Maledetta primavera [che non ne vuole sapere di arrivare]

Un rapporto rivela: “L’opposizione ha salvato 5098 volte la maggioranza”

I dati vengono dall’analisi dell’associazione Openpolis. Tra i deputati della Camera, quello che ha favorito più volte il governo Berlusconi non presentandosi in aula, è il segretario del Partito democratico Pierluigi Bersani.

La cosa grottesca è che fare certe considerazioni venga considerata dietrologia. Nella politica non esistono dietrologie, perché tutte le azioni sono il frutto di altre, come in un effetto domino il caos di oggi non si può non imputare all’incapacità di altri, di scelte fatte in precedenza. E in questo periodo storico così disastroso sotto molti punti di vista in Italia, mi piace sempre ricordare che, Costituzione alla mano, non quella che ha letto d’alema [forse], berlusconi, l’artefice principale del disastro attuale ma che non sarebbe mai riuscito nell’impresa se non avesse trovato sponda nella politica in modo rigorosamente trasversale e anche nel presidente della repubblica che non gli ha negato mai una firma né la difesa [specialmente nella sua eterna partita con la Magistratura] nascondendola dietro quella per l’istituzione, non avrebbe mai potuto accedere alla carriera politica.

Questo è sempre il punto da cui partire, per non dimenticare che tutti gli orrori si possono ripetere.

 

 

Siccome sono già in tanti a farlo ho deciso che non mi unirò alla guerra totale a Grillo. 

Vedo gente che non fa praticamente nient’altro dalla mattina alla sera, ma a me non è mai piaciuto far parte di nessun esercito né club, figuriamoci di un clan, anzi più di uno che notte e giorno sono impegnati a fare ricerche, a portare in evidenza “…quella volta che Grillo ha fatto, o ha detto” come se fosse il più sensazionale degli scoop.

Le maggioranze non sono sempre affidabili: vent’anni di mussolini e diciotto di berlusconi dovrebbero avercelo insegnato molto bene.

Ma gl’italiani sono specialisti nel fare danni e poi dimenticarsene.

Capisco che ci sono persone che devono farlo per mestiere, anche se scoprire cose che nulla c’entrano con l’azione politica del MoVimento equivale a far passare un Magistrato per uno con problemi psichici solo perché indossa un paio di calzini blu, o un altro inaffidabile perché in gioventù ha avuto un flirt con un comunista e l’ha perfino baciato.
Insomma, la macchina del fango ha diversi modelli e cilindrate, c’è quella potente supportata da mezzi  altrettanto potenti – per esempio i giornali e le tv di berlusconi – ma può trasformarsi in un’utilitaria piuttosto malconcia peraltro quando a guidarla sono persone che non dovrebbero avere nessun interesse a concentrare tutte le loro attenzioni su un unico argomento, in modo quasi compulsivo, per cosa poi? per una comparsata in tivvù delle loro pagine sui social network…no, non è roba per me.

Tutti sfruttiamo il web, anche per meri motivi di narcisismo, che, finché è buono non c’è nulla di male, triste è quando si trasforma in voglia di esibizionismo.
Io, preferisco di no, preferisco spaziare, guardarmi intorno, occuparmi di tante cose ed, eventualmente anche di Grillo e dei 5s quando fanno o dicono cose su cui non si può proprio sorvolare.
Ad esempio di un Magistrato antimafia minacciato dalla mafia e verso il quale nessuna isituzione ha speso una parola di sostegno, di solidarietà, nemmeno un minimonito di Napolitano ha interrotto per un attimo la consuetudine degli argomenti tutti uguali e noiosissimi di questi giorni. 
Penso che libertà significhi anche questo, non unirsi a nessun coro, valutare quando è il caso di preoccuparsi, agitarsi e quando no, e di farlo in piena autonomia di pensiero, come ho sempre fatto, qui e fuori di qui.

La ministra che dice bugie
Marco Travaglio, 4 aprile

Qualche ingenuo si aspettava forse una parola di solidarietà del governo al pm Nino Di Matteo finito nel mirino di Cosa Nostra. Chissà, magari, se non è chiedere troppo, anche un mezzo monito di Napolitano. O un paio di monosillabi del Csm e dell’Anm. Invece niente, silenzio di tomba. Anzi, peggio. La ministra della Giustizia Paola Severino ha parlato, ma per elogiare il Pg della Cassazione Gianfranco Ciani che ha appena promosso l’azione disciplinare contro Di Matteo. L’elogio, reso noto dallo stesso Ciani dinanzi al Csm che l’ha molto applaudito, è contenuto nella risposta scritta della Guardasigilli a una vecchia interrogazione della fu-Idv sulle pressioni esercitate un anno fa da Ciani sull’allora Pna Piero Grasso, affinché intervenisse sulle indagini della Procura di Palermo sulla trattativa Stato-mafia, come gli avevano chiesto l’indagato Mancino e il presidente Napolitano. Il 19 aprile 2012 il Pg convocò Grasso in Cassazione e gli chiese di avocare le indagini oppure di “coordinarle” con quelle della Procura di Caltanissetta (che indaga su tutt’altro). Grasso, correttamente, respinse le due proposte indecenti, spiegando di non avere poteri di avocazione né di indirizzo e, quanto al coordinamento, esso era già assicurato dal Csm con un protocollo del 28 aprile 2011 sempre rispettato dalle due Procure. L’Idv chiedeva se non fosse il caso di promuovere l’azione disciplinare contro il Pg, ma la Severino ha risposto picche sperticandosi in peana a Ciani. Purtroppo, nell’empito elogiativo, è incorsa in alcune bugie davvero gravi per un ministro, per giunta della Giustizia. Forse perché si è bevuta la versione dell’alto magistrato, purtroppo contraddetta dalle carte. Ciani assicura di non aver mai chiesto a Grasso né di avocare né di indirizzare l’indagine di Palermo, limitandosi a svolgere la sua normale funzione di sorveglianza. Il che, scrive la Severino, risulterebbe “dal tenore della relazione redatta da Grasso su richiesta esplicita del Pg”. Prima bugia: fu Grasso, come ha raccontato lui stesso in varie interviste, a pretendere che il Pg gli mettesse per iscritto le sue richieste, così da potergli rispondere a sua volta nero su bianco e lasciare traccia dell’accaduto. Seconda bugia: nel verbale della riunione si legge che il Pna Grasso “precisa di non avere registrato violazioni del protocollo del 28.4.2011 tali da poter fondare un intervento di avocazione a norma dell’art. 371-bis Cpp. Il Pna rimetterà al Pg un’informativa scritta”. L’esatto contrario di quel che affermano Ciani e Severino. Del resto, se il Pg non avesse chiesto a Grasso di avocare l’indagine, perché mai Grasso avrebbe risposto di non poterla avocare? Terza bugia: Grasso ha ricostruito i fatti in un’intervista del 22 giugno 2012 alla nostra Sandra Amurri. E ha raccontato di avere respinto le richieste del Pg non solo di avocare, ma anche di indirizzare e influenzare i pm di Palermo: “Mi è stata richiesta (da Ciani, ndr) una relazione sul coordinamento tra le procure. Ho espresso la volontà che mi venisse messo per iscritto. Mi è stato fatto presente che era nei suoi poteri chiederlo verbalmente. Il 22 maggio ho risposto per iscritto specificando che nessun potere di coordinamento può consentire al Pna di dare indirizzi investigativi e ancor meno di influire sulla valutazione degli elementi di accusa acquisiti dai singoli uffici giudiziari”. Peccato che Ciani e Severino dicano l’opposto. Si spera che Grasso, divenuto nel frattempo presidente del Senato, li smentisca (non foss’altro che per non dover smentire se stesso). E soprattutto che, risolta la questione, qualcuno si decida a dire due parole su Di Matteo che rischia la pelle a Palermo proprio per quelle indagini così popolari nel Palazzo. Ma forse l’elogio del ministro al Pg che ha trascinato Di Matteo dinanzi al Csm basta e avanza a farci capire da che parte sta lo Stato: dalla solita.

E’ sempre colpa di feisbùck

Sottotitolo: questo blog, a meno che non succedano cose importanti o gravi, si ferma per un po’.

“Non è Facebook ad impedirci di incontrare un amico al bar”

Fumo, alcool, ludopatie, sex addict, le droghe, sono tutte dipendenze che esistevano già prima dell’avvento del web e dei social network. Eppure nessuno ha mai pensato di impedire a nessun altro di giocarsi stipendio e pensione al gratta e vinci (anzi, lo stato incentiva però dice di farlo “responsabilmente”), nessuno va a controllare se nel cassetto della scrivania degli impiegati c’è una bottiglia di liquore e le sigarette, altre dipendenze che proprio lo stato attraverso i monopoli mette a disposizione dei cittadini e anche qui, ma che carino, ti avverte che fumare fa male, provoca il cancro e, udite udite, anche bere fino ad ubriacarsi non è un comportamento socialmente esatto visto che molti degli incidenti stradali che provocano morti e feriti sono causati dall’assunzione di alcool. Così come nessuno va a controllare quante volte e con chi fa sesso il singolo cittadino. Un bel giorno qualcuno s’inventa i social network e subito questi diventano la peste bubbonica del terzo millennio; i coniugi si cornificano allegramente? è sempre colpa del web, i figli crescono senza valori e principi morali? è sempre colpa di facebook, come se prima fosse tutto rose e fiori, come se prima nessuno tradiva nessuno, come se prima non c’erano genitori incapaci di educare i propri figli. Dei danni, quelli sì visibili  che hanno anche nome e cognome che invece ha prodotto certa televisione chissà perché non si parla mai abbastanza come della cosiddetta dipendenza dal web.

La vera psicopatologia è imputare al web e ai social network la responsabilità di tutto, capri espiatori utilissimi visto che non essendo fisicamente presenti ed esistenti non possono rispondere, altrimenti ce lo spiegherebbero loro che l’assenteismo [così come i tradimenti  e la maleducazione]  esiste da sempre nei posti di lavoro, e purtroppo la colpa non è delle distrazioni che offre la Rete ma della mancanza di responsabilità di chi al posto di svolgere il suo lavoro fa altro.

E lo farebbe comunque a prescindere da facebook.

L’asocialità non è un fenomeno da terzo millennio, e con un computer collegato alla Rete si può invece ridurre la solitudine di tanta gente, ma per quale motivo deve essere meglio uscire e stare fra la gente per tutti? chi lo ha detto che una passeggiata all’aria aperta sia meglio di conversare con amici lontani o di scriversi una pagina del blog? e, soprattutto, chi lo ha detto che non si possono fare tante cose insieme?

La colpa di quel che succede in Rete non è mai della Rete e dei servizi che offre ma  dell’uso che se ne fa. La Rete e anche facebook mettono a disposizione tutti gli strumenti per preservare la propria privacy, se poi c’è gente che va a scrivere tutto di sé  in una bacheca virtuale non penso che la responsabilità sia del mezzo.

Qui – come scrivo spesso – basterebbe non scrivere di noi quel che non vorremmo vedere pubblicato sui giornali, basta avere una carta punti di un supermercato per vedersi invadere la privacy, e,  personalmente io questa ‘fissa’ della privacy non ce l’ho, internet e privacy è un ossimoro, tutti sanno che si perde ogni diritto alla riservatezza totale col semplice invio di una mail o mettendo una firma su uno delle migliaia di appelli che circolano in Rete.

 Sono stata vittima di cyberstalking per anni, ancora oggi so che c’è sempre qualcuno che mi segue di dove in dove, eppure su facebook mi sono presentata con la mia faccia, il nome e il cognome.

Perché l’obiettivo non deve essere quello di criminalizzare la Rete e i servizi che offre ma di pretendere tutela così come avviene nel quotidiano dove nessuno aspetta nessun altro fuori dalla porta di casa per prenderlo a calci o a schiaffi e la fa franca. Perché questa è la stessa sensazione che si prova quando entrando nel proprio blog, nella propria bacheca e nella casella email si trovano insulti, minacce e quanto di altro si può fare da qui.

L’obiettivo comune di chi frequenta spazi web deve essere principalmente quello della tutela della PERSONA, perché qui ci sono persone, non entità astratte da usare come bersagli grossi delle  proprie frustrazioni. 

 I cattivi maestri sono fra noi, non viaggiano in internet.