Le bombe, l’America, la paura

Alla domanda “perché colpire una maratona” temo che la risposta più semplice, che per il rasoio di Occam è la più probabile, sia “perché è facile e massimizza l’effetto terrore”. Se poi ci si chiede perché il terrore negli USA, le risposte possono essere mille. Io credo che la paura sia l’unica cosa che possa far fallire il progetto di integrazione sociale di cui Obama è bandiera e promotore [sui neri, sull’omosessualità, sulle donne], senza dimenticarci che in USA si discute il tema delle armi da guerra facili da comprare… la paura spinge la gente ad armarsi. Poi c’è sempre il terrorismo internazionale, e chi più ne ha più ne metta…[Andrea ]

 

 

“L’ultimo miglio della maratona di Boston è dedicato ai sopravvissuti della strage nella scuola di Newtown, l’episodio che ha rilanciato negli Usa il dibattito sul controllo delle armi. ” 

A volte le cose sono più semplici di quello che sembrano.
Il cordoglio per le vittime e la condanna per gli attentatori sono, naturalmente, sottintesi.

Le bombe non sono mai intelligenti.

Non ci sono bombardamenti a fin di bene, non c’è nulla che si possa insegnare, né tanto meno “esportare” sganciando bombe su incolpevoli civili, a qualsiasi latitudine.

Il popolo è un bambino – Ascanio Celestini

 

Il popolo è un bambino. 
Fa tante domande e tu non gli puoi dire la verità sennò quello ti mette in difficoltà.

Per esempio io c’ho un figlio, si chiama Robertino Casoria, è il peggiore della classe.
Mi ha detto “papà cosa sono i terroristi?”
lo gli ho voluto dire la verità, gli ho detto: “Ti ricordi quando eri bambino? A Natale ti ho detto che sarebbe arrivato Babbo Natale.
Tu eri un bambino intelligente o non ci hai creduto.
Ma poi la notte io sono andato a mettere i regali sotto l’albero e la mattina appresso quando li hai visti hai incominciato a credere che li aveva portati Babbo Natale.

Hai pensato che se c’è il regalo significava che c’è anche il barbone che lo porta con le slitte, con le renne.
E invece ero sempre io.
E i terroristi sono la stessa cosa.

Qualcuno ti dice che ci sono i terroristi e tu non ci credi.
Poi scoppia ‘na bomba, crollano un paio di grattacieli
e tutti pensano che se c’è l’attentato significa che ci stanno anche i terroristi che l’hanno fatto…
ma è tutta una bugia, è sempre papà che zitto zitto di notte fa scoppiare le bombe e poi dà la colpa ai terroristi” .

E mio figlio mi fa:
“l’amico mio Pancotti Maurizio – ché Robertino frequenta
un bambino ciccione che è insopportabile e secondo me è pure un po’ deficiente – m’ha detto: “­Pancotti Maurizio dice che questa cosa si chiama strategia della tensione!”
Allora io gli ho risposto “l’amico tuo Pancotti Maurizio è comunista!
E lo sai perché è così ciccione? “Perché i comunisti si mangiano i bambini. Stai attento quando vai a fare la merenda da lui perché ti si mangia!”
E mio figlio Robertino ha cominciato a tremare.
Per una settimana non è più uscito di casa.
Gli ho fatto fare tutto quello che volevo, gli dicevo “lava la macchina! Metti a posto la stanzetta! Portami le ciabatte!” lui mi ubbidiva come un cagnolino. Perché si governa con la paura.
E il popolo è uguale.
Il popolo è un bambino.
Se vuoi che non si perda nel bosco gli devi dire che c’è il lupo cattivo, l’uomo nero!
I terroristi, l’arabi col barbone, i pirati della Malesia. Ogni tanto insomma bisogna cambiare, fare la rotazione.
Il diavolo, gli zombie, il mostro di Loch Ness, il bocio, i marziani, i fantasmi.
Il popolo è un bambino.
Se gli metti paura ti porta le ciabatte, ti lava la macchina.
Il popolo è un bambino.
Se gli metti paura ti ubbidisce subito.

Liste pulite, ma solo un po’

Sottotitolo: MANNINO VS INGROIA: “LEI È UN MASCALZONE”

Mannino ebbe già occasione di dire che Ingroia non è affidabile perché in ufficio ha la foto del Che anziché quella del presidente della repubblica [grande Antonio, io il quadro del Che ce l’ho al posto della Madonna a capo a letto!]. Ieri sera a Servizio Pubblico  ha alzato il tiro dicendo che Ingroia è un mascalzone.

In questo paese l’unico Magistrato buono è quello morto, quello che non parla più e non può nemmeno dire che gli fa schifo quando ad ogni anniversario e commemorazione ci sono le consuete processioni delle cosiddette istituzioni che fanno finta di dispiacersi mentre in realtà non gliene fotte niente dell’antimafia, altrimenti tratterebbero meglio quei Magistrati quando sono vivi, sarebbero al loro fianco, non invece vicini a chi pensa che ci siano cose da non dire, che non è carino far sapere, non si limiterebbero a cianciare che la mafia va combattuta ma farebbero di tutto per eliminarla.

“I capi di governo ‘cessati dalle funzioni’ hanno diritto a conservare la scorta su tutto il territorio nazionale nel massimo dispiegamento.”

Se proteggere un condannato a quattro anni di carcere  costa agli italiani 7000 euro al giorno, cosa fa lo stato italiano per le persone oneste, la solita beata minchia?

Con 7000 euro al giorno quanti malati si possono curare? E quanti bambini – di quelli che solerti sindaci lasciano a digiuno perché i loro genitori non possono pagare la mensa scolastica  si possono sfamare? Ma certo, chissá dov’era l’opposizione mentre in parlamento si confezionava  l’ennesima legge ad personam,  forse all’ ikea con la scorta?

Preambolo: mi fa sinceramente ridere leggere un po’ ovunque il terrore per il ritorno dello zombie.
Tutti a preoccuparsi di lui e non delle condizioni che gli sono state offerte un po’ da tutti, da chi lo ha legittimato, da chi lo considera ancora oggi l’interlocutore con cui confrontarsi e che lo hanno fatto arrivare fino a qui, ad oggi.
E pensare che in un paese normale non ci sarebbe stata nemmeno una prima volta per lui, figuriamoci una quinta.
Nei paesi dove non servono leggi per stabilire chi è adeguato o meno – per onestà – al ruolo politico e nei paesi dove se la legge dice che il proprietario di mezzi di comunicazione non può fare politica, quel proprietario non fa politica, e se la vuol fare deve rinunciare alle sue proprietà senza nemmeno l’apposita legge per regolare i conflitti di interesse [per informazioni citofonare Bloomberg].

LISTE PULITE, OK A DECRETO: ORA CHI VIENE CONDANNATO DECADE DALL’INCARICO

Fuori lista i condannati a oltre 2 anni
Quasi tutti salvi. Anche Dell’Utri

Liste pulite, ma solo un po’.

Una legge che non ce la fa, che è stata pensata per non  estromettere dell’utri dal parlamento, un condannato per mafia che si può ancora fregiare del titolo di senatore,  è una legge che non serve a niente.

Incandidabilità sopra ai due anni, ci va di lusso.

Si salverebbe solo un’eventuale candidatura di sallusti;  una cosa ridicola,  assurdo stabilire per legge che chi ha violato la legge non può far parte di chi poi è chiamato a fare le leggi.
Prendiamo appunto – ad esempio –  il caso di sallusti, un recidivo condannato ad una non pena ridicola per aver diffamato e per aver permesso che si diffamasse per conto suo e quello di chi gli paga lo stipendio.
Sarebbe così giusto che in un ipotetico futuro gli venisse concessa l’opportunità di diventare parlamentare? per me no.
Per me ci sono tanti mestieri e professioni che si possono fare o continuare a fare una volta reinseriti nella società, la politica però no: quella va lasciata a chi ha ben chiaro in mente il confine fra onestà e disonestà, non c’è una misura, non serve pensare che la diffamazione in fin dei conti non è un omicidio.

Questa legge ci dice che una brava persona in Italia, una che può andare in parlamento a fare le leggi per tutti, è anche chi ha avuto una condanna a due anni di carcere,  una a cui verrebbe impedito di partecipare ad un concorso pubblico ma che può invece candidarsi per andare a gestire la cosa pubblica, al pari di chi una condanna non l’ha avuta.  
In Germania, Svezia, Inghilterra, Stati Uniti ministri e presidenti si dimettono per questioni che confrontate ai reati odiosi di cui si macchiano i nostri politici anche prima delle “discese in campo” che spesso è l’extrema ratio per non finire in galera [per informazioni citofonare silvio]  sono veniali marachelle  e qui ci dobbiamo porre il problema di fare addirittura  una legge ridicola, offensiva per le persone oneste, che non c’è da nessun’altra parte del mondo civile e che non impedisce affatto  la candidatura  ma si limita ad attenuare l’entità del reato commesso – pregiudicati sì ma solo un po’ – sia o meno necessaria e  opportuna.
Se sia opportuno o meno che un condannato, uno con precedenti penali  possa o no entrare in parlamento a legiferare per chi condannato non è.
Un delirio, come al solito, tutto e solo italiano.  

Come facciamo poi a stare nelle classifiche internazionali al pari di paesi che almeno non hanno l’ardire di definirsi repubblica democratica? negli altri paesi – quelli normali – nemmeno si pone il problema del “se”, è subito NO, senza bisogno di una legge.

E’ vero che ci sono condanne e condanne, ma l’Italia non è nelle condizioni di poter decidere se una condanna è meno peggio di un’altra. Non ce lo possiamo permettere ‘sto lusso, dopo quello che è stato concesso fino ad ora. E finché non ci metteranno in condizione di scegliere chi mandare a rappresentarci in parlamento ci vogliono le porte sbarrate per i lusi, i fiorito, per chi ruba, per chi corrompe, per chi ha vicinanze strette con le mafie, altro che accuse di  “forcaiolismo”.
Nei paesi normali, civili e seri una legge così non c’è, nell’Italia asilo Mariuccia sì.

Bisogna specificare – PER LEGGE – non che per fare politica si debba essere onesti e basta, incensurati e basta, avere la fedina penale pulita e basta ma che per fare politica la  modica quantità di delinquenza non è un legittimo impedimento.
Essere incensurati è una nota di demerito per fare politica in Italia, diventa istituzionalmente  qualcosa di eticamente scorretto.

Non spetta di omettere 
Marco Travaglio, 7 dicembre

Da quando la Consulta ha stabilito che “non spetta alla Procura di Palermo di valutare” le intercettazioni Mancino-Napolitano né “di omettere di chiederne l’immediata distruzione”, nelle Procure e nelle polizie giudiziarie di tutt’Italia regna il terrore: oddio, e se intercettiamo un rapinatore, pedofilo, narcotrafficante, assassino che chiama il Presidente, che si fa? Breve prontuario delle cose da non omettere di fare, o da omettere di non fare. 

1.Tizio chiama il Presidente per dirgli che i pm lo perseguitano e chiedergli di fermarli. Siccome c’è il rischio che il Presidente gli dia retta e si attivi per far insabbiare o avocare l’inchiesta, e che di ciò resti traccia in successive telefonate intercettate, non spetta all’intercettatore omettere di interrompere subito la registrazione e di ingoiare i nastri già registrati.

2.Tizio chiama il Presidente per confidargli di aver rapinato una banca. Siccome è una notizia e una prova di reato, c’è il rischio che un giudice la ritenga interessante per processare Tizio e condannarlo per rapina e il Presidente per omessa denuncia e favoreggiamento, rammentare l’art. 271 del Codice di procedura che impone l’immediata distruzione delle intercettazioni che svelano colloqui fra medico e paziente, confessore e penitente, avvocato e cliente in barba al segreto professionale. All’ovvia obiezione che l’art. 271 non fa alcun cenno al Presidente, non omettere di sostenere che è chiaro dal tenore della conversazione che il Presidente è un medico che sta curando Tizio, anzi un prete che sta confessando Tizio, anzi un avvocato che sta difendendo Tizio. Si potrebbe anche non omettere di sostenere che il Presidente, o anche Tizio, è il nipote di Mubarak, ma la giustificazione difetterebbe di originalità.

3.Tizio chiama il Presidente e gli rivela: “Lo sa che mia moglie l’ho ammazzata io, ma stanno processando un innocente al posto mio?”. Siccome è una prova a discarico di un imputato che sta per essere condannato ingiustamente, c’è il rischio che il giudice che processa l’innocente sia tentato di usare la telefonata per scagionare l’imputato e imputare il marito al suo posto. Dunque non spetta all’intercettatore omettere di gettare nella stufa la bobina, altrimenti il Presidente s’incazza e la Consulta pure.

4.Tizio chiama il Presidente per due chiacchiere e il Presidente gli confessa che sta preparando un colpo di Stato, invitandolo a dargli una mano. Siccome anche questa è una notizia di reato, l’attentato alla Costituzione, cioè uno dei due reati per cui il Presidente è imputabile nell’esercizio delle sue funzioni (l’altro è l’alto tradimento), c’è il rischio che il giudice sia tentato di usare il nastro per chiedere al Parlamento di metterlo in stato d’accusa. Dunque non spetta all’intercettatore valutare l’intercettazione e di omettere di chiederne l’immediata distruzione. Perchè è vero che la Costituzione prevede la messa in stato d’accusa del Presidente per alto tradimento e attentato alla Costituzione, ma basta distruggere le prove e nessun Presidente verrà mai messo in stato d’accusa per alto tradimento e attentato alla Costituzione.

5.Tizio chiama il Presidente, i due si dicono una a caso delle cose sopra citate, l’intercettatore non omette di distruggere il relativo nastro, ma resta un problema irrisolto: oltre a Tizio e al Presidente, che non riveleranno mai quello che si son detti, c’è un terzo soggetto a conoscenza della conversazione: l’intercettatore. Il quale, sebbene assicuri che non spetta a lui omettere di non dire nulla a nessuno, anzi che ha perso la memoria, anzi non ricorda nemmeno le sue generalità, potrebbe sempre omettere di non parlarne con qualcuno.

A questo punto è pronto un killer di Stato, al quale non spetta di omettere di sciogliere l’intercettatore nell’acido.

Penso. Credo. Spero. Ma…

Sottotitolo: Gratteri: “La mafia che io conosco non colpisce scuole e ragazzi”

Nicola Gratteri, procuratore aggiunto a Reggio Calabria, è uno dei massimi esperti di ‘ndrangheta: “Fatto anomalo, la mafia per esistere ha bisogno del consenso popolare”.

 

 

Voglio credere e sperare che la tragedia di Brindisi non abbia niente a che fare con teorie stragiste, con complotti orditi allo scopo di destabilizzare un paese che fa fatica a reggersi in piedi.
Però, attenzione, qualcuno ci proverà: il capo della polizia ha già pronunciato la parolina magica “eversione” e anche Monti ha promesso contrasto alle “tentazioni eversive”.
La storia di questi ultimi anni ci ha insegnato che è stato definito eversore anche chi vuole uno stato serio, un governo scevro da politici corrotti, un’impresa ripulita da dirigenti disonesti, delinquenti.

E’ stata una parola pronunciata spesso anche nei confronti di giornalisti che denunciavano i fatti osceni e criminali di cui certa politica si è macchiata.
E inoltre, l’Italia è sempre il paese in campagna elettorale permanente, dunque, parleranno, molti lo hanno già fatto, TUTTI.
Anche quelli che si nascondono dietro un partito di centrosinistra che però cerca alleanze strane, “anomale” per un partito di centrosinistra.
L’unica cosa che si può fare è stare vigili, attenti, e non cadere nei tranelli di chi vuol farci credere quello che – more solito – è utile e funzionale al potere.

Specialmente in questo momento.

Vigliacchi criminali

Ilaria [o Veronica] sta ancora lottando con la morte [non si è ancora capito come si chiama questa figlia, nell’era della tecnologia più raffinata è ancora difficile avere notizie precise].

 

Sottotitolo: condoglianze alle famiglie di Melissa, morta ammazzata nel luogo preposto per eccellenza alla protezione e alla tutela di bambini e ragazzi.

 

Per fare una cosa del genere bisogna essere infami e criminali quanto chi scioglie donne e bambini nell’acido ma, soprattutto, quanto i mandanti di chi compie crimini di questo tipo.
Pare che di lì doveva passare una manifestazione, cos’è, i percorsi si controllano solo quando gli obiettivi sensibili sono le banche, negozi  ‘in’ e le solite “eccellenze”?
Quando pare allo stato controlla e piomba perfino i tombini.
Non si pretendeva questo, ma un controllo però sì.
Ma i nostri ministri sono troppo impegnati a cercare i terroristi fra i NOTAV  e fra gli “squilibrati” che ce l’hanno con Equitalia. [“La Tav è la madre di tutte le preoccupazioni” -Ministro Annamaria Cancellieri, 14 maggio 2012].
Evidentemente le scuole non sono obiettivi ‘sensibili’, nemmeno se si chiamano Falcone e Morvillo, a pochi giorni dal ventennale della strage di Capaci.
Un po’ di confusione, giusto per non far capire se sono stati “gli anarchici”, “gli anarco insurrezionalisti [formali, informali]” col doppiopetto blu o la tuta da ginnastica, o, guardaunpo’, la mafia.
La gente si spaventa e, come dice Ascanio Celestini, “un popolo spaventato ubbidisce subito”.
La storia la conosciamo.
E’ il  remake di un film già visto: corruzione politica > discredito (ovvio) della politica > risveglio (momentaneo) delle coscienze popolari > bombe > craxi > berlusconi.
E non ci piace.

Ora aspettiamoci il solito diluvio di “conati di monito”. (cit. Marco Travaglio)