Perché Sanremo è Sanremo: puntoebbasta (finalmente)

L’ALTRA SANREMO, CONTI IN ROSSO, FOGNE CHE ESPLODONO E RISCHIO COMMISSARIO

Famiglia Cristiana all’attacco di Celentano su Twitter – Repubblica.it

Sottotitolo: Continua, imperterrita, la collaborazione – viva e vibrante –  fra la Rai e mediaset: per l’ennesima volta infatti  a Sanremo vince un “prodotto” della scuderia della De Filippi, a questo punto il festival si potrebbe trasferire direttamente su canale 5 (ché tanto non se ne accorgerebbe nessuno): 60 anni, possono bastare.

Non se ne può più di questa gente dalla morale doppia e tripla, che ha sostenuto per anni un delinquente autoprestatosi alla politica e proprio come hanno fatto anche certi giornali come Avvenire e Famiglia cristiana ha iniziato a pigolare solo quando sono emerse le storiacce delle orge di HardCore e dintorni.

Come se fino al giorno prima tutto andasse magnificamente bene.

E su questo Celentano ha ragione, questa fiera dell’ipocrisia perpetuata in ogni dove ottenebra le menti.
Quindi ha fatto benissimo a non scusarsi, non c’era proprio nessuna ragione per farlo visto che nessuno è stato offeso. Però insomma basta con questa storiella della celebrazione della vita eterna fatta da uno che si fa pagare tanto quanto pesa in questa vita.

Ci sarebbe da chiedersi perché in un paese laico per Costituzione non debba esserci lo stesso spazio che invece si dedica in ogni dove e altrove all’esaltazione della religione cattolica e del suo Dio, ad altre religioni – fedi -divinità: la religione di stato non esiste più da un pezzo e per fortuna. Non capisco perché in un paese dove ormai, piaccia o meno ai bigotti conservatori dalla mente a brandelli, la multiculturalità è ormai una realtà conclamata gli islamici non debbano poter sentir parlare in televisione un imam, i buddhisti un monaco, gli ebrei il rabbino con la stessa frequenza con cui si fanno parlare le eminenze cattoliche, e lì non c’è mai nessuno che pretenda, chissà perché, una par condicio  mentre non c’è trasmissione televisiva, talk show dove non sia presente il prete, il monsignore e il cardinale, non capisco inoltre perché quando si parla di religione cattolica non ci debba mai essere lo spazio per esternare dubbi, perplessità, cose che tutte le religioni dovrebbero provocare nelle persone a cui piace non farsela raccontare ma solo e soltanto capire o cercare di farlo anche e solo per una questione culturale ma che invece vengono buttate sempre nel calderone del cosiddetto ‘anticlericalismo’. Dipendesse da me l’ora di religione, almeno nelle scuole statali, dovrebbe essere dedicata alla storia di TUTTE le religioni, non diventare, invece, l’appendice della messa della domenica e del catechismo per la comunione.

Io chiedo rispetto ad una tv pubblica dove se non è giusto chiedere la chiusura dei giornali cattolici che peraltro non avverrà MAI, non si dovrebbero nemmeno veicolare continuamente da qualsiasi ribalta questi messaggi a favore del trascendentale e di un Dio che se c’è – perchéglielohadettoalloro: a chi ci crede – non è detto però, che lo abbia detto proprio a tutti. 

A me ad esempio non lo ha detto.

In questo paese di Dio si parla già abbastanza proprio e soprattutto in televisione e in tutti i media, le notizie dal vaticano occupano la gran parte dei palinsesti televisivi e addirittura su sky c’è una finestra interattiva fissa sull’angelus del papa tutte le settimane; non c’è un telegiornale che non apra sull’ultima esternazione del papa e dell’eminenza di turno: notizie che spesso non interessano nessuno ma che vengono diffuse prima delle altre che invece riguardano tanta gente, cattolica e non.
Di altra propaganda pro Dio in tutte le sue forme francamente non se ne sente proprio la necessità.

Dopodiché a Sanremo abbiamo proprio visto tutto: anche i “fischiatori” a comando. La prova evidente che in questo paese chi tocca santamadrechiesa e tutti i suoi annessi e connessi (che sono tanti, troppi), muore. E questo, mi spiace per quelli che non vedono oltre la punta del loro naso conferma soltanto il fatto che (forse) Celentano tutti i torti non li ha, che scremando il suo dire dalla evidente ridondanza di messaggi sulla bellezza della vita eterna e i consigli per arrivare in un improbabilissimo paradiso, il resto delle cose che ha detto non solo sono condivisibili ma sono proprio giuste. E chissà se tutti quegli stronzi e stronze che in abito da sera  hanno detto “basta” a Celentano sarebbero disposti a dirlo anche a chi quel basta se lo merita davvero.

A cominciare da chi gli ha suggerito quella ridicola reazione.

Ma quanto può essere miserabile e misero un paese che si tiene un delinquente ai piani alti della politica per 17 anni permettendogli di fare danni incalcolabili e poi non sopporta Celentano un paio d’ore una volta ogni morte di papa (tanto per restare in tema)? un paese fatto di gente a cui piace crearsi falsi miti – proprio come Celentano salvo poi cercare di distruggerli appena fanno quelle cose che li hanno resi tali agli occhi di quella stessa gente.

Dissociati mentali, gentaglia a cui piace farsi manipolare fino al punto di farsi suggerire quando qualcuno va osannato e quando invece bisogna farlo morire soltanto perché, anche se in modo forse inopportuno e nel posto sbagliato, che però qualcuno gli ha offerto, ha saputo dire cose semplicissime che tutti sanno ma molti non vogliono vedere e figuriamoci quindi, dire.
Celentano ha guadagnato diecimila punti ieri sera, altroché storie.

I vescovi: Celentano, volgarità e ignoranza

Sottotitolo: E’ triste vedere una persona anziana, ricca e famosa, aggirarsi su un palcoscenico a dire sciocchezze, attaccare la Consulta, invocare la chiusura dei giornali, fare appello ad un grossolano senso religioso ed a sentimenti populisti. Meno male che non è più Presidente del Consiglio. (Rosaria Greco per Acido Lattico: Acido Lattico )

La storia nera del Vaticano: omicidi, sequestri e silenzi da papa .

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Non sono le cose che ha detto Celentano a dare fastidio, anche perché sappiamo benissimo che nessuno chiuderà un bel nulla. Quello che più di tutto m’infastidisce è questo ruolo di predicatore che qualcuno gli ha affibbiato, come se fosse fondamentale che gli italiani vengano a conoscenza del celentanopensiero: ma chissenefrega di quello che pensa Celentano? uno che  ha solo saputo approfittare della deficienza della stragrande maggioranza della gente: quella che se una cosa la dicono persone qualsiasi sono solo  idiote idealiste e populiste da internare mentre invece se la dice Celentano, eh…vuoi mettere? uno che viene pagato 350.000 euro a serata per illuminarci sulla bellezza della  vita eterna dopo essersi assicurato la sua terrena ed averla assicurata alle sue prossime generazioni, per dire.  Simboli, Celentano è il simbolo del vuoto della politica, della mancanza di punti di riferimento seri e importanti. Perché quando ci si deve affidare alle vanne marchi di ogni genere è troppo tardi anche per rimediare allo scempio culturale che qualcuno ha compiuto in questo paese. Addirittura Santoro interrompe la sua trasmissione perché c’è Celentano a Sanremo, invece di offrire alla gente l’alternativa, per educarla a scegliere no, cinque giorni al mese, tutti gli anni da 60 anni un intero paese si deve fermare perché c’è Sanremo. E perché ci sarà in tutte le altre trasmissioni nelle quali verrà spalmato sine die. Se non è perversione questa non lo so. Una ci prova pure a pensare che il target di chi guarda certa robaccia in tv non debba essere necessariamente quello che si accontenta e si mette davanti alla TV con gli stessi criteri coi quali sceglie una brioche al banco del bar al mattino, ma quando leggo che il dibattito sui social network stamattina è catalizzato sul tatuaggio di Belen che si è presentata sul palco senza mutande  (foglia d’acero o farfalla ma anche ‘sti cazzi e perchénnò?), mi devo per forza ricredere.

La Chiesa contro Celentano video

Le alte gerarchie ecclesiatiche, pur avendo scelto in qualità di referenti di Dio, di avere un altro ruolo all’interno della società non hanno mai disdegnato di sporcarsi con certe volgarità terrene.

Basterebbe ricordarsi senza ipocrisie di Marcinkus, dello IOR e di tutto quel che è ruotato attorno all’alta finanza del Vaticano, del boss della banda della Magliana Enrico “Renatino” De Pedis seppellito “per riconoscenza”, perché era un “benefattore”, in una basilica romana e tutt’ora ospite del sacro luogo: nessuna autorità è mai  riuscita a completare indagini per scoprire il perché ad un pluriassassino fosse stato concesso questo privilegio né a fare in modo di dare ad un criminale il posto che gli spetta anche da morto.
Basterebbe ricordarsi di Emanuela Orlandi. Per non parlare di Papi che non mossero un dito per opporsi al regime fascista di mussolini.
Giusto per non tornare troppo indietro nei secoli  delle torture, dell’inquisizione e dei roghi e per tralasciare l’odiosa piaga di un crimine come la pedofilia all’interno del clero tenuto accuratamente nascosto agli occhi del mondo fino all’altroieri, praticamente.
Il Vaticano, nella storia, ha sempre sostenuto i peggiori regimi, quelli totalitari, sanguinari e guerrafondai. Basterebbe ricordarsi di Wojtyla affacciato alla finestra sorridente con Pinochet e al quale mandò i suoi personalissimi auguri per le nozze d’oro: e Papa Wojtyla sta passando alla storia come uno dei migliori, il più buono, il più bravo, il più capace a comunicare, il grande Papa che ha sconfitto il comunismo.  Ed effettivamente lui parlava proprio con tutti.
Ora io non mi aspetto che la chiesa chieda scusa al mondo come ciclicamente è costretta a fare dai tempi di Galileo Galilei scampato al rogo per un pelo, ma sepperò le eminenze evitassero di insorgere così, tanto perché non hanno niente di meglio da fare e per cose assolutamente risibili, noi quaggiù eviteremmo anche di doverci ricordare di certe faccende.

Perché sono brutte, ma brutte brutte.

Perché Sanremo è Sanremo (re_reloaded)

Sottotitolo: Tutti sanno che più del festival della canzone Sanremo è la celebrazione delle case discografiche, io non dico che in una rete televisiva del servizio cosiddetto pubblico  non debba esserci spazio anche per una manifestazione di canzonette, dico però che cinque giorni mi sembrano troppi e che si dovrebbe evitare di trasformarlo in uno speaker’s corner dove ognuno può dire tutto ciò che vuole, dove una star strapagata viene considerata alla stessa stregua di un mahatma anche se dice cose banalissime che dicono in tanti gratuitamente ogni giorno. E dove le canzoni diventano alla fine solo un complemento d’arredo più o meno gradevole e gradito.

Celentano: “Testate ipocrite” attacca Avvenire e Famiglia cristiana – Repubblica.it

L’unica nota positiva di questa edizione di Sanremo spero resterà la visita della Guardia di Finanza. E i vescovi che come al solito, non avendo niente di meglio da fare, insorgono contro Celentano reo di aver chiesto la chiusura dei giornali di matrice cattolica. La cosa più divertente di tutta questa storia è che Mazza, direttore di rai uno si dice ‘inorridito’ dalle parole di Celentano e che la censura è sempre inammissibile, beh, Mazza che inorridisce per la censura è un po’  come se berlusconi si scandalizzasse davanti ad un videoporno.

Monsignor Fisichella, che ‘contestualizzò’ la bestemmia di berlusconi ieri era distratto o si è preso un giorno di ferie?

Morgan fu cacciato da Sanremo perché rivelò di fare uso di sostanze stupefacenti, Belen invece viene accolta con tutti gli onori nonostante sia stata la protagonista di filmini hard che si vendevano a dieci euro sui banchi dei mercati. Anche qui le loro eminenze devono essersi distratte, ché mica possono insorgere proprio per tutto…

Perché chiedere la chiusura di giornali (che per quei giornali non avverrà mai nemmeno se scrivessero che la Terra è esagonale) è evidentemente più grave per i signori vescovi e la dirigenza “alta” della Rai di un presidente del consiglio (berlusconi) che chiede (e ottiene) la cacciata di giornalisti dalla tv pubblica (Enzo Biagi, Santoro, la non riconferma di Serena Dandini e il suo ‘Parla con me’, giusto per citare i primi tre casi eclatanti che mi vengono in mente) e la chiusura di trasmissioni televisive già dopo la prima puntata (Raiot di Sabina Guzzanti), nonostante e malgrado i buoni risultati e tutti i finti presidenti ‘di garanzia’ – Annunziata in testa – che si sono succeduti alla Rai da quando l’azienda di stato viene controllata dal padrone di quella concorrente (berlusconi).

Ma in quale altro paese si assisterebbe ad uno schifo simile?

Beati quei paesi che non hanno bisogno di nessun Celentano che si fa pagare a peso d’oro per dire le stesse cose che molti di noi diciamo
gratis tutti i giorni e da tutta la vita. E lo facciamo senza  invitare  alla censura di giornali che fanno squallida e insopportabile propaganda clericale da sempre  ma che oggi vengono criticati sul palco di Sanremo da una star soltanto perché anche quei giornali hanno osato criticare l’entità del cachet di quel furbacchione di Adriano che, da bravo cristiano, appena gli si dà la possibilità di farlo  si preoccupa molto di sponsorizzare  la bellezza della vita che verrà  dopo essersi assicurato però ottimamente questa. Ti piace vincere facile eh Adriano?
Gli italiani ormai delegano tutto: anche la loro indignazione a chi per manifestarla dice cose che dicono tutti ma poi si fa pagare.
Adesso ovviamente mi aspetto le stesse critiche di qualunquismo e populismo che vengono rivolte – per esempio –  a Grillo (che s’indigna da molto prima di Celentano e per motivi più seri del raggiungimento felice della vita ultraterrena) ogni volta che dice le stesse cose gratuitamente su piazze libere o nel suo blog che tutti possono leggere senza pagare.

Pensavo di essermi rincoglionita…

…e invece, specialmente quando leggo questa Donna qui mi convinco sempre, per fortuna, del contrario. E’ una lotta impari combattere contro l’idiozia dilagante, quell’infantilismo col quale mi scontro tutti i giorni che affligge la gente che non si sforza nemmeno di capire le cose, si prende quello che viene senza riflettere,  senza pensare se è davvero questo, quello che vuole. Un esercito di gente con la mente atrofizzata  dall’anestesia collettiva alla quale si è sottoposta di sua spontanea volontà.  Però con un po’ di impegno si può fare, ogni giorno un poco. Sperando di poter vedere chi vincerà, alla fine.

Beneficenza, di Rita Pani

Fa molto freddo anche qua al sud, eppure, se guardo dalla finestra vedo i mandorli in fiore. E quei fiori un po’ bianchi e un po’ rosa, nella tristezza del cielo cupo sembrano l’emblema di questa poverissima Italia impazzita.

Non è più una commedia degli equivoci, non è un film demenziale, e nemmeno una sceneggiatura scritta male questa nostra vita. È ormai follia collettiva.

C’è, per esempio, molta soddisfazione per le dichiarazioni di Adriano Celentano, che dopo innumerevoli peripezie, discussioni pesanti e accuse infamanti, accetterà di partecipare al Festival di Sanremo. Il cantante ha infatti deciso di devolvere totalmente il suo compenso in beneficenza, versandolo a Emergency. Ebbene sì, è un gesto che lascia il segno. Un bel gesto che riempie di gratitudine l’associazione benefica che con quei soldi aprirà un ospedale in Africa.

È fantastico! Perché ormai, appunto, la follia è collettiva.

350 mila euro a serata, e ancora non si sa quante saranno.

Tre appartamenti (bilocale) in un paesino del centro Sardegna. Una decina di automobili utilitarie. Lo stipendio mensile di 30 operai. Una cifra che, tutta insieme, la maggior parte di noi non vedrà mai.

Eppure, c’è grande soddisfazione per il gesto del Molleggiato … La voce discordante in questo coro italico. Lui che ha preso le parti del popolo, che ha contrastato il governo di berlusconi: il paladino degli oppressi dalla mancanza di democrazia.

Leggo queste cose e poi vedo i mandorli in fiore, nel gelo inconsueto di questo sud che non è attrezzato per gelare. E tutto mi sembra normale, al punto che mentre batto questi tasti, mi chiedo se abbia senso continuare a pensare, se non sarebbe meglio cedere alla tentazione di farsi ammorbare.

350 mila euro per una serata, ma siccome Celentano non fa parte della “casta”, va benissimo così. Perché tutti coloro che ormai ringhiano solo e soltanto dinnanzi allo sproposito che guadagnano i politici, non riescono a mettere insieme i tasselli, capendo che anche quei soldi usciranno esattamente da dove escono quelli per pagare i privilegi dei politici?

Perché ormai il non pensiero italiota viaggi su binari unici. Su quelle rotte che il pifferaio magico di turno riesce a fischiare dal suo flauto. Il problema è la casta, anzi sono le caste. Quelle si devono combattere senza sapere il perché. Perché son ladri o tutti uguali, perché è così che ha detto Grillo (che di cazzate ne spara almeno una al giorno, per garantirsi anche lui il tornaconto).

Perché Sanremo è Sanremo, finiranno per dirsi coloro che alla sera si metteranno là a guardar abiti lussuosi, ed ascoltare oche starnazzanti. Perché in fondo (cito) Sanremo dopo più di mezzo secolo rappresenta la tradizione del “bel canto” in Italia.

Ora dovrei scrivere un altro post, per spiegare il significato di “bel canto” al giornalista che l’ha scritto, poi però penso che io sto scrivendo gratis, levando tempo ai personaggi del mio libro, che appesi nelle pagine attendono, che lui è giornalista e io no, che lui è pagato profumatamente e che quindi – ignorante – fa parte di una piccola casta pure lui, e io mi dovrei incazzare.

E non mi va, perché si gela, ma fuori ci sono i mandorli in fiore.

Rita Pani (APOLIDE)

Perché Sanremo è Sanremo (reloaded)

Non vedo Sanremo dall’87. Non lo vedo perché non mi piace. E non mi
piace tutto quell’alone di attesa che dura anche dei mesi circa la
scelta dei presentatori, della valletta bruna, di quella bionda e degli
ospiti. C’è un mucchio di gente che dice di non guardarlo mappoi i dati
auditel dicono sempre il contrario. Io non discuto il compenso di
Celentano, di Benigni,  Fiorello e di tutti quegli artisti utilizzati come extrema ratio per aiutare un’azienda agonizzante (per colpa di chi la dirige) a non morire;  ricordo che qualche anno fa un certo signor Prodi si affrettò ad annullare un decreto legge che doveva abbassare il tetto dei guadagni dei professionisti, dunque anche delle star che presentano il festival perché Pippo Baudo che era stato il prescelto per quella edizione  non prese troppo bene la decisione.
Dico però che non bisognerebbe parlare di logiche aziendali
applicate ad una Rai che paga 700.000 euro un’ospitata di Celentano,
altrettanti e forse più per Benigni e Fiorello e poi permette che i vari direttori di rete al soldo del padrone della tv cosiddetta concorrente che casualmente è stato anche presidente del consiglio,  lascino scappare dopo averli mobbizzati per anni professionisti come Santoro che non costava quasi niente alla Rai ma in compenso faceva guadagnare molto con gl’introiti pubblicitari.

E aggiungo che se non vogliamo che Sanremo si trasformi ogni anno nella Mecca dei compensi elargiti ai vari ospiti bisognerebbe smettere di dire che non si guarda e poi fare puntualmente il contrario salvo poi lamentarsi che la Rai spreca i soldi del canone.
Il problema più serio non sono poi le cifre offerte agli artisti: è la qualità della loro arte che andrebbe discussa, Benigni che trascina venti milioni di persone davanti alla tv raccontando la Divina Commedia, la Storia di questo paese,  facendo dunque cultura, qualcosa di cui questo paese ha un bisogno disperato vale quanto le famose pause di Celentano?  no, eppure qualcuno pensa che le banalità ultraretoriche di Celentano valgono tutti quei soldi e glieli dà salvo poi fargli fare un figurone con la storia dei compensi dati in beneficenza,  e da ieri quindi tutti a dire bravo a Celentano perché ha deciso lui dove dirottare il denaro pubblico col quale verrà pagato.  La vera bella figura Celentano l’avrebbe fatta casomai accettando di andare  a Sanremo, essere rimborsato con una cifra simbolica o facendo beneficenza coi suoi soldi e senza squilli di trombe: fare beneficenza è un gesto di carità che andrebbe fatto privatamente, non qualcosa di cui potersi vantare per i prossimi mille anni.
In questo paese non ci vuole una rivoluzione etica, ci vuole una rivoluzione del gusto. Come diceva Totò, è la somma che fa il totale, e Sanremo lo possono ridimensionare solo gli spettatori della Rai.

Volendo.

LA PAGNOTTA DI SAN BRUNO

di Vittorio Zucconi

Ho dovuto assistere (mi pagano per queste cose, gente mia, non sono masochista) a una disgustosa edizione autocelebrativa di Porta a Porta dove Vespa faceva il plastico di se stesso e della Rai, invitandoci a pagare il prezzo del ricatto obbligatorio, che tanto costa come una pagnottella al giorno, implorava. Mi è dispiaciuto vedere anche il bravo Giova Floris costretto a unirsi al coretto dei castrati e delle voci bianche e ignorare l’oscenità di fondo che vizia tutto il discorso del “pubblico”: la Rai non è affatto pubblica, è dei partiti e dei loro mammasantissima del momento. Se ha tre canali è soltanto perché la Dc dovette appaltare Rai Due ai Socialisti per non mollare Rai Uno e poi creare Rai Tre per tenere buoni i Comunisti. Reggiamo tre reti che moltiplicano i costi senza davvero moltiplicare l’offerta e giustificano le tre reti di Berlusconi. Mi sono sovvenuto, ascoltando quella imbarazzante sceneggiata della “rosetta” implorata dal sagrestano Vespa, roba da pane di Sant’Antonio, di una importante giornalista della Rai che anni or sono mi propose di fare un programma per la sua Rete dagli Usa. Mi spiegò che “il suo editore” l’aveva autorizzata a spendere quello che voleva. Ma chi sarebbe il “tuo editore”, le chiesi? Craxi, mi rispose senza esitare. Capito che cos’è il servizio pubblico al servizio dei partiti? (PS: Ovviamente, non feci mai quella trasmissione).