Non era la nipote di Mubarak e non erano nemmeno cene eleganti

Sottotitolo: lo stato pietoso della cosiddetta informazione italiana si misura anche dal fatto che in presenza di una notizia importante qual è quella della condanna in primo grado di berlusconi nessuna rete ha pensato che fosse opportuno organizzare una diretta informativa in prima serata, solo la7 ha allungato di tre quarti d’ora il programma di Lilly Gruber al quale partecipava un condannato per diffamazione recidivo e graziato nei panni del direttore di un Giornale.
E pensare che ad aspettare l’esito della sentenza sono arrivati giornalisti da tutto il mondo; quelli che evidentemente hanno ritenuto che valesse la pena rimandare le vacanze di qualche giorno.
In questo paese le cose devono e possono succedere solo da ottobre a metà giugno, tutto quel che può accadere in periodi diversi, nella stagione estiva, non merita di essere analizzato e commentato in televisione perché il nostro bel giornalismo va in ferie: il giorno della condanna a sette anni di silvio berlusconi in un paese normale il servizio pubblico, almeno, fa informazione. In Italia invece c’è Porta a porta.

Preambolo: uno che può farsi aiutare da ministri, sottosegretari, servi e servizi più o meno segreti, che ha la possibilità di fare quello che vuole senza farlo sapere in giro e invece la prima cosa che fa è inventarsi la balla dell’incidente diplomatico mettendo al corrente tutta una questura delle sue frequentazioni con signorine marocchine che a lui sembrano egiziane e bisognose d’aiuto tanto furbo non è.
E pensare che c’è gente che con uno così ci fa affari e perfino alleanze politiche.

Peggio di un coglione disonesto c’è solo un coglione disonesto pieno di soldi: la categoria più pericolosa.

Rubygate, de profundis per le “larghe intese”

di Angelo d’Orsi

Un giornalista straniero, alla domanda se fosse a Milano per l’importanza del processo, ha replicato che no, non per la sua importanza, ma per la sua bizzarria. 

Molte sentenze sono “già scritte” forse perché i reati sono già fatti?

Effettivamente in molti casi non si dovrebbe arrivare ad una sentenza per stabilire il grado di onestà di una persona.

Qui in Italia invece non basta nemmeno la sentenza.

Ma veramente serviva questa sentenza per stabilire chi è ed è sempre stato silvio berlusconi?
Veramente il pd ha pensato di poterla incartare ai suoi elettori con la favoletta – ignobile – della pacificazione, di un governo di responsabilità?

Che vuol dire pacificazione, tenersi in casa un corruttore, un indecente sfruttatore di ragazzine, uno che non esita a pagare tutto quello che non può avere perché non lo deve avere, un ricattatore già ricattato dalla peggior feccia che si tiene in piedi a forza di minacce a cui evidentemente molti non possono sottrarsi?

La pacificazione applicata alla politica è una gigantesca e immonda stronzata.

E veramente Napolitano ha pensato seriamente che uno così potesse essere determinante quando tre mesi fa ha intimato ai giudici di non essere troppo severi per consentirgli di partecipare alla politica di questo paese?
E quale contributo utile dovrebbe dare uno che ha detto a chiare lettere, non una settimana fa, un mese fa o un anno fa ma quasi vent’anni fa di essere entrato in politica per non finire in galera?  uno che per entrare in politica si è fatto fare un partito da un amico dei mafiosi successivamente condannato per mafia?  uno che si teneva in casa un pluriergastolano assassino? sono queste le referenze di affidabilità di silvio berlusconi?

E, mi rivolgo al pd: ci si fanno alleanze con uno così, con uno che ha riportato il fascismo in parlamento?

Ma come si guardano allo specchio, come insegnano ai loro figli il valore dell’onestà quelli che quando lo incontrano gli stringono anche la mano in virtù del garbo istituzionale, quelli che abbracciano Alfano, per dire? e come, quelli disposti a ridare il voto ad un partito che ha dimostrato di tenere più alla sua sopravvivenza che ai suoi elettori e non ha provato nemmeno per un attimo non a dire no, mai con un delinquente del calibro di silvio berlusconi, quello lo hanno fatto i pavidi bugiardi, ma a mettere in pratica nei fatti quel no?
Cosa impedisce alla politica di centrosinistra di prendere le distanze da silvio berlusconi, nessuno se lo chiede? eppure, dovrebbe essere importante saperlo.

 

 Le larghe pene – Marco Travaglio – 25 giugno



Mauro Biani

Davvero qualcuno ha dovuto aspettare la sentenza del Tribunale di Milano per scoprire che B. va a puttane, preferibilmente minorenni, e abusa del suo potere e dei suoi soldi per nascondere la verità? Solo un Paese irrimediabilmente ipocrita, o disinformato, o mitridatizzato può meravigliarsi per un verdetto fra i più scontati della storia. Gli unici dubbi riguardavano la qualificazione dei reati e la quantificazione della pena. Ma i fatti erano accertati fin da subito: le telefonate notturne dello statista dal vertice internazionale di Parigi alla questura per far rilasciare Ruby sono incise nei nastri della polizia; le notti trascorse nella villa di Arcore dalla prostituta minorenne che poi se ne andava con le tasche piene di soldi sono dimostrate dai movimenti del suo cellulare; le deposizioni di decine di testi, tutti dipendenti o sul libro paga di B., fra cui 4 o 5 parlamentari, un viceministro e alcune mignotte, bastava ascoltarle per capire che erano false. Che altro occorreva per farsi un’idea di quel che è successo e trarne le conseguenze? Un collegio di saggi? Un vertice di maggioranza? Un monito del Quirinale? È vero che in Italia le alte cariche dello Stato, centinaia di parlamentari e migliaia di giornalisti adorano passare per fessi. Ma lo capiscono tutti che un miliardario non si fa portare 40 ragazze a botta, fra cui diverse prostitute e alcune minorenni, pagandole 2-3 mila euro se non dormono da lui e 5-6 mila se dormono da lui, per mostrare loro la sua collezione di farfalle. E non si scapicolla nottetempo per terremotate un’intera questura, avvertito da una prostituta brasiliana, per far liberare una prostituta marocchina, coprendosi di ridicolo con la frottola della nipote di Mubarak, se non volesse tapparle la bocca su qualcosa che è meglio nascondere. Queste panzane possono reggere in Parlamento, sui giornali, in tv. Ma c’è almeno un luogo, in Italia, impermeabile alle balle: il Tribunale di Milano. E non solo alle balle. Le giudici Turri, De Crostofaro e D’Elia, insultate e minacciate dall’imputato B. e dai suoi sgherri, spernacchiate dalla delegazione parlamentare Pdl in marcia sul Tribunale, depistate da orde di falsi testimoni, intralciate da manovre e cavilli assortiti (ricusazioni, istanze di rimessione, legittimi impedimenti, ileiti acute e malattie immaginarie, ostruzionismi, ricorsi alla Consulta), provocate dagli onorevoli avvocati, “avvertite” dal capo dello Stato che ancora l’altro giorno ammoniva le toghe a tener conto delle conseguenze politiche dei loro atti, scippate di uno dei due reati dalla controriforma Severino e infine intimidite dall’infame clima di larghe intese che butta tutto in politica e carica i giudici di responsabilità che non possono né devono avere, hanno tenuto i nervi saldi e sentenziato sine spe ac metu. Senza lasciarsi condizionare né impressionare da niente e da nessuno. La loro sentenza smentisce in parte la Procura (il reato giusto non era concussione per induzione, ma per costrizione) e soprattutto sbugiarda la black propaganda sulla magistratura milanese succube della sinistra. Tutti sanno che il Colle e il Pd, da quando è nato il governo-inciucio, auspicavano una sentenza la più blanda possibile per tener buono il prezioso alleato ed evitare che gli elettori ricordino chi è: invece la condanna è stata più severa di quella chiesta dai pm.Una sentenza non di larghe intese, ma di larghe pene. Che però non può aggiungere nulla all’indecenza del personaggio, già ampiamente dimostrata dalle sentenze sulle tangenti alla Guardia di Finanza, sui 23 miliardi di lire a Craxi, sui fondi neri per 1.500 miliardi di lire, sulle frodi fiscali sui film, sulla corruzione di Mills, sulle mazzette ai giudici del caso Mondadori, casomai qualcuno le avesse lette. Ora i servi, le prefiche, i tartufi e i finti tonti si domandano affranti se B. farà saltare il tavolo dell’inciucio: ma quando gli ricapita un governo dove la fa da padrone dopo aver perso le elezioni? La vera domanda è un’altra: che ci fa il Pd al governo con uno così? Ma valeva anche prima, e nessuno la pose. In Italia si attendono sempre le sentenze e poi, quando arrivano, nessuno le legge. È il Paese dell’amnesia. Che fa rima con anestesia. E con amnistia.

UNA BUONA GIORNATA PER LA COSTITUZIONE – Antonio Padellaro – 25 giugno

È stata una buona giornata per la Costituzione della Repubblica, quella che all’articolo 101 dice che la giustizia è amministrata in nome del popolo e che i giudici sono soggetti soltanto alla legge. Facile a dirsi, ma nella realtà dei fatti significa scontrarsi con i reparti corazzati del Caimano, sfidare l’informazione padronale pronta a vendere qualsiasi balla utile al capo, subire le tragicomiche sceneggiate di amazzoni provviste più di botulino che di amor proprio. Andranno ricordati i nomi dei giudici della IV sezione del Tribunale di Milano, Turri, D’Elia e De Cristofaro e quello del pm Boccassini: quattro donne che facendo il proprio dovere hanno riscattato le altre donne e gli altri uomini, funzionari di palazzo in carriera, accusati di falsa testimonianza a favore della nipote di Mubarak e del suo mentore. Quello che le carriere poteva farle e disfarle con un semplice schiocco delle dita.

È stata una buona giornata anche per la politica irregolare, quella che non si fa ingabbiare negli inciuci e si rivolge ai residui elettori non ancora fuggiti verso l’astensione. Chi aveva dato per morto anzitempo il movimento di Grillo dovrà ricredersi dopo il voto di Ragusa. Che certo non cancella il crollo complessivo del M5S nelle amministrative e le contraddizioni di un gruppo parlamentare diviso e che fa registrare la fuoriuscita di un altro deputato, Zaccagnini, a disagio per il clima interno “di caccia alle streghe”. Però il voto siciliano dimostra che, per quanti errori i vertici grillini possano commettere, gli elettori ci sono ancora. Basta dare loro candidature credibili e una linea politica chiara. Da oggi il governo Letta e tutto ciò che ne consegue rappresenta l’ultimo salvagente a cui può aggrapparsi il concussore e utilizzatore finale di minorenni. Per l’unica opposizione che resta, si aprono praterie.

Interdetto e condannato

Sottotitolo: oggi più che mai non capisco che c’entrano i tanto vituperati italiani, quelli ad esempio che votano il centrosinistra e poi si ritrovano alleati con berlusconi o nella migliore delle ipotesi vittime dell’eterno inciucio sottobanco con berlusconi; questo discorso sugli italiani messi in mezzo sempre e a proposito di tutto non lo vorrei proprio più sentire. I responsabili del mantenimento in essere di silvio berlusconi nella scena politica e purtroppo sociale di questo paese hanno nomi e cognomi, non sono “gli” italiani.  Sono quelli che hanno legittimato l’abusivo impostore per legittimare le loro nefandezze in politica, per farle sembrare meno gravi, più accettabili solo perché berlusconi ha fatto il tutto e l’oltre. Sono quelli che tenendosi affianco berlusconi si sono garantiti la sopravvivenza politica in tutti questi anni.

In un altro paese nessuno avrebbe aperto il dibattito infinito sulle dimissioni di un ministro per gli stessi motivi per i quali si è dovuta dimettere Josefa Idem, non perché siano motivi gravissimi ma perché è assolutamente normale che un ministro si dimetta per quei motivi.

Solo, siccome qui c’è berlusconi allora se ne è dovuto parlare, si sono dovute confrontare le responsabilità di berlusconi con quelle dell’ex ministro, ci sono stati i ma e i però.
Ed è questo l’imperdonabile più grave di tanti italiani: il fatto che non abbiano ancora imparato la lezione.

RUBY, BERLUSCONI CONDANNATO
“SETTE ANNI DI RECLUSIONE”

SENTENZA A MILANO – AL CAVALIERE INTERDIZIONE PERPETUA DAI PUBBLICI UFFICI
Da Apicella a Iafrate, molti protagonisti del processo rischiano l’accusa di falsa testimonianza

Per berlusconi inaugurata l’aggravante della concussione, fino ad oggi non era mai stata applicata quella per costrizione.

E ai 314 traditori dello stato quelli che “Ruby è la nipote di Mubarak”, niente?   fra questi ci  sono i ministri Nunzia De Girolamo, Maurizio Lupi, Beatrice Lorenzin e Angelino Alfano: questa non è una cosa grave ma gravissima.

Niente a quelli della questura che hanno retto il gioco al concussore condannato, a maroni che insultò la pm Fiorillo colpevole di aver detto la verità da subito, niente?

E niente nemmeno al pd che non si è opposto con tutte le forze che aveva per rifiutare lo scempio di un’alleanza col partito di uno sfruttatore di ragazzine, di un corruttore, di un evasore fiscale già condannato, della sua pletora di ignobili e indegni che stanno dicendo la qualunque a proposito di una sentenza non giusta ma sacrosanta?

E niente nemmeno a Napolitano che si è intromesso in più di un’occasione per consentire all’interdetto condannato di “poter partecipare alla delicata fase politica?” [Napolitano: garantire partecipazione politica Berlusconi. Capo dello Stato invita il comitato di presidenza del Csm al Quirinale. Alfano: ‘Ottima iniziativa’. 13 marzo 2013]

Dai Letta, raccontaci ancora quella che “le sentenze di berlusconi non avranno ripercussioni sulla tenuta del governo”.

Sette anni sono una condanna da criminale abituale, e recidivo.
Appunto.

Quello che mi fa più rabbia è che in un paese normale berlusconi sarebbe stato già condannato ampiamente dalla storia: la sua, e invece nemmeno la politica, quella del cambiamento, del rinnovamento, quella che diceva di lavorare per un’Italia giusta, per il bene comune riesce a condannare e a prendere le opportune distanze da silvio berlusconi, per motivi che con la responsabilità verso il paese non c’entrano niente.

Sentenza Ruby, Berlusconi 7 anni e li dimostra – Marco Travaglio

Dunque, per il Tribunale di Milano, Silvio Berlusconi ha costretto la Questura di Milano a violare la legge per rilasciare Ruby prima che parlasse e ha avuto incontri ravvicinati di tipo sessuale a pagamento con una minorenne.

E, per salvarsi dalla condanna, ha pagato decine di testimoni (fra cui due deputati) per giurare il falso dinanzi ai giudici.

Chiunque conoscesse le carte lo sapeva anche prima che lo dicessero i giudici: restava solo da capire se i fatti, assolutamente certi, configurassero dei reati, e quali.

Ora tutti domandano ai berluscones se, dopo la condanna a 7 anni in primo grado, il governo rischia di cadere. Ma la domanda è sbagliata, o meglio è giusta ma rivolta alle persone sbagliate: bisognerebbe chiedere a Enrico Letta e al Pd che cosa ci facciano al governo con un alleato così.

L’impedimento perenne

Se Napolitano avesse sciolto le camere a tempo debito e cioè prima di quel 14 dicembre definito poi “scilipoti day”,  quando a b fu concesso il tempo necessario a ricomprarsi la fiducia persa in parlamento, dunque in modo democratico,  molto di quello che è successo dopo non sarebbe mai accaduto.  Il governo dei professori, ad esempio, ma anche dover  assistere ancora oggi, adesso, alla patetica e miserabile richiesta di legittimo impedimento circa il  processo che vede berlusconi imputato del reato di sfruttamento della prostituzione minorile. 
E’ davvero singolare che quello che si è potuto fare qualche settimana fa con estrema naturalezza anche se le circostanze non lo richiedevano, anche se non c’era stata nessuna regolare sfiducia da parte del parlamento non sia stato possibile poco più  di due anni fa quando si poteva agire con più tranquillità.

E agire secondo Costituzione,  soprattutto, non secondo i desiderata del presidente della repubblica.
A voler essere maliziosi e malpensanti, alla luce di quel che accaduto appunto dopo, sembra quasi che qualcuno abbia voluto che quel tutto dovesse succedere. 
Che non ci sia stata proprio la volontà di riparare il paese da tutto quello che ha dovuto subire in questo ultimo anno.
Corrado Guzzanti è un genio, altroché blasfemo. 
I suoi sketch sulla P2 e licio gelli dovrebbero studiarli i ragazzini a scuola.

Processo Ruby, Ghedini invoca il legittimo e PERENNE impedimento.
Ma il giudice Boccassini lo stoppa: ”B non è candidato premier, non c’è impedimento”

Processo Ruby, no allo stop elettorale
 Giustizia e politica, l’eterna lotta di B.

Dall’impedimento legittimo a quello perenne.
Secondo Ghedini per b ci vorrebbe l’impedimento perenne.
Perché [provo a ragionare come Ghedini  ma è molto complicato] essendo l’Italia un paese perennemente in campagna elettorale anche i dispositivi di legge utili ai numerosi referenti politici che si pongono oltre la legge ma vogliono ugualmente partecipare al gioco della democrazia, quel gioco che ai comuni cittadini sarebbe invece impedito anche con requisiti minori rispetto a quelli che solitamente  appartengono a questi ladri della patria  – si devono logicamente adeguare al numero dei processi, alla gravità dei reati che riguardano onorevoli e senatori della repubblica.
Quindi non sono loro, i personaggi coinvolti in crimini a processi a doversi regolare e restare fuori dai giochi fino al pronunciamento di una regolare sentenza, è la giustizia a dover essere stravolta ogni volta che un processo riguarda il pre-potente delinquente e  criminale di turno. Col risultato che altre riforme non si fanno mai , quelle davvero importanti,  serie, utili e che dovrebbero servire a non mandare in carcere chi non commette reati,  a  non rimettere in libertà camorristi assassini e a non mandare ai domiciliari chi stupra una ragazzina incinta per ridicoli vizi di procedure o per colpa di  leggi che andrebbero realmente modificate non certo per favorire e alleggerire criminali e stupratori ma finalizzate, possibilmente, alla tutela delle  vittime come è accaduto solo qualche giorno fa.
L’inferno da vivi, altroché gl’impedimenti legittimi o perenni.

Le bugie hanno le carriere corte [nei paesi normali]

Sottititolo: Verrebbe voglia di votarlo davvero il movimento, non foss’altro che per fare un dispetto a questi disgraziati disonesti che prima hanno distrutto la politica e adesso vogliono dare la colpa al “buffone dittatore” che, fino a prova contraria, colpi di stato non ne ha ancora fatti. A differenza di un parlamento che spesso ha mascherato veri e propri golpe antidemocratici e anticostituzionali con azioni legittime. schifani che ammette che una legge elettorale non può essere favorevole al movimento di Grillo fa parte di una classe politica indecente che deve andare a casa, non ci può stare gente così nel parlamento di una repubblica, capito presidente Napolitano? perché se questa è la politica tradizionale che piace tanto a lei, che difende tutti i giorni agli italiani no, non piace più;  bisognerebbe che qualcuno ne prendesse atto, e anche con una certa urgenza.

Processo Ruby, le ‘Olgettine’ rivelano
“Berlusconi ci passa 2.500 euro al mese”

Berlusconi continua a pagare le ragazze delle “cene eleganti” di Arcore. Toti, Espinoza, Visan, Polanco e De Vivo confermano: “Ci dava un aiuto allora e ce lo dà anche adesso”. Nella scorsa udienza la notizia degli acquisti immobiliari da Apicella e Mariani (leggi)

Petraeus ad Obama : “Lascio il mio incarico,  ho avuto una storia extraconiugale “.

Panico a Montecitorio: verrebbe a mancare il numero legale. [Enrico Bertolino]

Fa quasi tenerezza David Petraeus che si dimette – ufficialmente perché sembra che i motivi siano altri ma tant’è  [a me comunque va benissimo tutto quel che può essere utile a screditare questa classe politica d’indecenti che ci tocca subire. Poi è chiaro che i motivi delle dimissioni risiedono altrove e non nel tradimento che comunque non è un reato, intanto però le ha date o, per meglio dire lo hanno sollecitato a farlo, e tanto basta per fare la differenza coi fattacci di casa nostra che nessuno ha disturbato per non “violare la privacy” di un satrapo viziato al quale, invece,  nessuno ha chiesto di dimettersi] –  non da presidente del consiglio o di regione in  un paesello  ridicolo nel quale non si dimette mai nessuno per motivi molto più seri e gravi,  ma da capo della CIA perché pensa che avere una relazione extraconiugale sia motivo di disdoro per la carica che ricopre.
Avere una relazione extraconiugale invece rientra perfettamente in quella sfera della vita privata in cui a nessuno dovrebbe essere consentito ficcare il naso, non significa affatto essere persone inaffidabili e gli eventuali rimorsi e sensi di colpa sono  un fatto  altrettanto privato e  personale.
Avere un’amante non è uguale ad essere un vecchio erotomane delinquente che sfrutta ragazzine minorenni per sfogare le sue perversioni e se ne vanta, non vuol dire avere rapporti stretti coi mafiosi, non è lo stesso che rubare soldi dei contribuenti per vacanze, automobili, feste e molto, troppo altro.
Tutte cose che qui sono accadute davvero ma che non hanno provocato purtroppo  quell’effetto tabula rasa che sarebbe stato invece opportuno e assai gradito.
Come c’insegna il celeste ayatollah “la responsabilità è individuale”, e quindi dobbiamo aspettare che ne arrestino uno per volta, la retata finale può attendere.
Diverso è quando una relazione extraconiugale può diventare motivo di ricatto, e se Petraeus ha scelto l’umiliazione della confessione pubblica con conseguenti dimissioni  riguardo ad un fatto personale, significa che il suo senso di responsabilità vale il doppio indipendentemente dal  motivo,  perché vuol dire non aver ceduto ad un ricatto oppure non voler offrire nessun pretesto per essere ricattato.

Questo signore si è dimesso UFFICIALMENTE in rispetto ad un principio MORALE, checché ne pensino i fautori di quella teoria strampalata circa la difesa della vita privata di chiunque, anche di chi ha ruoli istituzionali, che ha fatto in modo che uno sciagurato che di notte faceva le orge con le ragazzine  e il giorno andava a farci fare figure indecenti nazionali e  internazionali sia potuto restare al suo posto senza che nessuno alzasse un sopracciglio  perché tutti invocavano il rispetto per la privacy di un signore che, in fin dei conti aveva solo uno stile di vita un po’ vivace. Ci sono voluti almeno due anni perché più gente capisse che quello di berlusconi era un sistema col quale stava svendendo l’Italia un tanto al pezzo a chi lo ricattava e non una faccenda da  “ognuno nel suo letto ci porta chi gli pare”.
 E non solo non si è dimesso per i fatti di HardCore e dintorni né nessuno gli ha chiesto espressamente di farlo, ma ancora oggi paga tutti – soprattutto tutte – esattamente come faceva da presidente del consiglio  praticamente alla luce del sole e non succede niente: non è meraviglioso?

Obama, l'”abbronzato”, non vede l’ora

La Papi-girl vestita da Obama: la notizia sui siti nel mondo

La solita figura di merda a livello planetario. Chissà che pensa oggi il polillo ridens, se crede ancora che il satrapo depravato pervertito abbia salvato la democrazia e che per questo meriti di soggiornare al quirinale anziché in una clinica per malattie mentali così come aveva suggerito sua moglie già tre anni fa, ben prima delle ultime e squallidissime vicende.

      

Preambolo: sono sempre prevedibili, natale viene sempre il 25 dicembre e il colpevole, valà, è il maggiordomo. Che barba & che noia.

Sottotitolo: Alle cene eleganti dell’ex tizio, le zoccole si travestivano da Obama. Agli incontri ufficiali internazionali, i premier stranieri – minchia di fuori – usavano le zoccole gentilmente offerte dal tizio del Consiglio italiano. Non vedo l’ora che lo facciano presidente della Repubblica. [Rita Pani]

Diventare Presidente della Repubblica non è mia ambizione, ma ci sono responsabilità che non si possono ignorare.
(Silvio Berlusconi, 25 maggio 2012)

Come scrissi tempo fa un giro sulla ruota del quirinale glielo farei fare. Chi, meglio di lui può rappresentare alla perfezione questa Italia? così almeno il mondo intero cucirebbe attorno a questo paese un robusto cordone sanitario così come si fa coi paesi definiti “canaglia” e potremmo finalmente sapere e capire se gli italiani sentono quel boom che avrebbero dovuto già sentire da svariati anni o sono sordi come Napolitano che non si accorge mai di niente, visto che pensa che nei vent’anni trascorsi dalle stragi di mafia qualcuno abbia fatto davvero la lotta alla mafia, oltre a quei magistrati coraggiosi, quelli che vengono accusati poi di eversione, di essere comunisti,  perché si proclamano difensori dello stato e della Costituzione.

E’ inutile che ci si scandalizzi così tanto all’idea; del resto c’è un sottosegretario di QUESTO governo, raccomandato da un piduista, che lo ritiene il salvatore della democrazia, e non mi pare che in questi cinque mesi la sua figura sia stata sminuita ma, al contrario si è  spesso parlato di continuità ‘significative’.

Quelli che avrebbero dovuto buttarlo giù dalla torre continuano a legittimarlo, poi quando un bel mattino quello si alza dal letto e dice che gli piacerebbe soggiornare i prossimi sette anni al quirinale invece che nelle ville dell’ammmòre ci strappiamo i capelli? dice bene Don Paolo nell’articolo che ho postato, Monti avrebbe dovuto fare quello che doveva, e ad ogni impedimento andare in televisione a dire: “signore e signori, non sono io il colpevole ma un parlamento che fa ancora gl’interessi di un malfattore”.

Così avrebbe fatto un figurone, invece coi suoi comportamenti, e anche quelli dei suoi collaboratori sobri l’unico effetto che ha prodotto è stato quello di farsi detestare.

Polillo alla Zanzara: Berlusconi trattato peggio di Al Capone, spero vada al Quirinale

DON PAOLO FARINELLA – Mario D’Azeglio e Massimo Monti

Ai tempi di Cavour, quando le vacche si chiamavano vacche e i maiali, maiali, Massimo D’Azeglio, politico del Regno di Sardegna e dell’unità d’Italia, meglio noto come «sporcaciun» diceva:

«I più pericolosi nemici d’Italia non sono gli Austriaci, sono gl’Italiani. E perché? Per la ragione che gl’Italiani hanno voluto far un’Italia nuova, e loro rimanere gl’Italiani vecchi di prima, colle dappocaggini e le miserie morali che furono ab antico il loro retaggio; perché pensano di riformare l’Italia, e nessuno s’accorge che per iuscirci bisogna, prima, che si riformino loro, … Il primo bisogno d’Italia è che si formino Italiani dotati d’alti e forti caratteri. E pur troppo si va ogni giorno più verso l’opposto: pur troppo s’è fatta l’Italia, ma non si fanno gl’Italiani» (Massimo Taparelli D’Azeglio, I miei ricordi, Firenze, Barbera 1891, pp. 4-5).

Al tempo di D’Azeglio era l’alba dell’unità d’Italia, al tempo di Monti è il tramonto di una Italia che ha fallito il proprio compito, calpestato da coloro che avrebbero dovuto esaltarlo. La degenerazione dei politicanti ha portato costoro a servirsi dell’Italia, piuttosto che servire il popolo. Un altro sottosegretario di Monti, guarda caso proveniente dall’area del Pdl si è dovuto dimettere per corruzione e istigazione all’evasione fiscale. Ora Monti dice che vuole rifare l’Italia, addirittura che la vuole salvare. E che fa il nostro D’Azeglio «tecnico»? Consulta Berlusconi per nominare i responsabili della Rai e delle Agenzie di garanzia. Sarebbe come dire al lupo: «tienimi l’agnello, mentre mi assento un attimo».

Anche Monti ha perso la sola occasione che poteva dargli lustro e onore: mettere al primo posto il bene della Nazione, fare pagare a tutti, in proporzione delle proprie entrate; fare pagare agli evasori quattro volte quello che hanno rubato; togliere pesi mortali ai poveri; abolire l’abolizione del falso in bilancio; fare una ferrea legge sulla corruzione e sulla concussione; non guardare interessi di parti, invece di cincischiarsi sugli interessi di un singolo e di un malavitoso. Non lo avrebbero votato: poteva fare due cose: andare in Parlamento e dire: “Signore e Signore, voi siete i responsabili dello sfracello, votatemi contro se lo ritenete, ma fatelo davanti a tutto il popolo e che sia certificato”.

Poi andare in Rai e dire: “Italiane e Italiani, questo, quello e costui hanno votato contro per questo motivo e per quest’altro motivo. Sono venuti da me a chiedermi di fare questo e quello. A costoro non gliene frega niente di voi, vogliono portare a casa interessi personali e il signorotto di Arcore vuole solo salvarsi il sedere e le sue aziende. Quando andate a votare, tenete conto. Io non ci sto. Voi, popolo bue, siete liberi di suicidarvi con le vostre stesse mani. Non sarò certo io a tirare lo sciacquone”.

Avremmo avuto un nuovo Massimo D’Azeglio, invece dobbiamo sopportare un Mario Monti qualsiasi di una qualsiasi Bocconi e senza sconti.

L’antipolitica sono loro

Sottotitolo: Monti: “Ho chiesto all’emiro del Qatar cosa scoraggia gli investimenti in Italia. Mi ha risposto: la corruzione”.

(Mavà? non è l’articolo 18, allora)

Preambolo:

Il bunga bunga della Minetti, travestita da suora

‘Lavitola voleva 5 milioni da B.’

Tangenti, elicotteri e fondi neri Gli affari dell’«uomo di Stato»

Ma quella zo…ticona della santanché che giurava e spergiurava in tivvù che quelle in quel di HardCore (e dintorni) fossero cene eleganti alle quali avrebbe fatto partecipare anche la nipote, se fosse stata invitata, non andrebbe incriminata al pari di mora, di tarantini e di tutti quelli che hanno retto e favorito il giochetto al  satrapo pervertito? ‘sta gente non è da condannare alla galera: è da internare a vita in una casa di cura. E con lei tutti quelli che hanno sostenuto e votato per questi distruttori di civiltà.

Ma mandiamocelo silvio al quirinale a rifarsi una verginità morale: il molto (poco) onorevole sottosegretario polillo, ex collaboratore di quell’anima candida di cicchitto, quello che invitano tutti in televisione, che ride molto non si sa bene perché, ce lo vedrebbe proprio bene.
E pure io, guardaunpo’.
Darebbe il colpo di grazia che si merita questo paese del cazzo.
Io ancora oggi mi chiedo perché un corruttore, un colluso con le mafie, uno che ha usato e pagato minorenni per le sue orge (ma eleganti eh?), uno che è stato riconosciuto dal mondo come un buffone, un delinquente, un criminale (ma che solo qui può spacciarsi per statista), uno che, grazie ai suoi comportamenti ha permesso che questo paese venisse deriso, irriso e considerato meno di niente debba avere ancora il titolo di ‘cavaliere’.
 Le parole sono importanti, in politica anche un gesto può contare. Napolitano non potrebbe risparmiarsi e risparmiarci qualche monito e fare un bel gesto concreto che forse aiuterebbe chi non l’ha ancora fatto, a capire la vera natura del personaggio? chiedo.

Alfano, Casini e Bersani
“Non abolire i rimborsi”

Vi abbiamo già detto NO col referendum, e la Littizzetto domenica sera da Fazio ha illustrato benissimo anche i NO nei riguardi di quei termini che casomai vi venisse in mente di usare per continuare a campare sulle spalle altrui. Il giochino dovrete pagarvelo da soli, visto l’uso scellerato che avete fatto dei nostri soldi che, a differenza dei vostri sono guadagnati in modo onesto.

Potevate pensarci TUTTI prima. Anche un governo imposto in ragione di una crisi che non è stata causata certamente dal popolo che però deve pagare i danni uccide la democrazia, ma questo Napolitano non lo dice, non lo può dire.

Se certi “difensori” della democrazia avessero osteggiato i razzisti ‘padani’ tanto quanto stanno facendo col movimento di Grillo oggi forse questo paese sarebbe un po’ meglio dello schifo inguardabile che è.
Ma la lega non era l’antipolitica, non era il qualunquismo e il populismo, non erano ladri, loro, no.
Non andava contrastata e isolata così come tutta l’Europa faceva coi movimenti razzisti, xenofobi.
Mentre Chirac preferiva perdere le elezioni pur di non allearsi coi nazisti di Le Pen qui avevamo il delinquente abusivo, l’impostore autoprestatosi alla politica per il nostro bene e dunque il suo che faceva risorgere la peggior feccia fascista nel silenzio generale: nessun monito per questo, nessun presagio di sventure.
Oggi ci parlano di antipolitica, che insieme allo spread è diventato il tormentone col quale spaventare le masse, la gente che ormai non ce la fa più nemmeno a pensare. Il terrorismo del nuovo millennio non ha bisogno di bombe e di brigate colorate, per intimorire e per uccidere basta molto meno: due parole, appunto.

La verità è che la colpa non è di Grillo, della Littizzetto che ha osato, da comica ma anche da cittadina qual è, ricordare che il no al furto e allo sperpero dei soldi pubblici nella politica era già stato ufficializzato con un regolare e democraticissimo referendum, non con un golpe di piazza, il problema di chi oggi blatera di antipolitica, di qualunquismo e populismo non avendo null’altro di più convincente da dire per intortare ancora la pubblica opinione è che quello che si dice con parole semplici, fra una risata e l’altra arriva nelle orecchie di tutti molto meglio di tanti discorsi seriosi, di moniti noiosi e di tante parole inutili dette dai cosiddetti addetti ai lavori. E la gente così capisce, cosa che in questo paese non si deve assolutamente fare per mantenere quello status quo che ci ha portati alla rovina, economica e morale. Il passo indietro, come dice Vendola alla fu gloriosa Unità non lo fa fare l’antipolitica ma tutte le brutture, l’illegalità che hanno potuto farsi strada grazie a chi avrebbe dovuto contrastarle ma non l’ha fatto perché non era conveniente per nessuno – nella politica – che in questo paese si smettesse di mafiare corrompere e rubare: tutti hanno la loro bella collezione di scheletrini negli armadi; anche Vendola non ha saputo sottrarsi alla tentazione di fare certe dichiarazioni dimostrando così di essere tutt’altro che quel nuovo che dovrebbe avanzare. Ma che invece, è già scaduto.
Di Grillo si estrapola e si evidenzia solo quello che torna utile per screditarlo.Delle centinaia di proposte utili, degne che ci sono sul suo sito non ne parla nessuno. Premetto che io non ho votato il suo movimento ma neanche per il piddì.

A me piace ancora la parola “comunista”, sulle schede elettorali, non la rinnego come hanno fatto certi leader per convenienza, opportunismo e quieto vivere.
Ma stavolta sarei quasi tentata di votare anch’io per loro.
Ci vorrebbe davvero una bella disobbedienza civile, che nessuno votasse più per la politica tradizionale.

Sarebbe meglio dell’astensione e delle schede bianche. Possiamo far capire ai cialtroncelli inciucioni arraffaquattrini che si può fare a meno di loro più che volentieri.
Senza soffrire, ecco.

D’Alema: ‘Grillo? Mix tra Bossi e Gabibbo’

Arrogante. Una sciagura per la sinistra, l’artefice principale dell’ascesa politica di berlusconi. La gente è più stufa di quelli come lui, di questi babbioni che occupano le poltrone da decenni.
L’arroganza di questo guastatore di democrazia è stomachevole.

L’ANTIPOLITICA SONO LORO

Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano, 17 aprile

Bersani è depresso e va capito. Provate voi a stare dalla mattina alla sera, qualche volta anche la notte, con Piercasinando e Alfano: un ménage à trois che stroncherebbe anche un bisonte. Te ne stai in poltrona a casa tua a leggerti un libro o a sentire un disco, e squilla il citofono: “Pierlu, sei in casa? Siamo Pier e Angi: che fai, ci apri?”. Esci per andare al cinema ed ecco i due stalker appostati sul marciapiede: “Che fai, vai al cinema senza di noi? Non s’era detto che si faceva tutto in tre?”. Vai al bar a farti una birretta per dimenticare, e rieccoli al bancone: “Ma che ci fai lì tutto solo? Chi non beve in compagnia è un ladro e una spia”. Porti i ragazzi al parco, e ti risbucano da dietro un albero: “Ehi ragazzi, vi spiace se ci uniamo al pic-nic?”.
“Ma no, prego, figuratevi. Ragazzi, salutate lo zio Pier e lo zio Angi”. Sempre, fra l’altro , col terrore che passi un elettore superstite e ti veda in dolce compagnia. Una vita d’inferno. “Dai vertici di maggioranza — confessa Bersani — usciamo sempre con qualcosa di cui non siamo contenti. Con Alfano su tantissime cose non mi trovo d’accordo “. Ecco, sono alleati nella maggioranza extralarge che sostiene Monti, vanno in giro come i tre dell’Ave Maria, anzi dell’Ave Mario, ma non sono d’accordo “su tantissime cose”. Su una però vanno d’accordissimo, anzi due: dei “rimborsi elettorali” non si taglia un euro e bisogna combattere l'”antipolitica”. “Se non la contrastiamo — dice il depresso — ci spazza via tutti”. E da cosa nasce l’antipolitica? Da un governo che continua a farsi le pippe sull’art. 18?
Dal trio ABC che partorisce aborti di “riforma” come quella elettorale, addirittura peggiore del Porcellum e già ribattezzata Porcellinum, o l’anti-corruzione che in realtà è pro, o la legge sui fondi ai partiti che non li abbassa di un euro? Da Penati che resta imbullonato alla poltrona di consigliere regionale? Dagli amichetti di Formigoni che arraffano milioni camuffati da “consulenze” e “progetti ” tipo “testare la resistenza umana su Marte”? Da Scajola che torna alla politica dopo breve quarantena per “portare al Pdl la mia freschezza e il mio entusiasmo” con una scuola “per la formazione di una nuova classe politica” a sua insaputa? No, per Bersani l'”antipolitica” è colpa degli “apprendisti stregoni che sollevano un vento cattivo”, cioè di Grillo.
Che, secondo Vendola, è portatore insano del “fiume sporco del populismo senza prospettive da offrire al Paese” (ma anche senz’avvisi di garanzia). E poi, chiosa Bersani, l’antipolitica è figlia della “cattiva informazione” che batte sul tasto dei soldi ai partiti senz’accorgersi che il problema è ormai risolto: “Le risorse ai partiti continuano a scendere e arriveranno a 145 milioni nel 2015″. Roba da mensa della Caritas. Intanto, nel 2012, stanno per arrivare 180 milioni che, con estremo sacrificio, si potrebbero “posporre”. Cioè intascare non a fine  luglio, ma a ferragosto, quando la gente è in vacanza e guarda altrove. Guai però a tagliare: si sa dove si comincia, non dove si finisce. Se molli di un euro, qualcuno ti chiederà di mollare di due, e non finisci più.
Specie se si scopre che con 180 milioni si potrebbe ripristinare il tempo pieno nelle scuole materne. O se si va a vedere come ha fatto il Pd a spendere i 200 milioni incassati dallo Stato in quattro anni, e anche di più, visto che è in rosso di 43 e senza nuovi rifornimenti chiude bottega. Basta andare sul sito per scoprire che il Pd usa i “rimborsi elettorali ” persino per partecipare al “Dopofestival di Sanremo” (versione democratica dei bonifici di Belsito per la rinoplastica di Eridano Sirio Bossi o per i diplomi e le lauree immaginarie del Trota e del Mosca). E che solo per viaggi, ristoranti e alberghi, nel 2010 il Pd ha speso 2.165.138 euro. Senza contare i costi sostenuti per organizzare l’imprescindibile convegno a Pollica su “La dieta mediterranea: patrimonio immateriale dell’Unesco”. Che, dopo tutte quelle mangiate, era proprio il tema giusto. Purtroppo la dieta non funzionò.

Indifesi, presuntuosi (e idioti)

Come dice la mia amica Rita, mi rifiuto.
Non posso partecipare e nemmeno intavolare discussioni politiche, leggere articoli politici, ragionare delle e sulle cose facendo riferimento a un politico che è stato battezzato con l’appellativo di trota.
Il trota, come la padania non esiste.
Tutt’al più si può discutere del figlio scemo di bossi che fra l’altro non è l’unico se si considera la performance del di lui fratello minore condannato per aver lanciato candeggina contro un militante di rifondazione comunista.
Ed, eventualmente si può provare ad andare oltre il compatimento nei confronti  di tutta la gente che è caduta nella trappola di un movimento e dei suoi  rappresentanti ai quali tutto interessava – e lo abbiamo visto e letto  molto bene – fuorché il rinnovamento e la buona politica.

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 – Lega, la patacca e la faccia di bronzo

Lo hanno chiamato il giorno dell’orgoglio padano, cioè il giorno del nulla, perché la Padania non esiste nemmeno geograficamente e dell’orgoglio non si è visto manco il francobollo. Si è vista una sceneggiata all’ora di cena o meglio del dopo cena con pasta e fagioli per digerire le cotiche dal pelo alto con cui hanno condito i fagioli.

L’orgoglio patacca è durato meno di un’ora, il tempo di un alca-selzer perché il rutto bergamasco fosse elaborato come un lutto in famiglia per prendere tutti coscienza che il più pulito di loro aveva non solo la rogna, ma anche il portafogli pieno di soldi rubati. Non c’è che dire: questa gente che una volta fu «vandea bianca» e ora è inevitabilmente «vandea verde», è rimasta democristiana nella struttura di stomaco, fegato, milza e frattaglie. Si sono ubriacati e convinti che la loro ignoranza fosse superiorità razziale e ora hanno imparato a loro spese che anche gli ignoranti per natura e per castigo di dio hanno urgente bisogno di denaro fresco, tanto denaro anche per comprarsi le lauree e i diplomi, all’estero per apparire più celtici, cioè più imbecilli.

Bastava guardarli la sera di martedì 10 aprile 2012, data storica per gli annali della decenza pubblica e privata, per capire che l’Italia non sarà mai una nazione libera e un popolo decente. Maroni, condannato in terzo grado per aggressione a pubblico ufficiale, che grida «chi sbaglia deve pagare – pulizia, qualunque nome porti». Bossi che per la prima volta sopra la canottiera porta un completo stirato, compresa la cravatta, che parla di «complotto» e di «Lega unita» e di «Roma Ladrona». Facce di bronzo, se avessero potuto si sarebbero scannati lì davanti a tutti, ma il popolo beone e beota aveva bisogno della recita e loro gliel’ha danno data. Meno di un’ora in tutto e a spese dei venuti. Le clacques organizzate per Maroni e Bossi per fare apparire che almeno esternamente uno scampolo di unità non si nega a nessuno.

Da tutto questo abbiamo imparato che il Trota «è un esempio» da imitare. Esempio di che? Il Trota è un imbecille, figlio d’arte che ha frequentato la scuola della Madre e si vede il risultato con i soldi del popolo italiano. Se Trota è un esempio, è meglio che l’Italia sprofondi nell’abisso dell’inferno perché vuol dire che anche la speranza è defunta per sempre. Se questa è la novità e la diversità!

Da venti anni costoro rubano più di tutti, fregano più degli altri, si sono alleati con Berlusconi, maestro di furto pubblico e privato, corrotto e corruttore all’ennesima potenza; fino a qualche giorno fa erano insieme al governo che hanno distrutto; le tasse di oggi sono frutto in gran parte delle legge che hanno fatto loro; durante il loro governo le tasse sono aumentate come non mai, la disoccupazione cresciuta più di tutti i governi precedenti; il precariato si è diffuso come una macchia d’olio e ora? Ora costoro hanno la faccia di tolla di venire a gridare che loro sono diversi: sì, forse è vero, sono diversi perché sono famelici e familisti come nessun altro nella storia. Ora sembra che vogliono mettere la regola che i parenti fino alla seconda generazione non possono avere incarichi nella Lega: hanno foraggiato figli, mogli, amanti, amanti degli amanti, prostitute, mafiosi, corrotti, Formigoni e ladri e vogliono fare i puliti… ma mi facciano il piacere!!!

Poveri leghisti di strada che si sono lasciati e si lasciano pervicacemente abbindolare dai loro capi sopraffini. E’ colpa di chi li ha votati, è colpa di chi li sostiene, gonzi sulla cui gonzaggine che si nutre di qualche parola magica come «straniero e moschea» per tacitarli come si fa con un cane a cui si butta l’osso ben rosicchiato e pulito. I leghisti mi sembrano come quel monsignore che mentre i francesi entravano per Porta Pia e passavano di casa in casa negava l’evidenza perché «le porte dell’inferno non prevarranno»: di fronte all’ideologia o alla religiosità irrazionale nemmeno i fatti, nemmeno l’evidenza li fa ragionare. I leghisti sono perduti per sempre e sono destinati a morire nei loro stessi escrementi. Beati loro, se si abituano al tristo fiato!

Di fronte alla Lega Ladrona, Roma Ladrona è un pallido sole primaverile, tisicuccio e malfermo in salute, bisognoso di cure ricostituenti. I Romani infatti rubano alla luce del sole e lo dicono e se ne fottono; i leghisti rubano dicendo però di essere «diversi» e non «come loro». Chi è più perverso? SPQR-L. Sono Pazzi Questi Romano-Leghisti! Eppure li stiamo mantenendo noi con pane, companatico, vino, fave e anche il dolce. Grappa per tutti. Omaggio al grande Boss che ha dato alla luce un Trota, tanti pescecani, armati di ganasce dentate, in nome della «secessiùn». Ecco è la parola giusta, il «secesso», ma senza il «se».

A tutti i Musulmani in Italia bisognerebbe regalare una moschea per ogni città a spese della Lega che dovrebbe ringraziarli perché sono gli africani della Tanzania, senza scarpe, ma cervello finissimo, che odorando fumo di truffa e di soldi di mafia, hanno rifiutato i quattro milioni e mezzo della Lega per non sporcarsi le mani con i soldi della mafia che si riciclava con Belsito. Signori della Lega, bisogna dargli la cittadinanza onoraria perché essi sì che sono il segno di una grande civiltà afro-occidentale. Speriamo che c’invadano presto! Noi siamo pronti ad essere invasi perché invasati lo siamo già.

Don Paolo Farinella per Micromega

(12 aprile 2012)

Nel frattempo:

Caso Ruby, da B.127mila euro a
Minetti e De Vivo

I movimenti bancari, risalenti a qualche mese fa, sono stati segnalati dall’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia (Uif) ai magistrati, che hanno acquisito tutta la documentazione, inserendola nelle “indagini suppletive” notificate ai difensori dell’ex premier (processo Ruby) e di Lele Mora, Emilio Fede e dell’ex igienista dentale del Cavaliere. (Il Fatto Quotidiano)

Anche il più perfetto degl’idioti capirebbe che b., sta tentando (ancora e ancora) di corrompere i testimoni del suo processo, Ghedini, di professione avvocato di b., e nel tempo libero (poco, visto il daffare che gli dà il suo miglior cliente)  parlamentare a nostre spese, no, dice che è tutto lecito e che è giusto aiutare chi si è ritrovato suo malgrado in “evidenti condizioni di difficoltà”, anche quando questo qualcuno risponde al nome di Nicole Minetti, la quale non risulta si sia mai dimessa dal suo incarico politico continuando dunque a percepire un signor stipendio milionario offerto gentilmente da noi contribuenti.

Io non chiedo il riconoscimento di una vergogna qualsiasi, ci mancherebbe che questa gente sappia come si fa, a vergognarsi, però penso che a un certo punto bisognerebbe mettere un punto su certe faccende. Chiaro e definitivo.