In questo blog, “Bella ciao” non sono parolacce

Qualcuno provasse a dire ai Francesi che il 14 luglio la Marsigliese non si può cantare per motivi di ordine pubblico. Ci mettono un attimo a rialzare madame Guillotine a Place de la Concorde.  Del resto, l’unica Rivoluzione l’hanno fatta loro. Quella vera, più redditizia nel tempo, quando hanno spedito via dal loro territorio i papi.
La differenza fra noi e gli altri sta proprio in quell’orgoglio con cui hanno difeso le radici della loro Libertà. 

Quand’è che ci siamo distratti, permettendo che fossero la bandiera italiana e una canzone che significa libertà gli elementi di disturbo, l’una da far arrotolare su ordine della polizia di questo stato per non disturbare le manifestazioni di chi uno stato se lo è inventato mentre depredava questo, e l’altra così pericolosa che è meglio non farla sentire ai bambini in un giorno di festa?  L’Antifascismo come disvalore, in un paese la cui democrazia è nata dal sangue di una Resistenza Antifascista è la prova inconfutabile, evidente, perfetta dell’immoralità disonesta di chi lo ha governato, di chi ha lasciato fare, di chi, giorno dopo giorno non si accorgeva, faceva finta di non vedere come quella Libertà costata sangue e macerie veniva pian piano ridotta, svilita, sminuita. Il 25 aprile si celebra la vittoria dell’Italia migliore, ma per molti questa giornata viene considerata un evento da nostalgici malinconici di un tempo che fu. Quello dove a nessuno sarebbe mai venuto in mente di pensare e dire che “destra e sinistra non contano, pari sono, contano le idee,  le persone”. Col cazzo. Perché le idee di destra non potranno mai essere uguali a quelle di sinistra. La Libertà è un diritto, e come tutti i diritti non gode di un tempo indeterminato, ecco perché va difesa, tutti i giorni. Ognuno coi mezzi che ha.  La Libertà non si dice: si fa. Come il rispetto, l’amicizia, la stima, l’affetto. E come l’amore. Non solo il 25 aprile.

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Se la Costituzione rassomigliava all’Italia e ancora oggi è la più bella del mondo, è anche perché è stata fatta da poveri che stavano dalla parte dei poveri. [Raniero La Valle]

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Teresa Mattei, Comandante di Compagnia nel Fronte della Gioventù, nome di battaglia “Chicchi”, è stata la più giovane eletta nell’Assemblea Costituente, quando era una giovanissima combattente per la Libertà si fece espellere da tutte le scuole del regno perché non volle mai partecipare alle lezioni sulla “difesa della razza”.
Se oggi abbiamo un 25 aprile almeno da ricordare, perché festeggiarlo è una parola grossa, lo dobbiamo anche a lei.
E’ bella la Libertà vero? E chissà perché abbiamo permesso a tanti di ridurne il significato, la bellezza. Di riscrivere una Storia, quella della Resistenza, che dovrebbe essere un motivo di orgoglio e di vanto per tutti.
Perché è grazie a quella Storia se oggi tanti possono pensare addirittura di riscriverne una, un’altra, a modo loro.
Qualcuno ha definito la Resistenza una “guerra civile”, come dire che gli italiani ad un certo punto sono impazziti e si sono fatti la guerra fra loro così, per movimentare le loro esistenze.
Non è così. La Resistenza è il risultato di una scelta, quella di chi non ha pensato che fosse conveniente, opportuno, schierarsi al fianco del tiranno nazifascista ma, come Teresa, ha lottato per riprendersi la sua Libertà.

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Bella ciao, brutto prefetto – Giulio Cavalli

Non mi stupisce l’ennesimo caso di anti-antifascismo, no: ormai paragonare fascisti e resistenti mettendoli sullo stesso piano è un esercizio vanaglorioso di neofascisti senza storia. Ma non per questo mi adeguo: sono per la Resistenza, sono per l’antifascismo come dovere costituzionale prima che come valore e mi ingegno per inorridirmi abbastanza ogni volta, tutte le volte.La vicenda del Prefetto di Pordenone però non è solamente l’ennesimo caso di “leggerezza istituzionale” sui temi antifascisti ma è soprattutto una figuraccia istituzionale della figura prefettizia. Provate ad immaginare: a Pordenone il Prefetto convoca una riunione del Comitato di Sicurezza con Questore, Comandante dei Carabinieri e Comandante della Guardia della Finanza per arginare qualche sparuto gruppo di “anarchici” (hanno detto così eppure gli “anarchici” in questo caso mi sembrano un altro eufemismo) che potrebbe disturbare la parata del 25 aprile e cosa decidono per l’ordine pubblico? Di controllare e identificare gli eventuali “molestatori”? No, grazie. Di controllare eventuali “infiltrazioni” e modalità dei disordini passati? Figurati. Di evitare le provocazioni? Sì, forse. E quali potrebbero essere le provocazioni? Cantare “Bella ciao”. Non è una barzelletta.

Ora è vero che il Prefetto è tornato sui suoi passi (si è preso i rimproveri di mezza Italia, oltre alle risate) ma che un rappresentante del Governo (che dovrebbe, per figura, essere “super partes”) possa considerare l’antifascismo in tutte le sue forme (anzi: nella sua forma canora e corale) una provocazione la dice lunga sull’ignoranza storica. E questo basta per farne un cattivo prefetto. Che poi il sindaco di Pordenone Claudio Pedrotti abbia avvallato la scelta prefettizia nonostante sia del PD può stupire solo chi non ha ancora capito che essere antifascisti oggi in Italia significa essere brigatisti culturali, per resistere in questo marcio.

 

“Dio c’è, è comunista e donna” – Franca Rame

Dario e suo figlio sono riusciti a trasformare in un incontro di popolo, quasi in una festa gioiosa un giorno di morte, di separazione dall’affetto supremo, dall’amore di tutta la loro vita. 
Non è una cosa che possono fare tutti, bisogna avere un di più che non tutti hanno.

Quella di Dario e Jacopo Fo è stata una grande, grandissima lezione di vita, da conservare per la vita.
Emozioni rare, preziose per la loro unicità che è difficile provare.

L’Umanità non può mai prescindere dalla Bellezza e dall’Amore.

Tutte le menti belle, pulite, oneste, hanno sempre parlato di bellezza e d’amore, anche quando si occupavano delle miserie, della miserabilità disumane, quando lottavano contro un orrore  come la mafia.

Penso a Peppino Impastato, anche lui credeva che la bellezza è l’unica salvezza, l’ho sempre pensato anch’io e mai come oggi.

Strepitoso Dario Fo e agghiacciante la sua lucidità nel momento più triste della sua vita.

Questa è l’Italia bella, quella della testa alta sempre.

E con tutto il rispetto, il funerale laico è molto più suggestivo di quello religioso; ognuno dice quello che vuole e nessuno deve essere sottoposto alla tortura di ascoltare le cose che i preti recitano sull’altare: sempre le stesse.
Sempre la stessa favola che ripetono da duemila anni e cioè che la vita bella è solo quella del dopo.

E che se in questa si soffre, si sta male non fa niente ché il riscatto l’avremo sicuramente quando saremo chissà dove.
Mentre non è affatto così, e quel regno dei cieli di cui si millanta l’esistenza non è nell’altra vita, il miglior regno della e per la vita bisogna costruirselo qui, sulla terra, e da vivi.

Antifascismo vintage

Preambolo: Nei paesi un po’ più seri dell’Italia tipo la Germania, sventolare una svastica o alzare il braccino significa vedersi allacciare un bel paio di manette ai polsi.
L’Italia  è una repubblica nata sui valori della Resistenza e dell’ANTIFASCISMO. Le pagliacciate si possono fare nelle case private, se si vuole. Se non se ne può proprio fare a meno. La Germania ha mille difetti, centomila, ma dei suoi errori ha fatto tesoro. E ha chiesto ripetutamente scusa per mezzo dei suoi governanti.
Quello che succede qui riguardo al fascismo non potrebbe mai accadere da loro per il nazismo, qui qualcuno vorrebbe intestare piazze e vie ad Almirante, editore del famoso giornalino della razza, a Berlino nessuno penserebbe ad una via per Goebbels. Impedire ad un fascista di propalare il fascismo è l’equivalente, o almeno dovrebbe esserlo, di impedire ad un assassino di armarsi e andare ad ammazzare qualcuno.  

Impedire un REATO non viola nessun articolo di codici e Costituzione.

Qui la favoletta della libertà di espressione intesa come piacerebbe a qualcuno c’entra come il pecorino sulla macedonia.  
 E’ questa la differenza, ed è questo messaggio che arriva dalle istituzioni tedesche, non che ognuno può fare quel cazzo che vuole nelle strade, nelle piazze o far credere che casa pound sia un’associazione benefica e culturale.

 L’ho scritto  tante volte e lo ripeto: questo è un paese morto, perché è troppo pieno di gente che rinnega la sua storia, a partire dalle Istituzioni che dovrebbero promuovere i valori che ci hanno lasciato altre generazioni tutti i giorni. 

E invece parlano sempre d’altro, e molto volentieri del nulla, di quello che non serve a niente e a nessuno.
Solo in questo paese una che si chiama mussolini sarebbe potuta diventare un parlamentare della repubblica, non finiremo mai abbastanza di ringraziare  Togliatti, il comunista, che ebbe paura di fare tabula rasa dei fascisti, che concesse loro altre possibilità, che pensò che fosse giusto perdonare chi non sapeva quello che faceva quando, invece di lottare contro l’invasore, il regime, preferì mettersi al suo fianco.
E invece lo sapeva benissimo visto che i fascisti ce li ritroviamo ancora oggi in parlamento. 

Oggi Togliatti sarebbe perfetto per il PD.

Sottotitolo: cito da wikipedia. L’apologia del fascismo è un reato previsto dalla legge 20 giugno 1952, n. 645 (contenente “Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione“), anche detta Legge Scelba, che all’art. 4 sancisce il reato commesso da chiunque «faccia propaganda per la costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista», oppure da chiunque «pubblicamente esalti esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche». E’ vietato perciò la ricostruzione del PNF e del Partito dei Nazionalsocialisti (ovvero quello Nazista). Ogni tipo di apologia è denunciabile con un arresto dai 18 mesi a 4 anni

La “riorganizzazione del disciolto partito fascista”, già oggetto della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione della Repubblica Italiana, si intende riconosciuta (ai sensi dell’art. 1 della citata legge) «quando un’associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista».La legge prevede sanzioni detentive per i colpevoli del reato di apologia, più severe se il fatto riguarda idee o metodi razzisti o se è commesso con il mezzo della stampa[1]. La pena detentiva è accompagnata dalla pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici[1].

Isernia, Bella Ciao
per contestare
neofascisti: condannati

In Italia è PROBABILMENTE vietata la ricostituzione di associazioni che richiamino al ventennio fascista ma è SICURAMENTE proibito contrastare il fascismo, solo qualche mese fa in occasione dei funerali dell’ex sindaco di Latina fu organizzata una cerimonia in perfetto stile repubblichino, con tanto di fotografie del duce e vessilli fascisti intorno alla salma del defunto; sull’orrenda sceneggiata vigilavano dei carabinieri, quegli stessi carabinieri che avrebbero dovuto impedire quel teatrino non per questioni di gusto ma semplicemente  perché violava la legge.

E sempre solo qualche mese fa un prete si è rifiutato di commemorare Peppino Impastato in una chiesa mentre in altre chiese si tessevano lodi alla memoria di mussolini. 

Nessun procedimento disciplinare  per questo  giudice di Isernia che per giustificare la sua azione applica un codice inserito nientemeno che nel Regio decreto, dunque del periodo antecedente alla stesura della nostra Costituzione che vieta le apologie del fascismo? nessuna ispezione del ministero?  sono capaci solo di farlo quando si vanno a toccare i piani alti della politica per questioncine irrilevanti come la trattativa stato mafia? l’antifascismo non è più un valore, presidente Napolitano? il 25 aprile ci mettiamo a battibeccare coi comici a distanza, a parlare di demagogie, antipolitica e anche questi sono i risultati.

Mettiamo fuori legge l’antifascismo e non se ne parli più.
Ma che è ‘sta moda di contrastare il fascismo? non è bello, non si fa.

Perché mi piace essere fuori moda, e da oggi anche fuori legge, se la legge è quella che condanna l’antifascismo.