Napoli -1 – stato italiano 0

Sottotitolo: nella “policy” del sito del @fattoquotidiano non è specificato che replicare a qualcuno “stai zitta” [e magari fosse solo questo] è offensivo ma in compenso si può scrivere, in assoluta serenità accumulando anche un discreto numero di likes, che la morte di una persona è da derubricare alla “selezione naturale”, perché tanto se Davide non era ancora un delinquente lo sarebbe diventato di sicuro.
Il metodo Lombroso applicato alla conversazione via web e anche al pensiero della feccia immonda che straripa in quel sito e che viene lasciata libera di insultare i vivi e i morti.

Nella vita tutto può succedere, trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato, fare la cazzata, incontrare il pazzoide che ti ammazza con un machete, che su questa terra siamo troppi ce lo ricordano tutti i giorni i fatti di cronaca. 

A stare stretti poi si deve sgomitare per farsi spazio, altroché le campagne per incentivare la natalità.
Quello che però mi colpisce sempre, mi rattrista e mi preoccupa sono le reazioni qui alle cose che succedono.
Più i fatti sono seri e andrebbero sollevati col dovuto rispetto specialmente quando si tratta di vita e di morte e più tanta gente si scatena sfoderando tutto il suo becerume, la vigliaccheria spicciola da web.
Per strada non c’è la violenza che si legge qui, io con la gente ci parlo.
Qui è tutto esasperato, elevato al massimo del peggio.
A me questo non piace, non mi adeguo e non mi abituo. Ho letto delle cose che non si dovrebbero far passare come semplici opinioni. Il pensiero violento non è mai opinione. E se non si combatte la violenza nel pensiero è inutile fare tutto il resto per cercare di trasformare questo in un paese un po’ meno malato, di cattiveria, ignoranza, egoismi e malvagità.

 

***

 Massimo rispetto per chi nelle forze dell’ordine e i carabinieri si impegna tutti i giorni sul territorio per garantire la sicurezza, esercitare davvero la tutela dei cittadini, e lo fa in condizioni/situazioni impossibili grazie a questo stato che spreca soldi per comprare aeroplanini da guerra, per costruire inutili e devastanti opere, pubbliche solo per chi paga ma poi privatissime per chi ci guadagna e poi taglia sulle necessità primarie dei cittadini e di chi deve garantire i servizi. Ma questo è anche il paese dove le forze dell’ordine hanno abusato spesso del loro ruolo, basta pensare al G8 di Genova, a Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi e a tutti i morti di stato. Ecco perché parlare di rispetto delle regole diventa difficile se si pensa che gli autori, i responsabili e i mandanti di massacri e morte, in divisa e in giacca e cravatta non hanno mai ricevuto un’adeguata sanzione.

Mi chiedo, mentre in queste ore centinaia di persone in giro per la Rete si congratulano e si complimentano col carabiniere che ha ucciso, che razza di paese sia diventato questo, a quale livello di devastazione morale si può essere arrivati per applaudire un carabiniere che spara per ammazzare invece di pretendere, tutti insieme, di vivere in un paese dove nessuno muore per l’eccesso di zelo di un tutore dell’ordine.

E’ troppo pretendere di vivere in un paese dove non si rischia di essere ammazzati in modo accidentale?
E il pericolo sarebbero i migranti, la tbc e l’ebola?

Pietà.

Altroché la Grande Guerra, “prima me spari e poi dici chi va là”.

Qui per soddisfare la sete di giustizia, applicata solo al pianterreno perché per l’attico e il mezzanino si chiude un occhio e pure tutti e due, arriveremo agli squadroni della morte applauditi dalle folle festanti. 

La criminalità è insita nel fattore umano, appunto le società hanno previsto che la si dovesse contrastare usando l’arma del diritto, non ammazzando gente a casaccio sparando con un’arma vera.
Fra chi ha un’arma e chi non ce l’ha il torto e la ragione non sono mai divisi equamente. Mai.
Tutti bravi ad applaudire le forze dell’ordine quando ci liberano da pericolosissimi delinquenti in motorino che non si fermano all’alt, ad invocare ed esaltare il rispetto della legge, chissà poi se le stesse cose le pensano anche quando vanno a votare gente che non spara ma deruba diritti e soldi anche a chi si ferma agli stop.
Ammazzare ragazzini disarmati, per quanto possano essere indisciplinati e irrispettosi delle regole significa contrastare la delinquenza? 

***

Rabbia a Napoli, un carabiniere ha ucciso un diciassettenne

E’ accaduto nella notte. Andavano in tre sul motorino, la gazzella li avrebbe speronati. Lo sparo, dice la prima versione, sarebbe partito accidentalmente. Le manette dopo lo sparo.

***

Come fu per le notizie che riguardavano l’alleanza europea tra i 5stelle e Farage Il Fatto Quotidiano ha abilmente glissato sulla polemica circa l’allarme tbc lanciato dal blog di Grillo, nonostante nel frattempo siano arrivate diverse smentite da ambienti molto più autorevoli, ad esempio il sito di MSF Italia.
Non intendo riaprire il dibattito e la polemica sulle dichiarazioni fatte nel blog perché sono abbastanza nauseata da chi non si arrende nemmeno di fronte alle evidenze, da chi non sa e non vuole ammettere che una cazzata resta tale indipendentemente da chi la fa o la dice e che giustificare le cazzate o, peggio ancora volerle tradurre in qualcosa di buono non produce nulla di utile.
Sulla qualità dell’informazione cosiddetta indipendente del Fatto però sì: voglio polemizzare. Perché io Il Fatto lo compro, ho iniziato a comprarlo e leggerlo da quando è nato proprio perché mi aveva promesso di voler essere e restare indipendente: da tutti.
Ed essere indipendente da tutti non significa poi fare delle critiche all’acqua di rose, in salsa un calcio al cerchio e uno alla botte solo quando non se ne può fare a meno. I titoloni cubitali nel sito che poi raccolgono migliaia di commenti bisogna farli anche quando si deve andare un po’ contro le proprie simpatie.
Quindi, cari direttori #Gomez, #Padellaro e #Travaglio, siccome ci aspetta un periodo faticoso e un inverno più freddo del solito, capiamoci: un giornale indipendente è quello che dice, non quello che manda in seconda e in terza quello che dà fastidio ai supporters cinque stelle.

Non è una questione affatto marginale quella di Grillo e degli extracomunitari, migranti o chiunque arrivi qui da paesi in cui è impossibile vivere. Non è affatto una casualità che Grillo ogni tanto si lanci in voli pindarici pericolosi straparlando di immigrazione, sulla quale il movimento 5stelle non ha mai preso una posizione che sia davvero politica, che unisca la logistica al fattore umano, visto che si parla di persone e non di alberi di mele.
Perché lui lo sa bene che la questione immigrazione è uno dei tasti dolenti di questo paese, quello che riscuote sempre un certo successo, se se ne parla in forma negativa facendo credere che il pericolo, la malattia, la criminalità arrivano da lontano, da fuori.
Ammettendo anche che il problema sia quello che riporta Grillo, che ci sia davvero un pericolo di epidemia, una persona che fa politica anche se non è un politico di professione e che ha un seguito di gente che gli crede e che ha riposto fiducia in lui non ha forse il dovere di affrontare un problema in maniera diversa dalle annunciazioni urbi et orbi che poi scatenano l’inevitabile e infinito dibattito fra chi gli dà torto e chi si sente in dovere di giustificarlo perché, poverino, lui che di comunicazione non sa niente, sbaglia sempre la forma?
Non avrebbe dovuto consultare lui degli specialisti, esperti del settore dai quali farsi affiancare per poi informare la gente nel modo giusto?
Sarà mai possibile in questo paese uscire dalla logica del sensazionalismo da prima pagina e anche da quella patetica del “che faresti tu” e del “se capitasse a te”, visto che la maggior parte di noi fa un altro mestiere e non ha scelto di occuparsi della risoluzione dei problemi della politica, direttamente, da professionista?
Il razzismo è legato a doppio filo alla questione dei diritti: umani e civili, e il rispetto dei diritti [umani e civili] è più importante di qualsiasi altra questione, perfino dell’economia.
Chi non lo capisce, non capisce niente, ha qualcosa in meno, anzi molto meno rispetto a chi razzista non è, non solo sul piano intellettuale e culturale ma proprio umano.
Ognuno ha il diritto di avere le sue antipatie, di non sopportare qualcuno in particolare ma il razzismo è qualcosa di peggio, significa voler negare a quel qualcuno anche la possibilità di esistere. Significa individuare il pericolo solo nel “diverso” da sé, per orientamento sessuale, nazionalità, etnia eccetera, mentre nella maggior parte dei casi i pericoli li costruiscono proprio quelli uguali a noi.

***

Dalla soave boccuccia di Marianna Madia, in riferimento al blocco degli stipendi degli statali, apprendiamo che chi guadagna 26.000 euro l’anno [lordi, in ogni senso] è da collocare nella categoria dei più fortunati. 26.000 diviso dodici fa poco più di 2.100 euro al mese che non è affatto lo stipendio base di uno statale.
Perché un dipendente statale da quadro ordinario a duemila euro non ci arriva nemmeno se rimane chiuso al ministero anche di notte.
Quindi sarebbe il caso che chi 26.000 euro li porta a casa immeritatamente in un mese evitasse di offendere chi paga a lei e agli incapaci come lei stipendi, che non vengono mai ridotti né bloccati, in cambio della fortuna e del privilegio di poter ancora mettere a tavola il pranzo e la cena nella stessa giornata.

Immagino che saranno molto soddisfatti i dipendenti della pubblica amministrazione che hanno votato Renzi perché gli ha messo la mancetta in busta paga e che adesso per bocca della Madia gli fa sapere che non ci sono i soldi per l’adeguamento dei loro stipendi che è fermo al 2010. Renzi poco più di due settimane fa, dopo averlo anticipato già lo scorso aprile, diceva che “il blocco salariale per i dipendenti pubblici è solo una chiacchiera estiva”.
Se Sciascia fosse ancora vivo probabilmente aumenterebbe di qualche unità le categorie in cui ha diviso l’umanità: ai mezz’uomini, gli ominicchi, i pigliainculo e i quaquaraquà aggiungerebbe senz’altro i cazzari, i bugiardi per mestiere e tutti quelli che ancora oggi, in tempi ben lontani da quel giorno della civetta, si fanno fregare da persone come Renzi.
Quelli che dopo vent’anni di berlusconi non hanno saputo fiutare e intuire l’inganno e la truffa e prendere le opportune distanze dai bugiardi e cazzari per mestiere.

Il bersaglio grosso

“Fermo restando l’elementare sentimento di umanità, che però vale per tutti, dovremmo tutti quanti rivendicare il sacrosanto diritto, se non all’odio, almeno all’indifferenza”. Marco Travaglio, 8 gennaio 2014  [Ma l’amore no ]

A me non pare di leggerci nessuna apologia violenta né istigazione semplicemente perché non ci sono, ma per capire ci vorrebbe un cervello che fa il suo mestiere, non ottenebrato dal pregiudizio e sì, dall’odio.

Nel panorama pietoso del giornalismo italiano non c’è nessuno insultato quanto Marco Travaglio: nemmeno sallusti, al servizio di un delinquente per sentenza ed egli stesso condannato da un tribunale alla galera, non ad una sanzione come a molti giornalisti capita essendo questo un rischio del loro mestiere.

Nel dibattito politico parole come odio, amore non c’entrano nulla. Ce le ha portate berlusconi per contribuire a destabilizzare, per far credere alla gente che uno come lui, un delinquente per natura come recita il primo grado del processo Ruby sia uno che ama e che merita amore mentre quelli che non vogliono avere a che fare coi delinquenti, politici e non, siano invece quelli che odiano. L’operazione di lobotomia è  perfettamente riuscita a quanto pare, se c’è così tanta gente che pensa che al di fuori della politica non debba esistere un diritto anche a poter detestare qualcuno in santa pace. O, come appunto ha ben scritto Marco Travaglio, a potersene fregare serenamente di quello che capita a dei perfetti estranei coi quali non si è diviso nulla.

***

Scrivere e dire quello che si pensa davvero, che succede davvero e non quello che pensano gli altri o che agli altri farebbe piacere leggere, sentire o che non sia mai esistito non è la cosa più facile da fare. Questo io lo so bene e spesso l’ho pagato anche in termini di solitudini avendo perso per strada tanta gente che però non rimpiango affatto. In questo bel paese strozzato da varie ipocrisie e abitato da gente che non si arrende nemmeno di fronte alle evidenze: vent’anni di berlusconi sono la dimostrazione pratica di quello che dico, dovrebbero aver spiegato e chiarito molto bene tante cose. Ma evidentemente c’è un sacco di gente che ha bisogno di sentirsi rassicurata e chiudersi in quel comune sentire che io ritengo devastante soprattutto per la cultura. L’onestà di pensiero si raggiunge facendo prendere aria alla mente, guardando alle cose con curiosità e col giusto grado di sospetto, ma mai col pregiudizio. Perché i pregiudizi sono la morte dell’onestà intellettuale.

La critica ci sta, l’antipatia pure, verso il pregiudizio nulla si puote, ma la diffamazione è una cosa seria. E se su una pagina pubblica di facebook si stravolge il senso delle parole per diffamare qualcuno non penso sia legittimo poterlo fare. In ogni caso sputtanare gli imbecilli è un giochino da bambini, bisognerebbe farlo più spesso, è utile e divertente. 
Io non vado mai a discutere sulle pagine pubbliche di facebook perché le trovo confusionarie, nessuno legge mai quello che scrivono gli altri e non c’è discussione ma solo confusione, ieri l’ho fatto perché  le questioni di principio mi interessano sempre e molto. 
Travaglio è un giornalista col suo stile che può piacere e non piacere, questo non autorizza nessuno a distribuire i suoi insulti giornalieri a Marco Travaglio. 
Basta non leggerlo per non farsi venire il sangue amaro. Travaglio non è alla portata di tutti. Per comprenderlo ci vuole intelligenza, ironia e assenza di pregiudizi. E conoscere il minimo indispensabile di storia di questo paese per poter stabilire se quello che dice e scrive è vero o falso: generalmente è vero.

E se Travaglio scrive che esiste un diritto all’indifferenza: io penso che ci sia eccome anche quello all’odio, così come esiste quello all’amore e a un sacco si altri sentimenti, non gli si può mettere in bocca e sulla tastiera quello che non ha mai detto e scritto.

Nella frase incriminata e che continua a viaggiare in Rete col solo scopo di screditare ancora e ancora Marco Travaglio non c’è nulla di disdicevole né di violento, ma il bersaglio grosso è sempre una tentazione irresistibile per molti e non importa poi il motivo dell’attacco, anche inventarsi una balla qualunque va bene, e il popolino bue, ignorante, disinformato dei social network;  e non si capisce che cazzo ci stia a fare h24 in Rete, quello del mi piace compulsivo clicca, condivide e insulta.  facebook dovrebbe servire a condividere informazioni esatte, non balle e nemmeno insulti. Internet può trasformarsi davvero in un’arma impropria, se usato male.

Anche se con fatica io continuo a pensare che la mia libertà di non scrivere idiozie, falsità insultanti valga purtroppo quella degl’imbecilli che non conoscono perché non sanno e non gl’interessa sapere.  

Quando il pregiudizio, la critica offensiva vengono espressi da gente che non sa si possono leggere in chiave pietosa. Chi non sa per sua scelta, una scelta di ignoranza consapevole e l’unico modo che conosce per relazionarsi con gli altri è l’insulto ha sempre torto. Ma quando gli stessi concetti vengono espressi da persone a cui si dovrebbe riconoscere una certa superiorità intellettuale io mi preoccupo. In questo paese manca un senso comune di solidarietà verso il giusto. E manca perché nella ricerca del giusto va a finire anche quello sbagliato che però qualcuno riteneva che non lo fosse. Travaglio è antipatico e inviso perché non guarda in faccia nessuno, e anche l’accusa al Fatto di essere filogrillino è abbastanza patetica. Le critiche ai 5stelle e a Grillo  sono arrivate anche da lì, da lui, da Scanzi e da altri. Ma siccome erano critiche giuste e motivate, non il solito attacco sulla base del pretesto come quello che fa giornalmente la maggior parte della cosiddetta informazione, non se n’è accorto nessuno e si continua a parlare e a scrivere per luoghi comuni, falsi.

Così com’è altrettanto falsa la leggenda che nella famosa puntata di Servizio Pubblico berlusconi abbia ricevuto un trattamento di favore con un atteggiamento servile da parte di Santoro e Travaglio: ma il pregiudizio è come l’invidia: acceca e impedisce di riflettere con cognizione di causa. 

Nei paesi civili è più difficile rilanciare balle dai social network perché l’informazione ufficiale ne scrive di meno. Qui il progetto di annientamento dell’informazione più libera e meno dipendente dai poteri è chiaro ormai da un pezzo. E c’è gente che ci gode perché pensa poi di stare meglio senza Travaglio e senza Il Fatto Quotidiano. Mai visto personalizzare così la critica verso un professionista che, sia chiaro, è criticabile come tutti ma non insultabile come solo a lui accade. Cosa che produce il risultato di rendere meno credibili o per niente anche quelle critiche giuste che gli si muovono. A me neanche piace sempre né ne condivido sempre gli scritti però gli va riconosciuta un’onestà che in pochi nel suo ambiente hanno. Se avesse avuto davvero delle mire estranee al puro piacere di svolgere il mestiere di giornalista oggi sarebbe probabilmente a dirigere un quotidiano che già c’era, non avrebbe avuto bisogno di pensare ad uno nuovo perché gli altri erano diventati inaccessibili per lui. E magari al posto di vespa cinque sere a settimana su Raiuno ci sarebbe lui, ma la gente questi semplici ragionamenti non li fa.

Le cose che si scrivono e si dicono andrebbero provate, altrimenti si chiamano diffamazione e calunnia. Di vero c’è che Travaglio è stato cacciato dall’Unità insieme a Padellaro e Colombo, oggi tutt’insieme al Fatto Quotidiano. Stessa sorte toccata a Concita De Gregorio che da direttore di quel fu giornale è dovuta tornare a fare la semplice editorialista a Repubblica. Il resto, balle. Maldicenze gratis e a pagamento.

 

 

Di fact checking, inesattezze ma soprattutto di balle [giornalistiche]

Pippo Fava, Palazzolo Acreide 15 settembre 1925 – Catania, 5 gennaio 1984 – Riprendo queste righe scelte da Mauro Biani nella sua pagina di facebook perché le trovo perfette da associare alla sua vignetta in ricordo di Pippo Fava. Che Mauro sia bravissimo non è più una sorpresa per me, lo è però la sua capacità di stupirmi ogni volta. Quando ti aspetti che Mauro Biani si esibisca in tutta la sua genialità lui per fortuna lo fa. Questo disegno è magnifico, sensuale, intrigante, riesce quasi a far dimenticare per un attimo l’orrore di una morte ingiusta come quella che è toccata a Pippo, ammazzato dalla mafia, perché aveva il vizio dell’onestà e della verità. [A proposito di balle giornalistiche, ecco] . – “Io sono diventato profondamente catanese, i miei figli sono nati e cresciuti a Catania, qui ho i miei pochissimi amici ed i molti nemici, in questa città ho patito tutti i miei dolori di uomo, le ansie, i dubbi, ed anche goduto la mia parte di felicità umana. Io amo questa città con un rapporto sentimentale preciso: quello che può avere un uomo che si è innamorato perdutamente di una puttana, e non può farci niente, è volgare, sporca, traditrice, si concede per denaro a chicchessia, è oscena, menzognera, volgare, prepotente, e però è anche ridente, allegra, violenta, conosce tutti i trucchi e i vizi dell’amore e glieli fa assaporare, poi scappa subito via con un altro; egli dovrebbe prenderla mille volte a calci in faccia, sputarle addosso “al diavolo, zoccola!”, ma il solo pensiero di abbandonarla gli riempie l’animo di oscurità.” (da “I Siciliani”, 1980)

Anche ieri Michele Serra si è occupato di quel che accade in Rete, come fa ormai abbastanza spesso, nella sua Amaca a proposito delle balle che si scrivono e si dicono dai pulpiti “alti” e delle relative smentite rese più semplici proprio perché c’è la Rete che, è vero, è quell’immenso calderone dove va a finire tutto e che molti ancora non hanno imparato ad usare bene contribuendo alla diffusione delle balle, tipo la non notizia di queste ore circa una corte che avrebbe stabilito che il canone Rai si può non pagare e non succede niente. 

Cosa assolutamente non vera ma che continua ad essere ancora condivisa e accolta con gridolini di approvazione come se lo fosse, semplicemente perché c’è gente troppo pigra per preoccuparsi di andare a vedere se è vero quel che passa davanti ai nostri occhi ogni giorno sulle pagine web di un social network. 

Se tanta gente pensasse che anche condividere un link su twitter e facebook è una piccola responsabilità forse leggeremmo meno stronzate inutili e false, e si eviterebbero un mucchio di discussioni che fanno solo perdere tempo. 

Il problema che affligge Serra però è un altro: a lui dà fastidio che in Rete si aprano dibattiti su argomenti che un tempo erano esclusiva degli addetti ai lavori, giornalisti, opinionisti, intellettuali eccetera, dà fastidio che potrei essere anch’io, una signora nessuno a smascherare la bugia, l’inesattezza che scrive il professionista e ogni tanto, ciclicamente, ci tiene a farcelo sapere senza mai fare però il benché minimo accenno sul fatto che basterebbe evitare di scrivere balle sui giornali per evitarsi poi la critica spalmata ovunque in Rete fatta anche in modo volgare come accade purtroppo spesso. 

Perché il margine di errore nel riportare una notizia, un fatto, una considerazione si alza e si abbassa rispetto alla responsabilità che si ha quando si scrive in pubblico sapendo poi di essere letti da qualcuno. Ed è la quantità di quei qualcuno a stabilire la gravità di quell’errore. 

Io, a differenza di Serra posso anche permettermi l’inesattezza, perché il massimo che può succedere è che me la facciano notare e mi diano quindi la possibilità di rettificare prima che quell’errore diventi materia per fare opinione in quella cerchia di persone che di me si fidano perché sanno che solitamente e abitualmente non sono una che racconta balle. Mentre ai livelli di Serra &Co. il margine di errore e la balla non dovrebbero proprio esistere perché la loro responsabilità nei confronti del pubblico è infinitamente più grande della mia. Se Serra, come molti altri suoi colleghi ha deciso di adeguarsi per motivi suoi personali, di opportunismo, o per quell’idea malsana che fa credere che un’informazione esatta sia controproducente per la famosa stabilità napolitana è un problema suo che però non deve impedire che qualcuno se ne accorga e  risponda come sa,  come può e coi mezzi che ha, anche fossero un blog e una pagina di facebook. Chi si espone sa che correrà dei rischi, esporsi in modo onesto riduce quei rischi.

***

L’AMACA, Michele Serra 4 gennaio

Si moltiplica, anche grazie al web, la cultura del “fact checking”, ovvero la verifica dei fatti. Si tratta di vagliare il grado di veridicità delle dichiarazioni pubbliche, con speciale attenzione, come è ovvio, per le affermazioni dei politici. Interessante notare come esista una vera e propria gradazione della veridicità: tra la verità piena e la menzogna conclamata ci sono sfumature intermedie. L’ottimo sito Pagella Politica, per esempio, ha stabilito cinque livelli: 1 vero, 2 c’eri quasi, 3 ni, 4 Pinocchio andante, 5 panzana pazzesca. Non è un approccio del tutto “scientifico”, ma aiuta a ragionare sulla complessità della realtà, nonché sulla fatica di capirla e rispettarla.
Ovverosia: esistono numeri, dati, eventi che sono proprio quelli, e contraffarli, per malafede o per cialtroneria, non è ammissibile. Ma nell’interpretazione di quei numeri, nel “racconto” che si fa della realtà, c’è un margine di errore (da veniale a grave) che fa parte del rischio di esprimersi. E dunque perfino il fact checking, che ha una sua indubbia oggettività d’approccio, sconsiglia una lettura manichea della realtà. Non per caso sono i fanatici a incorrere, più spesso e più gravemente degli altri, nella menzogna totale.

Bella, ciao

Su wikipedia tutti hanno la possibilità di aggiungere informazioni e dettagli a tutti gli argomenti che sono contenuti nell’enciclopedia on line che ogni giorno viene consultata da miliardi di persone.
Solo però, come diceva Grillo tanti anni fa, se qualcuno scrive una cazzata tempo due minuti e gli si rivolta contro il mondo.
E allora io mi chiedo: qual è il senso di diffondere cazzate, anche offensive, se grazie alla Rete tempo due minuti e non dico il mondo ma un sacco di gente giustamente incazzata e stanca di essere trattata da imbecille poi si rivolta contro?

Per la cosiddetta informazione italiana, pubblica e privata, la parola fascismo è off limit, non si può dire, non si può pronunciare, non si deve dire, ad esempio, che Franca Rame non fu vittima della sua bellezza [finché, ‘sto cazzo] quando il 9 marzo del 1973 fu stuprata da un branco di  fascisti e che il suo fu uno stupro su commissione non perché lei fosse una gran bella donna ma perché era una donna comunista e dunque doveva essere punita per questo.
E non si può dire che quello stupro fu ordinato da alcuni ufficiali dei carabinieri come riportano le cronache del periodo.

Ieri il TG2 ha mandato in onda un servizio vergognoso su Franca Rame: la conduttrice  ha detto che Franca Rame avrebbe usato la sua bellezza finché non fu stuprata omettendo il perché di quello stupro, ovvero la parte fondamentale che fu quella che poi segnò per sempre la vita dell’artista.

Dopo mezz’ora dalla fine del telegiornale in Rete è successo il finimondo come sempre accade quando l’informazione ufficiale, quella che paghiamo tutti, non assolve al suo dovere che è appunto, quello di informare e non di dare la versione più comoda, riveduta, corretta e addolcita di un fatto che è accaduto.

E dai fatti che hanno riguardato  la splendida vita di Franca Rame non si può stralciare qualcosa che è ormai di pubblico dominio, e specialmente nel giorno della sua morte e dopo che  la vicenda drammatica dello stupro subito da Franca Rame aveva già fatto il giro del mondo in Rete.
A distanza di quarant’anni, il servizio pubblico come quello privato nella figura di Enrico Mentana, anche lui così poco coraggioso da evitare di pronunciare la parola “fascisti” in riferimento agli stupratori,  non possono oscurare il fatto che lo stupro di Franca sia stato una vera spedizione punitiva eseguita da una squadraccia fascista e ordita per motivi politici.

Solo in tarda serata è arrivata una specie di rettifica da parte del TG2, ma come sempre accade in casi come questi la toppa è stata peggiore del buco, perché il direttore Marcello Masi ha fatto l’offeso e lo sdegnato invitando a vergognarsi tutti quelli, me compresa che si erano già attivati su facebook per pretendere il chiarimento, colpa nostra che  avevamo capito male e non c’era nessuna finalità offensiva né tanto meno censoria nell’intervento di Carola Carulli al telegiornale.

Nella richiesta di rettifica non c’era nessuna volontà di ripristinare la gogna per la giornalista disinformata: bastava ammettere l’errore e  fare un opportuno passo indietro senza i se i ma del direttore.

E inoltre, se l’informazione facesse il suo dovere non servirebbero nemmeno certe “scuse”.

Lo stupro è un orrore che ammazza dentro.

Quello che si vive dopo è solo un surrogato di vita: un’apparenza di vita.

Grazie a Franca Rame per aver saputo, invece, vivere così bene la sua, mettendosi a disposizione per un progetto di civiltà.

E, a proposito di balle e ballisti,  qual è il senso di fare il Pigì Battista se poi c’è sempre almeno un Marco Travaglio che gli fa fare la figura di merda che si merita?

I ragazzi del coro
Marco Travaglio, 30 maggio

L’altra sera il giornalismo indipendente ha fatto un altro passo da gigante a Ballarò con l’intervista, si fa per dire, di Giovanni Floris a Pier Luigi Bersani. Parevano due compari che si ritrovano al bar dopo tanto tempo e il più cazzaro dei due racconta all’altro che lo voleva la Juve come centravanti, ma lui ha rifiutato perché merita ben di meglio. Solo che al bar, di solito, l’altro compare guarda il cazzaro con un misto di simpatia e commiserazione, e se è molto buono lo asseconda, altrimenti gli ride in faccia. Floris invece assisteva alle bugie di Bersani con compunta partecipazione, alzandogli lui stesso la palla per aiutarlo a mentire meglio. Così lo smacchiatore di giaguari ha potuto raccontare la favola del “governo del cambiamento” con i 5Stelle, abortito per il no di Grillo (tutti sanno che era un governo Bersani di minoranza, in cui i 5Stelle non avrebbero avuto alcun ministro e alcuna voce in capitolo sul programma, che Bersani si era premurato di preparare in anticipo: i famosi otto punti di sutura). La frottola della sua proposta ai grillino di votare Prodi al Quirinale (proposta mai fatta né in pubblico né in privato, mentre fu Grillo a proporgli pubblicamente di votare Rodotà e poi discutere di un governo insieme). La balla del no del Pd a Rodotà perché “non avrebbe avuto i voti” (e allora perché proporre Marini e Prodi, che non avevano neppure i voti del Pd, ed escludere in partenza Rodotà, che aveva già i voti dei 5Stelle e di Sel e avrebbe potuto essere eletto anche senza un terzo del Pd?). La bufala della sua disponibilità a farsi da parte (lo disse solo il 2 aprile, dopo aver ripetuto per un mese e mezzo “governo Bersani o elezioni”, e poi non lo fece mai). La patacca del “sempre stato contrario al finanziamento pubblico dei partiti” (celebre il refrain della campagna elettorale:”anche Clistene era favorevole, sennò fan politica solo i ricchi”). E via balleggiando. L’unica volta che Bersani ha detto qualcosa di vero, e cioè che sa chi sono i 101 “o forse 110” parlamentari del Pd che han tradito Prodi e il partito, ma non intende svelarli, Floris ha lasciato pietosamente cadere la questione. Meglio non metter troppo in imbarazzo l’ospite. Meglio servirgli altri assist spiritosi, tipo: “È più facile governare con Alfano o con Casaleggio?”. Ah ah, zuzzurellone. Il clima è da quiete dopo la tempesta: ce la siamo vista brutta, ma ora è passata, tutto è tornato al suo posto: Grillo perde, i partiti vincono (mettono in fuga 4 elettori su 10, ma è un trionfo), i giornalisti tornano a sdraiarsi dopo tanta paura, la cadrega è salva e si può anche riscrivere la storia a uso e consumo dei presunti vincitori. È lo stesso clima che si respira nei giornali, che celebrano il record dell’astensionismo con titoli virili del tipo “Una domanda di governo” (Corriere ), “Il riscatto dei partiti” (Repubblica ), “Il voto sveglia la sinistra” (l’Unità). Anche gli onanisti di twitter si scatenano. Il neomartire Pigi Battista (Grillo l’ha insultato per le balle che scrive, dunque tutti solidali, mentre chi viene insultato da Battista non merita nulla) cinguetta: “Per Ingroia l’anno della catastrofe: arrestato il suo pataccaro Ciancimino jr.”. Strana esultanza, da parte di uno che passa il tempo a travestire da Tortora qualunque potente arrestato o inquisito. Figurarsi se avessero ingabbiato uno a scelta fra i suoi editori evasori: pianti a dirotto e alti lai contro le manette facili e l’accanimento delle toghe cattive. Trattandosi invece di Ciancimino, viva la garrota. Peccato che il primo a far arrestare Cincimino per calunnia e porto di esplosivi sia stato proprio Ingroia, che poi lo fece rinviare a giudizio per minaccia a corpo dello Stato e concorso esterno. E peccato che l’arresto per evasione fiscale non c’entri nulla con la veridicità o meno di quel che Ciancimino ha detto sulla trattativa e dei 50 documenti che ha prodotto (già autenticati dalla Scientifica). 
Queste cose le sanno tutti i giornalisti, anche i meno dotati. Dunque non Battista.

Oltre il conato di vomito

 

Imu, Berlusconi paga i voti in contanti

L’ultima carta per la rimonta: “Se vinciamo vi restituiremo i soldi pagati sulla prima casa”
Ma i fatti smontano la ‘promessa choc’

IL CONTRATTO CON GLI ITALIANI: MAI RISPETTATO (di Peter Gomez e Marco Travaglio)

INGROIA: “BERLUSCONI E’ UN BARZELLETTIERE E  BERSANI STA CON MONTI”

MONTI SFIDA B: “VENGA IN TV A SPIEGARE”. GRASSO: “SOLDI IN CAMBIO DI CONSENSO”

Sottotitolo: «lui racconta balle a ripetizione ché tanto gliele fanno dire quando e quante ne vuole, non è che che qualche volta, per sbaglio magari, gli chiudono la porta in faccia dicendogli “no, grazie, non ci serve niente” come si fa coi rappresentanti del Folletto. Quell’altro dice di voler ridurre le tasse che lui stesso medesimo ha aumentato e in più ricorda agli italiani che b non ha mai mantenuto le promesse dopo aver rivelato che però lui il voto glielo ha dato, ci aveva creduto, il volpino in loden, il terzo, il segretario del partitone del 40%  [menoquacchecosa] è intervenuto ma a bassa voce come da copione, ché l’avversario signora mia, non va demonizzato,  nella querelle “tassa sì tassa no, co’ ‘sta IMU che ce fò, la lasciamo a berlusconi per convincere i coglioni”…[poi dice una che vota Antonio].»

Preambolo: se berlusconi o il suo partito dovessero tornare alla guida del paese, la crisi economica del paese e quella dell’Europa potrebbe rapidamente ritornare.
[Washington Post]

Ma continuiamo pure a scandalizzarci quando la Magistratura entra “a gamba tesa” nell’agone politico ben sapendo che non è affatto così perché la Magistratura entra in tutti gli ambiti dove si commettono reati, e se i politici non vogliono che i giudici si occupino di loro basterebbe che loro la smettessero di delinquere, corrompere, mafiare, rubare.
Continuiamo pure a dire che l’avversario va sconfitto politicamente anche se si chiama silvio berlusconi e dunque non è un avversario né un politico ma un’anomalia tutta e solo italiana costruita a tavolino da una politica scellerata che poi non ha fatto nulla per rimediare all’errore.
Continuiamo pure a dire che è dietrologia, o peggio ancora demagogia ricordare alla gente che chi doveva rimediare all’errore ha invece contribuito al mantenimento in essere del politico silvio berlusconi concedendogli e permettendogli di fare quello che a nessun altro era stato concesso e quello che nessun altro politico si è mai permesso di fare: craxi se ne è andato a morire da latitante in terra straniera ma non ha mai sabotato leggi e Costituzione pro domo sua con la collaborazione viva e vibrante del parlamento e di chi, da presidente della repubblica di uno dei peggiori settennati che la storia di questo paese ci abbia consegnato non ha mai fatto nulla nel concreto per difendere quello che andava difeso e che proprio lui era chiamato a difendere e tutelare: un paese e la sua Costituzione.
Continuassero, i lor signori della cosiddetta opposizione a considerare silvio berlusconi un interlocutore col quale parlare, confrontarsi.
Continuassero pure i nostri grandi organi di informazione scritta e parlata, compresa la Rai, azienda di stato pagata coi soldi dei cittadini ad allietarci trasmettendo da mane a sera, a tutte le ore, in diretta e in differita le balle che un disonesto impostore racconta da quasi vent’anni, sempre le stesse, e che l’unico effetto che possono produrre è quello di pescare nell’eventuale quota di telerincoglioniti che ancora non si era lasciata abbindolare.
Perché [se questo fosse un paese normale] silvio berlusconi ora sarebbe in tutt’altre faccende affaccendato, sarebbe in riunione plenaria col suo esercito di avvocati cercando un modo per convincere i giudici di Milano che quelle accuse di sfruttamento della prostituzione minorile sono davvero falsità, che lui non pagava ragazzine per il suo sollazzo, che i suoi non erano baccanali organizzati da un vecchio erotomane con l’ossessione del sesso ma solo e davvero delle innocenti cene eleganti.

 

Le tasse sono bellissime

Le tasse sono bellissime, sì.
Aveva ragione Padoa Schioppa quando lo disse attirando su di sé le antipatie di mezza Italia.

 Sono bellissime se le pagano tutti, sono bellissime se le pagano tutti in relazione ai loro guadagni, sono bellissime quando lo stato non si trasforma in socio occulto pretendendo la metà e oltre dei guadagni della gente ma non lavorando come invece lavora la gente. Sono bellissime quando lo stato controlla realmente che le tasse vengano pagate in relazione ai redditi.

Sono bellissime quando poi tornano sottoforma di servizi, istruzione, cultura, sanità, assistenza ai disabili, quando vengono investite per la sicurezza sul lavoro, nella ristrutturazione degli edifici pubblici che cadono in pezzi ammazzando ragazzini seduti ai banchi di scuola. Quando, invece di spendere i soldi di tutti per  un inutilissimo e dannoso  buco in una montagna vengono utilizzate per le nuove tecnologie, per la ricerca scientifica, per il PROGRESSO.
Quando invece non sono niente di tutto questo, quando lo stato prende ma poi non restituisce, quando lo stato va a prendersi i soldi da chi li ha sempre dati ed è da quella gente che ne vuole sempre di più invece di pretenderli da chi ne ha tanti, troppi, accumulati spesso proprio grazie all’evasione  non sono bellissime per niente: sono un furto, l’ennesimo furto compiuto dallo stato ai danni dei cittadini. 
Se questo stato fosse stato gestito in modo serio nessuno avrebbe creduto alle balle del delinquente zippato, nessuno crederebbe infatti che senza tasse è meglio, e invece dei voti  avrebbe preso solo le pernacchie che si merita.

Invece, solo due mesi fa Enrico Letta [il nipote dello zio, nonché vicesegretario del PD] si augurava il ritorno di b, disse che il popolo della libertà è meglio del Movimento cinque stelle.

Quindi uno sicuro “zu’ silvio” lo fa contento, questo forse serve a spiegare, a ricordare, a fare chiarezza agl’insipienti, agli smemorati e a quelli che pensano che bisogna essere dei perfetti coglioni per ridare fiducia al piazzista coi tacchi:  perché se non guardiamo chi c’è all’opposizione non capiremo mai  perché è impossibile liberarsi della metastasi che affligge l’Italia da tre lustri più due o tre anni.

Berlusconi: “Giù la pressione fiscale”.

Ma da premier diceva: “E’ impossibile”

Il ritorno in campo del Cavaliere mostra la strategia che seguirà da qui alle elezioni: far dimenticare che fino ad appena dieci mesi fa al governo c’era lui. Ora torna a promettere l’abbassamento delle tasse, ma a maggio dell’anno scorso diceva che in tempo di crisi non si poteva fare. Poi si scaglia contro l’Imu, votata in parlamento anche dal Pdl.

Berlusconi promuove Renzi, il suo figlioccio adottivo, quello al quale disse in quel di HardCore: “tu mi somigli” e boccia Grillo in quanto “comico”. Lui sì che se ne intende. Ma il figlio ingrato ha detto che in caso di vittoria del PD berlusconi sarà il primo ad essere rottamato.

Io, l’ho scritto tante volte e ovunque non faccio il tifo per nessuno, che sia di destra di centro o di sinistra, non ho votato per il Movimento e quindi i miei giudizi sono assolutamente al di sopra delle parti.

Ma se  il Movimento prenderà i voti quando in un ipotetico futuro ci permetteranno di tornare a votare è giusto che vada in parlamento come TUTTI i partiti che prendono i voti della gente, e  mi va benissimo che in parlamento ci sia chi può svolgere anche e solo la funzione di sentinella del potere finché il potere sarà quello che è.

Poi possiamo parlare mille anni sui loro metodi, sistemi, su chi e cosa li ispira: sempre meglio Casaleggio di licio gelli e la P2, di  dell’utri e cosa nostra, comunque.

Credo.

Secondo me.

Perché Sanremo è Sanremo

Sottotitolo: Meno male che Celentano andrà a Sanremo, così qualcuno la finirà di rompere i coglioni con la storiella che il “povero Adriano” non può mettere piede nella tv “pubblica”. Io vorrei riportarci Corrado Guzzanti per esempio: da chi devo andare a reclamare?

 Il Giornale di Olindo zio Tibia Sallusti e della famiglia berlusconi con il titolo osceno di ieri ha dimostrato ampiamente qual è il target dei suoi lettori, ammesso che si tratti di gente che va oltre la visione dei titoli in neretto cubitale.
Perché chiunque conosca un po’ la storia del nostro paese e i fatti che riguardano il nostro paese avrà capito benissimo che Olindo non voleva affatto difendere l’Italia, più semplicemente ce l’ha con la Germania non per quello che pensano di noi (come peraltro pensano in almeno tre quarti dell’orbe terracqueo grazie a come ha ridotto l’Italia chi gli paga lo stipendio: Schettino è arrivato molto dopo, quando di robaccia per vergognarci di certe caratteristiche italiane ne avevamo già collezionata un bel po’), ce l’ha con la Germania perché Angela ha fatto i dispetti ai nostri grandi economisti statisti delle cippe. Ricordiamoci sempre che i giornali di berlusconi non scrivono mai cose così, per cazzeggiare ma eseguono sempre gli ordini che il padrone gli dà. Nel frattempo, noi paghiamo col finanziamento pubblico ai quotidiani gentaglia che non solo non fa informazione ma veicola falsità non solo storiche.

Resteranno scritti per l’eternità sulla pagina delle italiche vergogne i famosi scoop del fogliaccio, uno su tutti la vicenda del cosiddetto dossier Mitrokhin che costò una condanna a dieci anni ad Igor Marini, il consulente finanziario che nel 2003 accusò Prodi, Fassino e Lamberto Dini di aver preso mazzette nell’affare fra Telecom Italia e Telekom Serbia; accuse che  si rivelarono totalmente infondate e le prove prodotte dei clamorosi falsi. Associazione per delinquere finalizzata alla ricettazione di documentazione falsa e contraffatta e diversi episodi di calunnia i reati contestati a Marini che nel settembre 2010 fu arrestato per scontare 5 anni di reclusione per aver calunniato il magistrato romano che lo interrogò nel 2003.

Dal Giornale nulla, nemmeno una smentita.

 Le frasi attribuite all’estensore dell’articolo del  Der Spiegel citate da Il Giornale non sono scritte da nessuna parte, il tono dell’articolo tedesco è completamente diverso da come lo vuole far apparire Il Giornale. Inoltre, quell’articolo non appare sul settimanale, ma solo sulla versione online.

E vediamo un po’ quanto è vero che Auschwitz è stato un orrore soltanto tedesco. Perché ad esempio nell’italianissima risiera di San Sabba vennero soppresse e bruciate fra le tre e le cinquemila persone, di cui triestini, sloveni, croati, friulani, istriani e naturalmente ebrei.(http://marcotorbianelli.com/2011/04/28/sono-entrato-nella-risiera-di-san-sabba/)
E inoltre l’Italia ai tempi di Auschwitz era ALLEATA della Germania, molti italiani di religione ebrea sono finiti nei campi di concentramento grazie ad italianissimi delatori che vendevano al nemico amici e vicini di casa in cambio di quelle case che i tedeschi svuotavano durante i rastrellamenti e un po’ di soldi, grazie al “governo” italiano di allora che tanti italiani hanno sostenuto e di cui ancora oggi troppi mentecatti rimpiangono azioni e ideologie .
Qualcuno dovrebbe consigliare a quell’ ignorantone di sallusti gné gné gné di aprire un libro di Storia, e di leggerlo, soprattutto. Onde evitare di contribuire alle ormai famose e tristissime italiche figure di merda.

 

Il giorno dell’Amnesia, Marco Travaglio, 28 gennaio – Il fatto quotidiano

Ieri, per solennizzare il Giorno della Memoria, il
Giornale è uscito con un numero da collezione, per
soli amatori. Titolo di prima pagina: “Lettera ai
tedeschi. A noi Schettino a voi Aushwitz”. E
gigantografia della copertina dello Spiegel: una nave da
crociera con la scritta “Kreuzfahrt in die Katastrophe”.
Scrive Sallusti, noto germanista di madrelingua:
“…copertina sul caso Concordia e un titolo che non lascia
spazio a equivoci: Italiani mordi e fuggi letteralmente
ma traducibile come italiani codardi”. Non sappiamo chi
sia l’interprete dal tedesco di Sallusti, forse il dottor Kranz
tetesco ti Cermania. Ma il titolo di copertina dello Spiegel
non lascia spazio a equivoci: “Crociera nella catastrofe”
letteralmente, ma traducibile come “crociera nella
catastrofe ”. L’articolo anti-italiano, peraltro paradossale, è
uscito sul sito del settimanale. Ma il meglio è l’argomento
(si fa per dire) usato da zio Tibia per replicare: “È vero, noi
italiani alla Schettino abbiamo sulla coscienza una trentina
di passeggeri della nave, quelli della razza di Jan
Fleischauer (autore dell’articolo) di passeggeri ne hanno
ammazzati 6 milioni… I tedeschi li abbiamo visti nelle
nostre città obbedire agli ordini di sparare su donne e
bambini”, e “noi poverelli li abbiamo aiutati prima a
difendersi dallUrss, poi a pagare il conto dell’unificazione
delle due Germanie”. A parte le due ultime rivelazioni
sallustiane, destinate a rivoluzionare la storia dell’Europa
moderna, Tibia avrebbe potuto cavarsela con le parole
del suo padrone, che mentre era alleato con fascisti e
filonazisti, così apostrofò al Parlamento europeo il
socialista antifascista e antinazista tedesco Martin Schulz:
“Le mie tv stanno preparando una fiction sui lager nazisti:
la proporrò per il ruolo di kapò”. Nel 2008 Vauro
immortala in una vignetta la contraddizione di un
centrodestra che si dice filoisraeliano e poi candida
fascisti dichiarati come Ciarrapico e la Mussolini. Il
bersaglio è Fiamma Nirenstein, amica di Israele e
candidata del Pdl nella stessa lista del Ciarra e della Ducia.
La vignetta la raffigura con tre stemmi sul petto (quello
del Pdl; il fascio littorio e la stella di David, simbolo
d’Israele) e la scritta “Fiamma Frankenstein”, perfetta
sintesi satirica del mostro Pdl, composto da pezzi così
incompatibili. Peppino Caldarola, sul Riformista , scrive che
“Vauro disegna una vignetta sulla Nirenstein dove la
definisce sporca ebrea”. Epiteto antisemita che
Caldarola si è bellamente inventato. Vauro ovviamente
querela lui e il suo direttore Polito, i quali vengono
condannati a risarcirlo con 25 mila euro. A questo punto
poteva mancare, contro l’ineccepibile e inevitabile
sentenza, un articolo disinformato del Corriere, dunque di
Pigi Battista? Non poteva. Scrive Battista che il giudice
(antisemita pure lui?) ha sentenziato non a caso proprio
“alla vigilia della Giornata della Memoria”  non ha colto
la sottile ironia di Caldarola, che si è limitato a “criticare
satiricamente una vignetta satirica”. Ecco, dire che uno ha
scritto “sporca ebrea” quando non lha nemmeno
pensato, è satira. Anche Macaluso dà il suo contributo alla
scemenza: Caldarola mise fra virgolette la frase mai scritta
da Vauro non per attribuirgliela, ma “per sintetizzarne il
pensiero ” (un caso di telepatia). Ieri il Giornale da
collezione di Sallusti, sotto il titolo “Giorno della
Memoria. Ecco come è fatto l’antisemita di oggi”, ospita a
pagina 27 un articolo della Nirenstein, secondo cui
Caldarola è stato condannato “per aver detto la verità”.
Intanto, a pagina 13, Littorio Sgarbi difende il nazi-console
Vattani con due argomenti decisivi: Santoro ha cantato
“Bella ciao” e Giorgio Bocca da ragazzo era fascista. Come
dire: Vattani ha ragione perché oggi è sabato e mio zio ha
le emorroidi. Il fatto che “Bella ciao” sia un canto della
Resistenza, da cui è nata la Repubblica, e che c’è una lieve
differenza fra un ragazzo fascista nell’Italia del 1942 e un
console nazista nell’Italia del 2012, non sfiora neppure
l’energumeno. Ma chissà cosa pensa la Nirenstein, a
pagina 27, di Sgarbi a pagina 13, e cosa pensa Sgarbi a
pagina 13 di Sallusti a pagina 1. Potrebbero persino
scambiarsi i numeri di telefono.

La minaccia dello Zombie

“Siamo scesi in campo nel 1994 perché non volevamo che il Paese cadesse nelle mani di quei signori che erano e che ancora nel loro profondo sono comunisti. Per questo siamo stati in campo, restiamo in campo e saremo ancora in campo.”

Se da qui al 2013 i toni saranno ancora e sempre questi c’è da rabbrividire.
Per questo io sono sempre del parere che a votare ci dovrebbe andare solo chi possiede i requisiti giusti e almeno una conoscenza minima della Costituzione e della Storia di questo paese: persone che sanno capire quando qualcuno dice la verità o la solita putrida e ammuffita marea di balle che ripete ormai da quasi vent’anni. Servirebbe un esame e il rilascio di un certificato: dare ancora spazio nel terzo millennio a imbecilli, analfabeti ignoranti non è solo inutile e dannoso ma molto pericoloso.
Bisognerebbe mandare berlusconi – amico fraterno dell’ultimo vero comunista mangiabambini presente sulla faccia della terra, il “sincero democratico putin” già colonnello del KGB, non come i nostri da avanspettacolo (ché se ci fossero stati davvero i comunisti in Italia, sul genere di quelli che hanno scritto e firmato la Costituzione più bella e imitata al mondo, dubito che ci sarebbe stato lui) – a farsi una bella vacanza in un gulag. Sul genere di quelle che a suo dire mussolini mandava a fare agli antifascisti al confino. Stesso soggiorno, stessa ospitalità, stessi trattamenti. Una bella cura ricostituente, insomma.

Merriweather – Massimo Rocca per Radio Capital

Nel giro di un mesetto l’Europa che abbiamo conosciuto potrebbe non esserci più, la banca centrale nemmeno, L’euro potrebbe essere un esperimento utopico come le cittadine degli amish, gli italiani potrebbero essere corsi a fare la fila davanti alle loro banche forse insolventi, sicuramente saranno piegati sotto la doppia botta di una nuova recessione e di nuovi sacrifici. Ma lui è ancora lì che si occupa dei comunisti, della dittatura fiscale e ci ha fatto grazie dei giudici, tanto le toghe sono rosse e lo sappiamo. E su questi due cardini vorrebbe fare per la sesta volta consecutiva campagna elettorale per le politiche.
E’ la misura smisurata della catastrofe, più che di democrazia, di intelligenza in cui questo paese si era precipitato a capo fitto, rinunciando a pensare, a studiare, rifiutandosi di capire e di aggiornarsi.
Che l’uomo possa ancora apparire in pubblico, sia pure selezionato, ricevendone applausi, invece di essere inseguito con il barile di pece e il sacco di piume come un ciarlatano del west è segno che non siamo affatto guariti.

In the name of God, go!

“In the name of God, go!”.
In nome di Dio, andatevene!
Così il 20 aprile del 1653 Oliver Cromwell, l’uomo che aveva imposto con la forza il regicidio di Carlo I pochi anni prima, nel discorso con cui sciolse il Parlamento.
Ed è questa la citazione che il Financial Times ha scelto per invitare Berlusconi a dimettersi per salvare l’Italia dalla crisi. “Non vi rimane nessuna virtù. – disse Cromwell – Non avete più senso etico del mio cavallo: l’oro è il vostro signore. Chi di voi non ha barattato la vostra coscienza in cambio di qualche tangente?
Siete diventati intollerabilmente odiosi davanti agli occhi di tutta la nazione. Dunque per l’amor di Dio, andatevene!”.

Le dimissioni? solo pettegolezzi. I parlamentari che abbandonano? traditori (che, secondo storace andrebbero fucilati alla schiena). Se però quei parlamentari si chiamano ad esempio scilipoti e si fanno comprare un tanto al chilo come i quarti di bue allora li chiamano responsabili, gente che fa scelte libere e consapevoli per il bene dell’Italia. Napolitano chiede la coesione. E con chi si dovrebbe attuare questa coesione, questo accordo, questo armistizio? 

Presidente Napolitano: ma lei non vede quello che vediamo noi?

Le ultime ore di Palazzo Grazioli

 

Ieri, nel corso di una frettolosa cerimonia, al cospetto degli ultimi fedelissimi rimasti nel bunker di palazzo Grazioli, Silvio Berlusconi, ha sposato Eva Braun. Poi si è di nuovo piegato sulle carte, valutando la situazione, constatando lo sfarinamento delle sue divisioni, il tradimento di molti ufficiali e la capitolazione di alcuni avamposti considerati strategici per la difesa del quartier generale. Ha ordinato di promuovere e decorare gli ultimi gerarchi fedeli, ha mandato due panettoni e un orologio del Milan ad Alfano e Verdini e firmato i moduli per la fucilazione di una ventina di colonnelli  infedeli, che si sono consegnati al nemico. Chi si aggira per Berlino in queste ore disperate può osservare della situazione in tutta la sua gravità, anche se in un comunicato del governo si legge che “i ristoranti sono pieni”.  Intanto,  affluiscono al comando alleato decine di messaggi tutti da interpretare. “Berlusconi? Mai conosciuto”, ha scritto Valter Lavitola dal suo rifugio segreto. Gli ha fatto eco una nota del ministro Rotondi: “Berlusconi? Questo nome l’ho già sentito… gioca nel Napoli?…”. La notizia che il corpo motorizzato dei Responsabili, recentemente creato per rafforzare l’artiglieria, ha defezionato nottetempo fuggendo a piedi verso il Gruppo Misto, ha gettato nello sconforto il Führer, che ha subito convocato una riunione d’emergenza con i più stretti collaboratori. Gelmini e La Russa non si sono presentati perché erano dal dentista a farsi innestare una capsula di cianuro in un molare. Solo la lettura della Sallusti Zeitung ha un poco rincuorato gli animi nel bunker. Il titolo a tutta pagina diceva: “Abbiamo l’arma segreta, presto conquisteremo il mondo”, ma è stato un sollievo di breve durata, perché è subito giunta la notizia della cattura di Renato Brunetta, scovato dagli alleati sotto il tendone del circo Medrano, dove tentava di passare inosservato. A tarda sera, il comando alleato ha intercettato una lettera di Ghedini diretta a Norimberga e composta da una semplice telegrafica domanda: “Quando scatta la prescrizione?”.

6 novembre 2011

http://www.alessandrorobecchi.it/index.php/201111/voi-siete-qui-le-ultime-ore-di-palazzo-grazioli/