Per cominciare…

Volevo augurare un’ottima giornata al funzionario o impiegato non lo so  dell’Autorità garante nelle comunicazioni, più semplicemente detta AgCom che, non avendo nulla di meglio da fare né, evidentemente da controllare trova il tempo per venire a leggere un piccolo blog di periferia andando perfino a spulciare nell’archivio.

 

Sottotitolo: Quelli a cui i Monti sorridono. ” In Italia i dieci più facoltosi hanno quanto i 3 milioni più poveri.
Sono in dieci, si contano sulle dita delle due mani, ma da soli possiedono beni e capitali per circa 50 miliardi di euro, tanto quanto i tre milioni di italiani più poveri. Lo scalino sociale che divide il Paese non si abbassa, anzi la crisi in atto potrebbe rialzarlo: lo fa notare uno studio di Giovanni D´Alessio (Ricchezza e diseguaglianza in Italia) pubblicato dalla Banca d´Italia.”  (Luisa Grion – la Repubblica, 2 aprile)

www.ilfattoquotidiano.it

“Disoccupazione
giovanile al 31,9%
Record dal 2004”

Già: pare che nel fine settimana nessuno si sia dato fuoco né impiccato o altro, niente, è stato un week end all’insegna della noia, questo.

Quindi tutti gli anatemi circa il baratro sono tutte balle, le solite balle. C’è da dire che almeno a quelle di berlusconi eravamo preparati e anche rassegnati, erano cose che ascoltavamo talvolta con umana compassione. Queste no, queste fanno solo incazzare.

Scrive Enrico Bertolino sulla sua pagina di Facebook:  “in Italia i 10 più ricchi come 3 milioni di poveri. Ed ora occhio che i 3 milioni non trovino l’indirizzo dei 10, altrimenti la patrimoniale poi gliela  chiedono a modo loro. Avesse avuto gli stessi dati anche Robespierre forse la rivoluzione francese sarebbe iniziata prima.”

Essì, bei tempi quelli in cui al re cattivo si tagliava la testa, tolto il male, il pericolo, la tirannia, un popolo aveva la possibilità di tornare anche e solo semplicemente a sperare,  oggi no. Oggi la Rivoluzione si fa via web.

Ecco i 10 paperoni d’Italia che posseggono
quanto i tre milioni più poveri

Scommesse, arrestato Masiello
Nove partite nel mirino dei pm

Come scrivevo a proposito di De Pedis e cioè che se un assassino sepolto in una chiesa (e che nessuno riesce a togliere da lì) sarebbe (è) un buon motivo per disertare in massa chiese e religione cattolica anche queste faccende odiose che si ripetono a ritmi costanti lo sarebbero per disertare i campi di calcio e per smettere di arricchire le pay tv una volta e per tutte, giusto per dare un segnale di civiltà, ecco.
Il calcio è davvero un’ottima metafora della politica, in Italia: corrotti in ogni dove, gente che guadagna cifre astronomiche ma non si accontenta e vuole sempre di più, e per ottenerlo ruba, corrompe e si fa corrompere, vive oltre la legge finché può ma anche dopo, nonostante e malgrado i suoi reati (per informazioni citofonare Moggi).
Nel calcio, a differenza della politica semidittatoriale e che ci viene praticamente imposta così come i suoi referenti  la gente un po’ di voce in capitolo  ce l’ha, se non la sfrutta significa che va bene così, che le piace così.

 

Un turista Inglese

Sabato 11 febbraio 2012
“Osteria del Vaticano”
di Marco Travaglio

In alcune redazioni molto supponenti e poco sportive, quando un altro giornale trova una notizia in esclusiva (“scoop”), invece di riprenderla per farla conoscere ai propri lettori citando la fonte, si fa come la volpe con l’uva (voce del verbo “rosicare”). Si va a caccia di qualcuno che smentisca per dire: “La notizia è falsa. Del resto, se fosse vera, la sapremmo anche noi, anzi l’avremmo saputa per primi”. L’altra sera, appena Santoro e Ruotolo hanno preannunciato lo scoop di Marco Lillo, i rosiconi si sono messi subito all’opera. La loro speranza era che il documento pubblicato dal Fatto fosse falso. Purtroppo padre Lombardi ha confermato che è autentico, anche se contiene “farneticazioni che non vanno prese sul serio”. Ma allora perché far leggere al Papa farneticazioni da non prendere sul serio? Per fargli uno scherzo? Forse perché il mittente è un cardinale e riferisce le parole di un altro cardinale. Se ci sono cardinali farneticanti, forse è il caso di pensionarli.
In ogni caso, per quel che riguarda il Fatto, una volta confermata l’autenticità del documento, nessun’altra “smentita” è possibile. Se Romeo non ha detto quelle cose, o le ha dette ma non sono vere, qualsiasi smentita va indirizzata a chi ha inoltrato l’appunto al Papa (il cardinale Castrillón).
Non certo al Fatto , che ha pubblicato un documento autentico. Punto. Ma i rosiconi non si perdono d’animo e giocano con le parole. Repubblica, per nascondere le parole “Fatto” e “quotidiano”, si esercita in tripli salti mortali carpiati con avvitamento. Occhiello sul giornale: “In tv spunta un documento: ‘Attentato al Papa’”. Ecco com’è nata la notizia: è spuntata. Sito repubblica.it : “‘Notizie prive di fondamento’. Il cardinale Romeo smentisce la rivelazione del Fatto ”. Smentisce? Romeo conferma persino il “viaggio privato in Cina a metà novembre”. Smentisce “quanto gli viene attribuito”. Ma va?
Qualcuno poteva pensare che un cardinale ammetta di aver detto in giro che stanno per uccidere il Papa? Più correttamente il corriere.it evita la parola “smentita” e titola: “Il complotto (presunto) contro il Papa e il mistero di quel viaggio in Cina”. Che è la vera materia del contendere. Invece il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, va in tv e dice che il documento non meritava quel risalto: cioè, in un paese dove anche i sospiri dell’ultimo ecclesiastico su qualunque argomento dello scibile umano finiscono su tg e giornali, un appunto consegnato da un cardinale al Papa su un complotto per eliminarlo va nascosto. Magari in un breviario. Certi vaticanisti sono letteralmente costernati dinanzi a questo oggetto misterioso chiamato “notizia”. Andrea Tornielli della Stampa ammette che il documento è “autentico ma sconclusionato”, poi però lamenta che “sia a disposizione dei media” (forse voleva dire “del Fatto ”).
Idem il messaggero.it : “Da qualche tempo a questa parte dalla Segreteria di Stato vaticana escono documenti riservati”. Anche per il giornale.it lo scandalo non è il documento, ma la pubblicazione: “Il mistero del complotto per uccidere il Papa: chi ha dato il documento ai giornali?” (forse voleva scrivere “al Fatto ”). Poi il sallustionline rivela che “il Vaticano stronca sul nascere lo scoop del Fatto ” e conclude: “Non sappiamo cosa ci sia di vero nello scoop del Fatto ”. Ah, non lo sapete? Ve lo diciamo noi: è tutto vero e il Vaticano non stronca un bel nulla. Il sito dell’Unità non l’ha presa bene: “Se voleva attirare l’attenzione, il Fatto Quotidiano ci è riuscito…
L’annuncio è stato dato in collegamento con Servizio Pubblico di Santoro (sostenuto dallo stesso Fatto )”. Ecco perché il Fatto dà una notizia: per “attirare l’attenzione” (dev’essere per questo che, al contrario, l’attenzione sull’Unità è piuttosto al ribasso). Ed ecco perché Santoro la anticipa: perché è sostenuto dal Fatto . L’idea che un giornale e un giornalista diano una notizia perché è il loro mestiere, non sfiora neppure l’house organ del Pd. Meno male che c’è Libero , che stacca tutti di parecchie lunghezze: “Travaglio ‘uccide’ il Papa. Vaticano: tutta fantasia”. Ma forse si confonde con l’attentato a Belpietro. (Il Fatto Quotidiano, 11 febbraio 2012)

 

 

 

Un imperdibile e strepitoso Travaglio prova a raccontare,  nel suo editoriale di  Servizio Pubblico, cosa capirebbe di quel che succede in questo paese  un turista straniero che capitasse per caso a Roma perché incuriosito dall’abbondante e insolita nevicata.

Immaginiamo un cittadino inglese che decide di venire in vacanza in Italia. Durante il viaggio, leggendo i giornali, apprende che il ministro dell’Energia, indagato per ostacolo alla Polizia stradale, si è dimesso. Il turista arriva a Fiumicino, apre i giornali italiani e scopre che c’è un partito chiamato “Margherita” che ogni tanto torna in vita per incassare i finanziamenti pubblici, peraltro aboliti da un referendum. Poi, sempre più divertito legge delle avventure di Lusi, Rutelli e Bersani. In una Roma innevata incontra il curioso sindaco della capitale travestito da Pisolo – con tanto di cappello di lana. E inoltre: il mito del posto fisso (che è solo per i figli ed i parenti dei ministri), i processi infiniti a Berlusconi… Tutte le contraddizioni del nostro Paese viste con gli occhi di chi ci guarda da fuori. (Il Fatto Quotidiano)

Scoop de Il Fatto Quotidiano: complotto contro il Papa

Esclusiva del Fatto
‘C’è un complotto per uccidere il Papa’

Il Fatto Quotidiano è giunto in possesso di un documento speciale. Nel documento il cardinale Romeo riferisce che il papa morirà. L’appunto risale al novembre 2011 e Benedetto XVI ne è a conoscenza da tempo.