Di proteste e proposte

 

In questo mare è annegata anche l’ultima speranza di un cambiamento moderno, riformista, liberale, democratico davvero. Questa Europa, per come l’hanno costruita e in funzione di cosa è un tragico bluff, un circolo vizioso, una dannazione. E non ce ne potremo liberare.

Il  risultato francese è la risposta, forte e chiara, a tutti quelli che “destra e sinistra non contano”. 
Quelli che vanno “oltre le ideologie”.
Quelli che “non contano i partiti, contano le persone”, le idee. E che idee.
A Strasburgo andrà un eurodeputato nazista tedesco: in momenti e periodi di crisi i popoli si spostano sempre verso la politica più dura, fascista, anche oltre il fascismo pensando che sia quella che poi restituirà una serenità sociale.
“Oltre” è una parola molto bella, sa di eternità, di panorami sconfinati, di libertà senza limiti.
Ma non tutti gli oltre sono uguali, perché ci sono ambiti in cui il confine deve essere netto e ben marcato, quello che chiude a tutte le forme autoritarie già conosciute e sperimentate qual è, appunto, la politica fascista, anche oltre il fascismo, come quella di Marina Le Pen, che non ha mai risolto un solo problema sociale ma ha creato solo disordine, repressione, violenza, assenza di libertà e di qualsiasi forma di serenità.

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Se il pd ha stravinto sui 5stelle nonostante l’alleanza con berlusconi, la vigliaccata di Renzi fatta subire a Letta, la profonda sintonia col criminale, le balle di Renzi e Renzi è perché o la gente ha scelto  di nuovo quello che pensava fosse il male minore o  perché si è spaventata pensando che il nuovo non fosse poi così affidabile.

Nel paese normale la lega di salvini che in Europa viene trattata – giustamente – a calci nel culo veri e non metaforici non prenderebbe più voti della lista di Tsipras. La Grecia si è ripresa la sua polis, gli altri paesi, compresa l’Italia, fanno schifo al cazzo. E meritano di sprofondare.

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Spero vivamente che la batosta inflitta al movimento sia utile a far capire quello che in questi mesi, modestamente, cercavo di spiegare anch’io. 
E l’ho continuato a fare anche mentre la mia lista facebook si assottigliava, mentre leggevo le bacheche dei cosiddetti amici che lanciavano anatemi offensivi, accuse miserabili verso tutti quelli che cercavano di dire ai movimentisti vinciamonoisti che la filosofia della volgarità, dell’insulto, della minaccia, dell’io sono meglio di te senza dimostrarlo nei fatti alla conta che conta non paga. Stamattina di sfuggita ho letto in una bacheca fb  cinquestellata che Rodotà e Zagrebelsky sono dei coglioni perché hanno votato la lista di Tsipras.  A tutto c’è un limite.
E  non basta essere onesti, che la svolta culturale di cui ha parlato Di Battista non passa per una campagna elettorale modulata sul tono di voce più alto, sull’eccesso, sull’iperbole esagerata e violenta; in questo modo non passa nessun messaggio positivo e convincente.
Un movimento di gente fatto dalla gente non potrà mai sfondare se quella gente continua a difendere il modus operandi di chi lo rappresenta anche quando è oggettivamente ed evidentemente indifendibile.
Se non si mette in testa che la politica è anche, e come no, una questione di linguaggio, che i cori da stadio vanno bene allo stadio.
Un movimento di gente fatto dalla gente avrebbe dovuto essere più intransigente con chi andava in piazza a urlare epiteti, trivialità che soddisfano forse le pance ma non saziano le menti, soprattutto quelle di chi forse ci avrebbe voluto provare a dare fiducia alla politica fatta dalla gente per la gente.
E questa sconfitta dispiace soprattutto a chi crede nella democrazia fatta di alternanze, di voci diverse, di persone che si attivano per dare un contributo utile alla causa di tutti.
Perché io ho gioito quando i 5stelle alle passate elezioni hanno raggiunto un risultato inimmaginabile per dei non professionisti della politica, mi dicevo che la politica, quella tradizionale, napolitana, da quel momento in poi avrebbe sentito il fiato sul collo di chi controllava il suo operato, e che forse per la prima volta nella storia di questo paese maggioranza e opposizione avrebbero potuto rendersi un favore reciproco: la maggioranza lavorando meglio perché sotto controllo e l’opposizione crescendo in base a quello che la gente le avrebbe chiesto di fare: alle esigenze e alle necessità vere di un paese allo stremo psicologico, prim’ancora che economico e sociale.
Invece è stata una delusione continua, un’innalzare sguaiatamente e inutilmente i toni, senza fare nulla di veramente politico per dare un senso al consenso, allontanando quella gente che non per dispetto ma per una voglia sincera di trasformazione e cambiamento nella politica avrebbe fatto un passo verso la novità.
Invece così non succederà niente e le voci che in molti abbiamo cercato di contrastare, quelle della propaganda spicciola, della stampa serva e inchinata alla politica che si dimentica della gente ma si ricorda molto bene di se stessa da ora in poi avranno altri argomenti e li useranno, anzi, già lo stanno facendo, e quando ri_parleranno i vecchi tromboni che in tutti questi mesi ci hanno allietato da quotidiani, talk show, dalla solita radio non potremo andare a nasconderci da nessuna parte.
Tutto questo perché non è stato usato l’unico ingrediente necessario a condire la battaglia politica che è l’intelligenza, quella – appunto – che non basta dire: noi siamo meglio di loro senza dimostrarlo poi nei fatti e nelle azioni.

Chi ha fatto della comunicazione diretta il suo cavallo di battaglia ha dimostrato di non capire nulla di come poi va usata. E se i 5stelle hanno perso tre milioni di voti invece di guadagnarne ancora malgrado i fatti che nel frattempo erano e sono  accaduti, arresti, vicende di corruzione, l’Expo, significa che l’idea di una democrazia liquida, orizzontale, che parte da quel basso che dovrebbe pretendere il meglio ma poi si accontenta dei vaffanculo in piazza, non affascina. Grillo quel patrimonio ottenuto alle elezioni passate non l’ha fatto fruttare, in tutto questo tempo ci ha giocato al più bello del reame, la gente se n’è accorta e l’ha punito.
E sarebbe bello sapere con chi avrebbero lavorato i 5stelle in Europa, loro che hanno sempre rifiutato anche il minimo contatto, quegli accordi che in politica sono necessari per produrre qualche risultato utile. Se la proposta è solo protesta non si vince.
Alla protesta vanno aggiunte azioni propositive, produttive, insomma, essere pro è molto più utile che essere contro a prescindere.
Non si vincono le elezioni ipotizzando tabule rase, processi e tribunali di piazza.

Gli sputi non vanno mai bene, sia reali che virtuali.
E se Grillo fosse onesto fino in fondo oggi il processo dovrebbe farlo solo a se stesso.

 

 

 

 

 

 

Puttana, chi? Ma soprattutto, a chi?

Annalisa Chirico, autrice di “Siamo tutti puttane” e Paola Bacchiddu,  capo comunicazione della Lista Tsipras.

Simone de Beauvoir diceva che “una donna libera è l’assoluto contrario di una donna leggera”. Bisognerebbe spiegare a queste deficienti dell’era moderna che non c’è nessuna libertà nel concedersi urbi et orbi, è la cosa più facile del mondo da fare, specialmente ora che tutto si perdona e si giustifica e che male c’è. Una libertà per essere tale, degna, deve essere il frutto di una conquista, di piccole e grandi battaglie, perché la libertà conquistata da uno diventa poi quella di tutti se si spendono quelle lotte verso i giusti obiettivi. 

Paola Bacchiddu che va a presentare il libro osceno della Chirico è lo scandalo. Altroché la gita in barca col bikini. La responsabile delle comunicazioni della lista Tsipras condivide l’idea di un paese trasformato in un bordello a cielo aperto dove donne e uomini sono tutti puttan* anche per fare un dispetto a Barbara Spinelli – che è dentro la lista che ha formato insieme ad autorevolissimi personaggi della cultura vera e squisita di questo paese – come ha precisato l’autrice?  Ci piacerebbe saperlo, e ci piacerebbe anche sapere di chi è stata l’idea di affidarle il ruolo di capo comunicazione della lista. Di una lista di sinistra. 

L’obiettivo del libro di Annalisa Chirico non è solo e come dice lei abbattere l’ipocrisia del politicamente corretto ma  di far apparire meno pericolosa, socialmente perché reca un danno alla collettività,  a chi potrebbe ottenere le stesse cose semplicemente con l’impegno serio, la subcultura dell’ottenere il molto col minimo sforzo. Esattamente il contrario di qualsiasi ABC di un’educazione sana. Le ragazze e le  donne di oggi, quando sono arriviste e pensano che tutto valga la pena fare per il raggiungimento dei loro obiettivi dovrebbero imparare molto da quelle di ieri, invece, che sapevano fare le stesse cose ma con più eleganza e sobrietà. Non per questioni di ipocrisia ma perché ci sono cose che interessano solo a chi le vuole fare. E non è detto che debbano diventare motivo e occasione di dibattiti pubblici e figuriamoci l’oggetto di squallidi manuali che qualcuno leggerà. Questa infinita discussione su chi scopa con chi e perché è diventata insopportabile, culturalmente dannosa. Meglio un libro erotico e un film pornografico, che almeno non hanno nessuna ambizione oltre quello che esprimono. 

berlusconi non è l’unico e il solo colpevole di questo andazzo tragico. L’ho sempre detto e sostenuto; lui ha solo liberato la possibilità di essere puttane a cielo aperto, fare quello che prima si faceva con quella discrezione utile a non rovinarsi la pubblica reputazione per potersi poi rifare una vita senza il marchio della puttana a vita. Una volta il potente liquidava la donnina con cui si divertiva nel tempo libero con l’appartamentino, il negozietto e tutti erano felici e contenti. Nessuno andava ad indagare né tanto meno si trasformavano certe storie in fenomeni di costume che diventano poi modello da imitare e di cui discutere tutti i giorni perché qualcuno costringe a fare da contraddittorio a scemenze deliranti infilate nel menù del dibattito pubblico.  Qual è l’obiettivo di queste maîtres à penser della liberazione della tetta e della chiappa, sottintendere che in fin dei conti siamo tutti uguali in questa bella e zozza società, tutti disposti a venderci, che sia per necessità o per il successo effimero? Che se non lo facciamo siamo destinati a restare degli sfigati e delle sficate per la vita?

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Il mio femminismo pro porno contro le Barbara Spinelli. Parla Annalisa Chirico

 

Il fascino discreto del puttanismo – Io Donna, Marina Terragni

 

Ci siamo sperticati per anni a far valere i principi buoni, quelli da applicare nei comportamenti e insegnare a figli e figlie, dopo aver scoperto il sistema prostitutivo di berlusconi&friends; la moglie del “drago” si è esposta pubblicamente per far sapere al mondo che non gradiva quel ciarpame senza pudore dentro il quale le “vergini” si offrivano al drago per i motivi più disparati; abbiamo ascoltato con disgusto vero le intercettazioni dove si sentivano madri, padri, fratelli e fidanzati consigliare alle ragazze, le “vergini”, i sistemi più efficaci per sedurre il vecchio satrapo e portare i soldi a casa; abbiamo detto in tutte le lingue del mondo che non ci piaceva una società in cui il sistema per avere cose fosse la via più facile, quella per cui il merito si traduce nella disponibilità di un corpo da svendere al miglior offerente. Abbiamo criticato il modello della donna ridotta a statuina dai facili costumi – molto spesso proprio assenti – dal berlusconismo.

Tutta fatica inutile se poi lo sdoganamento del “puttanesimo” come servizio utile e ancorché necessario a procurarsi favori e carriera viene appoggiato e favorito  dalla responsabile della comunicazione di una lista di sinistra, che si presenterà per la prima volta alle elezioni e che pensa che faccia parte del suo lavoro presentare un libro che ci racconta di quanto siano state sbagliate tutte le battaglie fatte in questi anni, non certo per una questione morale ma semplicemente per un fatto di dignità. Io per prima penso ad una libertà totale che peraltro le donne hanno sempre avuto. visto che la concessione di se stesse per interesse esiste dalla notte dei tempi e ancora oggi viene tranquillamente e socialmente accettata in quanto appunto scelta di libertà, poi magari non è sempre così ma va bene, non ci dobbiamo preoccupare. Ma fra questo e trasformare in cultura l’apologia del sesso quale metodo breve per la realizzazione di se stesse, e hai voglia a dire che si parla anche di uomini se poi storicamente la puttana è sempre lei, la donna, c’è un abisso, quello in cui è sprofondata, appunto, la dignità.

Dove sono tutti questi impedimenti? Le donne hanno sempre fatto quello che volevano di loro stesse, e non c’è bisogno di un libro per affermare un punto di vista, ovvero che ci si può concedere a chi si vuole per tutti i motivi del mondo. La fanciulla, che ha assistito al processo Ruby da cronista e si è scandalizzata del trattamento riservato alle ragazze dai magistrati non ha ben capito che non è solo una questione di darla via per la carriera, per la borsetta, per la casetta in Canadà, è che il giochino se lo deve pagare chi ne usufruisce. E che quando in un paese un uomo politico potente mette su un sistema prostitutivo col quale, per mezzo di quelle che la danno via, si stava svendendo l’Italia un tanto al chilo non è più un discorso di libertà propria. Né tanto meno di femminismo di destra e di sinistra. Quello che è successo in questo paese con berlusconi non ha niente a che vedere con la limitazione della libertà ma ne ha molto con l’assenza di legalità.

Non ho niente in contrario a chi usa se stess* nel momento perfetto della vita, se lo fa in maniera consapevole quando il corpo rende. Lo fanno i calciatori che comunque fanno un po’ di più di aprire le cosce previa contrattazione, almeno hanno un talento da esibire, vendono la loro prestazione in cambio di soldi perché sanno che la loro carriera è una parentesi breve. Ma il calciatore non ha mai preteso che il suo mestiere diventasse una forma di cultura come vorrebbero fare col puttanesimo tout court. Il calcio è e doveva restare un gioco, ma nel frullatore mediatico e propagandistico poi succede che si trasformino dei perfetti ignoranti in opinionisti della qualunque, che vengano interpellati i Cassano per esprimersi sull’omosessualità e altri non da meno sulla fame nel mondo e i disastri ambientali,  invece di lasciarli in un campo di pallone, e, a coronamento il presidente della repubblica che dice che la Nazionale è lo specchio della società e tutti tacciono invece di rivoltarsi contro questa enormità che non corrisponde al vero e ci mancherebbe altro che un paese debba somigliare ad un club di viziatissimi milionari.

Ho guardato la puntata di otto e mezzo dove c’erano lei e Lorella Zanardo e mi è bastato per farmi un’idea sia sul solito femminismo d’antan di Lorella Zanardo, quello che non ha prodotto nulla, che sulle sciocchezze a ripetizione dette dall’autrice del libro. Che hanno fatto nel concreto queste femministe sempre in azione contro la parola e il sessismo sbandierato, spesso per nascondere l’incapacità femminile per evitare che le ragazzine di tredici anni si vendessero oggi via web per una ricarica da dieci euro? Penso che la sinistra abbia problemi assai più seri  di cui occuparsi dello sdoganamento del puttanesimo per mettersi al passo coi tempi e delle esigenze attuali. E comunque chi ottiene un lavoro, un avanzamento di carriera non per meriti ma perché l’ha data [o l’ha dato via] per interesse toglie la possibilità ad altra gente di raggiungere quegli obiettivi semplicemente perché se lo merita. E francamente l’idea di una società in cui a farcela sono solo i puttani non è così affascinante come pensa la Chirico. E chi sceglie di fare da portavoce di una lista di sinistra dovrebbe evitare di mettere in imbarazzo chi a quella lista ha lavorato e si è impegnato. Ho difeso la Bacchiddu dalle critiche in eccesso per la questione della foto ma stavolta no. 

Dice benissimo Marina Terragni nel suo articolo: “l’avvento della libertà femminile, grazie alle madri di tutte noi –pure di Chirico- ha diminuito enormemente la necessità di ricorrere a certi espedienti per campare o per vivere bene. Possiamo guadagnarci il pane, non siamo più obbligate nemmeno a quel minimo fisiologico di puttanismo necessario a trovare un marito. Il corpo femminile può godersela senza doversi dare in-cambio-di.” E, aggiungo io, anche gli uomini dovrebbero smetterla di comprarsi orgasmi un tanto al chilo. Almeno quelli che non hanno problemi a vivere una sessualità libera e gratuita.

 

Il corpo è mio ma lo gestite voi

E’ inconcepibile che oggi tocchi mettersi in mutande per richiamare l’attenzione sui contenuti e che la partecipazione degli elettori sia attivata solo dalle parole chiave più pruriginose della non-comunicazione mediatica. Gli elettori sono una massa di PECORONI che accendono il cervello solo quando si parla di sesso, violenza, potere? E allora parliamo di sesso, violenza e potere. Se questo è l’unico sistema di superare lo sbarramento dell’idiozia e cercare di arrivare al livello (molto nascosto) in cui si pensa, ebbene che sia. Siamo un popolo di RINCOGLIONITI, ci meritiamo Renzi, Berlusconi e Grillo, i tre cavalieri del vuoto pneumatico, venditori di tappeti dell’era nuova del telemarketing per spettatori acefali. Ce li meritiamo perché non abbiamo un minimo di dignità, di amor proprio, di coraggio. Facciamo pena, perché ci fermiamo alla superficie e ripetiamo soltanto a pappagallo gli slogan con cui ci hanno fritto il cervello. Siamo esseri inutili, anzi dannosi. E lo rimarremo finché non ci decideremo ad accendere il cervello. Si mostrano le mutande per sgretolare il muro di silenzio, e FUNZIONA. Funziona a metà, perché poi parliamo di mutande e non del muro di silenzio.
[Andrea

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Peccato che non si riesca mai ad approfittare di un’occasione.
Peccato dover leggere ancora e ancora che in questo paese le donne per ottenere qualcosa si devono spogliare e continuare ad ignorare invece che i motivi per i quali ci si spoglia non sono tutti uguali. Che spogliarsi non significa sempre vendersi, prostituirsi. Peccato, davvero peccato che probabilmente fra chi apprezza il coraggio delle Femen quando si presentano col seno scoperto anche davanti al papa per protestare e rivendicare uno o più diritti ci sia anche chi non ha capito che questa è la stessa ragione che ha animato la provocazione assolutamente innocente, ironica e niente affatto volgare di Paola Bacchiddu.

Ha fatto benissimo Eretica a lanciare la provocazione. A volte ho la sensazione che il concetto del “paese che non è pronto” non sia poi questo luogo comune tanto campato in aria col quale la politica ci tiene buoni in attesa di tempi migliori. Una passeggiata in barca, una foto in costume da bagno definiscono una persona e la sua affidabilità e serietà? La competenza la fanno la compostezza, la maglia a girocollo? Continuo a chiedermi perché abbiamo ritenuto più affidabili i  tailleurs della Fornero e della Cancellieri,  che abbiamo accolto con sollievo perché sostituivano le indegne [e non per la  mise] ministre di berlusconi, di quanto molti stiano facendo in queste ore a proposito di una ragazza, che non è candidata ma fa la responsabile della comunicazione della lista di Tsipras ignorata e dimenticata dai media  che scrive una battuta su una foto, solo perché quella foto la mostra in costume da bagno.  

La questione del sessismo è stata esasperata oltremodo. Non mi piace questa mania di chiedere rispetto per una questione di genere e nemmeno che qualsiasi cosa anche minima, venga tradotta nell’offesa sessista diventata un alibi dietro al quale molte donne nelle politica hanno riparato la loro incapacità. Penso che avere un bel culo non sia una vergogna e che una foto di un profilo facebook non dovrebbe suscitare scandali né fare da stura ad un dibattito che non c’entra nulla col motivo di quella foto. In ogni caso ha vinto lei,  peccato però  che da 24 ore parliamo della sua foto e non dell’informazione negata alla lista di Tsipras.

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Ce lo chiede l’Europa: “Il corpo è mio è ci faccio quello che voglio io!”

I media e il culo, nel 2014 – Alessandro Gilioli

La sinistra contro il bikini

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Chissà perché fa più scandalo l’immagine in bikini di una ragazza che fra l’altro non è nemmeno candidata alle elezioni della foto ritoccata al photoshop della Meloni che, per presentarsi alle elezioni, ha pensato che fosse utile farsi ritoccare il volto superando, lei sì e anche di molto, la soglia della decenza e del ridicolo.

Evidentemente ci sono strategie e strategie, comunicazioni e comunicazioni anche a sinistra. Allora, quando uscì la campagna pubblicitaria per inaugurare il nuovo formato de l’Unità non andava di moda tirare fuori il sessismo ad ogni stormir di fronda. E presumo che le donne di sinistra che oggi criticano Paola Bacchiddu allora non trovarono niente da ridire sulla scelta di pubblicizzare un giornale di sinistra usando un culo femminile.
Da tempo penso che berlusconi abbia fatto molti più danni a sinistra che non dalle sue parti.
Perché se si paragona una foto in costume alla deriva, quella sì becera e sessista in cui sono state trascinate le donne grazie a chi le considera e le ha sempre trattate come qualche buco con un po’ di ciccia intorno la situazione è più grave del previsto.
Una lista di sinistra che partecipa alle elezioni europee e che i sondaggi danno intorno al 4% sparisce dalla cronaca politica, dai quotidiani, un bel giorno arriva la responsabile della comunicazione che giustamente s’incazza e pensa di fare una cosa che sì, sarà anche banale, vista e rivista ma che nel paese in cui tutto fa notizia ottiene un clamore, un’attenzione che prima non aveva e qui, dalle nostre parti – non quelle di berlusconi – che si fa? Si apre il dibattito sull’opportunità di una foto in costume di bagno.
A sinistra.

[Im]par condicio

Par condicio, “paletti” anche per Monti
Zavoli attacca: “Lui in Rai? Uno sgarro”

Monti ha violato la par condicio.
Però, sobriamente.

E visto che Monti a domenica in non potrà andare nemmeno a fare finta di litigare con Giletti che avrebbe fatto finta di fargli delle domande ma soprattutto di pretendere le risposte, la Gruber, compagna d’avventure del professore in quel di Bilderberg, gli offrirà ospitalità stasera a ottoemmezzo.

Altrimenti, a che servono gli amici? 

Speriamo gli chieda almeno di quando ringraziava b per aver salvato l’Italia dai cosacchi del Generale Occhetto, da giorni nei social network ci si chiede che fine abbia fatto quella puntata del novembre 2010 nella quale Monti ringraziava b per averci salvato dal pericolo comunista: di Occhetto…-))

Sottotitolo: visto che a febbraio manca poco, vale la pena ribadire un semplicissimo concetto che però ai più è del tutto sconosciuto:  “l’Italia è l’unico paese democratico, occidentale  nel quale si smette di parlare di politica, ma soprattutto dei politici nel periodo in cui se ne dovrebbe parlare di più. Una legge per la par condicio così come è concepita qui da noi non esiste in nessun’altra parte del mondo civile, e sono gli stessi paesi, guarda caso, dove non si consente ad un imprenditore disonesto di accedere alla carriera politica. La par condicio sì ma il conflitto di interessi no, qualcosa dovrebbe significare. E spiegare.”

Febbraio è qui, dietro l’angolo, non dimentichiamoci di niente e di nessuno.

I politici, e i tecnici “prestati” alla politica possono dire tutto e il suo contrario sempre, in questo periodo lo fanno molto di più.

E lo possono fare  perché come spiega benissimo Marco Travaglio oggi, i giornalisti non fanno i giornalisti.

Perché il pericolo non è tanto  l’invadenza dei politici in tv, il dramma irrisolvibile è che gli si fa dire quello che vogliono senza contraddirli.

berlusconi ad esempio può cazzeggiare al ritmo di “tolgo l’IMU” perché nessuno, davanti a lui dice che l’IMU è una sua tassa, creata e voluta dal suo governo. E può dire anche di non aver mai detto che Ruby era la nipote di Mubarak nonostante 314 traditori dello stato in parlamento lo abbiano garantito a nome loro e di tutti gli italiani.

E Monti può fare altrettanto circa le decisioni del suo governo [necessario] perché nessuno gli dice chiaro e tondo che quelle scelte hanno solo peggiorato la situazione economica di tanta gente, quella che andava salvata prima delle sue amate banche, per dire. Monti ha gettato qualunque maschera e si manifesta per quello che è. Tuttavia che fosse un modesto servitore dello stato lo potevano credere solo Bersani & C. 

Una cosa è certa: le ali “estreme” nel piddì le ha viste solo Monti. Io è da quel dì che le cerco, che cerco disperatamente qualcosa che somigli ad una sinistra vera in quel partito. Finché si parla del pdl che raccoglie di tutto fra pregiudicati e fascisti tutt’altro che post il ragionamento ci potrebbe anche stare, ma dire che nel pd ci sono “estremità estremiste” è davvero un insulto anche alle intelligenze più semplici, meno scaltre, meno prevenute circa la politica. 

Ci sono molte più frange reazionarie nell’uddiccì di casini, che nel pd di Bersani. 
Estremiste e pericolose.

 

Ma quando capiscono tutto questo,  gli elettori da tg1, barbara d’urso, domenica in e uno mattina?

Chi ha messo in circolazione quel grazioso luogo comune secondo il quale nella vita “non bisogna mai disperare perché c’è di peggio” [di qualsiasi cosa sia già accaduta eccetto la morte ovviamente] ha detto una grande verità.
In molti pensavamo che con berlusconi si fosse finalmente toccato quel fondo dal quale poi poter ripartire – perché, l’America latina insegna – se non si tocca il fondo non si può risalire.
E invece no.
Dobbiamo ancora scavare in questo immondo porcile dove il presidente della commissione di Vigilanza Rai, un arzillo giovanotto di quasi 90 anni può rimproverare un signore chiamato da un altro signore, coetaneo dell’arzillo giovanotto per sistemare i danni di “aver sgarrato” [ma che linguaggio è?] nel merito della sua presenza in televisione dopo che per vent’anni è stato consentito ad un abusivo impostore non solo di sgarrare e di controllare – ma soprattutto occupare e far occupare dai suoi servi indegni e idioti – da padrone e da presidente del consiglio l’intero palinsesto.
Dopo che gli è stato permesso di entrare in tutte le case anche da ospite sgradito, dopo avergli consentito di stravolgere e deformare un paese intero proprio grazie allo strumento televisivo.
E dobbiamo ancora difenderci da altri servi che ancora oggi si permettono di scrivere sui quotidiani che le televisioni non spostano voti, che sì, la gggente la tv la guarda [17.000.000 di persone erano davanti alla tv anche la sera di capodanno, per dire] mappoi quando va a votare è un’altra cosa.
E chissà perché allora se le tv non spostano voti e non sono in grado di orientare le scelte, i gusti e le opinioni della gente non c’è più un posto dove non ci sia almeno una televisione accesa, al ristorante come nella sala d’aspetto di un medico, sul traghetto per la Sardegna, ovunque ci sia un passaggio consistente di persone c’è sempre una televisione accesa sui cosiddetti programmi per le famiglie che invece non sono altro che l’arma più pericolosa di propaganda, da quei programmi viene veicolato di tutto senza che nessuno alzi mai la voce per chiedere di smetterla, di “non sgarrare”.
E la stessa cosa vale per i giornali, soprattutto quelli di proprietà dell’abusivo impostore di cui sopra, letture considerate innocue.
Ad esempio “Chi”, il classico giornale da parrucchiere, che si legge sotto l’ombrellone.
Mentre quella rivista è il vero house organ di b., la sua arma di propaganda più efficace molto più dei suoi quotidiani che vengono acquistati e letti in misura molto minore.
E, solitamente, la gente che si appassiona alle riviste del gossip più becero non è poi interessata anche alla lettura di cose che aiutano a formarsi delle opinioni sane.
Ecco perché la propaganda peggiore si può trovare sfogliando quelle pagine.
In questo paese c’è una quantità impressionante di gente che sa tutto sulle ultime vicende di corna dei vip, su come sono andati a finire X – factor e l’isola dei famosi ma non ha mai aperto un libro che racconta la storia degli ultimi vent’anni. Almeno.
Ed è questo il dramma, pensare che la teoria con cui b., ha deformato e stravolto un paese intero, quella che “la gente quando torna a casa è stanca e non vuole pensare”, alla fine sia la più messa in pratica.
Coi risultati che vediamo, e che tutti siamo costretti a subire.
Ma mi raccomando, non dite a Pigì Battista che la gente che guarda domenica in dove Giletti e berlusconi fanno finta di litigare, l’obbrobrio della d’urso che non ci prova nemmeno a nascondere il suo essere serva del padrone e legge Chi poi va anche a votare, potrebbe restarci male. E non ditegli nemmeno che se al conflitto di interessi è stato preferito il baratto, l’accordo fra “avversari” significa che le televisioni servono, eccome, che a qualcuno hanno dato ben più che da mangiare, nonostante quel che pensava fassino quando ha detto che quella legge non era poi così necessaria perché – appunto – non dà da mangiare. Chiediamolo a berlusconi  che dalla sua famosa discesa in campo ha guadagnato 400.000 euro al giorno se non dà da mangiare, una cifra che  moltiplicata per vent’anni fa una somma abbastanza considerevole, specialmente se si pensa che nel ’94 le sue aziende stavano fallendo e lui rischiava la galera, altroché la presidenza del consiglio.


L’Era Glaciale  – Marco Travaglio, 4 gennaio

Sono vent’anni che alcuni noti paraculi detti “terzisti” ci spiegano come la televisione non sposti voti. Naturalmente lo sanno benissimo che li sposta eccome, tant’è che i politici fanno a gara per andarci, possedendola o almeno controllandola. Ma i terzisti non vogliono prender posizione per non inimicarsi nessuno, e insistono con la favoletta che la tv non conta. Ancora a luglio Pigi Battista scriveva sul Pompiere che “il controllo della Rai, nella Seconda Repubblica, non ha portato ai partiti nemmeno un voto”, con buona pace degli “ossessionati del ‘decide tutto la tv’… un minimo di aderenza ai fatti dimostra che il controllo più o meno soffocante della Rai non ha mai favorito il partito dei controllori”. Ora potrebbe spiegarlo al professor Monti e al cavalier Berlusconi, cioè al nuovo padrone della Rai e al vecchio padrone di Mediaset, che da giorni bivaccano da una rete all’altra in ogni programma a ogni ora del giorno e della notte, con relative piaghe da decubito. Presto l’uno farà capolino dietro i cirri e i nembi del meteo l’altro, per non esser da meno, sbucherà dal segnale orario. Perchè lo fanno, incuranti delle lezioncine dei Pigi? Perchè a ogni comparsata guadagnano punti nei sondaggi, a scapito di chi in tv non c’è mai (o, se c’è, è per esserne massacrato, come Grillo e Di Pietro). Le cose non andrebbero così se in tv i padroni di casa fossero i giornalisti e le balle dei politici venissero rintuzzate a una a una (oggi pubblichiamo una mini antologia delle ultime di B. e Monti). Invece i padroni sono i politici: compreso Monti che, travestito da tecnico, s’è nominato il presidente e il direttore generale Rai (Tarantola & Gubitosi) e il presidente dell’Autorità delle Comunicazioni (il bocconiano Cardani), poi ha gettato la maschera ed è passato alla cassa. Inutile inseguire i moniti dei vertici Rai, i regolamenti e le par condicio dell’Agcom, i gridi di dolore dell’ottimo Zavoli, le batracomiomachie ( ? ) ( tradotto da http://en.wikipedia.org/wiki/Batrachomyomachia “un alterco sciocco” ) fra commissari della Vigilanza che non han mai vigilato su niente. Le chiacchiere stanno a zero, a due mesi dalle urne la partita è chiusa: quella televisiva, e dunque quella elettorale. Chi sta in Parlamento fa il bello e il cattivo tempo in tv, chi sta fuori non può nemmeno avvicinarsi per farsi conoscere dagli elettori. E purtroppo nessuno è autorizzato a indignarsi. Non il centrosinistra, che non ha mai sfiorato il conflitto d’interessi, preferendo mettersi a tavola e raccogliere le briciole (Rai3 e Tg3); e negli ultimi quattro mesi, grazie alle primarie, ha monopolizzato 213 ore nei tg e 21 negli altri programmi fra Renzi e Bersani. Non Monti, che vanta 160 ore di presenza nei soli tg, fra notizie, dichiarazioni e interviste nella sua veste di premier e di candidato-non candidato. Non B., che possiede Mediaset, occupa mezza Rai e, dopo un anno di autoesilio televisivo (per non dover giustificare l’appoggio a Monti), nell’ultimo quadrimestre ha avuto nei soli tg di 100 ore per sé e 325 per il suo Pdl. Non Casini, che è dappertutto. Potrebbe, anzi dovrebbe lamentarsi Grillo, che nei tg vanta 27 ore, quasi sempre appaltate ad altri per dipingerlo come la reincarnazione del Duce. Ma non può perché l’ha detto lui che “la tv è morta” e non bisogna metterci piede, a vantaggio di Internet che però in certe fasce sociali e in certe regioni resta un oggetto misterioso. Insomma, tutti fanno da alibi a tutti. E chi più ne risente sono i movimenti nuovi come Rivoluzione Civile di Ingoia & C., che non appaiono da nessuna parte e molti elettori non sanno neppure che esistano.
Ps. A Domenica In, quand’è entrato B. per la cosiddetta intervista con Giletti, la temperatura dello studio è stata abbassata di una decina di gradi perché le mummie, intorno ai 20, si sciolgono. È l’inizio dell’ibernazione. Ma anche la migliore metafora della televisione italiana, dunque della politica italiana.

 

 

E’ inutile insegnare ai lombrichi a volare: non hanno le ali

Ed è quindi altrettanto inutile tentare di spiegare a chi non può capire, perché sprovvisto della materia prima per effettuare questa operazione, che chi scrive per il piacere di farlo cercando di dare un senso e una qualche utilità a quello che mette a disposizione degli altri non lo fa per il successo, per andare a finire in una squallida pagina web che sembra ormai la copia malriuscita del peggior giornaletto di gossip che persino l’edicolante che lo deve vendere si vergogna  di esporre. I post io li scrivo, non li copio, giusto per rispondere a quella piccola cricca di patetiche teste di cazzo che si riuniscono come i massoni sparlandosi fra loro. Io non vivo di vite altrui, mi basta e avanza la mia. (Chi vi guarda e riferisce non lo fa per interesse ma per aggiungere dettagli al dossier che vi riguarda: sarà molto divertente poi, stabilire nelle opportune sedi chi aveva ragione e chi no, chi è stato abusato e chi invece ha abusato, con una denuncia penale si può perdere qualcosa di più di un blog, specialmente se ingiurie e diffamazioni partono da pc  destinati ad altro uso,  si trovano sulle scrivanie di palazzi istituzionali come ad esempio un ministero,  oggi un posto fisso non si trova così facilmente, chi ce l’ha se lo dovrebbe tenere da conto, specialmente ad una certa età, non metterlo a rischio per accontentare i capricci di qualche donzella delusa e troppo vanitosa.)

E’ inutile spiegare che quel successo di cui molti si vantano solo perché si vedono su una pagina web, non dipende dalla loro bravura né dalla loro capacità di catturare l’attenzione e ottenere consensi ma è frutto di un sistema creato ad arte da poche persone che decidono cosa e chi deve essere visto perché il padrone vuole così, perché quel padrone desidera che anche i contenuti di una piattaforma virtuale siano funzionali allo stesso regime di cui questo paese è ostaggio da diciotto anni. E che essi stessi quindi sono ostaggi di quel sistema.
Un regime che qualcuno ha potuto organizzare e rendere effettivo  soprattutto grazie ad un certo uso (il peggiore) dei mezzi di comunicazione gestiti da chi ha saputo approfittare di un popolo debole, di gente che pensa che non sia necessario né utile pensare alle cose importanti, ché dei problemi, delle difficoltà, dei drammi è meglio non parlarne, meglio non far vedere e sapere. E che un blog serve per ridere e non pensare.
Meglio nascondere le brutture dietro l’ultima storia di corna fra coppie vip, meglio nascondere il dolore  e l’angoscia di chi ha la consapevolezza di non poter più ambire ad un futuro dietro il culo e la cellulite dell’attricetta o ai chili in più della cantante, meglio oscurare il fallimento di un governo di delinquenti dietro “notizie” che non troverebbero posto neanche nel quotidiano più scadente ma, caso strano in quelle pagine trovano sempre, sistematicamente e puntualmente l’onore della ribalta.
Ma per capire tutte queste cose bisogna che succeda qualcosa che faccia ben capire quanto sia ridicolmente fittizia la “libertà” della quale ci si vanta a partire già dal nome. Bisogna rendersi conto in prima persona di quel che può succedere a chi ha tentato di contribuire al miglioramento, a chi ha cercato in tutti i modi di tenersi ben distante dal ciarpame dilagante, a chi ha portato in quelle pagine web sempre e solo se stessa e i suoi pensieri con lealtà e onestà pensando fosse normale comportarsi qui nello stesso modo in cui lo si fa nella propria vita di sempre, mentre invece secondo il parere dei “giusti”, quelli che decidono chi deve essere vist*, lett* e degn* di poter partecipare a quella mensa non lo era.
Chi invece lo è continua ad essere presente e ben visibile, soprattutto in quella prima pagina che nella sua vita non ha mai saputo scrivere,  ed ecco perché si deve accontentare di offrire la sua immagine ad uno specchio virtuale dietro il quale si nascondono malvagità, bugie, finzioni e ipocrisia che qualcuno si onora di chiamare “community”.