Fannullona sarà lei. Anzi, voi

Tutte le persone che si sono alternate nei governi, li hanno affiancati in qualità di consulenti ufficialmente per migliorare le condizioni di vita, dal lavoro alla salute passando per la scuola non l’hanno mai fatto da persone informate sui fatti. La vita reale non è quella delle lauree, le specializzazioni, i master e il 110 e lode. Non capisce la vita chi gode di una condizione di privilegio, la Fornero come Mieli ma anche la Madia, raccomandata di ferro che ha scoperto di essere stata nominata ministro mentre guardava Peppa Pig che si permette di parlare di aria fritta, aprendo di fatto una polemica utile solo per sviare come al solito l’attenzione dai fatti importanti sapendo che è una polemica che produrrà il solito inutile dibattito e  molti consensi. Il primo quello di Squinzi, presidente di Confindustria. 

Chi dà ragione alla Madia è gente che non sa nulla di quello che avviene nella pubblica amministrazione dove le sanzioni si applicano eccome, così come i provvedimenti disciplinari: allontanamenti, trasferimenti di sede e anche il licenziamento per casi molto meno gravi di quelli che vedono coinvolti  onorevoli e senatori che restano al proprio posto con avvisi di garanzia, rinvii a giudizio e anche condanne: per informazioni chiedere a Denis Verdini, neo padrino costituente, Vincenzo De Luca l’intoccabile e Antonio Azzollini, riparato dalla galera col voto “di coscienza” proprio da quelli che vogliono licenziare gli incensurati. Ma le parole magiche in Italia sono “dipendenti pubblici”, meglio se associate a termini come “fannulloni” e “licenziamento”.  Se il rigore che si pretende dai lavoratori a mille euro al mese e col contratto bloccato da otto anni fosse lo stesso che si chiede alla politica oggi Marianna Madia non sarebbe nemmeno un ministro della repubblica.

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Qualche cenno storico su Marianna Madia

Esodati, Mieli: “Sfortuna che capita, povera Fornero”. E sul M5S: “Loro ricette? Fesserie”

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Secondo Paolo Mieli gli esodati creati dal talento tecnico ma sobrio di Elsa Fornero sono un incidente di percorso, cose che capitano, la poverina è lei che da quando ha messo la sua firma su una legge liberticida, una fucina di miseria e nuove povertà è dovuta emigrare per non essere molestata dalle migliaia di persone che ha fatto incazzare. 

Un po’ come dire che non è colpa dell’ingegnere se i ponti, le strade e i palazzi costruiti secondo il suo progetto crollano: povero ingegnere; oppure non è colpa del medico che sbaglia la cura e la terapia se il paziente muore: povero dottore.
Quando mio figlio a tre anni ha dovuto subire un piccolo intervento chirurgico purtroppo non riuscito bene, al pronto soccorso dove l’ho dovuto riportare d’urgenza una domenica mattina qualcuno mi disse che “non tutte le ciambelle riescono col buco”, come se avessi riportato un capo di abbigliamento fallato a chi me lo aveva venduto.
Ma magari scherzava e io non ho capito.
Lo spirito che anima la dichiarazione di Mieli è lo stesso del papa che si “amareggia”: per Bertone, l’attico, i 200.000 euro sottratti alla beneficenza, tutta la corte ingioiellata che abita al vaticano?
Certo che no, Francesco, il papa “laico” secondo Scalfari e rivoluzionario secondo quasi tutti si amareggia per la fuga di notizie: il problema non sono i comportamenti, le azioni ma come sempre chi porta alla luce contraddizioni, errori e talvolta reati le cui conseguenze poi ricadono negativamente e dannosamente sulla collettività.
Il papa, quello laico e rivoluzionario, invece di dare il benservito a calci in culo ai ladri e bugiardi che si ritrova in casa si addolora per chi fa la spia e in qualche modo cerca di salvare il salvabile com’era già successo col “corvo” di papa Ratzy.
Nella multinazionale della truffa e dell’inganno millenari denominata chiesa cattolica il pericolo arriva da chi denuncia i pericoli, un po’ come nella società reale, nell’Italia sempre ai primi posti nelle classifiche internazionali che la fanno arrivare ultima per decenza, civiltà e correttezza della classe dirigente il pericolo che destabilizza non è la classe dirigente quando fa affari con la criminalità e le mafie, quella che parte per il week end di mercoledì ma poi dà la colpa al senato se le leggi non si riescono a fare e quella che quando fa le leggi è per impoverire, tagliare i diritti, perfino quello alla salute dopo decenni in cui le casse dello stato sono state usate come bancomat dai ladri e truffatori di stato: sono i dipendenti fannulloni da mille euro al mese, un argomento sempre buono per soddisfare la voglia di vendetta dei benaltristi al contrario, quelli convinti che l’opera di moralizzazione debba partire dal basso anche se chi sta in alto è gente che dà tutt’altro che il buon esempio.

Politica & antipolitica

Sottotitolo: Non si capisce se i politici non vogliono cambiare, non possono cambiare o non sanno cambiare, ma mi sembrano tre ottimi motivi per mandarli tutti a casa lo stesso.
[Marco Travaglio]

Ha fatto più riforme Hollande prim’ancora di sedersi in poltrona che i nostri politici [vecchi] in quarant’anni di governi.

Due cose: tagli consistenti agli stipendi dei manager e dei membri del governo, 17  [diciassette] donne ministro nel suo governo, altro che quote rosa.

Hollande taglia e toglie ai manager, ai politici, Monti invece taglia e toglie ai pensionati, ai lavoratori vantandosi anche di agire con equità.
Sono vecchi, non “longevi” come riferiva ieri  con compassione Enrico  Mentana nel suo TG  riportando gli esiti della ricerca condotta dalla Coldiretti: l’Italia ha la classe dirigente/politica più vecchia del mondo.  Obama a 46 anni è diventato l’uomo più potente della terra, Mark Zuckerberg a 28 è già una potenza mondiale, in Italia a 28 anni come a 46 puoi fare al massimo “il bamboccione”.

In questo paese  chi non ha almeno 75 anni non può fare nemmeno il presidente di un  circolo della bocciofila o del ricamo a tombolo: il paese dei giovani virgulti.

Perché nessuno investe nei giovani,  i più bravi e capaci devono andare via per trovare un posto nel mondo.

E questo può succedere solo in un paese gestito da vecchi, in testa prim’ancora che di età.

Napolitano è in politica dal 1953.

Sei decenni: un delirio.

L’ Andreotti politico  pare che sia nato ancora prima della repubblica italiana.
E dunque essendo vecchi  hanno una visione parziale delle cose; parziale perché vecchia ma  soprattutto disinteressata perché è grazie ad un sistema che TUTTI si sono ben guardati dal toccare, modificare e migliorare  se un piccolo manipolo di privilegiati ha potuto ottenere tutto quello che ha allontanandosi anni luce dai problemi della gente salvo poi arrogarsi il diritto di risolvere i problemi della gente perché qualcuno – con viva & vibrante soddisfazione [e un piccolo e impercettibile colpetto di stato] –  ha deciso che erano loro i migliori.
In secondo luogo perché molti di loro, di quelli che straparlano di crescita, non vivranno abbastanza nemmeno per  pentirsi dei disastri che hanno combinato.

Due, tre, cinque, dieci incarichi, stipendi milionari e nessuna voglia di rinunciare a niente di quello che sono riusciti ad arraffare per il solo fatto di essere italiani.
E’ strana la vita: noi  comuni italiani ogni giorno abbiamo un buon motivo per vergognarci e/o dispiacerci di essere nati in un paese così misero, piccino, loro, le caste, dovrebbero baciare ogni giorno la terra dove camminano.


Ma quand’è che in Italia sapremo se c’è qualcuno più bravo di Montezemolo, Abete, di Mastrapasqua, tanto per citare i primi che mi vengono in mente e  dei quali si è perso il conto di quanti stipendi milionari percepiscono? per non parlare delle cariatidi che sono in parlamento da venti, trenta, cinquant’anni.

L’unica riforma possibile è quella del M5S: al massimo due legislature e poi a casa, a lavorare, come tutti, non mantenuti a vita dai cittadini per due o tre generazioni.

E chissà perché  poi  la stessa persona può ricoprire più incarichi, tutti prestigiosi e strapagati però casostrano quello che va combattuto – secondo il governo dei tecnici – è il nero, il sommerso, non gli sprechi, i privilegi, questo immenso movimento di denaro pubblico che finisce nelle tasche dei soliti noti;  in questo paese se non ci si chiama, appunto, Montezemolo, Abete e Mastrapasqua  però si ha la necessità  di arrotondare lo stipendio in uno stato che più di un lavoro (quando va bene) non regolarizza non si può fare senza essere considerati e trattati dallo stato come dei  fuorilegge.
Cornuti e mazziati, sempre e comunque.

“Sono vent’anni che annunciano cambi alla politica, ma ancora niente. Tutti hanno proposto tagli alle spese ed ai parlamentari, ma nonostante una apposita commissione istituita lo scorso anno, ancora niente” E tra richieste e controproposte, i parlamentari sono sempre lo stesso numero. E i tagli ai finanziamenti ed alle spese? Se non diminuscono i parlamentari, diminuiranno mai i costi?”

[Marco Travaglio – Servizio Pubblico, 17 maggio]