Ite missa est

Sottotitolo: Fucksia e Borghezio contro Laura Boldrini  –  La guerra dei razzisti contro Laura Boldrini

Per certe menti bacate è inconcepibile che una bella donna possa essere allo stesso tempo in gamba, intelligente e che sappia fare cose buone, invece e piuttosto, di vendersi a vecchi erotomani in odor di mafia.

ANCHE DITTATORE MUGABE PER MESSA INAUGURAZIONE

Il papa nuovo sarà anche povero e bello ma le abitudini sono rimaste quelle pessime di sempre.

Nell’aprile 2011 al dittatore dello Zimbabwe Robert Mugabe, accusato di crimini contro l’umanità fu concesso di partecipare alla beatificazione di Wojtyła. Lo stato italiano fu costretto a sorvolare sulle leggi recenti in funzione dell’obbrobrio fascista dei patti lateranensi e consentire a Mugabe, indesiderato in base alle sanzioni europee che gli vietavano il visto d’ingresso in tutti i paesi membri, di calpestare il territorio italiano.

Avviata una nuova azione disciplinare contro Ingroia

Documenti – Altri documenti

[Antimafia 2000 – http://www.19luglio1992.com]

Aldrovandi, grazie allo ‘svuota carceri’ la poliziotta condannata è già a casa

Monica Segatto, l’agente che doveva scontare 3 anni e 6 mesi in carcere – già ridotti a 6 mesi grazie all’indulto – passerà gli ultimi quattro e mezzo ai domiciliari. La madre di Federico: “Un ulteriore regalo per i colpevoli, per me uguale alle risate dei poliziotti”. [Il Fatto Quotidiano]

ANM: “DA BERLUSCONI INSULTI INTOLLERABILI”

A scatenare le risposte dei magistrati sono state le parole di Berlusconi che ha segnalato oggi “un attacco alla mia libertà personale” da parte dei giudici, che “vogliono farmi fare la fine di Craxi”. L’ex premier ha poi parlato di una “dittatura dei magistrati“, spiegando che ”all’interno della magistratura c’è una parte che ha formato una specie di associazione a delinquere che usa il potere giudiziario a fini politici”. [Il Fatto Quotidiano]

Naturalmente Napolitano qui tace, e anche la Severino 

Ancora qualche dubbio che certi decreti, indulti e amnistie non abbiano poi quel fine misericordioso  che gli si vuole dare  a tutti costi per giustificarli? Fin’ora l’indulto ha garantito solo delinquenti “eccellenti” fra cui i macellai della Diaz. Oggi, grazie a quell’altra genialata dello svuota carceri un’assassina che rideva sul cadavere di un ragazzino a cui quattro poliziotti  fra cui proprio lei hanno spaccato il cuore a forza di botte può trascorrere la sua pena ridicola tra le mura di casa sua, fra i suoi affetti e dormire nel suo letto.
Gli assassini di Federico non solo non hanno mai perso nemmeno il posto di lavoro ma non subiranno nemmeno una giusta ed equa punizione per aver tolto la vita a calci e a botte a un ragazzino.
E da quando un omicidio volontario, altroché eccesso nell’eccesso di omicidio colposo, un reato à la carte che manco esisteva nel codice ed è stato confezionato della taglia giusta per i quattro criminali – ah no, per le poche mele marce, ah no alla seconda – per qualche scheggia impazzita, deve essere considerato minore e meritevole di certi bonus? 

Dunque, per riepilogare, abbiamo un delinquente recidivo che, nonostante lo stato gli abbia garantito ogni tutela per evitarsi il tribunale e la relativa galera che gli spetterebbe – col beneplacito di Papà Giorgio  che una carezza al figlio discolo non l’ha mai negata – continua a minacciare la rivolta di piazza perché  vorrebbe  addirittura scegliersi lui un presidente della repubblica di garanzia – come se Napolitano non avesse fatto quasi nient’altro che garantire lui in tutti questi anni, firmargli leggi incredibili che la Consulta ha poi puntualmente cassato e mettere una buona parola per lui come ha fatto solo qualche giorno fa quando ha detto che la Magistratura deve poter consentire “la partecipazione di tutti a questa fase politica”  ma malgrado tutto ciò berlusconi e il suo seguito  di IMPRESENTABILI  non si sentono ancora garantiti; un Magistrato, Antonio Ingroia,  sottoposto ad azioni disciplinari per volere del ministro della giustizia e quattro assassini a cui la vita non è cambiata né cambierà di una virgola, grazie alla giustizia che come si può evincere continua a tutelare i carnefici e mai le vittime.
Poi dice perché la gente in Italia non ha più ben chiaro il concetto della differenza fra onesti e delinquenti e continua a votare i delinquenti.

And the winner is…the pope. Again

Sottotitolo: un’inchiesta giornalistica è la paziente fatica di portare alla luce i fatti, di mostrarli nella loro forza incoercibile e nella loro durezza. Il buon giornalismo sa che i fatti non sono mai al sicuro nelle mani del potere e se ne fa custode nell’interesse dell’opinione pubblica e anche nell’interesse della politica perché senza fatti la politica annienta se stessa.

[Giuseppe D’Avanzo]

E ancora: il compito di un dottore è guarire i pazienti, il compito di un cantante è cantare. L’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede.

[Anna Politkovskaja]

Preambolo: il livello dello stato dell’informazione in Italia si misura anche ascoltando quel che ha detto Paolo Mieli ieri sera a Servizio Pubblico, e come lo diceva; in evidenza quel ridicolo panegirico sui suoi trascorsi giovanili da guerrigliero urbano che non c’entrava nulla nemmeno come paragone circa la manifestazione pro-delinquente organizzata dai cialtroni delle libertà provvisorie. Questo genere di giornalisti e di giornalismo, quello del “ha ragione tizio PERO’ bisogna ascoltare anche le ragioni di caio” anche se quel caio fosse la reincarnazione di Jack lo squartatore è uno dei motivi principali del fallimento di una politica mai abituata ad essere incalzata, disturbata, richiamata ai suoi doveri, che sarebbe, anzi è, uno dei doveri di un’informazione che svolge correttamente la sua funzione, se questo fosse un paese normale.
Ecco perché qui Mieli è considerato un deux ex machina del puntoevvirgola mentre altrove, in un paese normale, sarebbe solo uno dei tanti.

Ognuno ha i suoi trip, il mio è da sempre quello dell’informazione.

A casa mia sono sempre entrati i quotidiani, mio padre comprava Paese Sera che era l’unico ad avere una doppia edizione giornaliera e usciva apposta di pomeriggio tardi per acquistare anche l’edizione serale, e con mia sorella siamo state proprio educate alla lettura e al commento delle notizie, quindi ho sempre sentito come una naturale forma di trasporto verso quello che considero non solo il fondamento di una democrazia solida, quel cane da guardia del potere [e non da riporto o da compagnia come scrive Travaglio] ma che considero, come diceva Voltaire a proposito dello stato delle carceri, uno degli strumenti più importanti con cui misurare il livello di civiltà di un paese.
E la redazione di un giornale è, dopo le librerie, uno dei luoghi in cui passerei giornate intere, trovo affascinante l’atmosfera, quella frenesia che ‘va di corsa’ perché deve seguire i fatti del mondo prima di tutti per poi raccontarli al mondo prima di altri. 
Ecco perché penso che quella del giornalismo non sia una professione qualsiasi ma quasi una missione e che chi decide di svolgerla lo faccia quasi per vocazione, un mestiere che si fa per passione, come fosse una forma d’arte.
E nessuna forma d’arte andrebbe mai svilita, niente su cui si mette il proprio nome, cognome, la faccia deve essere privo di senso, altrimenti perde di senso anche parte della stessa vita.
E mi domando come deve essere la vita della maggior parte di quei professionisti che hanno scelto di mettersi al servizio degli altri raccogliendo fatti e notizie per informare ma poi strada facendo si perdono talvolta per volontà e incapacità loro ma più spesso per conto terzi e cioè dei propri editori di riferimento pensando che tutto sommato ci sono cose che si possono volutamente ignorare e tralasciare a beneficio di altre che non hanno nessuna importanza, se l’obiettivo è quello di permettere ai lettori di potersi formare delle opinioni sane e il più possibile corrispondenti alla realtà dei fatti e delle cose che ci accadono intorno.
Mi domando quali principi si tradirebbero se al posto di venerare il politico o, come in questi giorni, la figura del nuovo papa ci si limitasse alla “fredda cronaca” di quello che va raccontato.
Ecco perché non mi spiego come sia stato possibile trasformare un conclave e la successiva elezione del nuovo papa per l’ennesimo episodio che spiega perfettamente quali sono, invece, i veri obiettivi di un certo giornalismo.
Il fondo di Travaglio di oggi è – come sempre sono i suoi – illuminante, fa capire benissimo quanto può essere utile alla formazione di libere opinioni chi confonde l’elezione di un papa con una finale dei mondiali, con la notte degli Oscar, e se penso a quante altre cose si sarebbero potute scrivere sui quotidiani al posto di editoriali e articoli da tifo da stadio, o, peggio ancora su previsioni assurde visto che nessuno può mai venire a conoscenza di ciò che accade nelle segrete stanze della Cappella Sistina come generalmente quasi nulla di tutto il resto che succede fra le mura vaticane e quando questo accade – per sbaglio o per il senso di responsabilità di qualcuno, quel povero “Corvo” che deve amare così tanto la chiesa da averle sacrificato il suo mestiere e la sua reputazione personale – viene definito scandalo.
Mentre invece il vero scandalo è – come sempre – sacrificare la verità raccontando e scrivendo un mucchio di balle inutili per non inimicarsi nessuno, per mostrare la figura del nuovo papa come quella di un innovatore, del riformista che metterà le cose apposto all’interno di un’organizzazione che come la storia insegna non ha proprio e mai avuto nessuna ambizione di rinnovarsi in meglio. 

Il papa è il capo di una comunità che esiste da duemila anni e si regge sfruttando l’ignoranza e la povertà del e nel mondo, che per aumentare il proprio potere è stata sempre molto vicina ai soldi, da qualunque parte provenissero. 
E certe dichiarazioni del nuovo papa quando era ancora cardinale a proposito di donne e omosessuali la dicono lunga su quanto lui sia così diverso da chi lo ha preceduto e chi gli succederà.
Sfido chiunque a smentire questa tesi.

E da parte mia non ho nessunissima intenzione di farmi sedurre da qualche gesto diverso, perché un papa che invoca e promuove il rigore per se stesso e per i suoi subalterni non dovrebbe essere l’eccezione ma la normalità e la regola, e questo avrebbero dovuto scrivere certi giornalisti di certi quotidiani, non sperticarsi in lodi, guardare al dettaglio e trasformarlo in chissà quale exploit. 

Parlare meno e parlare meglio, scrivere meno per non essere poi costretti a ricamare attorno ad un non fatto o ad una notizia che non c’è  un mucchio di scemenze inutili [quelle che descrive benissimo Travaglio stamattina] dovrebbe essere l’imperativo di un buon giornalismo.

E, come scrivevo ieri in questo paese è pieno di gente che ha altri punti di riferimento che avrebbe avuto, avrebbe ed ha il diritto di non subire l’informazione violenta, perché a reti e quotidiani praticamente unificati che invece siamo stati costretti ad ascoltare e leggere in questi giorni, che dovrebbe poter contare almeno sul giornalismo che si definisce libero, indipendente, non schierato e né soprattutto colpito da un’improvvisa crisi mistica collettiva solo perché è successa una cosa che si ripete da duemila anni.

Gli Scolapasta
Marco Travaglio, 15 marzo

Come i sondaggisti e i politologi dopo la vittoria di Grillo alle elezioni, i vaticanisti e i papologi sono rimasti a bocca aperta dinanzi a papa Bergoglio, inopinatamente sfuggito ai loro radar. Chi l’avrebbe mai detto? In effetti ci voleva lo Spirito Santo per immaginare che il secondo classificato al penultimo conclave, subito dietro Ratzinger, fosse almeno papabile. Strano che chi passa il tempo a ripetere “chi entra papa in conclave ne esce cardinale” non ci abbia pensato. Ma forse non è strano, visto che molti sedicenti esperti di Vaticano seguono la logica dei retroscenisti da buvette di Montecitorio: confondono le proprie speranze con la realtà. Solo così si spiegano i chilometri quadri di piombo dedicati dai nostri giornaloni al presunto favoritissimo Angelo Scola, tanto popolare tra i politici quanto impopolare fra i cardinali del resto del mondo, un po’ perché è italiano e dunque da evitare dopo tutti gli scandali di Curia, un po’ perché è Scola e dunque da evitare per i trascorsi nel clan Formigoni che produce un paio di arresti al giorno. 

Mancava solo papa Celeste I. 
Eppure l’arcivescovo ciellino era il candidato ufficiale di Corriere e Repubblica, impegnatissimi nella gara di Scola Cantorum. 

Corriere : “Scola ha già 50 voti” (certo, come no), “Per Scola l’appoggio degli stranieri” (sì, buonanotte). 
Repubblica : “I favoriti restano 4, Scola e i 3 delle Americhe: il canadese Ouellet, Dolan o O’Malley degli Usa, il brasiliano Scherer, ma spunta il messicano Ortega” (spunta da dove? dal sombrero?). 
Repubblica: “Via agli scrutini, Scola parte da 40 voti. Caccia agli indecisi per chiudere la partita”. “Partita a due per il Conclave. Scola e il pacchetto dei 40”. 
Sul Corriere l’intervistatore ufficiale Aldo Cazzullo dava consigli allo Spirito Santo: “La speranza (soprattutto sua, ndr) che si scelga un Papa italiano. Le possibilità dell’arcivescovo di Milano e il rapporto con Bagnasco” (che, fuori dalla cinta daziaria, è un discreto handicap). 
E giù fiumi d’inchiostro tricolore sull’assoluta necessità di un papa biancorossoverde: “gioverebbe al prestigio e soprattutto all’autostima del nostro Paese”, insomma “l’affacciarsi di un compatriota in piazza San Pietro rappresenterebbe un motivo di orgoglio e di riscatto per il nostro Paese”. 
Guai a evocare gli scandali di Cl: sarebbe “un pregiudizio negativo”. 
Senza contare che Scola si fa chiamare “don Angelo” e “chiama l’interlocutore per nome, si fa dare del tu dalle persone con cui ha consuetudine”. 
E per Cazzullo sentirsi chiamare “Aldo” dal nuovo Papa non aveva prezzo. 
Mirabile anche l’accenno a Scola “figlio di un camionista”, ma anche misteriosamente “figlio di un operaio”. 
Un cardinale con due padri? Una bizzarria unica al mondo, che assieme a tutto il resto dev’essergli stata fatale. 
Anche Repubblica , per non perdere pure il conclave dopo le elezioni, aveva sposato preventivamente Scola, col classico salto sul carro del vincitore (supposto). 
Per la bisogna aveva dedicato un bel ritrattone di due pagine al “ragazzo del lago di Como che corre per diventare Papa”, “si ammazza di lavoro”, “riforniva Ratzinger di buon vino”, “era primo della classe in latino e greco”, aveva “una bella fidanzata che si fece suora” e — sì, è vero — “faceva lezioni di filosofia ed etica a Berlusconi, Dell’Utri e Confalonieri”, ma “capitò una volta sola”. 
Quante volte figliuolo? Una sola. Ah beh allora. 
Per preparargli la dovuta accoglienza, Repubblica aveva addirittura strappato al Foglio , al Giornale e a Panorama il vaticanista turbociellino Paolo Rodari, che stazionava in permanenza in tutte le tv con le piaghe da decubito e salmodiava il mantra: “Il favorito è Scola”. Nessuna speranza invece per Bergoglio che, ridacchiava Rodari su Repubblica con l’aria di chi la sa lunga, “è candidato a racimolare qualche voto al primo scrutinio”. 
Insomma uno sfigato. Profezia azzeccata. Anche lo Spirito Santo, nel suo grande, s’incazza.

Change

Hanno girato, rivoltato, trattato e contrattato ma finalmente sono riusciti a dare a berlusconi pure la7. Urbano Cairo è un ex dirigente fininvest, quindi dopo Mediaset che è la sua, la Rai che controlla per mezzo dei suoi ascari sguinzagliati in ogni dove, finalmente anche la7  finisce [di diritto ma soprattutto di rovescio] sotto il controllo di silvio berlusconi. Mannaggia, ad avere una legge sul conflitto di interessi questo non sarebbe mai potuto accadere, probabilmente d’alema, come per quella sullo scudo fiscale, non aveva capito quanto fosse importante questa legge. 
Ecco perché non ce l’ha fatta a farcela.

Sottotitolo: sulla piattaforma Change.org è stata lanciata dall’Uaar, “Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti” una petizione che richiede l’abolizione del Concordato tra Stato e Chiesa. [qui il link all’appello]

Conclave, cattolici Usa contro Mahony
E Famiglia Cristiana lancia un sondaggio

 L’ex arcivescovo di Los Angeles era stato sollevato dai propri incarichi per aver coperto gli scandali di pedofilia. Ciononostante il suo nome risulta tra i partecipanti al Conclave che dovrà votare il successore di Benedetto XVI.  Catholics United indice una petizione per impedirglielo.
A proposito di ospitate nello stato di Dio:
nell’aprile 2011 al dittatore dello Zimbabwe Robert Mugabe, accusato di crimini contro l’umanità fu concesso di partecipare alla beatificazione di Wojtyła. Lo stato italiano fu costretto a sorvolare sulle leggi recenti in funzione dell’obbrobrio fascista dei patti lateranensi e consentire a Mugabe, indesiderato in base alle sanzioni europee che gli vietavano il visto d’ingresso in tutti i paesi membri, di calpestare il territorio italiano.

Ho firmato perché voglio che questo diventi davvero un LIBERO STATO e non il paese a democrazia limitata che è sempre stato i cui contribuenti sono costretti – di diritto ma soprattutto di rovescio – a mantenerne un altro i cui residenti poi non si comportano affatto da ospiti ma vogliono fare i padroni di casa, anche della mia.
Facciamo che ognuno si paga le sue eccentricità, che sei miliardi di euro l’anno, tanto ci costa più o meno mantenere santamadrechiesa, esclusi benefit, privilegi, bollette non pagate i cui costi ricadono sui romani,  tasse non pagate che i contribuenti devono pagare anche per la vaticano SPA e un mucchio di altri lussi che vengono concessi dallo stato alla chiesa, e per non dover ribadire ancora una volta quanto sia costoso dover sopportare questa zavorra che impedisce a questo paese di diventare davvero civile sono un prezzo altissimo che non possiamo più permetterci di pagare. 
Ho firmato perché il concordato è una legge fascista che in una democrazia, in una repubblica deve essere abolita.

Eppoi l’ha detto anche il papa uscente [ma che resterà ospite nelle mura vaticane affinché non abbia nulla da temere, ben coperto dall’immunità in quanto capo di stato estero, quella stessa  che lo ha sollevato da altre responsabilità circa i casi di pedofilia all’interno della chiesa: Immunità: ecco perché Ratzinger resterà in Vaticano,  tutti uguali a dio e come no]:”‘Il tentatore è subdolo – ha detto all’Angelus: non spinge direttamente verso il male, ma verso un falso bene, facendo credere che le vere realtà sono il potere e ciò che soddisfa i bisogni primari”.

Ecco, firmiamo anche per non farli più cadere in tentazione. Così imparano.

Lilly Gruber: lei è cattolico?
Antonio Ingroia: NO.
[Ottoemmezzo, 18 febbraio]

La domanda di Lilly Gruber non è stata né indiscreta e nemmeno fuori luogo.

Altroché tenersi i papi e i cardinali nei cassetti come Bersani e Vendola.
In un paese dove la religione invade la politica di destra, di centro e di centrosinistra che non oppone mai resistenza anzi le piace pure, e in modo asfissiante la vita dei cittadini ai quali s’impone di vivere secondo un’etica religiosa anche se non sono cattolici-credenti-praticanti perché la politica poi  non legifera secondo le necessità, le urgenze, i bisogni della gente ma in base a quello che non turba e disturba le loro eminenze, nell’unico paese che ne deve mantenere un altro grazie a una legge fascista, il concordato,  che dovrebbe, DEVE  essere abolita quel NO di Ingroia è una luce in fondo al tunnel.

E’ importante sapere in che misura la religione occupa la vita di un politico visto che i nostri politici sono troppo sensibili all’influenza della religione, si ammalano molto facilmente di conservatorismo e bigottismo; mentre a noi, invece,  serve una politica sana e libera da TUTTE le influenze.

 

[Il tempo è galantuomo]

Ecco perché ieri sera da Lilly  Gruber c’era Ingroia: il più nascosto di tutta questa campagna elettorale, il più oscurato e ignorato dai media.
E’ andato a fare il tappabuchi di berlusconi che doveva fare il confronto con Travaglio; ma siccome notoriamente Travaglio fa il gioco di berlusconi allora ha preferito non andare per non rischiare di stravincere le elezioni e umiliare i suoi avversari: lui è un uomo modesto, si accontenta di poco.
E già qui si potrebbe mettere un punto e scrivere che per capire ci vorrebbe un cervello che fa il suo mestiere, ché la polemica infinita sulla puntata di Servizio Pubblico circa il fatto che Santoro e Travaglio avrebbero messo a suo agio sua bassezza a me ha puzzato di bruciato sin da subito, come anche la proclamazione a santi subito di Floris e Ilaria D’Amico, i bravi giornalisti che hanno imbarazzato berlusconi [mica come Travaglio, cazzu cazzu iu iu], come se tredici minuti di intervista fossero uguali a una trasmissione di un’ora o di tre ore.
E che quando scrivo che in questo paese un’informazione che informa non l’avremo mai perché non ce la meritiamo, perché c’è gente che non ha la benché minima idea di quello che significa la parola informare altrimenti l’Italia non sarebbe sempre e puntualmente in basso a tutte le classifiche internazionali sulla libertà di stampa e informazione, forse ho ragione.
E chissà perché se Santoro e Travaglio sono così ospitali Bersani e Monti, chez Servizio Pubblico non ci sono proprio voluti andare.

Telecanto e melesuono
Marco Travaglio, 19 febbraio

Sarò strano, ma non riesco a capire tutta questa ossessione per i confronti televisivi che si fanno o non si fanno. Intendiamoci: Grillo ha sbagliato di brutto a promettere e poi disdire l’intervista con Sky (e non è la prima gaffe: quella strana frase sui magistrati che “fanno paura” proprio mentre indagano sui poteri fortissimi ha sconcertato una bella fetta della sua base). Ma soprattutto ha sbagliato a prometterla, perché diciamoci la verità: nessuna delle centinaia di pallosissime telecomparsate degli aspiranti premier e dei loro candidati ha spostato di un millimetro gli orientamenti degli elettori. L’idea di un bel dibattito all’americana, dove un avversario o un giornalista mette in difficoltà il politico di turno e gli fa perdere voti, in Italia è pura utopia: e lo resterà finché la politica comanderà sulle tv. Paradossalmente, il programma che più s’è avvicinato a quel modello è stata la puntata di Servizio Pubblico che tutti i giornali hanno accusato di aver rilanciato Berlusconi (perciò Bersani e Monti non sono venuti da Santoro: per evitare eccessivi rilanci). Quella sera il Cavaliere, per la prima e ultima volta nella sua carriera, fu costretto ad ammettere di non essersi opposto alla decisione di Monti di introdurre l’Imu sulla prima casa; e addirittura di essersi confuso, a causa dell’età avanzata, sul complotto delle banche tedesche contro il suo governo. Tant’è che per qualche settimana evitò accuratamente di dichiarare guerra alla Germania e di accusare Monti sull’Imu, pensando che le due balle fossero ormai inutilizzabili e occorresse inventarne qualcun’altra (tipo la restituzione dell’Imu in contanti). Poi andò a un programmino domenicale di La7 e ripeté le due balle senza che i due conduttori gli ricordassero che erano già state smontate da Servizio Pubblico. Dunque capì che poteva usarle di nuovo: nella tv italiana non si butta via niente. Del resto, avete mai sentito qualcuno (esclusi i presenti) rinfacciargli i suoi processi o gli impresentabili nelle sue liste? Tutti gli scandali, per lui, sono ormai mediaticamente prescritti: condono tombale. E così i casi Penati o Mps per Bersani. E così l’inerzia su Finmeccanica per Monti. In compenso Ingroia, le rare volte in cui appare in video, deve continuamente giustificarsi per essere un magistrato e peggio ancora un incensurato; poi, quando potrebbe illustrare le proposte del suo movimento, il tempo è scaduto. Invece gli altri leader intervistati in tutte le tv possono dire le loro cose, vere o false che siano, senza incontrare ostacoli. Non perché alcuni intervistatori non tentino di incalzarli sulle loro contraddizioni, ma perché mai come in questa campagna elettorale si è mentito tanto spudoratamente sul passato e sul futuro, sui programmi e sulle alleanze. Anche la domanda più cattiva, impertinente, puntuta è destinata a infrangersi contro risposte generiche o sfuggenti o menzognere.
E la legge sulla par condicio proibisce al conduttore di interrompere l’ospite logorroico o bugiardo per ristabilire punto per punto la verità. Solo un confronto fra tutti e sei i candidati premier potrebbe spostare qualcosa: non tanto per i contenuti (perlopiù falsi o utopistici), quanto per l’efficacia della comunicazione, che non è uguale per tutti. Ma il confronto a sei non lo vuole nessuno dei big: troppi altarini da nascondere. Infatti pongono condizioni inaccettabili (confronto a due o a tre, fuori gli altri) per evitarlo. Quindi non facciano i furbi: sono allergici alle domande proprio come Grillo che (giustamente) accusano di allergia alle domande.

Ps. Ieri B. ha annullato la sua partecipazione a Otto e mezzo dove avrebbe dovuto rispondere alle domande di Lilli Gruber e del sottoscritto. Chissà cosa diranno ora i tromboni che mi accusavano di avergli regalato una barcata di voti a Servizio Pubblico: forse che temeva di stravincere?

Ancora sui DIRITTI CIVILI

Le nozze gay sono il suicidio dell’Europa?

Contro l’omofobia e la transfobia – Appello ai candidati

L’ex fidanzato storico
di Alfonso Signorini
candidato dal Cavaliere

Sottotitolo: penso che di queste faccende non si parli mai abbastanza.

Per smettere di farlo c’è un unico modo: mettere in pratica, nei fatti, quell’uguaglianza che fino ad ora è rimasta lettera morta su una Costituzione che nessuno rispetta, nemmeno chi lo deve fare per ruolo e mestiere.

Se proprio si vuole insistere nel non voler considerare le persone uguali come Costituzione comanda bisognerebbe rinnovare un po’ il repertorio delle cazzate che si dicono e che si scrivono per negare quel diritto.
Ché quelle solite, sempre le stesse, sono diventate stucchevoli, noiose, insopportabili.

Come lo sono generalmente tutte le falsità e le menzogne. Il diritto che più di tutti gli altri in questo paese viene violentato e disatteso SCIENTEMENTE prim’ancora che quello di formare un nucleo familiare e chissenefrega poi di come lo si vuol chiamare, di poter adottare dei figli agli omosessuali è quello riconosciuto dall’articolo 3 che ORDINA, non chiede se gentilmente si può fare, allo stato e dunque ai governi di trattare TUTTI i cittadini nello stesso modo, dunque non per mezzo di concessioni da feudo medioevale ma in funzione di leggi dello stato.

Premessa:   il matrimonio è un istituto fallimentare che andrebbe abolito per tutti.

Non serve, non cementa di più un bel nulla, è solo un costo, una burocrazia continua per qualsiasi cosa, quando ci si sposa e quando si divorzia, serve solo ad arricchire eserciti di avvocati,  la chiesa che ad ogni cerimonia religiosa mette in cassa altri soldi e altro potere – non solo con  il matrimonio religioso ma anche  con un battesimo imposto quando la persona non è in grado di intendere, di volere, di dire no,  di chiedere di poter scegliere da adulto consapevole se vuole far parte o meno di un club piuttosto che un altro, comunioni e cresime che si fanno fare ai bambini solo perché si fa la festa e si ricevono i regali.

Se due persone vogliono stare insieme non serve l’accordo certificato o ancorché benedetto, e una stretta di mano o un vaffanculo sono molto meno costosi di una pratica legale.

MA il fatto che mentre mezza Europa e un resto del mondo civile abbiano regolato e da tempo la questione delle unioni omosessuali mentre qui, nel nostro bel paese, culla del diritto [che è di tutti e non solo di qualcuno], ci sia una politica miserabile, ipocrita e asservita alla volontà di  divulgatori di menzogne e ignoranza che si domanda ancora se sia il caso di farlo, che nasconde la sua pochezza dietro alibi ridicoli, che dice cose assurde spacciandole per regole costituzionali solo perché non vuole smettere di essere serva di una chiesa oscurantista, retrograda, violenta e malvagia non fa dell’Italia solo un paese molto al di sotto della soglia di una ragionevole civiltà ma lo rende proprio brutto, triste e cattivo.

Non è vero che il paese non è pronto e che la gggente non capirebbe: è la politica, TUTTA, ad essere prona e vigliacca, e niente affatto intenzionata a dare a tutti quei diritti che i politici si sono già presi da un pezzo e da se medesimi. Loro non hanno nessun tipo di problema, per loro i diritti – visto che se li riconoscono da se medesimi – non solo sono riconosciuti e applicati ma addirittura estesi oltre il tollerabile, per la gente comune, le minoranze, non è affatto così, e questo non sarà mai un paese civile finché la politica, per non perdere i voti dei cattolici integralisti, fondamentalisti, ipocriti e cattivi farà quel che vuole la chiesa sulla base non di un sentire cristiano, solidale, altruista come dovrebbe essere ma solo perché alle gerarchie vaticane interessa mantenere e aumentare il potere.

E per mantenere il potere, la Storia insegna, bisogna dividere, si divide incentivando il razzismo, l’omofobia, promuovendo l’idea di persone relegate alla condizione di  categorie – inferiori – e che per questo devono rimanere in una situazione  borderline, non disturbare, non chiedere ma essere obbligate comunque a sottostare a tutti i doveri da cittadini: rispettare la legge, pagare le tasse, e assumersi la responsabilità civile e legale di ogni loro azione. Dunque lo stato per mezzo dei governi si legittima da se medesimo ad ignorare gli omosessuali ma loro non possono né devono, PER LEGGE, ignorare lo stato.

I diritti non sono concessioni, sono – appunto – diritti, che non possono restare appesi ai desiderata e alle ormai quotidiane dichiarazioni delle loro eminenze, né ad una politica che quando non sa che fare si attacca alla famosa teoria del “c’è altro a cui pensare, c’è la crisi”,  parla molto la politica  – soprattutto a vanvera – la crisi è mondiale, eppure, nel frattempo i governi di tanti paesi [dopo Parigi anche Londra dice sì alle nozze gay] non hanno mai perso di vista la regolamentazione del diritto civile, evidentemente pensano – come me –  che chi non capisce che i diritti civili sono la priorità,  perché vanno a toccare spesso questioni anche più importanti di un’economia più forte, non capisce niente,  loro, questi nostri  statisti delle cippe lo sanno e lo capiscono benissimo ma continuano ad ignorare un problema che c’è e che va risolto.

Per non parlare di un “giornalismo”  servo e servile che fa da eco ad ogni sospiro che arriva dagli invasori d’oltretevere. 
Quello che attiene al diritto civile non dovrebbe riguardare chi ha scelto di occuparsi di anime, spiritualità e del trascendentale.

Nei paesi dove le unioni di fatto fra persone dello stesso sesso sono una realtà da molto tempo non mi pare che nessuno sia caduto in quel baratro di cui parlava bagnasco, anzi, a ben vedere, si vive molto meglio che in questo.

Non è vero che la colpa è della Rete. Non facciamoci fregare dai titoloni dei giornali

Questo post è stato inoltrato via twitter a tutti i giornaloni che oggi aprono colpevolizzando la Rete: la Rete va solo usata bene, non è colpevole di niente.  Disinformare e disorientare non è utile a nessuna giusta causa.  Basta  con questa ridicola criminalizzazione della Rete per la qualunque.
La prima pagina del Fatto oggi non si può guardare, un giornale che si vanta di fare buona informazione e di difenderla non può fare un errore di quel tipo solo perché il dàgli al web è uno degli argomenti più gettonati ma peggio affrontati.
Un argomento buono per essere spalmato in tutti i talk show che nei prossimi giorni ci allieteranno ospitando i soliti opinionisti all’amatriciana che ci dispenseranno le loro perle di saggezza che poi verranno assorbite dall’opinione pubblica creando l’ennesimo corto circuito intellettuale  secondo il quale “si stava tanto meglio quando si stava peggio” ovvero: quando non esistevano il web e i social network.
Non è così, non è affatto così e non deve essere fatta passare questa teoria.
Specialmente dai quotidiani cosiddetti liberi.

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La scuola e la famiglia, luoghi e contesti entro i quali i bambini prima e i ragazzi dopo dovrebbero poter tranquillamente crescere, essere educati, istruirsi, imparare a relazionarsi possono trasformarsi invece nei peggiori teatri di violenza e di morte. Per incapacità di educare, per ignoranza. Derubricare il suicidio di un quindicenne già stanco della vita ad una conseguenza del bullismo reale e virtuale è un errore che rischia di produrre effetti devastanti. Internet come sempre utilizzato come il capro espiatorio di tutti i mali del mondo.

Mentre invece i problemi di questo paese sono altri e non viaggiano in Rete.
Questo è un paese che galleggia nella retorica della tolleranza come se bastasse non prendere a calci in bocca qualcuno per sentirsi fuori dalla dinamica criminale dell’ignoranza che porta un ragazzino a suicidarsi a quindici anni perché è già stanco di doversi confrontare con la discriminazione, di doverla subire.
TOLLERANZA è una parola che fa schifo, è l’anticamera, la madre di tutti i razzismi, il suo significato dovrebbe far rabbrividire e invece qualcuno si vanta pure di essere tollerante anziché essere ACCOGLIENTE. Stravolgere il significato delle parole è diventata la moda più seguita in Italia tant’è che gentaglia fascista può avere l’ardire di definirsi moderata senza che nessuno risponda, almeno, con una selva di pernacchie, a cominciare dai conduttori di quelle trasmissioni dove le peggiori idee, anche quelle pericolose delle peggiori persone vengono veicolate e spacciate per informazione o, peggio ancora per libere espressioni dei pensieri..
La parola tolleranza non ha niente a che fare con la civiltà, col saper convivere in un mondo che cambia, che si evolve, in un mondo dove le barriere saranno sempre più invisibili malgrado e nonostante chi ha fatto e fa di tutto per chiudersi nei suoi piccoli recinti razzisti dove qualsiasi diversità viene considerata una minaccia, un pericolo.
In un mondo che cambia, che si evolve, l’unica parola da mettere in pratica è RISPETTO, e questo è un paese arretrato proprio e soprattutto perché l’idea del rispetto non è contemplata a partire da chi fa le leggi che non si occupa né si preoccupa di prevenire, arginare, sconfiggere tutte le emarginazioni e le disuguaglianze ma al contrario le incentiva e le promuove ogni volta che la politica si rifiuta di regolare l’ambito civile, perché questo significherebbe rischiare di perdere il consenso di chi ha tutto l’interesse che l’Italia resti il paesello border line che è, e che a certi livelli è sempre stato a prescindere dal disastro prodotto dall’era di berlusconi. I politici, non tutti ma la maggioranza sì hanno capito benissimo che la politica dell’ipocrisia rende.
A loro il pregiudizio non offende, non discrimina, non emargina, possono tranquillamente dichiararsi cattolici mentre si tengono il bordello in casa ed essere perfino contestualizzati dall’eminenza, perdonati fino all’ultimo dei peccati, possono presenziare al family day mentre hanno una moglie e una compagna – incinta –  in simultanea;  il problema come sempre è chi non fa notare, di chi si rende complice e permette che personaggi squallidi, ignoranti che non hanno niente di utile da dire imperversino in tutte le trasmissioni televisive ad impartire lezioni della serie “non ho un cazzo da dire ma lo voglio dire [finché me lo fanno dire]”.
Questo paese va liberato da quella politica troppo sensibile all’influenza della chiesa alla quale ha permesso e permette tutto, di invadere, interferire, dire questo si può fare e questo no. Il discorso è sempre lo stesso, c’è gente che è incapace di comprendere tutto quello che non fa parte del suo piccolo mondo, ed è esattamente lì che deve intervenire la politica, che invece non lo fa, insieme alla Grecia siamo il paese europeo più arretrato proprio nell’ambito dei diritti civili, e non è più possibile che un paese intero continui ad essere ostaggio dell’ignoranza e del pregiudizio perché la politica non è mai abbastanza coraggiosa nel favorire il percorso verso una civiltà che sia rispettosa per tutti a prescindere da qualsiasi orientamento.  
La discriminazione è SEMPRE un danno per la collettività, l’essere in qualche modo classificati dei “diversi” in senso negativo, dispregiativo, offensivo costringe a fare dei distinguo che generano delle differenze mentre i diritti sono diritti per TUTTI.
Le scelte di vita, quando  sono private e non intaccano il diritto degli altri, quando non sono pericolose per gli altri, quando non provocano danni agli altri DEVONO essere  accettate e lecite, ed è un dovere di tutti rispettarle, perché è un diritto di tutti essere rispettati, la laicità e il suo rispetto garantisce tutti.
Ed ecco perché sarebbe meglio, è meglio, se i leader di partiti che si dichiarano riformisti e progressisti dichiarassero pubblicamente di avere altri punti riferimento, al posto di papi e cardinali.

Prima delle primarie

Sottotitolo: GENERATORE AUTOMATICO DI PANTHEON DEI CANDIDATI ALLE PRIMARIE DEL CENTROSINISTRA – Alessandro Capriccioli

A proposito di rappresentanti [preambolo]: il Senato approva emendamento Lega,  torna il carcere per i giornalisti.

Dedicato a tutto l’esercito dei difensori della libera espressione del pensiero anche quando è tutt’altro da ciò. A tutti quelli che si sono spesi affinché “il carcere a un giornalista gnorno gnorno”. La libertà va meritata, e il livello di questo paese è ancora così scarso che presumo ci vorrà ancora tempo, generazioni, prima di capirne l’esatto significato. Questa legge fa schifo, ma spero che tutti capiscano che la causa di questo non è il giornalismo vero, quello che rischia su se stesso per esercitare il suo mestiere ma proprio e soltanto il giornalismo servente, quello piegato sempre a novanta gradi. Si è detto molto, a me ancora si torce lo stomaco a pensare che gente che ogni giorno difende la libertà di espressione, dice di combattere le censure si sia schierata al fianco di un criminale per natura. 

La bellezza di questo paese, della democrazia malata di questo è paese è che solo i politici possono decidere da se medesimi se e quando andare in galera in prima persona e se e quando mandarci altra gente spesso colpevole di atti assai meno violenti dei loro.

E lo possono fare da vigliacchi e infami senza nemmeno metterci un nome e una faccia.

Dov’è il corto circuito se a fare questo poi non è nemmeno gente scelta dal popolo che quindi che rappresenta il nulla assoluto tanto meno dunque la volontà di un popolo sovrano per Costituzione?

Terribile una base piddina che ha esultato alla visione di quell’orribile poster creato per pubblicizzare l’evento di sky dell’altra sera, terribili quelle persone che pensano col cervello di un segretario di partito, terribili quelli che ieri parlavano di papi buoni (ma dove, ma quando?) per giustificare un pavido, uno che non sa scegliere da che parte deve stare e  che vorrebbe fare il presidente del consiglio di una coalizione di centrosinistra ma è ancora fermo al palo del matrimonio sì o no a proposito di omosessuali. E se citare papi e cardinali serve ad intercettare i voti dei cattolici sappiano i lor signori “de’ sinistra” che il giochino è vecchio, desueto e non incanta più.

Ad ognuno i suoi rappresentanti. La politica è fatta soprattutto di onestà, quando è buona.  E una buona politica non può non tenere conto delle radici storiche su cui si fonda una repubblica democratica nata grazie ad una Resistenza Antifascista non certo grazie all’intercessione della chiesa che anzi, si è resa sempre complice di dittature e regimi sanguinari e i suoi referenti, per quanto persone degne come il cardinal Martini che per questo non è mai stato papa sono stati e sono tutto tranne che riferimenti ad idee progressiste.

E non è possibile che dei rappresentanti di partiti che si richiamano a valori non dico comunisti ma almeno socialisti se qualcuno chiede loro chi è stato  un personaggio che ha dato a questo paese dimentichino una persona come Sandro Pertini.

 E’ stato più onesto Tabacci a richiamarsi a De Gasperi che comunque fu quel galantuomo senza il quale il voto alle donne non sarebbe stato nemmeno concesso perché Togliatti non si fidava di chi credeva che per educazione e cultura avrebbe votato la DC. Togliatti, quello dell’armistizio per salvare i fascisti,  oggi starebbe benissimo nel piddì, ‘na meraviglia.

Con queste premesse io non andrò, e nemmeno per idea, a farmi schedare in qualità di elettrice di centro sinistra. Perché io non voglio essere un’elettrice di centro sinistra. Io voglio un paese dove in parlamento ci sia una rappresentanza anche di idee “altre”, che non significano estremismo né voglia di comunismo cinese o sovietico ma significa semplicemente avere chiaro in mente che destra, centro e sinistra sono cose diverse e che appartengono a gente diversa. Che non è vero che gli italiani sono storicamente un popolo fascista o democristiano, gli italiani sono solo un popolo che è stato derubato della possibilità di avere un’indipendenza politica il 1 maggio del ’47 grazie alla strage di Portella della Ginestra fatta eseguire su commissione proprio per evitare che l’Italia rischiasse la “deriva comunista” che non era gradita all’America, alla mafia e al vaticano.
Dopo 65 anni questo paese è ancora schiavo e succube dell’America, della mafia e del vaticano perché nessuno in tutti questi anni si è preoccupato di fare in modo di ridurre e annullare questa dipendenza.
Ed è perfettamente inutile parlare di politica del fare INSIEME, se poi quell’insieme comprende anche chi non ha il coraggio di fare delle critiche semplicissime, chi ragiona con la testa di un segretario di partito, chi non riesce ad essere obiettivo nemmeno di fronte ad errori vistosi  perché guai a contraddire il segretario, ci s’inventano perfino favolette su papi buoni, pur di negare l’evidenza.
Un paese dove da sempre si negano verità e giustizia si merita di più di una politica di contrasto di centro sinistra debole.
Anzi, ne ha bisogno.

Di’ qualcuno di sinistra

MASSIMO GRAMELLINI, La Stampa, 14 novembre

Alla domanda del conduttore di Sky su quale fosse la loro figura storica di riferimento, i candidati alle primarie del centrosinistra hanno risposto: De Gasperi, Papa Giovanni, Tina Anselmi, Carlo Maria Martini e Nelson Mandela. Tutti democristiani tranne forse Mandela, indicato da Renzi che, essendo già democristiano di suo, non ha sentito il bisogno di associarne uno in spirito. 

 Scelte nobili e ineccepibili, intendiamoci, come lo sarebbero state quelle di altri cattolici democratici, da Aldo Moro a don Milani, evidentemente passati di moda. Ma ciò che davvero stupisce è che a nessuno dei pretendenti al trono rosé sia venuto in mente di inserire nel campionario un poster di sinistra. Berlinguer, Kennedy, Bobbio, Foa. Mica dei pericolosi estremisti, ma i depositari riconosciuti di quella che dovrebbe essere la formula originaria del Pd: diritti civili, questione morale, uguaglianza nella libertà. Almeno Puppato, pencolando verso l’estremismo più duro, ha annunciato come seconda «nomination» Nilde Iotti. Dalle altre bocche non è uscito neppure uno straccio di socialdemocratico scandinavo alla Olof Palme.  

 

Forse i candidati di sinistra hanno ignorato le icone della sinistra perché temevano di spaventare gli elettori potenziali. Così però hanno spaventato gli elettori reali. Quelli che non possono sentirsi rappresentati da chi volta le spalle alla parte della propria storia di cui dovrebbe andare più orgoglioso.

Benedette raccomandazioni

Sottotitolo:   Zapatero, in occasione di una visita del papa in Spagna si limitò ad andarlo ad accogliere in aereoporto così come si fa per TUTTI i capi di stato stranieri che vanno a far visita in terre straniere ma poi NON partecipò alla messa del papa.

E mi pare che non partì nessun anatema contro un presidente laico di un paese dove le leggi a tutela dei cittadini, dei loro diritti e dell’uguaglianza le ha fatte anche un governaccio di destra come quello di Aznar.

Qui da noi no, è diverso,  perché  nel dibattito politico gli orientamenti religiosi di chi è chiamato a rappresentare una parte di cittadini non dovrebbero entrarci niente, nemmeno essere menzionati. Qui invece siamo ancora al voto secondo coscienza, ma cosa c’entra la coscienza che è una cosa personale con decisioni che poi riguarderanno anche altri tipi di coscienze? la coscienza la puoi ascoltare per i fatti tuoi, non certo per i miei.

Bertinotti  qualche anno fa ha tenuto a farci sapere del suo pellegrinaggio dai frati sul Monte Athos in Grecia e tutti i politici italiani di TUTTI gli schieramenti sono sempre in prima fila ad ascoltare il papa.

E lo ascoltano anche molto bene, a quanto pare.

In ogni caso,  bisogna rassicurare la chiesa:  anche noi laici,  agnostici e atei  progressisti difendiamo le coppie etero a spada tratta e ci batteremo sempre affinché non vengano discriminate, con la stessa forza con cui oggi difendiamo quelle omosessuali e chiunque scelga di vivere la sua vita liberamente nel modo che preferisce.

Per quanto riguarda il fine vita, i cattolici stiano tranquilli: potranno sempre scegliere il sondino.

Benedetto XVI ai partiti cattolici: “non cedete su eutanasia e aborto, tutelate il matrimonio uomo – donna”.

Premesso che trovare un partito formato da laici in Italia è praticamente impossibile e quindi par di capire che il papa si sia rivolto un po’ a tutti, in secondo luogo, sempre in virtù della famosa morale oscillante e ondivaga della gerarchia cattolica, della sua disgustosa ipocrisia [ché non sia mai venga a mancare il sostegno economico della politica TUTTA al vaticano],  su tutto il resto si può derogare. 

Sulla mafia, la corruzione, le ruberie, affrontate solo di striscio senza naturalmente fare mai riferimenti precisi, giudicando [ma severamente eh?] “chi sta in alto”,  sui furti di denaro pubblico che Bagnasco chiama semplicemente  “sprechi”.
Insomma il trend della chiesa è sempre quello, sulle cose veramente importanti, tipo intervenire sui VERI mali della politica che sono appunto la connivenza con le mafie, la corruzione e i furti di soldi che dovrebbero essere destinati al bene comune e non, per esempio all’acquisto di vino per 4.500 euro a scopo benefico [da quando la beneficenza si fa coi soldi degli altri?] mai e dico mai un vera condanna. 
Sui temi che invece riguardano la vita personale dei cittadini onesti le loro eminenze e santità non mancano mai di dire come la pensano e ciò che la politica dovrebbe fare e purtroppo molto spesso fa ma soprattutto NON FA per non aprire un conflitto con la chiesa:  è meglio far imbestialire i cittadini e parlare poi dei pericoli del populismo.
Quindi oggi più che mai sono convinta che il problema non sono la chiesa, il vaticano, le eminenze né il papa ma la politica, perché la chiesa fa il suo e lo fa purtroppo nel modo che sappiamo da più di duemila anni, è la politica che non fa lo stesso: NON FA IL SUO. 
Per motivi che nulla c’entrano col benessere dei cittadini ma i suoi di sopravvivenza.
Per non perdere i voti dei cosiddetti cattolici integralisti che però in questo paese stanno dimostrando di essere sempre meno. 
Per fortuna in Italia i cattolici non sono tutti come giovanardi, roccella e la binetti.
L’ordine sociale che piacerebbe al vaticano è quello dei tutti al loro posto: le donne con gli uomini, i malati terminali e che non possono mai guarire  a soffrire anche 17 lunghi anni in un letto d’ospedale come la povera Eluana, le donne a partorire bambini anche in situazioni estreme, di difficoltà,  che non sarà poi il vaticano a risolvere  e i gay, che lo dico a fare, direttamente all’inferno senza passare dal via. 
L’ordine sociale è una roba fascista, pensare che a regolare gli ambiti della società e quindi anche della famiglia debbano essere certe volontà impostate sul moralismo e l’ipocrisia o peggio ancora su quel comune sentire che è lo stesso che mandò Cristo sulla croce salvando i ladroni [come succede più o meno ancora adesso] fa parte di un progetto criminale che mina e anche in modo serio la libertà di tutti, anche dei cattolici.
Continuare a pensare che la colpa sia del vaticano disorienta, la colpa non è delle eminenze che s’impicciano ma di chi poi fa di quelle ingerenze leggi dello stato, o per meglio dire NON le fa per aver ascoltato quelle ingerenze e non le esigenze e le istanze dei cittadini.
Questo è il prezzo che annualmente paghiamo al vaticano, in cambio della sua interferenza riguardante il matrimonio, i rapporti sessuali, la contraccezione, il divorzio, l’aborto, l’uso delle cellule staminali, gli orientamenti politici,  sessuali e molto, troppo altro.

Il papa prega per lui

Sottotitolo:

Gli agenti della Dia: “Coi tagli si sta smantellando la Direzione antimafia”

Era il sogno di Giovanni Falcone, che aveva compreso la necessità di avere un’unica struttura di polizia per affiancare i magistrati impegnati nella lotta alla criminalità organizzata. “La stanno uccidendo a piccoli passi, perché nessuno si assumerebbe la responsabilità di eliminarla in un colpo”.

 

Ma naturalmente non c’è stata nessuna trattativa fra lo stato e la mafia.

 

 

Formigoni: “Idv, Grillo, Fatto e Repubblica? Braccio armato contro la democrazia che vuole destabilizzare il sistema politico italiano e mira al dissolvimento dello Stato che accusa anche in maniera vergognosa per abbattere in questo Paese ogni esperienza di democrazia ” [evidentemente gli deve essere sfuggita qualche copia di Repubblica di queste ultime settimane].
Se le esperienze di democrazia sono state quelle degli ultimi vent’anni [per non dover guardare ancora più indietro nel tempo che è peggio] ben venga tutto ciò che è in grado di dare un’energica scrollata a questo sistema mafioso e  paramafioso che ha distrutto anche l’idea di democrazia in questo paese.
Suppongo che oggi Violante non spenda una parola sul populismo di Formigoni. Meglio, molto meglio insultare i Magistrati, visto che poi nessuno li può difendere.
L’ayatollah celeste rivela inoltre che il papa gli avrebbe detto di pregare per lui tutti i giorni. 
Se fossi io a vestire gli umili panni di suasantità [comprese stole di ermellino e scarpette Prada] m’incazzerei moltissimo e denuncerei questo delinquente bugiardo che si crede Gesù Cristo.
Poi dice che una diventa atea.

Formigoni: “Il Papa prega per me ogni giorno”. Poi l’attacco al Fatto

Il presidente della Regione Lombardia indagato per corruzione approfitta per togliersi qualche sassolino dalle scarpe contro magistrati e giornalisti. Racconta di una vicenda giudiziaria come se fosse il passato, della fede in Dio e dell'”attacco strumentale” che ha subito. Poi spara contro il Fatto Quotidiano, Repubblica, Grillo e Italia dei Valori: “Sono il braccio armato contro la democrazia.”

Io sto con CL: no ai matrimoni gay!

di Silvio Di Giorgio per Il Fatto Quotidiano

Comunione e Liberazione dice no al matrimonio tra omosessuali. C’è il rischio che non nascano più bambini: i nostri preti sarebbero costretti a molestare dei maggiorenni, ed è una cosa che non possiamo permettere che accada.

Per prima cosa la carne dei maggiorenni è stopposa: i sacerdoti più anziani, abituati alla morbidezza delle carni giovani, rischierebbero di scheggiare le dentiere che si sono comprati con il nostro8×1000. E poi avere rapporti con un maggiorenne non costituirebbe reato, quindi dovrebbero escogitare altro per farsi trasferire in un’altra diocesi ed insabbiare tutto con l’aiuto del proprio vescovo.

Permettere ai gay di sposarsi porterà ad un’inevitabile conclusione: l’estinzione degli italiani. I maligni potrebbero dire che, alla luce delle dichiarazioni di CL, non sarebbe poi una perdita così grave, ma il vero problema è un altro. Vogliamo forse che i nostri sacerdoti siano costretti a diventare tutti missionari e volare all’estero a molestare negretti?

E’ come per il calcio. Un tempo tutte le stelle venivano a giocare da noi perché avevamo il campionato più bello del mondo, adesso scelgono tutti altri Paesi. Per la pedofilia ecclesiasticarischiamo lo stesso esodo. Che ne sarà della nostra immagine?

E poi lo sappiamo tutti che in Africa i bambini sono denutriti, non sono mica resistenti come i nostri cresciuti con pane e nutella. C’è il rischio che si facciano male. Poveri piccoli, vogliamo forse traumatizzarli per tutta la vita?

C’è inoltre chi fa notare che  i matrimoni gay non durerebbero, ed è un dato di fatto. Non sono solidi come quelli dei cattolici. Vedi ad esempio Berlusconi, Casini e Fini, uomini di chiesa che, nonostante i problemi quotidiani con le rispettive mogli, continuano stoicamente a portare avanti il loro primo matrimonio senza mai pensare neanche per un istante al divorzio.

Per finire un’ultima considerazione, e cioè che non si può andare contro natura. E la natura esige che a picchiare la moglie sia il marito, e non un’altra donna. E’ un matrimonio, cazzo, mica una lotta nel fango!

Vieni a trovarmi sul mio blog “Lo Starnuto”

 

D’inciviltà e cose del genere

Barak Obama invece di parlare all’America con fare contrito dicendo fra l’altro un mucchio di sciocchezze a proposito di figlie sue che evidentemente non rischiano nulla essendo superprotette e controllate a differenza della gente comune, pregare, fare inutilissimi minuti di silenzio di fronte all’ennesima strage perché non fa una legge per vietare il possesso indiscriminato di armi? Michael Moore non ha insegnato niente, in America chi apre un conto in banca ha diritto a una pistola, fra un po’ le daranno con le tessere punti dei supermercati. Il folle non è quello che spara ma chi mette a disposizione di tutti armi senza controllo. E pensare che quegl’imbecilli della lega avrebbero voluto la stessa cosa anche qui e gente più imbecille di loro era perfino d’accordo.

Agli States invidio solo il fatto di avere una stampa e un’informazione davvero libere, lì sono i giornalisti che fanno saltare le ‘eccellenze’  quando sono tutt’altro che eccellenti,  non il contrario come avviene qui, per il resto, finché non sarà abolito l’obbrobrio dell’omicidio di stato fino all’ultima stellina e striscina non mi piacerà nulla di quel paese pieno di fanatici, bigotti e presuntuosi.

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Preambolo: come si permette Napolitano di definire “polemiche miserrime” le considerazioni a proposito del conflitto di attribuzione fatte, leggi e Costituzione alla mano, da costituzionalisti e giudici che hanno dimostrato di conoscere leggi e Costituzione meglio di lui che dovrebbe esserne il garante? Napolitano è padronissimo di difendersi in tutti i modi che vuole  ma non può dire che persone come Imposimato e Cordero, la sorella e il figlio  di Paolo Borsellino abbiano fatto qualcosa di miserrimo ricordando alla gente che le leggi e la Costituzione non si interpretano come piacerebbe ai lor signori, bindi compresa, ma si applicano.

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Ingroia lascia, accetterà molto probabilmente  un incarico prestigioso all’estero per conto dell’ONU perché  pare che altrove da qui  non considerino i magistrati pazzi, diversi dalla razza umana, cancro e metastasi: ecco, mandiamoli via tutti, poi quando fanno cose buone fuori dall’Italia qualcuno si vanterà che portano in alto il “buon nome” dell’Italia.  Farabutti miserabili.

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Sottotitolo: mi auguro che Olanda, Spagna, Portogallo, Svezia e Francia, per citare i primi paesi europei che mi vengono in mente, ci dichiarino al più presto guerra dopo essere stati definiti incivili da casini solo perché a differenza dell’Italia, paese DAVVERO incivile una legge che regolarizza legalmente anche le unioni omosessuali ce l’hanno. casini è un più che probabile alleato di bersani, buona fortuna al piddì, poi però non se la prendessero con Grillo, coi pokemon, i gormiti e con tutta la fantascienza possibile e immaginabile quando la gente non vota quel caravanserraglio di “anime diverse” preferendogli un movimento di principianti.

Perché la vera fantascienza. la vera cosa contronatura e incivile  è averci anche e solo pensato, ad un’alleanza con la faccia ‘bella’ di cuffaro.

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Casini attacca: “Nozze gay?
Idea incivile e violenta
E le adozioni abbrutimento”

(Si renderanno conto almeno di quanto sono RI-DI-CO-LI? io dico di no, altrimenti l’avrebbero smessa da quel dì.)

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Sto iniziando a ripensare alla teoria del “se capitasse a te”.

Non mi è mai piaciuto considerare qualcosa sulla base del personalismo: come quando succede qualche fatto di cronaca violento e ci si sente sempre dire dai ragionatori “di pancia”: “eh, dici bene tu, pensa se fosse stato tuo figlio.”

Ma ultimamente sono sempre più attratta dall’idea che certe cose si capiscano solo vivendole personalmente.

Tipo la mancanza di rispetto e la negazione dei diritti.

Ad esempio ritrovandosi per casa un figlio omosessuale o una figlia lesbica. E questo vale anche per casini.

La rivoluzione inizia a casa propria.

E se non lo capiamo tutti questo non sarà mai un paese completamente civile;  se ancora si tollera nel linguaggio comune che gli omosessuali vengano definiti “froci, ricchioni”  persone  “contronatura” e non gente che ha diritto di vivere i propri sentimenti e la propria sessualità nel modo che vuole significa che i figli delle persone che vengono ‘educati’ da gente così cresceranno con la stessa opinione.

E non usciremo mai da questa spirale di ignoranza.

La definizione “contronatura” è un abominio culturale creato ad arte per giustificare il rifiuto di comprendere e accettare qualcosa che, sebbene esista, non piace né si accetta; era più o meno la stessa bizzarra teoria di hitler che non potendo dire – allora non si usava il diBBattito – scempiaggini come la bindi e casini, parlare di inciviltà né di anticostituzionalità fu costretto ad adottare la “soluzione finale”, ovvero quell’olocausto che spazzò via milioni di persone fra cui anche gli omosessuali.

E non si può accettare nel modo più assoluto che una politica che agisce e opera nel terzo millennio in occidente abbia le stesse idee dei paesi più fondamentaliti e integralisti. L’Italia non è ancora, e per fortuna, una teocrazia, non lo è completamente, almeno.

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Non esiste il diritto all’adozione, non solo per gli omosessuali,  lo sappiamo fin troppo bene, altrimenti le coppie italiane non andrebbero a prendersi bambini da tutte le parti del mondo, a meno che non lo facciano esclusivamente per il desiderio di avere figli di altre nazionalità.

Conosco persone che sono andate a prendersi bambini in Brasile, in Russia,  con tutte le difficoltà che questo comporta tipo avere la possibilità di assentarsi per lunghi periodi dal lavoro nella fase che precede l’adozione vera e propria, una montagna di soldi che non tutti hanno.

Sappiamo benissimo che istituti e orfanotrofi italiani, perlopiù gestiti dal vaticano hanno tutto l’interesse a mantenere alto il numero dei residenti perché questo significa, ma che lo dico a fare?  ricevere molti soldi dallo stato.

Estendere, invece a più persone dunque anche agli omosessuali se lo desiderano  la possibilità di dare una residenza  a dei bambini,  quell’affetto e amore che  genitori naturali pur essendo rigorosamente eterosessuali come piace a questi  difensori delle tradizioni [solo sulla pelle degli altri naturalmente: mai sulla loro che possono tranquillamente avere più mogli, più figli con compagni/e diversi, divorziare, risposarsi, organizzare orge, sfruttare minorenni, avere amici mafiosi ed essere comunque accettati da una chiesa che in quel caso non la fa tanto lunga] non sono stati in grado di offrire sarebbe solo un gesto di civiltà; dunque qualcosa di irrealizzabile in questo paese ridicolo che, finché sarà gestito e governato da gente così miserabile,  omofoba e razzista  non diventerà mai un paese democratico, civile e moderno.

Eroi Italiani (e per questo, dimenticati)

Non mi stancherò mai di dirlo: bisogna abbandonare questa setta complice dei peggiori regimi che sostiene i dittatori, complice del sistema politico mafioso che ha ucciso come mosche i veri Uomini dello Stato e abbandona chi è morto per il bene di tutti.
Peppino: un Uomo, un Italiano che almeno ci ha provato a dire NO.

Ricordare Peppino significa anche fare luce (e, speriamo, giustizia) sul modo in cui venne trattato dopo essere stato assassinato dalla mafia.

Scusaci, Peppino, questo paese non ha meritato il tuo sacrificio.

Peppino impastato, ecco cosa scriveva il Corriere della Sera il 10 maggio ’78 – Foto | Il Post Viola

A CATANIA SOLO QUALCHE GIORNO FA SI COMMEMORÒ LA MORTE DEL DUCE CON UNA  MESSA. PER PEPPINO IMPASTATO LA CHIESA NON È ANCORA PRONTA.

Messa per Impastato, il no della Chiesa

Il parroco: “I tempi non sono maturi”. E il fratello accusa: terribile lasciarlo solo anche da morto

Di chi è la memoria di Peppino Impastato? A chi appartiene il testimone del ragazzo che sfotteva alla radio i boss di Cosa Nostra, che sventolava la bandiera rossa della rivoluzione sotto il loro naso, che sfidava Tano Badalamenti fin sotto casa, distante appena cento passi dalla sua?

Trentaquattro anni dopo il suo assassinio, la questione non è ancora chiusa, in questo paesone a trenta chilometri da Palermo dove – come dice il sindaco Salvatore Palazzolo «su ogni appalto pubblico che abbiamo bandito le imprese hanno pagato il pizzo alla mafia». No, le ferite sono ancora aperte, tanto che per Peppino, uomo di Democrazia Proletaria, dire messa è ancora un tabù.

«I tempi non sono maturi», ha spiegato don Pietro D’Aleo, parroco della Ecce Homo a Giovanni Impastato, impegnato in prima fila nelle manifestazioni in ricordo del fratello che per quattro giorni (grazie a un progetto della Fondazione con il Sud, in collaborazione con il Museo della ‘Ndrangheta e della Casa memoria Felicia e Peppino Impastato) hanno riempito la cittadina di dibattiti, incontri, cortei. «Noi avevamo chiesto una messa, ci ha risposto che era meglio di no», dice Giovanni.

Già, i tempi non sono maturi, tanto che la celebrazione è stata sostituita da una più laica «veglia di preghiera per la legalità e la giustizia sociale», officiata ieri sera da don Luigi Ciotti, tessitore di ponti di dialogo e pellegrino infaticabile sui luoghi della memoria.

«Non c’è alcuna polemica – dice il parroco – abbiamo ritenuto che in una veglia si potesse dare più spazio al ricordo, alle letture, alle riflessioni». Ma in verità ancora oggi è quasi uno scandalo l’idea di commemorare quel nome sull’altare, il nome di un rosso, comunista e rivoluzionario ucciso il 9 maggio del 1978 a trent’anni. E non solo per le resistenze del mondo cattolico, che quest’anno, per la prima volta, ha abbracciato l’idea di partecipare alla commemorazione, ma per quelle interne ai «compagni».

Da una parte il fratello Giovanni con la sua «Casa memoria», secondo cui bisogna abbattere gli steccati, «perché Peppino è stato già isolato in vita, e sarebbe terribile isolarlo pure in morte»; dall’altra l’associazione Impastato guidata dall’amico Salvo Vitale, geloso custode del ricordo duro e puro.

I due già convivono da separati in casa nella palazzina che fu di don Tano Badalamenti e che adesso, come bene sequestrato alla mafia, è stato affidato dal Comune a entrambi. La messa, in questo clima, sarebbe stata una miccia sulla benzina. «Con la veglia di preghiera spiega Caterina Palazzolo, responsabile dell’azione cattolica della parrocchia e promotrice dell’iniziativa – abbiamo cercato una soluzione nel segno del dialogo. La messa sarebbe stata vista male soprattutto all’interno del mondo comunista, più che dentro la Chiesa».

Una spaccatura che si è consumata due anni fa, quando i militanti dell’associazione Impastato contestarono il sindaco arrivato per inaugurare la nuova vita della ex casa di Badalamenti, insieme con altri primi cittadini invitati per l’occasione. Inconcepibile, per i «rivoluzionari», quella sfilata di colletti bianchi.

Furono urla, insulti, finì con una denuncia ai carabinieri e con il rischio che il Comune facesse marcia indietro sull’assegnazione del bene. Pericolo scongiurato, ma la vecchia associazione che teneva tutti dentro si spaccò.

Giovanni ne fondò una sua: «Casa memoria Felicia e Peppino Impastato», dedicata anche alla madre. E adesso impegnata «oltre i confini della memoria», come recita il titolo del programma di manifestazioni che oggi vedranno la posa della prima pietra del percorso dei Cento passi, un itinerario lungo l’asse principale della cittadina, corso Umberto I, dove si affacciano sia la vecchia casa di Badalamenti sia quella dove abitava Peppino. «Lui nelle istituzioni ci credeva – dice Giovanni – tanto da candidarsi al consiglio comunale in quelle elezioni di cui non riuscì a vedere l’esito. E quindi basta rivendicazioni, basta divisioni: Peppino appartiene a tutti».

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