Se i parlamentari non vogliono fare i passacarte delle procure, rinuncino all’immunità

Sottotitolo: a Roma, nel quartiere Pigneto, quaranta persone tentano di aggredire tre carabinieri per impedire l’arresto di due spacciatori.
L’altro ieri in senato in 189 hanno aggredito sessanta milioni di italiani per impedire l’arresto di Azzollini‬.

L’articolo 68 della Costituzione non serve a tutelare i politici da condanne per reati di criminalità comune. Si era detto, mi pare, che serviva solo per il reato di opinione, lo stesso che al cittadino comune non viene perdonato né condonato.

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Renzi difende il Pd che ha salvato Azzollini
“Il Parlamento non è passacarte della procura”

Renzi sul caso del senatore Antonio Azzollini, per il quale l’Aula del Senato ha respinto la richiesta di arresto avanzata dalla Procura di Trani con il contributo decisivo di una parte del Pd: “E’ una questione complessa. Si vota guardando le carte, chi lo ha fatto ha ritenuto di votare contro. Io credo alla buona fede e all’intelligenza dei senatori e dei deputati”

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Se il parlamento non può diventare il passacarte delle procure ma i parlamentari possono inficiare, rendere nullo il lavoro delle procure e di tribunali con leggi apposite che poi giudici sempre costretti a subire la pressione della politica e delle istituzioni devono applicare, coi magistrati ridotti a doversi inventare sentenze di condanna che non condannano come per berlusconi, lo stato smetta di fare finta di contrastare le mafie e la criminalità e le procure di tutta Italia di indagare su politici delinquenti o più che presunti tali.
Se io commettessi un reato potrei decidere di non essere arrestata?
O potrei far decidere i miei amici e parenti sull’opportunità che io vada o no in galera? Tutte le raffinate argomentazioni di cui si discetta e si disquisisce in presenza del beneficiato dalla politica beccato a delinquere non valgono mai per tutti i cittadini del cui destino non interessa a nessuno.
C’è gente che in galera c’è andata e ci resta, senza un processo e senza una sentenza, non la mandano ai domiciliari all’attico o in villa, e se per caso qualcuno si è sbagliato non paga quel qualcuno ma noi tutti come al solito.
Lo stato spende cifre folli per l’ingiusta detenzione, soldi che potrebbero essere destinati ad altre cause più giuste e più urgenti se solo questo paese diventasse davvero civile e la politica provvedesse a realizzare e rendere operative delle misure alternative alla custodia cautelare in carcere, il cui costo ricade su tutti i cittadini.
Se la carcerazione preventiva è ingiusta per i parlamentari garantiti e protetti da leggi fatte apposta per loro perché fatte da loro deve esserlo per tutti i cittadini, come comanda la Costituzione.
Anche basta poi con questa storia della coscienza relativa alla politica, ma coscienza di che? La coscienza non è un meccanismo che si può attivare quando fa comodo.
I coscienziosi d’accatto che si sono fatti belli ieri vantandosi di aver detto no all’arresto di Azzollini, dopo aver ascoltato la coscienza e “letto le carte”,  cosa pensano di tutti gli altri che non hanno la fortuna, il privilegio di far passare al vaglio dei loro pari la decisione sulla loro sorte?
Se, come dice Manconi quello che vale per il politico deve valere anche per il poveraccio, quand’è che la politica metterà in pratica questa magnifica teoria nel rispetto della Costituzione che vuole i cittadini tutti uguali e la legge uguale per tutti? Se la carcerazione preventiva è un provvedimento ingiusto, un obbrobrio giuridico e lo è,  deve esserlo per tutti.
E se un politico sfugge all’arresto per grazia ricevuta dai colleghi sarebbe cosa buona e giusta che si facesse da parte con rispetto e gratitudine per il privilegio di cui lui ha potuto beneficiare ma tanti altri no.
Altroché vanterie, festeggiamenti, scafette su guance flaccide e pacche sulle spalle.
Sarebbe oltremodo utile poi sapere come si fa ad evincere da una semplice lettura delle carte che nelle intenzioni dell’accusato non ci sia la fuga, la possibilità di inquinare le prove né la reiterazione del reato.

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Una società che non preveda l’allontanamento dei socialmente pericolosi è anch’essa pericolosa.

Nessuno vivrebbe tranquillo sapendo che lo stato non fa più la distinzione fra chi ha commesso dei reati e chi no. Coloro che come Manconi  si sono vantati di aver  votato no all’arresto di Azzollini, che non vorrebbero vedere nessuno in carcere non fanno un servizio utile alla civiltà, alla cultura del rispetto né alla restituzione della fiducia fra le istituzioni e i cittadini. E’ giusto e sacrosanto però pretendere che la Costituzione venga rispettata, se la pena prevista per i reati deve essere finalizzata alla riabilitazione sociale deve esserlo fino in fondo. Anch’io penso a delle forme alternative di detenzione più leggere per i reati che le permettono, non trovo per nulla giusto che il ladruncolo, il piccolo spacciatore, il poveraccio che ruba per fame debba essere costretto a dividere gli stessi luoghi del serial killer, del pedofilo e dello stupratore.

Il carcere, la privazione della libertà nel paese civile davvero devono essere l’ultima soluzione, non la prima. Ma per tutti, non solo per quelli “più uguali degli altri”.

Uno stato di diritto tutela anche i criminali

Non vorrei mai essere quella madre a cui suo figlio chiede aiuto e non glielo può dare. Piuttosto vorrei morire io al posto suo.

 La Cancellieri per Federico ha mandato l’ispezione dopo, per l’amica di famiglia  invece l’ha richiesta prima.

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“Il numero della Cancellieri non lo avevo
E mio figlio Federico è morto di carcere”

Intervista a Nobila Scafuro, madre del 34enne deceduto in prigione lo scorso 8 novembre. “Non ce la faccio più, mi stanno uccidendo”, le scriveva (leggi). Ma nonostante le ripetute perizie l’uomo non è mai stato scarcerato. [Il Fatto Quotidiano]

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Mentre tutti parlano del confronto Pd, di cui non mi fregava e frega assolutamente nulla, resto sconcertato dalla vicenda di Federico Perna. Un altro detenuto morto nell’indifferenza generale. L’ennesima prova tangibile di uno Stato assente, cinico e malato. Come Aldrovandi, come Cucchi, come Uva e tanti altri, che per loro sfortuna non conoscevano il cellulare del(la) Ministro della Giustizia.
La politica paragona empiamente berlusconi a Mandela, Moro e Pertini. E i martiri veri muoiono nell’indifferenza generale, con le madri costrette a pubblicare le foto dei figli martoriati per ricevere un briciolo di attenzione. Siamo un paese moralmente in coma. [Andrea Scanzi.]

Umanità a corrente alternata

Sottotitolo: se la Cancellieri non si dimette perché pensa di stare nel giusto anch’io vado avanti a oltranza, perché penso di essere nel giusto. Anzi, pensando ai tanti e non al singolo o ai pochi penso proprio di stare più di lei, nel giusto. E non faccio nemmeno il ministro della giustizia.

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Se in questo paese le carceri sono troppo piene non significa necessariamente che ci siano troppi delinquenti, potrebbe, può anzi voler dire che non sono fatte bene le leggi, che i governi continuano ad attivarsi per infilare gente – quella comune, povera, diseredata che non ha la fortuna di avere ministri per amici –  nelle patrie galere,  non pensano a delle alternative all’extrema ratio della privazione totale della libertà,  rendendo de facto l’ambiente carcerario ostile e assolutamente contrario a quel dettato costituzionale che prevede il trattamento umanitario e la riabilitazione sociale anche per quelle persone che hanno violato la legge. Magari non per frodare lo stato o falsare i bilanci delle proprie aziende ma semplicemente per sopravvivere. 

Anna Maria Cancellieri ha commesso un’ingerenza entrando a gamba tesa in una procedura che si stava già svolgendo nel modo opportuno,  previsto anche senza la sua collaborazione umanitaria, per di più richiesta in via privata e non ufficializzata. Un abuso che in un paese normale, in una democrazia civile le istituzioni non avrebbero tollerato né liquidato con la stessa nonchalance con cui lo fanno le nostre.  Perché nei paesi normali ognuno sta al suo posto, e se un ministro riceve una richiesta in via privata, tanto più da suoi amici personali  [e che amici!] risponde che non può, perché è un ministro che rappresenta lo stato, la repubblica e che il suo dovere è quello di occuparsi di tutti i cittadini, non solo di qualcuno, nel particolare  di una. Altroché umanità doverosa.  In Italia ci sono migliaia di detenuti che vivono in condizioni indegne. La ministra dimostrasse, prove concrete e tabulati alla mano, di aver ascoltato le richieste per  ognuno di loro, altrimenti se non può, se non ha le prove vada a casa la  Cancellieri, lasciasse il posto a qualcuno meno umanamente sensibile per qualcuno ma più interventista per tutti.  Come dovrebbe essere un ministro della repubblica.

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Se un ministro della giustizia è costretto, nel 2013, ad intervenire per porre rimedio ad una delle tante situazioni di disagio che si verificano nelle carceri italiane non da ieri o ieri l’altro ma da decenni significa che allo stato e ai governi di questo paese non interessa che la giustizia e la sua applicazione anche nelle norme detentive e punitive  funzionino come si deve, e che fino ad ora – praticamente da che esiste la repubblica – l’ambito della giustizia è stato affidato ad emeriti incapaci che non hanno operato, non si sono impegnati per migliorare la condizione delle carceri in Italia e, facendo parte come prevede l’alternanza democratica dei vari partiti che hanno composto gli esecutivi significa che la politica tutta si è impegnata per l’esatto contrario. Affinché poi per risolvere le urgenze si prendessero provvedimenti straordinari come amnistie, indulti o nel caso di specie l’intervento diretto del ministro. L’intervento straordinario è tale proprio perché definisce un provvedimento che si è costretti a prendere in situazioni e condizioni di emergenza; un paese normale non può essere sempre in quell’emergenza che giustifica ogni manciata d’anni la richiesta di indulti e amnistie necessari e nel lasso di tempo che intercorre fra una richiesta e l’altra, fra una concessione e l’altra nessuno fa nulla ma anzi, come è accaduto nel ventennio berlusconiano lo stato è andato sempre nella direzione opposta favorendo tutto ciò che andava contro una normale applicazione della legge uguale per tutti così come vuole la Costituzione. Ed essendo i governi sempre molto occupati a cercare, e purtroppo trovare ogni espediente utile per non rendere esecutive le leggi che c’erano e a stravolgerne altre pro domo berlusconi  si sono dimenticati di quelle persone verso cui la legge invece si applica ogni giorno. Ogni giorno c’è gente che entra nelle carceri e ci resta, a dispetto della sua situazione personale, delle sue condizioni di salute e di chi lascia a casa.

Gente che non suscita la compassione di nessuno né può mai chiedere l’intervento umanitario doveroso eccellente.

Se come afferma la ministra Cancellieri, rifarebbe quelle telefonate per andare in soccorso dell’amica sarebbe corretto e molto più istituzionale che le facesse in modo tale che si vengano a sapere senza l’ausilio delle intecettazioni.  Perché senza quelle della vicenda di un ministro che pensa che non ci sia nulla di anomalo nel chiedere un trattamento di riguardo verso una detenuta su oltre 67.000 perché la famiglia della detenuta  casualmente in rapporti di amicizia con la ministra Cancellieri le chiede direttamente di farlo, nessuno avrebbe mai saputo niente. E non mi pare carino che non si pubblicizzi un intervento umanitario doveroso da parte dello stato verso uno o più cittadini in difficoltà [anche se non sono amici di famiglia], se è davvero tale. E visto che è così raro che lo stato si occupi realmente dei bisogni della gente perché non dare il giusto risalto ad un gesto così doverosamente umanitario?

La ministra Cancellieri oltre a non conoscere quei dettami costituzionali citati da Marco Travaglio nel fondo di oggi dimostra di aver perso di vista anche la nobile arte dell’applicazione della questione di principio che dovrebbe valere per tutto e tutti. Come scrive Maso Notarianni su Micromega “nel 2012 ben 1.300 detenuti hanno tentato il suicidio, sono stati 7.317 gli atti di autolesionismo, 56 i suicidi e 97 le morti per cause naturali. Oltre 1.500 le manifestazioni su sovraffollamento e condizioni di vita intramurarie”, secondo un rapporto del sindacato di polizia penitenziaria.

E di fronte a queste cifre la ministra della giustizia  ci racconta che oltre ad essersi occupata personalmente di Giulia Ligresti lo ha fatto per almeno altri 110 casi. E allora chiedo: chi ha valutato la gravità e l’urgenza? secondo quale principio lo stato si attiva e secondo quale fantasiosa teoria la ministra si autoassolve perché – dice – essendosi occupata di altri casi ha ritenuto normale farlo anche con l’amica di famiglia? cosa c’è di umano e meritorio nell’occuparsi di un centinaio [più una] di persone e lasciarne altre migliaia nel degrado, nella sofferenza e nella malattia che opprime fino al suicidio? si vergogni, la Cancellieri, che con la conferenza stampa di ieri ha soltanto ribadito la sua arroganza, non solo istituzionale ma  che definisce quella casta a cui tutto viene concesso semplicemente perché se lo autoconcede.  

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LE ASSOCIAZIONI DEI DETENUTI: “DA MINISTRO FAVORITISMO INACCETTABILE” (di T. Mackinson)

Cancellieri-Ligresti, le associazioni dei detenuti: “Favoritismo inaccettabile”.

Il Guardasigilli è intervenuto in decine di altri casi. Ma spuntano casi in cui, sollecitata a un intervento, ha risposto picche. E intanto il numero dei suicidi in cella è cresciuto del 300% in dieci anni, una quarantina dall’inizio del 2013: “Non avevano il cognome e il numero giusto”.

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Scancellieri – Marco Travaglio, 3 novembre

È ufficiale: il ministro della Giustizia non conosce o non capisce il dovere di imparzialità a cui è tenuto ogni membro del governo e della Pubblica amministrazione. Non conosce o non capisce l’art. 97 della Costituzione: “I pubblici uffici sono organizzati… in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione”. E neppure l’art. 98: “I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione”. Sicuramente conosce, ma non capisce (come la gran parte dei suoi colleghi di Casta), l’art. 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Ma anche Napolitano e Letta jr., per non parlare dei partiti della maggioranza, hanno idee molto confuse in materia. Infatti il primo tace (e meno male, visto quel che riuscì a dire per difendere un altro ministro da cacciare, Alfano). E il secondo biascica che la ministra “chiarirà tutto”: come se non fosse tutto abbastanza chiaro. Lei intanto ha capito che la farà franca e ripete che sparlare con la moglie di un arrestato – a sua volta padre di tre arrestati – dei magistrati che hanno disposto gli arresti, e poi raccomandare presso i sottoposti una delle persone arrestate, è cosa assolutamente normale per un ministro della Giustizia. Anzi, “doverosa”. Anzi, non farlo sarebbe “colpevole omissione”. Non le passa neppure per l’anticamera del cervello che intercedere per una detenuta amica sua, figlia di un amico suo, fra l’altro datore di lavoro di suo figlio, significa tradire i doveri di imparzialità e di servizio all’intera Nazione. Ed è ridicolo affannarsi a citare altre analoghe “segnalazioni” come prova che lei tratta tutti i detenuti allo stesso modo. Se la famiglia Ligresti non possedesse il numero di cellulare dell’amica ministra, questa non avrebbe mai potuto “segnalare” il caso di Giulia, malata di anoressia, ai vicedirettori del Dap. E questo non fu soltanto un trattamento privilegiato, ma anche un atto superfluo (la Procura di Torino, motu proprio, aveva subito disposto una perizia sulle condizioni di salute della reclusa, giudicate incompatibili con il carcere). Peggio: un attestato di somma sfiducia nell’amministrazione penitenziaria e giudiziaria che la Cancellieri dirige. Il messaggio che lancia con queste scriteriate dichiarazioni è terrificante: la ministra della Giustizia pensa che i magistrati e i funzionari delle carceri siano dei sadici aguzzini che se ne infischiano abitualmente dei detenuti a rischio, al punto che senza, le sue personali segnalazioni per questo o quel detenuto, nelle carceri italiane sarebbe una strage quotidiana. Sul sito del ministero, in alto a sinistra, c’è una frase in grassetto: “Percorsi chiari e precisi: un tuo diritto”. Ritiene la ministra Cancellieri che quello seguito per Giulia Ligresti sia un “percorso chiaro e preciso”? O non somiglia piuttosto alla classica scorciatoia, alla solita corsia preferenziale di cui troppo spesso godono gli amici degli amici nel Paese che punisce la conoscenza e premia le conoscenze? La questione è tutta qui. Altro che “critiche da matti”, altro che “attacchi falsi”, altro che “paese di Cesare Beccaria”. Quello della Giustizia è il solo ministro ad avere rilievo costituzionale: l’art. 110 della Carta gli affida il compito di curare “l’organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia”. Se la Guardasigilli ritiene che quei servizi siano così mal organizzati da lasciar morire come le mosche i detenuti malati, li riformi. Lasci perdere, per decenza, le citazioni di Stefano Cucchi, i cui familiari purtroppo non conoscevano nessun ministro. E pubblichi subito il suo numero di cellulare sul sito del ministero, affinché tutti gli altri detenuti malati possano chiamarla, con pari opportunità rispetto a Giulia Ligresti e famiglia. Ma, per favore, non parli più di “dovere d’ufficio” e di “coscienza a posto”. In quale posto: a casa Ligresti? 

Interventi umanitari doverosi

Sarebbe bello se i familiari di tutti i detenuti, anche se non si chiamano Ligresti, potessero telefonare al ministro della Giustizia. [Alessandro Robecchi]

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Per Stefano Cucchi e per tutti quelli che di stato e di galera sono morti l’intervento umanitario doveroso dello stato non era previsto.

E nemmeno è previsto l’unico intervento umanitario necessario per risolvere almeno in parte le condizioni disastrose e quelle sì, disumane, delle carceri italiane ovvero l’abolizione di quelle leggi vergognose, fasciste, la bossi fini e la fini giovanardi  che mandano in galera chi non ci deve andare.
Su 60.000 e oltre residenti nelle patrie galere solo la Ligresti si è meritata il trattamento umanitario. Tutti gli altri possono dimagrire, ammalarsi, morire, suicidarsi, impazzire che allo stato non frega un cazzo. Al massimo si tira fuori l’indultino e l’amnistia solo quando c’è da riparare qualche culo flaccido eccellente.
Quelli come la cancellieri non hanno bisogno di farsi eventualmente corrompere coi soldi: l’arroganza, il pensiero che esista una categoria di persone che merita di avere più diritti di altri gli scorre nelle vene al posto del sangue. Indecenti, sporchi. Ecco che sono. Altro che sobrietà e senso dello stato.

E che dire di questi disonestissimi esponenti di una finanza morta e sepolta insieme a questo paese vergognoso dove lo stato non riesce ad applicare nemmeno per finta e per scherzo quell’uguaglianza prevista da una Costituzione stuprata tutti i giorni che appena li togli dal loro habitat, tutto ville, pellicce e tartine al caviale – perché non gli basta essere ricchi, devono anche rubare sul rubato per arricchirsi di più –  soffrono, si dimagriscono, diventano incompatibili con l’unico luogo in cui invece meritano di stare, lontani dalla gente onesta. In un paese normale nemmeno si dovrebbero chiedere le dimissioni di un ministro che intercede a favore di un pregiudicato amico di famiglia, che commette un abuso di potere, ma ormai l’arroganza è talmente incistata nelle istituzioni che nessuno fa più caso a nulla. Tutto si può fare, a beneficio e vantaggio della casta. C’è gente che ruba per dar da mangiare ai figli e in galera ci va e ci resta, ma quella non suscita la compassione del ministro dell’ingiustizia. In quel caso la sua umanità doverosa non viene nemmeno scalfita di striscio. La Ligresti non è dimagrita sei chili diventando quel caso umano di cui si è dovuta interessare nientepopodimenoché la ministra dell’italica ingiustizia: è lei che ha rifiutato il cibo. Dal giorno dell’arresto ha rifiutato scientemente di mangiare e per questo, per il capriccio della madamigella tumistufi che falsava i bilanci, la ministra cancellieri ha ritenuto opportuno dover abusare del suo potere per rimandarla a dormire a casa sua, dove il cibo pare che sia ottimo. Questo, secondo la cancellieri è un doveroso caso umano. Annamaria Cancellieri ha commesso lo stesso abuso di potere di berlusconi quando allertò la questura di Milano per intercedere a favore di Ruby.
E’ la stessa identica cosa: un funzionario dello stato che in virtù del suo ruolo chiede e ottiene di poter stravolgere a piacer suo qualcosa che doveva procedere in un altro modo già stabilito nella sede preposta. Se Giulia Ligresti era incompatibile col regime carcerario non avrebbe dovuto deciderlo un ministro previa richiesta di un parente della pregiudicata, amico di famiglia del ministro ma il medico legale che però, stando all’esito favorevole della richiesta, potrebbe essere stato sollecitato ad orientarsi verso una scelta piuttosto che un’altra.

Vergogna, solo questo.

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LIGRESTI, UNA MINISTRA PER AMICA

“Non è giusto, per qualsiasi cosa possa fare conta su di me”. A parlare è Anna Maria Cancellieri.al telefono con Antonino Ligresti. Poi chiama il Dap [Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria] per “sensibilizzare” sulle condizioni di Giulia finita in carcere per l’inchiesta FonSai. “Intervento umanitario doveroso”, dice il Guardasigilli.

Il ministro “sensibilizza” per la scarcerazione
Per chiedere la scarcerazione di Giulia Maria Ligresti, in carcere da luglio nell’inchiesta FonSai, è intervenuto poi lo zio Antonio, con una nuova chiamata al ministro. Non si è fatta attendere la risposta della Cancellieri, che – come lei stessa ha ammesso ai magistrati – ha parlato a due vice capi del dipartimento per l’amministrazione penitenziaria per “sensibilizzarli” sul fatto che Giulia soffriva di anoressia. E il 28 agosto si sono aperte le porte del carcere per fare uscire la figlia dell’ingegnere, undici giorni dopo la telefonata di Antonio Ligresti.

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GRAZIE DI TUTTO, NONNA PINA. ADESSO TORNA PURE A CASA A CUCINARE IL MINESTRONE . SE AL POSTO DELLA CANCELLIERI, CARA AL CUORE DI RE GIORGIO, VI FOSSE UN ALFANOIDE O UN QUA-QUA-GLIERELLO, IL PIDDI CHIEDEREBBE SUBITO LE DIMISSIONI DEL MINISTRO . E SE QUELLE TELEFONATE DI NONNA PINA PER FAR USCIRE DALLA GALERA L’AMICA DI FAMIGLIA GIULIA LIGRESTI LE AVESSE FATTE UN PREVITI, INTERVERREBBE RE GIORGIO  DAVANTI A QUEST’EDIFICANTE STORIA DI EGUAGLIANZA DI FRONTE ALLA LEGGE, UNA DOMANDINA SORGE SPONTANEA: PERCHÉ L’OTTIMO FIGLIO DI NONNA PINA, PIERGIORGIO PELUSO USCÌ DALLA FONSAI DI LIGRESTI CON UNA BUONUSCITA MILIONARIA DI 3,6 MILIONI DI EURO? NON SARÀ CHE CON DON SALVATORE LIGRESTI I DEBITI PRIMA O POI SI PAGANO?

Liberi quasi tutti? no: libero lui, again [ma il ventennio è finito]

 Sottotitolo: quando molti di noi dicevano già svariati anni fa che questo delinquente senzadio avrebbe inquinato tutto ci prendevano per scemi. Quando dicevamo che non era solo il conflitto di interessi il problema ma tutta la scia di indecenze istituzionalizzate, rese normali e ancorché legali grazie a leggi e leggine firmate anche da chi oggi s’indigna e accusa altri di fregarsene della gente dopo aver tollerato, favorito i comportamenti e le esigenze del fuori legge al quale solo pochi mesi fa ha dato licenza di poter partecipare alla vita politica del paese il giorno dopo la condanna in primo grado per concussione e sfruttamento della prostituzione minorile. Eh sì, l’indulto e l’amnistia servono proprio ai poveracci. E anche nel merito della questione delle carceri la cosiddetta [dis]informazione ha la sua responsabilità se oggi c’è gente che non crede che la galera in Italia è un ambiente ormai riservato alla sfera dei borderline, quelli che non hanno la possibilità di pagarsi eserciti di avvocati prestigiosi.

Che è molto più facile che in un carcere ci vada a finire chi commette reati di seconda categoria invece di chi, come sarebbe giusto e normale in un paese civile,  danneggia la collettività. Nessuno dei nostri grandi [dis]informatori, a parte i soliti faziosi manettari, mette l’accento su quanto sia ingiusto che silvio berlusconi possa fregarsene allegramente della sua condanna e trovare anche il sostegno di un presidente della repubblica che trova sempre l’argomento e le parole sbagliate al momento opportuno.

berlusconi viene condannato in primo grado? lui pretende che possa continuare a svolgere quell’attività politica che non ha mai svolto chi può vantare il 99% di assenze in parlamento. berlusconi viene condannato in via definitiva? bene, Napolitano invece di congratularsi, da capo del CSM qual è con la giustizia che ha finalmente raggiunto un obiettivo importantissimo chiede la riforma della giustizia. berlusconi va in tv a infamare lo stato e i magistrati? ottimo: Napolitano chiede ai magistrati di mantenere il senso della misura. A berlusconi sta per essere applicata una sentenza candeggiata e ammorbidita ché non sia mai che il prepotente delinquente possa subire un trauma? magnifico: Napolitano monita di amnistie e indulto necessari.

A chi, lo sa Napolitano e lo sa anche berlusconi. Entrambi sanno anche il perché.

In questo paese c’è un pregiudicato condannato ancora libero, che non ha visto modificare di un niente la sua vita consueta, uno che ha commesso uno dei reati più odiosi di tutti ma che la stragrande maggioranza della gente non percepisce come tale perché non lo subisce direttamente come la rapina, il furto in casa.

Un reato, la frode fiscale, che in un paese civile sarebbe l’ultima cosa che una persona può fare prima di finire in una galera per il resto dei suoi giorni. Perché la frode, l’evasione sono reati che a cascata colpiscono tutti, ed è per questo che sono puniti in relazione alla quantità di persone danneggiate da chi ruba allo stato.
Ovunque, ma non Italia, e chissà perché.

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Estremo indulto – Massimo Rocca – Il contropelo di radio Capital – Tanto per dire quanto sia finito il ventennio. Guardate quanto la vicenda Berlusconi è in grado di intossicare la vita del paese. Quante decine di migliaia di persone rischiano di veder compromessa la loro situazione solo per essere involontariamente associate alla sua. Il tema del sovraffollamento delle carceri è un tema di dignità del paese. Come quello dei Cie. Che si risolve chiedendo l’abrogazione per decreto della Bossi Fini e della Fini Giovanardi che le intasano di persone a bassissimo rischio. Che si risolve costruendo nuove carceri con i soldi pubblici dicendo all’Europa che se non sono d’accordo si accomodino nel braccio b. Però è un problema che c’èra ieri e ierlaltro. E che sollevato proprio qui e ora non può che diventare occasione di polemica e sospetto. Cosa che Napolitano sa benissimo visto che ha dovuto premettere una excusatio non petita. Ed è inutile ricordare che i reati finanziari non sarebbero amnistiati. Ormai neppure Berlusconi crede di potersi sottrarre ai servizi sociali. Sono le inchieste per intralcio alla giustizia e corruzione di testimoni che vedi Bari sono l’ incubo dell’indagato.

Il sovraffollamento delle carceri è incostituzionale, dice Napolitano,
certo, ma anche quelle leggi che contribuiscono a riempire le carceri
più del dovuto lo sono: quelle che condannano gli innocenti, ad esempio.
E ci vuole un coraggio immenso, motivato probabilmente da ragioni
importantissime tipo offrire la salvezza per vie traverse, visto che le
tradizionali, quelle che lo stato gli ha offerto in tutto questo tempo
non sono state sufficienti al solito noto pregiudicato e delinquente condannato a quattro anni di galera per aver frodato lo stato, ovvero rubato a tutti noi, per parlare di amnistia e indulto invece che di abolizione della bossi fini davanti ai morti di Lampedusa.
Peggio di un presidente della repubblica  di parte, della
solita parte, ovvero quella della politica disonesta che pensa e fa leggi
vergognose come quelle che mandano in galera chi non è colpevole di niente e salvano invece quelli molto colpevoli di reati pesantissimi, c’è solo un presidente della repubblica in malafede che
quelle leggi le ha firmate e oggi ci viene a dire che, guarda un po’
mannaggia la miseria, le carceri sono piene e Strasburgo chiede
provvedimenti per ovviare al dramma di un sistema carcerario da
terzo mondo, così come da terzo mondo sono scuole, ospedali e tutto
quel che ha a che fare con quel pubblico per il quale i contribuenti
pagano le tasse e che dovrebbe offrire un servizio adeguato, decente, da repubblica democratica ma che però non desta la preoccupazione del presidente della repubblica e di quella della camera quanto la risoluzione  per via definitiva di sentenze e condanne per quei reati e chi li commette che creano poi il giusto disagio nei cittadini che non commettono reati.
Il 15 maggio 2006 Napolitano salì al Quirinale da presidente della
repubblica e il 29 luglio fu approvato l’indulto, oggi abbiamo di nuovo
Napolitano presidente della repubblica, per la prima volta nella storia
della repubblica un presidente è stato rieletto una seconda volta [deve essere proprio bravo, quindi] e di nuovo Napolitano invoca l’amnistia e l’indulto senza fare il minimo accenno a quelle leggi sbagliate che portano anche la sua firma, quelle che mandano in carcere i “clandestini”  né quelle che mandano gente a morire ammazzata di botte nei sotterranei di un carcere perché trovata in possesso di una manciata di fumo [per informazioni chiedere a Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, massacrato da non si bene chi e morto ufficialmente di fame e di sete]. Né peraltro ha fatto cenno a quella legge che manca affinché poi quell’indulto “necessario” non vanifichi le sentenze così com’è accaduto per i massacratori del G8 di Genova che non hanno ricevuto una giusta punizione perché in questo paese, quello delle mele marce e delle schegge impazzite, manca una legge contro le torture di stato, contro quei maltrattamenti che quotidianamente, nel silenzio finché non ci scappa il morto o l’invalido permanente, le forze dell’ordine infliggono a persone forse colpevoli di qualcosa ma disarmate di fronte al braccio violento del potere. E nemmeno il presidente di tutti ha precisato che eventualmente da quell’amnistia e da quell’indulto bisogna lasciare fuori quelli, specialmente uno, quello con la capacità naturale di delinquere e che  dopo la condanna definitiva sta per andare incontro a nuovi provvedimenti giudiziari,  che hanno infamato lo stato più del ladruncolo, lo scippatore, l’extracomunitario che viene qui pensando che l’Italia sia un paese civile e non uno dove  si preferisce liberare ogni tot di anni qualche manciata di criminali grandi e piccoli invece di fare leggi buone, giuste, quelle che in galera ci mandano solo chi ci deve andare. 

In Italia sono decenni che servono  provvedimenti straordinari per migliorare l’indecenza delle carceri, combinazione proprio adesso si scoprono impellenti.
Guardacaso dopo la condanna di silvio berlusconi.
Ad ogni cambio di governo si parla di indulti e amnistie che fino ad ora non hanno favorito affatto i poveri disgraziati ma solo quelli grandi, grandissimi, da previti ai macellai della Diaz passando per gli assassini di Federico Aldrovandi, sarà lecito pensare male? eccome.

  Eliminare la bossi fini e la bossi giovanardi già sarebbe utile a non riempirle, le carceri. Ma Napolitano questo non lo dice.

Nessuno che conosca la situazione indegna delle carceri non è d’accordo su provvedimenti strutturali e di ripensamento delle pene detentive, ma perché adesso? perché Napolitano insiste così tanto? non è credibile.

Ogni volta che cambiano i governi e il presidente della repubblica ci ricordiamo delle carceri? durante i governi, possibilmente lontano dalla condanna di berlusconi, no?

La maggior parte degli ospiti delle patrie galere potrebbe scontare la pena in strutture alternative, essere rieducata applicando finalmente quel diritto finalizzato alla riabilitazione sociale del detenuto, dare un contributo utile al paese, imparare un mestiere. Ma Napolitano chiede quei provvedimenti definitivi che annullano le condanne, restituiscono la libertà ai delinquenti eccellenti e che poi condizionano le sentenze com’è accaduto per i bastardi in divisa. 

Basterebbe non mandare in galera chi ruba due etti di parmigiano, per evitare il sovraffollamento delle carceri, visto che chi ruba milioni su milioni allo stato NON ci va.
Ogni riferimento a berlusconi non è puramente casuale ma intenzionale e voluto.
Ma questo Napolitano non lo dice; non dice che le galere saranno sempre più piene di disperati che rubano per fame ma, grazie ad indulti fintamente necessari e amnistie fintamente umanizzate resteranno inesorabilmente vuote di chi è la causa della loro disperazione.

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Amnesia e insulto

Marco Travaglio, 9 ottobre

Basta, pietà, non se ne può più, ci vogliono prendere per sfinimento. Mentre quel buontempone di Letta Nipote si trastulla con la fine del ventennio, già si lavora per aprirne un altro. Il massimo rappresentante di una classe politica incapace e cialtrona che da vent’anni non fa altro che inventare reati inutili e riempire vieppiù le carceri per gabbare la gente, vellicarne i più bestiali istinti e nascondere la propria inettitudine, cade dal pero e viene a raccontarci (a noi!) che bisogna liberare un’altra volta decine di migliaia di criminali, come già nel 2006, perché non c’è più tempo da perdere e l’Europa sta per condannarci per il nostro sistema carcerario da terzo mondo. Se ce lo chiedesse un marziano, potremmo pure ascoltarlo. Ma ce lo chiede Napolitano, un signore che entrò in Parlamento nel 1953, è stato presidente della Camera fra il 1992 e il ’94, poi ministro dell’Interno dal 1996 al ’98, e da sette anni e passa è nientemeno che il presidente della Repubblica che ha firmato senza batter ciglio una miriade di leggi affolla-carceri. E ora viene a spiegarci (a noi!) che le prigioni sono strapiene e bisogna spalancarne le porte con una bella legge libera-tutti (o quasi). Indulto e, già che ci siamo, pure amnistia. Per entrambi i provvedimenti occorrono i due terzi del Parlamento, dunque già sappiamo come andrà a finire. Dando per scontato che, salvo improvvisi istinti suicidi, 5Stelle e Lega voteranno contro, in Parlamento occorreranno i voti di Pd-Pdl-Scelta civica (che superano di poco il 66%). E il Pdl farà pagare la propria indispensabilità cara e salata con l’ennesimo ricatto, quando si dovranno decidere il tetto massimo di pena per i reati da amnistiare e la lista dei delitti da indultare (come già nel 2006 per il “liberi tutti” di Mastella & C.). O vi rientreranno i reati di Berlusconi, oppure non ci sarà la maggioranza e il supermonito di Napolitano cadrà nel vuoto. Risultato: nella migliore delle ipotesi, i processi in corso di B. saranno falcidiati dall’ennesimo sconto di 3 anni di pena (come già accaduto per 3 anni su 4 nel processo Mediaset); e, nella peggiore, non si celebreranno proprio per l’amnistia (che estingue direttamente il reato).

Ma non c’è solo B. Alzando lo sguardo sulle vicende giudiziarie degli ultimi anni, la lista degli imputati eccellenti è un mezzo elenco telefonico: banchieri, imprenditori, manager, politici nazionali e locali che hanno grassato e depredato l’Italia la farebbero franca senza mai vedere una cella neppure in cartolina, con la scusa dei poveri detenuti che affollano le carceri. Il tutto è reso ancor più odioso dal ricatto morale del solenne messaggio alle Camere di un Presidente che pare abbia vissuto su Marte fino a ieri mattina, e scopre all’improvviso l’urgenza del colpo di spugna per evitare una sanzione europea tanto sacrosanta quanto prevedibile e prevista. Poi, alle prime critiche, insulta i 5Stelle, cioè gli unici parlamentari che, mentre la classe politica creava ad arte l’emergenza carceri per preparare l’ennesimo colpo di spugna, non c’erano. No, non sono l’indulto di tre anni e l’amnistia la sola ricetta possibile per evitare la dispendiosa condanna europea: anche perché, senza incidere sulle cause che producono tanti detenuti, fra sei mesi saremmo punto e daccapo. La soluzione è un decreto (i motivi di eccezionalità e urgenza ci sono tutti) del governo che depenalizzi i reati inutili; cancelli la ex-Cirielli che tiene dentro i recidivi per periodi spropositati, rispedisca in patria i detenuti clandestini (come previsto da una delle poche norme sagge della Bossi-Fini); faccia tabula rasa della Fini-Giovanardi sul reato di possesso di droghe anche in minima quantità; e smantelli i “pacchetti sicurezza” di Maroni & C. (l’ultimo, come sempre firmato da Napolitano nel 2009, istituiva il tragicomico reato di immigrazione clandestina).

Ma metta anche in funzione le tante carceri e i tanti reparti ora inutilizzati (vedi dossier presentato dai 5Stelle); riapra Pianosa e Asinara scriteriatamente chiuse nel ’97 come da “papello”; e magari adatti a centri di reclusione provvisoria qualcuna delle tante caserme rimaste vuote dopo la fine della leva obbligatoria per ospitarvi i detenuti meno pericolosi, in attesa di costruire strutture più moderne. Se poi tutto questo non basterà, si adotti un indulto di un anno al massimo per tutti i condannati, senza eccezioni (salvo magari i mafiosi). Ma l’amnistia per i reati bagatellari non serve a nulla (i detenuti per reati bagatellari sono pochissimi), se non ad aprire una porta per farvi entrare di tutto. E l’indulto di tre anni è uno sproposito criminale e criminogeno: sia perché rimetterebbe in libertà migliaia di pericolosi criminali pronti a tornare a delinquere, per indole o per necessità (se non trovano lavoro i neolaureati, figuriamoci gli ex detenuti); sia perché l’Italia darebbe vieppiù di sé l’immagine del paradiso dei delinquenti, attirando altre migliaia di immigrati clandestini: non quelli che fuggono dalla fame e dalle guerre, ma quelli che cercano il posto migliore dove farla franca. E lo trovano regolarmente in Italia. Basta, signori. Basta. Piantatela di scaricare sulla gente onesta gli effetti della vostra incapacità e illegalità. Perché prima o poi, nel loro piccolo, anche gli onesti s’incazzano.

Solo un idiota poteva credere alla balla del governo di necessità per gli italiani. Oppure il pd

 

Un governo di necessità, così come ce lo ha presentato ma più che altro imposto con viva e vibrante soddisfazione Napolitano, che fra i primi provvedimenti mette il decreto svuotacarceri, un provvedimento che stranamente non viene mai preso dai governi in corso d’opera ma sempre e solo da esecutivi appena insediati.

Quali sono le urgenze da risolvere, ma soprattutto chi riguardano quelle urgenze, la maggioranza degli italiani? 

Dal governo lo svuota carceri selettivo
Benefici solo per potenti e benestanti

Cancellieri: “Il decreto c’è, in cdm mercoledì” (leggi)Blog Mascali: ecco perché l’amnistia aiuta B.

Arresti domiciliari o pene alternative a coloro che abbiano compiuto i 70 anni, e ingresso in carcere impossibile alle persone condannate a 4 anni. La bozza Cancellieri, che pubblichiamo in anteprima, è un ampliamento della legge Simeone-Saraceni del ’98, definita dai giuristi “indulto permanente”. Il punto è che la riforma, così come pensata dal governo, prevede tutti i benefici ottimi per la casta. E, più in generale, per chi può permettersi un ottimo avvocato.

Il governo è seriamente intenzionato – e ne ha ben donde visto chi si tiene in casa – a rifilare agli italiani l’ennesimo provvedimento truffa per risolvere il dramma del sovraffollamento delle carceri: la solita amnistia d’antan, estiva, così come lo è stato quell’indulto necessario approvato in tutta fretta il 4 agosto di qualche anno fa e che è stato utile soprattutto ad evitare la galera ai macellai di stato e ad alleggerire sentenze importanti che potevano essere più decisive.

Questa è una truffa perpetrata in primis alle vere vittime che sono le persone costrette in un carcere in condizioni disumane ma che non vedranno migliorare la loro situazione con nessun indulto e nessuna amnistia né tanto meno inserendo nel provvedimento la cancellazione di quelle pene accessorie, tipo l’interdizione, che non riguardano solitamente i cosiddetti ladri di polli che generalmente non svolgono mansioni di amministrazione delle cose pubbliche e nemmeno hanno ruoli politici dai quali essere – appunto – interdetti. 

Gente fra l’altro a cui si farebbe un favore solo temporaneo tirandola fuori da una cella in cui rientrerà a stretto giro di reiterazione dei reati: furto, spaccio, microcriminalità, e togliere l’interdizione non sarebbe utile nemmeno a chi in un carcere non ci dovrebbe stare ma ci sta in virtù di due leggi indegne che portano i nomi altrettanto indegni di fini, bossi e giovanardi. 

Leggi che nessuno pensa a togliere e chissà perché, dal momento che sono la causa principale di quel sovraffollamento.

L’interdizione però, che lo dico a fare, riguarda il solito noto delinquente al quale anche in caso di una condanna [virtuale] non verrebbe negata la possibilità di potersi rimettere in gioco in parlamento.
Allora, siccome lungi da me pensare che questo governo sia stato messi su in fretta e furia da Napolitano per non interrompere la bella storia d’amore fra berlusconi e il paese che ama [ma qualche volta è anche di merda, dipende dalle sue necessità e urgenze] volevo rivolgere una domanda al ministro Cancellieri, chiederle cosa c’entrano le pene accessorie, quelle che si scontano indipendentemente dalla detenzione quindi anche fuori, in regime di libertà, col sovraffollamento delle carceri.
Perché anche alla presa per il culo si dovrebbe poter mettere la parola fine.

[Con]dannati

Sottotitolo: Quattro poliziotti ammazzano di botte un ragazzino, vengono condannati a tre anni e sei mesi per omicidio colposo ma tre anni sono stati già condonati dall’indulto.
Quanto vale la vita di un ragazzino, ministre cancellieri e severino? meno di un furgoncino scassato dei carabinieri, più di un bancomat divelto dai disordinatori su commissione di piazza? io non sono la madre di Federico, penso che non avrei avuto la sua stessa forza e resistenza se si fosse trattato di mio figlio, penso che il mio cuore si sarebbe spaccato come il suo ma dal dolore, però sono convinta che tante altre madri e tanti padri una risposta la meritino, noi vogliamo capire, sapere cosa può succedere ad un figlio quando esce di pomeriggio, di sera, quand’anche facesse qualche cazzata di quelle che quasi tutti i ragazzi fanno. 
Vorremmo sapere quale metodo usano i tutori dell’ordine quando hanno di fronte una persona, un ragazzo, una ragazza che magari ha bevuto una birra di troppo, o ha esagerato con la marijuana. Càpita. 
Lo vogliamo sapere per pretendere da uno stato civile, di diritto, che quello che è accaduto a Federico, a Stefano, e ai tanti altri morti ammazzati per un “eccesso colposo in omicidio colposo”, un reato che non ha capo né coda inventato alla bisogna per giustificare e diminuire la bestialità di quattro cosiddette mele marce, quelle schegge impazzite di cui nessuno si prende mai la responsabilità di sapere se sono o meno adatte al loro mestiere e degne della divisa che indossano, non succeda mai più.
Mai più.

Caso Aldrovandi, fine pena in carcere
per tre dei quattro agenti coinvolti

 
 

Il tribunale di sorveglianza di Bologna ha accolto la richiesta del pg Mirella Bambace: della condanna a tre anni e mezzo per i fatti del 25 settembre 2005, grazie all’indulto, i poliziotti ne dovranno scontare solo sei.

“Repressione estrema e inutile”, dice la Cassazione.
Anche se inutile quando c’è di mezzo la morte sarebbe una parola da evitare sempre.
Repressione violenta, ingiustificata, immotivata, crudele, efferata, questo sì.
Ma non inutile; penso che sia una diminutio questa sì, inutilmente offensiva.

Vale la pena ricordare che per Federico Aldrovandi è stato inventato un reato che non c’era: l’eccesso colposo in omicidio colposo.
Evidentemente saltare sul torace di una persona, di un ragazzino fino a spaccargli la cassa toracica e il cuore non prevede nessuna intenzionalità. 
Era solo per vedere l’effetto che fa.

E vale la pena ricordare anche che per Patrizia Moretti, la mamma di Federico Aldrovandi, nessun presidente della repubblica si è impietosito quando, oltre all’enormità della tragedia che ha dovuto subire è stata denunciata per diffamazione, lo stesso reato per il quale, invece, un delinquente recidivo è stato perdonato dallo stato  alla modica cifra di 15.000 euro.

 Effettivamente oggi la condanna di corona appare quantomeno esagerata.

Ma nel paese dove vale più una vetro rotto che la vita della gente non ci possiamo più stupire di nulla.

 E meno male che c’è sempre l’indulto gentilmente offerto dalla premiata ditta “PD – PDL”  a metterci la pezza.

Non sia mai che qualcuno paghi davvero per le sue responsabilità.

E’ tutto virtuale in questo paese, meno le violenze,  le ingiustizie, la povertà, le morti ingiuste come questa.

Stefano, morto di botte, di fame e di sete

Stefano Cucchi è morto di fame e di sete.
Prim’ancora che di botte.
Dunque non farà né caldo né freddo a nessuno, a parte noi poveri idealisti che pensiamo e speriamo che l’Italia possa trasformarsi prima o poi non dico in un paese normale ma almeno sano,  sapere che in questo paese si nutrono per legge, quindi obbligatoriamente – anche contro la loro volontà espressa in precedenza – i già morti mentre non si ricorre all’alimentazione forzata quando c’è da salvare una vita che era ancora vita. 
Una persona può rifiutarsi di mangiare e bere per protesta o perché essendo stata pestata a sangue a scopo pedagogico, educativo,  fame proprio non le viene mentre è sotto tutela dello stato e ricoverata in una struttura sanitaria pubblica e non succede niente, si lascia morire così, nell’indifferenza di tutti vietandole perfino la vicinanza di una persona di famiglia.

Fini e Giovanardi dovrebbero pentirsi per il resto della loro vita,  se hanno ancora una parvenza di coscienza da qualche parte, perché la morte di Stefano è tutta roba loro: di quella legge criminale che porta la loro firma.

Chi vuole bene ai suoi figli, li deve mandare via da qui; non è un paese per giovani, questo.

Caso Cucchi, i periti: “Morì per carenza
di cibo e liquidi. Fu colpa dei medici”

 
 
Caso Cucchi, i periti: "Morì per carenza  di cibo e liquidi. Fu colpa dei medici"

Per gli esperti “i medici del reparto di medicina protetta dell’ospedale Pertini, non trattando il paziente in maniera adeguata, ne hanno determinato il decesso”. E poi “il quadro traumatico osservato si accorda sia con un’aggressione, sia con una caduta accidentale” [Il Fatto Quotidiano]

 

+ Al via il processo per la morte di Cucchi Dodici imputati alla sbarra

Sallusti ai domiciliari, anzi no, anzi sì

Sallusti ai domiciliari, poi evade.

Arresto convalidato: è di nuovo a casa

La polizia era andata a prelevarlo in via Negri e l’aveva portato nel suo appartamento, da dove il direttore è uscito violando la legge. Il giudice ha fissato la prossima udienza il 6 dicembre. Per questo reato si rischia una pena che va da uno a tre anni di reclusione [Il Fatto Quotidiano]

+ Sallusti ai domiciliari. Subito arrestato per evasione

Tutto sommato fa piacere, un discreto e perverso piacere considerare che uno così abbia tenuto sotto scacco per mesi politica e istituzioni, intenerito una cospicua schiera di gente che se fosse stata normale si sarebbe vergognata ad essere definita collega di questo qui. A partire naturalmente dal segretario  Siddi, uno che dovrebbe difendere e garantire per la categoria, non ridicolizzarla al motto di “siamo tutti sallusti”.
Non facciamo diventare la vicenda di sallusti l’ennesima buffonata stile tg4 però.

Perché non lo è.
In nessun paese sarebbe stato possibile assistere ad un teatrino simile.
Continuare a fare battute sui domiciliari, sulla santanché fa perdere di vista il fatto che ad un diffamatore abituale, ad un calunniatore seriale sia stato consentito di tenere per le palle un intero parlamento.
Il parlamento stava per varare  una legge per salvare il diffamatore. Uno che avrebbe voluto una legge per mandare in galera i giornalisti che pubblicano le intercettazioni.
Legalmente.

Siamo tutti sallusti non se l’è inventato la santanché ma Franco Siddi, che è il segretario generale della federazione nazionale della stampa. A seguire la solidarietà per sallusti è arrivata da pezzi da novanta del giornalismo italiano, da Ferruccio De Bortoli a Mentana passando per Gad Lerner ed  Ezio Mauro.
Io penso che in un paese normale nessuno dovrebbe associare il suo nome né tantomeno la sua solidarietà ad uno con “spiccata capacità a delinquere”, nemmeno se fosse un suo amico o parente.
E figuriamoci dunque a sallusti.
In un paese normale i sallusti si arrestano nel silenzio generale, non si invitano da ospiti ai talk show per continuare a gettare fango sulla magistratura, in un paese normale i sallusti vivrebbero ai margini, com’è giusto che sia per chi si pone fuori dalle regole e da qualsiasi contesto civile.
Il PM diffamato era disposto a ritirare la denuncia in cambio di una pubblica rettifica e di pubbliche scuse: lui ha detto no. Anzi, ha rilanciato approfittando delle ribalte pubbliche che TUTTI gli hanno messo a disposizione.
14 mesi? per me uno così è da rinchiudere e gettare via la chiave, altroché.

Prima delle primarie

Sottotitolo: GENERATORE AUTOMATICO DI PANTHEON DEI CANDIDATI ALLE PRIMARIE DEL CENTROSINISTRA – Alessandro Capriccioli

A proposito di rappresentanti [preambolo]: il Senato approva emendamento Lega,  torna il carcere per i giornalisti.

Dedicato a tutto l’esercito dei difensori della libera espressione del pensiero anche quando è tutt’altro da ciò. A tutti quelli che si sono spesi affinché “il carcere a un giornalista gnorno gnorno”. La libertà va meritata, e il livello di questo paese è ancora così scarso che presumo ci vorrà ancora tempo, generazioni, prima di capirne l’esatto significato. Questa legge fa schifo, ma spero che tutti capiscano che la causa di questo non è il giornalismo vero, quello che rischia su se stesso per esercitare il suo mestiere ma proprio e soltanto il giornalismo servente, quello piegato sempre a novanta gradi. Si è detto molto, a me ancora si torce lo stomaco a pensare che gente che ogni giorno difende la libertà di espressione, dice di combattere le censure si sia schierata al fianco di un criminale per natura. 

La bellezza di questo paese, della democrazia malata di questo è paese è che solo i politici possono decidere da se medesimi se e quando andare in galera in prima persona e se e quando mandarci altra gente spesso colpevole di atti assai meno violenti dei loro.

E lo possono fare da vigliacchi e infami senza nemmeno metterci un nome e una faccia.

Dov’è il corto circuito se a fare questo poi non è nemmeno gente scelta dal popolo che quindi che rappresenta il nulla assoluto tanto meno dunque la volontà di un popolo sovrano per Costituzione?

Terribile una base piddina che ha esultato alla visione di quell’orribile poster creato per pubblicizzare l’evento di sky dell’altra sera, terribili quelle persone che pensano col cervello di un segretario di partito, terribili quelli che ieri parlavano di papi buoni (ma dove, ma quando?) per giustificare un pavido, uno che non sa scegliere da che parte deve stare e  che vorrebbe fare il presidente del consiglio di una coalizione di centrosinistra ma è ancora fermo al palo del matrimonio sì o no a proposito di omosessuali. E se citare papi e cardinali serve ad intercettare i voti dei cattolici sappiano i lor signori “de’ sinistra” che il giochino è vecchio, desueto e non incanta più.

Ad ognuno i suoi rappresentanti. La politica è fatta soprattutto di onestà, quando è buona.  E una buona politica non può non tenere conto delle radici storiche su cui si fonda una repubblica democratica nata grazie ad una Resistenza Antifascista non certo grazie all’intercessione della chiesa che anzi, si è resa sempre complice di dittature e regimi sanguinari e i suoi referenti, per quanto persone degne come il cardinal Martini che per questo non è mai stato papa sono stati e sono tutto tranne che riferimenti ad idee progressiste.

E non è possibile che dei rappresentanti di partiti che si richiamano a valori non dico comunisti ma almeno socialisti se qualcuno chiede loro chi è stato  un personaggio che ha dato a questo paese dimentichino una persona come Sandro Pertini.

 E’ stato più onesto Tabacci a richiamarsi a De Gasperi che comunque fu quel galantuomo senza il quale il voto alle donne non sarebbe stato nemmeno concesso perché Togliatti non si fidava di chi credeva che per educazione e cultura avrebbe votato la DC. Togliatti, quello dell’armistizio per salvare i fascisti,  oggi starebbe benissimo nel piddì, ‘na meraviglia.

Con queste premesse io non andrò, e nemmeno per idea, a farmi schedare in qualità di elettrice di centro sinistra. Perché io non voglio essere un’elettrice di centro sinistra. Io voglio un paese dove in parlamento ci sia una rappresentanza anche di idee “altre”, che non significano estremismo né voglia di comunismo cinese o sovietico ma significa semplicemente avere chiaro in mente che destra, centro e sinistra sono cose diverse e che appartengono a gente diversa. Che non è vero che gli italiani sono storicamente un popolo fascista o democristiano, gli italiani sono solo un popolo che è stato derubato della possibilità di avere un’indipendenza politica il 1 maggio del ’47 grazie alla strage di Portella della Ginestra fatta eseguire su commissione proprio per evitare che l’Italia rischiasse la “deriva comunista” che non era gradita all’America, alla mafia e al vaticano.
Dopo 65 anni questo paese è ancora schiavo e succube dell’America, della mafia e del vaticano perché nessuno in tutti questi anni si è preoccupato di fare in modo di ridurre e annullare questa dipendenza.
Ed è perfettamente inutile parlare di politica del fare INSIEME, se poi quell’insieme comprende anche chi non ha il coraggio di fare delle critiche semplicissime, chi ragiona con la testa di un segretario di partito, chi non riesce ad essere obiettivo nemmeno di fronte ad errori vistosi  perché guai a contraddire il segretario, ci s’inventano perfino favolette su papi buoni, pur di negare l’evidenza.
Un paese dove da sempre si negano verità e giustizia si merita di più di una politica di contrasto di centro sinistra debole.
Anzi, ne ha bisogno.

Di’ qualcuno di sinistra

MASSIMO GRAMELLINI, La Stampa, 14 novembre

Alla domanda del conduttore di Sky su quale fosse la loro figura storica di riferimento, i candidati alle primarie del centrosinistra hanno risposto: De Gasperi, Papa Giovanni, Tina Anselmi, Carlo Maria Martini e Nelson Mandela. Tutti democristiani tranne forse Mandela, indicato da Renzi che, essendo già democristiano di suo, non ha sentito il bisogno di associarne uno in spirito. 

 Scelte nobili e ineccepibili, intendiamoci, come lo sarebbero state quelle di altri cattolici democratici, da Aldo Moro a don Milani, evidentemente passati di moda. Ma ciò che davvero stupisce è che a nessuno dei pretendenti al trono rosé sia venuto in mente di inserire nel campionario un poster di sinistra. Berlinguer, Kennedy, Bobbio, Foa. Mica dei pericolosi estremisti, ma i depositari riconosciuti di quella che dovrebbe essere la formula originaria del Pd: diritti civili, questione morale, uguaglianza nella libertà. Almeno Puppato, pencolando verso l’estremismo più duro, ha annunciato come seconda «nomination» Nilde Iotti. Dalle altre bocche non è uscito neppure uno straccio di socialdemocratico scandinavo alla Olof Palme.  

 

Forse i candidati di sinistra hanno ignorato le icone della sinistra perché temevano di spaventare gli elettori potenziali. Così però hanno spaventato gli elettori reali. Quelli che non possono sentirsi rappresentati da chi volta le spalle alla parte della propria storia di cui dovrebbe andare più orgoglioso.