Il ricatto e la vergogna

Effettivamente è un’immagine di un’oscenità sesquipedale. Il doppiopetto blu è tutta un’altra cosa, fa pendant con l’eleganza dell’ambiente.

Sottotitolo: meno male che  il senatore Zanda, pd, ha individuato immediatamente i colpevoli del raccapricciante episodio di oggi  in parlamento in quei parlamentari 5stelle che per protesta si sono tolti la giacca e la cravatta.

“Levarsi la giacca e la cravatta è una vergogna per questo parlamento”: ammonisce Zanda.

Questa sì, è un’onta irricevibile per la democrazia: fare un’alleanza politica col partito di un delinquente per sentenza no, bloccare un parlamento, attuare quindi un gesto eversivo per protestare contro un procedimento giudiziario che riguarda la vita privata di berlusconi, come del resto tutti quelli che lo hanno visto imputato nei suoi processi per reati che nulla hanno a che fare con la sua attività  “politica”,  nemmeno.

Questo fa curriculum, è proprio quello che chiedevano gli italiani alla politica, e quello che la politica si era impegnata a fare per riavvicinare alle istituzioni un popolo sfinito che non ne ce la fa più, non vuole più vivere in un paese ostaggio di silvio berlusconi;  aggiunge un bel tocco di classe alla  figura, umana, professionale e politica dei rappresentanti in parlamento del pd, ché a quelli del pdl non è mai interessato avere una reputazione, ma almeno non lo nascondono.

Ormai non basta più nemmeno la vergogna.

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Caso Mediaset, il Pdl blocca il Parlamento

Il Pdl ha bloccato 24 ore il Parlamento per protesta contro la Cassazione. 
Il M5S ha abbandonato l’Aula e sta facendo un sit-in.
Il Pd prima si è detto contrario, poi ha fatto retromarcia. Mi vergogno per loro, e per chi ancora li difende, anche perché loro non si vergognano. [Andrea Scanzi]

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Ecco: dite a brunetta che questo è un colpo di stato.
E anche a Napolitano.

“Processo Mediaset, Camera: sospensione dei lavori per un giorno, lavori slittano a domani.”
E fu così che il pd accettò anche lo sciopero congiunto, del resto si sa, la formula è “nella buona e nella cattiva sorte”.

In occasione della condanna in primo grado a sette anni di berlusconi per concussione e sfruttamento della prostituzione minorile,  autorevoli personaggi fra cui anche dei ministri ci avevano detto che  le vicende giudiziarie di berlusconi non avrebbero influenzato l’andamento della politica e del parlamento.

Mi piacerebbe sapere dove sono adesso tutti quei vigliacchi, bugiardi che sono andati davanti ai giornalisti ad affermare una cosa del genere e poi non sono capaci a fare in modo, nel concreto, che i processi di berlusconi, le sentenze di berlusconi, gli avvisi di garanzia di berlusconi smettano di essere una questione di interesse nazionale in grado di bloccare un parlamento di una repubblica democratica ma restino, com’è giusto che sia, cazzi e stracazzi del delinquente incallito.

E il pd che fa, si associa in virtù della pacificazione nazionale? è ancora un paese normale questo?

Quanto dobbiamo sopportare ancora  il ricatto di silvio berlusconi?

Finalmente adesso tutti capiranno che l’antiberlusconismo è stata la favola, la balla, la menzogna per mezzo della quale la politica ha fatto digerire a questo paese la presenza in parlamento di silvio berlusconi; il tentativo reiterato negli anni di far sentire in colpa tutti quelli a cui non piaceva il berlusconi politico e nemmeno l’imprenditore disonesto.

Il paravento dietro il quale nascondere l’evidenza accecante che berlusconi con la democrazia non ha mai avuto niente a che fare e niente in comune. 

Autorità [di controllati e controllori]

Sottotitolo: «La Bbc non mi piace ma non ci posso fare niente» (Margareth Thatcher)

Preambolo:  secondo la legge i commissari delle varie autorità  devono essere autonomi e indipendenti.  E, soprattutto, competenti.

Morale: dopo ogni puntata di Report viene voglia di espatriare, senza fare nemmeno le valigie,  per non portarsi via nemmeno un granello di polvere proveniente da questo paese.

Report – I Garanti del 07/10/2012

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Le authority sono gli organi indipendenti che regolano il mercato.

Come stanno vigilando sulla più grande operazione europea di fusione tra due compagnie di assicurazione, Fondiaria Sai di Ligresti e Unipol di LegaCoop?

I segretari comunali in Italia sono circa 3.000. Dai piccoli comuni alle grandi città tutti devono averne uno. Sono i più importanti dirigenti comunali e il loro ruolo principale è controllare che i provvedimenti varati dalla giunta siano conformi alle leggi. Il loro stipendio è a carico del comune e in molti casi raggiunge cifre così sproporzionate da farli apparire una vera e propria casta. A Camugnano, un piccolo paese di duemila abitanti in provincia di Bologna sommando stipendio base, indennità e rimborsi, il segretario comunale alla fine costa quasi 110 mila euro all’anno. E simile è la situazione in tanti altri comuni. Fino a raggiungere cifre da capogiro, come a Como: il suo segretario nel 2011 ha dichiarato 234mila euro, il doppio dello stipendio base del capo dell’FBI. In tutto gli stipendi dei segretari costano all’amministrazione ogni anno tra i 150 e i 200 milioni di euro, mentre l’agenzia che gestisce il loro albo, sebbene soppressa, continua a costare ogni anni decine di milioni allo Stato.

In Inghilterra  l’interferenza dei governi, e dunque della politica sulla scelta delle varie authority di controllo  significherebbe “un grave danno di immagine”.

E quindi, semplicemente, non interferiscono per non danneggiare – appunto – la loro immagine.
Perché da noi no?
Perché da noi la politica, tutta, e i governi, tutti, non solo interferiscono ma scelgono e propongono ma più che altro impongono direttamente chi dovrà occuparsi di garanzie ed essere quindi imparziale ma che per ovvii motivi di conflitto di interessi [parlando con pardon] non potrà mai essere né garante e né imparziale?

Dopo aver visto l’ennesima puntata voltastomaco di Report ci vorrà un coraggio da leoni alle prossime elezioni [eventuali, ormai siamo nell’ambito infinito delle ipotesi anche per quel che riguarda proprio l’abc della democrazia] a votare per questa politica amica o conoscente assai stretta delle varie cricche che poi infila in ogni dove,  di amici, parenti e conoscenti o semplicemente di persone funzionali al progetto di chi non vuole civilizzare l’Italia né renderla un paese semplicemente normale,  gente  che poi va, per volere della politica, dunque non potendo poi  fare gli interessi dei cittadini che dovrebbero essere tutelati,  a comporre gli istituti di controllo di tutto quello che è proprio e invece il fondamento della democrazia quali sono appunto gli organi che poi devono, dovrebbero anzi, occuparsi di come viene regolato il cosiddetto ‘mercato’, persone chiamate a ideare e realizzare  le regole e che poi devono vigilare affinché vengano poi rispettate in un mercato che dovrebbe, anzi deve essere trasparente, non qualcosa entro cui nascondere e tutelare invece  gl’interessi  privati di chi gestisce quel mercato.

C’è un interrogativo che dovrebbe battere in testa a tutti come un’ossessione, qualcosa che tutti dovremmo ripeterci tutti i giorni come un mantra: perché tutto quello che in altri paesi è semplicemente un’operazione di civiltà democratica qui da noi diventa invece e puntualmente un esercizio di malaffare, di inciuci sottobanco ma che poi mostrano irregolarità così manifeste e palesi  che dovrebbero far resuscitare pure i morti dall’indignazione,  incentivati, promossi, approvati e condivisi perché VOLUTI da chi dovrebbe fare in modo che accada l’esatto contrario ma che invece lavora attivamente affinché lo schifo rimanga schifo e anche un po’ di più.
Per dirla con un esempio che capirebbe anche un bambino di cinque anni, come fa la moglie di Bruno Vespa, dottoressa Iannini di professione magistrato nominata nientemeno che garante della privacy dal governissimo che fa benissimo, a sorvegliare sulle trasmissioni di suo marito?  come fa a controllare che suo marito durante ogni puntata di porta a porta rispetti davvero le regole, così come vorrebbero le regole?
 Perché tutto quello che oltre gl’italici confini è semplicemente normale e quindi si fa, qui da noi è invece impossibile e dunque NON si fa?
E chissà per quale motivo il molto onorevole indagato Corrado Passera si è rifiutato di rispondere alla Gabanelli sebbene lui fosse il ministro più interessato di tutti rispetto all’argomento di cui trattava Report ieri sera.
Per quale motivo in un paese democratico [?] un ministro si può sottrarre, rifiutarsi  di rispondere alle domande di una trasmissione d’inchiesta ben fatta, che non racconta balle, che fa davvero servizio pubblico [incredibilmente proprio nella tv pubblica, quella pagata coi soldi di tutti, non quindi la dependance di una classe politica inguardabile e indecente] e che quindi merita rispetto.
Lo stesso rispetto che poi esigono e pretendono quelle che qualcuno definisce inopinatamente “istituzioni”.
Di cosa e chi non è dato sapere.
27 aprile 2012:  dicono che i partiti sono morti ma dall’appettito che hanno sembrano vivissimi come nel racconto di Edgar Allan Poe dove il cadavere apparente gratta da dentro la bara. Infatti continuano a lottizzare tutto, perfino le Autorità indipendenti che essendo indipendenti non dovrebbero avere niente a che fare con i partiti. Tanto tutti li credono morti e si preparano alla prossima abbuffata.
Secondo la legge i commissari dell’autorità per le telecomunicazioni devono essere autonomi e indipendenti.
Michele Santoro racconta Antonio Martusciello.

Il conflitto è risolto: sono rimasti solo gl’interessi

Quindi le nomine delle mitiche Authority ‘indipendenti’ si sono inesorabilmente risolte in un indecente piazzamento di uomini di Mediaset-Pdl, uomini di D’Alema e Veltroni e uomini dell’Udc (ah sì, c’è pure la quota Lega, ci mancherebbe).

I parlamentari dei quattro partiti in questione – con pochissime eccezioni – hanno obbedientemente votato come da accordi dei leader che li hanno nominati.

Altre idee per fare arrivare Grillo al 51 per cento?

[Alessandro Gilioli]

Ma naturalmente il problema di questo paese, il nemico da abbattere è l’antipolitica e il populismo  di Grillo; io invece spero con tutto il cuore  che il movimento dei cinque stelle travolga questo porcilaio. In maniera rigorosamente bipartisan.

Questo è uno scempio legale che Napolitano firmerà come ha fatto la volta scorsa, e due secondi dopo lancerà il consueto conato di monito sull’importanza dei partiti e il contrasto ad ogni tipo di demagogia e populismo.

Garante privacy e Agcom: addio trasparenza, candidati tutti scelti dai partiti

Privacy e Agcom, nominati Bianchi Clerici e Soro. Riconfermato Martusciello

Secondo la legge i commissari dell’autorità per le telecomunicazioni devono essere autonomi e indipendenti. L’amministratore delegato di Sky Italia è stato l’unico a protestare pubblicamente. [Forse perché è neozelandese?]
Il presidente della repubblica Giorgio Napolitano ha ratificato la nomina di Martusciello con la sua firma.

Agcommedia all’italiana – Marco Travaglio – 6 giugno
Chiamiamo le cose col loro nome: i maneggi per nominare i cinque nuovi commissari dell’Agcom e i quattro della Privacy sono il più vergognoso assalto alla diligenza mai visto nella già ignobile storia dell’italica lottizzazione partitocratica. Caduto anche l’ultimo velo dell’ipocrisia che — diceva La Rochefoucauld — “è la tassa che il vizio paga alla virtù”, i partiti (tutti, eccetto Idv e radicali) mettono le mani sulle cosiddette “autorità indipendenti” con metodi, se possibile, ancor più spudorati delle altre volte. Se prima badavano almeno a salvare le forme, scegliendo presidenti e alcuni commissari di “area ” ma dotati di un minimo di competenza (il prodiano Pizzetti alla Privacy, il berlusconiano Calabrò all’Agcom con i prof. Sortino e D’Angelo), stavolta impongono personaggi quasi tutti di stretta obbedienza. Come se la rivolta degli elettori e il boom di Grillo non li riguardasse. Unica eccezione nella grande abboffata potrebbe essere il prof. Cardani, scelto da Monti nella sua Bocconi, nuova fonte battesimale che consacra la purezza della nuova classe dirigente. Ma si parla anche di Catricalà, quinta colonna di Gianni Letta nel governo Monti, reduce dai trionfi della discarica a Villa Adriana e della controriforma del Csm. Per il resto, dopo giorni di invereconde consultazioni sottobanco fra il pd Franceschini e il pdl Verdini (sì, avete capito bene, Denis Verdini: quello che ha più capi di imputazione che capelli in testa, e dire che di capelli in testa ne ha parecchi), si è deciso che l’Agcom resterà saldamente in mano a Berlusconi. Il Pdl, precipitato nelle urne e nei sondaggi al 17-18%, avrà due commissari su cinque: Martusciello (ex venditore di Publitalia, ex deputato e sottosegretario del governo B., già ora membro dell’Agcom) e Preto (ex capogabinetto di Tajani, poi consulente e coautore di Brunetta, insomma un luminare). Il Pd, dopo aver sollecitato chiunque volesse candidarsi a inviare il curriculum, ne ha ricevuti una novantina e li ha cestinati tutti (compreso quello autorevolissimo di Giovanni Valentini, giornalista esperto di comunicazione, scelto dalle associazioni dei consumatori) per scegliere con finte primarie fra i parlamentari l’uomo di D’Alema: il prof. Decina del Politecnico di Milano, già membro dei Cda Telecom, Italtel e Tiscali, tre società che ricadono sotto il controllo dell’Agcom. Il quinto è tal Posteraro, vicesegretario della Camera, amico di Casini. Così l’Agcom, che dovrà arbitrare partite cruciali come la banda larga, la par condicio per il 2013, il beauty contest, le frequenze e l’auspicata (da B.) fusione Mediaset-Telecom, seguiterà a obbedire a B. In cambio il Pd si contenta del solito piatto di lenticchie, piazzando il suo deputato Soro, di professione dermatologo, alla presidenza della Privacy, in ossequio alla legge che prescrive requisiti di “notoria imparzialità e indipendenza”. Soro si era sacrificato nel 2009, cedendo il posto di capogruppo a Franceschini, trombato alle primarie per la segreteria, e attendeva un congruo risarcimento. Molto imparziale e indipendente anche la prof. Califano, amica della Finocchiaro.
Ma soprattutto la sciura Bianchi Clerici, ex deputata leghista, consigliera della Rai uscente, condannata dalla Corte dei Conti e imputata al Tribunale di Roma per abuso d’ufficio per aver nominato Mocci dg della Rai pur sapendolo incompatibile perché proveniva dall’Agcom. Molto indipendente anche la sora Iannini, indicata per la Privacy dal Pdl, da 11 anni al vertice del ministero della Giustizia con Castelli, Mastella, Alfano e Severino, ma soprattutto moglie di Bruno Vespa, noto cultore della privacy nei teleprocessi di Novi, Cogne, Erba, Garlasco, Rignano, Perugia e Avetrana con plastico incorporato. Ora, casomai qualcuno lamentasse violazioni della privacy a Porta a Porta, se ne occuperà la sua signora.
Con imparzialità e indipendenza, ça va sans dire.