Potenzialmente pericolosi

Servire lo stato non è accompagnare ancora su e giù per l’Italia un delinquente da galera. Tanto scandalo per gli spingitori di carrelli della Finocchiaro ma tutto tace sulla vergogna di uno stato che fa pagare ai cittadini la scorta di un pregiudicato, delle sue residenze, e non per proteggere noi da lui.

***

Alfano, che sembra Alfano e qualche volta spesso è proprio Alfano ha capito che non gli conviene mettersi contro il braccio armato dello stato e del potere, ecco perché nel merito della “minaccia” di sciopero della polizia parla di richieste giuste e legittime ma fatte con toni “inaccettabili”.
Non gli passa neanche per l’anticamera del cervello dire che è un ricatto l’ipotesi di uno sciopero delle forze dell’ordine – che sarebbe il primo della storia di questo paese perché gli appartenenti alle forze di polizia militari e civili non possono scioperare, altrimenti fra le altre e tante cose di cui si occupa la polizia di stato non potrebbe garantire la scorta a un delinquente pregiudicato condannato.
Ma come parla il presidente del consiglio?
Lo sciopero, un diritto conquistato in anni di lotta, lacrime e sangue che diventa un ricatto, così come l’articolo 18 è stato trasformato in totem e feticcio per fargli perdere anche il significato morale. Così intanto la gente si abitua.

E comunque se parliamo di adeguare il salario, lo stipendio ai rischi dei cosiddetti servitori dello stato   quanto dovrebbe guadagnare l’operaio che tutti i giorni sale su un ponteggio? I comparti definiti sensibili perché svolgono mansioni indispensabili per la tenuta civile di un paese e verso i quali lo stato dovrebbe avere un occhio – ma anche tutti e due –  di riguardo sono tanti: medici, infermieri, vigili del fuoco, gente che solitamente salva e accudisce le vite, non le toglie “accidentalmente”. Persone qualificate e con responsabilità altissime malpagate, costrette a turni e orari massacranti. Gli insegnanti che devono formare la società prossima ventura e che lavorano in condizioni inenarrabili. Fare il poliziotto, il carabiniere è una scelta personale, se c’è chi pensa di non ricevere il giusto trattamento dallo stato perché non si licenzia e va a vedere come si sta ai “poggi più giù?” Magari in qualche cooperativa dove la gente viene pagata un mese sì e tre no e ad ogni rata del mutuo e qualsiasi extra può capitare in una famiglia bisogna organizzare la colletta fra i parenti per recuperare i soldi necessari.

***

La vera emergenza da risolvere è smettere di considerare Napoli la città dove tutto può succedere per poi giustificare le contromisure dello stato, che non c’è quando ci deve stare ma quando non ci dovrebbe stare è ben presente e a mano armata.
Altroché la tbc.
Napoli è la zingara d’Italia, insultata, sbeffeggiata, presa a calci da tutti, abbandonata e di cui ci si ricorda solo in circostanze tragiche, non per fare in modo che certe cose non succedano più o ne succedano meno ma per insultarla un altro po’.
Chissà perché le forze dell’ordine non vanno a far rispettare la legge e le regole a mezzogiorno a Montecitorio, invece di essere così solerti a Napoli alle tre  di notte. Mai sentito che un poliziotto o carabiniere insegua sparando l’imprenditore che va a depositare il tesoretto oltre confine.

Immagino il pericolo che potevano causare tre stronzi senza casco su un motorino alle tre di notte.
E’ che la notte si sta bene a casa, e allora chi deve lavorare poi diventa nervoso.

Se i nostri “tutori dell’ordine” hanno 22 anni immagino il livello di preparazione che hanno raggiunto, visto che per laurearsi ce ne vogliono almeno 23. Se lo stato mette un’arma in mano a dei ragazzini che poi dovranno tutelare l’ordine  bisogna mandare via i figli da qui.
Da un paese pericoloso dove lo stato arma le mani a persone immature e impreparate, quindi potenzialmente pericolose.

***

Si chiamano ragazzate proprio perché le fanno i ragazzi.
Le persone adulte fanno le grandi cazzate.
Quelle spesso irreversibili.
Strano poi che 17 anni siano pochi per essere considerati adulti mentre diventano improvvisamente un’età in cui si deve sapere quel che si fa quando quello che si fa è sbagliato.
Provo pietà per la sicumera di chi giudica un fatto grave arrogandosi l’autorità di dire quello che è giusto e sbagliato dimenticandosi probabilmente di quando era giovane; mai fumato una canna, mai preso una sbronza, mai alzato il volume dello stereo, mai guidato una macchina senza patente, mai fatto a pugni con l’amico.
Bravi, non sapete quello che vi siete persi.
Provo pena per chi giustifica un omicidio che si poteva e si doveva evitare poi magari va nei social a mettere i suoi manifesti contro la guerra, i terrorismi e condanna tutte le violenze purché stiano a debita distanza dal suo culo.
Perché è più facile condannare la violenza quando è lontana, quando c’è la sicurezza di non doverla subire di persona.
Quando il pericolo è più vicino spaventa, e quindi va bene prevenirlo anche con l’extrema ratio: uccidendo un ragazzino.
E sono sinceramente preoccupata per gli eventuali figli di gente così: cresceranno nel terrore di non deludere le aspettative dei loro genitori che li vogliono perfetti, lindi e pinti col dieci e lode sui quaderni per poi ritrovarsi adulti e andarsi a cercare l’emozione trasgressiva chissà come e dove.
Perché ci sono cose che o si fanno prima, quando è il momento, o si cercano dopo, e per conto mio preferirei più avere per casa il diciassettenne “disadattato” che l’adulto che pensa che si può ammazzare per “legittima difesa” da un pericolo che non c’era.

Napoli -1 – stato italiano 0

Sottotitolo: nella “policy” del sito del @fattoquotidiano non è specificato che replicare a qualcuno “stai zitta” [e magari fosse solo questo] è offensivo ma in compenso si può scrivere, in assoluta serenità accumulando anche un discreto numero di likes, che la morte di una persona è da derubricare alla “selezione naturale”, perché tanto se Davide non era ancora un delinquente lo sarebbe diventato di sicuro.
Il metodo Lombroso applicato alla conversazione via web e anche al pensiero della feccia immonda che straripa in quel sito e che viene lasciata libera di insultare i vivi e i morti.

Nella vita tutto può succedere, trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato, fare la cazzata, incontrare il pazzoide che ti ammazza con un machete, che su questa terra siamo troppi ce lo ricordano tutti i giorni i fatti di cronaca. 

A stare stretti poi si deve sgomitare per farsi spazio, altroché le campagne per incentivare la natalità.
Quello che però mi colpisce sempre, mi rattrista e mi preoccupa sono le reazioni qui alle cose che succedono.
Più i fatti sono seri e andrebbero sollevati col dovuto rispetto specialmente quando si tratta di vita e di morte e più tanta gente si scatena sfoderando tutto il suo becerume, la vigliaccheria spicciola da web.
Per strada non c’è la violenza che si legge qui, io con la gente ci parlo.
Qui è tutto esasperato, elevato al massimo del peggio.
A me questo non piace, non mi adeguo e non mi abituo. Ho letto delle cose che non si dovrebbero far passare come semplici opinioni. Il pensiero violento non è mai opinione. E se non si combatte la violenza nel pensiero è inutile fare tutto il resto per cercare di trasformare questo in un paese un po’ meno malato, di cattiveria, ignoranza, egoismi e malvagità.

 

***

 Massimo rispetto per chi nelle forze dell’ordine e i carabinieri si impegna tutti i giorni sul territorio per garantire la sicurezza, esercitare davvero la tutela dei cittadini, e lo fa in condizioni/situazioni impossibili grazie a questo stato che spreca soldi per comprare aeroplanini da guerra, per costruire inutili e devastanti opere, pubbliche solo per chi paga ma poi privatissime per chi ci guadagna e poi taglia sulle necessità primarie dei cittadini e di chi deve garantire i servizi. Ma questo è anche il paese dove le forze dell’ordine hanno abusato spesso del loro ruolo, basta pensare al G8 di Genova, a Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi e a tutti i morti di stato. Ecco perché parlare di rispetto delle regole diventa difficile se si pensa che gli autori, i responsabili e i mandanti di massacri e morte, in divisa e in giacca e cravatta non hanno mai ricevuto un’adeguata sanzione.

Mi chiedo, mentre in queste ore centinaia di persone in giro per la Rete si congratulano e si complimentano col carabiniere che ha ucciso, che razza di paese sia diventato questo, a quale livello di devastazione morale si può essere arrivati per applaudire un carabiniere che spara per ammazzare invece di pretendere, tutti insieme, di vivere in un paese dove nessuno muore per l’eccesso di zelo di un tutore dell’ordine.

E’ troppo pretendere di vivere in un paese dove non si rischia di essere ammazzati in modo accidentale?
E il pericolo sarebbero i migranti, la tbc e l’ebola?

Pietà.

Altroché la Grande Guerra, “prima me spari e poi dici chi va là”.

Qui per soddisfare la sete di giustizia, applicata solo al pianterreno perché per l’attico e il mezzanino si chiude un occhio e pure tutti e due, arriveremo agli squadroni della morte applauditi dalle folle festanti. 

La criminalità è insita nel fattore umano, appunto le società hanno previsto che la si dovesse contrastare usando l’arma del diritto, non ammazzando gente a casaccio sparando con un’arma vera.
Fra chi ha un’arma e chi non ce l’ha il torto e la ragione non sono mai divisi equamente. Mai.
Tutti bravi ad applaudire le forze dell’ordine quando ci liberano da pericolosissimi delinquenti in motorino che non si fermano all’alt, ad invocare ed esaltare il rispetto della legge, chissà poi se le stesse cose le pensano anche quando vanno a votare gente che non spara ma deruba diritti e soldi anche a chi si ferma agli stop.
Ammazzare ragazzini disarmati, per quanto possano essere indisciplinati e irrispettosi delle regole significa contrastare la delinquenza? 

***

Rabbia a Napoli, un carabiniere ha ucciso un diciassettenne

E’ accaduto nella notte. Andavano in tre sul motorino, la gazzella li avrebbe speronati. Lo sparo, dice la prima versione, sarebbe partito accidentalmente. Le manette dopo lo sparo.

***

Come fu per le notizie che riguardavano l’alleanza europea tra i 5stelle e Farage Il Fatto Quotidiano ha abilmente glissato sulla polemica circa l’allarme tbc lanciato dal blog di Grillo, nonostante nel frattempo siano arrivate diverse smentite da ambienti molto più autorevoli, ad esempio il sito di MSF Italia.
Non intendo riaprire il dibattito e la polemica sulle dichiarazioni fatte nel blog perché sono abbastanza nauseata da chi non si arrende nemmeno di fronte alle evidenze, da chi non sa e non vuole ammettere che una cazzata resta tale indipendentemente da chi la fa o la dice e che giustificare le cazzate o, peggio ancora volerle tradurre in qualcosa di buono non produce nulla di utile.
Sulla qualità dell’informazione cosiddetta indipendente del Fatto però sì: voglio polemizzare. Perché io Il Fatto lo compro, ho iniziato a comprarlo e leggerlo da quando è nato proprio perché mi aveva promesso di voler essere e restare indipendente: da tutti.
Ed essere indipendente da tutti non significa poi fare delle critiche all’acqua di rose, in salsa un calcio al cerchio e uno alla botte solo quando non se ne può fare a meno. I titoloni cubitali nel sito che poi raccolgono migliaia di commenti bisogna farli anche quando si deve andare un po’ contro le proprie simpatie.
Quindi, cari direttori #Gomez, #Padellaro e #Travaglio, siccome ci aspetta un periodo faticoso e un inverno più freddo del solito, capiamoci: un giornale indipendente è quello che dice, non quello che manda in seconda e in terza quello che dà fastidio ai supporters cinque stelle.

Non è una questione affatto marginale quella di Grillo e degli extracomunitari, migranti o chiunque arrivi qui da paesi in cui è impossibile vivere. Non è affatto una casualità che Grillo ogni tanto si lanci in voli pindarici pericolosi straparlando di immigrazione, sulla quale il movimento 5stelle non ha mai preso una posizione che sia davvero politica, che unisca la logistica al fattore umano, visto che si parla di persone e non di alberi di mele.
Perché lui lo sa bene che la questione immigrazione è uno dei tasti dolenti di questo paese, quello che riscuote sempre un certo successo, se se ne parla in forma negativa facendo credere che il pericolo, la malattia, la criminalità arrivano da lontano, da fuori.
Ammettendo anche che il problema sia quello che riporta Grillo, che ci sia davvero un pericolo di epidemia, una persona che fa politica anche se non è un politico di professione e che ha un seguito di gente che gli crede e che ha riposto fiducia in lui non ha forse il dovere di affrontare un problema in maniera diversa dalle annunciazioni urbi et orbi che poi scatenano l’inevitabile e infinito dibattito fra chi gli dà torto e chi si sente in dovere di giustificarlo perché, poverino, lui che di comunicazione non sa niente, sbaglia sempre la forma?
Non avrebbe dovuto consultare lui degli specialisti, esperti del settore dai quali farsi affiancare per poi informare la gente nel modo giusto?
Sarà mai possibile in questo paese uscire dalla logica del sensazionalismo da prima pagina e anche da quella patetica del “che faresti tu” e del “se capitasse a te”, visto che la maggior parte di noi fa un altro mestiere e non ha scelto di occuparsi della risoluzione dei problemi della politica, direttamente, da professionista?
Il razzismo è legato a doppio filo alla questione dei diritti: umani e civili, e il rispetto dei diritti [umani e civili] è più importante di qualsiasi altra questione, perfino dell’economia.
Chi non lo capisce, non capisce niente, ha qualcosa in meno, anzi molto meno rispetto a chi razzista non è, non solo sul piano intellettuale e culturale ma proprio umano.
Ognuno ha il diritto di avere le sue antipatie, di non sopportare qualcuno in particolare ma il razzismo è qualcosa di peggio, significa voler negare a quel qualcuno anche la possibilità di esistere. Significa individuare il pericolo solo nel “diverso” da sé, per orientamento sessuale, nazionalità, etnia eccetera, mentre nella maggior parte dei casi i pericoli li costruiscono proprio quelli uguali a noi.

***

Dalla soave boccuccia di Marianna Madia, in riferimento al blocco degli stipendi degli statali, apprendiamo che chi guadagna 26.000 euro l’anno [lordi, in ogni senso] è da collocare nella categoria dei più fortunati. 26.000 diviso dodici fa poco più di 2.100 euro al mese che non è affatto lo stipendio base di uno statale.
Perché un dipendente statale da quadro ordinario a duemila euro non ci arriva nemmeno se rimane chiuso al ministero anche di notte.
Quindi sarebbe il caso che chi 26.000 euro li porta a casa immeritatamente in un mese evitasse di offendere chi paga a lei e agli incapaci come lei stipendi, che non vengono mai ridotti né bloccati, in cambio della fortuna e del privilegio di poter ancora mettere a tavola il pranzo e la cena nella stessa giornata.

Immagino che saranno molto soddisfatti i dipendenti della pubblica amministrazione che hanno votato Renzi perché gli ha messo la mancetta in busta paga e che adesso per bocca della Madia gli fa sapere che non ci sono i soldi per l’adeguamento dei loro stipendi che è fermo al 2010. Renzi poco più di due settimane fa, dopo averlo anticipato già lo scorso aprile, diceva che “il blocco salariale per i dipendenti pubblici è solo una chiacchiera estiva”.
Se Sciascia fosse ancora vivo probabilmente aumenterebbe di qualche unità le categorie in cui ha diviso l’umanità: ai mezz’uomini, gli ominicchi, i pigliainculo e i quaquaraquà aggiungerebbe senz’altro i cazzari, i bugiardi per mestiere e tutti quelli che ancora oggi, in tempi ben lontani da quel giorno della civetta, si fanno fregare da persone come Renzi.
Quelli che dopo vent’anni di berlusconi non hanno saputo fiutare e intuire l’inganno e la truffa e prendere le opportune distanze dai bugiardi e cazzari per mestiere.