Autorità [di controllati e controllori]

Sottotitolo: «La Bbc non mi piace ma non ci posso fare niente» (Margareth Thatcher)

Preambolo:  secondo la legge i commissari delle varie autorità  devono essere autonomi e indipendenti.  E, soprattutto, competenti.

Morale: dopo ogni puntata di Report viene voglia di espatriare, senza fare nemmeno le valigie,  per non portarsi via nemmeno un granello di polvere proveniente da questo paese.

Report – I Garanti del 07/10/2012

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Le authority sono gli organi indipendenti che regolano il mercato.

Come stanno vigilando sulla più grande operazione europea di fusione tra due compagnie di assicurazione, Fondiaria Sai di Ligresti e Unipol di LegaCoop?

I segretari comunali in Italia sono circa 3.000. Dai piccoli comuni alle grandi città tutti devono averne uno. Sono i più importanti dirigenti comunali e il loro ruolo principale è controllare che i provvedimenti varati dalla giunta siano conformi alle leggi. Il loro stipendio è a carico del comune e in molti casi raggiunge cifre così sproporzionate da farli apparire una vera e propria casta. A Camugnano, un piccolo paese di duemila abitanti in provincia di Bologna sommando stipendio base, indennità e rimborsi, il segretario comunale alla fine costa quasi 110 mila euro all’anno. E simile è la situazione in tanti altri comuni. Fino a raggiungere cifre da capogiro, come a Como: il suo segretario nel 2011 ha dichiarato 234mila euro, il doppio dello stipendio base del capo dell’FBI. In tutto gli stipendi dei segretari costano all’amministrazione ogni anno tra i 150 e i 200 milioni di euro, mentre l’agenzia che gestisce il loro albo, sebbene soppressa, continua a costare ogni anni decine di milioni allo Stato.

In Inghilterra  l’interferenza dei governi, e dunque della politica sulla scelta delle varie authority di controllo  significherebbe “un grave danno di immagine”.

E quindi, semplicemente, non interferiscono per non danneggiare – appunto – la loro immagine.
Perché da noi no?
Perché da noi la politica, tutta, e i governi, tutti, non solo interferiscono ma scelgono e propongono ma più che altro impongono direttamente chi dovrà occuparsi di garanzie ed essere quindi imparziale ma che per ovvii motivi di conflitto di interessi [parlando con pardon] non potrà mai essere né garante e né imparziale?

Dopo aver visto l’ennesima puntata voltastomaco di Report ci vorrà un coraggio da leoni alle prossime elezioni [eventuali, ormai siamo nell’ambito infinito delle ipotesi anche per quel che riguarda proprio l’abc della democrazia] a votare per questa politica amica o conoscente assai stretta delle varie cricche che poi infila in ogni dove,  di amici, parenti e conoscenti o semplicemente di persone funzionali al progetto di chi non vuole civilizzare l’Italia né renderla un paese semplicemente normale,  gente  che poi va, per volere della politica, dunque non potendo poi  fare gli interessi dei cittadini che dovrebbero essere tutelati,  a comporre gli istituti di controllo di tutto quello che è proprio e invece il fondamento della democrazia quali sono appunto gli organi che poi devono, dovrebbero anzi, occuparsi di come viene regolato il cosiddetto ‘mercato’, persone chiamate a ideare e realizzare  le regole e che poi devono vigilare affinché vengano poi rispettate in un mercato che dovrebbe, anzi deve essere trasparente, non qualcosa entro cui nascondere e tutelare invece  gl’interessi  privati di chi gestisce quel mercato.

C’è un interrogativo che dovrebbe battere in testa a tutti come un’ossessione, qualcosa che tutti dovremmo ripeterci tutti i giorni come un mantra: perché tutto quello che in altri paesi è semplicemente un’operazione di civiltà democratica qui da noi diventa invece e puntualmente un esercizio di malaffare, di inciuci sottobanco ma che poi mostrano irregolarità così manifeste e palesi  che dovrebbero far resuscitare pure i morti dall’indignazione,  incentivati, promossi, approvati e condivisi perché VOLUTI da chi dovrebbe fare in modo che accada l’esatto contrario ma che invece lavora attivamente affinché lo schifo rimanga schifo e anche un po’ di più.
Per dirla con un esempio che capirebbe anche un bambino di cinque anni, come fa la moglie di Bruno Vespa, dottoressa Iannini di professione magistrato nominata nientemeno che garante della privacy dal governissimo che fa benissimo, a sorvegliare sulle trasmissioni di suo marito?  come fa a controllare che suo marito durante ogni puntata di porta a porta rispetti davvero le regole, così come vorrebbero le regole?
 Perché tutto quello che oltre gl’italici confini è semplicemente normale e quindi si fa, qui da noi è invece impossibile e dunque NON si fa?
E chissà per quale motivo il molto onorevole indagato Corrado Passera si è rifiutato di rispondere alla Gabanelli sebbene lui fosse il ministro più interessato di tutti rispetto all’argomento di cui trattava Report ieri sera.
Per quale motivo in un paese democratico [?] un ministro si può sottrarre, rifiutarsi  di rispondere alle domande di una trasmissione d’inchiesta ben fatta, che non racconta balle, che fa davvero servizio pubblico [incredibilmente proprio nella tv pubblica, quella pagata coi soldi di tutti, non quindi la dependance di una classe politica inguardabile e indecente] e che quindi merita rispetto.
Lo stesso rispetto che poi esigono e pretendono quelle che qualcuno definisce inopinatamente “istituzioni”.
Di cosa e chi non è dato sapere.
27 aprile 2012:  dicono che i partiti sono morti ma dall’appettito che hanno sembrano vivissimi come nel racconto di Edgar Allan Poe dove il cadavere apparente gratta da dentro la bara. Infatti continuano a lottizzare tutto, perfino le Autorità indipendenti che essendo indipendenti non dovrebbero avere niente a che fare con i partiti. Tanto tutti li credono morti e si preparano alla prossima abbuffata.
Secondo la legge i commissari dell’autorità per le telecomunicazioni devono essere autonomi e indipendenti.
Michele Santoro racconta Antonio Martusciello.

Nomine_Rai

Sottotitolo:  Federico intervista suo padre Bruno.
Vespa (senior) difende la moglie Augusta Iannini (magistrato,  ma con la quale parla poco, altrimenti si sarebbe fatto spiegare la differenza fra assoluzione e prescrizione visto che spesso fa confusione, specie quando si tratta di andreotti e berlusconi ), abituée di casa berlusconi dove si recava per fornire la sua preziosa consulenza (una di quelle che evidentemente le hanno arricchito oltremodo il curriculum) in materia di leggi “ad personam”.
La patetica gag avviene in quel di RTL 102.5 dove lavora il Vespa (junior) che quindi viene pagato dal gruppo di berlusconi.
Ma naturalmente è tutto “italianamente” a posto.

Non ci dobbiamo ancora preoccupare.

Rai, Agcom e Privacy, si chiude la partita.

 

Rai, Monti sceglie Anna Maria Tarantola

Anna Maria Tarantola  è vicedirettore generale della Banca d’Italia e si occuperà soprattutto dei conti del servizio pubblico.

Luigi Gubitosi, vicino all’ Opus dei  si è fatto presentare al potente sottosegretario Gianni Letta da  Luigi Bisignani.

 

 

«MONTI HA UNA BANCA AL POSTO DEL CERVELLO»:

L’intervista esclusiva di Michele Santoro a “Il Manifesto”

 
Le nomine rivelano che Pd e Berlusconi sono legati dal conflitto di interessi. I nomi di Monti sulla Rai dicono che il governo ha una banca al posto del cervello. Grillo? I partiti personali non mi sono mai piaciuti
Quelli che non cambiano e non ascoltano la società
di Norma Rangeri

All’indomani della clamorosa sceneggiata delle Authority, alla vigilia del rinnovo del Cda della Rai, Michele Santoro saluta il pubblico del suo programma sperimentale e fa un bilancio. Numeri buoni sui quali poggiare il futuro, nonostante l’indifferenza della politica (leggi del Pd), nonostante l’incuranza (leggi sufficienza) di Monti. L’intervista può cominciare da qui.

Cos’è questa storia dei ministri consigliati di non partecipare al tuo programma?
I Berlusconi passano, i vizi restano. Lo ripeto:Monti parla di efficienza, innovazione, modernizzazione, creatività, merito e non ha mai messo piede qui, invitando i ministri a fare altrettanto.
Professori ubbidienti come scolaretti. Niente di nuovo, anche Prodi preferiva il salotto di Vespa. Bersani però è sceso nella tua arena.
Sì, ma a un certo punto anche quelli del Pd hanno cominciato a disertare.
Anche noi del «manifesto» abbiamo chiesto a Bersani di potergli rivolgere qualche domanda. Non ha mai risposto.
Quelli del Pd hanno ereditato risorse straordinarie di sacrifici, battaglie, lotte. Non è che D’Alema e Bersani affrontano l’elettorato forti soltanto della loro credibilità personale, lo affrontano anche perché hanno ereditato un pezzo importante di Botteghe Oscure. Senza quella storia sarebbero niente. Se non si confrontano, se non si aprono, sono irresponsabili di fronte alle responsabilità della storia. La leadership non è solo un diritto, è anche un dovere. Io credo nel dialogo critico. Volevo fare anche con voi del manifesto un convegno quando si stava concludendo la stagione di Annozero. Per parlare di quel che si poteva fare sulla libertà di informazione, per discutere con la sinistra di quale offerta politica. E magari, per una volta, loro a sedere per ascoltare come ha fatto Obama. Ma non ascoltano niente, non guardano la televisione, non sentono quello che dice Grillo, snobbano tutto. È insopportabile. E oggi non sono nemmeno seduti sul 35 per cento dei voti come in passato.
Bersani dice che il Pd ha vinto e adesso impazza il dibattito sulle liste civiche, già ribattezzate ciniche, per tentare un argine a Grillo e al grillismo.
Se sono operazioni di facciata, o di un giornale, aumentano la confusione. Bisognerà trovare un modo per sottrarre questo dibattito sul futuro a scelte di tipo organizzativo. Ecco perché non posso accettare la vulgata del «sono tutti uguali». I partiti personali non mi sono mai piaciuti. All’inizio dell’ultima puntata di Servizio Pubblico ho accennato alcune note di Bandiera Rossa, il contrario dell’idea di un uomo solo al comando. E poi c’è eresia e eresia… Rossana Rossanda ha esercitato l’eresia rispetto al Pci con grande responsabilità sentendosi parte di una vicenda più grande.
Non c’è contraddizione con la tua passione per Grillo?
Ma Grillo è forte su alcune questioni, sul conflitto di interessi, sulla democrazia economica, sull’ambientalismo. Per il resto la sua forza deriva dalla debolezza e dalla vigliaccheria degli altri che saranno responsabili del vuoto che si aprirà quando Grillo seguirà la sorte degli altri partiti personali.
Ora però, sulla Rai, Bersani promette che non parteciperà alla spartizione e sprona Monti a fare nomi credibili e indipendenti. Tutto bene?
Intanto ha già partecipato. Più che sceneggiare l’Aventino e dire non entreremo nella spartizione, per essere credibili dovrebbero spogliarsi di quello che hanno e generare una crisi. E poi chiedo: la governance è l’unica chiave? Perché non mettono in campo qualche idea di servizio pubblico? Se il governo proponesse tre nomi di altissimo profilo, scelti con un meccanismo trasparente (quel che chiedevamo io e Freccero), i partiti dovrebbero adeguarsi.
Mentre stiamo finendo l’intervista arrivano le nomine del governo. Il presidente è la vicedirettrice di Bankitalia, Anna Maria Tarantola. Direttore generale Luigi Gubitosi (ex Wind). Per Freccero «due marziani». Per te?
Regole nuove per indicare i nomi: zero. Fantasia: zero. Mi pare che Monti abbia una banca al posto del cervello.
Seppure a parole, però, il Pd ha sposato la linea del «fuori i partiti dalla Rai».
No. Parlano solo di governance e dunque lasciano a Monti l’iniziativa. Dovevano essere loro a provocare questo cambiamento. È giusto che un programma come Servizio Pubblico, così condiviso, sia fuori dalla Rai? Parole chiare non le hanno mai dette.
Se Berlusconi ha perso e il Pd non ha vinto forse è perché non ha mai sciolto davvero il nodo del conflitto di interessi?
Sono d’accordo con il giudizio severo di Arturo Parisi: il Pd è immerso nel conflitto di interessi che lo unisce a
Berlusconi. Le nomine alle Authority rivelano un sistema che lega Berlusconi ai suoi avversari, con l’acquiescenza di Monti e il silenzio del Quirinale.
Perché tanta sordità alle voci della società? Capisco l’orgoglio per questo anno di lavoro, ma anche ma anche tu constati che siete rimasti quelli che eravate. Per ottenere qualcosa bisogna fare un partito?
Quelli che hanno dato vita a Servizio Pubblico sono la società civile nella definizione gramsciana, sono la società che si organizza, è una partecipazione dal basso. Trovo assurdo che di fronte alla risposta insignificante della politica, per far valere le ragioni di questo pezzo di società si debba fare un partito. Già vediamo le conseguenze: la frammentazione è il primo nefasto effetto. E guarda che questo si riflette anche nella televisione.
Quasi una simmetria, un gioco di specchi: la perdita pesante di ascolto delle tv generaliste (Rai1 e Canale5) sembra correre in parallelo a quella dei due maggiori partiti. Le due reti oggi, sommate insieme, fanno l’audience che ieri aveva una sola. Così come oggi Pd e Pdl hanno una percentuale elettorale che ieri avevano singolarmente. La tv è politica.
L’audience di Rai e Mediaset è crollata ma il pubblico è andato su un’offerta moltiplicata e, in ambito televisivo, la frammentazione non è solo negativa, rappresenta l’esplosione di domande prima soffocate. Tuttavia non è la trasformazione virtuosa di un patrimonio industriale, è piuttosto la crisi di un sistema che cerca di conservare l’esistente. Siamo alla morte del servizio pubblico, perché oltre un certo limite, il calo di audience significa abolire il servizio pubblico.
Che, invece, in un momento di crisi economica, di debolezza culturale potrebbe alimentare il cambiamento. In fondo l’industria televisiva e quella del cinema sono un asset strutturale di prima grandezza.
Eppure la fiction ha avuto una fortissima riduzione di budget. È come dire: rinuncio alla mia identità. La Bbc ha prodotto We want sex, le tv americane indipendenti sondano, riflettono le questioni sociali, costruiscono figure di riferimento. Se l’immaginario gioca un ruolo di primo piano allora i nostri eroi popolari dove sono? Noi siamo fermi alla Piovra. O vogliamo parlare della crisi Cinecittà? Il servizio pubblico dovrebbe fare quello che il mercato non fa. Questi tecnici come vogliono modernizzare il paese, con la riforma delle pensioni? La loro idea di società è patetica. La televisione potrebbe essere uno stimolo straordinario, non solo sul piano valoriale, ma anche nel reperimento di risorse. Siamo arrivati al punto che per fare un film il regista deve contrattare anche il cast secondo le indicazioni dei partiti. E guarda Mediaset, un altro malato grave, colpita da questo blob invasivo che pervade tutto.
Da 1 a 10, un pronostico sulla possibilità della Rai di cambiare, e tu di ritornare a viale Mazzini Direi molto bassa, prevedo una gestione di basso profilo, magari mascherata da televisione di qualità, queste balle che poi ci raccontano…
E tu in Rai che faresti?
Darei un profilo forte alle reti maggiori e poi, come dice Freccero, stabilirei un sistema di relazioni con le reti tematiche. L’omologazione non ha pagato. Guarda che cosa è successo alla radio del servizio pubblico, ha perso il primato e molti punti nella classifica delle emittenti.
Andrai a La7 o a Sky?
Qualunque scelta noi facciamo sul piano editoriale, la sottoporremo alla nostra lista di sostenitori. Ti dò qualche numero. Dieci euro donate da centomila persone per un milione di euro, appena sufficiente per quattro puntate, che, invece, sono arrivate a ventisette grazie ai sette milioni di euro di raccolta pubblicitaria. Il sette per cento di ascolti, battendo, nei tempi di sovrapposizione, i programmi di La7, Raitre, Rete4, quasi sempre anche Raidue, spesso Italia1. Un milione e mezzo di accessi sul web e cinquecentomila utenti unici. Il programma più visto in streaming. Oggi una comunità di 25mila donatori (e il 10 per cento sono inglesi) coinvolta nelle scelte editoriali future. Per cominciare faremo un Premio per giovani Reporter.
Chi sono i soci più importanti e Servizio Pubblico dove finirà?
Il socio editoriale più importante, dopo di me, è l’Associazione Servizio Pubblico che gestisce le donazioni. Poi c’è anche il Fatto. Andremo dove avremo una vita più tranquilla. Navigare a vista di puntata in puntata è dura, sono contento di averlo fatto per un anno ma la situazione economica potrebbe peggiorare, si annuncia un anno orribile dal punto di vista pubblicitario, potremmo trovarci sulle spalle anche milioni di euro. Sceglieremo l’editore che ci farà un’offerta, ma resteremo un gruppo indipendente.
Nell’ultima puntata, verso mezzanotte avevate ricevuto un flusso di nuove donazioni.
È il nostro editore. Finché siamo un “noi” Servizio Pubblico può continuare.

Il conflitto è risolto: sono rimasti solo gl’interessi

Quindi le nomine delle mitiche Authority ‘indipendenti’ si sono inesorabilmente risolte in un indecente piazzamento di uomini di Mediaset-Pdl, uomini di D’Alema e Veltroni e uomini dell’Udc (ah sì, c’è pure la quota Lega, ci mancherebbe).

I parlamentari dei quattro partiti in questione – con pochissime eccezioni – hanno obbedientemente votato come da accordi dei leader che li hanno nominati.

Altre idee per fare arrivare Grillo al 51 per cento?

[Alessandro Gilioli]

Ma naturalmente il problema di questo paese, il nemico da abbattere è l’antipolitica e il populismo  di Grillo; io invece spero con tutto il cuore  che il movimento dei cinque stelle travolga questo porcilaio. In maniera rigorosamente bipartisan.

Questo è uno scempio legale che Napolitano firmerà come ha fatto la volta scorsa, e due secondi dopo lancerà il consueto conato di monito sull’importanza dei partiti e il contrasto ad ogni tipo di demagogia e populismo.

Garante privacy e Agcom: addio trasparenza, candidati tutti scelti dai partiti

Privacy e Agcom, nominati Bianchi Clerici e Soro. Riconfermato Martusciello

Secondo la legge i commissari dell’autorità per le telecomunicazioni devono essere autonomi e indipendenti. L’amministratore delegato di Sky Italia è stato l’unico a protestare pubblicamente. [Forse perché è neozelandese?]
Il presidente della repubblica Giorgio Napolitano ha ratificato la nomina di Martusciello con la sua firma.

Agcommedia all’italiana – Marco Travaglio – 6 giugno
Chiamiamo le cose col loro nome: i maneggi per nominare i cinque nuovi commissari dell’Agcom e i quattro della Privacy sono il più vergognoso assalto alla diligenza mai visto nella già ignobile storia dell’italica lottizzazione partitocratica. Caduto anche l’ultimo velo dell’ipocrisia che — diceva La Rochefoucauld — “è la tassa che il vizio paga alla virtù”, i partiti (tutti, eccetto Idv e radicali) mettono le mani sulle cosiddette “autorità indipendenti” con metodi, se possibile, ancor più spudorati delle altre volte. Se prima badavano almeno a salvare le forme, scegliendo presidenti e alcuni commissari di “area ” ma dotati di un minimo di competenza (il prodiano Pizzetti alla Privacy, il berlusconiano Calabrò all’Agcom con i prof. Sortino e D’Angelo), stavolta impongono personaggi quasi tutti di stretta obbedienza. Come se la rivolta degli elettori e il boom di Grillo non li riguardasse. Unica eccezione nella grande abboffata potrebbe essere il prof. Cardani, scelto da Monti nella sua Bocconi, nuova fonte battesimale che consacra la purezza della nuova classe dirigente. Ma si parla anche di Catricalà, quinta colonna di Gianni Letta nel governo Monti, reduce dai trionfi della discarica a Villa Adriana e della controriforma del Csm. Per il resto, dopo giorni di invereconde consultazioni sottobanco fra il pd Franceschini e il pdl Verdini (sì, avete capito bene, Denis Verdini: quello che ha più capi di imputazione che capelli in testa, e dire che di capelli in testa ne ha parecchi), si è deciso che l’Agcom resterà saldamente in mano a Berlusconi. Il Pdl, precipitato nelle urne e nei sondaggi al 17-18%, avrà due commissari su cinque: Martusciello (ex venditore di Publitalia, ex deputato e sottosegretario del governo B., già ora membro dell’Agcom) e Preto (ex capogabinetto di Tajani, poi consulente e coautore di Brunetta, insomma un luminare). Il Pd, dopo aver sollecitato chiunque volesse candidarsi a inviare il curriculum, ne ha ricevuti una novantina e li ha cestinati tutti (compreso quello autorevolissimo di Giovanni Valentini, giornalista esperto di comunicazione, scelto dalle associazioni dei consumatori) per scegliere con finte primarie fra i parlamentari l’uomo di D’Alema: il prof. Decina del Politecnico di Milano, già membro dei Cda Telecom, Italtel e Tiscali, tre società che ricadono sotto il controllo dell’Agcom. Il quinto è tal Posteraro, vicesegretario della Camera, amico di Casini. Così l’Agcom, che dovrà arbitrare partite cruciali come la banda larga, la par condicio per il 2013, il beauty contest, le frequenze e l’auspicata (da B.) fusione Mediaset-Telecom, seguiterà a obbedire a B. In cambio il Pd si contenta del solito piatto di lenticchie, piazzando il suo deputato Soro, di professione dermatologo, alla presidenza della Privacy, in ossequio alla legge che prescrive requisiti di “notoria imparzialità e indipendenza”. Soro si era sacrificato nel 2009, cedendo il posto di capogruppo a Franceschini, trombato alle primarie per la segreteria, e attendeva un congruo risarcimento. Molto imparziale e indipendente anche la prof. Califano, amica della Finocchiaro.
Ma soprattutto la sciura Bianchi Clerici, ex deputata leghista, consigliera della Rai uscente, condannata dalla Corte dei Conti e imputata al Tribunale di Roma per abuso d’ufficio per aver nominato Mocci dg della Rai pur sapendolo incompatibile perché proveniva dall’Agcom. Molto indipendente anche la sora Iannini, indicata per la Privacy dal Pdl, da 11 anni al vertice del ministero della Giustizia con Castelli, Mastella, Alfano e Severino, ma soprattutto moglie di Bruno Vespa, noto cultore della privacy nei teleprocessi di Novi, Cogne, Erba, Garlasco, Rignano, Perugia e Avetrana con plastico incorporato. Ora, casomai qualcuno lamentasse violazioni della privacy a Porta a Porta, se ne occuperà la sua signora.
Con imparzialità e indipendenza, ça va sans dire.