Maledetta primavera [che non ne vuole sapere di arrivare]

Un rapporto rivela: “L’opposizione ha salvato 5098 volte la maggioranza”

I dati vengono dall’analisi dell’associazione Openpolis. Tra i deputati della Camera, quello che ha favorito più volte il governo Berlusconi non presentandosi in aula, è il segretario del Partito democratico Pierluigi Bersani.

La cosa grottesca è che fare certe considerazioni venga considerata dietrologia. Nella politica non esistono dietrologie, perché tutte le azioni sono il frutto di altre, come in un effetto domino il caos di oggi non si può non imputare all’incapacità di altri, di scelte fatte in precedenza. E in questo periodo storico così disastroso sotto molti punti di vista in Italia, mi piace sempre ricordare che, Costituzione alla mano, non quella che ha letto d’alema [forse], berlusconi, l’artefice principale del disastro attuale ma che non sarebbe mai riuscito nell’impresa se non avesse trovato sponda nella politica in modo rigorosamente trasversale e anche nel presidente della repubblica che non gli ha negato mai una firma né la difesa [specialmente nella sua eterna partita con la Magistratura] nascondendola dietro quella per l’istituzione, non avrebbe mai potuto accedere alla carriera politica.

Questo è sempre il punto da cui partire, per non dimenticare che tutti gli orrori si possono ripetere.

 

 

Siccome sono già in tanti a farlo ho deciso che non mi unirò alla guerra totale a Grillo. 

Vedo gente che non fa praticamente nient’altro dalla mattina alla sera, ma a me non è mai piaciuto far parte di nessun esercito né club, figuriamoci di un clan, anzi più di uno che notte e giorno sono impegnati a fare ricerche, a portare in evidenza “…quella volta che Grillo ha fatto, o ha detto” come se fosse il più sensazionale degli scoop.

Le maggioranze non sono sempre affidabili: vent’anni di mussolini e diciotto di berlusconi dovrebbero avercelo insegnato molto bene.

Ma gl’italiani sono specialisti nel fare danni e poi dimenticarsene.

Capisco che ci sono persone che devono farlo per mestiere, anche se scoprire cose che nulla c’entrano con l’azione politica del MoVimento equivale a far passare un Magistrato per uno con problemi psichici solo perché indossa un paio di calzini blu, o un altro inaffidabile perché in gioventù ha avuto un flirt con un comunista e l’ha perfino baciato.
Insomma, la macchina del fango ha diversi modelli e cilindrate, c’è quella potente supportata da mezzi  altrettanto potenti – per esempio i giornali e le tv di berlusconi – ma può trasformarsi in un’utilitaria piuttosto malconcia peraltro quando a guidarla sono persone che non dovrebbero avere nessun interesse a concentrare tutte le loro attenzioni su un unico argomento, in modo quasi compulsivo, per cosa poi? per una comparsata in tivvù delle loro pagine sui social network…no, non è roba per me.

Tutti sfruttiamo il web, anche per meri motivi di narcisismo, che, finché è buono non c’è nulla di male, triste è quando si trasforma in voglia di esibizionismo.
Io, preferisco di no, preferisco spaziare, guardarmi intorno, occuparmi di tante cose ed, eventualmente anche di Grillo e dei 5s quando fanno o dicono cose su cui non si può proprio sorvolare.
Ad esempio di un Magistrato antimafia minacciato dalla mafia e verso il quale nessuna isituzione ha speso una parola di sostegno, di solidarietà, nemmeno un minimonito di Napolitano ha interrotto per un attimo la consuetudine degli argomenti tutti uguali e noiosissimi di questi giorni. 
Penso che libertà significhi anche questo, non unirsi a nessun coro, valutare quando è il caso di preoccuparsi, agitarsi e quando no, e di farlo in piena autonomia di pensiero, come ho sempre fatto, qui e fuori di qui.

La ministra che dice bugie
Marco Travaglio, 4 aprile

Qualche ingenuo si aspettava forse una parola di solidarietà del governo al pm Nino Di Matteo finito nel mirino di Cosa Nostra. Chissà, magari, se non è chiedere troppo, anche un mezzo monito di Napolitano. O un paio di monosillabi del Csm e dell’Anm. Invece niente, silenzio di tomba. Anzi, peggio. La ministra della Giustizia Paola Severino ha parlato, ma per elogiare il Pg della Cassazione Gianfranco Ciani che ha appena promosso l’azione disciplinare contro Di Matteo. L’elogio, reso noto dallo stesso Ciani dinanzi al Csm che l’ha molto applaudito, è contenuto nella risposta scritta della Guardasigilli a una vecchia interrogazione della fu-Idv sulle pressioni esercitate un anno fa da Ciani sull’allora Pna Piero Grasso, affinché intervenisse sulle indagini della Procura di Palermo sulla trattativa Stato-mafia, come gli avevano chiesto l’indagato Mancino e il presidente Napolitano. Il 19 aprile 2012 il Pg convocò Grasso in Cassazione e gli chiese di avocare le indagini oppure di “coordinarle” con quelle della Procura di Caltanissetta (che indaga su tutt’altro). Grasso, correttamente, respinse le due proposte indecenti, spiegando di non avere poteri di avocazione né di indirizzo e, quanto al coordinamento, esso era già assicurato dal Csm con un protocollo del 28 aprile 2011 sempre rispettato dalle due Procure. L’Idv chiedeva se non fosse il caso di promuovere l’azione disciplinare contro il Pg, ma la Severino ha risposto picche sperticandosi in peana a Ciani. Purtroppo, nell’empito elogiativo, è incorsa in alcune bugie davvero gravi per un ministro, per giunta della Giustizia. Forse perché si è bevuta la versione dell’alto magistrato, purtroppo contraddetta dalle carte. Ciani assicura di non aver mai chiesto a Grasso né di avocare né di indirizzare l’indagine di Palermo, limitandosi a svolgere la sua normale funzione di sorveglianza. Il che, scrive la Severino, risulterebbe “dal tenore della relazione redatta da Grasso su richiesta esplicita del Pg”. Prima bugia: fu Grasso, come ha raccontato lui stesso in varie interviste, a pretendere che il Pg gli mettesse per iscritto le sue richieste, così da potergli rispondere a sua volta nero su bianco e lasciare traccia dell’accaduto. Seconda bugia: nel verbale della riunione si legge che il Pna Grasso “precisa di non avere registrato violazioni del protocollo del 28.4.2011 tali da poter fondare un intervento di avocazione a norma dell’art. 371-bis Cpp. Il Pna rimetterà al Pg un’informativa scritta”. L’esatto contrario di quel che affermano Ciani e Severino. Del resto, se il Pg non avesse chiesto a Grasso di avocare l’indagine, perché mai Grasso avrebbe risposto di non poterla avocare? Terza bugia: Grasso ha ricostruito i fatti in un’intervista del 22 giugno 2012 alla nostra Sandra Amurri. E ha raccontato di avere respinto le richieste del Pg non solo di avocare, ma anche di indirizzare e influenzare i pm di Palermo: “Mi è stata richiesta (da Ciani, ndr) una relazione sul coordinamento tra le procure. Ho espresso la volontà che mi venisse messo per iscritto. Mi è stato fatto presente che era nei suoi poteri chiederlo verbalmente. Il 22 maggio ho risposto per iscritto specificando che nessun potere di coordinamento può consentire al Pna di dare indirizzi investigativi e ancor meno di influire sulla valutazione degli elementi di accusa acquisiti dai singoli uffici giudiziari”. Peccato che Ciani e Severino dicano l’opposto. Si spera che Grasso, divenuto nel frattempo presidente del Senato, li smentisca (non foss’altro che per non dover smentire se stesso). E soprattutto che, risolta la questione, qualcuno si decida a dire due parole su Di Matteo che rischia la pelle a Palermo proprio per quelle indagini così popolari nel Palazzo. Ma forse l’elogio del ministro al Pg che ha trascinato Di Matteo dinanzi al Csm basta e avanza a farci capire da che parte sta lo Stato: dalla solita.

Ma che bel paese, l’Italia

Sangue sul Monte dei Paschi di Siena
Si uccide l’ex portavoce di Mussari

David Rossi, 51 anni, capo area comunicazione della banca, si è buttato dalla finestra del suo ufficio

Dal Banco Ambrosiano a Parmalat, i casi di suicidio dei ‘custodi dei segreti’ negli scandali finanziari

Quando succedono cose molto gravi c’è sempre la vittima che paga per tutti.
Chissà come mai l’ex portavoce di Mussari, direttore della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena  si è suicidato.
E chissà perché invece di suicidarsi le persone non si liberano, dicendo quello che sanno, perché chi si suicida qualcosa la sa, cose talmente gravi da non riuscire a portarne il peso.
E chissà perché una vita umana deve valere meno di uno scandalo finanziario, l’ennesimo, sul quale, come sempre accade in questo paese, non si saprà mai la verità.

Ora mi aspetto – dopo la santanchè che puntuale è arrivata con le sue dichiarazioni contro la Magistratura colpevole di indagare sulle ladrate anche quando riguardano eccellenze e istituti come le banche – che  qualche altro solone  dica che Marco Lillo, il giornalista del Fatto Quotidiano  che ha dato la stura a questa porcheria riguardo MPS, avrebbe dovuto farsi i fatti suoi, così come dissero di Rizzo e Stella quando uscì La casta, il libro sui ladri di stato. Perché in questo paese come al solito il colpevole della febbre non è l’infezione, ma il termometro che se ne accorge.

Perugia, gli negano finanziamento
Uccide due impiegate regionali

L’assassino/suicida di Perugia aveva un porto d’armi per attività sportiva, ecco, io mi aspetto che chi usa un’arma per sport, quando non fa sport sia OBBLIGATO a riconsegnarla e che non si vendano armi che uccidono a chi non ha una licenza di uccidere ma solo quella  di poter giocare con un’arma. Specialmente quando le condizioni di salute non dovrebbero consentire il possesso di un’arma.

Posto che a me quelli a cui piacciono le armi anche solo per gioco proprio non riescono a piacermi mai.

Una persona normalmente equilibrata non dovrebbe avere una certa adorazione per le armi.

Chi ha ucciso ieri aveva acquistato l’arma solo qualche giorno fa.

La crisi sarà anche responsabile delle innumerevoli tragedie, suicidi, che accadono fra cui quella, inspiegabile, di ieri che ha avuto come vittime due incolpevoli impiegate di un ufficio di rappresentanza di parte dello stato.
Impiegati e funzionari dello stato non c’entrano nulla coi nostri problemi personali, sono persone che molto spesso vivono gli stessi problemi di chi vorrebbe riversare su di loro i suoi. Una delle due donne uccise era una precaria.

Ma quanto è colpevole uno stato in cui si può vendere un’arma da fuoco a una persona che in passato ha avuto problemi psicologici? quanto è responsabile uno stato dove i governi non impongono leggi severe per obbligare ai controlli medici chi compra e detiene armi per attestarne la salute sotto il profilo psicofisico? perché avere in tasca un po’ di marijuana che fino a prova contraria non ammazza nessuno deve essere un reato e significa rischiare l’arresto, la galera come è accaduto a Stefano Cucchi  che da quella galera è uscito da morto mentre chi si tiene una pistola in tasca in casa non viene controllato da nessuno? sarebbe troppo pretendere che lo stato, visto che dei nostri soldi vuol sapere tutto per mezzo del controllo nei nostri conti in banca, col redditometro, organizzasse anche una banca dati dove registrare chi ha turbe psichiche affinché non abbiano mai la possibilità di acquistare armi – nonché quelli che già le posseggono per invitarli periodicamente a farsi visitare –  e che chi vende armi da fuoco come minimo debba pretendere un certificato medico dall’acquirente? quello che più di tutto manca in questo paese è la serietà di chi è chiamato a pretendere che responsabilità e serietà vengano poi messe in pratica anche dai cittadini.

Una semplice patente di guida richiede  controlli più frequenti del possesso di un porto d’armi: è normale? io dico di no.

Pd, Bersani: ‘Noi mai con il Pdl’
D’Alema: ‘Complesso dell’inciucio’

Qualcuno dicesse all’altro dissociato da se stesso, che “il complesso dell’inciucio” ha un nome e un cognome, con un piccolo sforzo di autocritica può arrivarci anche da solo a indovinare. E che non ci sarebbe nessuna paura di compromessi politici, quando sono finalizzati DAVVERO al bene comune e non, come è sempre accaduto in questi ultimi tre lustri, al salvataggio di chiappe ‘eccellenti” e ancorché flaccide.

Mission impossible
Marco Travaglio, 7 marzo

 

Ieri Bersani era chiamato al massimo sforzo per rendere almeno possibile la mission impossibile di un governo Pd-M5S. E in un certo senso il suo massimo l’ha dato con gli 8 punti del “nuovo” programma. Purtroppo il suo massimo è molto meno del minimo che potrebbe consentire ai neoeletti del M5S di giustificare davanti ai loro elettori l’eventuale appoggio a un governo. E quel minimo potrebbe garantirlo solo un’alta personalità della società civile, non compromessa con i partiti e gl’inciuci dell’ultimo ventennio: come ha proposto Santoro. Anche perché dire “mai al governo con B” mentre si governa con B. da 16 mesi, fa sorridere (“mai più al governo con B.” sarebbe più credibile). Intendiamoci: fra gli 8 punti ci sono anche cose buone. Che però — a parte la legge elettorale alla francese — sono pure le più vaghe o diluite in tempi lunghi (e nei tempi lunghi saremo tutti morti): rinegoziare in Europa i vincoli di bilancio, peraltro sottoscritti da Monti con l’appoggio del Pd; salario minimo per chi non ha lavoro, che peraltro il Pd definiva insostenibile quando lo proponeva Grillo; norme costituzionali per abrogare le province e dimezzare i parlamentari; legge sulla responsabilità giuridica dei partiti; tagli e taglietti qua e là su compensi e poltrone negli enti locali; nuove norme su corruzione, falso in bilancio, reati fiscali, autoriciclaggio, voto di scambio e addirittura riforma della prescrizione (appena accorciata dalla legge Severino, su proposta del Pd, con salvataggio di Penati e delle coop rosse); e altri bei propositi. Non una parola sui cavalli di battaglia del M5S che l’han portato al successo in tutt’Italia e addirittura al trionfo in Val Susa, a Siena, a Taranto e così via: via i fondi pubblici a partiti e giornali; via le leggi 30 e Fornero; via dal Parlamento tutti i condannati, anche sotto i 2 anni; no alle grandi opere inutili, dal Tav Torino-Lione al Terzo Valico, e agli F-35; via i sussidi a banche e imprese private (Mps, Fs, Autostrade ecc.); basta con i Riva che violano la legge all’Ilva; inversione di rotta sui rifiuti, per ridurre progressivamente i materiali inceneriti; antitrust per tv e pubblicità; ritiro delle truppe dall’Afghanistan; tetto alle pensioni d’oro. Totalmente ignorata anche la campagna online di MicroMega , che ha raccolto 130 mila firme in cinque giorni, per dichiarare subito ineleggibile B. ai sensi della legge 361/1957 sui concessionari dello Stato. Anzi il modello da seguire per i conflitti d’interessi è la legge-brodino approvata in commissione “alla Camera nella XV legislatura” (2006-2008). Una barzelletta. Il testo, scritto da Franceschini, Bassanini e Violante (“Si tratta di perfezionare la legge Frattini”) e nobilitato dalle firme di Elia e Onida, riguarda solo i conflitti dei membri del governo, non dei parlamentari; e soprattutto non prevede alcuna ineleggibilità, ma solo il passaggio delle azioni delle imprese del titolare del conflitto a un blind trust, un fondo cieco. Ma così si può risolvere il conflitto d’interessi “attivo”: quello di chi, al governo, potrebbe legiferare a vantaggio delle proprie aziende. Non certo quello “passivo”: di chi, al governo, viene favorito dalle proprie aziende — tipo tv e giornali — nel mantenere o nell’acquisire consenso presso l’opinione pubblica. Insomma, se B. rimane un semplice parlamentare, anche se diventa capogruppo del Pdl o presidente del Senato, non gli succede niente; casomai tornasse al governo, le sue azioni di Mediaset, Mondadori ecc. finirebbero nel fondo cieco, ma i suoi giornalisti continuerebbero a vederci benissimo (e comunque, a quel punto, potrebbe abrogare la legge). Sarà un caso, ma il primo a escogitare il blind trust (Montanelli lo chiamava “blind truff”) per risolvere il conflitto d’interessi di B. era stato, nel 1994, lo stesso B. Insomma, i 5Stelle un governo Bersani non possono appoggiarlo. Ma Berlusconi sì.

Ancora sugl’impresentabili

Preambolo: è ufficiale.  Il Dio di Obama è migliore di quello dei nostri ipocriti e vergognosi politici italiani.
Perché è vero che il presidente americano giura sulla bibbia di impegnarsi “con l’aiuto di Dio” ma poi non si limita a recitare il rosario, dice cose importanti e in parte  le fa. Non usa Dio per nascondersi, per inventarsi assurde questioni di coscienza che impediscono il progresso come invece fanno gli indegni rappresentanti dello stato italiano.

Usa, Obama giura e parla al popolo
“Pieni diritti per gay e lesbiche”

Sottotitolo: Bersani su Ingroia a “Lo Spoglio”;  “Che sinistra è quella che rischia di far vincere la destra? Questo è il punto, mi faccia un Twitter…”

Ingroia su Twitter: “La tua”.  ^_^

Se facessi la giornalista sarei onorata di essere denunciata da uno come crisafulli, un indecente rappresentante di un partito, il pd, che invece di incassare e battere in ritirata alza il tiro incolpando un giornale di scorrettezza per aver informato i suoi lettori circa le credenziali di chi avrebbe preteso di essere inserito nella coalizione di chi dovrà, dovrebbe, vorrebbe governare questo paese. Tutti con la querela, la denuncia, la richiesta di risarcimento in tasca, ma di fare le persone serie non se ne parla proprio. Occhio che se cominciamo a chiederli noi i risarcimenti non vi basterà nemmeno la prossima vita per pagare.

Tutti a dare addosso a Di Pietro per aver dato residenza a gente del calibro di scilipoti, de gregorio e razzi ma nessuno che abbia fatto lo stesso nei confronti di chi ha offerto la stessa possibilità a gentaglia che messa di fronte alle sue responsabilità invece di tacere chiede perfino il risarcimento. 
I miei complimenti al Fatto Quotidiano per tutte le volte che, grazie alle sue inchieste, è riuscito a smascherare pubblicamente tutto quello che la politica ci teneva, invece, a nascondere, a non far sapere in giro. 

Ad uno che usa i soldi pubblici per farsi pavimentare la strada comunale che porta a casa sua dovrebbe essere impedito di fare anche semplicemente il rappresentante di classe nella scuola dei figli, altroché candidarsi nella politica locale e nazionale. Cominciamo a a ripristinarlo sul serio questo senso della legalità tanto invocato, senza strizzare l’occhio all’estortore perché ricattare il calciatore miliardario è senz’altro meno grave che sciogliere bambini nell’acido. La pena per l’estortore, il boss assassino e il politico che compie il reato di malversazione [negli States li buttano in galera e si perdono le chiavi, per dire] dovrebbe deciderla un giudice, non il comune sentire di chi non riesce ad abituarsi all’idea che la legge anche in Italia deve essere uguale per tutti.

Crisafulli vs Il Fatto
“Io fuori, colpa vostra”

Pdl in Campania “sacrifica” Cosentino
E in Sicilia fa il pieno di impresentabili

Liste pulite

[Alessandro Gilioli – Piovono rane]

Quindi, dopo aver risolto il caso Cosentino, hanno in lista solo Verdini, Cesaro, Farina, Razzi, Scilipoti, Polverini, Formigoni, Angelucci, Cicchitto, Capezzone, più Minzolini e il potente cognato di Previti, Gianni Sammarco.

Onestamente, il bar di Guerre Stellari continua a fargli una pippa.

Nick ‘o ‘mericano

Nicola Cosentino nel settembre 2008 venne pubblicamente accusato di aver avuto un ruolo di spicco nell’ambito del riciclaggio abusivo di rifiuti tossici attraverso la società per lo smaltimento dei rifiuti Eco4 come emerse dalle rivelazioni di Gaetano Vassallo, un imprenditore reo confesso di aver smaltito abusivamente rifiuti tossici in Campania attraverso la corruzione di politici e funzionari. 
Quando Vassallo si presenta ai magistrati dell’Antimafia di Napoli è il primo aprile. Mancano due settimane alle elezioni.
Due mesi dopo, Michele Orsi, uno dei protagonisti delle rivelazioni fu assassinato da un commando di killer casalesi. 42 giorni dopo Nicola Cosentino, il più importante parlamentare da lui chiamato in causa, diventa sottosegretario del governo berlusconi.
Il 12 gennaio del 2012 il parlamento vota per la seconda volta no all’arresto del parlamentare in odor di camorra. Decisivi al suo salvataggio – che lo dico a fare – i radicali che in sei avevano espresso la loro contrarietà e la lega del miglior ministro dell’interno maroni, quello che tanto si è prodigato alla lotta antimafia da commuovere financo l’ex superprocuratore Grasso appena assunto nel piddì di Bersani che aveva pensato ad un premio speciale per il governo di b proprio per il suo ottimo contributo alla lotta antimafia.

Ecco, ad esempio Cosentino era uno di cui non si doveva più parlare ma non in qualità di incandidabile perché impresentabile, non si doveva parlare di lui proprio come persona che ha problemi con la legge e quindi estranea al dibattito politico. In un paese normale chi ha problemi con la legge si fa da parte quando si presentano i problemi, non quando gli torna utile [tipo quando ha la valigia pronta come l’altro:  il ‘senatore’]. Ma noi abbiamo un parlamento pieno di coscienze variegate, sarebbe stato troppo normale votare sì all’arresto non dico la prima volta ma almeno la seconda. A quest’ora probabilmente quello che doveva dire lo avrebbe detto e ci saremmo già alleggeriti pure di qualche altro pezzo. A me piacerebbe tanto sapere a chi conviene ed è convenuta  la presenza di questi farabutti mascalzoni in parlamento; chi andrà a governare dovrebbe prendersi la responsabilità di spiegarlo agli italiani.

E, per concludere trovo indecente la quantità di sostegno offerto all’estortore latitante Fabrizio Corona  sulla sua pagina di facebook di cui si è tanto parlato in questi giorni.
C’è gente che pensa che il ricatto, l’estorsione siano reati di serie b, così come deve averlo pensato Napolitano a proposito della diffamazione quando ha praticamente graziato con un buffetto da 15.000 euro il recidivo sallusti.
Questo è un paese eticamente alla rovina non certo SOLO  per colpa di berlusconi che ha trovato la strada bella, pronta e spianata ma perché è la stragrande maggioranza della gente ad aver perso il senso delle cose e della misura,  ad essere proprio allergica al rispetto delle regole, anche quelle che riguardano la legalità e che sono necessarie per una convivenza il più possibile civile. 

Tiritiritu? Marco Travaglio, 22 gennaio

Il guaio non è il concetto, è la parola: “impresentabile”. Che fa impazzire il partito più impresentabile dell’universo e scatena il coro delle voci bianche, anzi marron: “Impresentabile a me? E tu allora? E lui? E voi?”. È tutta una catena, che nessuno ha mai tirato: appena scopri un impresentabile, quello ne scopre subito un altro più impresentabile di te. Il problema si aggrava se, a pretendere liste presentabili, è il più impresentabile di tutti: quello che spolvera le sedie degli altri sperando che nessuno spolveri la sua. Pagheremmo qualunque cifra per assistere in diretta, nascosti dietro la statua di Priapo, al vortice dei vertici diurni e notturni convocati a Palazzo Grazioli — già sede dei bungabunga, anzi delle cene eleganti con gare di burlesque — per ripulire le liste del Pdl. I Mastrolindo ufficiali sono B. (dall’alto dei suoi 26 processi, 7 prescrizioni, 2 amnistie, 3 insufficienze di prove, 3 reati depenalizzati da lui stesso, 1 condanna in primo grado per frode fiscale), e l’on. avv. Ghedini, che ieri tomo tomo cacchio cacchio ha confessato al Tribunale di Milano: “Devo scegliere fra il ruolo di difensore del Cavaliere e quello di candidato in campagna elettorale”. Le tre giudicesse comuniste e femministe lo guardavano strano: “E lo vieni a dire a noi?” Intanto il Cainano spiegava a Scajola: “Guarda caro, purtroppo i sondaggi della Ghisleri parlano chiaro: senza impresentabili guadagniamo 2 punti e 1 milione di voti”. Al che Sciaboletta, indagato soltanto per finanziamento illecito per la casa pagata da un altro a sua insaputa, faceva: “Quindi ti ritiri tu?”. E l’altro: “No, tiritiritu”. “Uno scioglilingua?”. “No, un ordine”. Comprensibilmente prostrato dall’esser giudicato impresentabile dal più impresentabile di tutti, che fra l’altro si presenta, Scajola cadeva in uno stato di profonda prostrazione. Una larva umana. Specie quando scopriva che al suo posto, in Liguria, entra Minzolingua, imputato per peculato perché usava la carta di credito Rai per fare il giro del mondo mentre risultava in ufficio al Tg1, dunque molto presentabile. Lui però giura che non è vero niente. A Marrakech, per esempio, era in missione top secret per incontrare una fonte riservatissima, che ovviamente non può rivelare: “un agente dei servizi che mi svelò le infiltrazioni jihadiste in Marocco”. O magari un nipote di Mubarak che cercava la sorella. In un’altra stanza s’incontravano Al Fano, quello del Partito degli Onesti, e per contrappasso Nicola Cosentino in arte Nick o’ Mericano. Alle parole “passo indietro” di Angelino, Nick tentava di mettergli le mani addosso, anche perché l’amico coindagato Luigi Cesaro, detto Giggino a’ Purpett, dalle liste non lo smuove nessuno. Nick, mollata per un attimo la giugulare di Angelino Jolie, chiedeva di parlare col principale, che intanto pontificava a Sky: “Cosentino è sub judice “. Il che, detto a uno con un piede in tribunale e uno in galera, insomma più sub judice così si muore, non è per nulla carino. Quando poi, a pranzo, il Cainano gli ha garantito “farò di tutto per tenerti dentro”, si è temuto per la sua vita. “Dentro” in che senso? Da due giorni e due notti, frattanto, campeggia all’addiaccio sotto Palazzo Grazioli il povero Alfonso Papa, che “dentro” ci è già stato per tre mesi e vorrebbe evitare di tornarci, ma nessuno lo riceve e quelli che escono fanno finta di non conoscerlo. Vagli a spiegare che lui è impresentabile mentre Fitto, per cui ieri il pm ha chiesto 6 anni e mezzo per corruzione, peculato, illecito finanziamento e due abusi, è presentabilissimo. Anzi è lui che fa le liste del Partito degli Onesti con Verdini, un altro che ha più processi che capelli in testa. 
A un certo punto un improvviso spostamento d’aria faceva tremare il palazzo: era Nick o’ Mericano che fuggiva con le liste e le firme del Pdl campano, destinazione ignota. Noi, per quel che può valere, siamo con lui.

Ritardati morali [cit. Beppe Grillo]

Preambolo: ‎“Eventuale sostegno aereo” dicono Di Paola e Terzi. Bene, mandiamo i nostri aerei in Mali. Un’altra guerra. Anche no. Anche basta. 

Anche leggete l’articolo 11 della Costituzione, prima di dire cazzate. [Maso Notarianni]

Sottotitolo: Il voto cosiddetto utile sarebbe come lasciare le chiavi di casa alla domestica che si è fregata l’argenteria dopo averla licenziata. 
Giusto per usare una metafora semplicissima.

Progressisti, europeisti, conservatori? No, due ipocriti [Pasquale Videtta]

L’infallibile professore ha confessato di aver votato b nel ’94, di averlo scelto perché si era fidato della sua promessa di una rivoluzione liberale. 
Quando b si presentò davanti agli italiani e in modalità urbi et orbi annunciò la famosa discesa in campo qualche fattarello del personaggio si conosceva già ed è impossibile che il professore ne fosse all’oscuro. E infatti ha candidamente ammesso che la questione del conflitto di interessi era ben chiara fin dall’inizio. Però lo ha votato lo stesso. Già questo dovrebbe come dire? inquadrare meglio la persona Monti, far comprendere quale idea di stato abbia in mente. Oggi questo nuovo statista, nominato perfino senatore a vita per aver illustrato così bene il nostro paese come recita la Costituzione, per averlo magnificato coi suoi meriti artistici, letterari, umanitari ci ha mostrato il suo vero volto: quello di uno dei tanti a cui non interessa affatto il bene dei cittadini di questo paese ma che invece, come prima istanza ha ritenuto opportuno precisare ai residenti di uno stato estero che non è nelle sue intenzioni rivoluzionare alcunché e, in concomitanza con la pubblicazione di un articolo su L’Espresso dove c’è scritto che “la chiesa non si fida più di Monti” lui ha pensato che fosse opportuno tranquillizzare non gli italiani che eventualmente sceglieranno di votare la sua lista ma direttamente lo stato maggiore del vaticano con le dichiarazioni rese ieri sera a Ilaria D’Amico. Dunque l’idea europeista di Mario Monti passa per l’ossequio al vaticano, ed è facilmente intuibile che la stessa idea si estenda poi a tutti coloro che sceglieranno di affiancarsi al professore, di permettergli di avere voce in capitolo in un’eventuale coalizione di governo targata centrosinistra. E’ facilmente immaginabile che nel dibattito politico argomenti inerenti ai diritti civili non troveranno – e non per questioni di tempi – il giusto spazio né la giusta considerazione che dovrebbero invece avere in una democrazia civile, liberale e moderna. Non dovrebbe essere difficile per nessuno comprendere che chi vota Monti sa che le decisioni di Monti saranno subordinate ai soliti desiderata della chiesa ma che lo saranno anche quelle di chi pensa che farsi in qualche modo aiutare dal professore faccia parte della strategia più utile da adottare.

 

Dell’idea centrista di Monti riderebbe anche un bugiardo come Aznar il cui governo approvò la legge sulle unioni omosessuali che fu solo perfezionata col matrimonio da Zapatero. Per non parlare di quell’estremista di Cameron, di quel comunistaccio di Hollande e, in generale, di tutti i governanti delle democrazie europee liberali e moderne che se ne sono sempre strafregati di ciò che poteva dare un dispiacere agli invasori in gonnella;  questi mantenuti ingrati a cui nessun politico italiano ha avuto mai il coraggio di ricordare quali e quanti privilegi abbiano avuto ed hanno dallo stato italiano e invece di incassare e zitti pretendono sempre di più perché sanno che ci sarà sempre chi si spertica per accontentarli prim’ancora che esca un filo di fiato dalle loro bocche. Un po’ come accadde con Matteotti che fu aggredito e ucciso non perché mussolini avesse chiesto esplicitamente la sua testa ma perché chi lo rapì per ammazzarlo aveva pensato che a mussolini avrebbe fatto piacere.

Se la famiglia è solo quella fra una donna e un uomo [ma non era il matrimonio, mò addirittura tutta la famiglia è un uomo e una donna? andiamo bene, a furia di ripetere la filastrocca non si accorgono nemmeno delle cazzate che dicono] bisognerebbe – per coerenza – riconoscere a lesbiche e omosessuali lo status di cittadini aventi diritti per metà e su quello regolare i loro doveri verso lo stato.   Come se sui diritti si potesse derogare, prendere tempo, ancora? e quanto tempo ci vuole? nel frattempo omosessuali e lesbiche devono continuare a pagare le tasse, a comportarsi dentro la legge, a non violare nessuna regola, vero? e sempre nel frattempo quello che non è concesso a noi comuni mortali i politici se lo sono già messo da parte dalla notte dei tempi, per loro vale tutto, convivenze riconosciute, diritti, eredità, assistenza in caso di malattia.

Per loro il tutto e subito è proprio la condizione, invece.

E Monti sarebbe lo stratega, il fine riformista a cui la politica di destra, di centro e di centrosinistra spalanca le braccia, le porte, questo signore attempato prim’ancora che per età di testa [Monti, sei vecchio pure tu e non sei affatto meglio di quell’altro, anzi] che si propone da se medesimo quale capo di una ipotetica coalizione riformista ma di centro ma anche di destra e come se fosse antani piegata ai voleri della chiesa per venirci a ribadire cose che saprebbe dire anche una nullità come casini.

Chi vuole votare il centrodestra vota direttamente il centrodestra, non un centrosinistra che promette sfaceli, financo di risolvere il conflitto di interessi dopo vent’anni ma poi pensa di allearsi con uno così per opportunismo, mettendo di nuovo la pietra tombale sui diritti civili. E il pericolo sarebbe berlusconi?  Il centrosinistra vincerà le elezioni se dirà chiaro e tondo che il professore è uno dei suoi avversari, proprio come berlusconi, invece di andare ad individuare i suoi nemici altrove.  E la tragedia è che l’unico che [cardinale di riferimento a parte] poteva dire davvero qualcosa di sinistra in una coalizione di centrosinistra si è svenduto questa possibilità sull’altare delle primarie.
Ciao belli, ma chi vi pensa? io, no di certo.

Destra, sinistra e zone limitrofe

‎”L’aumento della disoccupazione e le previsioni negative per il 2013 non sono un fallimento del governo Monti. Ci sono forze e tendenze di lungo periodo e noi paghiamo errori di lungo periodo”. [Elsa Fornero stamattina, intervistata da Radio Capital]

E siccome anche noi vi pagheremo per un lungo periodo, praticamente a vita, sarebbe gradito che ognuno si prendesse le sue responsabilità. Il ministro del lavoro del governissimo tecnico scelto e voluto da Re Giorgio I era lei, non io o qualcun altro.
E senza piangere, possibilmente.

Destra e sinistra non esistono più solo per chi ha in mente un certo tipo di politica.
Come dire? autoritaria oppure troppo debole.
Non esistono più per Monti che, come berlusconi pensa che il parlamento sia un intralcio, che un governo deve avere la possibilità di agire come vuole senza la seccatura di doversi sottoporre al giudizio dei parlamentari, senza il rischio che un progetto di legge venga reso nullo dalla votazione in parlamento.
Ma non esistono più nemmeno per Bersani che pensa di creare un fil rose, ché definirlo rouge sarebbe offensivo, con esponenti che nulla hanno a che fare col progressismo e il rinnovamento nella politica. Ma che soprattutto ha pensato che per un progetto politico riformista, progressista, innovatore, che metta al centro del dibattito quei diritti civili sempre e puntualmente ignorati, dai quali tutti scappano perché non sono opportuni, non c’è mai tempo, il paese non capisce e non è pronto, ma soprattutto non portano i voti degl’integralisti  cattolici che anche il piddì si tiene in casa fosse necessario il passo indietro verso il centro anziché molti in avanti verso una sinistra vera.
E’ decisamente troppo pretendere di avere una sinistra che rappresenti una parte consistente di cittadini che non ha come punti di riferimento papi e cardinali e non li cerca fra i capi di confindustria, i sindacalisti di destra e nei banchieri; una sinistra e basta e non, invece, una sinistra presunta timorosa di dio e del progresso. Piacerebbe a molti che, ad un mese dal voto si mettessero da parte questi ultimi vent’anni in cui avere un’opposizione e non averla sarebbe stata la stessa cosa, ma non si può fare: SENZA MEMORIA NON C’E’ FUTURO.

Montisti su Marte
Marco Travaglio, 8 gennaio

Con comodo, senza fretta, non appena avranno finito i giochi di prestigio per nascondere portaborse, inquisiti e impresentabili dietro le solite foglie di fico o nelle liste satellite, i partiti potrebbero comunicarci il loro illuminato parere (programma è una parola grossa) in materia di giustizia fiscale. Giunge infatti notizia che la più antica banca svizzera, la Wegelin di San Gallo, fondata nel
1741, chiude i battenti dopo che un suo azionista ha confessato alla Corte distrettuale di Manhattan di aver aiutato alcuni evasori Usa a evadere tasse per 1,2 miliardi di dollari. Condannata a una multa di 74 milioni, la Wegelin è fallita.
E ora rischiano grosso altre 12 banche elvetiche, fra cui i colossi Ubs e Credit Suisse.
Cose che capitano nella culla del capitalismo, dove i reati finanziari sono puniti come gli omicidi, essendo considerati più gravi perché fanno molte più vittime (milioni di contribuenti onesti e l’intero mercato).
Da noi le principali banche hanno evaso negli ultimi anni, col trucchetto dell'”abuso del diritto”, la bellezza di 2 miliardi.
E se la sono cavata con comode multe.
Il ministro Passera, così ricercato da Monti (ma anche dal Pd), è indagato perchè guidava Banca Intesa quando, secondo l’accusa, il gruppo frodava il fisco.
Nessuno rischia la galera, né la chiusura. Anzi, per due volte in un anno il governo Monti ha tentato il colpaccio di depenalizzare l’abuso del diritto.
Ora, la domanda ai nostri politici vecchi e “nuovi” è molto semplice: chi froda il fisco, falsifica i bilanci o comunque viola le regole dell’economia e della finanza deve finire in galera e chiudere bottega sì o no? Siccome tutti, a parole, dichiarano guerra all’evasione, ci dicano chi sono i prigionieri e poi li vadano a prendere. Sono questi concetti elementari e comprensibili che la gente perbene vorrebbe leggere nei programmi. Invece il dibattito elettorale (la dove c’è, dunque non nel Pdl e nella Lega) prosegue sempre più astratto, vaporoso, volatile.
Nel Partito Agenda l’unico problema è dove sistemare la Bad Company di Casini, tant’è che ieri la Stampa, con un titolo davvero soave, informava che “l’Udc proporrà i nomi meno indigesti per il Senato”, mentre gli immangiabili e gli indigeribili andranno alla Camera, luogo per stomaci forti.
A sinistra Vendola vuol mandare “i ricchi all’inferno” (con l’eccezione di don Verzé buonanima, i Marcegaglia e i Riva, si suppone), senza distinguere tra onesti e disonesti.
E naturalmente ce l’ha col “neoliberismo”, di cui vaneggiano anche gli Arancioni, senza spiegare dove sarebbero in Italia questi neoliberisti (negli ultimi anni avete mai visto una liberalizzazione? una privatizzazione? una legge contro i conflitti d’interessi? Un’antitrust?).
Ma il dibattito più stimolante è quello dentro e intorno al Pd. Dopo l’allarme di Polito El Drito, sconvolto dalla scoperta che la sinistra è di sinistra, bisogna — tenetevi forte — trovare degna sistemazione ai “montiani del Pd”, che lamentano di essere stati “esclusi deliberatamente”.
Qualcuno con la mente sgombra riderà a crepapelle: ma perché, nel Pd esistono dei “montiani”? E che ci fanno, visto che Monti si candida al Centro contro il Pd? Non potrebbero, essendo “montiani”, presentarsi in una delle tre liste pro Monti, come saggiamente ha fatto Ichino, visto che le primarie del Pd le ha vinte Bersani e Monti non era neppure candidato, e nemanco iscritto, e ha già fatto sapere che con Bersani premier non farebbe nemmeno il sottosegretario?
Che si direbbe se nel Pd sbucassero pure dei berlusconiani (dichiarati, s’intende) o dei maroniani che chiedono un posto al sole? Di questo passo, potrebbero perfino emergere i vendoliani per Monti, i bersaniani della Lega e gli ingroian-dipietristi del Pdl.
Anzi no, tutto si può dire del Cainano tranne che possa tollerare qualche amico dei giudici. Non vivo, almeno.

Anno nuovo: si fa per dire

Sottotitolo: Monti e berlusconi, ovvero i più grandi ballisti d’Italia.
Il primo vuole governare un paese col terrore del fallimento e della miseria che lui stesso ha incrementato con le famose politiche di “salvataggio”, e l’altro a cui di governare non interessa nulla, il suo scopo è solo quello di mantenere a vita l’impunità che un parlamento repubblicano, democratico, gli ha concesso.
Entrambi hanno lo stesso obiettivo che è quello di rendere questo un paese meno libero e civile e in buona parte ci sono già riusciti tagliando sull’istruzione, sulla sanità, fregandosene apertamente, con arroganza dei diritti civili, e la sinistra di fronte a tutto questo anziché rafforzarsi fa un passo indietro consentendo al signore delle banche di poter affermare con serenità di essere lui la soluzione, il vero riformatore in grado di aggiustare i danni prodotti dalla politica senza che nessuno gli rida in faccia.

Se Monti oggi può dire una cosa del genere a proposito dei diritti civili, ripetere la solita filastrocca che non sono un’urgenza è perché abbiamo accettato che questo ragionamento lo facesse anche la politica; invece di sbattere al muro i cari referenti e dirgli che i loro stipendi sono la miglior motivazione affinché ci si possa occupare e preoccupare dell’economia e del sociale, del lavoro e delle unioni di fatto, che una o più cose non ne escludono altre, abbiamo assorbito seriamente il concetto che per occuparsi di diritti civili si debbano risolvere prima altri tipi di problemi.

Mentre, e invece, è tutto il contrario, il riconoscimento dei diritti civili è come un ipotetico start che consentirebbe a tutti di partire dallo stesso punto. 

L’urgenza di quel che si deve fare  non la stabilisce la politica ma le esigenze dei cittadini, e una politica che non è intenzionata, nel terzo millennio, a riconoscere i diritti civili, quelli che rendono i cittadini tutti uguali come vuole la Costituzione è una politica da non sostenere perché non vale niente.
Chi non mette i diritti civili nella pole position del suo programma non avrà mai il mio sostegno e figuriamoci il mio voto.
Chi non capisce che i diritti civili sono la priorità non capisce niente.
Vediamo quante altre volte Bersani chiederà a Monti di definire da che parte sta.

Per conto mio, alla parola “centrosinistra”, metterei mano alla pistola, se ne avessi una.

Quand’è che berlusconi – come suo solito – inizierà a violare la par condicio?
L’Italia è l’unico paese nel quale si smette di parlare di politica, ma soprattutto dei politici nel periodo in cui se ne dovrebbe parlare di più.

Una legge per la par condicio così come è concepita qui da noi non esiste in nessun’altra parte del mondo civile, e sono gli stessi paesi, guarda caso, dove non si consente ad un imprenditore disonesto di accedere alla carriera politica.

 La par condicio sì ma il conflitto di interessi no.

Ricordiamocelo, a febbraio, ricordiamocelo tutti, e andiamo a guardare, a leggere nella storia recente italiana chi ha impedito che questo paese diventasse un po’ più civile di quel che invece è.  E regoliamoci, quando esercitiamo il nostro diritto/dovere del voto. 

Solo in questo paese è possibile che il segretario  dell’unico partito che è stato ininterrottamente nella maggioranza di governo per gli ultimi cinque anni possa andare tranquillamente alla radio e in televisione, essere intervistato come se fosse una persona seria e dire che tutto quello che è stato fatto dal governo cosiddetto sobrio – con il contributo del suo partito –  fa schifo,  ha soltanto peggiorato la situazione economica italiana ma che, votando il suo partito, quello che ha contribuito all’aumento delle tasse, al peggioramento generale,  non solo in fatto di economia, la situazione italiana migliorerà.

 In America hanno lavorato anche la notte di capodanno per evitare l’aumento delle tasse, in Italia si lavora notte e giorno tutti gli altri giorni solo per inventarsene di nuove.

Giusto per tornare al sano concetto di politica, di quel che dovrebbe fare un parlamento di eletti.

Il discorso di fine anno del presidente di questa repubblica: un anziano signore che parla del futuro, di un futuro che per questioni anagrafiche non lo riguarderà, per non parlare di un presente che ha contribuito notevolmente a peggiorare.  

Io mi chiedo, ma seriamente però, che avrebbe fatto tanta gente senza il parlamento italiano. Come si sarebbe guadagnata da vivere, ecco.

Se, come dicono quelli bravi il presidente della repubblica è praticamente una figura retorica, “uno che non conta niente”, si potrebbe, intanto, fare in modo che costi meno ai contribuenti che pagano le tasse.Napolitano è il presidente più costoso del mondo. Non è più possibile accettare un sistema dove c’è gente che vive del sostegno economico dei cittadini da 60 anni e che come segno di gratitudine troppo spesso non ha operato a favore dei cittadini, prima di tutto non proteggendo  quella Costituzione di cui lui dovrebbe essere il garante supremo, l’estremo difensore. Napolitano ci ha consegnato alla dittatura “soft” delle banche, ha impedito a dei magistrati di poter indagare sulla trattativa fra la mafia e lo stato che non è un’illusione della mente di un manipolo di eversori antistato ma un fatto che è accaduto e forse accade ancora. Un presidente della repubblica che sciupa un’occasione come il 25 aprile per mettersi a battibeccare a distanza con un comico invece di ribadire, con forza che in questo paese di fascismo non si dovrebbe nemmeno più parlare se non a livello di storia passata, altroché permettere a dei fascisti di occupare ruoli politici,  istituzionali e trattarli da statisti, stringergli la mano.

Napolitano in molte occasioni si è permesso di interferire e rendere nulle le sentenze di un tribunale, l’ultimo caso, scandaloso, indecente, quello di sallusti – diffamatore recidivo – graziato con una sculacciata da 15.000 euro dopo aver permesso che si diffamasse per sei anni un onest’uomo.

Per tacere di tutte le volte che ha sfilato la penna dal taschino per controfirmare leggi che lui stesso per primo avrebbe dovuto sapere che non andavano bene, prima che lo specificasse la Consulta. Un uomo dello stato, esperto, navigato, che in molte, troppe occasioni si è fatto mettere i piedi in testa da un impostore, un abusivo, un disonesto e che ha nascosto dietro una presunta ragion di stato nefandezze che difficilmente in un paese normale i cittadini sarebbero stati disposti ad accettare.
Napolitano, che invita i giovani ad indignarsi, a riprendersi il loro futuro ben sapendo che i giovani s’indignano, eccome, ma il loro grido viene puntualmente smorzato dai manganellatori in divisa, quelli che lo stato dovrebbero proteggerlo, non prenderlo a calci in bocca. 

Non si perde nessuna dignità a dire che il presidente della repubblica si è dimostrato spesso inadeguato. Non è vilipendio alle istituzioni ricordare la storia politica di Napolitano, una storia che dura da 60 anni, l’uomo del sostegno alla repressione in Ungheria, per chi lo avesse dimenticato.

Non si getta discredito su nessuno se si pensa e si dice che a rappresentare una nazione debba essere una persona realmente super partes e che abbia a cuore le sorti di tutti, non solo quelle della casta di cui è il capo indiscusso.

Di fronte all’apertura del conflitto con la magistratura siciliana e alla grazia concessa a sallusti, giusto per citare le due ultime performance dello statista incompreso non c’è da analizzare, giustificare, comprendere le ragioni di certe azioni ma solo da indignarsi, e anche molto.

Chi parla di rispetto per le istituzioni  dovrebbe quanto meno avere l’onestá di riconoscere che il rispetto funziona solo quando è reciproco.

Io non sono abituata né sono stata educata a rispettare chi prende  i cittadini di un paese, dunque anche me, a calci nei denti così come fa questo stato da sempre.

 Chi per ruolo rappresenta lo stato deve essere all’altezza del ruolo sempre.

C’è la faremo [copyright sallusti]

https://fbcdn-sphotos-e-a.akamaihd.net/hphotos-ak-prn1/68614_4194548694706_1812812014_n.jpg[…] prima di tutto, un messaggio ai giornalisti inglesi di sinistra e agli intellettuali in genere: ricordate che disonestà e viltà si pagano sempre. Non pensate di potervi comportare per anni da propagandisti leccapiedi del regime sovietico, o di qualsiasi altro regime, e di ritornare improvvisamente alla dignità intellettuale.

Chi si prostituisce una volta, si prostituisce per sempre.

[George Orwell – La fattoria degli animali]

Sottotitolo: «La polizia in redazione sa di regime odioso ma l’arresto di Sallusti, la sua evasione e di nuovo il suo arresto, sia pure ai domiciliari, sono una commedia atroce perché la vittima, che senza tentennamenti noi non vogliamo in prigione, è stato il gendarme del peggiore giornalismo illiberale italiano, uno dei cani da guardia di quel Silvio Berlusconi che per venti anni ha seminato la peste della diffamazione, ben oltre l’articolo scritto ma non firmato da Renato Farina che ha infangato il giudice Cocilovo e che ancora oggi Sallusti rivendica come un’opinione forte e non come un’infamia. E Sallusti, nel difendersi, non usa il linguaggio del detenuto che noi vorremmo liberare ma del carceriere della libertà: non ha mai chiesto scusa a Cocilovo e, nella conferenza stampa, ha mitragliato le parole “cazzo” e “palle” al posto dei ragionamenti» [Francesco Merlo – La Repubblica].

Sallusti, arrestato, invia un tweet: “C’è la faremo”. Ecco perché gli articoli glieli scriveva Dreyfus. [forum spinoza.it]

Emilio Fede ha detto che silvio si è dimenticato di lui, Vittorio Feltri lacrima che il centro destra ha abbandonato sallusti.

Questa è la fine che fanno i SERVI quando non sono più utili al padrone.

Miserabili convinti che il disonesto impostore al quale hanno svenduto molto più della dignità gli potesse o gli dovesse dimostrare poi una riconoscenza dopo averli pagati a peso d’oro per raccontare balle, disinformare, calunniare e diffamare tutti quelli che non erano funzionali al progetto di un abusivo fuori legge che voleva trasformare l’Italia in una delle sue aziende.
Ragione di più per far vergognare tutti quelli che hanno difeso, sostenuto sallusti anche con una finta solidarietà che si potevano e dovevano risparmiare, quelli, giornalismo, politica, parlamento e Napolitano –  il quale  ha ritenuto opportuno doversi occupare anche del martire sallusti e chissà perché –  che hanno costretto un paese intero a seguire le vicissitudini di un ignobile personaggio, un delinquente comune come ce ne sono a migliaia, come se il problema della giustizia italiana fosse il carcere sì o no a sallusti e non ad esempio le migliaia di detenuti, gente che in galera non ci doveva proprio entrare ma  che invece  ci sta e ci resta  grazie alle leggi fasciste liberticide sulle quali un disinvolto presidente della repubblica ha messo la sua firma ma della quale chissà perché, a nessuno frega niente.
 Leggi come  la Bossi-Fini sull’immigrazione [approvata nel 2002], la Fini-Giovanardi sulle droghe e la ex Cirielli sulla recidiva [approvate tra il 2005 e il 2006] che trasformano in delinquenti quelli che delinquenti non sono.
Per quelle non c’è stata la levata di scudi di nessuno nonostante siano proprio queste che fanno riempire le carceri oltremodo.

Altro che gl’indulti e le amnistie per salvare i ladri di polli ma che poi servono ai massacratori di stato, ai ladri di stato,  ai corruttori e ai diffamatori che hanno vilipeso e sfinito questo paese per il solo fatto di esistere.

farina sallustiUno su mille c’è la fa
Marco Travaglio, 2 dicembre

Torna a grande richiesta la commedia all’italiana, nel solco della tradizione dei film a episodi con Sordi, Tognazzi, Gassmann, Manfredi, Vianello, Tina Pica e Walter Chiari. La pellicola, ancora in lavorazione, uscirà nelle sale a Natale. Siamo entrati in possesso della sceneggiatura dei primi quattro episodi.
Sballottaggio. Il leader di un partito chiamato Democratico organizza le primarie in linea con la ragione sociale, vince il primo round, esalta “la grande giornata di democrazia” e la strepitosa affluenza, ma poi scatena la guerra atomica per far sì che al ballottaggio voti il minor numero di persone possibile. Chi vuol partecipare deve inventarsi una scusa per l’assenza al primo turno. Quelle usate dai ragazzi a scuola (raffreddore, zia malata, cagnetta in calore, autobus in anticipo, allergia ai quaderni) non sono valide. Meglio optare per quelle dei Blues Brothers: “Avevo una gomma a terra, avevo finito la benzina, non avevo soldi per il taxi, la tintoria non ha portato il vestito, c’era il funerale di mia madre, l’inondazione, e poi le cavallette”.

L’onorevole Angelino. Un tizio di nome Angelino, convinto – non si sa bene da chi e perché – di essere il leader del centrodestra, organizza anche lui le primarie. Fissa date, detta regole, recluta candidati, intreccia alleanze, poi il suo padrone lo richiama all’ordine. Lui si dibatte un po’, dice addirittura che non vuole inquisiti, poi riceve una lettera di Dell’Utri in siciliano stretto: “Le tue primarie non servono a una minchia”. Vistosi perduto, va a Canossa, cioè ad Arcore, camminando in ginocchio sui ceci. Lo fanno entrare dall’ingresso della servitù, lo lasciano sei ore in anticamera, appoggiato a un panchetto, poi finalmente viene ricevuto. “Scusi Sire, non volevo, sono stato frainteso, non lo faccio più”. Il Nano Supremo, magnanimo, gli rimette la livrea a righine, gli restituisce il piumino e gli consente di spolverare.

Il conte di Montecribbio. Il direttore di un coso chiamato Il Giornale, dunque convinto di essere un giornalista, diffama questo e quello, finché si busca una condanna in appello per diffamazione. Vivo stupore dell’interessato. Il diffamato, impietosito, propone di ritirargli la querela in cambio delle scuse e del risarcimento. Ma il diffamatore, per misteriosi motivi, tiene tantissimo ad andare in galera e rincara la dose. La Cassazione conferma la condanna. I giudici, pietosamente, lo mandano ai domiciliari. Lui non sente ragioni e s’incazza: o galera o niente. Convoca la stampa per denunciare lo scandalo della magistratura politicizzata che rifiuta di arrestarlo. Si barrica in ufficio, pernotta nel cassetto della fotocopiatrice, poi la polizia lo preleva e lo traduce a casa sua. Lui twitta “C’è la faremo”, diffamando anche la lingua italiana. Poi, impavido, evade sul pianerottolo. Lo beccano subito: tribunale, processo per direttissima. Lui gongola: finalmente vado in galera. Ma niente da fare: ci vuol altro che un’evasione, in Italia, per finire dentro. Il giudice, inesorabile, lo rispedisce a casa. Lui giura: non evado più. Tanto è inutile.

I ragazzi irresistibili. Un’allegra brigata di vecchietti, convinti di essere dei tecnici, occupano Palazzo Chigi e improvvisano dei consigli dei ministri.

Uno si alza e s’inventa un decreto per consentire a un’acciaieria inquinante di continuare ad ammazzare la gente.

Un altro propone una legge draconiana per vietare di candidarsi ai condannati sopra i 4 anni. A nulla vale l’obiezione che 20 dei 21 onorevoli pregiudicati hanno condanne inferiori ai 4 anni [per superare detta soglia occorre mettersi a sparare].

Vivo disappunto del gobbo del Quarticciolo, della saponificatrice di Correggio, del Canaro della Magliana e dei mostri di Martinelle e di Dusseldorf, che resterebbero esclusi per un soffio dalle prossime elezioni.

Ottime chances invece per Sallusti, se smette.

Prima delle primarie

Sottotitolo: GENERATORE AUTOMATICO DI PANTHEON DEI CANDIDATI ALLE PRIMARIE DEL CENTROSINISTRA – Alessandro Capriccioli

A proposito di rappresentanti [preambolo]: il Senato approva emendamento Lega,  torna il carcere per i giornalisti.

Dedicato a tutto l’esercito dei difensori della libera espressione del pensiero anche quando è tutt’altro da ciò. A tutti quelli che si sono spesi affinché “il carcere a un giornalista gnorno gnorno”. La libertà va meritata, e il livello di questo paese è ancora così scarso che presumo ci vorrà ancora tempo, generazioni, prima di capirne l’esatto significato. Questa legge fa schifo, ma spero che tutti capiscano che la causa di questo non è il giornalismo vero, quello che rischia su se stesso per esercitare il suo mestiere ma proprio e soltanto il giornalismo servente, quello piegato sempre a novanta gradi. Si è detto molto, a me ancora si torce lo stomaco a pensare che gente che ogni giorno difende la libertà di espressione, dice di combattere le censure si sia schierata al fianco di un criminale per natura. 

La bellezza di questo paese, della democrazia malata di questo è paese è che solo i politici possono decidere da se medesimi se e quando andare in galera in prima persona e se e quando mandarci altra gente spesso colpevole di atti assai meno violenti dei loro.

E lo possono fare da vigliacchi e infami senza nemmeno metterci un nome e una faccia.

Dov’è il corto circuito se a fare questo poi non è nemmeno gente scelta dal popolo che quindi che rappresenta il nulla assoluto tanto meno dunque la volontà di un popolo sovrano per Costituzione?

Terribile una base piddina che ha esultato alla visione di quell’orribile poster creato per pubblicizzare l’evento di sky dell’altra sera, terribili quelle persone che pensano col cervello di un segretario di partito, terribili quelli che ieri parlavano di papi buoni (ma dove, ma quando?) per giustificare un pavido, uno che non sa scegliere da che parte deve stare e  che vorrebbe fare il presidente del consiglio di una coalizione di centrosinistra ma è ancora fermo al palo del matrimonio sì o no a proposito di omosessuali. E se citare papi e cardinali serve ad intercettare i voti dei cattolici sappiano i lor signori “de’ sinistra” che il giochino è vecchio, desueto e non incanta più.

Ad ognuno i suoi rappresentanti. La politica è fatta soprattutto di onestà, quando è buona.  E una buona politica non può non tenere conto delle radici storiche su cui si fonda una repubblica democratica nata grazie ad una Resistenza Antifascista non certo grazie all’intercessione della chiesa che anzi, si è resa sempre complice di dittature e regimi sanguinari e i suoi referenti, per quanto persone degne come il cardinal Martini che per questo non è mai stato papa sono stati e sono tutto tranne che riferimenti ad idee progressiste.

E non è possibile che dei rappresentanti di partiti che si richiamano a valori non dico comunisti ma almeno socialisti se qualcuno chiede loro chi è stato  un personaggio che ha dato a questo paese dimentichino una persona come Sandro Pertini.

 E’ stato più onesto Tabacci a richiamarsi a De Gasperi che comunque fu quel galantuomo senza il quale il voto alle donne non sarebbe stato nemmeno concesso perché Togliatti non si fidava di chi credeva che per educazione e cultura avrebbe votato la DC. Togliatti, quello dell’armistizio per salvare i fascisti,  oggi starebbe benissimo nel piddì, ‘na meraviglia.

Con queste premesse io non andrò, e nemmeno per idea, a farmi schedare in qualità di elettrice di centro sinistra. Perché io non voglio essere un’elettrice di centro sinistra. Io voglio un paese dove in parlamento ci sia una rappresentanza anche di idee “altre”, che non significano estremismo né voglia di comunismo cinese o sovietico ma significa semplicemente avere chiaro in mente che destra, centro e sinistra sono cose diverse e che appartengono a gente diversa. Che non è vero che gli italiani sono storicamente un popolo fascista o democristiano, gli italiani sono solo un popolo che è stato derubato della possibilità di avere un’indipendenza politica il 1 maggio del ’47 grazie alla strage di Portella della Ginestra fatta eseguire su commissione proprio per evitare che l’Italia rischiasse la “deriva comunista” che non era gradita all’America, alla mafia e al vaticano.
Dopo 65 anni questo paese è ancora schiavo e succube dell’America, della mafia e del vaticano perché nessuno in tutti questi anni si è preoccupato di fare in modo di ridurre e annullare questa dipendenza.
Ed è perfettamente inutile parlare di politica del fare INSIEME, se poi quell’insieme comprende anche chi non ha il coraggio di fare delle critiche semplicissime, chi ragiona con la testa di un segretario di partito, chi non riesce ad essere obiettivo nemmeno di fronte ad errori vistosi  perché guai a contraddire il segretario, ci s’inventano perfino favolette su papi buoni, pur di negare l’evidenza.
Un paese dove da sempre si negano verità e giustizia si merita di più di una politica di contrasto di centro sinistra debole.
Anzi, ne ha bisogno.

Di’ qualcuno di sinistra

MASSIMO GRAMELLINI, La Stampa, 14 novembre

Alla domanda del conduttore di Sky su quale fosse la loro figura storica di riferimento, i candidati alle primarie del centrosinistra hanno risposto: De Gasperi, Papa Giovanni, Tina Anselmi, Carlo Maria Martini e Nelson Mandela. Tutti democristiani tranne forse Mandela, indicato da Renzi che, essendo già democristiano di suo, non ha sentito il bisogno di associarne uno in spirito. 

 Scelte nobili e ineccepibili, intendiamoci, come lo sarebbero state quelle di altri cattolici democratici, da Aldo Moro a don Milani, evidentemente passati di moda. Ma ciò che davvero stupisce è che a nessuno dei pretendenti al trono rosé sia venuto in mente di inserire nel campionario un poster di sinistra. Berlinguer, Kennedy, Bobbio, Foa. Mica dei pericolosi estremisti, ma i depositari riconosciuti di quella che dovrebbe essere la formula originaria del Pd: diritti civili, questione morale, uguaglianza nella libertà. Almeno Puppato, pencolando verso l’estremismo più duro, ha annunciato come seconda «nomination» Nilde Iotti. Dalle altre bocche non è uscito neppure uno straccio di socialdemocratico scandinavo alla Olof Palme.  

 

Forse i candidati di sinistra hanno ignorato le icone della sinistra perché temevano di spaventare gli elettori potenziali. Così però hanno spaventato gli elettori reali. Quelli che non possono sentirsi rappresentati da chi volta le spalle alla parte della propria storia di cui dovrebbe andare più orgoglioso.

#ilconfrontoSkyTg24

Questo intanto non è uno scherzo ma la presentazione ufficiale e il relativo invito ad assistere al superconfronto di stasera su SKY fra i candidati alle primarie del centrosinistra. E con queste premesse io dovrei andare a farmi schedare in qualità di elettrice del centro sinistra? ma per l’amore di tutti gli dèi. Fossi Vendola, li denuncerei.

Candidati? No, supereroi. Così Pier Luigi Bersani, Nichi Vendola, Matteo Renzi, Laura Puppato e Bruno Tabacci appaiono sulla pagina iniziale del sito web del Partito democratico. Nel giorno del dibattito tivù sulle primarie del centrosinistra, i cinque appaiono “travestiti” da I Fantastici quattro e Silver Surfer, i cinque personaggi del film prodotto nel 2007 dalla 20th Century Fox e basato sui fumetti della Marvel Comics.http://www.lettera43.it/foto/i-fantastici-5-democratici_4367572110.htm

La misura di quanto sia serio questo paese la dà anche il fatto che un confronto politico che interessa e riguarda una gran parte di cittadini che poi dovranno scegliere di votare alle primarie uno fra i candidati che si presentano al confronto debba andare in onda, anziché sulla tv pubblica pagata dai cittadini su una privata che non è alla portata di tutti cittadini.
A noi bananas fa un baffo, per non dire altro, Monti o non Monti.
Chi c’era al confronto fra Prodi e berlusconi? Sorgi e l’ex direttore del messaggero ora al sole 24 ore mi pare.
Appunto. Pezzi da novanta, altroché!

Sky non è la rai, e tanto basta per capire che gli italiani non hanno diritto né facoltà di scegliere se essere informati dalla tv che pagano di tasca loro o da una privata e a pagamento sebbene visibile anche su un canale del digitale terrestre. Se a snobbare è Grillo però, è uno stronzo sfascista.

La verità è che la rai ha dimostrato ancora una volta di quanto sia inaffidabile e quanto la sua informazione sia affidata a gente altrettanto inaffidabile.
Un esempio ce lo ha dato ieri sera Fabio Fazio durante l’intervista al ministro Severino offrendo un’altra ed ennesima  dimostrazione di come un talk show targato rai (e, questo di Fazio per conoscenza diretta endemol quindi un po’ anche berlusconi) sia assolutamente inadatto ad ospitare politici ai quali bisognerebbe fare domande, e pretendere delle risposte.
Che alla legge cosiddetta contro la corruzione, per essere una vera legge anticorruzione manchi almeno la metà di quel che servirebbe per Fabio Fazio è un trascurabile dettaglio.
Se non si possono fare leggi sotto ricatto tanto vale non farle.
Ma questo Fazio non lo ha detto.

Corto circuito

Sottotitolo: Fascista del web! Amico dei piduisti! Miliardario in pantofole … se questo è il dibattito politico, voterò il primo che dirà le cose come stanno: “tua moglie è una zoccola e si tromba il macellaio”. E’ tempo d’esser coraggiosi. [Rita Pani]

Preambolo: All’onorevole Boccia (pd), accompagnato felicemente con la deputatessa berlusconina Di Girolamo dà fastidio “il milionario in pantofole”; lui e il suo partito hanno sempre preferito infatti il miliardario col rialzo invisibile nelle scarpe.

 

Quando ero piccola e mia madre mi sgridava ricordo che molto spesso diceva: “tu sei più intelligente, sii superiore” [una mamma presuntuosa la mia, assai orgogliosa dei suoi “prodotti”].
E io sono cresciuta con queste parole che ancora mi rimbombano nelle orecchie, una semplicissima regola che però, funziona. E se funziona in ambito pedagogico ancora di più dovrebbe funzionare nei contesti in cui LA REGOLA dovrebbe essere proprio il leit motiv come ad esempio la politica. 

Dunque se Grillo dice un mucchio di sciocchezze perché la politica lo insegue nel suo stesso territorio? perché questa guerra all’ultimo insulto?  Il Fatto Quotidiano, Di Pietro stanno complottando per distruggere la democrazia solo [e anche] perché i tapini pensano che in un paese normale un presidente della repubblica non fa la guerra ai Magistrati ma sostiene il loro lavoro, lo appoggia, lo agevola, si tiene da conto quei figli come Cornelia fece coi Gracchi? quando è accaduto quel crash a causa del quale pretendere il rispetto delle regole, una politica che faccia gli interessi comuni al fine del raggiungimento del bene comune, una classe dirigente  che non faccia affari con le mafie, il riconoscimento di valori importanti come l’onestà sono diventate cose di destra, fasciste?

Quanta roba abbiamo perso per strada se per dare forza al proprio pensiero politico c’è bisogno di riesumare la salma di Togliatti e continuare ad oltranza questo squallido gioco fra chi ce l’ha più lungo? Bersani ci dica cosa pensa ad esempio della confessione di cicchitto a proposito delle liste bloccate per favorire i soliti prepotentoni, ci dica perché non è giusto che in un paese normale la politica debba essere rinnovata. Ci dica perché un movimento di gente e di popolo non deve avere il diritto di accedere alla politica così come lo hanno avuto tutti, persino i collusi con le mafie, gli ex terroristi e bombaroli di tutti i colori.

“Grillo, dimmelo in faccia!”

di PierGiorgio Gawronski per Il Fatto Quotidiano

 

Non sono un beppegrillologo. Però ho buona memoria.

Dice Bersani: “Corrono sulla rete linguaggi del tipo: ‘Siete Zombie’… Sono linguaggi fascisti. Vengano a dircelo. Via dalla rete. Uscite dalla rete e venite qui a dircelo. Aggiunge Bersani: “Chi sottovaluta questo linguaggio deve leggersi un po’ di storia. Per esempio andare ad un certo anno, era il 1919, ricordiamolo bene”.

La critica di Bersani a Grillo appare tutt’altro che convincente.

Innanzitutto, Grillo chiese di candidarsi alle primarie del PD del 2009, che incoronarono Bersani. Insomma: provò a uscire dalla Rete, a venire lì, al Pd, a dire le sue ragioni. Ma venne respinto.  La stessa cosa, d’altronde, era successa a Di Pietro due anni prima. (Oh!, e idue outsider ammessi nel2007 a ‘sfidare’ la nomenclatura: venne consentito loro, tramite una serie di cavilli e regolamenti ad hoc, di presentare liste in non più dell’11% dei collegi).

In secondo luogo, secondo molti storici, la democrazia italiana andò perduta per l’inettitudine dei partiti democratici del tempo, e della loro classe politica.

Infine, per quanto il linguaggio di Grillo possa risultare sgradevole, pare francamente eccessivo paragonare i miti grillini alle squadracce fasciste. Con “zombie” intendono dire che non appena la gente avrà la possibilità di scegliere liberamente, superando le mille barriere frapposte al rispetto della volontà popolare, gli attuali dirigenti del PD – ‘rottami’, ‘relitti del passato’, dicono alcuni giovani nel PD – saranno spazzati via politicamente. Si può dissentire, certo: ma criminalizzare?

Perciò, è proprio sicuro Bersani di essersi comportato in maniera più democratica di Grillo? E’ certo che le sue parole non siano magari più gravi, gratuite, ed offensive, di quelle del suo interlocutore?

Nel dubbio, consiglierei a Bersani di calmarsi. E – a proposito di inettitudine – di mostrarci il suoPiano per portare il paese fuori dalla crisi, che ancora non l’ho visto. (Stessa richiesta a Grillo, Di Pietro, Vendola, Casini, Pdl, ecc.). Consiglierei, inoltre, al Segretario di preparare una lenzuolata di liberalizzazioni nel mercato della politica. A cominciare proprio dal PD e dalle sue primarie ”chiuse”. Se i cittadini potessero scegliere davvero i propri rappresentanti, forse la classe politica sarebbe più rispettata, i linguaggi, più pacati, e i rischi democratici meno gravi.

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Grazie Bersani, mi hai fatto scoprire di essere fascista

di Piero Valesio

Devo ringraziare Ezio Mauro e Pierluigi Bersani perché alla mia veneranda età ho scoperto di essere un destrorso forcaiolo, abbastanza volgare, privo di eleganza e di un visione politica. E pure di essere stato inconsapevole oggetto di una sorta di pogrom ideologico: io così destrorso sono stato utilizzato per infiltrare quella parte di campo ‘loro’ (così l’ha definito il direttore di Repubblica nel suo editoriale dell’altro giorno) e spandere su quel sacro suolo il virus della volgarità, del linguaggio becero.

Sono stravolto da questa scoperta, io che pensavo di essere tutt’altro, perfino di sinistra. Forse in questa mia zeliggitudine di cui non mi sono mai accorto (nel senso di Leonard Zelig, non del programma di Bisio) chissà quante volte mi sono seduto, gratificato e compiaciuto dall’aver incrociato in due occasioni lo sguardo di Sgarbi, nel Salone Margherita per una serata del Bagaglino. Chissà quanto mi sono scompisciato dal ridere guardando Martufello nei panni di De Mita o il finto Andreotti. Chissà, nel mio essere novello dottor Jeckyll e Mr. Hide, quanto ho trovato affascinante il titolo ‘Ciao ciao culona’ con cui uno dei geni (perché li reputo tali, evidentemente) della stampa berlusconiana ha aperto uno dei suoi giornali all’inizio dell’estate.

E non solo: sono pure fascista, l’ha detto Bersani. Perché, lo confesso, reputo che la quasi totalità della nostra miseranda classe politica sia composta da zombie senza qualità che se li avesse scoperti John Landis tanti anni fa (tanto erano sempre li’), col cavolo che se li sarebbe fatti sfuggire per il video di ‘Thriller’. E già che ci sono reputo zombie.2, quelli tipo Renzi che vorrebbero pensionare i loro avi e poi, per dimostrarsi giovani, vanno alla partita con la maglia della loro squadra del cuore.

Grazie a Mauro e Bersani ho scoperto la mia vera natura. E vorrei dedicare loro con tanta gratitudine un titolo creato da Michele Serra su quel giornale destrorso, forcaiolo e già che ci siamo un po’ fascista che fu ‘Cuore’. Titolarono rivolto ai portacolori del pentapartito (che mi ricorda qualcosa di attuale ma non so bene cosa) ‘hanno la faccia come il culo‘. E quando loro misero insieme un altro pentapartito loro titolarono: Loro rifanno lo stesso governo e noi rifacciamo lo stesso titolo: hanno la faccia come il culo. Roba da minculpop, senza dubbio.