Par_buckling, invece è solo l’Italia

Enzo Biagi – Berlusconi Se non entro in politica mi arrestano

Giusto per ricordare che qualcuno lo aveva detto.
E sarebbe bastato aprire qualche libro delle tonnellate che sono stati scritti in questi ultimi quindici anni per capire che con un ricattato dalla mafia, un corruttore, un evasore  che non denuncia la mafia ma la paga, con un disonesto per natura un governo non si fa, né tanto meno se ne può fare uno di responsabilità.

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LA “ROTAZIONE” DI LETTA SUPERSTAR DEL SUCCESSO ALTRUI  – Antonello Caporale, Il Fatto Quotidiano

Basta un poco di Concordia e la pillola italiana va giù – Alessandro Robecchi, Il Fatto Quotidiano

LATO B.  Marco Travaglio

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Mi piacerebbe sapere di quale orgoglio italiano parla il nipote dello zio quando arruffa il pelo e si eccita a proposito della gigantesca operazione di ingegneria che ha rimesso in piedi la Concordia. Perché, come giustamente faceva notare Crozza ieri sera a Ballarò gli autori, loro sì meritevoli, l’italiano nemmeno lo parlano. E un signore che si chiama Nick Sloane non rappresenta certamente il popolo italiano. Italiano è chi ha provocato una strage in cui sono morte 32 persone e italiano è chi avrebbe l’autorità per impedire questa sceneggiata denominata “inchino” di navi gigantesche che mettono a rischio la vita della gente e l’ambiente delle città di mare ma non lo fa.

Lo spazio mediatico dato alla Concordia in sostituzione dei più miserabili fatti che riguardano l’Italia non toglie nulla all’abilità e al prestigio di quello che ha fatto il team di eccellenze che ha rimesso la nave in piedi.

 Prendersi il merito, parlare di orgoglio italiano è intellettualmente disonesto e fuorviante, come se la finale dei mondiali di calcio si giocasse in Italia fra Brasile e Francia ad esempio e poi, alla fine della partita il sindaco della città che ha ospitato il match si prendesse il merito della vittoria, a nome di tutta la città.

Ma nel paese dove per vent’anni un malfattore ha potuto fare il bello ma soprattutto il cattivo tempo, nel paese dove a quel malfattore si concede ancora spazio da uomo libero, onesto e innocente in violazione non solo della legge e della Costituzione ma anche del benché minimo senso del pudore, nel paese dove tutto si riduce a derby calcistico e a spettacolo mediatico, perfino le tragedie, serve e basta davvero poco evidentemente per parlare di orgoglio, che è una parola enorme quando quell’orgoglio ha un fine positivo, una parola importante e per questo da usare con moderazione.
Specialmente se si fa il presidente del consiglio di un paese sciagurato come questo.

Le physique du role

Sottotitolo: Standing ovation per Beppe Grillo:

“Costa Concordia è la metafora dell’Italia. Una balena arenata sugli scogli. Il capitano prima ha causato il problema, poi lo ha negato e poi è scappato. Come Piè Veloce Berlusconi. Il capitano pretendeva di dare istruzioni dalla spiaggia, con i piedi all’asciutto, mentre i suoi secondi erano rimasti a bordo (conversazione). Esattamente come i partiti con il governo Monti. La nave ha un nome italiano, ma il proprietario è americano… come il nostro Paese. Il padrone americano si chiama Carnival, come la gestione della nostra finanza pubblica. L’equipaggio era formato da extracomunitari sottopagati, belìn, proprio come quelli che lavorano in Italia. Il titolo di Carnival è sprofondato in Borsa, come i nostri titoli pubblici. Per salvare il salvabile il personale di bordo si è ammutinato mentre la nave si inclinava sul fianco. Ecco, questo non è ancora successo sulla terraferma. Sulla Concordia l’equipaggio ha potuto ribellarsi soltanto perché non era presente la forza pubblica a manganellare agli ordini del comandante, come in Val di Susa.”

 

Adesso tutti a fare la parte della vergine violata, ma che differenza c’è fra Schettino e chi rideva su trecento morti pensando ai soldi che avrebbe guadagnato? e quale sempre fra gli schettini e chi manda un bidello invece di un ingegnere esperto a fare il sopralluogo in una palazzina resa pericolante dalle scosse di terremoto sotto la quale sono morti ragazzini che potevano essere i figli di tutti? ma noi pensiamo davvero di avere le physique du role per scandalizzarci di questo e quello dopo aver permesso ad un delinquente impostore abusivo e ai suoi ascari di occupare i palazzi del potere? ce l’abbiamo ogni volta che i diritti di qualcuno vengono calpestati? ce l’abbiamo quando non pretendiamo quelle leggi che renderebbero questo, un paese appena normale? ce lo abbiamo avuto ogni volta che i governi di tutti i colori si sono inchinati davanti al capo di uno stato estero in gonnella invece di zittirlo così come lo si è fatto con un Sarkozy e una Merkel che ridevano sulle nostre disgrazie?

Gli schettini servono, altroché, servono a ricordarci che in questo paese tutto è possibile.

CASTA CROCIERE
Marco Travaglio

 

Ora diranno che noi italiani non riusciamo a diventare seri nemmeno nelle tragedie, anzi riusciamo subito a trasformarle in macabre farse. Gli altri hanno il Titanic, noi la Concordia. L’italianissima “nave più grande del mondo” che, già per com’è posizionata, mezza sott’acqua e mezza sopra con uno squarcio nella chiglia, è la migliore icona del paese che siamo. Più che un naufragio, una parabola. 

Del capitano Schettino sappiamo tutto e forse, si spera, anche troppo. Ma non era mica solo, sulla nave. Invece è come se lo fosse: se il comandante impazzisce, o si ubriaca, o picchia la testa, non c’è niente da fare. Nessun controllo, nessuna valvola di salvaguardia. Un uomo solo al comando, con potere di vita e di morte su tutti gli altri. E, se dà via di matto o semplicemente si fa gli affari suoi, peggio per noi. Vi ricorda qualcosa? Poi ci sono i passeggeri, che al “si salvi chi può” danno il meglio, ma anche il peggio. Uno, accecato dalla disperazione, strappa il salvagente al vicino e lo lascia affogare. Altri fanno a botte o calpestano la massa per arrivare prima alle scialuppe saltando la fila e, conquistato un posto sulla barchetta, scacciano i bambini o i vecchi o le donne o disabili perché “non c’è più posto”. Vi ricordano qualcuno? Il “par ticulare”, lo chiamava Guicciardini. Poi c’è Costa Crociere, che prima difende il comandante e poi lo scarica, dichiarandosi parte lesa perché ha fatto tutto da solo (ma proprio perché poteva fare tutto da solo Costa Crociere non è parte lesa). Vi ricorda qualcuno?

E siamo a Schettino, per gli amici “Top Gun”, che nelle interviste fa il ganassa con le battute sul Titanic. Se c’era bisogno di qualcuno che rinfocolasse i luoghi comuni sull’italiano in gita, eccolo pronto alla bisogna. Il tipico fesso che si crede furbo, ganzo, fico. Il bullo abbronzato coi ricci impomatati e i Ray-ban neri che conosce le regole e le rotte, ma è abituato ad aggirarle, a smussarle. C’è l’amico di un amico a riva da salutare a sirene spiegate? Che problema c’è, se po’ fa ’. C’è da accostare per il rito dell’“inchino ” ai turisti portati dalla proloco? Ma per carità, si accosta. Accosta Crociere. Perepèèèèè. Crash! Ops, uno scoglio. E lui dov’è, al momento del cozzo? Una turista olandese giura che era al bar a farsi un drink con una bella passeggera appena rimorchiata. Perché la patonza
deve girare, no? 

A quel punto, con la nave gonfia d’acqua, si chiama la Capitaneria per dire “Tutto ok, positivo ”. Poi si parla di “guasto a un generatore”. Minimizzare, sopire, troncare finché si può. Crisi? Quale crisi? I ristoranti sono pieni, le stive pure. L’affondamento è solo psicologico, il classico naufragio percepito. Basta non parlarne e sparisce. Negare tutto, anche l’evidenza. Infatti è la Capitaneria a informarlo che la sua nave affonda. E allora “abbandonate la nave”: lui per primo, assicurando però “stavo a poppa, ora torno sul ponte, a bordo ci sono solo 2-300 persone” (sono ancora tutte e 4 mila, però il vero bugiardo dà sempre cifre false ma precise). Il solito De Falco – c’è sempre un De Falco sulla rotta dei furbi fessi – lo sgama: “Ma lei è a bordo?”. “No”. “Vada a bordo, cazzo! È un ordine”. “Sono qua sotto a coordinare i soccorsi, ora vado a bordo”. Invece è già all’asciutto, aggrappato a uno scoglio. Verrà avvistato sulla banchina mentre aspetta il taxi per l’hotel Bahamas. 

Manca ancora un ingrediente: la telefonata a mammà. “Sto bene, ho cercato di salvare i passeggeri”. Come si chiama mammà? Rosa, e come se no? Lui intanto mente pure sull’ultima manovra: “L’ho fatta io per facilitare i soccorsi”. Invece l’han fatta le correnti. Poi pesca a piene mani dall’inesauribile serbatoio dello scusario vittimistico nazionale: tutta colpa di “uno sperone di roccia non segnalato, la carta nautica dice che non doveva essere lì”. Il solito complotto degli speroni rossi, degli scogli spuntati a sua insaputa: se Vespa lo chiama a Porta a Porta, lui tira fuori il plastico. Non resta che svignarsela nella notte, quatto quatto, “per senso di responsabilità”, lasciando fare agli altri, ai tecnici. Vi ricorda qualcuno? Tipo un altro che aveva cominciato sulle navi da crociera?