Se i parlamentari non vogliono fare i passacarte delle procure, rinuncino all’immunità

Sottotitolo: a Roma, nel quartiere Pigneto, quaranta persone tentano di aggredire tre carabinieri per impedire l’arresto di due spacciatori.
L’altro ieri in senato in 189 hanno aggredito sessanta milioni di italiani per impedire l’arresto di Azzollini‬.

L’articolo 68 della Costituzione non serve a tutelare i politici da condanne per reati di criminalità comune. Si era detto, mi pare, che serviva solo per il reato di opinione, lo stesso che al cittadino comune non viene perdonato né condonato.

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Renzi difende il Pd che ha salvato Azzollini
“Il Parlamento non è passacarte della procura”

Renzi sul caso del senatore Antonio Azzollini, per il quale l’Aula del Senato ha respinto la richiesta di arresto avanzata dalla Procura di Trani con il contributo decisivo di una parte del Pd: “E’ una questione complessa. Si vota guardando le carte, chi lo ha fatto ha ritenuto di votare contro. Io credo alla buona fede e all’intelligenza dei senatori e dei deputati”

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Se il parlamento non può diventare il passacarte delle procure ma i parlamentari possono inficiare, rendere nullo il lavoro delle procure e di tribunali con leggi apposite che poi giudici sempre costretti a subire la pressione della politica e delle istituzioni devono applicare, coi magistrati ridotti a doversi inventare sentenze di condanna che non condannano come per berlusconi, lo stato smetta di fare finta di contrastare le mafie e la criminalità e le procure di tutta Italia di indagare su politici delinquenti o più che presunti tali.
Se io commettessi un reato potrei decidere di non essere arrestata?
O potrei far decidere i miei amici e parenti sull’opportunità che io vada o no in galera? Tutte le raffinate argomentazioni di cui si discetta e si disquisisce in presenza del beneficiato dalla politica beccato a delinquere non valgono mai per tutti i cittadini del cui destino non interessa a nessuno.
C’è gente che in galera c’è andata e ci resta, senza un processo e senza una sentenza, non la mandano ai domiciliari all’attico o in villa, e se per caso qualcuno si è sbagliato non paga quel qualcuno ma noi tutti come al solito.
Lo stato spende cifre folli per l’ingiusta detenzione, soldi che potrebbero essere destinati ad altre cause più giuste e più urgenti se solo questo paese diventasse davvero civile e la politica provvedesse a realizzare e rendere operative delle misure alternative alla custodia cautelare in carcere, il cui costo ricade su tutti i cittadini.
Se la carcerazione preventiva è ingiusta per i parlamentari garantiti e protetti da leggi fatte apposta per loro perché fatte da loro deve esserlo per tutti i cittadini, come comanda la Costituzione.
Anche basta poi con questa storia della coscienza relativa alla politica, ma coscienza di che? La coscienza non è un meccanismo che si può attivare quando fa comodo.
I coscienziosi d’accatto che si sono fatti belli ieri vantandosi di aver detto no all’arresto di Azzollini, dopo aver ascoltato la coscienza e “letto le carte”,  cosa pensano di tutti gli altri che non hanno la fortuna, il privilegio di far passare al vaglio dei loro pari la decisione sulla loro sorte?
Se, come dice Manconi quello che vale per il politico deve valere anche per il poveraccio, quand’è che la politica metterà in pratica questa magnifica teoria nel rispetto della Costituzione che vuole i cittadini tutti uguali e la legge uguale per tutti? Se la carcerazione preventiva è un provvedimento ingiusto, un obbrobrio giuridico e lo è,  deve esserlo per tutti.
E se un politico sfugge all’arresto per grazia ricevuta dai colleghi sarebbe cosa buona e giusta che si facesse da parte con rispetto e gratitudine per il privilegio di cui lui ha potuto beneficiare ma tanti altri no.
Altroché vanterie, festeggiamenti, scafette su guance flaccide e pacche sulle spalle.
Sarebbe oltremodo utile poi sapere come si fa ad evincere da una semplice lettura delle carte che nelle intenzioni dell’accusato non ci sia la fuga, la possibilità di inquinare le prove né la reiterazione del reato.

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Una società che non preveda l’allontanamento dei socialmente pericolosi è anch’essa pericolosa.

Nessuno vivrebbe tranquillo sapendo che lo stato non fa più la distinzione fra chi ha commesso dei reati e chi no. Coloro che come Manconi  si sono vantati di aver  votato no all’arresto di Azzollini, che non vorrebbero vedere nessuno in carcere non fanno un servizio utile alla civiltà, alla cultura del rispetto né alla restituzione della fiducia fra le istituzioni e i cittadini. E’ giusto e sacrosanto però pretendere che la Costituzione venga rispettata, se la pena prevista per i reati deve essere finalizzata alla riabilitazione sociale deve esserlo fino in fondo. Anch’io penso a delle forme alternative di detenzione più leggere per i reati che le permettono, non trovo per nulla giusto che il ladruncolo, il piccolo spacciatore, il poveraccio che ruba per fame debba essere costretto a dividere gli stessi luoghi del serial killer, del pedofilo e dello stupratore.

Il carcere, la privazione della libertà nel paese civile davvero devono essere l’ultima soluzione, non la prima. Ma per tutti, non solo per quelli “più uguali degli altri”.

La festa dell'[imm]unità

Sottotitolo:  se per caso l’immondo schifo dell’immunità per i senatori dovesse diventare un provvedimento definitivo, una legge vera, spero che la Consulta bocci quelle che Renzi e il suo governo spacciano per riforme epocali mentre altro non sono che il sistema per il perpetuarsi delle indecenze della casta politica.
La Finocchiaro è un’altra che avrebbe dovuto chiedere scusa agli italiani e sparire dalla circolazione, invece è ancora qui e lotta insieme a loro  facendo le leggi con calderoli e berlusconi.
L’emendamento a favore dell’immunità è stato votato dal pd, la lega e forza Italia.
 

I reati commessi dai politici dal dopoguerra in poi non hanno mai, MAI avuto niente a che fare con la politica ma proprio e solo con la criminalità comune. Non era per salvare i collusi con la mafia, i tangentari, i corrotti e i corruttori e i ladri di stato che è stato pensato l’articolo 68.

Cosa che andava ripetuta tutti i giorni fino alla compulsione.
Quindi di quale immunità si parla? quella che poi consente ad un delinquente, un criminale, uno che si è messo lo stato prima sotto i piedi e poi in tasca di poter ancora pretendere e ottenere un riconoscimento politico e di essere interpellato niente meno che per riformare la Costituzione?

Che bel partito il pd: fa tutto per la gente come un vero partito di sinistra.
E che bella Italia questa di Renzi: magnifica, anzi.
E a questa gente qui Napolitano, l’estremo difensore, mette in mano la riforma della Costituzione, forse gliel’ha suggerito Almirante in sogno.
Vergogna.

“Il governo è favorevole” L’immunità al Senato c’è  – Carlo Tecce, Il Fatto Quotidiano

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Attacchi ai giudici, Berlusconi diffidato  – Emilio Randacio, Il Fatto Quotidiano

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La diffida a berlusconi dopo l’ennesima “battuta” sui giudici spiega meglio perché a berlusconi siano stati concessi i servizi sociali a cui lui non aveva il benché minimo diritto. Ormai la dinamica è chiara: lui insulta i giudici e non lo dovrebbe fare non solo per non disattendere il divieto legato proprio alla concessione dei servizi sociali ma perché se lo facesse qualcun altro non se la caverebbe col semplice cartellino giallo, i giudici incassano e poi si fanno promettere dal delinquente seriale che non succederà più pena una sculacciata la prossima volta quando invece non ci sarebbe dovuta stare nemmeno la prima.

Mentre in Francia un ex presidente della repubblica viene fermato e trattenuto nelle patrie galere senza che i suoi sostenitori politici abbiano fatto un plissè qui dobbiamo assistere all’indecenza di un delinquente frodatore, ladro, corruttore, in rapporti stretti con la mafia, già condannato in via definitiva e prossimo ad una più che probabile condanna per concussione e sfruttamento della prostituzione minorile che viene trattato dalle istituzioni e dalla politica coi guanti di velluto mentre nelle carceri i delinquenti semplici condannati ad una pena da scontare per reati infinitamente meno gravi dei suoi soffrono le pene dell’inferno anche grazie alle “leggi” fatte da lui.
Con berlusconi la legge e la giustizia non vengono nemmeno interpretate così come si fa con gli amici ma proprio ignorate da chi dovrebbe far rispettare entrambe.
Ricordo che un attivista Notav è stato condannato a quattro mesi di carcere per aver pronunciato la parola “pecorella” riferita ad un carabiniere, per lui niente richiesta di scuse né la promessa di non farlo più.
Questo modo di applicare la legge e la giustizia mi offende, profondamente, e dovrebbe offendere tutti i cittadini onesti di questo paese.
Non è più possibile accettare il fatto che su sessanta milioni ed oltre di cittadini in Italia solo uno sia davvero “più uguale degli altri” pur essendo molto peggio di tutti.

Vale la pena di ricordare che i servizi sociali sono un beneficio di legge concedibile per scopi rieducativi al reo che dimostra pentimento, accettazione della sentenza di condanna e serie intenzioni di ravvedimento.  Quindi non  è il provvedimento punitivo che avrebbe meritato un ladro frodatore, un corruttore, un amico dei mafiosi, uno che oltre a quella definitiva ha una condanna in primo grado per concussione e sfruttamento della prostituzione minorile, uno con “un quadro di vita privata sconcertante”  riconosciuto socialmente pericoloso per sentenza che ha insultato i giudici al ritmo del suo respiro.

E vale anche la pena di ricordare che berlusconi non è in una galera perché non può andarci per sopraggiunti limiti di età: per informazioni chiedere a Tanzi, ma perché è la discrezione del giudice a decidere se applicare al reo la pena detentiva tradizionale o la misura alternativa.

Dunque aveva ragione berlusconi quando ha definito i giudici “irresponsabili”. Meglio di lui non lo può dire nessuno.

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Baci alla francese – Marco Travaglio

Che cos’abbia spinto un ragazzo sveglio come Renzi a inscenare l’imbarazzante conferenza stampa sulle “linee guida” della giustizia, cioè sul nulla mischiato con niente, in mezzo alle statue di cera del duo Orlando & Alfano, è noto: anche sulla giustizia, come su tutto, il premier non ha alcunché di pronto, di scritto, di pensato e soprattutto di concordato con il partner privilegiato B. (che ieri la Cassazione ha definito complice del “socialmente pericoloso Dell’Utri” nel “patto con la mafia”). Siccome però Matteo Supercazzola aveva promesso e ripromesso la riforma della giustizia entro e non oltre giugno (luglio è già impegnato dal fisco, come no), presentarsi a mani vuote pareva brutto. Avrebbe dato ragione ai “gufi” e “professoroni” che ancora si permettono di dubitare di lui.

Dunque ha messo giù, col consueto trust di cervelli, una lista di slogan e frasi fatte, tipo pensierini da scuola elementare, spostando avanti di due mesi la scadenza del ddl: intanto “si apre un grande dibattito fino a settembre”, anche “in rete”, pure “con i direttori di giornale”, all’insegna della “democrazia partecipata”. Tanto aveva l’assoluta certezza che i giornalisti in sala, anziché sommergerlo di risate e pernacchie, avrebbero preso buona nota tutti compunti e trasformato quello spettacolino avvilente in un momento solenne sui loro giornali e tg. Poi, siccome si crede molto spiritoso, ha condito il tutto con sapidi calembour, e tutti giù a ridere, batti un cinque, fatti un selfie. Il punto di partenza è già una balla: “per 20 anni la giustizia è stata tabù” per quello che lui definisce “il derby berlusconismo-antiberlusconismo” (cioè l’attacco ventennale dei politici alla legalità). Forse gli sfugge che dal ‘94 a oggi non c’è stata materia più “riformata” della giustizia, con ben 120 leggi che l’han ridotta all’agognata paralisi: altro che tabù. 

   Ed ecco le 12 slide, simili ai cartigli dei Baci Perugina, subito tramutate dalla stampa in “grande riforma” o “rivoluzione in 12 punti”. 1) “Giustizia civile: riduzione dei tempi. Un anno in primo grado”. È l’uovo di Colombo, eppure nessuno ci aveva pensato prima: ora arriva lui, fa una legge di un solo articolo che dica “sbrigarsi”, “fare presto”, “un anno non un giorno di più”, e oplà, è fatta. Ma che dico “un anno”? Un mese, signori, in un mese!

   2) “Giustizia civile: dimezzamento dell’arretrato”. Un gioco da ragazzi: basta una norma che dica “dimezzare l’arretrato” e la metà eccedente delle cause, come per incanto, evapora.

3) “Corsia preferenziale per imprese e famiglie”. Giusto: prima le donne, i vecchi e i bambini. E mi raccomando: non parlare al conducente e non calpestare le aiuole.

4) “Csm: più carriera per merito e non grazie all’‘appartenenza’”. Fantastico.

5) “Csm: chi giudica non nomina, chi nomina non giudica”. Perbacco. Poteva aggiungere “chi entra non esce e chi esce non entra”, “chi bagna non asciuga e chi asciuga non bagna”, per dire.

6) “Responsabilità civile modello europeo”: giusto, i fautori del modello africano o neozelandese sono sistemati. E così via, a colpi di “riforma del disciplinare”, “falso in bilancio e autoriciclaggio”, “accelerare il processo penale” (se no resta indietro sul civile), “riforma della prescrizione”, “intercettazioni: diritto all’informazione e tutela della privacy”, “informatizzazione integrale”.

Siamo al punto 11, che però non è cifra tonda. Ci vuole pure il 12, che fa tanto Mosè sul Sinai. Che ci mettiamo? Ritinteggiatura aule? Lucidatura pavimenti? Sostituzione serramenti? Nuovo design per le toghe? Ma no, dai: “Riqualificazione del personale amministrativo”, fa più fico. Non è dato sapere se il “modello europeo” cui si ispira il Renzi comprenda il sistema francese: quello che ieri ha portato al fermo (“garde a vue”) dell’ex presidente della Repubblica Sarkozy, finito in guardina nel bel mezzo di un interrogatorio, dopo mesi di intercettazioni sui telefoni suoi e dei suoi avvocati e compari per uno scandalo di finanziamenti illeciti. Ma pare proprio di no: in Italia gli ex presidenti diventano ipso facto senatori, sia nel vecchio sia nel nuovo Senato, che proprio ieri si è regalato un’altra volta l’impunità. Europei sì, fessi no.