La mafia uccide, il silenzio pure

”Bisogna trarre le dovute conseguenze dalle vicinanze tra politici e mafiosi, che non costituiscono reato, ma li rendevano inaffidabili nella gestione della cosa pubblica. 
Questo giudizio non è mai stato tratto perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza.”

[Paolo Borsellino]

Quale alleato di governo dell’amico dei mafiosi – inutile ribadire chi si teneva in casa in qualità di stalliere lo statista più amato degli ultimi 153 anni e nemmeno che il partito col quale è ‘sceso in campo’ è stato confezionato da un condannato per mafia [e già questo dovrebbe bastare e avanzare per non prenderci nemmeno un caffè con uno così,  figurarsi farci alleanze di governo] andrà alle commemorazioni per la strage di via D’Amelio? chi ci mandano, l’ex superprocuratore antimafia, quello che è andato al funerale di un prescritto per mafia, il vicepresidente del consiglio che va a manifestare contro i Magistrati davanti ai tribunali e vende donne e bambini ai dittatori o ci andrà direttamente Napolitano a dire che “ventun anni fa non ci lasciammo intimidire?”

Chiedo.

Dice Napolitano, a proposito della vicenda del sequestro di Alma e Alua che si è trattato di una storia inaudita.
L’unica cosa veramente inaudita è che come al solito, come è sempre successo in questo paese i veri responsabili, seduti comodamente sulle loro poltrone in parlamento e protetti proprio da Napolitano che si fa premura di ‘avvisare’ – contro ogni regola costituzionale che non dà al presidente della repubblica la prerogativa di poter intimare alla stampa di farsi da parte, di smettere di insistere su certe faccende per non disturbare il meraviglioso idillio bipartisan e nemmeno di  dire al parlamento quello che deve fare – non pagheranno, in virtù, ça va sans dire, di quella ragion di stato che in Italia non ha mai protetto lo stato ma unicamente chi lo ha offeso, vilipeso e tradito.

Non facciamoci imbambolare dai parolai di regime: Napolitano non “blinda” proprio niente, il termine blindare sta a significare che bisogna proteggere, mettere in sicurezza qualcosa di molto prezioso dal pericolo che qualcuno lo possa rubare, e si fa fatica ad immaginare che ci sia qualcuno che vuole portarsi alfano e franceschini a casa sua, per dire.

Napolitano fa un’altra cosa, che non gli compete per Costituzione, e cioè IMPONE, che è tutt’altro dal blindare – parlando a nuora affinché varie suocere intendano – la durata di questo governo minacciando una catastrofe a cui dobbiamo credere sulla parola: la sua.

Io ho scelto di non fidarmi.

Taci, il kazako ti ascolta – Marco Travaglio, 19 luglio

Riccardo Mannelli

“Perché non parli?”, avevano domandato a Napolitano il Fatto e Gustavo Zagrebelsky. E ieri Napolitano ha parlato. 

Solo che non l’ha fatto per difendere l’onore del Parlamento, preso in giro da un vicepremier ridicolo e bugiardo. Né per tutelare l’immagine del Quirinale, unica istituzione (secondo noi a torto) ancora apprezzata dalla maggioranza degli italiani. Né per garantire la dignità dell’Italia, prostituita da B. e dai suoi servi ai peggiori tiranni di mezzo mondo e ridotta a provincia del Kazakistan. 

L’ha fatto – alla cerimonia del Ventaglio, che già fa aria da sé – per assolvere Alfano, il mandante e i complici; per apporre il timbro sulle sue tragicomiche bugie; e soprattutto per dare ordini al Parlamento, ai partiti, alle correnti e alla stampa, esortata – come già sugli scandali sessuali di B. e sul caso Montepaschi – ad autoimbavagliarsi per carità di patria. Il tutto con la scusa che bisogna tenere in piedi il governicchio Nipote, peraltro sostenuto dalla più ampia maggioranza mai vista. 

Mai, neppure nel lungo regno di Giorgio I, si era smantellata così sistematicamente la Costituzione come nel Supermonito di ieri, a colpi di congiuntivi esortativi d’irresistibile comicità involontaria: “si eviti”, “non ci si avventuri, “si sgombri il terreno”.

1) “Non ci si avventuri a creare vuoti e staccare spine”. Ma in Parlamento nessuno tenta di rovesciare il governo. Non esistono contro di esso mozioni di sfiducia. Ce n’è una individuale di M5S e Sel contro il cosiddetto ministro Alfano, destinata all’insuccesso anche se fosse affiancata da una dei renziani (peraltro subito rientrati all’ovile dopo il Supermonito). Ma, anche se fosse approvata, se ne andrebbe Alfano, non il governo: non sarebbe la prima né l’ultima volta che un ministro incapace viene sostituito (di solito da un altro incapace). E non spetta al Presidente della Repubblica decidere se, quando e chi debba sfiduciare governi o ministri. 

2) “Il governo in due mesi e mezzo s’è guadagnato riconoscimenti e apprezzamenti per la sua capacità di iniziativa e di proposta”. E da chi, di grazia: dai bradipi e dalle talpe? E quali iniziative, visto che il governo delle larghe attese non fa che rinviare i problemi (Imu, Iva, Irap, F-35, Porcellum ecc.)? 

3) “Si sgombri il terreno da sovrapposizioni improprie tra vicende giudiziarie dell’on. Berlusconi e prospettive di vita dell’eventuale governo”. A parte la perfetta definizione di “eventuale governo”, che significa “sovrapposizioni improprie”? Se i giudici accertano B. è un evasore, concussore e utilizzatore di prostitute minorenni, la maggioranza dev’esserne orgogliosa?

4) “Una storia inaudita, una precipitosa espulsione in base a una reticente e distorsiva rappresentazione e a pressioni e interferenze inammissibili di diplomatici stranieri”. Ora sta’ a vedere che la colpa è dei kazaki che interferiscono e non del governo che li lascia interferire. 

5) “Il governo ha opportunamente deciso di sanzionare funzionari che hanno assunto decisioni non sottoposte al vaglio dell’autorità politica. Per i ministri è assai delicato e azzardato evocare responsabilità oggettive”. Ma qui nessuno evoca responsabilità oggettive (che valgono solo nella giustizia sportiva). Semmai politiche, come da art. 95 della Costituzione: “I ministri sono responsabili… individualmente degli atti dei loro dicasteri”. O è abolito pure quello perché dà torto ad Alfano e noia a Re Giorgio?

6) “Il richiamo alle responsabilità del momento si rivolge anche alla stampa, perché la sollecitazione e l’amplificazione mediatica influenza molto parole e comportamenti dei politici”. Ma in base a quale potere costituzionale il capo dello Stato impartisce direttive alla stampa perché tradisca la sua missione di fare domande e dare notizie?

Viene quasi nostalgia del Minculpop, che almeno le veline ai giornali le passava con più discrezione. E comunque tutti sapevano di vivere sotto una dittatura. 
Oggi la democrazia muore, ma a nostra insaputa.

Chi va col kazako…di Massimo Rocca, il Contropelo di Radio Capital

Provo a trovare una motivazione positiva. Blindare Alfano oggi, dire che il governo non può cadere salvo contraccolpi irrecuperabili, significa poter dire le stesse parole tra dodici giorni se la Cassazione dovesse spedire al gabbio il Cavaliere. Poi, però, stremato mi rendo conto che col piffero che Napolitano ha speso le stesse parole in occasione dei tentativi semi eversivi in parlamento o al tribunale di Milano. E allora lascio perdere. Perché io non ne posso più di questo presidenzialismo mascherato e un po’ vigliacchetto cui siamo sottoposti senza contrappesi e nel silenzio della buona stampa. Cerco vanamente nella costituzione un articolo, un comma, un lemma che affidi al capo dello stato il potere di dire che un governo è insostituibile, perché se i contraccolpi sono irrecuperabili, il governo è ovviamente insostituibile. Mi chiedo chi come dove quando e perché abbia firmato questa sospensione dell’agibilità politica del paese, e come possa la sovranità popolare essere esercitata se le forme previste dalla costituzione, compresa l’assenza di mandato imperativo, sono state messe sotto sequestro sostanziale.

Ma che siamo kazakistani?

Il governo dei larghi sottintesi

Mucchetti [pd], che insieme al suo collega Zanda ha proposto una legge per dilatare i tempi di sopravvivenza di berlusconi in parlamento a discapito di quella del paese, non voterà la mozione di sfiducia all’inutile ministro dell’interno alfano, quello che non sapeva, non c’era e nessuno gli dice niente se un mezzo esercito di polizia va a rapire e sequestrare persone colpevoli di niente perché la vicenda di Alma e Alua si deve inserire semplicemente in un contesto di realpolitik; cose che succedono “ma che speriamo non accadano più” che non devono e non possono determinare la caduta del governissimo del largo inciucio.

Ecco: io auguro a Mucchetti e a tutti quelli come lui, quindi quasi tutti,  che qualcuno li faccia uscire dal parlamento, quando questo incubo sarà finito, con le stesse dinamiche da realpolitik utilizzate per due persone innocenti, una delle quali è una bambina.

Il fatto che alfano non si dimetta, calderoli non si dimetta, Napolitano che non fiata sulla vicenda kazaka, la difesa disperata e ridicola di letta che “non vede nubi” mentre invece dovrebbe sentire il peso di una meteorite che gli è cascata addosso è un’offesa per tutta l’Italia onesta e perbene. 

 In un paese normale TUTTO il governo avrebbe fatto le valigie, e invece sono ancora tutti lì a dire di non aver capito, di non sapere e che insomma, madre e figlia se la caveranno.  La politica dello ‘sticazzismo sfrenato a vantaggio e beneficio delle proprie poltrone rese intoccabili dal presidente della repubblica anche a sprezzo del ridicolo.

Per tacere di tutti quelli che si staranno fregando le mani per l’assoluzione del generale Mori che di fatto vanifica ogni speranza di fare chiarezza sulla trattativa tutt’altro che presunta fra lo stato e la mafia.

Nota a margine: quei quasi 92 milioni, tutti per medicine, fino all’ultimo centesimo.

***

Alfano e Calderoli, si salvi chi può? [Peter Gomez, Il Fatto Quotidiano]

***

Renzi: ‘Perdiamo voti per le poltrone’

Democratici divisi sul ministro dell’Interno. I renziani chiedono le dimissioni. Anche Finocchiaro per
il passo indietro. La segreteria si schiera: “Esecutivo deve andare avanti”. E Letta dice: “Non vedo nubi”.

Camera boccia stop finanziamento partiti
Flash mob M5S: “Si tengono il malloppo”

***

Al di sotto di ogni sospetto
Marco Travaglio, 18 luglio

Non c’è analisi politica o sentenza giudiziaria che descriva la nostra classe dirigente meglio di un detto napoletano: “Fa il fesso per non andare in guerra”. Si riferisce all’usanza di fingersi scemi alla visita di leva per essere riformati. Poi, naturalmente, capitava che qualcuno venisse riformato perché era scemo davvero. Ecco, noi non sappiamo quanti politici o imprenditori o manager o funzionari o alti ufficiali siano scemi e quanti fingano di esserlo.

Ma prendiamo atto che molti, moltissimi, fanno di tutto per sembrarlo. 

E, va detto a loro onore, ci riescono benissimo. L’altra sera Angelino Alfano, nientemeno che segretario del Pdl, vicepremier e ministro dell’Interno, doveva essere davvero orgoglioso della sua performance davanti al Senato e poi alla Camera, quando leggeva solenne e ieratico il rapporto Pansa che gli faceva fare la figura del fesso, tra un “aperte virgolette”, un “chiuse le virgolette” e un “aperte e chiuse le virgolette all’interno del virgolettato”. 

Manco si rendeva conto di essere la parodia di Alberto Sordi che, nel film Il vedovo , ripassa con i complici il piano per far precipitare la moglie nella tromba dell’ascensore, nella quale alla fine sprofonderà lui (“Volta foglio! Proseguiamo: paragrafo 21, volta pagina! Alt!”). Ora c’è pure il Procaccini espiatorio che racconta: fu il ministro a chiedermi di incontrare l’ambasciatore kazako e, dopo, gli riferii le sue richieste. Ma il premier Nipote non sente ragioni: “Alfano è totalmente estraneo”, dunque resta al suon posto. In fondo è per questo che andiamo a votare: perché venga fuori una maggioranza che esprima un governo che nomini dei ministri che non sappiano una mazza di quel che avviene nel loro ministero. 

Totalmente estranei. Sono lì apposta: per non sapere nulla. Dunque Jolie è assolto — si dice in linguaggio penalistico — per totale incapacità di intendere e volere. Di solito, il passo successivo è il ricovero in un’apposita comunità di recupero. Ma pure il governo può andar bene. Lo stesso dicasi per i politici Prima e Seconda Repubblica, destra e sinistra, che fino all’altroieri han fatto affari con Ligresti: chi l’avrebbe mai detto che era un poco di buono. In fondo don Salvatore già vent’anni fa entrava e usciva dalle patrie galere. In fondo le sue aziende colavano a picco da anni mentre i compensi della famiglia lievitavano (nel 2008-2010, 9 milioni a Jonella più laurea honoris causa all’Università di Torino in Economia aziendale, e in cosa se no?; 10 a Gioacchino Paolo; 3,4 a Giulia; 8 al manager Talarico; 15 al manager Marchionni). Chi l’avrebbe mai detto che sarebbe tornato al gabbio. Pareva una così brava persona. E Tronchetti Provera? Sono sei anni che tutti sanno dello spionaggio ordito dalla Security Telecom del fedelissimo Tavaroli nell’ufficio accanto al suo, e tutti a domandarsi: chissà mai se Tronchetti lo sapeva. Qualcuno si sbilanciò a ribattezzarlo Tronchetti Dov’Era.

Poi ieri arriva una sentenza, di primo grado per carità: forse sapeva. In un paese decente si leverebbe un coro di giubilo (anche da lui): meno male, vuol dire che almeno era un buon capo. Invece no. La comunità finanziaria è sgomenta: ma come, un top manager che sa qualcosa di quanto accade nella sua azienda? Dove andremo a finire. Quel che è certo invece da ieri — in attesa delle motivazioni — è che il generale Mori era sì un grande detective antimafia. Però prima catturava un boss e non gli perquisiva il covo; poi l’altro boss non lo catturava proprio. Ma sempre in buona fede (il fatto non costituisce reato: cioè è vero, ma senza dolo). Mica voleva favorire la mafia: semmai lo Stato, ammesso e che ci sia qualche differenza. Anche lui agiva a sua insaputa, mirabile emblema di una classe dirigente al di sotto di ogni sospetto. Alla fine però chi fa il fesso è furbo. Il vero fesso — scriveva Giuseppe Prezzolini — “è stupido. 
Se non fosse stupido avrebbe cacciato via i furbi da parecchio tempo”.

***

Il ministro ombra –  Massimo Gramellini, La Stampa, 18 luglio

È possibile che travestire una palestra da prima casa sia colpa infinitamente più grave che consegnare moglie e figlia di un dissidente al satrapo di un Paese fornitore di petrolio. Quindi non le dimissioni della perfida Idem si pretendono dal timido Alfano, ma semmai un’immissione sulla poltrona di ministro dell’Interno, che per sua stessa ammissione è attualmente disabitata. Alfano ha un vero talento nel non abitare le poltrone che occupa. Sarà per questo che gliene offrono in continuazione. Se fosse stato effettivamente il segretario del Pdl, quando il proprietario del partito gli fece ringoiare la promessa delle primarie avrebbe dovuto dimettersi. Ma lui non è il segretario del Pdl, lui non è il ministro dell’Interno, lui probabilmente non è neanche Alfano, ma un cortese indossatore di cariche per conto terzi. Tra le tante squisitezze che ha pronunciato l’altro giorno al Senato vi è l’affermazione perentoria che al cognato della signora kazaka (o kazakistana, per citare quell’acrobata del vocabolario di La Russa) i poliziotti non abbiano torto un capello. E pazienza se nell’intervista al nostro Molinari il cognato racconta di essere stato preso a pugni e ceffoni, come conferma il verbale del pronto soccorso pubblicato dall’«Espresso». Alfano era e rimane all’oscuro di tutto: pugni, ceffoni, cognati, forse anche che esista una polizia e che sia alle sue dipendenze. 
Rimane la speranza che certi giudizi come questo lo offendano a morte e che in un soprassalto di dignità il ministro ombra di se stesso si dimetta, preferendo passare per responsabile che per inutile. Ma la nostra è, appunto, solo una speranza.

Sequestro fai da te

Ricordatevi questa faccia e il suo nome.
Giuseppe Procaccini, da meno di mezza giornata ex capogabinetto di alfano, si è dimesso assumendosi parte delle responsabilità nel merito della vicenda del sequestro di Alma e Aluà, adducendo improbabili motivazioni di “senso dello stato”, non quelle più opportune di uno stato che fa senso.
Ricordiamocelo quando fra qualche mese un politico di buon cuore, magari lo stesso vicepresidente del consiglio lo raccomanderà per la presidenza di un qualsiasi nonsocché come già accaduto in precedenza con Gianni De Gennaro, responsabile più che morale, anche se mai condannato, dei massacri  al G8 di Genova promosso prima sottosegretario da Monti e  proposto come  presidente di Finmeccanica da Letta dopo.

Gli uomini che fanno comodo allo stato vanno bene, e chissà perché, alla politica di tutti gli schieramenti.

***

Sequestro di persona a nostra insaputa

Alfano al Senato dipinge come una trappola della diplomazia kazaka la doppia espulsione: “Governo
non informato”. Renzi: “Anche Letta riferisca in aula”. Ue chiede spiegazioni a Italia su caso Ablyazov.
Si dimette Giuseppe Procaccini, capo gabinetto del Viminale: “Passo indietro per senso dello Stato”

***

Mi piacerebbe sapere che succederebbe se da subito, stasera, domani, i cittadini italiani iniziassero a comportarsi all’insaputa di leggi e regole. 
Agire nel quotidiano come se non esistessero. 
Comportarsi alla ognuno fa quel cazzo che vuole e come vuole.
Proprio come fanno i cialtroni che le pensano e le scrivono e che poi per primi non le rispettano.
Sarebbe carino farlo tutti insieme, all’unisono.

Se alfano non sapeva, come dice il Talleyrand alle cime di rapa, ragione di più non per chiederne le dimissioni ma per pretenderle e lasciare il posto a qualcuno che non si fa prendere per il culo come è successo a lui.

d’alema  perde sempre l’occasione per tacere.

Forse nemmeno lui ha capito che questi continui alibi dietro ai quali si stanno nascondendo tutti, quelli dell’io non sapevo, non c’ero, madavveroesisteilKazakistan iocredevochefossesolounalocalitàdelrisiko, non fanno che peggiorare la situazione, non sono utili a giustificare un bel niente.

Uno stato che gestisce, anzi che non sa gestire o per meglio dire non può gestire da stato di diritto quale l’Italia dovrebbe ancora essere una vicenda così delicata, grave, significa che è gestito da incapaci totali o, vieppiù, da gente che non fa gli interessi dei cittadini, di chi come Alma e Aluà risiedeva con diritto sul nostro territorio ma di estranei, di gente pericolosa a cui non si può dire di no per motivi che non c’entrano niente col senso dello stato dietro al quale si nasconde ogni tipo di oscenità.

E chissà che risponderà adesso l’Italia, a quello che chiede l’Europa.

***

E’ sempre ‘a mia insaputa’

 

La linea di difesa del ministro dell’interno Alfano sull’espulsione della moglie e della figlia di un dissidente kazako ricalca la tradizione politica recente: è avvenuto tutto senza che lui ne sapesse nulla. Da Scajola a Berlusconi ecco chi aveva già usato questa strategia.

***

Le cavallette – Massimo Rocca, il Contropelo di Radio Capital

Ma ne valesse poi la pena. Ci fossero questi scintillanti segnali di una ripresa, o per lo meno si fosse riusciti ad aprire il paracadute per quelli che, con ottimismo alla Felix Baumgartner, continuano a dire fin’ora tutto bene. Invece questo povero PD, questi poveri elettori del PD, continuano a trangugiare pozioni di sterco liquido strabuzzando gli occhi e intanto l’anno prossimo avremo più disoccupati di quest’anno, nonostante Letta nepote si dica ossessionato dalla disoccupazione giovanile, il debito pubblico sale senza incontrare resistenze, il prestigio del paese è scivolato, e lo si credeva impossibile, dai fasti del bunga bunga a quello dei marò e poi degli oranghi e delle kazake. E loro lì buoni non a difendere la tranquillissima fortezza Bastiani ma a sacrificarsi giorno dopo giorno in una Verdun, una Stalingrado, una Montecassino di figure barbine. Ma se no cade il governo, volano gli spread, c’era il funerale di mia madre, era crollata la casa, c’è stato un terremoto, una tremenda inondazione, le cavallette! Non è stata colpa mia. Lo giuro!

Scuse un cazzo [tanto per restare al livello intellettuale e morale dei leghisti]

A Taranto si fuma troppo: parola di esperto.

***

“Dimissioni Calderoli”. Oltre 25mila firme in poche ore. Petizione su Art.21 e Change.org

***

Mauro Biani

Sottotitolo: calderoli, ma generalmente tutti i leghisti e i razzisti si troverebbero perfettamente a loro agio negli States dove ammazzare un nero significa assoluzione certa.

A meno che non ci si chiami O.J.Simpson, nero ma di lusso, nel qual caso si può ammazzare una moglie,  essere assolto per omicidio e finire in galera in un secondo momento per rapina a mano armata.

***

 La Carfagna viene insultata, minacciata in Rete e subito la politica insorge e torna a chiedere dei provvedimenti limitativi per la libertà di espressione nel web.

calderoli insulta il ministro Kyenge e lo fa anche da vicepresidente del senato: qualcuno chiederà dei provvedimenti limitativi circa la libertà della politica di mettere fra le istituzioni gente che in un paese normale non sarebbe neanche a pulire i cessi alle stazioni? curiosità da lunedì mattina di mezza estate.

Fra tutti quelli che nelle istituzioni, Napolitano in testa, si sono giustamente indignati per l’insulto al ministro Kyenge e per la minaccia  alla Carfagna,  quanti lo hanno fatto anche per la vicenda del sequestro di madre e figlia kazake? siamo arrivati all’indignazione nazionalpopolare o è sempre la solita e consueta autodifesa di casta? 
La specialista in difesa dei diritti umani promossa alla presidenza della camera ha detto qualcosa? perché insomma, avrebbe dovuto essere la prima a dire qualcosa,  gli ingredienti ci stanno tutti: una donna, la sua bambina e la violazione dei diritti nazionali e internazionali.

Era proprio la sua materia.  Peccato.

Il vicepresidente del senato calderoli ci ha fatto sapere che, quando vede la ministra Kyenge, pensa ad un orango, io invece quando penso a calderoli mi viene in mente solo lui, il che è molto peggio: ogni altra similitudine sarebbe eccessiva, inappropriata, esagerata.

Il ministro Kyenge ha sbagliato ad accettare le scuse di calderoli  spostando la questione dal piano personale a quello istituzionale.Perché le istituzioni, si fa per dire, non se lo porranno mai il problema di non far entrare in parlamento quelli come calderoli, ma anche quelli come cosentino, dell’utri e berlusconi. Non si può sempre sorvolare in virtù di una superiorità intellettuale, morale che quelli come calderoli non comprendono.

Il problema non è che esistano individui ripugnanti come calderoli,  ce ne sono tanti  anche altrove dal paese che non esiste, quella padania di cui vaneggiano i rozzi bifolchi in camicia verde, gente che anche quando non dimostra di essere particolarmente cattiva  non riesce proprio a non essere razzista, a non pensare che ‘quelli che vengono da fuori’ sono un pericolo, uno spreco di risorse per gli italiani, e che insomma, se ognun* restasse al suo paese non sarebbe poi così malaccio.

Il dramma è che a uno così non siano state ancora sbarrate le porte del parlamento.  

Da calderoli ci si aspetta che faccia proprio calderoli. Dagli altri no: calderoli è stato ministro di questa repubblica soprattutto grazie a chi pensa di essere diverso da lui.

calderoli è quello  delle magliette anti islam che provocarono morti e feriti a Bengasi qualche anno fa, le sue NON SONO GAFFES  di un deficiente, sono dichiarazioni pericolose che poi hanno delle conseguenze serie,  gravi e altrettanto pericolose per tutta l’Italia e non solo.

E a uno così il governo delle larghe intese ha affidato niente meno che la vicepresidenza del senato. 

Ecco perché le scuse si potevano e si dovevano rifiutare. Non si scusa chi ti prende a calci in bocca ripetutamente.

E l’unica questione che resta non aperta ma proprio spalancata non è quella dell’offesa, dell’insulto e del razzismo ma quella di un parlamento stracolmo di impresentabili cialtroni, ignoranti, disonesti e delinquenti che si rendono responsabili di fatti molto più gravi di un insulto, benché odioso, ma per quei fatti poi non s’indigna Napolitano che parla di “imbarbarimento” a proposito del razzismo di calderoli ma non trova, evidentemente, abbastanza barbaro e incivile sequestrare  due persone colpevoli di nulla a casa loro; non pensa, altrettanto evidentemente, di dover dire due parole a proposito di una donna e di una bambina di sei anni trattate dallo stato italiano che lui rappresenta come due criminali.

Il vero imbarbarimento sono le continue violazioni ai diritti, alla Costituzione compiute dalle istituzioni stesse che ormai non fanno sussultare più nessuno a parte una minoranza di idealisti  che non si rassegnano  al fatto che il declino di questo paese, economico, sociale, umano, morale, etico, è ormai irreversibile e la responsabilità di tutto questo è principalmente di chi avrebbe dovuto proteggere, tutelare quei valori e principi racchiusi nella Costituzione più bella del mondo.