La grande [e triste] bruttezza

Che pena i “critici” 2.0 che se la prendono col film di Sorrentino accusandolo di essere poco patriottista perché avrebbe cercato [e per fortuna ottenuto] il successo “gettando fango” sull’Italia descrivendola nella sua triste bruttezza della decadenza morale e civile, nello stesso modo in cui accusano un certo, e purtroppo raro, giornalismo di gettare fango solo perché ci racconta i fatti che riguardano la politica e chi la rappresenta. 

Che piaccia o meno ma a quanto pare piace ed è piaciuta molto, visto che una larga parte di italiani ha votato per diciotto anni un bugiardo puttaniere criminale, l’Italia è anche, soprattutto anzi, quella del film, e l’arte, la letteratura e il cinema impegnato hanno il dovere di mostrare la realtà, soprattutto quando non è bella né piacevole. Per tutto il resto ci sono i cinepanettoni e Checco Zalone. 

Se lo facesse anche il giornalismo sarebbe ancora meglio.

La vera nota stonata è il solito soffocamento da conflitto di interessi di berlusconi. Non è più possibile tollerare il fatto che ci sia chi deve rinunciare a un film, al libro e al giornale per un principio etico, per non contribuire all’arricchimento di berlusconi. Non è più accettabile che un film buono, di qualità superiore sia possibile da realizzare solo dalla casa di produzione targata mediaset, così come non è più accettabile che uno scrittore se vuole farsi editare un libro ed essere sicuro che abbia una visibilità debba farselo pubblicare da Mondadori. 

Il conflitto di interessi inquina tutto, il cinema come l’editoria e un mucchio di altre cose.

C’è gente a cui viene impedito di potersi guardare un film, leggere un libro e un giornale per non far fare cassa a berlusconi. Esiste una cultura etica, e questo è uno dei motivi, fra gli altri e i tanti, per cui una legge contro il conflitto di interessi, non solo quello di berlusconi: sono vari e svariati, non è più rimandabile anche se la politica si guarda bene perfino dal nominarlo.

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 Il «vaffa» di Servillo alla conduttrice di Rainews 24VIDEO

E fa leggermente sorridere chi, in questo bel panorama che ci offre l’italica visuale giornaliera, si scandalizza per il vaffanculo di #Servillo, una parola dal sen sfuggita quando pensava che la telefonata fosse già chiusa. In ogni caso, com’era? “c’è un tempo per tutto”, dunque anche alla critica ad un film che è stato appena premiato. Proprio come ci dicono quando, in presenza di fatti gravi, di tragedie ci permettiamo di commentare senza unirci ad una solidarietà e ad una compassione spesso d’accatto ma parlando di responsabilità e di responsabili che ci sono sempre , dunque facendo delle critiche ma che però non si possono dire. Non subito, almeno.
Ci manca solo l’accusa di sessismo perché il vaffa era destinato ad una donna e poi stiamo apposto. E’ davvero un paese magnifico, questo: ha ragione Sorrentino.

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Io ci sto: facciamolo

Il blog va in vacanza per qualche giorno.

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Stupiti & stupidi – Marco Travaglio –  23 agosto

A leggere la stampa e a sentire i tg, si direbbe che il sentimento dominante di gran parte dei politici e giornalisti sia lo stupore. Nessuno s’aspettava che B., un uomo che vive nell’illegalità fin dalla più tenera età, fosse condannato. Eppure, senza le sue leggi vergogna, lo sarebbe stato già diversi anni fa, quando fra l’altro aveva l’età per finire in galera. Il più stupito per la condanna di B. è B.: dopo sette prescrizioni, due reati amnistiati, tre delitti cancellati dalla sua depenalizzazione del falso in bilancio, due insufficienze di prove, 40 leggi ad (suam) personam e un indulto, senza contare i processi che non subì prima di entrare in politica perché corrompeva i giudici e la Guardia di finanza affinché chiudessero gli occhi sui suoi crimini, non riesce proprio a capacitarsi che i giudici siano riusciti a condannarlo una volta: infatti se ne sta asserragliato nella villa di Arcore, senza parole e senz’altre vie d’uscita che gli appelli a chi l’ha sempre salvato (Napolitano e il Pd). I dirigenti del Pdl che, conoscendolo da almeno vent’anni, sanno benissimo chi è, sono altrettanto stupiti che un delinquente del genere sia stato condannato: non se l’aspettavano, tant’è che otto mesi fa votarono e usarono in campagna elettorale la legge Severino che dichiara decaduti e ineleggibili i condannati, e fino a un mese fa ripetevano che la sentenza Mediaset non avrebbe avuto ripercussioni sul governo: la condanna di un colpevole non l’avevano proprio messa in conto. Anche Napolitano è stupito: tant’è che solo quattro mesi fa legò indissolubilmente la sua rielezione alla nascita di un governo di larghe intese fondato sull’alleanza fra il Pd e il partito di un signore già condannato a 4 anni in appello e in attesa della Cassazione di lì a pochi mesi.

Ed è stupito pure il Pd: infatti ad aprile fulminò Prodi e scartò Rodotà, cioè gli unici presidenti che avrebbero agevolato un governo coi 5 Stelle e non con B.; poi riconfermò Napolitano, cioè il candidato di B. al quale fece pure scegliere il premier del governissimo, il nipote di Gianni Letta: insomma si consegnò spensieratamente mani e piedi a un tipo condannato in appello per frode fiscale e in primo grado per la telefonata di Fassino, imputato in primo grado per il caso Ruby e indagato a Napoli per aver comprato senatori per rovesciare il governo Prodi. E ora si meraviglia non solo perché uno dei suoi processi è finito in condanna. Ma anche e soprattutto perché B. pretende il salvacondotto come premio di fedeltà al governo. Ma davvero Napolitano e il Pd pensavano che B. sostenesse il governo Letta per senso delle istituzioni, per spirito di sacrificio, per risolvere i problemi del Paese, per garantire agli italiani un futuro migliore e non per farsi, come sempre, i cazzi suoi?Siccome non c’è limite allo stupore, nel Pd è tutto un pigolare inviti ed esortazioni al Pdl perché si trasformi da partito padronale in forza democratica, abbandoni il capo al suo destino e lo rimpiazzi non si sa bene con chi.

Naturalmente molti di questi stupori sono finti. B. & C. sapevano benissimo che uno dei processi poteva finire male per lui. Infatti sono entrati al governo per ricattarlo in cambio dell’impunità al capo. Anche Napolitano, che è tutto fuorché fesso, era ben conscio che poteva finire così: ma ha accettato cinicamente la situazione per restare sul Colle, magari nella segreta speranza che i giudici si lasciassero intimidire dai suoi moniti e salvassero un’altra volta il puzzone (il presidente Esposito e gli altri giudici che hanno optato per la condanna hanno avuto un coraggio da leoni, infatti ne stanno pagando il fio). Il solo stupore che potrebbe essere tragicamente autentico è quello di certi dirigenti del Pd (esclusi i ricattati e i comprati): a furia di leggere sul Corriere e sugli altri house organ dell’inciucio che B. non è poi così brutto come lo si dipinge, che i suoi processi sono frutto non dei suoi reati ma della guerra civile, che bisogna pacificarsi con lui e altre menate da magliari, hanno finito col crederci. Più che stupiti, sono stupidi.