Italici orgoglioni

Forse se la si smettesse di pensare sempre a chi c’era prima per fare il confronto con Monti, si dimostrerebbe anche una maggiore maturità. Possibile che basta così poco, o che ci voglia uno come Monti per sentirsi “orgogliosi di essere italiani”? L’avevo già scritto ieri sera nella mia pagina di Facebook dopo la puntata di ‘Che tempo che fa’: qualcuno dovrebbe dire a Monti che gli italiani non hanno accettato “responsabilmente” proprio niente.
Gli italiani, dopo essere stati terrorizzati perbenino dallo spread che saliva e scendeva (cosa che continua imperterrito a fare nonostante l’eccellenza: è proprio stronzo, ‘sto spread) hanno dovuto subire le scelte di questo signore al quale un altro signore aveva affidato le sorti del paese consultando nient’altro che stesso. E questo, in un momento di ‘emergenza’ ci starebbe pure, quello che non ci sta sono le conseguenze di questo agire. Perché a me sentire gente che dice cinguettando di essere tornata ad essere orgogliosa di essere italiana perché al posto di berlusconi c’è Monti (quindi si può immaginare facilmente che molti si fossero sentiti così quando al posto di Prodi c’è andato berlusconi: siamo italiani mica per niente) fa capire per l’ennesima volta che agli italiani il manganello piace, sia che si tratti dell’oggetto in sé o di altri modi per sedurre e convincere, che siano l’infatuazione mediatica o il creare un esagerato allarme per ottenere consenso e credibilità fa davvero poca differenza.
Piccola considerazione: si sente molto parlare di evasione, di lotta all’evasione, il blitz a Cortina ha eccitato gli italiani più di un film porno: e la corruzione? come mai di corruzione non si parla mai, è stata già liberalizzata a nostra insaputa?


Esportatori di buoni esempi

Si sente ripetere come una sorta di mantra, che ora l’Italia non deve più vergognarsi, e anche che gli altri paesi europei, da noi, dovrebbero prendere esempio. Io resto un po’ così, stupita e dubbiosa. Certo, se consideriamo il nonno che mandiamo in giro a rappresentarci, ora va meglio di prima, almeno dal Professore nessuno si aspetterebbe che possa scorreggiare a tavola, o toccare il culo alla Regina Elisabetta, ma per il resto, davvero, di cosa dovremmo andare fieri ed orgogliosi, e cosa mai potremmo insegnare ad un’altra nazione mediamente civile?

Quale sarebbe l’esempio? Il moltiplicarsi di tasse e balzelli che continuano ad istigare il popolo al suicidio? La desolazione dei negozi che chiudono perché è sempre più difficile trovare soldi da spendere? I vecchi che rovistano nei cassonetti?

C’è di più. Ci sono le nuove vergogne, quelle che provo quando penso all’arroganza tutta italiana che può spingere un tale a veri e propri deliri di propaganda: chiedere alla Merkel di prendere esempio … Quale?

Da giorni, se non da settimane ci sono troupe televisive impegnate in ore e ore di inchieste sugli scontrini a Cortina. Inviati speciali per raccontare ad un popolo che sta esalando l’ultimo respiro, col telecomando sempre in mano, come fosse una Bibbia, gli inghippi, le ripercussioni, le tragedie di una località turistica colpita dalla Guardia di Finanza. Non so, ma non riesco a immaginare la Germania immersa nella stesso scandalo: l’ignominiosa pretesa di emettere scontrino fiscale.

Potremmo forse insegnare – e gli altri stati dovrebbero prendere esempio – a pagare a peso d’oro vecchie glorie del calcio gonfie di vita debosciata, attorucoli in disarmo o ex partecipanti a cene eleganti, per la partecipazione ad una trasmissione televisiva, mentre chi guarda la Bibbia forse non sa che anche non pagare l’aumento del canone della RAI potrebbe far incazzare Equitalia.

Cosa, di grazia, dovrebbe renderci fieri di questo stato? Abbiamo fatto arte della corruzione tanto da essere in grado di far arrossire la Colombia. La gente si ammazza per strada come nel far west, e per la prima volta la politica s’indigna: “Troppe pistole”. Forse dovremmo dare l’esempio agli stati civili, perché come siamo capaci noi a dimenticare, non è capace nessuno. Alemanno, potrebbe insegnare come fare per avere un’amnesia, una selettiva. Anni e anni di battaglie sulla sicurezza, ragazze stuprate per propaganda elettorale, campi rom incendiati in nome della sicurezza, hanno portato alla semplificazione delle pratiche per chiedere ed ottenere il porto d’arma, e ora? Troppe pistole. (Lo ha detto davvero)

L’aumento dell’occupazione in Germania, gli investimenti per la creazione reale di posti di lavoro, la tutela dei salari tedeschi dovrebbero forse insegnare qualcosa al Professore, visto che in tempi non sospetti non ha insegnato nulla al suo predecessore, troppo impegnato a far sì che le puttane non si prostituissero per strada, (in effetti favorendo l’ occupazione femminile). Oggi scopriamo che la situazione del lavoro femminile, in Italia, è assai peggio della Grecia. Non ci dobbiamo più vergognare.

Quindi quale sarebbe l’esempio da esportare? Essere riusciti laddove tutti gli altri hanno fallito: l’Italia è l’unico paese in Europa ad essere riuscita a cedere direttamente “il popolo” alle banche. Che il paese, già lo avevano.
Trovassero la dignità del silenzio, sarebbe più elegante anche la sodomia.

Rita Pani (APOLIDE)

“I’m lost without you”

Sottotitolo: Lo slogan più conosciuto della costellazione dei prodotti Omsa è il “I’m lost without you” con cui, secondo l’azienda, le donne italiane comunicavano la necessità di avere una calza Golden Lady, oggi potrebbe essere uno sfottò dei consumatori verso Omsa, che sarebbe ‘persa’ se i clienti smettessero di comprare i loro prodotti a causa della delocalizzazione. (Dal Fatto Quotidiano)

Io ho scelto di non acquistare più prodotti da chi licenzia 249 operaie non perché sta fallendo ma perché pensa che portare un’azienda fuori dall’Italia gli garantirà maggiori guadagni. Le lavoratrici Omsa invitano tutte le donne ad essere solidali con loro, “boicottando” i marchi Philippe Matignon – SiSi – Omsa – Golden Lady – Hue Donna – Hue Uomo – Saltallegro – Saltallegro Bebè – Serenella.
Non è un grande sacrificio la solidarietà, è l’unica arma che ci è rimasta per esprimere una vicinanza concreta a queste donne licenziate ingiustamente, non perché fossero improduttive, ma per la logica dell’aumento dei profitti che deriverà dalla delocalizzazione dell’azienda.

Ci sarebbero tante cose da dire che non si sa da dove iniziare, se, appunto, dalle operaie della Omsa licenziate a capodanno o ancora da Equitalia che ormai fa più morti di un virus malefico, solo ieri altre due persone si sono tolte la vita per problemi legati a questioni finanziarie: a una era stato chiesto di restituire cinquemila euro della sua pensione di poche centinaia di euro mensili.
Questo anno “nuovo” si apre all’insegna del boom dei suicidi, come ci fanno sapere autorevoli ricercatori. Ormai si parla di un suicidio al giorno fra gente che è rimasta disoccupata: senza lavoro si muore e non solo di fame. Le reazioni scomposte provocate dalle dichiarazioni di Grillo dimostrano che ancora una volta la “casta” si arrocca sulle sue posizioni. Befera (Equitalia e Agenzia delle Entrate) dice che occorre “difendere gli uomini che fanno il loro dovere al servizio della collettività”. Certo che difendiamo gli uomini e le donne che lavorano per lo stato anche quando svolgono mansioni spiacevoli come quella di estorcere denari non dovuti oltre a quelli che si devono: ecco perché chiediamo al governo di dare un’occhiata anche qui, ai piani bassi, per rendersi conto di quello che può succedere quando una qualsiasi famiglia italiana riceve una cartella esattoriale. Basterebbe ricordarsi che Equitalia è un prodotto della finanza creativa di tremonti, per capire che probabilmente, forse o sicuramente qualcosa che non funziona c’è. Tanta gente non può essersi impazzita tutta insieme. Equitalia non combatte l’evasione; quello che fa Equitalia è applicare sanzioni e interessi esageratamente alti rispetto a quello che si deve GIUSTAMENTE pagare e guadagnare su chi NON HA PAGATO, perché magari si è dimenticato di pagare, non ha mai ricevuto la cartella esattoriale, la multa si è persa eccetera o perché non ha i soldi per pagare, non su chi NON HA DICHIARATO. E non è proprio la stessa cosa. Equitalia è tutto fuorché uno strumento antievasione.
E’ necessario che la politica si tolga il vizio di ignorare, di passare oltre, di pensare che il lavoro che fa non possa e non debba essere ostacolato e discusso da chi poi quelle scelte politiche potrà e dovrà solo subire.
Eppoi ci sono i vips disturbati in quel di Cortina dalla Guardia di Finanza: secondo cicchitto, l’ex piduista alla corte dell’altro, quello con più tacchi e meno capelli, si tratta di un “controllo ideologico perché si presume che a Cortina ci siano solo benestanti”: strano, io pensavo che a Cortina ci potessero andare anche quelli che benestanti non sono. cicchitto è uno che riesce sempre a sorprendere, una s’immagina che più coglione di così non si possa essere, e invece per fortuna arriva subito la smentita.
E ancora, c’è il caffè della buvette dei nostri onorevoli parlamentari che aumenterà di dieci centesimi: noi poveri mortali comuni già da un po’ lo paghiamo anche di più di ottanta centesimi ma si sa, per noi un caffè al bar deve essere considerato un lusso, mica una necessità o, peggio ancora, un diritto come per i lor signori. Ci sono posti in Italia dove un caffè non costa mai meno di un euro, anche un euro e venti, per non parlare di un succo di frutta e un toast per i quali si pagano fino a sei, sette euro.
Noi la realtà la conosciamo bene, sarebbe ora che imparasse a conoscerla anche chi non ne sa nulla.
E, per concludere sorridendo, secondo una ricerca del sito Divorce-Online, che fornisce servizi alle coppie che vogliono interrompere il matrimonio, un terzo dei casi è dovuto alla frequentazione dei social network, come sempre agli umani serve un capro espiatorio, e allora cosa c’è di meglio di qualcosa che non può nemmeno rispondere per dire quanto sia ridicolo che le coppie si dividano “per colpa” di un social network? perché,  si sa,  prima di internet e di Facebook andava tutto bene: gli uomini tutti santi e le donne tutte devote fedeli e pie. Se lo leggono in vaticano, c’è il rischio che uno a scelta fra Buttiglione, Giovanardi o la Binetti proponga una legge per l’abrogazione di FB in Italia.
Comunque, un passo avanti c’è stato: fino a qualche mese fa in Italia si parlava solo di Ruby e delle performance erotiche dell’ ex tizio: oggi almeno gli italiani hanno ricominciato a parlare dei fatti loro.

Strafanculo

E allora hanno rinviato a giudizio verdini, dell’utri e carboni. E allora non c’è nulla di nuovo, ma tutto è uguale a sempre. Compreso il fatto che in galera non ci andranno mai, compreso il fatto che sentiremo parlare di loro come onorevoli o senatori, e non ci chiederemo mai quale sia il vero senso delle parole, anche di quelle semplici, come l’onore.

Le persone da onorare, i dell’utri o i verdini, i berlusconi. Persone d’onore, ecco questo sì!

Sta per arrivare la stangata, agli onorevoli e ai senatori. Guadagnano troppo, hanno scoperto con una commissione. Sì, qualcuno è stato pagato per far parte di una commissione che doveva appurare che aprendo il rubinetto col cerchietto rosso, l’acqua esce calda. La stangata non arriverà, come la galera, come la giustizia, come l’onestà.

Scrivono che i suicidi sono boom. Ma il boom è legato alla crisi. Il boom dei suicidi mi dispera quanto sentir parlare di record. Il record del prezzo della benzina, della disoccupazione, della povertà percepita, di quella reale. Boom. Come negli anni 60, quando l’economia iniziava ad iniettare il bacillo della stupidità.
La gente si ammazza per la crisi, bisogna fare in fretta a rivedere gli ammortizzatori sociali, dice il presidente della Repubblica, perché lo deve dire visto che almeno conserva un po’ della sua dignità istituzionale. Caro Presidente, è che la gente è un po’ scema, si ammazza anziché ammazzare.
Quello che non si capisce è perché la benzina aumenta da appena si ventila l’ipotesi di un aumento, e le stangate che non arrivano mai, son previste sempre dopo due o tre anni dalla fine della legislatura? La domanda più che retorica è idiota, ma tanto in quest’epoca di cretini pure un imbecille pare un genio, e poi se arrivasse una risposta sarebbe anche gradita.

Sono cronache sconclusionate queste mie, cose quasi senza senso scritte così.

Ma anche oggi non ho saputo resistere e ho letto i giornali, e mi sembrava osceno aprire un nuovo foglio bianco per scriverci un pensiero sintetico, che però avrebbe espresso fin troppo bene quanto detto fin qui.

Perché avevo voglia di scrivere semplicemente: andate tutti a strafanculo!

Rita Pani (APOLIDE)

Ma che sorpresa!

Consumi, il peggior Natale dal 2000. Scende la spesa degli italiani per il cibo

Beh ma è davvero stupefacente che i consumi siano calati, qualcosa di inimmaginabile e imprevedibile…ma non sarà che (forse eh?) se si può fare a meno dell’inutile, del futile e del troppo in tempi di magra, risparmiare si potrebbe e dovrebbe fare sempre? ma hanno davvero un senso al giorno d’oggi quelle interminabili sedute attorno a un tavolo? c’è davvero e ancora bisogno di celebrare il natale mangiando in modo esagerato in un’epoca in cui per fortuna si mangia abbastanza tutti i giorni? ecco perché io detesto le tradizioni, perché poi liberarsene quando diventano ingombranti  diventa quasi una conquista, mentre invece dovrebbe essere la normalità fare quel che ci si può permettere di fare, indipendentemente dalla crisi. Gli sprechi sono qualcosa di intollerabile sempre, non solo a natale in un mondo dove ogni tre minuti un bambino muore di fame e un adulto è costretto a dover vivere con meno di due dollari al giorno.
Gli eroi sono quelli costretti a rinunciare tutti i giorni al necessario, non chi questo natale ha dovuto fare a meno solo di qualcosa.

 

I nostri “status felici” su Facebook

Rita dice: “Ma perché non dovrebbe essere un Natale felice questo? Solo perché c’è la crisi, la povertà, i sacrifici, la disoccupazione e il rifinanziamento delle missioni militari nelle guerre di occupazione che ci vedono impegnati a elargire la bontà della democrazia, della pace e della libertà? Che mondo fantastico!”


Appunto: perché non dovrebbe essere anche un “buon” Natale, questo? che mondo fantastico finché continueremo a prenderci in giro prima di tutto dai noi medesimi che siamo sarà sempre così: fintamente fantastico. Finché non impareremo a fare cose solo sulla spinta di quello che sentiamo davvero e non perché ci sono cose che si “devono” fare, non ne usciremo. Poi, va bene, “auguri” è una parola tutto sommato gradita, che non offende, non ferisce e non ammazza nessuno. Che ci vuole ad augurarne tanti? è anche gratis, il che, al giorno d’oggi, è una rarità preziosa.

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Equi_Taglia

            Tolgono ai più poveri e lo spread cala. Devono togliere ancora ai poveri?

Basta far salire lo spread, farlo diventare la prima preoccupazione del parco bovino e macellare i capi in basso, quelli più vicini al tritacarne. E ancora, e ancora, e ancora.
Ha ragione Ascanio Celestini quando dice che un popolo spaventato è come un bambino minacciato: ubbidisce subito.
A me non importa nulla se c’è gente – in Italia tanta – visto che il 10% della popolazione possiede più della metà della ricchezza totale, che sta meglio di me e della percentuale restante dei cittadini. Quello che m’importa, eccome, è sapere se quella gente sta meglio perché se lo è meritato davvero. Io non ho la sindrome della cosiddetta invidia sociale, se uno nella sua vita ha studiato di più, si è impegnato di più, ha lavorato di più, ha rischiato di più è assolutamente giusto che abbia uno stile di vita diverso dallo scansafatiche, io non sono per l’uguaglianza a tutti i costi perché non siamo tutti uguali e tutti meritevoli tout court: nella vita ognuno deve metterci del suo e deve sempre lavorare per migliorarsi senz’aspettarsi la manna dal cielo. Il problema è che in Italia nella maggior parte dei casi chi diventa un cittadino “più” lo fa a discapito della collettività altrimenti questo paese non sarebbe ridotto così male indipendentemente dalla crisi globale. Ieri sentivo feltri dalla Gruber dire che non sarebbe giusto adesso alzare la percentuale dei capitali scudati, che quando lo stato fa un patto coi cittadini poi non può rimangiarsi la parola, come se portarsi i soldi all’estero e non pagarci su le tasse fosse un atto di nobiltà da premiare con lo sconto invece di un reato da punire. Io non ho e non do cifre, però penso che in uno stato di diritto, in una società civile, il minimo dei diritti debba essere garantito, e se in un momento di grave difficoltà chi ha accumulato denaro sufficiente per potersi garantire cheneso, la berlina da 100.000 euro, l’attico in città, il casale in campagna, la barchetta a porto Cervo e l’appartamentino in montagna, chi può spendere per un capo d’abbigliamento quanto una famiglia spende in un mese per mangiare, dovrebbe contribuire (molto) di più rispetto a chi tutte quelle cose non le ha potute avere non per incapacità ma perché magari, è stato solo meno fortunato e meno furbo.
Quando sento dire che in questo paese si è vissuto al di sopra delle possibilità rabbrividisco. Perché so che un sacco di gente il mazzo se lo è fatto, non ha avuto niente di regalato, ora ci chiedono l’ICI sulla prima e unica casa: c’è chi andava a lavorare anche di domenica per pagare il mutuo e per anni ha fatto a meno di tutto per raggiungere quel piccolo obiettivo, e nel frattempo si cresceva anche i figli. Però ci dicono che una casa di proprietà fa reddito ed è giusto pagarci una tassa ignorando che il mantenimento di una casa di proprietà è a carico di chi se l’è comprata, se si rompe la caldaia non si va dall’amministratore di condominio a reclamare, bisogna trovare i soldi per aggiustarla o comprarne una nuova, così per tutte le altre cose.
Mantenere una casa di proprietà è già una tassa di per sé.
E io la voglio anche pagare questa tassa se poi mi torna sottoforma di servizi e strutture, ma so già che non sarà così. Io voglio continuare a pagare tutte le mie tasse, continuare a stare dentro questo stato, ma non voglio essere costretta a mettere mano al portafoglio perché per fare una mammografia in questo paese si devono aspettare anche nove mesi. Dov’è la giustizia sociale, l’EQUITA’,  in un paese dove bisogna rinunciare a curarsi, ad andare dal dentista perché anche curarsi e avere un bel sorriso è diventato qualcosa alla portata di una piccola élite di ricchi e arricchiti?
Il problema non è tanto il fatto, gravissimo, che in questo paese non potremo mai ambire ad una vera equità, ad una lotta seria contro i grandi evasori che qui vengono premiati con lo scudo e i condoni anziché accompagnati nelle patrie galere come avviene nei paesi civili e a una distribuzione giusta delle ricchezze, quella che faccia in modo che non esista un divario così gigantesco fra chi nonostante la crisi continua ad accumulare e ad arricchirsi e chi invece non può garantirsi nemmeno il necessario. Il dramma è che questa concezione è entrata nel comune sentire, ieri da qualche parte ho letto che, “sì vabbè, la manovra è severa ma tanto in questo paese sarà sempre così e più di questo non possiamo pretendere”.
E allora penso che noi italiani siamo ormai avvezzi alla bastonatura perpetua. Questo il potere l’ha capito e si comporta di conseguenza, altrove i banchieri disonesti sono dovuti andare sotto processo, qui i banchieri e basta li hanno messi a governare.

Ma, ha un senso parlare di tutto questo in un paese dove esiste un sistema intero che vive alle spalle degli altri ed è stato tutelato dagli scudi e dai condoni, in un paese dove “il nero” supera il consentito e invece di riportare il maltolto a galla si va a infierire sui pensionati?


NON CE NE LIBEREREMO MAI (Marco Travaglio, Il Fatto Quotidiano)

Un mese fa i titoli in Borsa delle sue aziende colavano a picco peggio degli ascolti di Minzolingua. Il suo governo, dopo due manovre estive totalmente inutili perché subito bruciate dai crolli quotidiani di Piazza Affari, sfiorava il consenso zero e rischiava di finire sottozero dovendone fare una terza. Gli altri capi di Stato e di governo, appena lo vedevano, scappavano. E, appena lo nominavano, sghignazzavano. In tribunale, poi, un disastro via l’altro, con i giudici che tagliavano i testimoni inutili della difesa per scongiurare la prescrizione. E in Parlamento nessuno, nemmeno la Carlucci e Stracquadanio, era più disposto a votargli quelle sei o sette leggine ad personam che gli occorrevano per scampare a sicura condanna. Un disastro totale: politico, finanziario, aziendale, processuale, sessuale, planetario.

Ora, soltanto un mese dopo, è tutto un paradiso. Del lavoro sporco, tipo piangere in diretta e far piangere gli italiani onesti, s’incarica Monti, avendo cura di non uscire dalla road map indicata dal Cainano: niente patrimoniale, niente Ici alla Chiesa e manco a parlarne di far pagare a Mediaset le nuove frequenze tv. Del resto, il nome di chi ci ha trascinati al fallimento dopo tre anni di sgoverno rimane un mistero doloroso: Monti continua a inchinarsi dinanzi a Letta e a B. (“ringrazio il mio predecessore che sono lieto di salutare in quest’aula”). E così, mentre gli altri piangono, lui fotte. Le aziende risalgono in Borsa. E lui risale nei sondaggi grazie alla proverbiale smemoratezza degl’italiani. Prepara la campagna elettorale travestito da “padre nobile” del Pdl, seminascosto dietro Angelino Jolie, pronto a levarselo dai piedi non appena i consensi faranno ben sperare. Intanto manda in fumo i suoi processi con manovre dilatorie che gridano vendetta, anzi la griderebbero se qualcuno le raccontasse. Invece, siccome dice “non conto più nulla” e tutti ci credono, le cronache dei processi Mills e Mediaset sono relegate in trafiletti da microscopio elettronico.

Insulto “Libero”

Silvio Berlusconi, da Verona: “non avevo nessuna mancanza di credibilità in Europa, era un’invenzione dei giornali italiani e di alcuni stranieri che hanno ripreso quelli italiani; con il mio passato da tycoon ero considerato il leader più autorevole agli incontri europei.”
[Eggià, ha ragione il tapino: quelli de l’Economist e del Financial Times prima di andare in stampa aspettavano sempre di leggere Repubblica o Il Fatto.]

Dal profilo facebook ufficiale dell’onorevole (…)  Berlusconi, roba di poco fa: l’ex tizio è in confusione.

Se la soluzione alla crisi consiste nel furto, la rapina, la sottrazione indebita, lo scippo, non serviva mica Monti, bastavano anche quelli di prima che almeno avevano già le physique du rôle adatto, ecco.

Da Libero (stavolta il quotidiano, ci deve essere proprio qualcosa nel nome, altrimenti non si spiega): “Togliete i libri alle donne e torneranno a fare figli”. [Dopo i monologhi della vagina, i soliloqui dei coglioni]

       E chissà se togliere i libri agli uomini, specialmente a quelli sul genere della testa di cazzo che ha scritto l’articolo su quel fogliaccio osceno, li aiuterebbe a fare qualcosa di più e meglio di come lo sanno fare: generalmente al minimo indispensabile. Sarei proprio curiosa di saperlo.
Il minus habens fa finta di ignorare che, se in Italia si fanno sempre meno figli non è perché ci sono donne che trascorrono il loro tempo oziando e
acculturandosi invece di stare davanti ai fornelli e spalancare le gambe come accadeva nel miglior regime fascista che questo paese ha conosciuto prima di quello di queste mezze cartucce che hanno rovinato un paese semplicemente ridicolizzandolo. Il patetico coglione razzista che riporta a modo suo, condividendolo, uno studio di un’università americana ignora che i figli costano, che mettere al mondo un figlio significa avere la sicurezza di fargli trovare tutto quello che gli servirà. Un dibattito no, non se lo merita chi “argomenta” in questo modo. Ma non si possono perdere di vista certe cose, e Libero è comunque un quotidiano finanziato coi soldi dei contribuenti, ha una tiratura di circa 162.000 copie a diffusione nazionale (con prevalenza dei lettori nel nord Italia) anche se la gran parte finisce nelle metropolitane o nelle stazioni completamente gratis perchè invenduta.
Ma intanto loro stampano e si fottono i soldi dello stato, cioè i nostri. In otto anni abbiamo dato a Libero 40 milioni di euro: chissà quante scuole, asili e strutture per la famiglia avrebbero potuto esserci oggi, invece di questo diffusore di lerciume immondo.
Questo è un periodo triste per la cultura, tutto quanto fa spettacolo e purtroppo, tendenza. Soprattutto le cose peggiori.  E questo è ancora un paese con una cultura maschilista prevalente e predominante, anche nelle giovani coppie si nasconde la supremazia dell’uomo, lo svilimento del lavoro e degli impegni femminili che esulano da quelli a cui ci hanno delegato secoli di subcultura. E purtroppo ci sono ancora troppe donne che pensano che la realizzazione femminile debba passare anche per la maternità, che una donna se non è anche madre sia meno donna. Niente di più falso, e dovrebbe essere inutile spiegare che ci sono donne che figli non ne fanno per scelta e che è sempre meglio non averli che essere pessime madri. La profonda ignoranza italiota, quella che poi si riassume benissimo in certi quotidiani, si rifiuta persino di guardare a quei paesi dove le donne sono considerate una risorsa, non semplici portatrici di uteri da fecondare. Donne che non devono scegliere SE avere dei figli oppure intraprendere una carriera qualsiasi perché lì c’è uno stato che offre strutture, sostegno e garanzie per poter fare entrambe le cose. Non c’è per fortuna il luogo comune che dei bambini se ne devono occupare soprattutto le mamme perché sono portate per natura. Gli uomini, i padri, collaborano in egual misura, ecco perché i figli continuano a nascere. E in quei paesi funziona tutto meglio, anche economicamente.
Questo articolo non offende noi donne, che ormai abbiamo imparato benissimo a difenderci ma è insultante principalmente per tutti quegli uomini, e sono per fortuna tanti, che sanno di essere qualcosa di più di un contenitore di seme da distribuire al solo scopo (ops…!) di fecondare uteri ansiosi di essere riempiti.

Il festival del dito e l’eclissi della luna

I risultati delle elezioni in Spagna e l’avanzata inesorabile delle destre in Europa sono solo la conferma, semmai ci sia davvero la necessità di ribadirlo, che tutto quello che va di moda dire in questo bel periodo a proposito di destra e sinistra che non contano è solo un’autentica cazzata. Riflettessero dunque quelli che in tutti questi anni hanno pensato e purtroppo anche detto – restando seri – che la politica fosse qualcosa da restaurare semplicemente ripudiando le ideologie (sulle quali la politica invece si è sempre fondata altrimenti a che serve essere di destra o di sinistra e fare le cose di destra e di sinistra?), raccontandoci che non contano le appartenenze quanto le persone ( e anche fosse davvero così, non abbiamo visto nessuna persona degna di rappresentare seriamente le istanze dei cittadini) invece e piuttosto che essere ripulita dall’inciucio, dal marciume e dalla corruzione che l’hanno resa l’immondo bordello che è.

Sottotitolo: ritengo che l’ICI sia una tassa giusta e necessaria. Sepperò ritorna sottoforma di servizi. Purtroppo questo non succede così come non succede per tutte le altre tasse che paghiamo,  perché se nonostante ci sia chi le paga tutte ma è comunque costretto a mettere mano al portafoglio quando servono ad esempio un medico, una visita che non possono aspettare i tempi biblici del SSN significa che le tasse le pagano i pochi soliti noti.

E allora bisogna farsi dare i soldi da chi non li ha dati fino ad ora, o ne ha dati pochi rispetto ai benefici che ha ottenuto grazie allo stato. Ma alla parola “patrimoniale” scatta l’intimidazione, due giorni fa persino piersilvio ha mandato un messaggio forte e chiaro a Monti. In uno stato sociale chi ha di più deve metterci di più. Come fa Monti a parlare di EQUITA’ se poi alla parola patrimoniale scatta la minaccia, “guai a chi tocca la ‘robba’ mia e di mio padre?” e in mezzo a tutto questo caos c’è chi sta lavorando per consentire a berlusconi di salvare se stesso, la sua capra e i suoi cavoli.

Riecco la mazzetta, Di Lernia: “Versai 200mila euro all’Udc” | Marco Lillo | Il Fatto Quotidiano

Povera Milena (Gabanelli), che spreca un sacco di tempo e di energie a fare inchieste che non interessano nessuno, Milena che rischia in proprio per sbattere in faccia agli italiani le schifezze più inenarrabili ma poi, non succede niente. Dopo ogni puntata di Report dovrebbero partire i Tir per andarsi a prendere i delinquenti che ammazzano lo stato, e invece no, partono solo le querele e i “non sono stato io”. Cioè, sembra davvero che la corruzione sia un male necessario. Ma come si fa, a vivere in un paese così malmesso e disastrato?

Crisi, una class action contro BerlusconiRadioPop lancia la raccolta firme

Voglio i diritti d’autore: sono almeno dieci anni che lo dico. Ma la class action andrebbe estesa anche ai mentecatti che lo hanno votato. Che paghino anche loro per i danni che hanno contribuito a provocare mandando, per tre volte, un delinquente incapace al governo perché gli fa vedere le telenovelas, le ballerine, il grande fratello, la de filippi e perché si scopa le ragazzine (a pagamento).


Schifani e Fini ci hanno chiarito in che stato è lo Stato: se la nomina di Pitruzzella all’Autorità per la concorrenza è imbarazzante, quella all’Autorità su appalti e contratti pubblici del capo di condotte Berarducci equivale alla nomina di Piersilvio all’AgCom. La notizia, ovviamente, la dà SOLO “Il Fatto Quotidiano” che troppa gente non legge forse per via della scarsa qualità della carta e perché, ça va sans dire, ci scrive quell’antipaticone di Travaglio che, notoriamente ha fatto la sua fortuna nella distruzione morale di politici e dirigenti ‘alti’ (soprattutto di berlusconi: ah ah ah, quant’è bello non capire un cazzo perché non si sa un cazzo ) che altrettanto notoriamente nulla avevano ed hanno da farsi perdonare (altro che le “ombre che danzano” di cui ci raccontava Vendola ieri sera). Perché l’urgenza e l’imperativo di oggi, nel momento in cui la parola d’ordine è “sobrietà” è quella di non contraddire, non mettere bastoni fra le ruote e men che meno farsi venire qualche dubbio sul governissimo che fa benissimo di Mario Monti.

Ovvio che, se paragonato a berlusconi TUTTO è meglio di lui e dell’operato del suo governo (…). Ma io non mi sono seduta dalla parte dei “menopeggisti” come han fatto altri, quelli che oggi al solo sentire pronunciare il nome di Monti abbassano le palpebre in segno di rispetto per la paura che dopo o senza di lui sarà il diluvio. Salvatori in Italia non ne abbiamo mai avuti. E nessuno ha mai fatto cose per la gloria e il prestigio.
L’Italia ha sempre pagato un prezzo altissimo a chi l’ha tolta dai guai. E la prima cifra di quella somma è la limitazione della libertà.
Io credo che un paese si possa definire davvero civile e democratico quando non viene mai costretto nelle e dalle emergenze, e quando ogni cittadino può esprimersi senza essere considerato un “comunista di destra”, un populista, un qualunquista e un guastafeste.
Perché con Monti tutto sarà meno che una festa.
Perché se la soluzione alla crisi consiste nel ripristino dell’ICI anche per i possessori di due camere e cucina acquistate al prezzo di enormi sacrifici e aumentare tutto l’aumentabile, al posto di Monti ci potrebbe stare chiunque, anche uno qualsiasi fra i 945 magnapane a sbafo seduti in parlamento ai quali continueremo a pagare fior di stipendi e a mantenere privilegi nonostante e malgrado qualcun altro stia lavorando per aggiustare i disastri che loro hanno compiuto.

Qualcun altro che non lo sta facendo gratis né per il prestigio né per la gloria, s’intende.

I risultati delle elezioni in Spagna dovrebbero essere un buon motivo per riflettere. In Spagna non c’è Beppe Grillo, non c’è Travaglio e nemmeno il Fatto Quotidiano a cui dare tutte le colpe quando poi la sinistra non ottiene i risultati che sperava.

Benedetto sia l’otto per mille

Dicono: “Eh, ma Monti, almeno presentabile!” E ci credo! In confronto a quel tizio, imbellettato come una zoccola, pure Moira Orfei sembrava pronta per dare del tu a Elisabetta d’Inghilterra.
(Rita)
E’ che quando un paese viene disabituato a scegliere il meglio, perché non c’è un meglio da scegliere, quando l’alternativa è il calcio agli stinchi invece di quello sui denti i risultati poi si ottengono, daje oggi, daje domani anche una forchettata di merda alla fine sa di cioccolata. (Io)

 

Sottotitolo: Vaticano insorge
E Benetton batte in ritirata

  A molti italiani, anche cattolici, non piace che il vaticano non paghi l’ICI sulle sue proprietà che nulla hanno a che fare con l’esercizio del culto. Giusto per dirne una e non infierire oltremodo. Che fanno le eminenze, conciliano? è gradito l’effetto retroattivo, s’intende. Al vaticano non piace il manifesto pubblicitario e benetton rimuove, anche per questo l’Italia non sarà mai un paese normale. Che poi, a guardarlo bene, senza pregiudizi, sembra un bel messaggio di pace e fratellanza, ma per capire ci vorrebbe un cervello adulto, e chi crede da duemila anni alle favole purtroppo non lo possiede.

Il conflitto di interessi è vivo e lotta (sempre) insieme a loro.
Ormai, come dice Travaglio, bisognerebbe inserirlo nella Costituzione e renderlo normale, praticabile alla luce del sole; non ha più nessun senso incazzarsi, pensare che non si faccia una legge per regolarlo perché riguarda solo berlusconi né sperare di avere ai posti di comando gente in nessun’altra faccenda affaccendata. Ma il grande problema di questo paese è ICI sì ICI no.

Si comincia a intravvedere una certa fisionomia. Il nuovo ministro dell’ambiente ha rimesso sul tavolo la questione del nucleare, dice che se ne può riparlare, ma a certe condizioni, naturalmente le loro. Poi li vorrò vedere tutti quelli che fanno il tifo per le competenze, quando anche questi se ne infischieranno non di uno ma di due referendum. Per il terzo, nessuno contasse su di me. A quelli di no glielo abbiamo detto, questi non so se lo faranno dire con la stessa nonchalance. Devono o no risolvere la crisi? e se col nucleare si risparmia, loro riporteranno sul tavolo la questione. Poi voglio vedere chi si opporrà al governo “di emergenza”. Ieri sono stati picchiati i ragazzi che rivendicano il diritto allo studio: è cambiato il governo ma non i sistemi con i quali si contrasta il dissenso democratico e civile.

Il titolo del Times di ieri: Italy ditches democracy as row blazes over how to save the euro. (per la traduzione, rivolgersi a La Russa: lui, sa)

Come primo atto di cortesia verso la Chiesa che lo ha fortemente voluto, Monti stamattina va in aereoporto ad omaggiare il Papa in partenza.

Come sempre, tutto uguale

“Sì, ma ha tolto l’ICI” ti dicevano i berlusconiani italioti, felici per la tassa che svaniva. Impregnati com’erano dalla propaganda esaltata del tizio, non si domandarono mai come avrebbero fatto i comuni a sopravvivere senza l’introito. Ovviamente riuscirono a farlo aumentando le altre tasse ed inventandosene delle nuove, ma l’ICI non c’era più e quindi: “Viva il re!”
Quando poco fa ho letto le intenzioni del nuovo governo Monti, per risanare i conti dello stato, mi è venuto da sorridere: “Si pensa all’aumento dell’IVA.” La benzina è già aumentata, e aspetto anche che si provveda all’aumento delle sigarette e a un rincaro dei ticket sanitari. Per non parlare delle Autostrade, della TARSU, dell’aria e del sonno.
Insomma le novità sono queste, e chi si aspettava rigore e serietà può anche mettere l’anima in pace ed attendere di essere licenziato, o di mettersi a dieta. D’altronde è il governo dei tecnici, quelli che non hanno a che fare con la politica. Ci ripetono che è un governo dello stato, per lo stato, senza però ricordarci cosa sia questo stato e nemmeno in che stato sia.
Nemmeno un dubbio o una domanda nella coscienza dell’italiota medio, che guarda con sospetto a Monti se di destra, cooptato dalla propaganda che persiste imperterrita, o che lo guarda speranzoso da sinistra (sic!) se indotto dalla tifoseria del PD. Senza senso critico, senza dubbi, appunto, senza domande, senza pensiero. “Attendiamo!” mi si dice, proprio come se avessimo tempo per stare a guardare cosa accadrà.
È un governo di comodo, nel senso che fa comodo a chiunque abbia a cuore il proprio destino e la propria poltrona. Il capro espiatorio, un jolly calato nella partita che si sta giocando mentre noi – gente comune – siamo il ricco piatto sul tavolo verde. Quando la partita sarà finita, nel 2013, la colpa anziché essere di tutti sarà di nessuno e soprattutto in un anno e mezzo sarà possibile riacquistare una certa verginità, così da potersi proporre ancora come candidati “nuovi” o “non colpevoli.”
Nulla cambierà in questa Italia, incapace di osare, incapace di pensare, incapace di reagire. Basterebbe poco, in fondo, per esempio organizzarsi e darsi appuntamento fuori dalle banche, con l’intenzione di ritirare i pochi soldi rimasti nei conti. Sì, perché si pensa sempre che i soldi che reggono le banche siano i loro e non i nostri 40 o 50 euro, che restano là quasi fosse un pegno per il futuro. Basterebbe pensare perché un giorno, nemmeno tanto tempo fa, per avere il tuo stipendietto da operaio o servo, dovevi per forza avere un conto in banca, perché ti obbligarono ad avere uno stipendio virtuale, perché per pagare la spesa era necessario ricordare a memoria il PIN del bancomat.

Tolte le briciole di tutti, il segnale sarebbe chiaro. Potrebbe addirittura capitare che durante una seduta al senato, teletrasmessa in TV, si sentano dire delle cose sensate, tipo: “Signori, ci hanno sgamato e siamo nella merda!” Oppure: “Oh! Cazzo! Si sono svegliati, e mo’ che si fa?”

Invece no, la non politica pulita e dai capelli veri e ben pettinati avanza. L’abito blu del signore per bene ci rassicura, la messa della domenica lo rende più pulito della rognosa lap dance che rendeva l’altro un mostro pervertito, e l’italiota riesce ancora ad attendere, anche quando iniziano i fraintendimenti, le smentite e le rettifiche sul nucleare abolito con referendum, l’acqua da pagare anche se pubblica, il ritorno dell’ICI senza la cancellazione delle tasse che l’hanno sostituita, l’aumento dell’IVA che ci priverà del pane, i licenziamenti col metodo Marchionne, e tutta l’altra solita merda che ci spareranno addosso col cannone. Come sempre. Tutto uguale. Come noi.

Rita Pani (APOLIDE)

Scialla! (stai sereno)

Sottotitolo: Tornerò ad avere qualche stima nei giornalisti televisivi quando uno di loro, a caso, dirà “il cosiddetto o sedicente” parlamento padano. Quello non è un parlamento ma un’associazione privata, e come tale va denominata. Tutti invece dicono: convocato il parlamento padano, senza neanche aggiungere dè ‘sto cazzo. Il cosiddetto ‘parlamento padano’ e un circolo della bocciofila pari sono, e così dovrebbe essere presentato e descritto al pubblico.

Bersani dice che questo governo cosiddetto ‘di emergenza’ è più forte senza politici. Io non lo penso affatto: credo invece che in un governo, qualsiasi governo, ci vorrebbero casomai dei politici veri. E il segno che di politici veri, seri, competenti, disinteressati che sappiano occuparsi veramente del paese e non dei soliti affari di bottega, la loro,  non ce ne siano più consiste proprio nell’inconcludenza, nell’inutilità, nella mancanza assoluta di serietà e responsabilità dei governi che si sono succeduti in questi ultimi vent’anni. Ché se ci fossero stati, nessuno avrebbe aperto un dibattito su Gianni Letta ma neanche su Amato. Il primo perché è tutt’altro che quella figura ‘alta’ che molti, compresa la Bindi fino a ieri sera descrivono ma anzi è stato quello che tirava i fili dietro le quinte di quell’orrenda commedia che è stata il governo berlusconi, dunque oggi né mai nella sua vita farebbe gl’interessi contrari di berlusconi, l’altro perché con la sinistra e col centro sinistra non c’entra assolutamente niente. Possibile che sia questa, la real politik? per me dovrebbe essere quella che si spertica per risolvere davvero i problemi, che trova sì, un accordo anche con l’avversario politico, quello che in condizioni normali e fuori dalle emergenze si dovrebbe contrastare con tutte le forze possibili, certamente non quella che favorisce l’inciucio e la perdita di memoria collettiva, cazzo, si parla di Gianni Letta come di uno dei migliori statisti di questi ultimi anni, quello che ha sempre favorito il dialogo sereno (ma dove, quando?) fra le opposte (si fa per dire) fazioni, e non invece di uno che doveva andare a finire in galera e non c’è andato solo perché il gip si chiamava Augusta Iannini (in Vespa), amica di famiglia. In questo paese la gente è talmente intossicata da non saper più distinguere il fango dalla merda e viceversa. Questo è un paese composto per metà da gente che non legge e non si informa, l’altra, il resto, per fortuna non tutto, da persone senza memoria, ecco perché anche uno come buffon può venir confuso con qualcuno che fa discorsi da statista. Con Pertini al Quirinale credo che in un momento come questo la Nazionale di calcio sarebbe stata ricevuta ai giardinetti.

Cicciolina almeno non ha mai nascosto che mestiere facesse:  l’ha sempre detto ed è stata eletta lo stesso.

Non si finisce mai

Ha detto Al Fano che il tizio non andrà ai giardinetti. Beh! Peccato. Io ce lo vedrei con le calze nere e la giarrettiera appena sopra il ginocchio, le scarpe col tacco, senza mutande e l’impermeabile da aprire quando gli vengono incontro le donne con la sporta della spesa in mano.
La nostra ubriacatura è finita, godere è stato lecito e liberatorio, ma ora è giunto il momento di porre la pietra tombale davanti alla cripta che deve rinchiuderlo, fatta di oblio e memoria. Nulla potrebbe fargli più male che l’indifferenza o la visione reale di quel che resta di lui: un indagato, un imputato, un vecchio triste e criminale.
Di sogni ne abbiamo fatti, ma è ora (o almeno lo sarebbe) di ridestarci e tornare con tutti e due i piedi nella realtà che non è dipinta con tinte pastello, ma con toni cupi e senza sfumature. L’Italia è passata di mano, da quelle di una cosca mafiosa ad altro potere, che non è quello del popolo. Ora, come un ostaggio, l’Italia è stata ceduta ai poteri economici, alla chiesa e ai militari, e non c’è rimasto nulla da ridere.
Sorridere semmai, dinnanzi alle solite cronache che ci raccontano la domenica montiana, che è una bella giornata di sole, che è fatta di lavoro e poi della Santa Messa. Un messaggio per chi ancora non fosse convinto; dopo le cronache d’avanspettacolo del vecchio porco, un signore distinto che si reca alla messa al braccio della moglie, è assai più rassicurante, anche per chi ancora non ha capito bene l’entità del sacrificio da affrontare. Ma Bagnasco è tranquillo, e anche questo – in teoria – dovrebbe rassicurare l’italiano medio, quello che esulta per la caduta del mostro e trova il nuovo messia da adorare.
Certo, c’è anche l’ipotesi del paradosso, secondo cui nonostante Mario Monti sia stato chiamato in tutta fretta a dar pace alle banche italiane, la sua ascesa potrebbe ridare davvero un minimo di respiro anche a noi, ma solo secondariamente. Un domani, forse, se non si saranno cancellati i diritti di vita della comune umanità. Noi.
Sarebbe bello non scordare il passato, sarebbe obbligo ricordare ed è fatto obbligo continuare a resistere e lottare. Potremmo persino iniziare a fare quel che non abbiamo mai fatto: esigere. Per esempio ridando dignità allo stato e alle istituzioni. Esigere epurazioni. Se non si ripulirà lo stato dalla melma, tutti coloro che continueranno a passeggiarci sopra ne usciranno sempre con le scarpe infangate.
Epurazione è un brutto termine, lo so, ma non ne esiste uno migliore per sottolineare l’urgenza di civiltà. È inutile dire che sepolto il tizio si debba educare il popolo al libero pensiero, al senso critico e alla responsabilità, se non esistono modelli da poter mostrare con vanto, se una volta sola in questo stato non ci sarà qualcuno che si possa rispettare. Via tutti i servi dai gangli dello stato che ormai è come un terreno minato e da sminare. Bonificare, forse è un termine più leggero di epurare, ma il senso non cambia, e questa dovrebbe essere la nostra esigenza.
Però ho visto spuntare di nuovo fuori il Veltroni, e allora mi sorrido pensando che non è ancora giunto il tempo di dedicarmi ad altro, di pensare alla grazia della prosa dei racconti da scrivere e dei romanzi, che nascondono tra le pagine da vergare, le ombre di un sole che cala, o di uno che sorge.

C’è da stare ancora qua a R-esistere. Non è ancora tempo di sospirare.

Rita Pani (APOLIDE)

L’alternativa c’è, ma c’era anche prima

Sottotitolo: Dice: “senza berlusca VE vojo vedè VE vojo”. Ripeto: MA MAGARI, non è problema MIO, è risorsa. Ho già riviste satiriche SENZA berlusca, giornali SENZA berlusca, mondi SENZA berlusca. Il mondo è grande e complesso, bellissimo. (Mauro Biani)

Io sono una persona fra quelle che non ha mai creduto alla favoletta dell’alternativa che non c’era. Un bell’alibi per un’opposizione che non ha mai fatto fino in fondo il suo mestiere ma che SOPRATTUTTO ha protetto berlusconi e gli ha consentito di poter arrivare a compiere il disastro totale trincerandosi dietro la menzogna di essere stato scelto dalla maggioranza degli italiani, mentre tutti sanno che lui è potuto rimanere dov’è solo grazie alla legge porcata dell’odontoiatra cialtrone, e in ogni caso gli italiani gli hanno detto, ai referendum prima e alle amministrative dopo, che la sua presenza in parlamento non è più gradita.

Le bugie, è verissimo, hanno le gambe corte.

Perché rispetto a berlusconi OGNI alternativa è,  era e DOVEVA essere migliore, e il dovere dell’opposizione sarebbe stato quello di costruirne una che fosse forte e credibile invece di pensare a se stessa, al leader che non c’era e a cose meno importanti e per nulla urgenti rispetto alle vere esigenze del paese. Quindi sì, a me va benissimo chiunque non mi faccia vergognare di essere nata in questo paese sciagurato.

Maggio 2008, Prodi lascia a Berlusconi: lo spread è a quota 37, ovvero, il valore della memoria,  quando la parola spread non la conosceva quasi nessuno oltre agli addetti ai lavori.



Ben venga Monti. Potesse annientare gli scandalosi privilegi della politica! Ben venga Monti. Potesse eliminare le scandalose leggi ad personam e quelle che rendono conveniente evadere le tasse. Ben venga Monti. Potesse cacciare dalla vita politica i delinquenti ed i mafiosi che sono in Parlamento. Ben venga Monti. Potesse rendere la Rai un’azienda dove la politica non può entrare, richiamare gli epurati in modo che sia decisamente garantito il servizio pubblico. Ben venga Monti. Potesse istituire una patrimoniale annuale, una ritassazione agli ignobili evasori che si sono scudati con un misero 5% che grida vendetta, la reintroduzione dell’Ici, vera tassa federale. Ben venga Monti. Potesse cancellare gli scandalosi privilegi alla chiesa cattolica nelle situazioni dove il diritto di culto non ha titolo. Ben venga Monti e ci parli chiaro. Io ritengo che si debba però andare alla elezioni. Quindi Monti starà al timone il tempo necessario ma a febbraio si deve votare. Monti potrebbe pure candidarsi e gli schieramenti che si apprestano a chiederci senso di responsabilità facciano altrettanto e vadano in campagna elettorale senza ipocrisie, false promesse e toni da fine del mondo. Nascondersi dietro un governo tecnico sostenuto da gente che antepone i propri interessi a quelli dell’Italia non mi trova concorde. Ci sono in Parlamento un sacco di carogne che devono scomparire!

Quindi oggi, viva l’Italia e a Monti buon lavoro.

(Gabriele)