La soddisfazione di sentirsi orgoglioni

Sottotitolo: in questi giorni ho poco tempo, vi lascio due piacevoli letturine a proposito di quella teppa, di quella marmaglia oscena che qualcuno ha definito partito politico.

La lega è nel cuore della Tv di stato, in quei media (Corriere della sera in testa grazie alle lodi profuse da Pigì Battista che non ne ha negate mai a nessuno: financo a berlusconi) che in questi giorni si sono sperticati nel produrre solidarietà a piene mani per il ‘leone ferito’.

Nella giornata di ieri la Rai ha offerto tribune di difesa a tutti i suoi dirigenti, bossi e rosi mauro in testa,”Repubblica” ha offerto la diretta tv a Bergamo,”Ballarò” ci si è collegato più volte.

Domenica toccherà all’Annunziata invitare qualche “amico leghista” e avanti così.
Non succede in nessun altro paese del mondo che si regalino spazi mediatici a dei partiti di ladri e golpisti-secessionisti, nonché xenofobi e razzisti.

Lezioni di Trota
Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano, 11 aprile

In un sistema impazzito, tipo manicomio organizzato, può capitare di tutto. Persino che Renzo Bossi in arte Trota e Rosi Mauro detta la badante diano lezioni di stile agli altri politici. In Regione Lombardia siedono 11 indagati e/o imputati su 80 (l’ultimo è il leghista Gibelli, per aver menato la moglie). E chi è l’unico che si dimette? Renzo Bossi, al momento non è neppure sotto inchiesta. Magari lo sarà, e quel che risulta aver fatto, anzi preso, è più che sufficiente per giustificarne il ritorno a casa. Ma che dire di quel che risulta aver fatto (e preso) Nicole Minetti? E Nicoli Cristiani? E il leghista Boni, difeso a spada tratta anche dal moralizzatore Maroni, quello che vuol fare “pulizia pulizia pulizia” e che, detto fra parentesi, ha una condanna definitiva per aver menato dei poliziotti? E Filippo Penati? Possibile che solo Stefano Boeri nel Pd ammetta che la sua sospensione dal partito (peraltro dopo la sua autosospensione) è ridicola e trasforma persino il Trota in un modello di condotta e la Lega in un partito serio “che ci sta mostrando come ci si comporta”? Invece i Magnifici Undici restano tutti al loro posto, a 12 mila euro al mese. La Rosi resiste avvinta come l’edera alla vicepresidenza del Senato. I giornali riferiscono di una moral suasion nientemeno che del presidente Renato Schifani per farla dimettere per qualche decina di migliaia di euro usati per il diploma e la laurea del suo bello, Pier Moscagiuro. Cioè: la seconda carica dello Stato, noto giglio di campo, avrebbe chiamato la sua vice: “Guarda, cara, tu non puoi più restare.
Motivi di opportunità… Capirai, questo il Senato…”. Chissà se Rosi la Nera ha avuto la prontezza di riflessi per ribattere: “Scusa, Schifani, ma tu non sei indagato a Palermo per mafia? E allora con che faccia chiedi a me di dimettermi per un pugno di euro?”. La questione è tutta qui: la faccia. Chi può fare la morale a chi. Nel febbraio 2006 Forza Italia, An, Udc, Ds, Dl e frattaglie varie (mancava solo l’Idv, entrata in Parlamento due
mesi dopo), insomma tutti i presenti, votarono alla chetichella l’ultima legge vergogna che raddoppiava i “rimborsi elettorali”, li estendeva alle legislature sciolte in anticipo e ai partiti morti, oltre ad alzare a 50 mila euro la soglia dei contributi anonimi. Gli stessi partiti che oggi dicono di volerla cambiare, dopo aver incassato una fortuna, e senza ridurre di un euro il futuro bottino.
Bersani dice che, coi taglietti tremontiani, nel 2013 i partiti incasseranno “solo” 143 milioni, dunque “il finanziamento della politica diverrà inferiore a quello che è in Germania, in Francia o in Spagna”. Sì, buonanotte: come dimostra Paolo
Bracalini nel suo libro, in Spagna i partiti incassano la metà dei nostri; in Inghilterra addirittura un venticinquesimo; in Francia un quarto negli anni senza elezioni e la metà negli anni in cui si vota; in Germania c’è un tetto di 133 milioni annui, che quasi mai viene raggiunto, e per di più chi presenta bilanci opachi perde tutto e fallisce. Ma chi credono di abbindolare, questi signori? Da qualche giorno Polito El Drito tuona sul Pompiere contro quella legge: “C’è da fare subito una cosa: affamare la bestia. Chiudere il rubinetto dei soldi pubblici e vedere chi sopravvive”.

Giusto.
“Inutile che i partiti si facciano illusioni: hanno ricevuto in questi anni troppi soldi, e li hanno usati troppo male”. Parole sante: ma Polito non era per caso il direttore del fu Riformista , giornale privato finanziato con soldi pubblici perché camuffato da organo di un partito inesistente, il celebre “Le Ragioni del Socialismo”? Ecco: le facce, i pulpiti. “Non candidiamo
condannati anche in primo grado”, propone Fli in una legge popolare. “Non più di due mandati parlamentari: così si rinnova la classe politica”, propone Tullio Gregory sul Corriere. Ma che idee originali: peccato che le avesse già proposte Beppe Grillo nel primo V-Day in tre leggi popolari, poi inguattate da Camera e Senato: era il 2007 e tutti gli diedero del qualunquista fascista giustizialista populista. Bastava copiarlo.

Orgoglio di merda

Sarà pure la serata del vostro orgoglio, legaioli, ma è un orgoglio di merda. Così ha fatto maroni: ha preso in mano una palletta di merda e l’ha rimpastata, tentando di far uscire un fiore. Merda era e merda rimane, del vostro cerchio magico del vostro sognar da barbari e del vostro orgoglio.

 

Vi fa saltare ai ritmi da stadio e ancora promette, di meritocrazia, di soldi padani ai padani. Di largo ai giovani. E voi saltate così come corrono i criceti dentro la ruota. Perché vi hanno ammaestrato, perché vi sono bastate le aiuole fiorite, le camicie verdi, il fazzolettino nella tasca e la caccia ai negri che vi reggono in piedi, lavorando da schiavi, sfruttati di giorno e cacciati di notte.

 

Patetici, pagati per inneggiare a bossi, come se non fosse il padre del figlio scemo che ha, e che alla fine si è dimostrato assai più intelligente di tutti voi.

 

Se solo foste in grado di scendere dalla ruota di plastica dentro la gabbia che vi hanno costruito intorno, pensereste per un attimo a quel che ha detto ieri: “mio figlio da qualche mese mi diceva che in Regione non si trovava.” Voi legaioli che avete figli disoccupati, o sottopagati, sfruttati dai padroni padani in padania, avreste potuto provare anche voi, il benefico influsso dell’orgoglio vero. L’orgoglio che vi avrebbe dovuto spingere a cacciarli a calci nel culo. Come spesso vi hanno esortato a fare ai negri che sfruttate.

 

I vostri giovani, come tutti i giovani italiani, si impegna nello studio, si impegna a crescere, si impegna per tentare di avere un futuro, sapendo che non lo avrà, mentre un idiota, una testa di cazzo inutile, poteva anche “non trovarsi” col culo al caldo, a guadagnare una decina di migliaia di euro al mese, più i benefit della razzia dei soldi pubblici.

 

È proprio un orgoglio di merda, il vostro. Un orgoglio che vi hanno insegnato, ma ve lo hanno insegnato sbagliato. Roma ladrona, vi hanno insegnato, mentre rubavano anche 50 euro alla stregua di borseggiatori, scippatori, ladruncoli o criminali comuni. Qual è l’orgoglio che rivendicate oggi? Quello del vostro capo supremo, che proprio come craxi o il suo ultimo complice il tizio assai più delinquente di voi, grida al complotto, al giudice comunista, e alle classiche boiate che per anni ci hanno frantumato l’anima?

 

Vedo ora quell’essere amorfo del capo dei barbari sognanti con una scopa in mano, per fare pulizia. Mi viene da ridere, perché se è di questo che è fatto il vostro orgoglio, allora è assai peggio della merda. Le vostre urla, davanti ad una farsa patetica come chi la rappresenta sono un oltraggio verso il genere umano pensante.

 

Sì, se è questo il vostro orgoglio, allora vi auguro ancora tanta padania. Non vi è ancora bastato.

 

Rita Pani (APOLIDE del sud)

Marco Travaglio ospite di Lilli Gruber durante il programma Otto e Mezzo andato in onda su La 7 ieri sera.  Il giornalista ha  parlato dello scandalo che ha coinvolto in questi giorni la lega nord.

Il cerchio tragico

L’ex leader contro “Roma farabutta che manda pm” (leggi)

Dimissioni irrevocabili” per Umberto Bossi, ma per l’ormai ex segretario la colpa sarebbe di “Roma farabutta” che ha inviato i pm (leggi l’articolo). Eppure, di fronte ai magistrati le due segretarie del Carroccio hanno confermato tutto, smontando la tesi del leader inconsapevole: “Sapeva tutto, era stato avvertito”. Finisce così la parabola lunga 28 anni di un leader “cappio e slogan” (articolo di Luca Telese). Intanto, dall’inchiesta emerge la lista della spesa a favore della famiglia: lauree, diplomi, auto (guarda il video)Infine le somme che avrebbe preso “Cald.” – diminutivo di Calderoli -(leggi l’articolo). Sul territorio le prime conseguenze: a Varese i militanti chiedono la cacciata del segretario provinciale Canton (articolo di Alessandro Madron) che ieri aveva contestato Maroni


Come scrivevo ieri, il coro degli stremati lamenti della politica (di destra e di sinistra) e di un certo giornalismo – quello che non prende mai una posizione ché nella vita non si sa mai –  alla notizia delle dimissioni di bossi non è altro che l’ennesimo segnale distorto che si vuole offrire alla pubblica opinione.  Un politico che si dimette (anche se solo in parte) in Italia non fa pendant con il contesto: potrebbe costituire un pericoloso precedente.
E infatti bossi questo lo ha capito benissimo, a poche ore dalle sue dimissioni da segretario di partito (ma non da tutto il resto che politicamente lo riguarda) i suoi toni sono tornati quelli di sempre, i soliti.

Quelli che confermano – semmai ce ne fosse ancora bisogno – la vera natura del personaggio, uno che in un paese normale nessuno rimpiangerebbe né, tanto meno, si cercherebbe di riconoscergli dei meriti.

Non c’è niente, in tutta la storia umana e politica di bossi, che faccia riferimento a doti quali l’onestà, la trasparenza, la rettitudine, la responsabilità. Doti e caratteristiche che, invece, nella politica fanno proprio quella differenza che i cittadini di un paese normale – dunque non il nostro –  pretendono dai loro referenti, da chi si assume l’onere di rappresentarli.

Umberto, sei tutti loro
Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano, 7 aprile

“E ora chi rappresenterà il Nord?”, domanda affranto Dario Di Vico, vicedirettore del Corriere, a Linea Notte. E Pigi Battista, sempre sul Pompiere, si unisce al cordoglio magnificando “la riconosciuta grandezza di un leader che ha imposto nell’agenda politica nazionale la ‘questione settentrionale’ e ha interpretato i sentimenti di un popolo che non aveva rappresentanza politica… Non sarà una miserabile vicenda di fondi stornati a cancellare una storia iniziata nelle periferie del sistema”. Nord? Popolo? Questione settentrionale? Ma la Lega, quando le andava bene, rastrellava il 30% dei voti validi in Lombardia e in Veneto, molto meno nel resto della cosiddetta Padania: mai rappresentato più del 10-15% degli elettori nordisti. Il che non cancella il suo ruolo storico nella caduta della Prima Repubblica e nel sostegno a Mani Pulite, quando tutti i vecchi partiti avrebbero volentieri spedito Di Pietro in Aspromonte o in Barbagia. Ma son passati vent’anni. L’ultima volta che Bossi fece qualcosa di utile fu nel ’94, quando rovesciò B., giocandosi tutto mentre il Cainano si comprava i leghisti a uno a uno (ci volle tutto l’impegno di D’Alema per resuscitarlo con la Bicamerale). Ma son passati 18 anni. Poi la Lega divenne un tragicomico caravanserraglio di pagliacci, parassiti, cialtroni, molti razzisti, qualche ladro, parecchi servi. L’ampolla, il matrimonio celtico, il druido, Odino, il tricolore nel cesso, i terun, i negher, foera di ball, il dito medio, il gesto dell’ombrello, le pernacchie, il ce l’ho duro, i kalashnikov,
le camicie i fazzoletti le cravatte verdi, il parlamento padano, la moneta padana, la banca padana, il villaggio vacanze in Croazia, l’amico Fiorani, le zolle di Pontida, l’uscita dall’euro. Si sono inventati tre trovate da avanspettacolo di strapaese, la secessiùn, il federalismooo, la devolusssion — e ci han campato per due decenni alle spalle del cosiddetto “popolo”. Ma, sotto sotto, di quell’armamentario carnevalesco, ridevano anche i leader, ben felici di trovare qualche milione di persone disposto a bersi tutto come l’acqua del dio Po e a rimandarli a Roma ladrona, a occupar poltrone come tutti gli altri. In un raro momento di lucidità, Calderoli, divenuto ministro, confessò al Corriere: “Su di me non avrei scommesso un soldo”. Ora è nientemeno che triumviro, ma la sua fidanzata Gianna Gancia, che lo conosce bene, fa sapere che Roberto non va bene, ha il faccione e veste male, va da un sarto quasi cieco”. Senza contare che un giorno, colto da raptus, incenerì col lanciafiamme “375 mila leggi inutili”, fra cui i decreti di annessione del Veneto e del ducato di Mantova al Regno d’Italia. Ora sui giornali è tutto un rincorrersi di versioni assolutorie per il grande capo: han fatto tutto il cerchio magico, la famiglia famelica, la moglie fattucchiera, i figli spendaccioni, la badante Rosi, il tesoriere ladro, all’insaputa del povero infermo. A parte il fatto che Bossi sapeva da mesi, almeno da quando i giornali lo informarono che Belsito aveva portato 7 milioni in Tanzania e questo lo ricattò sui soldi alla Family per salvare la cadrega, chi ha scelto Belsito? Bossi. Chi ha mandato in Regione il Trota a 12 mila euro al mese? Bossi (senza contare i presunti 20 milioni di fondi neri da lui girati all’ex tesoriere Balocchi). Il resto sono lacrime di coccodrillo. Ma la mano leggera e l’occhio umido di molti giornali nasconde una coda di paglia lunga così: per anni han preso sul serio quei gaglioffi e il loro federalismo da baraccone. Anche le parole tenere e commosse degli altri capi-partito celano la coda di paglia di chi sa benissimo che la truffa dei “rimborsi” senza controllo riguarda tutti: oggi è toccato a Bossi, domani potrebbe toccare a loro. Ieri mattina infatti, letti i giornali, il Senatur ha prontamente cambiato parole d’ordine: non più l'”ho sbagliato” della sera prima, ma “è un complotto” dei soliti pm. Se passa il principio che un leader neppure indagato si dimette, si crea un pericoloso precedente.
Infatti dal Palazzo si leva un coro unanime: Umbe’, nun ce lassà.

Ronde, razzismo e Padania

Perché dovremmo rimpiangerli?

L’ECLISSE LEGHISTA NON MERITA L’ONORE DELLE ARMI

BASTA LA PAROLA DEI SUOI MANIFESTANTI: “BUFFONI”
di Furio Colombo, Il Fatto Quotidiano

Fa tristezza pensare alla Lega, come è finita. Ma non per il destino infelice di Bossi che cade dal trono. Fa tristezza pensare che questi della Lega, dopo l’immenso danno arrecato all’Italia e il cospicuo guadagno che alcuni di loro ne hanno ricavato, hanno dovuto dirsi da soli quello che sono. Buffoni, imbroglioni, traditori, gridava la folla degli ex elettori in strada. E dentro, dove vi descrivono abbracci e pianti fra guerrieri che si salutano, potete immaginare che cosa – in realtà – si sono detti, che carte hanno sventolato, quali riguardi hanno dedicato al vecchio capo che se ne andava. So benissimo che le urla di strada volevano essere di sostegno. Ma nella confusione le parole erano quelle.

Nessuno può dire, con un minimo di faccia e di decoro che si tratta di una sorpresa e chi l’avrebbe mai detto, quei bravi ragazzi. Forse non si sapeva niente del Trota, dalla scuola al Consiglio regionale Lombardo al trofeo calcistico delle squadre dei popoli oppressi? Forse non ci avevano parlato loro stessi di Monica della Valcamonica che provvede a truccare le elezioni per aprire la strada al Figlio? Forse ci avevano ipocritamente nascosto il loro linguaggio da statisti? Borghezio, che è sempre rappresentante parlamentare della nostra Repubblica in Europa, ha mai negato, “cazzo” (sto citando suoi importanti discorsi politici) “se la vadano a prendere in culo e gli immigrati vanno buttati in mare ” di esprimersi e comportarsi come Lega comanda?

Riconosciamo ciò che dobbiamo riconoscere. La Lega non ci ha mai mentito. Durante la guerra contro Gheddafi i disperati fuggivano cercando soccorso in Italia e Bossi ha detto subito, a tutti i nostri microfoni “fo era di ball”. Era ministro, quasi vice premier. Ed era ministro (dell’Interno) anche Maroni, quello che adesso invoca la pulizia. E volete che Marina militare e Forze dell’ordine della Repubblica nata dalla Resistenza non ne abbiano tenuto conto nei crudeli e ripetuti respingimenti in mare, prima fatti insieme a un Paese dispotico e senza diritti umani, la Libia, poi con la complicità di tutti coloro che hanno fatto finta di non sapere, col risultato di lasciar morire in mare uomini, donne, bambini, giovani donne incinte cui spettava il diritto d’asilo secondo le leggi del mondo?

Congratulazioni agli uomini della Lega, d’accordo. Hanno compiuto, tra l’indifferenza di tanti, ciò che avevano promesso, e hanno incassato il dovuto e più del dovuto – il tutto girato alla famiglia – perché intanto consentivano a Berlusconi di governare e gli votavano leggi ad personam da avanspettacolo. Ma il più vergognoso discredito (e condanna dell’Alta Corte di Strasburgo per violazione dei diritti umani) a carico della Repubblica italiana, questo è il dono della Lega al Paese che l’ha accettata.

Ci sono due domande che tormenteranno chi ci seguirà nella storia .

La prima è: ma c’era la Costituzione. Come hanno potuto i leghisti volere e ottenere la legge sulle ronde, le classi separate per i bambini non italiani (dunque in regime di apartheid) le impronte digitali per i bambini rom, il “pacchetto sicurezza” che assegna poteri del tutto arbitrari ai sindaci e sospende le garanzie fondamentali ai cittadini immigrati; centri di identificazione ed espulsione dove si può restare rinchiusi un anno e mezzo senza difesa e senza diritti nelle condizioni più disumane; il federalismo fiscale, penosa invenzione senza numeri e senza copertura di spese come mega manifesto elettorale da esibire, a spese di tutto il Parlamento in ogni manifestazione leghista; l’approvazione quasi unanime nelle due Camere di un Trattato di amicizia, collaborazione militare, scambi di basi e di segreti, respingimenti congiunti in mare di profughi e migranti, anche se titolari di diritto d’asilo? Come è potuto accadere senza una rivolta del Parlamento, prima di tutto della sua opposizione?

La seconda è: ma come hanno potuto, stampa e televisione italiana, sottrarsi al dovere di denunciare all’opinione pubblica un partito che ha oscillato sempre fra il ridicolo (Calderoli con il lanciafiamme), il dileggio aperto alle istituzioni (“Signora , il tricolore lo può mettere al cesso”). E il gesto criminale di dare fuoco di notte ai giacigli di immigrati senza casa accampati a Torino sotto i ponti della Dora? O incendiare un campo rom per presunto stupro mai avvenuto? Per capire questo inspiegabile evento italiano mettete da parte due citazioni da editoriale di grandi quotidiani del 6 aprile. Prima citazione. “Bossi aveva tutti contro ma ha contribuito a scardinare la Prima Repubblica, portando istanze nuove dove prima il Nord era solo una espressione geografica”. (Pierluigi Battista, Il Corriere della Sera) . Avete letto bene, “istanze nuove”. E il Nord di Olivetti, Agnelli, Pirelli, Pasolini, Montale, Visconti, il Nobel Dario Fo, prima di Bossi, era “solo una espressione geografica”. Seconda citazione. “Non lasciano da vincitori ma da sconfitti (Berlusconi e Bossi, ndr). “Eppure sono sconfitti a cui va riconosciuto l’onore delle armi”. (Michele Brambilla, La Stampa). La cronaca vuole che la richiesta di onore delle armi (una sorta di funerale di Stato a un vivo) arriva proprio mentre, sempre sincero e privo di imbarazzo, Bossi ha fatto sapere che “è tutto inventato da Roma ladrona e farabutta”, con il consueto linguaggio di statista che “porta nuove istanze”.

Ecco perché oggi, nel ricordare furti e ricatti e menzogne e delitti (i morti in mare) della Lega e il suo scempio di diritti umani, è giusto ricordare il mondo giornalistico italiano che ha reso tutto ciò possibile.

In un paese normale…

Mi piaceva immaginare cosa sarebbero stati quei due  in un paese appena un po’ normale.

Uno, lo scemo del villaggio da prendere per il culo con compassione e poi magari offrirgli una birra al bar sulla piazza.
Quell’altro, il buffone imbellettato sarebbe quel che poi è, un vecchio satrapo pervertito e disonesto che per sentirsi giovane e immortale si compra minorenni un tanto al chilo, piccole, povere sciagurate ignoranti, cresciute senza educazione, senza nessuno che abbia insegnato loro cos’è un valore e un principio morale che non hanno esitato a sporcarsi,  per soldi, con uno così, uno col quale una persona normalmente equilibrata, seria, onesta non andrebbe neanche a prendersi un caffè: quello che nessuno vorrebbe come vicino di casa ma che in tanti, invece, hanno assolto, invidiato, finanche votato a rappresentarli.

Siamo italiani mica per niente noi,  c’è qualcuno che  riesce a intravvedere perfino  un lato sentimentale nelle dimissioni di bossi, quello che si è fatto portavoce (voce, vabbè: si fa per dire) della pagliacciata più disastrosa dopo il regime di mussolini.
Oggi è tutto un fiorire di “dispiace per la gente ci aveva creduto”.

E’ davvero sconcertante  stamattina ascoltare e purtroppo anche vedere il dispiacere di politici che dovrebbero essere avversari di bossi, dei giornalisti che devono ipocritamente riconoscere il valore del leone ferito, concedere a  questo Winston Churchill delle lande brianzole l’onore delle armi a tutti i costi.

C’è sempre qualche nota stonata di troppo, tutta tipicamente italiana.

Secondo l’arroganza del potere appena qualcuno viene beccato con le mani nella marmellata diventa un poveraccio che ha solo commesso un errore,  e che sarà mai? altrove invece sparisce e nessuno lo rimpiange.
L’Italia è un paese ridicolo che forse non si merita altro che di essere rappresentato da gentaglia altrettanto ridicola.

E disonesta.

A me no, non dispiace affatto: io provo solo rabbia e pena per chi si è prestato al gioco.

Non può esserci nessun sentimento di vicinanza solidale con gentaglia così,  vittima unicamente della sua ignoranza; come dico sempre l’ignoranza oggi è una libera scelta che però non è giusto far subìre a tutti.
La solidarietà spetterebbe, e di diritto,  a chi in tutti questi anni ha dovuto assistere, sopportare tutto questo. Siamo noi le vittime,  noi che siamo stati sempre dalla parte opposta, non chi ha creduto a questi cosiddetti uomini dei miracoli e che invece hanno prodotto solo disastri che  sarà difficilissimo e complicatissimo aggiustare.

Cerchiamo, inoltre,  di non dimenticare che il PD, il cosiddetto centrosinistra ha cercato più e più volte un’alleanza con questo bifolco, grezzo, cialtrone, ignorante e indegno rappresentante di un paese che non c’è.

VIA BELLERIO, IL GIORNO PIU’ LUNGOSTORIA DI UMBERTO BOSSI: DAL “CE L’HO DURO” AL “FOERA DI BALL”“RENZO BOSSI HA AMICIZIE PEGGIORI DI COSENTINO”/ LA SEGRETARIA A BELSITO: “TIENI DA PARTE LE FATTURE”/  LA MOGLIE MANUELA A MARONI: “OCCHIO DI RIGUARDO PER I FIGLI”L’ESPRESSO: “DENARO A BRANCHER DA UOMO DI FIDUCIA DI BELSITO”BOSSI: “DENUNCIO CHI HA MESSO I SOLDI PER CASA MIA”DOCUMENTATI! – LE CARTE DI MILANO E REGGIO CALABRIA/ VIDEO: SOLDI DEL PARTITO PER PAGARE LE MULTE DI RICCARDO BOSSI

[Il Fatto Quotidiano]


Fine di un troglodita – Piergiorgio Odifreddi

Finalmente esce di scena, travolto dagli scandali, uno dei tribuni del popolo più rozzi e imbarazzanti che abbia mai avuto il nostro paese, che pure ci ha fatto ripetutamente vergognare per la levatura personale, morale e politica della sua classe dirigente.

Umberto Bossi ha incarnato per venticinque anni l’anima più rudimentale, ignorante e becera dell’italiano medio. E la Lega Nord ha rappresentato gli interessi più provinciali, conservatori e qualunquisti di una piccola (anzi, piccolissima) borghesia, degnamente rappresentata dal suo indegno leader.

Quello che molti indicavano come un “politico finissimo” era ed è, in realtà, soltanto una persona sgradevole e volgare, i cui unici argomenti dialettici non andavano oltre il dito medio continuamente alzato verso l’interlocutore, e il vaffanculo continuamente biascicato come un mantra.

Il cosidetto “programma politico” della Lega, d’altronde, era all’altezza di questa bassezza, e si limitava al protezionismo nei confronti dei piccoli commercianti e dei piccoli coltivatori e allevatori diretti, condito da anacronistici proclami per la secessione e l’indipendenza di una fantomatica Padania.

Le patetiche cerimonie a Pontida, e le ridicole simbologie solari o guerriere, rimarranno nella storia del kitsch, a perenne ricordo delle camicie verdi: versione di fine secolo delle camicie nere o brune della prima metà del Novecento, e ad esse accomunate dall’ottuso odio razziale e xenofobo.

Che un movimento e un leader di tal fatta abbiano potuto raccogliere i consensi di una parte consistente della popolazione del Nord Italia, era ed è un’ironica smentita della sua supposta superiorità nei confronti di “Roma ladrona” e del “Sud retrogrado”, oltre che una testimonianza significativa del suo imbarbarimento.

Come se non gli fossero bastati luogotenenti quali Borghezio, Calderoli o Castelli, negli ultimi tempi Bossi aveva lanciato e imposto in politica il proprio figlio degenere. E’ un degno contrappasso, il fatto che proprio le malefatte del rampollo abbiano contribuito alla caduta del genitore. E, speriamo, anche del suo movimento.

Padre e figlio possono ringraziare la fortuna che li ha fatti nascere in Italia, e non in Iraq o in Libia, anche se entrambi hanno contribuito a far regredire il nostro paese al livello di quelli. Non li vedremo dunque trascinati nella polvere, e giustiziati sommariamente: ci acconteremo, o accontenteremmo, di vederli sparire con ignominia dalla politica e dalle nostre vite. Anche se le grida di “tieni duro” da parte dei loro sostenitori ci fanno temere parecchio al riguardo.

Foera di ball

Sottotitolo: Con il faldone “The family” e le minacce ai cronisti scorrono i titoli di coda sull’era Bossi, appena dimessosi da segretario della Lega. Si chiude in modo ignominioso, in un pantano di miasmi e liquami, com’era ampiamente prevedibile, visto lo svolgimento. Lega ladrona e leghisti tonti. Razzisti. Ottusi. Volgari. Violenti. Falsi. Servi. Il peggio d’Italia. Ma quell’Italia che li ha generati non svanirà certo con Bossi.
(Piero Ricca)

Lega, Bossi si è dimesso: “Scelta irrevocabile”
La famiglia del Senatùr travolta dallo scandalo.
“Somme in nero, soldi a Calderoli”.
Spunta nome Silvio.

La chiusura in bellezza della carriera del finto medico di Gemonio, finto lui, il suo partito e anche la terra che non c’è.

Volevano dividere l’Italia e invece sono spariti loro: il cerchio è stato magico davvero.

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LEGA NORD, BOSSI SI E’ DIMESSO

Ma come è potuto succedere tutto questo? incredibile, davvero.

Sottotitolo: si comprende facilmente il perché in Italia non si trovano mai soluzioni radicali, perché nessuno è in grado, nella politica, di mettere fine allo scempio di stato, gli unici fino ad ora ad esserci riusciti sono stati i Partigiani durante la Resistenza, ma ultimamente il passatempo preferito dei politici, anche quelli cosiddetti di sinistra come Violante [quando disse che era giusto equiparare i repubblichini di Salò – con tanto di concessione di pensione statale] ai Resistenti antifascisti è buttarle fango addosso.

La politica si è denigrata da sé, ha fatto tutto da sola, quindi per favore basta nascondere la “monnezza” dietro il tentativo di far credere alla gente che l’antipolitica è quella che poi porta alle dittature, non ci crede più nessuno, e poi comunque dov’è la democrazia? dall’Italia è sparita da un pezzo, non facciamo finta di vivere in un paese normale.

Giusto un pazzo può credere ancora che chi è la causa dei problemi possa essere nel contempo anche la soluzione.

Io non vedo antipolitica, vedo il rifiuto, sacrosanto all’indecenza.
E non è la stessa cosa.

Sfido chiunque ad essere PRO questa politica, quella che ha (s)governato l’Italia negli ultimi venti, venticinque anni.

Se gli italiani fossero stati un popolo maturo, consapevole, conoscitore della storia,  questo paese non sarebbe  mai potuto cadere così in basso.

Bentivegna, gli insulti di Storace
macchiano il ricordo del partigiano

Quelli che pensano che la Resistenza non sia un valore dovrebbero, per coerenza e correttezza andarsene a vivere da un’altra parte, dove la libertà  non è stata ottenuta grazie alla Resistenza.

storace, ma anche gasparri, la russa,  alemanno: tutta la compagnia delle camicie nere riportate alla gloria da berlusconi sono stati ministri di questa repubblica, per diventarlo hanno giurato su una Costituzione antifascista.

Questo, bisognerebbe ricordarsi.

SUICIDIO DI MASSA
di Marco Travaglio, Il Fatto Quotidiano, 5 aprile

Le carte dell’inchiesta sulla Lega suscita, in chiunque sia dotato di un milligrammo di materia grigia, una domanda su tutte: com’è che siamo arrivati a questo punto? È la stessa domanda che sgorgava spontanea dalle carte dei casi Lusi, P3, P4, Enav-Finmeccanica, Cricca, Monnezzopoli campana, furbetti del quartierino, Mastella’s, Telecom-Tavaroli, Sismi-Pollari, Tarantini, Lavitola, Tedesco, Milanese, casa Scajola, casa Tremonti, casa Lunardi, Malinconico Tours, Regione Lombardia, giù giù fino a Calciopoli, al calcioscommesse alle mazzette ai vigili di Roma.

Visti tutti insieme – e chissà quanti ne abbiamo dimenticati – gli scandali degli ultimi anni fanno impallidire Tangentopoli, per qualità dei personaggi coinvolti e per quantità di soldi pubblici rubati. Solo che sono spalmati nello spazio e nel tempo, dunque vengono rapidamente dimenticati: chiodo scaccia chiodo, anzi ladro scaccia ladro. Ma basta alzare lo sguardo e osservarli dall’alto per avere il quadro di paese di ladri i quali, diversamente dagli altri paesi, appartengono tutti alle classi dirigenti e rubano sempre e solo denaro pubblico.

Per ogni appalto truccato, favore indebito, fondo nero, bilancio truccato, tassa evasa, collusione malavitosa, cricca o lobby o loggia dedita alla grassazione, ci sono decine e centinaia di complici, favoreggiatori e pali che sanno, vedono, aiutano, tacciono e coprono. Il risultato è un sistema illegale di massa che coinvolge milioni di italiani e che nessuna riforma della giustizia o delle carceri, nessun aumento d’organico di tribunali e forze dell’ordine potrà mai scoperchiare e punire per intero. Basta aprire un cassetto per trovare una mazzetta, grattare un intonaco per scoprire un bilancio falso, sollevare un sasso per veder sciamare orde di parassiti grassi e puzzolenti.

Per capire lo scandalo Lega non occorre addentrarsi nelle accuse penali, che spetta ai giudici valutare: basta e avanza il curriculum di Belsito. Condannato per guida senza patente, dunque autista del ministro della Giustizia Biondi, buttafuori da discoteca, entrato nel cuore dell’Umberto portandogli le focacce, coinvolto in due crac, titolare di società private più un diploma fantasma e due lauree per corrispondenza da Malta e da Londra, dunque vicetesoriere del partito, deputato, sottosegretario, membro del Cda Fincantieri, infine tesoriere al posto di Balocchi che in punto di morte gli passò i segreti dei “rimborsi elettorali” (41 milioni in 10 anni per campagne costate 3,5).

Il potere di ricatto dei tesorieri, elisir di eterna vita politica, spiega perché, da quel ruolo, si esce solo coi piedi in avanti. Quando Bossi dice “denuncerò chi ha utilizzato i soldi della Lega per sistemare la mia casa”, la prima tentazione è farsi una risata e iscriverlo al Partito dell’Insaputa, in compagnia di Scajola, Malinconico, Fede, Lusi, Rutelli & C. Ma il guaio è che, viste le pratiche dei partiti e le condizioni del Senatur, è persino possibile che il famelico “cerchio magico” di familiari e famigli agisse alle sue spalle. Se siamo a questo punto è grazie ai politici (quasi tutti) che hanno smantellato l’abuso d’ufficio, il falso in bilancio, l’uso di fatture false, dimezzato la prescrizione, evitato leggi anti-tangenti e conflitti d’interessi o per la responsabilità giuridica dei partiti, quadruplicato i “rimborsi”, legalizzato i fondi neri fino a 50 mila euro l’anno pro capite. Ma anche grazie al tradimento dei chierici che, dinanzi a un’emergenza nazionale da 200 miliardi l’anno (tra evasione e corruzione), raccontano da vent’anni la favola del “giustizialismo” e della “guerra tra politica e magistratura”.

Intanto il presidente della Commissione Trasparenza alza le mani in segno di resa. La Severino è costretta a “consultazioni” con gli sherpa dei partiti per partorire una legge che esiste da 20 anni in tutt’Europa. I partiti si fan le pippe su una legge elettorale che fa rimpiangere il Porcellum. Il capo dello Stato esala un inutile “monito” al giorno. E il governo “tecnico” perde tre mesi per l’articolo 18. In attesa della retata finale.

Noi, italiani a nostra insaputa

Sottotitolo: Ora si capisce meglio il senso di “macelleria sociale”,  bisognava arrivare alla mattanza quotidiana per capirlo;  quando due mesi fa qualcuno iniziava a preoccuparsi dell’escalation di suicidi  c’era chi parlava di cifre che rientravano nella casistica normale, che la gente si suicidava per amore, perché era depressa per fatti suoi privati. Spero che chi pensava queste idiozie oggi abbia almeno cambiato idea, anche in silenzio, senza ammettere di aver pensato e purtroppo anche detto delle cazzate.

Sarebbe già qualcosa.

Pensione tagliata di 200 euro
Anziana si suicida a Gela

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Artigiano si dà fuoco per debiti
I pm: “E’ istigazione al suicidio”

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VIDEOBLOB: SU RADIO PADANIA LA DIFESA DEL TESORIERE INDAGATO
BELSITO, DALLE LAUREE TAROCCHE ALLA TESORERIA DEL CARROCCIO
VIDEO, L’ONOREVOLE LEGHISTA CAPARINI: “IL CARROCCIO È PARTE LESA”
VIDEO – MATTEO SALVINI: “COSI’ COLPISCONO L’OPPOSIZIONE”
VIDEO – CASO TANZANIA, QUANDO PINI DICEVA: “NON C’E’ NULLA DI ILLEGALE”

FINI: “VALUTARE MODIFICHE LEGISLATIVE”

Truffa ai danni dello Stato e finanziamento illecito ai partiti a Milano, riciclaggio a Napoli. Mentre a Reggio Calabria le carte dell’inchiesta svelano il rapporto “decennale” con Romolo Girardelli, indagato come colletto bianco della cosca De Stefano (articolo di Mario Portanova). Sono queste le ipotesi di reato per Francesco Belsito, tesoriere della Lega Nord, formulate dalle tre procure nell’ambito di un’inchiesta congiunta. Dal decreto di perquisizione emerge che parte del denaro sottratto da Belsito veniva utilizzato per sostenere le esigenze della famiglia di Umberto Bossi e per i lavori alla sua villa di Gemonio (articolo di Antonella Mascali). Il tesoriere si dimette dopo un vertice in via Bellerio (leggi l’articolo). Roberto Maroni commenta: “Una buona notizia”. Mentre Berlusconi difende “l’amico Umberto” (leggi l’articolo)

(Il Fatto Quotidiano)

Se il teorema del “a mia insaputa” è potuto passare una volta poi è chiaro che la storia (come sempre) si ripete. Voglio dire: Scajola sta ancora lì, sono ancora tutti lì, Berlusconi in persona ha certificato e garantito che Bossi è innocente, perché loro sono sempre innocenti, a prescindere, secondo la teoria dell’ io so’ io e voi non siete un cazzo.

Questa è gente che non dovrebbe più uscire di casa per la vergogna e invece ce la ritroviamo perfino  nel piatto in cui mangiamo tutti i giorni.

E non succede ancora NIENTE.

Ma quanto ancora sarà possibile sopportare un governo che sta letteralmente massacrando la gente e una politica sudicia che ruba a mani basse perché glielo permettono leggi che la politica stessa ha posto in essere?

Provo molta pena per quegl’idioti che vanno a Pontida vestiti da Vichinghi, che credono ai poteri magici del Dio Po, della Padania, dei discendenti dei Celti, dei “terùn” ladri e  fancazzisti,  che pensano  sia giusto respingere disperati coi fucili, per quelli che vanno in massa  come e peggio dei talebani a riempirsi la testa con le cazzate di Bossi, Borghezio, Calderoli, Castelli, che si sposano coi riti pagani mappoi dicono di difendere i valori cristiani e la chiesa cattolica.

Gente che predicava la sua  idea di stato (quello che non c’è) e  nel frattempo rubava, strarubava non alla sua terra, quella che esiste solo nelle menti bacate dei cialtroni vestiti di verde ma a tutta l’Italia.

Più che alla disonestà vera e propria, gli scandali della Lega fanno pensare alla disperata precarietà strutturale di un partito inventato da un fanfarone di paese, finto medico, cantante fallito, che per oltre vent´anni è riuscito ad abbindolare un popolo evidentemente abbindolabile. Tutto, nella storia leghista, è improvvisato e cialtrone, a partire da quel logo fantasma, “Padania”, che non ha alcuna attinenza con storia e geografia e pare sortito da un partita notturna a Risiko annaffiata da troppo alcol. Proseguendo con il ridicolo crak del credito padano, l´inverosimile carriera politica del povero Trota, il cerchio magico con le fattucchiere e le badanti, l´università dell´Insubria, gli amiconi illetterati messi alla Rai per puro sfregio, i finti ministeri a Monza, gli elmi cornuti, gli affaroni in Tanzania…
È quasi prodigioso che con ingredienti così poveri la grande simulazione di Bossi abbia potuto reggere così a lungo. È come se un “Amici miei” di basso rango fosse arrivato a governare un Paese. Poi i giudici, non per colpa loro, arrivano sempre dopo. Dopo che milioni di italiani l´hanno bevuta, ci hanno creduto, si sono tappati occhi e orecchie per non sentire e non vedere.

(Michele Serra)

Chissà perché poi, ridono di noi? un vero mistero

Aspettando la lettera…

Il quotidiano inglese ”The Guardian” ha proposto un sondaggio: ”Merkel e Sarkozy hanno sbagliato a ridacchiare dell’Italia?”. Il 79, 4% dei lettori inglesi risponde no perché ”Berlusconi si è infilato in scandali che hanno reso l’Italia uno zimbello”.

Che piaccia o meno è così che ci vedono da fuori, dove non ci sono i minzolini, i vespa, i garimberti e compagnia che omettono, oscurano e cancellano il dissenso dai palinsesti. In nessun altro paese si sarebbe data la possibilità di ‘rimediare’ ad errori che sarebbero costati le dimissioni immediate di chiunque, fosse anche un presidente della repubblica. Per non parlare di un parlamento composto per i due terzi da imputati, indagati, inquisiti, prescritti e condannati.

E quella stronza che si spaccia per ministro ( dell’istruzione… “se lei ripercorrirebbe”: è solo l’ultima perla di questa ignorantona nelle cui mani sono affidate le sorti degli studenti di questo paese) ieri sera ha avuto pure il coraggio di dire che se berlusconi e il governo italiano sono invisi e malvisti dai tre quarti del pianeta la colpa è di quel che scrivono i giornali ‘comunisti’.

Punto e virgola, Massimo Gramellini – La Stampa

Grazie alla cortese collaborazione dei magistrati intercettatori Totò Stalin e Peppino Guevara, siamo in grado di fornirvi il testo della storica lettera all’Unione europea che Bossi ha dettato ieri sera a Berlusconi.

«Giovanotto, carta penna e calamaio. Scriviamo… Hai scritto? Comincia, su. Signora Merkel, veniamo noi con questa mia a dirvi , una parola sola: adirvi, che, scusate se sono poche, ma 5 ville in Sardegna noio ci fanno comodo, specie quest’anno che c’è stata una grande moria delle vacche, come voi ben sapete. Punto, due punti, ma sì, Silvio, fai vedere che abbondiamo: abbondandis in abbondandum. Queste ville servono a che voi vi consola-

consolate, non Consuelo a Linate, non mi far perdere il filo, che ce l’ho tutta qui… a che voi vi consolate dai dispiacere che avreta.. avreta, smetti di fare quella faccia: avreta è femminile, Merkel è una femmina, no? Perché – aggettivo qualificativo, ho chiesto a Calderoli – dovete lasciare in pace i pensionati, ché i ministri, che siamo noi medesimi in persona, vi mandano questo… Incartami il contratto delle tue ville, su. Perché i pensionati sono vecchi che invecchiano, che si devono prendere una pensione e che hanno la testa al solito posto che a voi signora Merkel manca, e cioè sul collo. Punto e punto e virgola. Lascia stare, abbonda, che poi dicono che noi padani siamo tirati, siamo provinciali. Salutandovi indistintamente. I ministri Bossi e Berlusconi , apri una parente, (che siamo noi) . Silvio, hai aperto la parente? Chiudila e andiamo a casa. S’è fatto tardi».


Ma che abbiamo fatto di male, per meritarci tutto questo?

Sottotitolo: Memories 
Ricordiamoci sempre che Berlusconi fu colui che disse che Eluana Englaro “sarebbe potuta restare incinta e avere figli”. Tutto il resto, le grandi opere, i piani per lo sviluppo, le manovre, i ponti sul nulla, la cura del cancro, il completamento della Salerno Reggio Calabria nel 2013, il “meno tasse per tutti”, il più grande statista della storia italiana, le feste eleganti, la rivoluzione liberale, il nuovo miracolo, l’imposizione dell’osceno Minzolini al Tg1, l’aria fritta dei discorsi alla Camera come quello di ieri, sono quisquilie, bazzecole, pinzillacchere rispetto a quella sortita che diede la misura miserabile dell’uomo. (Vittorio Zucconi)

 HA PARLATO BERLUSCONI:
Borsa di Milano -3,71%
Spread sopra quota 370.

A 400 diamo la manina alla Grecia e ce ne andiamo allegramente verso il disastro definitivo. Ma non è delle cazzate del pornoduce e degli sbadigli (11, 12, quanti erano?)  di quel che resta di bossi che voglio parlare. Mi voglio rivolgere delicatamente a Bankitalia che ha avuto la brillantissima idea di chiedere che venga ripristinata l’ICI sulla prima casa.  “Auspicabile una riflessione per reintrodurre dell’Ici sulla prima casa?” No, sarebbe  auspicabile che ve ne andaste a fare in culo e che la smettiate di derubare la gente che lavora onestamente. Sarebbe auspicabile che invece di chiedere che si faccia cassa sulle spalle di chi le tasse le paga e le ha sempre pagate, questi autorevoli banchieri dicano una volta e per tutte a quella banda di impostori, di abusivi della politica che si spaccia per governo che sono degl’incapaci totali che stanno sperperando in modo osceno i soldi dei contribuenti. 

Il capo della ricerca economica di Bankitalia ci mancava. Se il rimedio contro la crisi consiste sempre e solo aggiungendo e aumentando le  tasse facendo credere che non è vero ma che se anche lo fosse che quella è l’unica soluzione, vuol dire che  tutti possono fare i banchieri intelligenti e i presidenti del consiglio migliori degli ultimi 150 anni.

 Io ci voglio stare nello stato, ma non voglio che lo stato si prenda gioco di me.

Bankitalia vuole ripristinare l’ICI sulla prima casa? triplicarla invece sulle megaville dei truffatori evasori sparse in tutta Italia, no, pare brutto.

 La possibilità di andare a prendere i soldi dove sono uno stato serio ce l’ha e non è possibile continuare a spremere chi fa fatica a mettere insieme il pranzo con la cena. Giorni fa sentivo  che entro l’anno prossimo è prevista la consegna di quasi 800 super yacht, chi li ha comprati? con quali soldi? il governo serio di uno  stato appena un po’ normale ha tutti gli strumenti  per vedere chi vive al di sopra delle possibilità che realmente denuncia. Chi ha il suv da 100.000 euro, l’attico in città e la villa al mare, va regolarmente in vacanza almeno due volte l’anno non può denunciare cifre da impiegato statale , è scienza esatta, questa. E se lo fa, lo stato deve andare a vedere dove e come vive, cosa e quanto mangia, quanto spende per vestirsi.  C’è gente  che vive nell’agio e nel benessere ma che è riuscita ad ottenere  perfino l’esenzione dei ticket truffando lo stato cioè noi  mentre i noi tapini e meschini dobbiamo pagare tutto fino all’ultimo centesimo, anche per chi non lo fa.

Quando alla banca non arrivano le rate del mutuo (concesso con tassi da usura) pagate non ti viene mica incontro, ti leva la casa, e allora non vedo nessuna ragione perché l’associazione di tutte le banche italiane si permetta  di suggerire al governo di continuare a chiedere soldi a chi gliene dà già in  abbondanza non ricevendo neanche un terzo dei servizi che gli spetterebbero di diritto invece di suggerire, chenesò? di tagliare ma sul serio quei privilegi di cui beneficiano anche gli operatori bancari.   Adesso, nel questionario del censimento ci chiederanno fra le altre cose come abbiamo pagato matrimoni e funerali,  e magari anche se l’idraulico e il gommista fanno la ricevuta fiscale , cioè,  lo stato chiede ai cittadini semplici, onesti e senza un soldo di aiutarlo a smascherare gli evasori facendo la spia perché da solo non ce la fa.E chissà se  un po’ di vergogna da qualche parte ci sarà rimasta.

 A chi si compra due camere e cucina tra mille sacrifici lo stato non dà niente, però poi chi  una casa la compra, non la chiede al comune né ha la possibilità di averne una ‘a sua insaputa’,  deve dare allo stato perché una casa di proprietà “fa reddito”, anche se ci hai messo 25 anni per pagartela e hai dovuto rinunciare a tutto per riuscirci. 

Intanto l’ICI potrebbe pagarla il vaticano, per esempio, e con gli arretrati possibilmente, ci metteremmo un secondo a sistemare il bilancio e a risolvere la crisi. Ma questa, lo so, non è una buona idea come quella di Bankitalia.