And the winner is…the pope. Again

Sottotitolo: un’inchiesta giornalistica è la paziente fatica di portare alla luce i fatti, di mostrarli nella loro forza incoercibile e nella loro durezza. Il buon giornalismo sa che i fatti non sono mai al sicuro nelle mani del potere e se ne fa custode nell’interesse dell’opinione pubblica e anche nell’interesse della politica perché senza fatti la politica annienta se stessa.

[Giuseppe D’Avanzo]

E ancora: il compito di un dottore è guarire i pazienti, il compito di un cantante è cantare. L’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede.

[Anna Politkovskaja]

Preambolo: il livello dello stato dell’informazione in Italia si misura anche ascoltando quel che ha detto Paolo Mieli ieri sera a Servizio Pubblico, e come lo diceva; in evidenza quel ridicolo panegirico sui suoi trascorsi giovanili da guerrigliero urbano che non c’entrava nulla nemmeno come paragone circa la manifestazione pro-delinquente organizzata dai cialtroni delle libertà provvisorie. Questo genere di giornalisti e di giornalismo, quello del “ha ragione tizio PERO’ bisogna ascoltare anche le ragioni di caio” anche se quel caio fosse la reincarnazione di Jack lo squartatore è uno dei motivi principali del fallimento di una politica mai abituata ad essere incalzata, disturbata, richiamata ai suoi doveri, che sarebbe, anzi è, uno dei doveri di un’informazione che svolge correttamente la sua funzione, se questo fosse un paese normale.
Ecco perché qui Mieli è considerato un deux ex machina del puntoevvirgola mentre altrove, in un paese normale, sarebbe solo uno dei tanti.

Ognuno ha i suoi trip, il mio è da sempre quello dell’informazione.

A casa mia sono sempre entrati i quotidiani, mio padre comprava Paese Sera che era l’unico ad avere una doppia edizione giornaliera e usciva apposta di pomeriggio tardi per acquistare anche l’edizione serale, e con mia sorella siamo state proprio educate alla lettura e al commento delle notizie, quindi ho sempre sentito come una naturale forma di trasporto verso quello che considero non solo il fondamento di una democrazia solida, quel cane da guardia del potere [e non da riporto o da compagnia come scrive Travaglio] ma che considero, come diceva Voltaire a proposito dello stato delle carceri, uno degli strumenti più importanti con cui misurare il livello di civiltà di un paese.
E la redazione di un giornale è, dopo le librerie, uno dei luoghi in cui passerei giornate intere, trovo affascinante l’atmosfera, quella frenesia che ‘va di corsa’ perché deve seguire i fatti del mondo prima di tutti per poi raccontarli al mondo prima di altri. 
Ecco perché penso che quella del giornalismo non sia una professione qualsiasi ma quasi una missione e che chi decide di svolgerla lo faccia quasi per vocazione, un mestiere che si fa per passione, come fosse una forma d’arte.
E nessuna forma d’arte andrebbe mai svilita, niente su cui si mette il proprio nome, cognome, la faccia deve essere privo di senso, altrimenti perde di senso anche parte della stessa vita.
E mi domando come deve essere la vita della maggior parte di quei professionisti che hanno scelto di mettersi al servizio degli altri raccogliendo fatti e notizie per informare ma poi strada facendo si perdono talvolta per volontà e incapacità loro ma più spesso per conto terzi e cioè dei propri editori di riferimento pensando che tutto sommato ci sono cose che si possono volutamente ignorare e tralasciare a beneficio di altre che non hanno nessuna importanza, se l’obiettivo è quello di permettere ai lettori di potersi formare delle opinioni sane e il più possibile corrispondenti alla realtà dei fatti e delle cose che ci accadono intorno.
Mi domando quali principi si tradirebbero se al posto di venerare il politico o, come in questi giorni, la figura del nuovo papa ci si limitasse alla “fredda cronaca” di quello che va raccontato.
Ecco perché non mi spiego come sia stato possibile trasformare un conclave e la successiva elezione del nuovo papa per l’ennesimo episodio che spiega perfettamente quali sono, invece, i veri obiettivi di un certo giornalismo.
Il fondo di Travaglio di oggi è – come sempre sono i suoi – illuminante, fa capire benissimo quanto può essere utile alla formazione di libere opinioni chi confonde l’elezione di un papa con una finale dei mondiali, con la notte degli Oscar, e se penso a quante altre cose si sarebbero potute scrivere sui quotidiani al posto di editoriali e articoli da tifo da stadio, o, peggio ancora su previsioni assurde visto che nessuno può mai venire a conoscenza di ciò che accade nelle segrete stanze della Cappella Sistina come generalmente quasi nulla di tutto il resto che succede fra le mura vaticane e quando questo accade – per sbaglio o per il senso di responsabilità di qualcuno, quel povero “Corvo” che deve amare così tanto la chiesa da averle sacrificato il suo mestiere e la sua reputazione personale – viene definito scandalo.
Mentre invece il vero scandalo è – come sempre – sacrificare la verità raccontando e scrivendo un mucchio di balle inutili per non inimicarsi nessuno, per mostrare la figura del nuovo papa come quella di un innovatore, del riformista che metterà le cose apposto all’interno di un’organizzazione che come la storia insegna non ha proprio e mai avuto nessuna ambizione di rinnovarsi in meglio. 

Il papa è il capo di una comunità che esiste da duemila anni e si regge sfruttando l’ignoranza e la povertà del e nel mondo, che per aumentare il proprio potere è stata sempre molto vicina ai soldi, da qualunque parte provenissero. 
E certe dichiarazioni del nuovo papa quando era ancora cardinale a proposito di donne e omosessuali la dicono lunga su quanto lui sia così diverso da chi lo ha preceduto e chi gli succederà.
Sfido chiunque a smentire questa tesi.

E da parte mia non ho nessunissima intenzione di farmi sedurre da qualche gesto diverso, perché un papa che invoca e promuove il rigore per se stesso e per i suoi subalterni non dovrebbe essere l’eccezione ma la normalità e la regola, e questo avrebbero dovuto scrivere certi giornalisti di certi quotidiani, non sperticarsi in lodi, guardare al dettaglio e trasformarlo in chissà quale exploit. 

Parlare meno e parlare meglio, scrivere meno per non essere poi costretti a ricamare attorno ad un non fatto o ad una notizia che non c’è  un mucchio di scemenze inutili [quelle che descrive benissimo Travaglio stamattina] dovrebbe essere l’imperativo di un buon giornalismo.

E, come scrivevo ieri in questo paese è pieno di gente che ha altri punti di riferimento che avrebbe avuto, avrebbe ed ha il diritto di non subire l’informazione violenta, perché a reti e quotidiani praticamente unificati che invece siamo stati costretti ad ascoltare e leggere in questi giorni, che dovrebbe poter contare almeno sul giornalismo che si definisce libero, indipendente, non schierato e né soprattutto colpito da un’improvvisa crisi mistica collettiva solo perché è successa una cosa che si ripete da duemila anni.

Gli Scolapasta
Marco Travaglio, 15 marzo

Come i sondaggisti e i politologi dopo la vittoria di Grillo alle elezioni, i vaticanisti e i papologi sono rimasti a bocca aperta dinanzi a papa Bergoglio, inopinatamente sfuggito ai loro radar. Chi l’avrebbe mai detto? In effetti ci voleva lo Spirito Santo per immaginare che il secondo classificato al penultimo conclave, subito dietro Ratzinger, fosse almeno papabile. Strano che chi passa il tempo a ripetere “chi entra papa in conclave ne esce cardinale” non ci abbia pensato. Ma forse non è strano, visto che molti sedicenti esperti di Vaticano seguono la logica dei retroscenisti da buvette di Montecitorio: confondono le proprie speranze con la realtà. Solo così si spiegano i chilometri quadri di piombo dedicati dai nostri giornaloni al presunto favoritissimo Angelo Scola, tanto popolare tra i politici quanto impopolare fra i cardinali del resto del mondo, un po’ perché è italiano e dunque da evitare dopo tutti gli scandali di Curia, un po’ perché è Scola e dunque da evitare per i trascorsi nel clan Formigoni che produce un paio di arresti al giorno. 

Mancava solo papa Celeste I. 
Eppure l’arcivescovo ciellino era il candidato ufficiale di Corriere e Repubblica, impegnatissimi nella gara di Scola Cantorum. 

Corriere : “Scola ha già 50 voti” (certo, come no), “Per Scola l’appoggio degli stranieri” (sì, buonanotte). 
Repubblica : “I favoriti restano 4, Scola e i 3 delle Americhe: il canadese Ouellet, Dolan o O’Malley degli Usa, il brasiliano Scherer, ma spunta il messicano Ortega” (spunta da dove? dal sombrero?). 
Repubblica: “Via agli scrutini, Scola parte da 40 voti. Caccia agli indecisi per chiudere la partita”. “Partita a due per il Conclave. Scola e il pacchetto dei 40”. 
Sul Corriere l’intervistatore ufficiale Aldo Cazzullo dava consigli allo Spirito Santo: “La speranza (soprattutto sua, ndr) che si scelga un Papa italiano. Le possibilità dell’arcivescovo di Milano e il rapporto con Bagnasco” (che, fuori dalla cinta daziaria, è un discreto handicap). 
E giù fiumi d’inchiostro tricolore sull’assoluta necessità di un papa biancorossoverde: “gioverebbe al prestigio e soprattutto all’autostima del nostro Paese”, insomma “l’affacciarsi di un compatriota in piazza San Pietro rappresenterebbe un motivo di orgoglio e di riscatto per il nostro Paese”. 
Guai a evocare gli scandali di Cl: sarebbe “un pregiudizio negativo”. 
Senza contare che Scola si fa chiamare “don Angelo” e “chiama l’interlocutore per nome, si fa dare del tu dalle persone con cui ha consuetudine”. 
E per Cazzullo sentirsi chiamare “Aldo” dal nuovo Papa non aveva prezzo. 
Mirabile anche l’accenno a Scola “figlio di un camionista”, ma anche misteriosamente “figlio di un operaio”. 
Un cardinale con due padri? Una bizzarria unica al mondo, che assieme a tutto il resto dev’essergli stata fatale. 
Anche Repubblica , per non perdere pure il conclave dopo le elezioni, aveva sposato preventivamente Scola, col classico salto sul carro del vincitore (supposto). 
Per la bisogna aveva dedicato un bel ritrattone di due pagine al “ragazzo del lago di Como che corre per diventare Papa”, “si ammazza di lavoro”, “riforniva Ratzinger di buon vino”, “era primo della classe in latino e greco”, aveva “una bella fidanzata che si fece suora” e — sì, è vero — “faceva lezioni di filosofia ed etica a Berlusconi, Dell’Utri e Confalonieri”, ma “capitò una volta sola”. 
Quante volte figliuolo? Una sola. Ah beh allora. 
Per preparargli la dovuta accoglienza, Repubblica aveva addirittura strappato al Foglio , al Giornale e a Panorama il vaticanista turbociellino Paolo Rodari, che stazionava in permanenza in tutte le tv con le piaghe da decubito e salmodiava il mantra: “Il favorito è Scola”. Nessuna speranza invece per Bergoglio che, ridacchiava Rodari su Repubblica con l’aria di chi la sa lunga, “è candidato a racimolare qualche voto al primo scrutinio”. 
Insomma uno sfigato. Profezia azzeccata. Anche lo Spirito Santo, nel suo grande, s’incazza.

HabeNT Papam, ovvero, abbiatelo: almeno questo

Per esempio, io sono sempre favorevole all’ipotesi di un vaticano itinerante.
Non si capisce perché si debba privare il resto del mondo di cotanto spettacolo gioioso: habemus Papam?  “habeNT Papam” sarebbe più indicato, visto che il Papam è di molti ma non di tutti. 
Chi parla di amore e fratellanza dovrebbe considerare anche il rispetto. 
Quando eleggono i capi spirituali di altre religioni non si ferma mica il mondo come per il papa. 
Se il mondo si evolve dovrebbero anche evolversi certi riti e le loro espressioni, manifestazioni.
E’ tutto troppo. Decisamente.

“In Argentina, i deputati che afferiscono alla presidentessa Cristina Kirchner si sono rifiutati di interrompere una cerimonia di commemorazione per l’ex presidente venezuelano Hugo Chàvez, per celebrare l’elezione del primo Papa argentino”: sono le azioni che marcano la differenza, come fa notare qualcuno stamattina su facebook.

SITI STRANIERI, IN ARGENTINA ON LINE ANCHE GLI ASPETTI CONTROVERSI DEL NUOVO PAPA

Chiesa e dittatura
in Argentina: ombre
sul nuovo Papa

Papa Francesco: “Donne inadatte per compiti politici. Possono solo supportare l’uomo”

 

Nulla di nuovo sotto il Cupolone

Si sono sprecate le definizioni, gli elogi, le esaltazioni e le prostrazioni dei quotidiani odierni, ad eccezione de il Manifesto, che se non esistesse bisognerebbe inventarlo: «Non è Francesco», il titolo provocatorio a caratteri cubitali. La Repubblica, sul suo sito, non ha trovato di meglio che dedicare uno speciale alla sua passione del nuovo Papa: il tango. «Quando Bergoglio ballava il tango», è il sottotitolo che campeggia nella home-page, con tanto di grassetto. Sembra Studio Aperto, ma è proprio la Repubblica. [http://ilpiantagrane.wordpress.com/]

Com’è tenero il popolo dei social network: fino a cinque minuti prima della fumata bianca era un piovoso pomeriggio invernale qualunque, immediatamente dopo  su twitter è stato tutto un fiorir di brividi ed emozioni della serie “io non ci credo ma…”.
Beh, io non voglio entrare nella sensibilità personale di nessuno, in occasione delle dimissioni di Benedetto l’Emerito scrissi qualcosa a proposito dell’evento storico che c’era ed è innegabile, nessuno ha potuto evitare di riconoscerne la portata gigantesca, ma da questo al provare un qualsiasi tipo di reazione emozionale c’è l’abisso.
E l’unico brivido che sento percorrermi la schiena è di terrore, perché nel momento peggiore della chiesa cattolica non credo che abbiano scelto un papa accomodante, semmai ne sia esistito qualcuno così.
Questo papa dovrà lavorare moltissimo per ridare alla chiesa quel consenso perduto grazie a scandali di ogni genere.
E il metodo di recupero delle pecorelle smarrite sarà il solito adottato dai e nei secoli dei secoli: seduzione, bugie, interventismo sfrenato nella politica, la nostra,  che come sappiamo non oppone mai resistenza.
Quindi sarà tutt’altro che un’esperienza piacevole per noi atei che, proprio perché non crediamo dovremo comunque subire, continuare a subire l’influenza del vaticano nella nostra vita di tutti i giorni: come prima e come sempre. Chi non si preoccupa, non capisce che noi italiani siamo costantemente sotto attacco per il solo fatto di ospitare il vaticano in terra italiana, nella capitale d’Italia  e dovremmo quindi preoccuparci  di quel che succede nelle mura vaticane anche – soprattutto –  in qualità di non cattolici, beh… ha una visione delle cose molto limitata.

Per non dire che non ha ben capito nemmeno dove vive e chi comanda.

Nel 2005, quando si aprì il Conclave che portò all’elezione di Benedetto XVI, Adnkronos batté la notizia del fatto che Bergoglio era stato denunciato per presunta complicità nel sequestro di due missionari gesuiti.

I fatti si sarebbero svolti il 23 maggio del 1976. Adnkronos spiegava:

«La denuncia e’ stata presentata dall’avvocato e portavoce delle organizzazioni di difesa dei diritti umani in Argentina, Marcelo Parilli, che ha chiesto al giudice Norberto Oyarbide di indagare sul ruolo di Bergoglio nella sparizione dei due religiosi a opera della marina militare».

Nel libro di Horacio Verbitsky (giornalista d’inchiesta argentino) L’isola del silenzio, pubblicato in Italia da Fandango, si denunciano appunto questi fatti, con un’ampia esposizione che riguarda anche le complicità della Chiesa cattolica nei confronti della dittatura di Videla.

Bergoglio arrivò “secondo” nel Conclave del 2005. Nel 2006, Don Vitaliano scriveva un pezzo dal titolo Il lato oscuro del Cardinal Bergoglio, citando proprio il libro di Verbitsky.

[http://www.polisblog.it]

Non ho mai sopportato il luogo comune secondo il quale “la verità sta nel mezzo”.
La verità sta al suo posto, che è – appunto – quello della verità, e se l’intenzione è quella di farla conoscere e la conseguenza la capacità di saperla accettare non le si trova nessun limbo; quando la verità sta nel mezzo significa che è incompleta oppure che si preferisce lasciare dei fatti esistiti ed esistenti alla libera interpretazione, che può essere anche suggestiva e affascinante ma non è la verità, è un’altra cosa.
Non viene fatta passare per il candeggiamento di quel “mezzo”, uno dei luoghi più inutili in cui depositare le proprie incertezze, paure ma nella maggior parte dei casi i propri opportunismi e convenienze come la politica ci ha insegnato.
Ci sono situazioni in cui non si può stare un po’ di qua, un po’ di là, coi piedi in più scarpe eccetera: bisogna stare, possibilmente al posto giusto.
Quando dei libri che non sono fiabe né romanzi riportano dei fatti, delle notizie, generalmente si tratta di cose vere, non di libere interpretazioni “di mezzo” dell’autore. Altrimenti lo scrittore verrebbe denunciato, obbligato alla rettifica e quel libro ritirato. 
Ed è incredibile che quei fatti vengano poi considerati da chi dovrebbe avere il compito di far avvicinare il più possibile la gente alla verità delle semplici “polemiche”. 
La polemica è un giochino, uno scambio di pensieri, una confusione di idee reciproche che può essere anche divertente, stimolante, io l’adoro, ma non può né deve essere utilizzata o finalizzata a trasformare un’opinione personale in un fatto o, peggio ancora, per stravolgere una verità che si preferisce lasciare in quel mezzo affinché si possa interpretare e assuma una rilevanza diversa da quella che deve invece avere.
Il rosso è rosso e non può mai diventare nero perché a qualcuno piace così.

E mi fa molto ridere anche questo fatto che uomini di chiesa, papi vengano poi assolti solo perché ogni tanto, raramente, qualcuno di loro ha avuto la capacità di riconoscere gli errori della chiesa nel corso della sua storia.
Voglio solo umilmente ricordare che gli errori della chiesa non sono stati solo quelli di ordine intellettuale relativi alla diffusione di concetti sui quali nessuno può metterci la firma in quanto spacciati per pensieri e parole di un Dio che nessuno ha mai visto né sentito parlare; non sono state solo le menzogne veicolate nei secoli dei secoli per far sì che un’istituzione come la chiesa sia potuta arrivare fino ad oggi, ai tempi cosiddetti moderni. Fosse dipeso dalla chiesa cattolica  la Terra sarebbe quadrata ancora adesso, oggi.
Gli “errori” della chiesa sono stati la causa di molto altro, di atrocità, discriminazioni, morte; non credo si debba tornare ai tempi della “Santa” inquisizione, a quello dei roghi, delle torture per sapere in che modo è avvenuta e avviene da millenni l’opera di seduzione da parte della chiesa cattolica e in generale di tutte le religioni monoteiste.

Cosa che avviene ancora oggi quando un papa si affaccia da una finestra e può dire tranquillamente al mondo che il pericolo per la pace sono gli omosessuali e dopo non succede niente, giusto per fare un esempio recentissimo.
E, sinceramente certe scuse tardive, quelle che arrivano dopo quattro o cinquecento anni, tipo quelle alle donne considerate da sempre dalla chiesa uno strumento per figliare e tacere come pure certe riabilitazioni, tipo quella di Galileo Galilei che la chiesa  avrebbe volentieri arrostito su una pira, di un libero pensatore come Giordano Bruno che ha subito una violenza inenarrabile dai fanatici di Dio, suonano ridicole tanto quanto le scuse di un cardinale al quale è stato concesso di partecipare all’elezione del nuovo papa nonostante abbia riconosciuto di aver avuto una condotta sessuale inappropriata.
Mentre invece non l’avrebbe proprio dovuta avere.

E mi fa molto ridere chi si aspetta la rivoluzione da un papa, hanno avuto duemilatredici anni di tempo per rivoluzionarsi, se non l’hanno fatto fino ad ora resta difficile pensare che la volontà di un cambiamento sia nelle reali intenzioni della chiesa. E che il vaticano abbia sostenuto i peggiori regimi dittatoriali è un fatto, è storia, non le opinioni di anticlericali invasati. 

La chiesa sta dove stanno i soldi, da sempre. E non le importa in che modo si guadagnano.

La storia di De Pedis seppellito in basilica è emblematica e spiega benissimo quello che realmente interessa alla multinazionale vaticana.

Sarebbe un mondo bellissimo quello dove le persone che hanno fatto errori anche gravi, che hanno pregiudicato in modo irreversibile le vite di tanta gente, hanno contribuito a spezzarle, fossero poi disposte ad accettare le umane debolezze di tutti gli altri del mondo, le loro volontà, le scelte, le diversità, se capissero che l’umanità non è racchiusa dentro un improbabile recinto entro il quale ci si deve comportare secondo il volere di chi non ha un volto, una voce né delle fattezze umane. 
Qualcuno con cui, almeno, potersi confrontare alla pari.

La condotta

Preambolo: insegnate ai bambini ad essere indipendenti, senza dover seguire dottrine stabilite da altri.
Liberateli dalla schiavitù delle religioni insegnando loro quanto amore, quanta umanità e quanta cristianità ci sono nella poesia, nell’arte, nel sapere, nella fantasia, nella bellezza delle cose e nelle persone concrete, quelle che si vedono, si toccano, si annusano, si baciano, si mangiano, ci si fa l’amore. 
Non c’è un’altra vita, la menzogna di quel regno dei cieli destinato ai ‘buoni’ per mezzo della quale da millenni la chiesa tiene sotto scacco miliardi di persone: c’è solo questa.

Sottotitolo: Jack lo squartatore aveva una condotta sociale un po’ sotto lo standard.

Chissà il cardinale “quante volte viene”.
Per lo standard, dico.

Il cardinale O’Brien: “Cattiva condotta sessuale“.

Un uomo di chiesa non dovrebbe proprio avercela, una condotta sessuale, poiché  vi ha rinunciato per scelta sua e non per costrizione.

Almeno dovrebbe essere così.

Conclave, il cardinale O’Brien: “Mi scuso per la mia condotta sessuale”

Il cardinale Keith O’Brien, alla fine, ha ammesso le proprie responsabilità. L’ormai ex primate di Scozia e arcivescovo di St.Andrews e Edimburgo, accusato da quattro sacerdoti di comportamenti “inappropriati”, ha affidato il proprio “mea culpa” a una nota diffusa dalla Bbc.

O’Brien, che lo scorso 25 febbraio aveva presentato le proprie dimissioni in seguito allo scoppio dello scandalo, annunciando contestualmente di non poter più partecipare al Conclave, ha riconosciuto che la sua condotta sessuale “è scesa al di sotto degli standard che ci si doveva aspettare da me come prete, arcivescovo e cardinale”.

Il cardinale 74enne ha chiesto scusa “a quanti ho offeso, alla chiesa cattolica e agli scozzesi”. Il cardinale britannico è sempre stato un acceso critico del movimento gay, condannando l’omosessualità come immorale e i matrimoni gay come “pericolosi per la salute fisica, mentale e spirituale delle persone coinvolte”.

‎”Gli omosessuali sono un pericolo per la pace”. [Benedetto Emerito XVI un po’ prima di dimettersi].

La pedofilia, invece, ovvero lo stupro su persone non consenzienti e perlopiù minorenni, a differenza del rapporto omosessuale che rientra in una normale scelta di vita, un orientamento sessuale di persone rispettabili e soprattutto da rispettare ché non nuocciono né danneggiano nessuno, rientra nelle normali condotte sessuali alla quale si può dare anche una valutazione, non in un tribunale ma mentre si partecipa alla nomina di un nuovo papa.
Avranno pure smesso di mettere gente sui roghi – se potessero lo farebbero volentieri ancora oggi – ma il livello della considerazione per l’umanità che hanno certi “uomini” di chiesa resta più o meno quello di qualche secolo fa.
Ci sarebbe da chiedersi quanti stupri ci vogliono per scendere al di sotto dello standard di uomo di chiesa.
Perché per tutti gli altri uomini che non indossano un abito talare non c’è mica lo standard di riferimento e la possibilità di scegliere il nuovo papa: c’è la galera.
Vivissimi complimenti a chi ha ancora bisogno di questi punti di riferimento.

L’amore, il rispetto, la cristianità sono cose che si portano dentro, si regalano, senza la necessità di farselo insegnare dalle religioni che per mezzo dei suoi uomini, referenti sulla terra di qualcuno che nessuno ha mai visto né sentito parlare per imporre la loro idea di amore hanno bruciato la gente sui roghi, l’hanno torturata, ancora oggi si continuano a fare guerre in nome di un dio, per evidentemente, spiegare che dio è amore anche quando si bombardano civili innocenti, si lapidano le adultere in una buca di terra perché non sono state fedeli al loro uomo e padrone o quando si impiccano ragazzini di 15 anni grazie alla sharija, perché non pensano che l’amore sia solo quello fra uomini e donne.
O quando si violentano bambini e ragazzi – da uomini di chiesa, dunque portatori di un messaggio di pace, fratellanza e rispetto per l’altr* pretendendo poi di dare una valutazione al proprio agire anziché permettere che quella valutazione la dia il giudice di un tribunale così come avviene per tutte le persone che si macchiano del crimine più odioso di tutti perché riguarda bambini e ragazzi, il futuro di tutte le società civili che vedranno negarsi per sempre la possibilità di vivere una vita normale, sana, libera e felice.
Che dio, se esiste davvero, vi maledica, visto che gli uomini e le donne di questa terra non lo sanno fare.