Interventi umanitari doverosi

Sarebbe bello se i familiari di tutti i detenuti, anche se non si chiamano Ligresti, potessero telefonare al ministro della Giustizia. [Alessandro Robecchi]

***

Per Stefano Cucchi e per tutti quelli che di stato e di galera sono morti l’intervento umanitario doveroso dello stato non era previsto.

E nemmeno è previsto l’unico intervento umanitario necessario per risolvere almeno in parte le condizioni disastrose e quelle sì, disumane, delle carceri italiane ovvero l’abolizione di quelle leggi vergognose, fasciste, la bossi fini e la fini giovanardi  che mandano in galera chi non ci deve andare.
Su 60.000 e oltre residenti nelle patrie galere solo la Ligresti si è meritata il trattamento umanitario. Tutti gli altri possono dimagrire, ammalarsi, morire, suicidarsi, impazzire che allo stato non frega un cazzo. Al massimo si tira fuori l’indultino e l’amnistia solo quando c’è da riparare qualche culo flaccido eccellente.
Quelli come la cancellieri non hanno bisogno di farsi eventualmente corrompere coi soldi: l’arroganza, il pensiero che esista una categoria di persone che merita di avere più diritti di altri gli scorre nelle vene al posto del sangue. Indecenti, sporchi. Ecco che sono. Altro che sobrietà e senso dello stato.

E che dire di questi disonestissimi esponenti di una finanza morta e sepolta insieme a questo paese vergognoso dove lo stato non riesce ad applicare nemmeno per finta e per scherzo quell’uguaglianza prevista da una Costituzione stuprata tutti i giorni che appena li togli dal loro habitat, tutto ville, pellicce e tartine al caviale – perché non gli basta essere ricchi, devono anche rubare sul rubato per arricchirsi di più –  soffrono, si dimagriscono, diventano incompatibili con l’unico luogo in cui invece meritano di stare, lontani dalla gente onesta. In un paese normale nemmeno si dovrebbero chiedere le dimissioni di un ministro che intercede a favore di un pregiudicato amico di famiglia, che commette un abuso di potere, ma ormai l’arroganza è talmente incistata nelle istituzioni che nessuno fa più caso a nulla. Tutto si può fare, a beneficio e vantaggio della casta. C’è gente che ruba per dar da mangiare ai figli e in galera ci va e ci resta, ma quella non suscita la compassione del ministro dell’ingiustizia. In quel caso la sua umanità doverosa non viene nemmeno scalfita di striscio. La Ligresti non è dimagrita sei chili diventando quel caso umano di cui si è dovuta interessare nientepopodimenoché la ministra dell’italica ingiustizia: è lei che ha rifiutato il cibo. Dal giorno dell’arresto ha rifiutato scientemente di mangiare e per questo, per il capriccio della madamigella tumistufi che falsava i bilanci, la ministra cancellieri ha ritenuto opportuno dover abusare del suo potere per rimandarla a dormire a casa sua, dove il cibo pare che sia ottimo. Questo, secondo la cancellieri è un doveroso caso umano. Annamaria Cancellieri ha commesso lo stesso abuso di potere di berlusconi quando allertò la questura di Milano per intercedere a favore di Ruby.
E’ la stessa identica cosa: un funzionario dello stato che in virtù del suo ruolo chiede e ottiene di poter stravolgere a piacer suo qualcosa che doveva procedere in un altro modo già stabilito nella sede preposta. Se Giulia Ligresti era incompatibile col regime carcerario non avrebbe dovuto deciderlo un ministro previa richiesta di un parente della pregiudicata, amico di famiglia del ministro ma il medico legale che però, stando all’esito favorevole della richiesta, potrebbe essere stato sollecitato ad orientarsi verso una scelta piuttosto che un’altra.

Vergogna, solo questo.

***

LIGRESTI, UNA MINISTRA PER AMICA

“Non è giusto, per qualsiasi cosa possa fare conta su di me”. A parlare è Anna Maria Cancellieri.al telefono con Antonino Ligresti. Poi chiama il Dap [Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria] per “sensibilizzare” sulle condizioni di Giulia finita in carcere per l’inchiesta FonSai. “Intervento umanitario doveroso”, dice il Guardasigilli.

Il ministro “sensibilizza” per la scarcerazione
Per chiedere la scarcerazione di Giulia Maria Ligresti, in carcere da luglio nell’inchiesta FonSai, è intervenuto poi lo zio Antonio, con una nuova chiamata al ministro. Non si è fatta attendere la risposta della Cancellieri, che – come lei stessa ha ammesso ai magistrati – ha parlato a due vice capi del dipartimento per l’amministrazione penitenziaria per “sensibilizzarli” sul fatto che Giulia soffriva di anoressia. E il 28 agosto si sono aperte le porte del carcere per fare uscire la figlia dell’ingegnere, undici giorni dopo la telefonata di Antonio Ligresti.

***

GRAZIE DI TUTTO, NONNA PINA. ADESSO TORNA PURE A CASA A CUCINARE IL MINESTRONE . SE AL POSTO DELLA CANCELLIERI, CARA AL CUORE DI RE GIORGIO, VI FOSSE UN ALFANOIDE O UN QUA-QUA-GLIERELLO, IL PIDDI CHIEDEREBBE SUBITO LE DIMISSIONI DEL MINISTRO . E SE QUELLE TELEFONATE DI NONNA PINA PER FAR USCIRE DALLA GALERA L’AMICA DI FAMIGLIA GIULIA LIGRESTI LE AVESSE FATTE UN PREVITI, INTERVERREBBE RE GIORGIO  DAVANTI A QUEST’EDIFICANTE STORIA DI EGUAGLIANZA DI FRONTE ALLA LEGGE, UNA DOMANDINA SORGE SPONTANEA: PERCHÉ L’OTTIMO FIGLIO DI NONNA PINA, PIERGIORGIO PELUSO USCÌ DALLA FONSAI DI LIGRESTI CON UNA BUONUSCITA MILIONARIA DI 3,6 MILIONI DI EURO? NON SARÀ CHE CON DON SALVATORE LIGRESTI I DEBITI PRIMA O POI SI PAGANO?

Di Piazze [pulite], piazzate e piazzisti

La cosa più squallida che ho letto è che la Turchia non sarebbe mai dovuta entrare in Europa. Siamo bravi noi, invece, a stare in Europa, sempre a novanta gradi. Quella che arriva dalla Turchia è una grande, grandissima lezione di democrazia, di difesa della democrazia.

Sottotitolo: ho più volte criticato Grillo per il suo atteggiamento sbagliatissimo [e controproducente] con i giornalisti. E continuerò a farlo. Ma parlare di “Editto di Grillo”, accostando un palese sfogo ironico [più o meno gradevole] alla violenza calcolatissima e concretissima di Berlusconi da Sofia, è appena una forzatura. Ma appena, eh. [Andrea Scanzi].

 Certi paragoni sono imbarazzanti e vergognosi.

Ieri sera Formigli ha parlato di ‘editto’ a proposito di Grillo, come se lui avesse gli stessi poteri di berlusconi.
 Se Grillo non parla coi giornalisti quelli restano al loro posto, quando berlusconi ha voluto zittire i giornalisti, quelli se ne sono dovuti andare.
Ma questa cosa semplicissima è troppo difficile da capire, evidentemente.
 Grillo non avrà MAI lo stesso potere che si è autoconcessa la politica in questi 60 anni di finta repubblica. 
Perché il sistema malato, marcio di questa Italia, costruito proprio dalla politica non lo permetterà. 
Possiamo stare tutti tranquilli e aspettare che le urgenze di Letta &Co, diventino una solida realtà, tipo tacitare la Rete e quel presidenzialismo che sembra essere diventato  la prima necessità di un paese allo stato terminale.

Preambolo: come farà Napolitano a non cedere alle lusinghe di Alfano quando questo si andrà a lamentare che a silvio stanno venendo meno quelle garanzie che proprio Napolitano gli ha – magnanimamente – concesso quando ha bacchettato i Magistrati per consentirgli di partecipare alla delicata fase politica? Oggi Napolitano non è nelle condizioni di dire a nessun esponente di governo nemmeno di farsi più in la, perché questo governo è figlio suo.

E BERLUSCONI MANDA ALFANO A CONSEGNARE L’ULTIMATUM AL COLLE

Silvio ha messo in conto la condanna per il Rubygate, ma spera nella Consulta per il processo Mediaset – Mercoledì 19 giugno è il d-day del governino: se si va verso l’interdizione, il Banana fa saltare tutto – E il ministro-segretario va al Colle ad avvertire Re Giorgio dell’incazzatura del Capo.

[Dagospia.com]

 B: “nessuno mi difende, Napolitano e la Consulta non dicono niente. Se mi condannano mobiliteremo i cittadini”.

Ecco, l’eversore torna a chiamare la piazza.

Vuole essere assolto da colpevole in tribunale e difeso dalla politica e dalle istituzioni più di quanto sia stato già fatto in tutti questi anni. Un pericoloso eversore, un  fuorilegge sovversivo ostile e contrario ad ogni tipo di legge e regola che non avrebbe trovato nessuna residenza nella politica e in parlamento. In un paese normale.

Un paese di complici

[…] «L’attuale asserita pacificazione, l’embrassons-nous di governo è il contrario assoluto della possibilità di ritrovare fiducia. Avere giustizia è far sì che tutti sappiano la verità. È una richiesta di catarsi. Quella che in Italia manca persino nell’analisi della storia del Novecento. Sia lo scetticismo morale sia la retorica [anche della Resistenza] almeno tenevano vivo il senso delle distinzioni. I vili e gli eroi. I giusti e gli ingiusti».[…]

Già Calamandrei denunciava omertà e acquiescenze alle illegalità. Oggi una filosofa parla di “società di briganti”. E dice: non ci sto. Intervista a Roberta De Monticelli, di cui esce in questi giorni “Sull’idea di rinnovamento”, pamphlet filosofico-politico edito da Cortina.

Quello che più di tutto mi fa imbestialire è che mentre il governo apparecchia e organizza l’ennesimo furto con destrezza della legge truffa sul finanziamento, l’unica cosa che tutti i governi sanno fare molto bene, la maggior parte dell’informazione continua ad occuparsi del nulla, di Grillo cattivone che caccia i giornalisti.

E allora penso che Grillo sbaglia molto, soprattutto nella forma, ma se ogni tanto ricorda alla gente chi è uno dei maggiori responsabili dell’italico sfacelo, ovvero quell’informazione che non c’è e quando c’è è distorta, non fa male.
Se l’Italia è al 57° posto nelle classifiche internazionali circa la libertà di stampa e informazione la colpa non è di Grillo e dei 5stelle ma di chi oggi si mette in cattedra impartendo lezioni di democrazia a Grillo non avendo i titoli né l’autorità per farlo.

Formigli irritante e imbarazzante ieri sera a Piazza Pulita.
Quasi quanto l’Annunziata.
Questi il coraggio e le palle li trovano solo coi 5s, come mai l’Annunziata non ha mai chiesto le referenze ad Alfano come ha fatto domenica scorsa  con Fico? magari agli italiani farebbe piacere sapere come ha fatto un portaborse a diventare vicepresidente del consiglio e ministro dell’interno. Deve essere proprio bravo, l’Angelino: il più bravo di tutti.

Molti rappresentanti dei 5s non sanno nemmeno come ci si comporta davanti a una telecamera e gli esperti infieriscono, lo fanno apposta per farli cadere in contraddizione, con gli altri invece domande e risposte vengono concordate nel backstage.

Nei paesi normali non  funziona così, in Inghilterra Blair ha dovuto rispondere a un giornalista che gli faceva notare che anche lui aveva le mani sporche di sangue, provassero a fare la stessa osservazione qui a TUTTI i presidenti del consiglio che hanno appoggiato e finanziato le guerre.  Per non parlare di bush e e di quando un giornalista gli chiese se era vero che sniffasse cocaina. La differenza del rapporto fra informazione e potere è gigantesca, negli altri paesi l’informazione è davvero il cane da guardia del potere.

In fatto di libertà di stampa e di informazione l’Italia è passata dalla padella, berlusconi e il conflitto d’interessi mai risolto e che mai nessuno regolerà per gli ormai noti motivi di pacificazione nazionale alla brace di Monti, che non ha spostato di una virgola lo stato indecente dell’informazione italiana.

E adesso col governo delle larghe intese benedetto dal Re la situazione è, se possibile, peggiore di questa.

Premetto  che io questo meccanismo secondo il quale spendere soldi significa risparmiare non l’ho mai capito: l’unico modo per risparmiare che conosco è non spendere i soldi ma va bene, per molte cose sono una donna ancora all’antica, si vede, ma che finanziare i partiti debba essere più conveniente di finanziare le associazioni umanitarie penso che sia la peggiore delle perversioni maligne che la politica e questo governo potessero anche e solo immaginare di mettere in pratica.
Vuol dire che grazie alla finta legge, alla truffa organizzata della legge sul finanziamento pubblico ai partiti sarà più conveniente per i contribuenti dare soldi ai partiti piuttosto che ad Emergency, 

In un paese dove i governi e la politica non si occupano più della gente e le associazioni umanitarie, le onlus sono sempre di più un punto di riferimento per chi non può curarsi, mangiare, essere assistito, un paese dove ci sono malattie che non si possono curare perché lo stato non finanzia la ricerca, indispensabile a trovare rimedi per le malattie rare, dove per ogni cosa importante, che serve, dalle cure alle ricostruzioni dopo i terremoti si chiedono soldi alla gente sotto forma di tutto; messaggini, sottoscrizioni, piante, arance perché lo stato non c’è, non c’è mai quando serve, ancora una volta la politica violenta il benché minimo senso del pudore e dell’onestà aggiustandosi una legge vergognosa per poter continuare ad avere vantaggi, soldi e privilegi. 
E questa è la migliore risposta per tutti quelli che ancora oggi vorrebbero convincere gli italiani che il governo messo su in fretta e furia da Napolitano, quello delle larghe intese, dell’inciucio a cielo aperto sia davvero il governo delle necessità. 
Quello in grado di dare le risposte all’emergenza.

Quelli che non pagano mai
Marco Politi, Il Fatto Quotidiano, 4 giugno

Chiedeva domenica papa Francesco di pregare per le vittime delle nuove schiavitù e guerre. E in effetti con l’indebolirsi della democrazia, il progredire della crisi e il gonfiarsi del potere economico- finanziario si profila ogni giorno di più un nuovo tipo di guerra. La guerra spietata dei potenti contro gli indifesi, la guerra dei prepotenti contro la massa di chi rispetta la legge e pensa (ingenuamente) che la società dovrebbe orientarsi secondo i dettami di un’etica civile sancita dalle norme. Potenti e prepotenti non vogliono pagare mai. Né rispondere delle loro azioni. Né risarcire morti e sofferenze causate da loro. Mai. Prendiamo la sentenza Eternit: disastro doloso. L’imprenditore elvetico Herr Schmidheiny latita, come si conviene a “chi può”. Il predecessore barone Cartier de Marchenne è passato a miglior vita, reato estinto, gli eredi nulla devono. Andrebbe promossa ex novo una causa civile, con sentenze chissà quando… Chi ha avuto, ha avuto! La storia non è nuova. Nel disastro di Bhopal del 1984, quando un’immensa nube tossica uccise 3.787 persone, poi arrivate secondo stime a 15.000, con danni ulteriori a mezzo milione di indiani, il management americano della multinazionale Union Carbide India Ltd. se la cavò senza un graffio. Persino papa Wojtyla, coraggioso altrove, nel suo primo viaggio in India non disse una parola. Stesse impunità in altri regimi e latitudini. Disgusta l’arroganza smisurata dei potenti e prepotenti. Quanto più è diffusa – sulla carta – la cultura della legge uguale per tutti e la retorica dei diritti umani, tanto più si scintilla l’atteggia – mento sprezzante dei boss, che non devono sottostare alle leggi dei comuni mortali. I comuni mortali pagano l’Imu? La Chiesa-potere non vuole proprio. Strano: il rigoroso Monti, così europeo e attento ad ascoltare la messa, aveva deciso che tutti dovevano dare sull’unghia nel 2012, solo la Chiesa nel 2013. Ora manca un reale catasto dell’uso degli edifici e il gettito sarà aleatorio. Curiosa coincidenza. Il governo Letta ne sa qualcosa? Anche i pedofili ben collocati possono partecipare alla partita. Il sindaco Alemanno, costituendosi parte civile in ritardo contro il prete abusatore Conti, ha ritardato la sentenza di Cassazione con la prospettiva di un pacchetto di prescrizioni: senza risarcimenti. Il gioco ormai è scoperto. Tu paghi e io no.

I Geni italiani hanno avuto tutti vita breve, quelli che non sono morti li hanno tacitati con altri sistemi.

Strike

  Dagospia: “Quando tutti cantano in coro, conviene ascoltare la voce del cattivo, il giudice Giuseppe Cocilovo. Sentito dalla Stampa (p. 13), racconta che non vi fu mai alcuna rettifica sul Libero: “Quello stesso giorno c’erano stati un comunicato ufficiale e lanci Ansa. Tutti gli altri hanno riparato a quell’errore, hanno informato correttamente i loro lettori. ‘Libero’ non l’ha mai fatto, nemmeno quando l’ho richiesto. Hanno detto che quando uscivano i lanci Ansa erano in auto e non li avevano visti, e negli anni successivi?”. Saranno rimasti intrappolati nel traffico sei anni.

Ma il meglio riguarda la trattativa degli ultimi giorni, saltata perché il povero sallusti racconta che “quel signore pretendeva da me altri soldi”. Ecco la versione di Cocilovo: “Abbiamo fatto una proposta transattiva: avrei ritirato la querela dietro il pagamento di 20.000 euro da devolvere a Save the Children. Invece il giorno dopo mi trovo un editoriale di sallusti in cui sembra che io voglia quei soldi per me, si chiama a raccolta l’intera categoria nel nome della libertà di stampa, s’incassa la solidarietà del Capo dello Stato e si cerca la sponda del ministro della Giustizia. Una campagna stampa allucinante. E allora le domando: qual è la casta?”.

Diffamazione e responsabilità

Tra Sallusti e Travaglio c’è di mezzo un banner

“A Travaglio 8 mesi di carcere: lo salva la prescrizione”; “C’è un giudice anche a Roma: Travaglio diffama di proposito”; “Il giudice lumaca salva Travaglio” – [Il Giornale]

Tanto pignoli con i blogger, costretti a smentire le notizie degli altri e tutti preoccupati per Sallusti che, dovrebbe, andare in galera. Ad un professionista della diffamazione e delle notizie false dovrebbero imporre le rettifiche e la liquidazione dei danni morali.

Oggi tutti parlano bene di sallusti, perfino Norma Rangeri dal Manifesto ci fa sapere che la condanna di sallusti è un attentato alla libera espressione. Naturalmente non una parola su una classe politica INDECENTE che in sessant’anni e oltre di repubblica non ha trovato il tempo e il modo di sostituire le leggi ereditate dal fascismo. 
Fra cui proprio quella che ha condannato sallusti.
E i figli e nipoti di quella classe politica sono gli stessi che oggi non sanno tirare fuori una legge decente contro la corruzione nonostante e malgrado siano 11 anni (undici anni!) che l’Europa ce la chiede.
In poche ore si è formato un piccolo esercito di difensori della libertà di diffamare di sallusti, dal presidente della repubblica che NON si dovrebbe occupare di nessun “caso sallusti” al presidente della federazione nazionale della stampa Siddi, quello che “si sente come sallusti” invece di fare il suo mestiere ricordando magari che sallusti è proprio uno fra quelli che vorrebbe, invoca la galera per quei giornalisti che non diffamano come lui ma si limitano a fare il loro mestiere e cioè informare, passando per il ministro Severino  che non commenta ma qualcosa s’ha da fare [solo perché c’è di mezzo sallusti?]. Per esempio, al direttore Ezio Mauro piace il giornalismo che diffama? anche a Mentana? è legittimo pensare che oggi difendono sallusti per paura che domani tocchi a loro? solo però forse  non sanno che in quel caso i sallusti d’Italia non si faranno trovare pronti.

E tutti hanno fatto strike anche dell’ultimo residuo di credibilità, della loro credibilità istituzionale.

In Italia per vivere bene, avere un futuro assicurato, luminoso, un mucchio di amici che nel momento del bisogno non mancano mai di offrire il proprio sostegno non bisogna nascere con la camicia: bisogna nascere disonesti e irresponsabili.