Gli standard di moralità in politica di Polito

Ieri il Corriere della sera riportando le motivazioni della sentenza di primo grado che condanna berlusconi a sette anni per concussione e sfruttamento della prostituzione minorile ha definito quelle motivazioni “accuse”. Come se fosse ancora tutto da stabilire, mentre l’unica cosa da stabilire e possibilmente fare è cacciare con disonore il più immorale di tutti. I parametri di Polito si rassegnino, e anche Polito.

I miei più sentiti complimenti a Polito che, dalle pagine del Corriere della sera, invece di augurarsi e auspicare una nuova stagione in cui non debbano più trovare spazio l’immoralità e l’indecenza in politica pensa che sia più utile trovare un compromesso; fissare l’immoralità ad una ipotetica cifra evidentemente decisa da lui [come se non bastasse quella già decisa e resa operativa dal Napo Capo] entro la quale il politico che seppur non commettendo nessun reato non si comporta come si conviene a uomini e donne di stato può essere tranquillamente perdonato e restare al suo posto. 

Si attende prossimamente la classifica stilata da Polito in persona che c’illuminerà su quali sono, secondo i suoi parametri, gli standard perfetti per concedere al politico di poter agire nel modo che vuole, anche facendosi beffe di legge e Costituzione senza dover rischiare nemmeno una critica.

Grazie a Polito che ha rimesso a posto le cose ricordandoci che l’ABC nella politica non è la trasparenza, l’azione favorevole al bene comune e non solo a quello di qualcuno [e qualcuna] ma il sottomettersi al ricatto del “se non mangi tutto cade il governo”. 

In un paese in cui fosse ben chiara la differenza fra pubblico e privato in politica, su quello che può fare il politico e quello che no, e quello che NO venisse sempre condannato, indipendentemente dallo schieramento a cui appartiene quel politico, nel quale non ci sia gente che pensa che tutto sommato sia giusto che chi può approfitti del suo ruolo, della raccomandazione, dei soldi di tutti; in un paese dove il desiderio di giustizia e di uguaglianza non viene confuso col giustizialismo e la sete di chissà quale vendetta, con l’invidia sociale,  uno come Polito [ma anche come molti dei suoi illustri colleghi al Corriere] che ha sempre fatto il pesce in barile arrivando anche a comprendere e giustificare le porcherie di berlusconi non farebbe nemmeno il giornalista. Polito fa parte di quel cerchiobottismo riverente a tutti i padroni e regimi di cui il Corriere è stracolmo che ha devastato questo paese. Dai giornali di b una se lo aspetta, anche se con una legge seria sul conflitto d’interessi berlusconi sarebbe finito in galera vent’anni fa e sallusti oggi chissà dove sarebbe e a fare che, invece di essere invitato ovunque come un giornalista vero. Ma dai giornali cosiddetti ‘indipendenti’ no. Noi non finanziamo i giornali per farci scrivere su che in una democrazia civile si può tollerare la modica quantità di disonestà e immoralità in politica.

Io trovo GRAVISSIMO che dalle pagine di un quotidiano come il Corriere della sera, il giornale dell’alta finanza, della borghesia e dell’élite dei privilegiati ma finanziato dai contribuenti, dalle vittime dell’indecenza, dell’immoralità e della disonestà politica vengano diffusi messaggi di questo tipo.

È il momento delle scuse  – Marco Travaglio, 23 novembre

È il momento delle scuse. Ci perdonino Josefa Idem e Micaela Biancofiore , defenestrate dal governo Napoletta l’una per un’evasioncella di 3 mila euro su una casa-palestra, l’altra per una sparata omofoba: visto che dello stesso governo continuano a far parte Anna Maria Cancellieri in Ligresti e Angelino Kazako Alfano, le due signore vogliano accettare le nostre più sentite scuse.

Ci perdoni anche Corrado Carnevale, da noi per anni attaccato, criticato e addirittura chiamato “Ammazzasentenze” perché annullava in Cassazione le condanne dei mafiosi per vizi di forma (un timbro saltato, una pagina mancante), riceveva a casa sua i loro avvocati e sparlava al telefono di Falcone e Borsellino. Ieri il Pg della Cassazione Gianfranco Ciani, quello che convocò Grasso su ordine di Napolitano e Mancino per parlare dell’avocazione dell’inchiesta sulla Trattativa, ha avviato l’azione disciplinare contro Antonio Esposito: la scusa è l’intervista rilasciata il 6 agosto al Mattino in cui il giudice avrebbe anticipato la sentenza Mediaset, ma la colpa vera è la sentenza Mediaset, cioè la condanna di B. Infatti Esposito non anticipava le motivazioni della sentenza Mediaset, anzi diceva il contrario di quel che avrebbe scritto nella sentenza Mediaset. E di B. non parlava proprio (è l’intervistatore che l’ha fatto credere appiccicando una domanda su B. a una risposta generica). Ma, anche se avesse parlato di B. e anticipato le motivazioni, Esposito non avrebbe commesso illecito disciplinare lo stesso, perché la legge punisce solo i giudici che parlano di un processo “non definito”, e il processo Mediaset era già definito dal dispositivo della sentenza letto in aula il 1 agosto. Dunque, caro Carnevale, ci scusi tanto: nell’Italia delle larghe intese, il modello di giudice auspicato fin dai colli e dai palazzacci più alti è il suo: quello di chi le condanne eccellenti non le conferma, ma trova il modo di annullarle.

Mille scuse, infine, al giudice Renato Squillante, anche lui da noi ripetutamente attaccato soltanto perché, vicecapo dell’ufficio Istruzione e poi capo dell’ufficio Gip di Roma, faceva in modo di non arrestare o rinviare a giudizio i potenti, e aveva un conto in Svizzera comunicante con quello dell’avvocato Previti, insomma era a libro paga della Fininvest. Inezie, minuzie, quisquilie, pinzellacchere. Avevamo ingenuamente pensato che la sua condotta fosse incompatibile, non solo col Codice penale, ma anche con la Costituzione che vuole la legge uguale per tutti e tutti i cittadini uguali davanti a essa. Ci sbagliavamo: eravamo rimasti alla Costituzione del 1948, cioè alla versione non ancora aggiornata dai saggi ricostituenti. Ora è ufficiale: non tutti sono uguali davanti alla legge. Aveva ragione lei, caro Squillante. Guardi quel che sta accadendo in Sicilia ai suoi colleghi (ci scusi per l’indebito apparentamento) Di Matteo e Gozzo, isolati dallo Stato e minacciati dalla mafia perché si ostinano a cercare, a vent’anni e più dalle stragi, i mandanti occulti, i depistatori e i traditori che trescavano sottobanco con la mafia che aveva appena ucciso Falcone, Borsellino, le loro scorte e tanti altri cittadini innocenti, mentre pubblicamente fingevano di combatterla. L’altro giorno, nell’aula del processo Trattativa, a testimoniare solidarietà a Di Matteo c’erano soltanto il suo capo, Messineo, e un prete, don Luigi Ciotti. Le alte discariche dello Stato che si mobilitano in assetto di guerra e scatenano la forza pubblica non appena compare sul web una frasetta non proprio encomiastica sul loro conto, hanno altro a cui pensare. Il nostro pensiero deferente e un po’ nostalgico corre dunque a lei, caro Renatino, che negli anni 80 e 90 precorse le larghe intese, evitò ogni “guerra fra giustizia e politica”, infatti non subì neppure un procedimento disciplinare né un monito presidenziale. Si conservi in buona salute: presto – eliminati gli Esposito, i Di Matteo, i Gozzo e le altre mele marce in toga – ci sarà ancora tanto bisogno di lei.

IL LATO PORNO DELLA CASTA 

Chissà questi qui dove li metterebbe Polito. Bisognerebbe chiederglielo.

Caso Cancellieri: ‘diversamente morali’: l’Europa ci vede così

Chi risarcirà gli italiani?

“Chi risarcirà Ottaviano Del Turco?”
Partiti e giornali lo avevano già assolto

In un paese normale la gente apre i giornali e legge un po’ di tutto: la cronaca nera, quella giudiziaria e l’attualità politica che raramente hanno a che fare l’una con le altre.

Nei paesi normali hanno un’idea stravagante della società, della civiltà e della legalità: i politici fanno i politici,  i criminali i criminali e ognuno si prende le sue responsabilità.

E quando un politico commette un reato, di qualsiasi ordine e grado, non gode di nessun trattamento di favore, sia da parte della
giustizia  per mezzo di leggi accomodate alla bisogna dalla politica stessa che dai giornali e giornalisti che – al contrario di quel che accade da noi – sono implacabili verso coloro che tradiscono il mandato dei loro elettori e dunque lo stato.
Molti politici hanno dovuto dire addio alla loro carriera proprio grazie ad inchieste giornalistiche che ne avevano smascherato le nefandezze [per informazioni citofonare Nixon].

E a nessuno, altrove da qui, è mai venuto in mente di definire giustizialisti quelli a cui non piacciono i politici che commettono crimini e reati e che vorrebbero una giustizia applicata indipendentemente dal ruolo e dal mestiere che qualcuno svolge: quella famosa – ma mai messa in pratica –  legge uguale per tutti inserita nella Costituzione.
In Italia pur essendoci una frequenza e un’attinenza impressionanti fra l’attività politica e quella delinquenziale, sembra quasi che fare il politico per mestiere metta in conto anche  il dover violare la legge a ripetizione  molto spesso per faccende che con la politica non hanno niente a che fare ma coi soldi sì: il reato più frequente nella politica è l’uso sistematico della tangente che poi è il motivo principale dell’impoverimento del paese non succede la stessa cosa,  appena scatta l’avviso di garanzia al politico si mette in moto tutto il meccanismo mediatico di difesa del povero perseguitato a cui i giudici vogliono impedire di svolgere il mandato che gli elettori gli hanno affidato, tutte le televisioni offrono al povero perseguitato  le loro ribalte da cui poter insultare e diffamare la Magistratura colpevole di indagare su di lui e di aver condannato proprio lui [per informazioni citofonare sallusti  che non fa nemmeno il politico ma solo il diffamatore per mestiere].

Per non parlare della corte dei miracolati che siede in parlamento che diventa un tutt’uno di maggioranza e opposizione che si spertica nel sostegno e nella solidarietà al malcapitato ché si sa, l’oggi a te domani a me è sempre in agguato.

Nove anni e mezzo di carcere in Italia non li prende nemmeno uno stupratore, un assassino,  non li hanno dati ai macellai in divisa di Genova e nemmeno a quelli che hanno ammazzato di botte Federico Aldrovandi: criminali ai quali sono state  offerte tutte le garanzie dallo stato per avere la pena diminuita e in qualche caso anche resa nulla dalla prescrizione e dall’indulto.

Una condanna così pesante dovrebbe far pensare che anche il reato sia stato pesante e Ottaviano Del Turco può ancora contare sui successivi gradi di giudizio che prevede il nostro ordinamento: il più garantista di tutti, altrove da qui non esistono terzi gradi, appelli, controappelli  né tanto meno leggi speciali per alleggerire le responsabilità dei politici che commettono un reato.

The Pirler’s List
Marco Travaglio, 23 luglio

“Anche nel caso Del Turco il carcere preventivo è stato usato come strumento per estorcere una confessione, quasi come una tortura” (Emanuele Macaluso, 12-8-2008). “Crollano le accuse a Del Turco” (La Stampa, 8-1-2010). “Del Turco paga il suo passato socialista” (Corriere, 8-1-2010). “È ormai inconfutabile come la giunta Del Turco abbia agito con coraggio sui costi della sanità privata e che l’accusa si basi solo sulle dichiarazioni di Angelini” (Franco Marini, 8-1-2010). “Crolla il bluff dell’accusatore di Del Turco: altro che mazzette, comprava quadri” (Gian Marco Chiocci, il Giornale, 12-12-2011). “Del Turco, dopo 4 anni cadono i vecchi indizi e l’inchiesta fa acqua… Bisogna seguire il denaro, sosteneva Falcone. Ma quale?” (Roberto Rossi, l’Unità, 28-1-2012). “Oggi sembrano sgonfiarsi le accuse contro l’ex governatore d’Abruzzo… Nessuna traccia delle presunte tangenti… L’improvvisa decapitazione della giunta abruzzese segnò il corso della legislatura… Non possiamo sapere come sarebbero andate le cose se la procura avesse evitato almeno i provvedimenti più pesanti e clamorosi, se i giornali avessero subito sollevato qualche legittimo dubbio, se il Pd avesse difeso la sua giunta con maggiore convinzione” (Francesco Cundari, l’Unità, 29-1-2012) “La contropartita della corruzione non è mai stata trovata.

Se si è trattato di un errore siamo di fronte a un errore grave: è finita in carcere una persona innocente, la si è ricoperta di infamia, è caduto un governo regionale. Se Del Turco risultasse innocente è chiaro che il magistrato inquirente dovrebbe risponderne direttamente” (Luciano Violante, Pd, l’Unità, 1-2-2012). “Il castello di accuse era fragile fin dall’inizio, perché mancava il corpo del reato… torto grave subìto da un uomo la cui storia di sindacalista e di politico era più che specchiata… e che forse ha pagato un prezzo proprio alla sua provenienza socialista… una carriera politica distrutta e un uomo fatto a pezzi… se il pm ha sbagliato c’è stato un sovvertimento per via giudiziaria della sovranità popolare… uso leggero o spettacolare delle inchieste giudiziarie” (Antonio Polito, Corriere , 2-2-2012)

“Onore al compagno Del Turco, delicato e sensibile pittore… Fui il primo, credo l’unico a sostenere la sua innocenza. Sappiamo poi com’è andata a finire” (Vittorio Sgarbi, il Giornale, 5-2-2012). “La giustizia ha decapitato la giunta abruzzese e si è dimostrata ingiusta. Se il processo appurasse ciò che appare sempre più evidente, si sarà scritta un’orribile pagina della magistratura e della politica” (Pierluigi Battista, Corriere , 11-2-2012).

“Il processo Del Turco è finito nel nulla” (Piero Sansonetti, Servizio Pubblico, 23-5-2012) “Considero innocente Del Turco perché non c’è uno straccio di prova (e neppure d’indizio) sulla sua colpevolezza e ormai anche i giudici han gettato la spugna e aspettano di chiudere il processo con l’assoluzione o magari — tirandola per le lunghe — finire tutto in vacca con la prescrizione” (Sansonetti, Gli Altri, 26-5-2012). “Il giorno di Del Turco nel processo senza prove… La sensazione è che da questo processo nessuno ne uscirà vincitore. Non Del Turco… ma neanche la Procura di Pescara che in questi anni si è disgregata perdendo pezzi” (Roberto Rossi, l’Unità, 31-1-2013) “Il processo farsa a Del Turco crolla tra bugie e false prove. Le foto delle mazzette sono un bluff. La farsa è finita, datevi pace” (Chiocci, il Giornale, 12-3-2013) “Soldi, bugie, foto false. Affondano le accuse contro Del Turco… Il processo potrebbe diventare un caso proverbiale nella storia giudiziaria italiana” (Fabio Martini, La Stampa, 12-3-2013). 
Come i persecutori di Enzo Tortora” (Battista, Corriere , 27-5-2013).

“In nome del popolo italiano, condanna Del Turco Ottaviano ad anni 9 e mesi 6 di reclusione” 
(Tribunale di Pescara, 22-7-2013).

L’eversore

“La magistratura è un cancro, una patologia del nostro sistema. Il 23 marzo scenderemo tutti in piazza contro i magistrati”. Silvio Berlusconi torna ad attaccare le toghe e lo fa a margine del processo Mediaset. “C’è una parte della magistratura – ha detto – che utilizza la giustizia per combattere ed eliminare gli avversari politici”. Il Cavaliere è tornato a parlare delle accuse di corruzione e finanziamento illecito (leggi) dei magistrati di Napoli: “I pm hanno detto a De Gregorio: ‘O ci dici qualcosa su Berlusconi o ti mettiamo in galera’. Siccome lui aveva paura della galera, ha parlato.”

“Questa storia – ha ribadito l’ex premier – è da ascriversi ancora una volta nella barbarie delle cose che accadono nella nostra magistratura”. Secondo Berlusconi “Prodi non è caduto a causa del passaggio di De Gregorio dall’Italia dei Valori a Forza Italia, ma perchè Mastella ha dato le dimissioni. Non cambiamo la realtà storica”. 

B. chiama la piazza contro i magistrati
“De Gregorio costretto a mentire dai pm”

Processo Mediaset, Berlusconi: “Totalmente estraneo alla vicenda, all’epoca ero premier”

Tutti gl’impegni del “presidente”
Dichiarazioni politiche, commenti, battute e barzellette, qualche espressione in libertà: Silvio Berlusconi si è fatto amare/odiare anche per le sue frasi pronunciate in pubblico. Le abbiamo raccolte: se non tutte, quasi. E le abbiamo fatte seguire da quello che gli altri hanno detto di lui. Eccole, ordinate per anno, a partire dall’ingresso in politica. 1994 – 1995 – 1996 – 1997 – 1998 –1999 – 2000 – 2001 – 2002 – 2003 – 2004 – 2005 – 2006– 2007 – 2008 – 2009 – 2010

Processo Mediaset: il procuratore generale chiede condanna a 4 anni per Silvio Berlusconi

Se questo fosse un paese normale il 23 marzo si dovrebbe fermare tutta l’Italia onesta e scendere in piazza contro berlusconi. 

E se questo fosse stato già un paese normale non saremmo mai arrivati a tutto questo perché b sarebbe in galera da vent’anni.

E se i rivoluzionari a cinque stelle hanno in mente di far diventare questo un paese normale la settimana prima del 23 dovrebbero aver già confezionato una legge sul conflitto di interessi, invece di dire che sono andati in parlamento solo per fare opposizione.

Se io fossi stata nei panni di Napolitano non ne avrei perdonata nemmeno una di queste dichiarazioni che sono uscite praticamente dalla bocca di tutti i servi dell’unico eversore antistato del quale ci si dovrebbe preoccupare; anche in casi come questi il capo dello stato dovrebbe fare il suo mestiere. 

Solo ieri due procedimenti disciplinari sono stati aperti contro due magistrati, uno, ma che lo dico a fare è Ingroia e l’altra Annamaria Fiorillo che accusò i poliziotti nell’ambito dell’affaire Ruby .

Contro i politici che li insultano non si prende mai nessun provvedimento? 

La cosa positiva è che né berlusconi né dell’utri potranno mai dire che de gregorio è stato un eroe visto che a differenza del pluriergastolano mafioso mangano  ha parlato, così almeno resterà nella memoria di tutti solo il disonesto  venduto che è.

 Mi piacerebbe che tutti quelli che si riempiono la bocca circa la responsabilità civile o penale dei giudici e dei magistrati quando sbagliano, così come esiste quella penale per il medico che invece di salvare le vite provoca danni irreversibili,  financo la morte e in generale per tutti quei professionisti e lavoratori la cui occupazione consiste nel prendersi cura dei problemi, diversi, della gente i cui esiti potrebbero danneggiare la gente quando la professione e il mestiere si svolgono con leggerezza e superficialità la chiedessero anche per i politici quando fanno leggi sbagliate.

Un governo serio dovrebbe mettere in preventivo che quelli che sbagliano nel merito del loro ruolo che sarebbe, è, quello di facilitare le cose e non di complicarle o renderle inutili come ad esempio mandare i cittadini a votare con una legge elettorale che non funziona, ha dimostrato di non funzionare per la buona politica ma solo a favore del mantenimento in essere della politica, anche quella incapace, delinquente, collusa, mafiosa pagassero in proprio e non sulla nostra pelle.  

Con una buona legge elettorale oggi avremmo il vincitore e i perdenti,  non avremmo più formigoni, il più indagato dopo berlusconi rieletto al senato e lo scilipoti di turno ancora a farsi mantenere dai contribuenti italiani.

E chi sbaglia deve andare – almeno – a casa subito, non dopo venti, trenta, quaranta o sessant’anni.

In questo modo non servirebbe nemmeno il limite delle legislature.

La retata di San Valentino; come dare un senso ad una inutile giornata

Preambolo: per sapere che Sanremo fosse una bufala non ci volevano i risultati di ieri: Elio e le storie tese,  i migliori fin’ora, all’ottavo posto, Daniele Silvestri al nono e Max Gazzé al decimo. 
Per accontentare le case discografiche e far vincere chi deve vincere secondo le regole del mercato e non in base al valore dell’artista come dovrebbe essere  si blocca il paese per una settimana, si sprecano milioni di euro e si  truffano i cittadini col sistema del televoto.
Sanremo: uno spettacolo italiano, in tutti i sensi. 

Sottotitolo: raffica di arresti in tutta Italia. A Milano finiscono in manette l’ex direttore finanziario di Mps, Baldassarri e il finanziere d’assalto Proto. A Roma fermato il produttore Rizzoli. A Cagliari stessa sorte per il presidente della squadra di calcio Cellino e per il sindaco di Quartu. Minzolini assolto nello scandalo della carta di credito Rai. [Il Fatto Quotidiano]

‘Tangenti necessarie, l’ultima bufala di B
All’estero megamulte anticorruzione

IL NOSTRO CAPITALISMO FINISCE IN TRIBUNALE
IL CAVALIERE, IL PDL E L’ETERNA LOTTA PER L’ILLEGALITA’

CASO FINMECCANICA: BERLUSCONI IN TELEVISIONE FA L’ELOGIO DELLA MAZZETTA

Elezioni, Monti: “Berlusconi cialtrone. Italia nel ridicolo con il suo governo” 

 Se una persona può andare in giro per il mondo e in televisione a dire che la corruzione è una necessità inevitabile, noi potremmo fare lo stesso e promuovere l’idea cheneso? che ammazzare imprenditori disonesti, finanzieri corrotti e corruttori,  politici corrotti e corruttori  che fanno affari con le mafie, che si tengono boss assassini in casa a far da baby sitter ai figli piccoli  “affinché non facciano brutti incontri”, che sfruttano ragazzine minorenni per sfogare le loro pulsioni sessuali e che fanno assumere le maggiorenni in posti pubblici sempre per ripagarle delle stesse prestazioni, che comprano deputati maschi e femmine perché non facciano cadere un governo che doveva stare assolutamente in piedi altrimenti molti dei suoi componenti compreso il suo primo ministro avrebbero rischiato la galera, che rubano case editrici per mezzo di sentenze comprate un tanto al chilo da giudici corrotti e molto, troppo altro, sia un male sì, ma necessario per la sopravvivenza del bene così come pagare tangenti è necessario per la sopravvivenza dell’economia? perché è proprio la stessa cosa. 

 Un comune cittadino viene costretto dalle forze dell’ordine a rilasciare i documenti, farsi identificare per una semplice infrazione stradale, proviamo noi a dire sulla pubblica piazza la metà delle porcate che si è permesso di dire berlusconi:  istigazioni continue e continuate alla violenza, alla delinquenza; vediamo che succede.  Ieri mezzo mondo è saltato dalla sedia leggendo quel che aveva detto berlusconi, qui invece, nel paese dei diretti interessati [in tutti i sensi] non è successo niente, non è arrivato neanche un sospiro di Napolitano, qui c’è un signore con diversi e svariati precedenti penali, con dei processi che lo vedono protagonista come imputato e per reati gravi tipo lo sfruttamento della prostituzione minorile e al quale si consente ancora di partecipare alla politica come se fosse una persona perbene, che può andare tranquillamente a dire in una trasmissione della tv pubblica che delinquere è necessario e nessuno si risente; si considera il fatto al pari dell’ennesima boutade, delle barzellette sconce che racconta quando partecipa agl’innocenti siparietti dove si offendono le signore.

La corruzione è un crimine, un reato come l’omicidio, anche se in Italia non sembra: un reato grave perché colpisce, a cascata, tutti.

Ma chi ha avuto per amici personcine ammodo come Putin, Gheddafi, Mubarak, Lukashenko, che li considera punti di riferimento, che non trova niente di strano nel ruolo del dittatore ma anzi gli piacerebbe tanto impersonarlo, che nel suo governo ha avuto per ministro chi pensava che con la mafia si dovesse convivere, che da un amico più che in odor di mafia si è fatto fare il partito col quale gli è stata consentita la leggendaria discesa in campo e sappiamo anche grazie a chi, uno che, come dice Travaglio delinque al ritmo del suo respiro, è normale che pensa e dice [e non succede niente!] che la corruzione sia una scienza da applicare e non, invece, uno dei reati più odiosi e dannosi  perché va a colpire tutti ed ecco perché nei paesi civili, dunque non Italia, non viene considerata un incidente di percorso da perdonare con leggi per abolire non solo il  dolo ma direttamente il reato e indulti appositi ma un crimine da punire con estrema severità, e a chi tocca tocca.
Anche se si chiamasse silvio berlusconi.

Finmeccanica era stata soprannominata la mecca delle tangenti.
Quindi significa che sapevano in molti dell’esistenza di un certo trend.
Ora mi chiedo, perché a Guarguaglini sono stati dati cinque milioni di buona uscita trasformandolo nell’ennesimo premiato dallo stato per aver contribuito in solido al fallimento dell’azienda? 
Perché a Cimoli, dopo le ferrovie dello stato è stata messa in mano anche Alitalia e anche lui è stato superpagato per l’ottimo lavoro svolto? perché Scaroni, nonostante i suoi precedenti è stato ritenuto degno del posto che occupa? possibile che non ci sia nessuno migliore di un indagato e in precedenza, di persone comunque sospette anche e solo per manifesta incapacità da mettere a capo delle aziende finanziate coi soldi dei cittadini? è lecito pensare che se si scelgono persone così è perché lo stato, e dunque i governi, la politica di destra, di centro e di centrosinistra hanno tutto l’interesse a tenercele, a mandarcele e rimandarcele?
C’è sempre un premio per chi dilapida i soldi dei contribuenti facendo fallire le aziende che poi sempre i cittadini saranno costretti a rifinanziare come è già successo per Alitalia?
Non sono solo le tangenti, l’anomalia.
In qualsiasi paese normale Cimoli e qualsiasi altro dirigente grande e piccolo che avesse fatto la metà dei suoi danni sarebbero in galera, non certo a godersi le loro liquidazioni faraoniche.
E a fargli compagnia anche quei politici che sapevano ma hanno taciuto, complici di un ladrocinio che sembra non abbia mai fine.

Chi in tutti questi anni ha pensato detto e scritto [qualcuno ha il coraggio di farlo ancora adesso] che la Magistratura ha ostacolato “il normale decorso della democrazia” [a trovarla] è stato ed è COMPLICE di questi criminali mascherati da imprenditori, dirigenti d’azienda, finanzieri, presidenti di regione ed ex presidenti del consiglio.
La stessa cosa vale per chi, specialmente in questo ultimo anno, ci ha raccontato la balla sesquipedale del paese che non cresce per colpa dell’articolo 18 e dei nostri figli choosy che pretendono, dopo essersi fatto il culo sui libri di trovare un lavoro adeguato anche se non si chiamano Ichino e Deaglio.
Idem per chi accusava di giustizialismo chi ha l’idea strampalata che in un paese normale i delinquenti stanno dentro e gli onesti fuori, a differenza di quel che succede in questo sciagurato paese dove non si riesce a organizzare nemmeno un festival di canzonette e una partita di calcio senza la combine preventiva e figuriamoci quindi le cose più serie.
La cronaca giudiziaria di questo ultimo periodo ci ha raccontato molto bene e nel dettaglio perché il paese non è cresciuto e non cresce e la colpa – purtroppo – non è stata dello scontrino del caffè.

Credevo fosse un ladro

Marco Travaglio, 15 febbraioOscar Pistorius, arrestato per aver abbattuto la fidanzata a pistolettate, ha confessato: “L’ho uccisa perché credevo fosse un ladro”. Peggio per lui. Se avesse preso ripetizioni da un politico italiano a caso, gli sarebbe uscito un alibi migliore. Tipo: “È vero, ho sparato, ma a mia insaputa: come ogni notte, stavo pulendo il revolver e mi è partito un colpo”. “Era buio e mi sono confuso: credevo fosse la pistola a salve dello starter, invece era la calibro 9”. “Sono sonnambulo”. “Pensavo si potesse, lo fanno tutti”. “Sono stato provocato: lei mi cazziava continuamente perché non mettevo mai le pattine e le rigavo il parquet, alla fine non ci ho più visto, quando ci vuole ci vuole”. Insomma gli sarebbe bastato pescare dall’inesauribile scusario italiota per salvare le chiappe, o almeno la faccia, sempreché esista una differenza. Prendete Pollari, lo condannano per il sequestro Abu Omar e lui commenta: “Sono una vittima, come Enzo Tortora”. Che notoriamente sequestrava imam egiziani. O Formigoni: secondo la Procura, sono anni che campa a spese nostre. Non tanto per il lauto stipendio di governatore che gli passiamo da 18 anni, quanto per gli extra: la sua Regione favoriva uno stuolo di faccendieri della sanità, i quali si sdebitavano con lui facendogli da bancomat. Vacanze, yacht, ville, pranzi, cene, colazioni, merende, contanti per l’argent de poche.


Con quel che costa la vita ai Caraibi. Il totale, mal contato, sarebbe di 8 milioni solo dall’amico Daccò, che a sua volta ne avrebbe asportati un’ottantina dal San Raffaele e dalla Maugeri. Come si difende il Celeste sempre più marron? “È una manovra dei pm per coprire lo scandalo Montepaschi”. Purtroppo ieri i pm hanno fermato il manager di Mps Baldassarri. 
Il quale ora potrà sostenere che l’han fatto per coprire lo scandalo Formigoni. Poi c’è Fitto, che non si dà pace della condanna a 4 anni per corruzione insieme al corruttore Angelucci. Condanna ingiusta per due motivi.1) “I giudici sono entrati a piedi uniti in campagna elettorale con una scelta politica precisa”. Quindi, se un politico è condannato per corruzione prima delle elezioni, non è colpa di chi l’ha candidato sapendolo imputato, ma dei giudici che condannano un innocente perché votano contro. 2)”Non ho preso alcuna tangente del cazzo: ho ricevuto un contributo regolare messo in bilancio dal mio partito e pagato con un bonifico”. Quindi, se un imprenditore paga mazzette a un politico via bonifico in cambio di favori, basta dichiararle a bilancio e si chiamano “tangenti del cazzo” e non sono reato.

Come chiamare una merda fumante “Sacher Torte” e farci l’aerosol. Se poi, come in Finmeccanica, le tangenti vanno a un governo estero per vincere un appalto, non è corruzione internazionale: basta chiamarle, come fa B., “meccanismi da attivare” e “fenomeni che esistono in condizione di necessità”, e diventano pura acqua di fonte.

Lui del resto parla per esperienza. Angelo Rizzoli invece perché l’hanno arrestato? Per coprire l’arresto di Cellino, o di Proto. O magari viceversa: bisogna armarsi di cronometro e vedere, in questi arresti a orologeria, quale manetta scatta prima. Poi c’è Minzolini, assolto non per non aver commesso il fatto (dalla carta di credito Rai mancano all’appello 68 mila euro, che infatti lui si precipitò a restituire all’azienda); ma perché il fatto non costituisce reato. La Rai la possono derubare tutti, allegria. Ma come spiegare l’assoluzione nell’ottica della guerra delle toghe rosse al povero B.? Semplice: i giudici han voluto mettere Minzo in cattiva luce agli occhi di B. che, sapendolo indagato per peculato, l’aveva subito candidato come capolista in Liguria.
E ora chi glielo dice che era innocente? E come lo spiegherà agli elettori, che ormai ci avevano fatto la bocca?

Semplice: copiando da Pistorius. “L’ho candidato perché credevo fosse un ladro”.

 

Settimo: non rubare

Severino: “Oggi nuova Tangentopoli
Gravissimo lucrare su soldi pubblici”

Il ministro della Giustizia dalla Latella a Sky Tg24 ha commentato gli scandali che hanno travolto la politica. Ha ricordato che il governo si impegna a varare il ddl corruzione entro un mese: prevede l’incandidabilità dei condannati non con sentenza definitiva. Eliminata norma ‘cancella Ruby’.

[…] “lucrare illecitamente sul denaro pubblico rappresenta cosa sempre estremamente grave” [Paola Severino]

Dunque significa che esiste anche un modo lecito per farlo e che non sarebbe altrettanto grave? le parole sono importanti, sempre.
E la signora ministra come ce la spiega una legge anticorruzione che dovrà essere discussa e approvata anche da chi di corruzione si è macchiato?

 Siamo l’unico paese in evidente conflitto di interessi fra chi deve fare certe leggi e il suo operato: come si fa a chiedere al ladro di farsi allacciare le manette e pretendere che lo faccia anche ridendo?

Quella di oggi non è una nuova tangentopoli: è semplicemente la metastasi del cancro di vent’anni fa che si è sviluppato, ha continuato a rodere e corrodere proprio perché è mancata la serietà della politica e dei governi di voler dare un taglio netto alla criminalità in politica.
Perché è mancato il rigore, a destra come a sinistra per liberarsi della politica disonesta, di certi suoi rappresentanti che sono ancora quelli di ieri.
Quelli che partecipavano al banchetto e ai quali molto spesso è stato agevolata la possibilità di continuare a rubare rendendo meno dolosi o per niente certi reati, ad esempio il falso in bilancio che non c’è più.
Sparito, cancellato, per volontà di chi ha contribuito, non del tutto e non da solo, soprattutto, ma significativamente, a rendere l’Italia il paese che è.

Quando si tratta di spolpare la gente a fare una legge  bastano quindici giorni, ridurre costi, sprechi, ruberie è  “un lavoro molto complesso” come c’insegna la signora  Fornero:  forse perché gli spreconi e i ladri sono quelli che poi devono fare certe leggi e gli toccherebbe perfino rispettarle? e dire che non dovrebbe esserci bisogno di nessuna imposizione, di nessuna richiesta europea di allineamento coi paesi civili per fare una semplicissima legge che dica “o fai il ladro o fai il politico”. 

Questa legge che l’Europa chiede all’Italia da tredici anni farà schifo, sarà la solita legge truffa  per dare all’Europa un contentino,  come a dire:” voi ce l’avete chiesta e noi l’abbiamo fatta”, ma nessuna sicurezza a noi cittadini che i politici o chi per loro, smetteranno davvero di “lucrare illecitamente sul denaro pubblico”.

L’Italia che dà il meglio

10 ottobre: Giornata Mondiale contro la pena di morte.

Anni fa uno studio confermò che nei civilissimi States più di 300 persone morirono, nell’arco di qualche anno  da innocenti mediante l’omicidio di stato, ché le parole sono importanti, e bisognerebbe smetterla di definire quest’obbrobrio “pena capitale”: chi ammazza una persona, qualunque persona, è un assassino. Punto e basta.

hitler aveva creato strutture idonee per uccidere moltitudini d’innocenti, gli stati in cui vige la pena di morte hanno creato strutture idonee per uccidere persone colpevoli, ed ogni tanto, magari per “errore”, qualche innocente.

Qual è il senso di tenere una persona anche vent’anni in un carcere, e dopo che la sua vita inevitabilmente cambia, anche in meglio qualche volta, mandarla a morire dopo l’ultimo pasto?
La pena di morte non è educativa, non è un deterrente, non è né potrà mai essere, né lo è stato mai, un sistema per fare giustizia.
Nei paesi civili la vendetta di stato non dovrebbe essere permessa, tollerata né pretesa da chi va ad assistere allo spettacolo nascosto dietro una tenda e poi va a festeggiare il trionfo della giustizia.

Preambolo: Sabina  Guzzanti condannata a risarcire 40.000 euro alla Carfagna per averla diffamata durante la manifestazione di piazza Farnese qualche anno fa. In questo paese non è più possibile nemmeno chiamare le cose, e le persone, coi loro veri nomi ché s’offendono.  

Ma la colpa qui è davvero nostra.

Abbiamo sbagliato noi, abbiamo sbagliato ogni volta che siamo stati oltraggiati da politici indegni.
Insultati, molto peggio che diffamati e non abbiamo fatto niente.
Una class action ci sarebbe voluta, altroché.

Quanto vale quel “siete l’Italia peggiore” detto da brunetta ad una madre di famiglia che studiava di notte per prendere la seconda laurea allattando una figlia al seno? e quanto quel “coglioni”  riferito a quella parte sana del paese che non è mai caduta nel tranello dell’impostore detto a reti unificate e che ha fatto, come tutte le performance del cafone il giro del mondo? e quanto ancora l’oltraggio a cui tutti gli italiani, perfino quelli che lo hanno sostenuto e ancora lo farebbero, quelli che hanno votato e ancora lo farebbero per il partito dell’impostore abusivo e che hanno costretto un paese intero a sopportare l’inenarrabile?  e quanto l’ingiuria rivolta a tutti gl’italiani, l’aver permesso a un movimento di razzisti, omofobi e xenofobi di mettere piede nel parlamento italiano e dire tutti i giorni che loro non sono italiani? e quanto vale permettere a cento persone con precedenti penali anche seri e gravi di essere definite onorevoli nonostante e malgrado non lo siano affatto?

A me ‘sto politicamente corretto da applicare alle carfagne mi ha stancata, e lo dico da donna niente affatto retrograda, bigotta e conservatrice, sono stufa di dover difendere le istanze di altre donne che quando si sono aggiustate gli stracazzi loro non pensavano all’onore né, tanto meno, alla loro dignità.

La carfagna è sempre la graziosa damigella dei calendari da camionista ma che poi – da ministro – avrebbe voluto fare,  insieme a berlusconi indagato per sfruttamento della prostituzione minorile,  una legge per impedire la prostituzione perché secondo lei “è indecente vendere il proprio corpo”,  evidentemente il concetto non vale per chi lo vende ad un fotografo, ad una rivista o ad un impresario che vende balle attraverso le sue tv e, visto che gli riesce  così bene ha pensato di venderle anche in parlamento da presidente del consiglio:  il vero oltraggio è averle permesso di entrare in parlamento da ministro, altro che storie. 

E dov’ era  il senso dello stato, i valori di moralità che solo oggi Napolitano si ricorda di ricordare quando berlusconi portava in parlamento o alla regione Lombardia oltre al suo esercito personale di avvocati  le sue amichette da happy hour? in quell’occasione non gli è scappato nessun conato di monito?

8 ottobre,  Monti: “L’Italia sta dando il meglio di sé”.  Qui di seguito una piccola e purtroppo incompleta [a cotanta bravura non le si può stare dietro] carrellata di esempi su come deve essere un paese migliore fatto di gente migliore

Reggio Calabria, il governo scioglie il Comune
“Contiguità con organizzazioni mafiose”

Campania, province ‘decadute’ col trucco
Milano, la farsa delle dimissioni-Podestà

Sicilia, indagini sulle “spese pazze”
dei partiti tra portaborse e mutui

“Giovani avvocati, la nuova schiavitù”
Studi legali: paga da fame e zero diritti

Ddl corruzione, governo in ordine sparso
E il Pdl ripresenta la norma salva-Ruby

Daccò e Simone? “Fu Regione Lombardia
a imporli come intermediari”

Epilessia, farmaci solo per i ricchi

I CONTI SEGRETI DI CONFINDUSTRIA

Arrestato Zambetti, assessore alla casa della Regione Lombardia, pdl. Avrebbe comprato voti da un’azienda concorrente: la ‘ndrangheta.
@AlRobecchi

E, sempre a proposito dell’Italia migliore: Celentano va bene agli italiani che lo guardano, anzi, lo aspettano, nel ruolo di guru perché vogliono che ad ogni uscita pubblica si esprima sulla qualsiasi? bene: io voglio sentire Nada illuminarci  sulla questione immigrazione: voto sì voto no, a Bobby Solo e Little Tony chiederei di trovare soluzioni per l’Ilva,  dai Cugini di campagna voglio sapere se sono favorevoli al matrimonio fra omosessuali con annessa adozione e  mi piacerebbe che Umberto Tozzi mi illustrasse le soluzioni al problema ambientale.

 Ma, invece, come avevo già scritto a proposito della sua partecipazione al festival di Sanremo, chissenefrega di quello che pensa Celentano?

 E’ meravigliosamente italiano poter fare il predicatore, a pagamento prima da un pulpito, la Rai, e poi andare ad affacciarsi alla finestra di fronte, mediaset,  sul cui proprietario Celentano ha avuto molto da dire e farlo sempre a pagamento, la coerenza ormai è un orpello, un’anticaglia di cui, per denaro, si può facilmente fare a meno salvo poi presentarsi davanti alla gente per dire che i soldi fanno schifo: gli piace vincere facile.
Celentano, considerato da molti – chissà perché – il Che Guevara della Brianza solo perché spara ad cazzum su tutto, su chi ha ridotto questo paese così in malomodo che fa, si va a prendere i soldi dal nemico?  perché se la stessa cosa la fa Grillo viene considerato un arruffapopolo e lui invece un asceta, uno sciamano, il predicatore in grado di rivelarci chissà quale Verità?
Ma perché, “a una certa” chi lo può fare senza problemi non si ritira ad una dignitosa vita privata? se lo facessero un attimo prima di diventare patetici sarebbe ancora meglio.

TgLoden

Marco Travaglio, 10 ottobre

Fa sempre piacere, dopo mesi di tonificante e disintossicante astinenza, rivedere il Tg1 (venerdì mi trovavo in una località non coperta da La7 e non ho potuto farne a meno). Chi pensava che si fosse toccato il fondo con il TgPapi di Minzolingua non aveva ancora visto il TgLoden di Maccari, anzi Smaccari. Che fa un prodotto turbogovernativo come il predecessore, appena meno critico dell’ufficio stampa di Palazzo Chigi, ma con l’aggravante di una vivacità da termosifone spento. Conduce Susanna Petruni, prontamente riconvertita alla sobrietà tecnica. Prima notizia: “Assisi, duro intervento del Capo dello Stato contro le degenerazioni della politica e per una mobilitazione morale e civile”, col contorno di omelia del cardinal Ravasi. Per chi volesse gustarsi la versione integrale del sapido duetto, non deve perdersi “questa sera Tv7”. Poi una raffica di fogli d’ordini di Palazzo Chigi, letti con la cadenza incalzante dell’agenzia Stefani e del Cinegiornale Luce. 1) “Decreto del governo taglia le spese degli enti locali: la scure di Catricalà fino al 90-95%”, un “giro di vite” che riscuote “il consenso unanime dei partiti” all’insegna della “trasparenza” e della ritrovata “fiducia dei cittadini”. Seguono illuminati pareri di: Quagliariello, Nucara, Sereni, Casini, Di Pietro, Grillo, Delrio, De Magistris, Cota e Zaia”. Casini sottolinea come “noi dell’Udc fummo gli unici, come sempre isolati”, a denunciare gli sprechi delle regioni “e ora i fatti ci danno ragione” (sui regali milionari della Polverini alla società dell’amico Cesa, patriotticamente si sorvola). 2) “Borse in rialzo, Milano meglio di tutte. Lo spread si restringe”. È a quota 354, dunque un trionfo. 3) Imperdibile monito di Monti da Malta: “Ci attendono sfide cruciali, i compiti a casa non sono finiti”. Il tutto — chiosa l’inviata — “per il bene del Paese”. 3) “Molto buoni i risultati della lotta all’evasione”. Sobrio il servizio: “Non sbagliano un colpo, i dati parlano chiaro: stiamo parlando dei controlli fiscali, che hanno raggiunto una precisione chirurgica con punte del 100%. Controlli talmente mirati da rasentare la perfezione, grazie ai potentissimi incroci di banche dati che scoraggiano i malintenzionati”. La Corte dei Conti parla di record mondiale di evasione, ma virilmente si tralascia. I settori più “malintenzionati”? Alberghi, ristoranti e commercianti. E i 2 miliarducci evasi dalle prime tre banche? Sobriamente omessi. 4) “Come cambia lo Stato e il rapporto con noi cittadini dopo il decreto sviluppo varato dal governo?”. Già, come cambia? Passera (vedi punto 3): “Costi ridotti, investimenti e giustizia più veloci”. Apposito servizio annuncia come cose già fatte: “Tutta la Pubblica amministrazione digitale; libro elettronico; fascicolo elettronico dello studente; cartella clinica digitale; ricetta medica telematica; certificato di malattia on line; Desk Italia per attrarre investimenti; documento digitale unico” e altre minuzie. 5) “Il ministro Fornero firma il decreto che stanzia 235 milioni d’incentivi alle imprese che assumono donne e giovani”. 6) “Direttiva Ue impone pagamenti entro 30 giorni alle imprese, fine dell’emergenza”. Chi lo dice? Tajani, dunque è vero. E tutto questo in un solo giorno. Siamo salvi. “La guerra che, sotto l’alta guida di S.M. il Re Giorgio, l’Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 14.11.2011 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 11 mesi, è vinta… Nella pianura, S.A.R Monti avanza rapidamente alla testa della sua invitta armata, anelante di ritornare sulle posizioni vittoriosamente conquistate, che mai aveva perdute. I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza. Diaz”.

Maurizio Crozza a Ballarò:  l’Italia sta dando il meglio di sé: in tasse

Commissario “tecnico”

Sottotitolo:  ai tempi di Giordano Bruno non c’erano ancora i bei sistemi di censura democratica che abbiamo oggi. Fosse vissuto in questo bel tempo moderno non ci sarebbe stato bisogno nemmeno di inchiodargli la mandibola e bruciarlo vivo: bastava una leggina bavaglio.

Non v’è chi non veda che dopo i casi Regione Lombardia, Ilva, Mancino-Quirinale, la priorità della giustizia in Italia è la riforma delle intercettazioni. Ma se qualcuno si fosse distratto, ci ha pensato ieri il commissario tecnico Mario Monti a ricordarlo. Insomma: anziché prevenire gli scandali, si continua a preferire prevenire le indagini sugli scandali. Ovvero: quando fra ammirata tecnica e pessima politica non c’è differenza. [Piero Ricca]

Monti annuncia un intervento del governo sulle intercettazioni. “Il caso Napolitano è grave” (leggi)

Scorte di Stato: una spesa da 250 milioni di euro. Ecco quelle “eterne”

La vicenda delle guardie del corpo di Fini in vacanza ha consentito di riaprire la questione del costo della protezione offerta dallo Stato a circa 600 personalità italiane sotto tutela. Un reparto che impegna circa 4 mila uomini e 2mila macchine.

Giusto per rispondere al professor Monti;  se qualcuno vuole il 50% di quello che guadagno senza fare nulla, senza svegliarsi alle sei di mattina, senza macinare migliaia di chilometri ogni anno, senza salire su un ponteggio sotto la pioggia e con quaranta gradi all’ombra, senza saltare i pasti per non sacrificare tempo al lavoro nel mio linguaggio si chiama magnaccia,  se a farlo è lo stato che poi non restituisce nulla in termini di servizi e strutture ma, al contrario toglie diritti, toglie sicurezza ai lavoratori,  toglie e taglia sulle necessità che i cittadini si pagano anticipatamente proprio con le tasse significa che a gestire lo stato fino ad ora sono stati e sono degli emeriti incapaci, disonesti e delinquenti.

Con una pressione fiscale come quella che hanno sempre imposto i governi di tutti i colori questo paese dovrebbe viaggiare come una barca a vela col vento a favore. Ma è chiaro che se, ad oggi, ancora si spendono 250 milioni di euro solo per le scorte, se i cittadini italiani sono obbligati a sovvenzionare con le loro tasse benefit e privilegi ai politici, alle varie caste e sottocaste  come non si fa in nessun altro paese democratico al mondo, se un sottosegretario italiano guadagna quando il presidente degli Stati Uniti a me pare ridicolo che si dia la colpa di tutto all’evasione fiscale.

Per una questione d’immagine, poi.

E già che ci sono ripropongo la domanda che avevo fatto qualche mese fa aggiornata ai fatti di oggi:  è normale che un governo si debba occupare, in un momento tragico come questo, di intercettazioni, è normale che un presidente della repubblica apra uno scontro feroce con la Magistratura,  è normale un governo di uno stato democratico [si fa per dire] che fa la voce grossa coi cittadini onesti,  è normale imporre ai cittadini di dimostrare la propria innocenza – con un centinaio, contati male,  di pregiudicati presenti in parlamento per i quali non è prevista nessuna legge speciale finalizzata a spazzarli via – utilizzando sistemi fascisti, da comunismo sovietico facendo leva sulla debolezza dell’italiano piccino che è ancora convinto che combattere l’evasione significhi andare a controllare e sanzionare il barista che non rilascia lo scontrino del caffè perché, poverino, non sa o fa finta di non sapere che i grandi evasori, quelli che lo stato e i governi di tutti i colori hanno sempre protetto, hanno sistemato i loro patrimoni in altre sedi altrove da qui e che nessun governo italiano di nessun colore li andrà mai a controllare, disturbare né tanto meno, intimorire

Intercettazioni, quando la politica vuole il bavaglio. Dai ‘furbetti’ alla Trattativa

Da destra a sinistra ogni volta che un politico è stato intercettato si è gridato allo scandalo. Commissioni di inchiesta e disegni di legge, la regolamentazione della questione ha messo sempre d’accordo tutti. Ultimo capitolo: il deposito del capo dello Stato di un ricorso alla Consulta. Ecco una cronologia dai “furbetti del quartierino” a oggi.

ZAGREBELSKY AL COLLE: “NO A CONFLITTO DI ATTRIBUZIONE, BASTA LA LEGGE”

I Monti non tornano –  Marco Travaglio, 18 agosto
Vi eravate mai accorti che “siamo in stato di guerra” contro gli evasori fiscali? No? Ora lo sapete: lo rivela dall’Engadina Mario Monti. Il sospetto è che ci creda poco anche lui, se per l’annuncio ha scelto il settimanale formigoniano Tempi, un modo come un altro per entrare in clandestinità. Sia come sia, il premier ha scoperto che l’evasione “produce un grosso danno”, e sapete perché? Non perché sottrae ogni anno alle casse dello Stato 150 miliardi di euro, costringendo i soliti fessi a pagare al posto di chi non paga. Bensì perché guasta “la percezione del Paese all’estero: la notorietà pubblica del nostro alto tasso di evasione contribuisce molto a indisporre nei confronti dell’Italia quei Paesi da cui potremmo aver bisogno di assistenza finanziaria”, perché “dicono: l’Italia ha un fortissimo debito pubblico che magari richiederà domani di aiutarla a rinnovare; eppure ci sono italiani ricchi o medi che non pagano le tasse”. Cioè: l’evasione non è un male in sé, ma perché si viene a sapere in giro e ci rovina l’immagine. L’importante, comunque, è che ora Monti dichiari “lo stato di guerra” e preannunci “strumenti forti”. À la guerre comme à la guerre. La prima misura draconiana è la conferma di Corrado Passera, indagato per frode fiscale, come ministro dello Sviluppo economico, Infrastrutture, Trasporti, Comunicazioni, Industria e Marina mercantile. Una cura omeopatica. Di fare una legge che mandi in galera gli evasori fiscali, come in tutti i paesi che sono in guerra contro l’evasione o non lo sono più perché l’hanno vinta, non se ne parla neanche. E tantomeno di approvare la legge anticorruzione, ormai dispersa nei cassetti del Parlamento. L’unica vera guerra dei grandi partiti, e dei tecnici al seguito, è quella ai magistrati. Infatti, sempre al samizdat ciellino, Monti confida un’altra scoperta sensazionale: le intercettazioni indirette di Napolitano sul telefono di Mancino nell’indagine sulla trattativa Stato-mafia sono “episodi gravi”. Purtroppo non spiega perché “gravi”. Perché uno Stato non tratta con la mafia e, nel caso in cui venga scoperto a trattare, il Capo dello Stato non parla al telefono con chi è coinvolto nelle indagini? Perché Mancino ha trascinato il Quirinale nel fango delle sue beghe processuali? O perché i pm hanno stralciato le telefonate Napolitano-Mancino ritenendole irrilevanti, in attesa che il gip ne decida la distruzione dopo averle fatte ascoltare agli avvocati? Se, come sembra, la risposta giusta è la 3, Monti è fortunato, casca male: propri ieri su Repubblica il presidente emerito della Consulta Gustavo Zagrebelsky ha spiegato che i pm di Palermo hanno applicato la legge e l’unica cosa grave è il conflitto di attribuzioni scatenato dal Quirinale contro di loro. Sfugge comunque il nesso fra tutto ciò e il preannuncio di un'”iniziativa del governo” con “novità legislative” in materia perché “è evidente a tutti che nel fenomeno delle intercettazioni telefoniche si sono verificati e si verificano abusi”.  Ecco, siccome per noi questi “abusi” non sono affatto “evidenti”, gli saremmo grati se ce li volesse illustrare con nomi, cognomi e indirizzi: quali magistrati li hanno commessi, e quando, e dove e perché. Siccome poi chi abusa di intercettazioni commette reato e illecito disciplinare, e il ministro della Giustizia è titolare dell’azione disciplinare, può spiegarci il prof. Monti perché la signora Severino non ne ha avviata alcuna contro i magistrati autori dei presunti abusi? Delle due l’una: o questi abusi non esistono, e allora il premier farà bene a ritirare la sua generica denuncia; oppure esistono, dunque le norme attuali già li prevedono e li sanzionano (altrimenti non sarebbero abusi), e allora che bisogno c’è di una nuova legge per punire ciò che è già punito? È sicuro il premier di sapere quel che dice?  E, se no, perché non tiene la bocca chiusa?
 
 
 

Senza fretta [continuità significative reloaded]

Sottotitolo: liberi di rubare, corrompere e mafiare  per altri cinque anni e mezzo. Forse è per questo che Mastella sta pensando di rientrare in politica.

Monti ha sempre parlato di “continuità significative col precedente governo” anche dopo la sentenza di prescrizione di berlusconi e quella più recente dove un giudice ha stabilito che dell’utri era il suo tramite con la mafia e che pagava il pizzo per conto terzi e cioè di berlusconi, polillo, sottosegretario del governo sobrio, raccomandato da cicchitto, berlusconi lo vorrebbe al quirinale, quindi, potremo mai avere leggi serie che garantiscano la legalità, in questo paese?

Dossier Ecco i processi che saltano con la riforma

Da Penati a Berlusconi, da Tarantini a Papa
ecco i processi che saltano se passa la riforma

Le nuove norme sulla corruzione provocheranno in diversi casi l’accorciamento dei termini di prescrizione. I rischi principali vengono dalla modifica del reato di concussione e dalle nuove pene previste

Corruzione, passa la fiducia al governo
Condannati incandidabili. Solo dal 2018

È una porcata in piena regola. Certificata, 24 ore dopo, persino da Pierluigi Bersani. Il segretario infatti di fronte alle polemiche dice: : “Abbiamo una storia alle spalle su tutti questi temi e non c’è nessun innocente”.

Anti-corruzione, furbate e porcate sul Titanic-Italia

L’ Occidente è una civiltà superiore

Berlusconi: da noi c’ è rispetto dei diritti, nei Paesi islamici no.

(Silvio Berlusconi, 26 settembre 2001)

Civiltà superiori [silvio dixit]:
Ben Alì condannato all’ergastolo, Mubarak condannato all’ergastolo, scampato per un soffio alla pena di morte  e trascinato (ogni volta!) in tribunale su un letto d’ospedale, altro che immunità e legittimi impedimenti ma già, non è troppo civile né carino infierire su chi è stato la causa di tanta sciagura, bisogna essere comprensivi, con tutti, anche col boia che, in fin dei conti, è  pagato per ammazzare.

Non ci vogliamo intenerire con chi prima ruba, ammazza e poi si ammala e quando si ammala dice pure di essersi pentito come quell’anima candida di Calisto?

E berlusconi? a lui no, non succede niente,  è sempre innocente, al massimo, prescritto grazie a leggi fatte su misura per il se medesimo che è.

Ha sempre un ombrello provvidenziale sotto il quale riparare se stesso e i suoi soci “in affari”.
Ovviamente non il suo ma quello di chi glielo tiene ben aperto da almeno vent’anni.

Tutti hanno fatto a gara per offrirgli riparo, compreso chi per ruolo e istituzione avrebbe dovuto fare l’esatto contrario e cioè la cosiddetta opposizione.
Domanda: qual è il paese civile? di quale civiltà superiore può vantarsi un paese, uno stato che non sa mandare in galera i delinquenti?
E di quale civiltà superiore può vantarsi un paese che non riesce a liberarsi dei delinquenti nelle istituzioni ma, al contrario, trova sempre il cavillo legale per evitare che questo accada?

Le leggi fatte contro il popolo [ma per il bene del popolo, s’intende]  vanno in vigore con effetto retroattivo, combattere seriamente la corruzione, il male peggiore di questo paese, non è, evidentemente  roba per  chi non può più mettere insieme il pranzo con la cena nella stessa giornata.

Un po’ come i tagli ai costi della politica, agli sprechi e ai privilegi  che, secondo nostra signora del due più due uguale cinque detta Elsa Fornero, “è un lavoro lungo e complesso”.

Meglio morti che condannati
 Marco Travaglio, 14 giugno

L’ultima trovata dei partiti merita l’encomio solenne: i condannati diventano ineleggibili, ma non dalle prossime elezioni: dal 2018, cioè dalla prossima legislatura. Cioè, vista l’età media dei nostri politici, quando i condannati saranno morti. Cioè quando sarà impossibile candidarli non per via della condanna, ma perché stanno sottoterra. Se non fosse in ballo una questione decisiva per l’economia, anzi per la stessa sopravvivenza dell’Italia — le tangenti che ci costano 60 miliardi l’anno — ci sarebbe da scompisciarsi. La presunta “legge anticorruzione”, nella migliore delle ipotesi, è totalmente inutile. E, siccome resterà in vigore per i prossimi decenni, è anche dannosa.
D’ora in poi i partiti, o quel che ne resterà, potranno dire: ne abbiamo già fatta una, non rompeteci più le scatole. Uno specchietto per le allodole, utile a buggerare i gonzi che leggono sui giornali “anticorruzione” e pensano che sia davvero “anticorruzione”. Per combattere le tangenti bisogna incutere in chi le maneggia la paura di essere preso e la certezza di essere condannato e finire in carcere per un bel po’. Altrimenti, esclusi i pochi virtuosi di natura, la tentazione di corrompere (per l’imprenditore, che evita i rischi del libero mercato) e farsi corrompere (per il pubblico ufficiale, che si arricchisce e fa carriera nei partiti e nello Stato) è irresistibile. Oggi l’effetto del Codice penale sui tangentari è analogo a quello dello spaventapasseri: da lontano fa paura, da vicino fa ridere. Il colletto bianco sa bene che il rischio di esser preso è minimo e comunque l’eventuale condanna sarà virtuale, fra patteggiamenti, riti abbreviati, attenuanti, sconti, indulti e soprattutto prescrizioni. Dunque, se si vuole spaventarlo, bisogna aumentare le pene per garantire la certezza non dell’impunità, ma della pena; e bloccare la prescrizione al rinvio a giudizio, così l’imputato colpevole sa che il processo, che duri 6 mesi o 60 anni, finirà in condanna. A quel punto, anche per risparmiare sulla parcella dell’avvocato, gli conviene patteggiare (su un massimo di pena che lo mandi comunque in carcere per un po’) o almeno rinunciare ai cavilli che allungano i tempi in vista della prescrizione. Che fa invece la “legge anticorruzione”? Aumenta lievemente le pene per la corruzione propria (soldi o utilità in cambio di un atto contrario ai doveri d’ufficio), ma non abbastanza per giungere alla sentenza definitiva prima che scatti la prescrizione (8 anni e mezzo dopo la data del reato, che di solito viene scoperto molto tempo dopo). E lascia intatte le altre. I due nuovi reati, previsti dalla convenzione di Strasburgo (traffico d’influenze illecite e corruzione privata) hanno pene massime di 3 anni: niente intercettazioni né custodia cautelare, e prescrizione dopo 6 anni, massimo 7 e mezzo. Ma il peggio del peggio è la “riforma” della concussione per induzione: quando il pubblico ufficiale costringe il privato a dare la tangente o il favore illecito non con violenza o minaccia (in questi ambienti rarissima), ma facendogli capire che gli conviene. Tipo B. che chiama la Questura per far consegnare Ruby alla Minetti senza nemmeno dover ricordare al funzionario che il premier può stroncargli la carriera. O tipo Penati che fa capire — secondo l’accusa — agli imprenditori che, se vogliono le aree industriali, devono pagare il presidente della Provincia. Questa forma di concussione — che, come ha ricordato ieri Di Pietro, è la più diffusa tanto da diventare “ambientale” — viene riformulata con altro nome (“indebita induzione a dare o promettere utilità”), con pena massima molto più bassa (da 12 anni a 8) e prescrizione vieppiù ridotta (da 15 anni a 10). Risultato: il processo Ruby non si prescrive più nel 2025, ma nel 2020 (e probabilmente dovrà ripartire da zero); e il processo Penati non più nel 2017, ma nel 2012. Cioè è già prescritto per legge. Visto, firmato e sottoscritto da Pdl, Pd e Udc. Una mano (sporca) lava l’altra. Grillo, sentitamente, ringrazia.

Combattenti antimafia

Sottotitolo: Falcone? Un comico, un guitto, che può gareggiare coi comici del sabato sera. Uno che sciorina sentenze in tivù ma fa parte del carrozzone televisivo.
[Sandro Viola, Repubblica, 9 gennaio 1992]
Lo stesso quotidiano oggi mette in edicola un commosso tributo in DVD al prezzo di 12,90 Euro.

Sandro Viola, autore dell’articolo, non è mai stato rimosso dal suo incarico di editorialista di Repubblica. Ad essere rimosso, invece, incredibile coincidenza, è l’articolo. Se cercate sul sito de la Repubblica potete facilmente notare che è recuperabile ogni articolo tranne quello del 9 gennaio. Fortunatamente ci pensa il Popolo della Rete e se su google inserite le parole “Falcone 9 gennaio 1992 la Repubblica” troverete facilmente che molti siti e associazioni contro la mafia, riportano quell’articolo.
(Grazie ad Aldo Vincent)

Monti: “Verità è unica ragione di

Stato”

Vent’anni fa la strage di Capaci. Da tempo dicevano di Falcone che fosse un “morto che cammina”. Aveva portato un vento nuovo dopo gli assassini di Terranova, Costa e Chinnici. Istruì il più grande processo alla mafia che si ricordi. Obbligò il mondo a decidere da che parte stare. Poi arrivarono i morti e le stragi (leggi l’articolo di Nando Dalla Chiesa). Oggi come allora, le inchieste sulla mafia sono una questione di metodo. Il metodo di Falcone, l’idea del famoso “pool”, invenzione che attinge direttamente dalla lotta alle Br (leggi l’articolo di Marco Travaglio).

Oggi Palermo ricorda Falcone e il suo sacrificio. E il premier pronuncia parole che, nel pieno delle indagini sulla trattativa tra Stato e mafia, sembrano non essere casuali: “Non c’è ragione di Stato che possa impedire la ricerca della verità”.

Oggi Google lo avremmo preferito così. Visto che i solerti e solitamente fantasiosi e creativi grafici del motore di ricerca non ci hanno pensato, ce lo siamo fatto da soli.

                                     Vogliono combattere la mafia, le mafie,  e non riescono a mettersi d’accordo su una fottutissima legge anticorruzione; una legge che esiste e viene fatta rispettare in ogni democrazia degna di questo nome. E che fra l’altro l’Europa ci sta chiedendo da oltre dieci anni: è stato più facile ridurre i tre quarti degli italiani sul lastrico in due settimane  che fare una legge civile e necessaria, nel paese più corrotto del mondo, evidentemente.

I combattenti antimafia sono quelli che poi quando devono decidere se un mafioso prestato alla politica deve andare in carcere votano compattamente per il no. Quelli che commemorano Falcone, Borsellino e tutti i morti di stato ma salvano Cosentino.
Quelli che parlano di berlusconi e andreotti definendoli statisti. Quelli che festeggiano le prescrizioni come fossero assoluzioni, solo in questo paese è possibile essere mafiosi da un certo periodo a un altro, né un attimo prima né uno dopo.
Sono anni che lo dico: quando fra due secoli o tre  qualcuno tornerà per sbaglio a leggere la storia di questa Italia sciagurata non  so che penserà, se si chiederà come è stato possibile che certe cose siano esistite davvero, che siano accadute sul serio.

Dalla maggioranza della gente di questo paese so di non potermi aspettare niente.

Gente che si è fatta infatuare dalle chiacchiere di un venditore di pelli di serpente disonesto e cialtrone non la vorrei nemmeno per vicina di casa.
Dalla politica però sì, mi sarei aspettata anche dei gesti simbolici che avessero messo un punto fermo su una prescrizione per mafia, sulle condanne, per mafia, dell’utri è ancora senatore, andreotti è senatore a vita, berlusconi è ancora cavaliere.
Per dire.
O ci mettiamo in testa tutti quanti che la politica deve essere migliore dei cittadini che governa o non ne usciamo.

A me questo fatto che ce li meritiamo, che rispecchiano il paese non va giù, perché anche se ci fossero dieci, cento mille cittadini migliori di certi politici – ma sono molti di più –  hanno il diritto di non essere paragonati e accomunati a gentaglia che sta in parlamento non si sa bene per quali meriti.

Ed ecco spiegato tutto il veleno per il movimento dei cinque stelle, perché queste persone stanno entrando in parlamento senza chiedere permesso.
Un ‘permesso’ per fare politica che spesso si traduce in tutto quello che sappiamo, e anche, anzi soprattutto e specialmente in certe zone,  nelle collusioni e connivenze con le mafie.

L’esercizio del male non necessita di gente dotata di particolari qualità: durante il nazismo ad esempio bastarono dei semplici burocrati, funzionari, medici di famiglia, come fu per la strage di Ausmerzen, che si resero complici dello sterminio dei disabili nell’indifferenza pressoché totale della gente.
Gli esecutori del male sono e sono stati dunque sempre persone normali, insospettabili, con buona pace della teoria lombrosiana che li voleva brutti, storti e fatti male.
L’olocausto è stato un orrore dell’uomo moderno che è potuto accadere anche grazie all’indifferenza, alla noncuranza, all’individualismo e all’egoismo.
Allo stesso modo la mafia è potuta proliferare soprattutto grazie all’indifferenza, alla noncuranza, all’individualismo e all’egoismo.
Se Falcone,  Borsellino, e tutti gli altri morti di mafia fossero stati meno soli, appoggiati, sostenuti, PROTETTI da chi aveva il dovere di farlo forse oggi parleremmo di un 23 maggio che sembra novembre e non avremmo nulla da ricordare e commemorare.

La terza via

“Un tempo se avevi a che fare con i magistrati ed eri colpevole avevi due possibilità: o diventavi latitante o venivi consegnato alla giustizia. Oggi hanno scoperto la terza via: fare il parlamentare”. (Antonio Di Pietro)

Lusi vuol mandare tutti in galera, Piscicelli vuol mandare tutti in galera, e allora, ce la diamo una mossa sì o no?

Un milione e seicentomila euro per la campagna elettorale di un corruttore fraudolento, tal  Ponzoni, per non parlare degli altri ladri di stato, ma per regolare i conti pubblici bisogna rapinare i lavoratori e i pensionati.

Se non è perversione questa…

Ha proprio ragione Crozza, ogni euro di debito pubblico dovrebbe valere la cacciata di ognuno di questi malfattori.
Finiti loro, finiti i debiti.

Non c’è una guerra, ha detto Piercamillo Davigo rispondendo a Mastella che cianciava di conflitto permanente fra magistratura e politica: c’è gente che ruba e altra gente che per mestiere deve impedire che lo faccia.
E, aggiungo io, possibilmente punire, anche.
Mastella che parla di conflitto con la giustizia con quel curriculum che si ritrova dimostra di non avere non dico una dignità che sarebbe troppo se ci si chiama Mastella ma nemmeno la benché minima conoscenza del significato di decenza.
Possibile che a nessuno venga in mente di dire una cosa semplicissima come ad esempio che non dovrebbe esserci bisogno di nessuna legge “speciale”, che non si verrebbe a creare nessun “conflitto” se i politici si impegnassero DAVVERO ad essere ONESTI? che basterebbe  rispettare le leggi che ci sono già e che tutti i cittadini sono obbligati a rispettare da sempre indipendentemente dal mestiere che fanno? è così difficile, impossibile, utopistico pensare che non ci sia l’obbligo di svendersi,  rubare, corrompere, quando si fa politica? ed è così difficile, impossibile, utopistico pensare che un politico che ruba è un LADRO alla stessa stregua dello scippatore, di chi va a svaligiare appartamenti? perché il politico che ruba viene tollerato dalla pubblica opinione ma non si fa lo stesso con lo zingarello che ruba un portafoglio sul metrò?
Come ci  dobbiamo sentire oggi, dopo aver saputo fra le altre cose che TUTTI gli appalti per le celebrazioni dell’unità d’Italia erano truccati a vantaggio delle solite cricche di delinquenti che lavoravano  a braccetto dello stato per fargli la festa? con quello schifo di parterre che rappresentava il paese allora già non ci sarebbe stato niente da festeggiare, questa notizia aggiunge solo vergogna alla vergogna.
Questo paese fa pena, pietà e misericordia.
I giudici di Mani Pulite hanno sbagliato, sono stati troppo teneri e hanno avuto, purtroppo, poco tempo per agire.
Altro che addossare ai giudici la responsabilità  della distruzione delle ideologie e dei partiti come ha detto quell’altra anima candida di Vittorio Sgarbi – un altro che, come Mastella, parla da persona informata su certi fatti, anzi, quei due sono proprio dentro, quei fatti – dovevano arrestarli tutti e dimenticarseli in una galera.

Cronistoria di vent’anni di malcostume, di ruberie di stato e dei relativi alibi dietro ai quali di volta in volta hanno tentato di nascondersi i politici beccati con le mani nei vari sacchi. 

La prima differenza fra l’estero e l’Italia è che, all’estero, quando un politico è coinvolto in uno scandalo sparisce lui, in Italia sparisce il reato o sparisce il processo, una volta spariva anche il magistrato. La seconda è quello che dicono i politici coinvolti negli scandali, all’estero dicono ho sbagliato, mi scuso, mi dimetto oppure dicono sono innocente ma mi dimetto lo stesso perché non voglio usare la mia carica per essere un imputato privilegiato. In Italia negli ultimi vent’anni dopo Tangentopoli, la fabbrica degli alibi, cioè delle dichiarazioni dei personaggi coinvolti, ha subito una notevole evoluzione.

Berlusconi è sempre più avanti di tutti, ha inventato l’autocertificazione: “sono innocente perché lo dico io”. Il processo brevissimo.

All’estero quando un politico è coinvolto in un reato sparisce lui, in Italia sparisce il reato, il processo e a volte anche il magistrato.

Formigoni dice che per combattere la corruzione bisogna aprire un dibattito pubblico. Ecco, se gli rubano in casa lui non chiama il 113, apre un dibattito pubblico.
(Marco Travaglio)