator. “Il governo crei le condizioni per il lavoro” (Sergio Marchionne, La Stampa,8-6). Che poi a distruggerlo ci penso io.

L’individuo. “Mi accusano di berlusconismo perchè difendo l’individuo” (Piero Ostellino, Corriere della sera, 22-6). Sempre lo stesso, però.

Larghe vaseline/1. “Josefa Idem nella bufera per l’Ici. Voci di dimissioni. La ministra delle Pari opportunità in difficoltà per i dubbi su irregolarità fiscali legate alla sua casa-palestra” (l’Unità, 21-6). Ora l’evasione fiscale si chiama così: difficoltà per dubbi su irregolarità fiscali.

Larghe vaseline/2. “Deficit, è un caso la sfida di Berlusconi all’Europa” (Corriere della sera, 18-6). Berlusconi dice che bisogna sforare il tetto del 3% violando gli accordi stipulati dal suo ultimo governo, ma per il Corriere è una “sfida” e un “caso”.
Praticamente una combinazione fortuita.

Larghe vaseline/3. “Idem, è un caso il lavoro avuto dal marito” (La Stampa, 22-6). Un altro caso del destino.

Primati mondiali. “Il ministro Idem: ecco perchè avevo due prime case” (Repubblica ,
21-6). Ha anche due figli, entrambi ovviamente primogeniti.

Idemtità. “L’accusa di aver violato una legge alimenta il triste ritornello ‘Vedi, sono tutti uguali'” (Josefa Idem, ministro Pd delle Pari Opportunità, Repubblica , 21-6). 
Gli altri violano la legge e lei Idem.

Buon peso. “Scontro finale sullo stop all’Iva. Ultimatum del Pdl: rinvio a dicembre. Ma il tesoro punta i piedi. Letta media e propone tre mesi”. Facciamo tre e mezzo e un bacio sopra.

Briodore/ 1. “Come scelgo i dipendenti? Sento dall’odore quelli bravi” (Flavio Briatore, il Giornale, 20-6). Poi, con comodo, li lava.
Briodore/2 . “Non so il latino. Certe volte faccio anche degli errori scrivendo. Però ci sono le segretarie che ti possono correggere” (Briatore, ibidem).

Quelle che sanno l’italiano le riconosci dalla puzza.
Il letterato. “Studiare è una cosa importantissima, ma non è mai come la pratica. Un giorno, avrò avuto 18 anni, ero a Torino e ho visto dei ragazzi che uscivano dall’università. Mi sembravano anziani come mio padre. Ho detto: ‘Se devo finire con i libri sotto al braccio a trent’anni, è meglio che mi dia una mossa’” (Briatore, ibidem).
Metti che poi il libro ti cada su un piede. Pussa via.

La Speranza di B. “Le norme vanno rispettate e non si possono immaginare scorciatoie. Se fin qui Berlusconi è stato eleggibile, non vedo cosa possa essere cambiato rispetto alla norma esistente” (Roberto Speranza, capogruppo Pd alla Camera, La Stampa, 20-6). Il furto è reato e non si possono immaginare scorciatoie. Ma se uno ruba per vent’anni e non si fa mai beccare non è il caso di beccarlo proprio ora, altrimenti la gente poi si disorienta.

L’asse. “L’asse toghe-fisco condanna Dolce e Gabbana” (Libero , 20-6). 
L’asse toghe-carabinieri condanna rapinatore di banche.

La giureconsulta. “La farsa in Cassazione (era la Corte costituzionale, ma fa niente, ndr) è finita nel modo più scontato. Uno Stato che si vendica usando il pugno della giustizia non è liberale. Mobilitiamoci” (Mara Carfagna su Twitter, 19-6). 
Dai, facciamo un altro calendario.

Tour de France. “Ricorrerò a Strasburgo a titolo personale”(Michaela Biancofiore, sottosegretario Pdl, 21-6). A piedi o in bici?

Facci ridere. “Dopo il fallimento dei due comici, l’impresa farebbe bene a non fuggire di nuovo nelle illusorie narrazioni dell’antipolitica” (Michele Prospero, l’Unità, 23-6).
E a passare al terzo comico: Prospero. Non c’è il due senza il tre.

Letto e tre piazze. “Al matrimonio di Paola De Micheli, vicecapogruppo vicario del Pd alla Camera, era presente Fedele Confalonieri, presidente Mediaset” (Repubblica , 23-6). Nell’era delle larghe intese, si portano Mediaset anche all’altare.