La balla ti fa bella [ma bisogna esserci portati]

Laura Boldrini ha raccontato una balla e dietro a quella si continua a riparare. E cioè che senza il provvedimento eccezionale gli italiani avrebbero dovuto ripagare l’IMU. Mentre non è affatto così, e la cancellazione dell’IMU è stata inserita apposta nel contropaccotto della ricapitalizzazione della banca d’Italia affinché questo potesse passare con l’alibi dell’urgenza relativa alla cancellazione dell’IMU, che, vale la pena di ricordare è un desiderio di berlusconi, una promessa fatta ai suoi elettori che altri elettori non hanno condiviso né chiesto ai loro referenti politici. E le bugie, hanno sempre le gambe corte e il naso lungo. Si vedono, ecco. E chi si presta ai ricattucci sistematici che si fanno nella caaasa della democrazia, quella che lei difende a colpi di sanzioni non può pensare né pretendere che qualcuno non se ne accorga.

Dal governo tecnico in poi fino ad oggi c’è un gruppetto di persone che pone e dispone senza essere stato legittimato da nessuno. In precedenza si è votato per svariate legislature con una legge illegittima, incostituzionale. E c’è pure chi ha il coraggio di invocare il rispetto delle regole.

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Renzi: 5stelle squadristi. Però gli schiaffi li prendono loro. 
Qualcosa non torna.

E Laura Boldrini, sempre pronta con la penna rossa a invocare sanzioni in rispetto alle regole, ci spieghi quanto è giusta una legge elettorale che non è stata pensata per dare più possibilità agli elettori ma per restringere le possibilità ad uno degli attori della Grande Commedia. Scrivere una legge insieme a un delinquente da galera, uno che, se vogliamo essere rispettosi delle regole davvero, sarebbe l’unico attore a dover sparire dalla scena politica affinché vengano ridotte le possibilità ad un movimento/partito che è stato votato dal 25% degli elettori non mi pare il massimo della correttezza, quella politica e anche quella istituzionale. 
O gli elettori da rispettare sono solo quelli che votano il delinquente e il piddì?

 Fra l’altro “squadrismo” riferito ai 5stelle è un termine del tutto inappropriato perché definisce l’aggressione dei tutti contro uno, quella tipica di stampo fascista. E nel caso in questione quell’uno sono proprio i 5stelle, sono gli altri, i tutti quelli che menano, sono i giornalisti che da mesi devono rispondere ai padroncini, sono tutti quelli che vanno dietro a quel pensiero unico che ha individuato il bersaglio grosso nel movimento e non lo mollano; è Battista che si complimenta pubblicamente per l’uso della violenza in parlamento e non succede NIENTE, m’immagino il casino se, a parti inverse chessò Travaglio si fosse complimentato con De Rosa per aver definito pompinare le parlamentari piddine. Volevo solo sommessamente ricordare che il bivacco dei manipoli i 5stelle lo hanno trovato bell’e fatto. Forse qualcuno se lo è già dimenticato, ha scordato chi ha portato in parlamento il delinquente che latita e nel tempo libero fa le leggi col segretario del piddì. Ma quella per qualcuno era, è democrazia.

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A proposito di giornalismo moderato, quello del giornalone di via Solferino. Peccato che non si possano materialmente ricacciare in gola ai legittimi proprietari tutte le stronzate che in molti dicono a proposito di giornalismo reazionario e fascista riferibile ad altre testate. Anzi, a una sola, quella che non piace nemmeno al Napo Capo.

Boia, deh! [esclamazione che rafforza i contenuti di una frase]

Sottotitolo: da oggi la Preside Boldrini non è solo la donna con una voce che andrebbe vietata – come minimo –  dall’Onu. È anche la presidente che ha usato per prima la ghigliottina vile e orrenda contro le opposizioni. Complimenti: del comunismo ha imparato unicamente il veterofemminismo caricaturale e l’intolleranza zdanovista per il dissenso. Proprio come Re Giorgio. Lei e i tre o quattro vendoliani rimasti hanno festeggiato cantando Bella ciao (poveri partigiani). A loro modo hanno fatto bene a festeggiare: hanno appena celebrato la fine definitiva del loro (già defunto) partito, regalando peraltro ulteriori voti a chi vorrebbero cancellare dalla scena politica.
Complimenti: alla preside, e a quei meravigliosi renziani che da una parte resuscitano il Caimano e dall’altra regalano soldi pubblici alle banche private. Fenomeni mica da ridere. [Andrea Scanzi]

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Al “vecchio fan della repressione sovietica a Budapest” sarà andato bene che ieri alla camera sia stata applicata una norma eccezionale [ricordo, voluta da violante], che ha di fatto dimostrato [manco fosse la prima volta] l’inutilità del parlamento? 
Laura Bodrini ha di fatto e nei fatti creato un precedente che potrebbe ritorcersi anche contro il suo stesso partito. 
Se un domani Sel volesse applicare l’ostruzionismo verso l’approvazione di una legge di cui non condivide i contenuti, pensa che non sia utile ma dannosa che farà la Boldrini, ghigliottinerà pure quelli di Sel? 
E, a margine, quando hanno mischiato nello stesso “pacco” il ddl su Bankitalia e la cancellazione della rata dell’IMU non si sono resi conto che le due cose insieme non ci azzeccavano o l’hanno fatto apposta?

Quando molti di noi dicevano già parecchi mesi fa che Laura Boldrini si era cucita perfettamente addosso il ruolo di appartenente alla casta in tanti ci rimproveravano, si offendevano per conto terzi. 
Su facebook non si poteva nemmeno nominare senza perdersi per strada manciate di persone.
Ora spero che l’abbiano vista tutti, la presidentessa super partes de’ sinistra. 
Quella che senza una minoranza parlamentare che l’ha sostenuta e le ha permesso di arrivare dov’è oggi sarebbe a fare altro, ma durante la seduta alla camera evidentemente è stata colta da una provvidenziale ed opportuna amnesia molto politica e poco, pochissimo democratica.
Anzi, facciamo per niente democratica che è meglio. Alla presidente della camera che nella discussione su quell’obbrobrio di legge elettorale pensata da berlusconi insieme a Renzi ha sostenuto, com’era ovvio, i piccoli partiti, è andato bene, va bene che le opposizioni in parlamento contino meno anzi per niente? Quando Lauretta si occupava di diritti umani stava a scherzà, vero? perché chi conosce quelli e li rispetta, dovrebbe fare altrettanto anche con quelli civili e democratici.

 E che dopo l’oltraggio alla democrazia avvenuto ieri alla camera qualcuno abbia intonato Bella ciao, infangando la Memoria di gente che è morta non per consentire di fare scempio della democrazia di uno stato repubblicano non offende nessuno? Tutto regolare? Nessuno, nell’informazione prova vergogna per aver montato uno, dieci, cento, mille casi dove non c’erano e aver lasciato libertà d’azione ai distruttori di quel che restava della democrazia?

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LUPO (M5S): “SCHIAFFEGGIATA DA QUESTORE MONTIANO”. LUI NEGA (FOTO E VIDEO)

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Roba da Chiodi – Marco Travaglio, 30 gennaio

Massima solidarietà ai lettori del Corriere , costretti a esercizi enigmistici sempre più complicati per decrittare titoli e articoli. Ieri chi riusciva a superare indenne l’altalena di notizie sulla legge elettorale (Renzi spinge, Berlusconi apre, Alfano chiude, Quagliariello frena, Brunetta stringe, Casini rompe in tutti i sensi, Verdini telefona, la Boschi sale al Colle, stop di Cuperlo, alt di Fassina chi?, la Pascale twitta, Dudù abbaia, Napolitano monita, Tizio alza la soglia, Caio abbassa il premio, Sempronio sfonda il tetto, insomma è accordo, anzi patto, magari asse, pardon contratto, senza contare che c’è sempre uno che “gela” e non si sa mai chi lo scongela), doveva risolvere il rebus del titolo di apertura, roba da far impallidire il più arduo dei Bartezzaghi: “Sì sull’Imu oppure si paga”. In che senso? Che vor dì? Stremato, il lettore gira pagina e s’imbatte in un’altra supercazzola: “Imu-Bankitalia a rischio caos. Corsa per salvare il decreto. Ostruzionismo M5S”. Il poveretto capisce che la maggioranza, sempre più virtuosa, vuol far pagare l’Imu a Bankitalia, ma i 5Stelle, i soliti irresponsabili, per misteriosi motivi si oppongono e si rischia il caos. Solo chi fosse munito di un microscopio elettronico, o avesse acquistato anche un giornale senza banchieri nel patto di sindacato, capirebbe di che si parla: una delle più incommensurabili porcate mai viste nella porcellosa storia della politica italiana, un regalo di 7,5 miliardi alle banche private con soldi di Bankitalia, cioè nostri. Siccome la maialata rischia di non passare inosservata a causa di quei rompipalle dei 5Stelle che osano financo fare opposizione, cosa mai vista dalla notte dei tempi, ecco l’idea geniale del governo: infilarla nello stesso decreto che cancella la seconda rata dell’Imu. Così chi si oppone ai Robin Hood alla rovescia che rubano ai contribuenti per dare alle banche può essere dipinto come un affamatore del popolo perché resuscita l’Imu. Per evitare il “rischio caos” bastava separare il decreto Imu dal decreto Bankitalia, come chiesto da Napolitano in svariati moniti, sulla scorta di innumerevoli sentenze della Consulta contro i decreti omnibus. Ma, quando si tratta di banche, nessuno fiata: destra e sinistra marciano compatte, precedute dalla contraerea dei giornali dei banchieri e dei partiti sottostanti. “Ostruzionismo M5S, può tornare la seconda rata Imu”, titola Repubblica . E persino l’Unità, un tempo organo della sinistra, fa la guardia ai caveau, con titoli truffaldini tipo “5Stelle, ostruzionismo sul decreto Imu” e “Barricate grilline: torna il rischio Imu”. Lo scandalo del secolo è il peone a 5 stelle che dà del “boia” a un vecchio fan della repressione sovietica a Budapest.

Tornando al povero lettore del Corriere , la via crucis non è finita. C’è un altro titolo-sciarada da decodificare a pag. 15: “Una debolezza quella ragazza in hotel. Ma non l’ho aiutata al concorso”. Intervista allo sgovernatore d’Abruzzo, Gianni Chiodi, inquisito per truffa, falso e peculato, per lo scandalo della giunta granturismo che gira l’Italia con amanti aviotrasportate e alloggiate a spese nostre: notizia rivelata dal Fatto e mai ripresa dal Corriere . Che ora la fa commentare all’interessato senza citarla né citarci (“la debolezza del Governatore è spuntata dalle carte”: così, spontaneamente). Il noto statista marsicano “sta soffrendo, la voce gli si incrina un paio di volte”, però “cita Terenzio e poi anche Gandhi cercando conforto nella letteratura”. La colpa naturalmente è dell’“ufficio regionale o della Ragioneria” che gli hanno rimborsato le spese della gentile accompagnatrice a sua insaputa. Come la segretaria di Cota con le mutande verdi. Ergo Chiodi è “amareggiato”: qualcuno (non si dice chi) ha fatto “pura macelleria: famiglie massacrate, carriere esposte al pubblico ludibrio, per un puro obiettivo politico: il 25 maggio in Abruzzo si vota”. E il direttore del Fatto , com’è noto, sarà candidato contro di lui. Ma questo il Corriere non può dirlo, perché il Fatto è innominabile. Un po’ come con lo scandalo De Girolamo: le notizie, o le dà il Corriere , oppure “spuntano”.

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Bravi, davvero – Alessandro Gilioli

È davvero notevole lo sforzo con cui il Pd, Forza Italia, Boldrini e Napolitano stanno trasportando verso il Movimento 5 Stelle anche gli italiani meno attratti da Grillo e Casaleggio.

In un solo giorno:

1. I listini bloccati.
2. Il salva Lega.
3. Le candidature multiple.
4. La soglia di sbarramento turca che impedisce di fatto in futuro qualsiasi gruppo parlamentare diverso da Pd, Forza Italia e satelliti, Lega e M5S.
5. Un regalo miliardario alle banche private.
6. Un trucco ignobile per mescolare questo regalo alle banche con l’Imu, che non c’entra niente.
7. Una tagliola mai usata nella storia repubblicana, che svilisce il Parlamento e porta verso il governo per decreto.

No, bravi, davvero.

Il complotto, reloaded

 

Nunzia De Girolamo, ministro delle Politiche agricole, ha riferito in un’Aula semideserta per difendersi da accuse pesanti in merito alla vicenda delle Asl beneventane

“Ho fatto una cazzata, scusate e arrivederci a mai più qui [in parlamento]. 
Saluto tutti quelli che mi conoscono.”
Troppo facile, no?

Ne hanno fatte talmente tante da aver terminato anche le definizioni per le apposite autoassoluzioni. 
Ogni volta c’è il complotto. 
Possibile che ci sia gente così perversa, malata mentale, che sta lì, magari notte e giorno ad architettare il complotto perfino ad una nullità come la De Girolamo? E poi insomma basta anche questa moda del riferirò. Bloccare un parlamento ogni volta, una situazione che visto l’andazzo si ripete troppo spesso per sentire questi incapaci, bugiardi e anche abbastanza miserabili sperticarsi in giustificazioni sui loro comportamenti tutt’altro che istituzionali, giustificazioni peraltro inutili perché quello che hanno detto, o fatto è lì e lascia poco spazio ad interpretazioni diverse [vale per nonna Pina Cancellieri  e anche per il “noto frequentatore di se stesso” alfano] sta diventando una pessima e costosa abitudine. Noi non paghiamo queste persone per sentirle recitare a rotazione letterine scritte da avvocati e segreterie compiacenti. E’ già molto che le paghiamo per tutto il resto che NON fanno.

E, a Michele Serra che nella sua Amaca di oggi fa capire che una legge per stringere sulle intercettazioni a lui andrebbe benissimo perché non sta bene, signora mia, che venga mostrato quel privato che invece serve a dare la misura dello spessore di gente che ha dei ruoli pubblici e importanti, e che per questo dovrebbe essere coerente, somigliare come dice Stefano Benni, alle parole che dice  in pubblico e alla politica che dice di fare specialmente quando è improntata su principi e valori sani, consiglio, invece di limitarsi ad analizzare il piccolo mondo antico dell’italico squallore politico e quello nuovo, per questo a lui ostile mondo web di fare un piccolo esercizio di memoria, di andare a vedere di che si occupano tutti i giorni che dio o chi per lui manda in terra i giornali all’estero. Forse scoprirebbe che non solo il quarto e il quinto potere si prendono la libertà di riportare quello che vogliono, che pensano sia utile al dibattito e alla formazione della pubblica opinione ma questo succede e nessun governo tipo il nostro fatto di nonne Pine d’assalto e dei suoi degni predecessori, di destra e di “sinistra” si sognerebbe di fare una legge che lo impedisca. Senza le intercettazioni oggi berlusconi sarebbe un anziano rincoglionito un po’ sporcaccione solo perché racconta barzellette sconce. Altrove, in quei paesi di cui Michele Serra – che oggi si scandalizza per la privacy violata a differenza di quando i rumors riferivano delle orge eleganti in quel di HardCore e dintorni grazie alle quali Repubblica ha praticamente campato di rendita per mesi – evidentemente ignora l’esistenza, quelli dove si intercetta e si pubblica senza preoccuparsi dei turbamenti a venire, un ministro, un presidente, anche un politico di secondo livello beccato in flagranza di cazzata o di reato, chiede scusa, sparisce e si mette a disposizione, eventualmente, della legge. Non resta in parlamento a piagnucolare di complotti né a farsi fare leggi che gli consentano di continuare a fare cazzate e/o a delinquere a spese dello stato dunque nostre.

Grazia, perché?

Preambolo: non mi unirò alla manifestazione annuale del 25 novembre, giornata internazionale CONTRO la violenza sulle donne, come se fosse normale essere PRO qualsiasi violenza.Come scrivo già da anni questa come tante altre date scelte per celebrare o commemorare qualcosa è una giornata di cui il mondo e i paesi civili non dovrebbero avere bisogno.

Guardo dietro, alle cose che ho scritto per il 25 novembre, per l’otto marzo e mi accorgo che i concetti espressi sebbene con parole diverse sono stati sempre gli stessi: una ripetizione ossessiva delle stesse cose, ad esempio che non si combatte la violenza mostrandola. Queste foto di donne piangenti, coi lividi in volto non servono a ribadire la contrarietà alle violenze ma ad affermarla.

Non si dice no alla guerra mostrando le foto dei danni della guerra. Ognuno penso che abbia ben chiaro in mente il concetto di violenza e di tutte le sue conseguenze.

Un paio di giorni fa sulla pagina facebook di Alessandro Robecchi mi sono beccata una discreta sfilza di insulti, ovviamente da donne, quelle contro le violenze s’intende, per aver scritto quello che penso del cosiddetto “femminicidio”.

Io ho il vizio di ragionare per conto mio, non mi faccio trasportare da movimenti, movimentini blog e blogghettini tutti rosa, un colore che peraltro detesto e nemmeno penso che le donne siano sempre vittime e gli uomini sempre colpevoli.

La mia solidarietà e vicinanza umana vanno comunque a tutte le donne, alle persone costrette a vivere in situazioni distanti da una normale umanità applicata ai gesti e ai comportamenti quotidiani ma, perdonatemi, sono stanca e stufa di inutili slogan e di una propaganda finalizzata ad esasperare e ingigantire di proposito i drammi.

Oggi alla camera della Boldrini è festa. Una parola per Di Matteo, il magistrato minacciato di morte dalla mafia  però non gliel’abbiamo sentita dire. E non l’abbiamo sentita da Grasso, presidente del senato già superprocuratore antimafia e nemmeno da Napolitano che del CSM è il capo supremo. Forse se al posto suo ci fosse stata una donna oggi, ALMENO oggi,  si sarebbe meritata almeno la menzione.

berlusconi è stato l’eccezione, non dovrà mai diventare la regola che si possano stravolgere le leggi costituzionali per dare più diritti a una persona sola rispetto a tutti i cittadini come comanda la Costituzione.
Perché quelle persone che hanno scritto e firmato quelle regole su una Carta che aveva ancora l’odore del sangue della guerra le hanno pensate e rese inalienabili proprio perché non accadesse mai più che uno solo potesse avere più potere di altri. 

Solo degli sciagurati come i politici di questi ultimi vent’anni potevano riuscire nell’impresa di trasformare la Costituzione in carta straccia, e se nessuno li ferma completeranno l’opera di distruzione iniziata vent’anni fa quando ad un abusivo, ad un impostore delinquente già di suo è stato concesso DALLA POLITICA di sedere nel parlamento da presidente del consiglio.

Dice Napolitano che “non ci sono le condizioni per la grazia”. Ma quelle condizioni non c’erano nemmeno prima, non ci sono mai state. La concessione di un provvedimento di clemenza da parte dello stato verso chi ha violato la legge è prevista solo per quei condannati passati poi alla fase successiva di detenuti e che abbiano scontato almeno una parte della pena. Questo con berlusconi non si è verificato: sono 116 giorni che il pregiudicato condannato, il frodatore traditore è libero di poter agitare le masse, minacciare lo stato, promettere sfracelli perché la sentenza che lo ha condannato non è mai stata applicata. E mi piacerebbe che la cosiddetta informazione mettesse questo in evidenza, non la reazione di Napolitano che solo ieri si è ricordato di avvisare berlusconi di non uscire dalla legalità. berlusconi è sempre stato ed ha sempre agito fuori dalla legalità, ma di che parla Napolitano? l’azione eversiva di berlusconi è stata legittimata anche da lui che spesso e volentieri gli ha offerto il sostegno dello stato sottraendolo a quella Magistratura svilita, offesa e oltraggiata solo perché stava facendo il suo dovere, a differenza di berlusconi.  La grazia dovremmo chiederla noi cittadini costretti ad assistere impotenti a queste oscenità a getto continuo, altroché un delinquente condannato dopo un processo durato dieci anni che pretende di essere più uguale degli altri. Se dieci milioni di italiani sono con lui significa che tutti gli altri non sono con lui. E sono, siamo, di più.

Oggi sono tutti antiberlusconiani, anche quelli che in tutti questi anni hanno creduto di trovarsi di fronte all’uomo dello stato anziché all’irriducibile delinquente qual è sempre stato uno che è arrivato a confessare che se non fosse entrato in politica lo avrebbero arrestato, questo, vent’anni fa. 

Oggi è antiberlusconiano anche Napolitano che solo una manciata di mesi fa si mise di traverso fra berlusconi e la magistratura, non per difendere i giudici ma per intimargli di consentire al pregiudicato di poter partecipare alla delicata fase politica nella quale era compresa la sua rielezione a presidente della repubblica: un fatto mai accaduto nella storia della repubblica. 

Si scopre antiberlusconiana anche Anna Finocchiaro che è la stessa che espresse sentimenti di affetto a schifani quando fu eletto presidente del senato arrivando perfino a baciarlo sulla guancia. E si scopre antiberlusconiano anche Marco Meloni, ritenuto vicinissimo a Enrico Letta [il braccia-letta], il quale Letta, nipote dello zio, due estati fa ebbe a dire che piuttosto che ritrovarsi i 5stelle in parlamento erano meglio berlusconi e la sua teppa, forse perché a loro avevano già preso le misure: l’incerto al posto del certo si sa, può produrre sorprese inaspettate. 

 Le larghe intese nascono molto prima di aprile di quest’anno. La politica italiana è naturalmente larghintesista da sempre. Non si mordono le varie maggioranze e opposizioni, perché ognuno sa che può trovare beneficio nell’errore dell’altro che fa sembrare meno grave il proprio.

E da qui al 27, ovvero alla data fatidica che vedrà l’uscita dalla scena politica, almeno da quella istituzionale, di berlusconi chissà quanti altri si scopriranno antiberlusconiani. 

Mentre i Magistrati che in tutti questi anni hanno lavorato affinché non si snaturasse il senso di quella Costituzione che dice che i cittadini sono tutti uguali e che la legge è uguale per tutti no, non sono mai stati antiberlusconiani: hanno semplicemente svolto con rigore e serietà il loro mestiere, nonostante avessero contro anche molti di questi antiberlusconiani dell’ultim’ora, quelli che per vent’anni hanno fatto finta di fare opposizione, quelli che non trovavano scandalosamente eversive le leggi ad personam firmate da chi solo oggi si ricorda che ai delinquenti si può eccome chiudere la porta in faccia, che hanno consentito a berlusconi di poter proseguire il suo cammino in quella politica da lui usata e abusata pro domo i suoi luridi affari. 

Quelli che “non si demonizza l’avversario” anche se è silvio berlusconi, l’eversore antistato. 

Quelli che come Renzi, dopo la prescrizione al processo Mills da lui definita “proscioglimento”, si augurava che la stagione della contrapposizione di matrice antiberlusconiana si fosse conclusa. 

Invece a concluderla, almeno in parte,  non è stata quella politica che ha fabbricato il mostro, è stata la Magistratura a cui la politica ha delegato il lavoro sporco non essendo in grado di farlo probabilmente perché non lo ha potuto fare. 

E mi piacerebbe che di questo ci ricordassimo tutti quando si ritornerà, speriamo, alla normalità stravolta dalle larghe intese napolitane e i partiti torneranno a bussare alle nostre porte chiedendoci i voti e la nostra fiducia.

Grazia, dal Colle l’ultimo no a Berlusconi
“I suoi giudizi sono di estrema gravità”

Grazia, Graziella e grazie al cazzo – Massimo Rocca, Il Contropelo di Radio Capital

Al capo dello stato va riconosciuta la coerenza. Se il malfattore si fosse fatto da parte, lasciando la vita politica, come nella richiamata nota del 13 agosto, la grazia sarebbe arrivata. Adesso è chiaro e confessato. “Non si sono create via via le condizioni, e nulla è risultato più lontano del discorso tenuto sabato dal senatore Berlusconi dalle indicazioni e dagli intenti che in quella dichiarazione erano stati formulati”. Dunque il cavaliere disarcionato rimproveri solo sè stesso. Il Colle la strada per evitare l’umiliazione di pulire i cessi da un qualche reverendo gliela aveva davvero aperta. Alla faccia dell’eguaglianza di tutti di fronte alla legge, Napolitano era pronto a recitare la parte di Gerald Ford con Richard Nixon, a fare quel gesto di pacificazione nazionale che avrebbe garantito la continuazione del berlusconismo senza il suo fondatore. Il solito calcolo di sinistra nei confronti del Caimano. Se mollo un po’, sul conflitto di interessi, sulle leggi vergogna, sulla bicamerale, sulle riforme lo riconduco alla ragione, quella mentale e quella di stato. Vent’anni dopo la lezione di Scalfaro, l’uomo che aveva annullato il berlusconismo in meno di un anno a colpi di par condicio e schiena dritta!

Italia: un paese a irresponsabilità illimitata

Riccardo Mannelli per Il Fatto Quotidiano

Quello che si evince da tutta questa triste vicenda che vede un ministro fare – more solito – un uso privato del suo ruolo pubblico è l’ipocrisia non solo della claque chiamata ad applaudire ma proprio di quel ministro che ieri ha bloccato il parlamento per esprimere il nulla, per non dare quelle risposte che ci si aspettavano da lei e per chiedere una inutile fiducia, visto che è stata lei stessa un paio di giorni fa a dire che è matto chi la accusa, che il suo comportamento è stato cristallino e che non si sarebbe mai dimessa. Nonostante i rumors nel paese dicessero altro, avrebbero preferito quel passo indietro utile a ridare alla politica anche il significato nobile di un gesto simbolico qual è quello di un ministro che si assume la responsabilità delle sue azioni non davanti ai suoi pari ma ai cittadini che è chiamata a servire con onore e disciplina come da Costituzione. Altroché quella correttezza istituzionale che altri ipocriti peggio di lei le hanno riconosciuto. Solo degli idioti o gente che crede davvero alla balla del governo di necessità, dunque in malafede – due categorie ben rappresentate all’interno di “questa zozza società” – avrebbero potuto pensare ad un gesto di responsabilità di un ministro che fa parte di un governo nato per volontà di Napolitano ma su richiesta di berlusconi.

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RIDATECI JOSEFA IDEM 

“In un Paese normale, per esempio la Francia, uno degli uomini più ricchi del Paese, proprietario di aziende e televisioni e squadre di calcio, fondatore di un partito ed eletto a furor di popolo in Parlamento, com’era Bernard Tapie, una volta condannato per frode fiscale decade il giorno stesso e finisce in galera. Qui invece blocca l’intera nazione e ricatta il governo da sei mesi.” [Curzio Maltese]

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E LIGRESTI CHIAMÒ B: “TROVATELE UN POSTO IN EMILIA ROMAGNA” 

“Parola di ministro: “In nessun modo la mia carriera è stata influenzata da rapporti personali”. Così Anna Maria Cancellieri ha solennemente dichiarato ieri in Parlamento, tra gli applausi. Eppure è Salvatore Ligresti a smentirla seccamente: “Sono intervenuto presso Silvio Berlusconi a favore della Cancellieri, quand’era prefetto a Bologna”. [Gianni Barbacetto]

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SISTEMA ANNA MARIA 

“Con la signora (l’unico vero uomo del governo Letta, avrebbe scritto Montanelli) che ieri alla Camera ha liquidato la pratica in una ventina di minuti, mentre intorno si spellavano le mani. Che spettacolo! Infatti l’unica verità politica di questa messinscena viene attribuita al costernato premier nipote che, inorridito dalla prospettiva di un rimpasto, avrebbe pigolato: “Se salta lei, salta tutto”. Proprio vero, poiché la tanto umana Anna Maria nelle telefonate con casa Ligresti rappresenta in realtà un solido e collaudato sistema di relazioni, al vertice del quale c’è il Quirinale con sponde a destra e a sinistra, nell’alta burocrazia ministeriale e nella finanza che conta. E un sistema non si dimette certo. Così come protetto dal sistema è quel ministro Alfano che consentiva ai kazaki del caso Shalabayeva di fare i loro porci comodi al Viminale, poiché se così non fosse da quel dì si ritroverebbe a prendere il sole nella natìa Agrigento. Si dirà che anche la Idem da ministro ebbe la sua scivolata. Ma non era nel sistema e infatti l’hanno sistemata.” [Antonio Padellaro]

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Si troveranno quattro o cinque volontari?

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L’IMPORTANZA DI CHIAMARSI LIGRESTI: FAVORI NON SOLO A GIULIA. MA ANCHE A JONELLA E PAOLO 

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Per bocca di Edward Luttwak [niente meno] e con la consueta sobrietà che lo distingue sappiamo cosa pensano della vicenda Cancellieri nei gloriosi States. 
E se anche un reazionario fascista come lui può dare lezioni di democrazia significa che la situazione non è solo grave ma gravissima e mette, anzi lascia l’Italia al solito posto da peracottara zimbello del mondo che le spettava prima con berlusconi e che le compete anche adesso col bel governo larghinciucista, quello che ieri ha tributato la standing ovation ad Anna Maria Cancellieri considerando evidentemente impeccabile il suo comportamento nei riguardi degli amici di famiglia.

Luttwak parla inoltre di Letta come un traditore che davanti a Obama dice delle cose e poi quando torna qui ne fa altre, alcune, aggiungo io, proprio non riesce a farle, tipo favorire l’uscita ad un ministro che non si comporta esattamente da funzionario di stato qual è. 

E immagino come ci si possa sentire gratificati e soddisfatti ad essere difesi da gente come brunetta, santanchè e schifani [un indagato per mafia], quanto da questa brillante esperienza ne possa trarre un vantaggio il proprio valore umano e professionale. 

L’America ha un mucchio di difetti fra cui anche Luttwak, ma gli americani sono meno sportivi, meno disposti a comprendere, giustificare e perdonare come invece hanno fatto tanti italiani che in questi giorni, anche fra la gente semplice, la stessa che a berlusconi e a chi gli ha reso la vita facile non ha perdonato [giustamente] nulla, ha invece apprezzato il solito, squallido e tipicamente italiano intervento ad personam pro personam della ministra Cancellieri. Sfido chiunque ci tenga a mantenersi il posto di lavoro a resistere alla tentazione dell’obbedienza se un ministro chiede DI SUA INIZIATIVA , anche con cortesia, anche senza imposizione, anche se il fatto non costituisce un reato di fare qualcosa nel particolare, non nell’usuale e nel consueto dei doveri di un ministro e di chi lavora per quel ministro. 
Gente pagata per servire lo stato, non qualcuno nel particolare.

I diritti sono quelli di tutti e per tutti.
Quando sono solo per qualcuno si chiamano privilegi, ed è in ragione di uno stato che ha sempre favorito i privilegi per i pochi rispetto ai diritti per i tutti che questo paese è ridotto in macerie. E quei pochi sono sempre gli stessi fra l’altro, componenti di un’élite che sta bene soprattutto alla politica che dovrebbe annullare le differenze sociali come Costituzione comanda quando dice che i cittadini sono tutti uguali, invece le promuove e se le tiene da conto. Se riforme costituzionali devono essere ne voglio una fatta bene. Non per aggiungere cose ma per toglierle. Noi viviamo ormai in un corto circuito permanente dove il buon senso e la ragione non trovano più spazio e residenza. Non è possibile che si guardi di traverso chi propone un’idea onesta della politica e si lascino immense praterie a quel vecchio, rancido e marcio che ha distrutto questo paese.  Tutto mi sarei aspettata fuorché la difesa della Cancellieri da parte di gente che a berlusconi non gli faceva passare nemmeno la verdurina in mezzo ai denti. Gente che non capisce che la politica non va difesa mai perché la fregatura è sempre in agguato, e bisogna stare pronti a schivarla, o quanto meno ad accorgersene.

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Tengo ministra
Marco Travaglio, 6 novembre

Ieri Massimo Fini ha scritto sul Fatto un articolo in dissenso con i miei sul caso Cancellieri- Ligresti. Il pezzo si basa sull’assunto che io abbia equiparato le due chiamate fatte dalla ministra ai vicecapi del Dap Cascini e Pagano per raccomandare Giulia Ligresti alle sette telefonate di Berlusconi alla Questura di Milano per raccomandare Ruby “nipote di Mubarak”. In effetti penso che quelle telefonate abbiano almeno un denominatore comune: l’intenzione del potente di turno di usare la carica di governo per assicurare un trattamento privilegiato a un’amica tramite la solita scorciatoia all’italiana. Ma l’analogia finisce qui e ha ragione Fini nel sottolineare le differenze. Che sono tre. 1) B. abusava di una funzione che non aveva, perché non era il diretto superiore della Questura (era premier, non ministro dell’Interno), infatti è imputato per concussione; mentre la Cancellieri ha tentato di abusare di una funzione che ha, in quanto massimo responsabile dell’amministrazione penitenziaria. 2) B. ha ottenuto il suo scopo, grazie alla remissività dei funzionari della Questura; la Cancellieri invece ha incontrato la resistenza dei due vicecapi del Dap, che non hanno dato seguito alle sue pressioni e così l’hanno salvata da una possibile accusa non di concussione, ma almeno di abuso d’ufficio (figurarsi l’imbarazzo dei magistrati di Torino, quando decisero motu proprio di scarcerare Giulia Ligresti per le sue condizioni di salute, se avessero saputo che il ministro era intervenuto a raccomandarla). 3) La responsabilità di B. è penale, infatti è già approdata a condanna di primo grado, mentre quella della Cancellieri è politico-morale, anche se lei nega, dà di matto, farfuglia di “metodo Boffo” (ma basta!) e pretende gli applausi che ieri puntualmente una maggioranza indecente le ha tributato lasciandola sulla poltrona. Non sarei invece così sicuro, come lo è Fini, che solo B. volesse “ricavare un vantaggio, cioè che Ruby non spifferasse quanto succedeva nelle notti di Arcore”, mentre la Cancellieri “non riceveva alcun vantaggio, se non sentimentale”. Temo che, anche per la signora ministra, i sentimenti c’entrino poco. Basta inquadrare le sue telefonate intercettate (e anche quelle purtroppo non intercettate con Antonino Ligresti, fratello di Salvatore) nel contesto della sua trentennale amicizia con una delle famiglie più malfamate del capitalismo italiano. I fratelli Salvatore e Antonino Ligresti sono due pregiudicati per corruzione. Antonino, proprietario di cliniche private, è amico del marito farmacista della ministra, a sua volta arrestato nel 1981 per uno scandalo di fustelle false. Salvatore, costruttore e assicuratore, è anche lui amico della Cancellieri (come pure la sua compagna Gabriella Fragni), nonché proprietario della casa dove vive il figlio della ministra, Piergiorgio Peluso, che è stato per un anno direttore finanziario della Fonsai uscendone con una generosa liquidazione di 3,6 milioni. Don Salvatore dichiara ai magistrati di aver favorito, con un intervento presso l’amico B., la carriera prefettizia della Cancellieri (lei smentisce). Giulia Ligresti dice in una telefonata intercettata che la buonuscita di Piergiorgio a dispetto dello scarso rendimento in azienda si deve al suo cognome (lei rismentisce). È questo il contesto che spiega perché la ministra della Giustizia, appena vengono arrestati Ligresti e le due figlie (mentre il terzo figlio latita in Svizzera), sente l’impellente bisogno di chiamare la Fragni per solidarizzare con gli arrestati contro i magistrati (“non è giusto”, “c’è modo e modo”), scusarsi di non aver chiamato prima (quando la Dinasty siculo-milanese era già indagata per gravi reati finanziari) e mettersi a disposizione (“Qualsiasi cosa io possa fare, conta su di me”). Nessun accenno alle condizioni di salute di Giulia, che entreranno in scena solo un mese dopo con le telefonate ai vicecapi del Dap. Telefonate che, a questo punto, sono forse l’aspetto meno grave di una vicenda che vede un ministro (non della Marina mercantile, ma della Giustizia!) soggiogato dal rapporto preferenziale con due noti pregiudicati che da almeno vent’anni entrano ed escono dalle patrie galere. Un ministro la cui condotta autorizza addirittura a ipotizzare che sia ricattabile, almeno nella mente turbata e nelle parole malate dei Ligresti sui presunti doveri di riconoscenza che la Cancellieri e la sua famiglia dovrebbero avere nei loro confronti. Altrimenti non si spiega perché, prima da prefetto della Repubblica, poi da ministro dell’Interno e infine da Guardasigilli, la Cancellieri non abbia interrotto i rapporti con due condannati definitivi e, anzi, li abbia riagganciati dopo la nuova retata. Giustizia, nella Costituzione e nei dizionari, è sinonimo di imparzialità, eguaglianza, pari opportunità. C’è bisogno d’altro per affermare che questa signora può fare tutto fuorché il ministro della Giustizia?

Siamo ridotti così male in questo paese? la risposta è sì.

Sottotitolo: anche secondo il sondaggio del Fatto Quotidiano la più votata alla presidenza della Repubblica è Bonino; e meno male che Il Fatto rappresenta la nuova frontiera dell’informazione, i suoi lettori sarebbero solo persone di cultura superiore che s’informano tramite la rete e i siti alternativi; c’è stato perfino  qualcuno che ha votato berlusconi. Per dire.


Preambolo:  Emma Bonino, una liberale tendenzialmente  di destra che col suo partito, quello che destra o sinistra purché non si perda il posto in parlamento, che in quel partito radicale che fu  di capezzone, rutelli, quagliarello  ha sostenuto tutto e il contrario di tutto ma se ne parla come se fosse  un politico di chissà quale rango o piace solo perché è donna così sfatiamo il tabù? siamo ridotti così male in questo paese? la risposta è sì. 

Emma Bonino, un’amica dell’alta finanza, di Bildeberg, che oltre alle battaglie dei bei tempi che furono non ha fatto nulla di significativo per meritarsi questa sponsorizzazione ma se ne parla come se fosse una specie di reincarnazione di Nilde Jotti: ma davvero dobbiamo ridurci a sperare che Emma Bonino sia la prescelta a rappresentare tutti gli italiani, magari per il solo fatto di essere una donna?

Naturalmente adesso mi aspetto che qualcuno dica e scriva che Marco Travaglio è sempre il solito guastafeste, uno a cui piace solo gettare fango su tutti indistintamente, uno che non gli piace nessuno, e nemmeno la Bonino che pare, invece, piace a un sacco di gente e chissà perché.

Ma, mi dispiace per i soliti mediocri detrattori, descrivere e definire un personaggio pubblico, nella fattispecie un politico non è un giudizio sulla persona, è il lavoro che un giornalista che segue le vicende di un paese deve fare, trattandosi dell’Italia è un lavoro assai più complicato, visto che è composto per la maggior parte da gente che non sa, non si informa, quando e se lo fa è in modo incompleto, oppure semplicemente quando sa dimentica facilmente, altrimenti non ci sarebbe questo quasi plebiscito per Emma Bonino presidente della Repubblica sponsorizzata perfino da Mara Carfagna, il che dovrebbe essere già un buon motivo per dissociarsi. E invece probabilmente Emma Bonino ce la farà, perché – appunto – questo è un paese composto in maggioranza da mediocri, da gente a cui basta vedere due facce “nuove” alla Camera e al Senato per farsi affascinare, sedurre, entusiasmarsi, da persone che quando leggono qualcosa invece di andare a vedere se quella cosa è vera o no preferiscono tapparsi gli occhi, dire che si tratta di falsità veicolate al solo scopo di gettare discredito su una persona.

Le vicende tragicomiche che riguardano Grillo e i 5S ci hanno fatto capire molto bene che non basta essere brave persone per fare politica, che l’onestà è sì determinante ma se a questa non si aggiungono competenza e capacità i risultati possono essere disastrosi.
E la stessa cosa vale per Emma Bonino: non c’è nulla di male a non avere le idee chiare a proposito dei propri orientamenti politici, si può anche passare disinvoltamente da attivista che si è spesa a favore dei diritti civili alla difesa di berlusconi, del suo conflitto di interessi e non solo, si può anche essere amica degli ultimi e contemporaneamente dei finanzieri, si può anche invocare l’amnistia totale perché il carcere è brutto ed essere a favore della guerra, giusto per dirne solo alcune, solo però a me che sono una persona semplice e che ragiona in modo semplice non piacerebbe che fosse una persona così a rappresentare il mio paese.
E il fatto che sia una donna non sposta di una virgola la mia opinione.

Si fa presto a dire Bonino
Marco Travaglio, 6 aprile

Molti italiani vorrebbero Emma Bonino al Quirinale. 
Perché è donna, perché è competente, perché è onesta e mai sfiorata da scandali, perché ha condotto battaglie spesso solitarie per i diritti civili e umani e politici in tutto il mondo, forse anche perché è sopravvissuta a Pannella e perfino a Capezzone. Insomma, un sacco di ottimi motivi, tutti veri e condivisibili. 
Ma della sua biografia, in questo paese dalla memoria corta, sfuggono alcuni passaggi politici che potrebbero indurre qualcuno, magari troppo giovane o troppo vecchio per ricordarli, a cambiare idea e a ripiegare su candidati più vicini al proprio modo di pensare. A costo di essere equivocati, come ormai accade sempre più spesso, complice il frullatore del web, li ricordiamo qui per completezza dell’informazione, convinti come siamo che di tutti i candidati alle cariche pubbliche si debba sapere tutto. “Conoscere per deliberare”, diceva Luigi Einaudi, cuneese come lei. 
Nata 65 anni fa, la Bonino è stata parlamentare in Italia sette volte e in Europa tre volte, a partire dal lontano 1976. Da sempre radicale, si è poi candidata nel ’94 con Forza Italia fondata da Berlusconi, Dell’Utri, Previti & C., e col centrodestra berlusconiano è rimasta alleata, fra alti e bassi, fino alla rottura del 2006, quando è passata al centrosinistra. Ha ricoperto le più svariate cariche: deputata, senatrice, europarlamentare, commissario europeo, vicepresidente del Senato, ministro per gli Affari europei nel governo Prodi. Ed è stata candidata a quasi tutto: presidente della Repubblica, presidente del Consiglio, presidente delle Camere, ministro degli Esteri e della Difesa, presidente della Regione Piemonte e della Regione Lazio, alto commissario Onu ai rifugiati, rappresentante Onu in Iraq, addirittura a leader del centrodestra (da Pannella, nel 2000). Nel ’94, quando si candidò per la prima volta con B., partecipò con lui e la Parenti a un comizio a Palermo contro le indagini su mafia e politica. Poi, appena eletta, fu indicata dal Cavaliere assieme a Monti come commissario europeo. Il che non le impedì di seguitare l’attività politica in Italia, nelle varie reincarnazioni dei radicali: Lista Sgarbi-Pannella, Riformatori, Lista Pannella, Lista Bonino. Nel ’99 B. la sponsorizzò per il Quirinale, anche se poi confluì su Ciampi. Ancora nel 2005, alla vigilia della rottura, la Bonino dichiarava di “apprezzare ciò che Berlusconi sta facendo come premier” (una legge ad personam dopo l’altra, dalla Gasparri alla Frattini, dal lodo Schifani al falso in bilancio, dalla Cirami alle rogatorie alla Cirielli) e cercava disperatamente un accordo con lui. Sfumato il quale, scoprì all’improvviso i vizi del Cavaliere e le virtù di quelli che fino al giorno prima lei chiamava “komunisti” e “cattocomunisti”. Molte delle sue battaglie, referendarie e non, coincidono col programma berlusconiano: dalla deregulation del mercato del lavoro (con tanti saluti allo Statuto dei lavoratori, articolo 18 in primis) e contro le trattenute sindacali in busta paga. Per non parlare del via libera alle guerre camuffate da “missioni di pace” in ex Jugoslavia, Afghanistan e Iraq. E soprattutto della giustizia: separazione delle carriere, amnistia, abolizione dell’azione penale obbligatoria, responsabilità civile delle toghe e no all’arresto per molti parlamentari accusati di gravi reati: perfino Nicola Cosentino, imputato per associazione camorristica. Alle meritorie campagne contro il finanziamento pubblico dei partiti, fa da contrappunto la contraddizione dei soldi pubblici sempre chiesti e incassati per Radio Radicale. Nel 2010 poi la Bonino fece da sponda all’editto di B. contro Annozero : il voto radicale in Vigilanza fu decisivo per chiudere i talk e abolire l’informazione tv prima delle elezioni. 
Con tutto il rispetto per la persona, di questi errori politici è forse il caso di tenere e chiedere conto.