Vatilec

Premessa doverosa: forse qualcuno dovrebbe chiedere le dimissioni di Franceschini,  ministro cosiddetto dei Beni Culturali e del Turismo, il ligio funzionario che s’indignò per le tre ore di assemblea dei dipendenti del Colosseo ma non ha fatto una smorfia, anzi, come un Marino e un Renzi qualsiasi non era nemmeno in Italia mentre in quel di Verona si rapinava il museo, né tanto meno il governo ha pensato alla legge di emergenza contro i furti nei musei. In un paese in perenne stato d’allerta dove qualcuno può rapinare un museo in pieno giorno chiunque può mettere una  bomba dove vuole e quando vuole.
Franceschini non solo non si dimette né pensa di doversi scusare con gli italiani per la sua incapacità nella gestione e la tutela  del patrimonio pubblico ma, come un gasparri qualunque blocca su twitter tutte le persone che gli fanno notare l’incongruenza di un ministro, di un governo ai quali la maxi rapina di opere d’arte di Castelvecchio: 17 quadri, un valore di oltre quindici milioni di euro non ha fatto tracimare nessuna misura, diversamente dall’assemblea, diritto sancito dalla Costituzione, ritenuta una vergogna planetaria dai lor signori che si dovevano sbarazzare del sindaco di Roma che, diversamente dal ministro e dal governo è stato nominato dopo regolari elezioni.  Come dice Crozza, per fortuna abbiamo un’intelligence, chissà che succederebbe se avessimo una “deficiens”.

***

La corruzione non è un segreto di stato da tutelare per il bene dello stato, è un reato che fa male allo stato.
Quindi l’accusa di aver trafugato e reso pubblici documenti segreti, inviolabili per questioni di sicurezza dello stato vaticano non è solo risibile, è ridicola.
La corruzione non è un fatto segreto: è una questione che riguarda tutti.
Quando il papa dice che bisogna combattere la corruzione, le ruberie, i crimini e il malaffare che impoveriscono e affamano i popoli con chi ce l’ha esattamente, solo coi corrotti, i corruttori, i criminali, i ladri e i truffatori fuori le mura?
Di quelli dentro non si deve dire o lo può dire solo lui nelle sue segrete stanze fra un viaggio, l’enciclica e la richiesta di dimissioni del sindaco di Roma?
In tutti i paesi democratici del mondo si fanno inchieste sulla chiesa e il vaticano e tutti sanno che l’inchiesta non sempre segue un canone perfettamente legale, se tutto fosse trasparente come dovrebbe non servirebbe l’inchiesta.
Per informazioni andare a ripassare o a leggere la storia dello scandalo Watergate che si concluse con le dimissioni del presidente Usa, non con la condanna ai giornalisti del Washington Post.
Su sky tempo fa hanno mandato dei documentari di giornalisti stranieri che raccontavano gli scandali del vaticano e non risulta che qualcuno abbia chiesto di indagare i giornalisti né la censura sui documentari che forse si possono trovare ancora sull’on demand.
Guarda caso, il vaticano se la prende solo con quelli più a portata di mano, forse perché sa che in nessuno stato civile un giornalista può rischiare la condanna per conto terzi, figuriamoci per conto di Dio, solo perché ha fatto il suo lavoro.
Ci provino al vaticano ad accusare, indagare giornalisti inglesi, francesi o americani e chiedere un processo secondo le loro regole: il rumore della pernacchia arriverebbe in ogni angolo del pianeta. ‪#‎noinquisizione‬

t4uwtecqVatileaks 2, il silenzio sul processo alla libera stampa

L’intransigenza religiosa è quella che impone il velo alle donne, impedisce loro perfino di guidare un’automobile come nella magnifica e civilissima Arabia, gli islamici tutti fondamentalisti, tutti terroristi che vivono ancora come nel nostro medioevo, nella nostra bella repubblica talebanitalica non potrebbe mai succedere infatti che due cittadini italiani vengano accusati, indagati e processati da quello che ci si ostina a definire stato vaticano mentre è solo il solito, lo stesso regime dittatoriale dei tempi dell’inquisizione, quando erano le gerarchie religiose a decidere la colpevolezza, l’innocenza delle persone e sempre loro decidevano chi poteva vivere o morire. Il fondamentalismo di casa nostra non è abbastanza seducente, non si merita l’attenzione dei media né il dibattito né tanto meno la solidarietà dei colleghi dei due giornalisti ai quali il papa, quello buono, misericordioso, giubilante e rivoluzionario vuol mettere la mordacchia come a Giordano Bruno.
Eppure la vicenda di Nuzzi e Fittipaldi dovrebbe stare ogni giorno su tutte le prime pagine dei quotidiani: due giornalisti che rischiano il carcere per volontà della legge “sacra” dello “stato” invasore.
E i portatori dei sani valori occidentali, quindi laici, tacciono.

Il governo italiano metta fine a questa pagliacciata ricordando al vaticano gli impegni presi nel concordato e la federazione della stampa, l’inutile dis_ordine dei giornalisti si occupino di tutelare i loro associati Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi, invece di pubblicare sulla pagina facebook l’oroscopo di Branko.
Quando il recidivo sallusti fu condannato per diffamazione non dalla Corea del nord  ma dalla magistratura civile dello  stato italiano non solo pur essendo colpevole di un reato odioso ebbe dalla sua la solidarietà di tutti i colleghi di tutti gli orientamenti e testate giornalistiche, perché giammai  si possa impedire di usare un giornale come un programma televisivo per infamare e infangare la reputazione di persone perbene  ma in suo soccorso andò addirittura il non molto ex  presidente della repubblica, l’emerito reticente, confezionandogli la grazia prêt-à-porter alla modica cifra di 15.000 euro. Dove sono oggi tutti quelli che solidarizzavano col diffamatore sallusti?  C’è chi  come Nuzzi e Fittipaldi  si occupa  anche di “vatileaks” come di qualsiasi inchiesta importante, gli altri invece, la maggior parte dei cosiddetti giornalisti del paese  ai penultimi posti nel mondo per libertà di stampa e informazione si limita come sempre a vatileccare.

Annunci

La politica si occupi delle cose importanti per il paese [era così, vero?]

Sottotitolo:  in Italia non c’è un appalto pulito dai tempi di Luigi Einaudi, c’è la mafia che sta infangando il Quirinale e tu ti occupi dei matrimoni gay? E’ come se Barack Obama fermasse tutto, andasse all’ Onu e parlasse della crisi dei talk show sulla Rai.
[Maurizio Crozza parlando di alfano, ancora e incredibilmente ministro dell’interno di questo paese]

***

***

I parlamentari democratici Federico Gelli ed Ernesto Magorno criticano il rapper per la decisione di scrivere una canzone per “Italia 5 stelle”. Lui, al Fattoquotidiano.it: “Ho il totale appoggio di Sky, fortunatamente lavoro in un’emittente indipendente”. E aggiunge: “La cosa assurda è che questi due parlamentari chiedono una presa di posizione a un’emittente per delle opinioni che io ho dato fuori dal contesto televisivo. Sono allibito”

***

L’AMACA del 11/10/2014 (Michele Serra)

Pur di non censurare SOLO il comportamento dei politici che invadono terreni che non gli competono, se questo è ancora un paese dove l’articolo 21 ha un suo perché, Serra ha dovuto chiosare sul “cattivo gusto” di un ragazzino che ha scelto per mestiere di provocare, e non importa se lo faccia male o bene, finché non esce dal rispetto della legge farlo è nel suo diritto di cittadino di una democrazia occidentale, dove nessun politico si permetterebbe mai di fiatare sulle attività di cantanti, attori, autori di satira eccetera e nemmeno di chiedere ad un editore di media, un privato fra l’altro, di dissociarsi dagli artisti che vengono ospitati nelle sue tv come invece avviene qui nel paese dal forte retrogusto fascista che, basta un niente, e torna su come la peperonata della sera prima.

***

Gli artisti si sono sempre schierati, cantanti e cantautori come  Guccini, De Andrè,  De Gregori, Fiorella Mannoia, e anche gli attori, è di poco tempo fa il saluto a pugno chiuso di Elio Germano alla Mostra del cinema di Venezia ma nessuno ha chiesto per lui l’allontanamento coatto. Gli artisti cosiddetti impegnati sono stati sempre a sinistra senza suscitare il fastidio di nessuno, avevano, hanno  il loro pubblico, facevano e fanno concerti,  poca televisione e nessuno ha mai chiesto che non si concedessero spazi, teatri e stadi per le loro esibizioni pubbliche. Un esercito di persone di questo paese ha potuto dichiarare da che parte fosse così come è normale fare in un paese libero e non nella Russia di Putin dove si va in galera per una canzone.

Il pd ha usato anche l’artista morto, Rino Gaetano, che non poteva nemmeno dire se gli stava bene o no essere usato quando ha trasformato in un inno di partito “Il cielo è sempre più blu” e Jovanotti, che è un altro di quelli che sono nati Che Guevara e che per opportunismo e interesse moriranno padre Pio. Per non parlare di Benigni che dall’abbraccio a Berlinguer, ai vent’anni dedicati a contrastare  berlusconi e la difesa della Costituzione più bella del mondo, dopo aver taciuto durante i governi necessari di Monti e Letta e averlo fatto anche rispetto a quello abusivo di Renzi è andato a cazzeggiare poi nel Ballarò di Giannini, ex di Repubblica, il quotidiano più schierato di tutti a favore del governo  che ha ammazzato la sinistra e vuole farlo pure con la Costituzione.

Ma finché lo hanno fatto per la sedicente e presunta sinistra in tutte le sue tragiche versioni è andato bene. Nessuno se ne lamentava.

Sepperò un ragazzino di oggi si permette di cantare una canzoncina e dedicarla ai 5stelle succede il finimondo, è vilipendio, scandalo, offesa alla nazione solo perché nel testo è inserita una frase che è pensiero piuttosto comune dedicata al presidente della repubblica. E’ di pochi giorni fa l’insurrezione circa l’interrogazione parlamentare a proposito di Juventus Roma, e lì si parla di società quotate in borsa e di una possibile truffa ai danni degli azionisti della Roma. Oggi che due lor signori si permettono di interferire in ciò che davvero non gli compete, quelli che giorni fa hanno arricciato il naso e si sono scandalizzati perché la politica “ha ben altro a cui pensare” sorvolano, e fanno finta di niente.

La questione di Fedez è stata sintetizzata perfettamente da Marco Travaglio nel fondo di oggi: “fanno schifo”. Fanno schifo quelli che si definiscono democratici mentre hanno dentro di loro il peggior fascismo, quello che censura parole, opinioni e adesso anche la musica.

***

QuiRIInale
Marco Travaglio, 11 ottobre

Negli ultimi 22 anni centrodestra e/o centrosinistra hanno, nell’ordine: stipulato un patto con Cosa Nostra per metterle in mano lo Stato in cambio della sospensione delle stragi e del sacrificio di Paolo Borsellino e di decine di altri innocenti sterminati o feriti a Palermo, Firenze, Milano e Roma, trafficando poi indefessamente ai massimi livelli istituzionali per coprire tutto e depistare le indagini; abolito la “legge Falcone” antimafia che prevedeva l’arresto obbligatorio in flagrante per i falsi testimoni; abrogato l’obbligo di custodia cautelare per gli indagati di mafia; accorciato la custodia cautelare per gli imputati di mafia, facendone scarcerare a centinaia per decorrenza dei termini; chiuso le supercarceri di Pianosa e Asinara, simboli del 41-bis; trasformato il 41-bis in una burletta; abolito l’ergastolo per due anni anche per le stragi di mafia; varato tre scudi fiscali (l’ultimo con la firma di Giorgio Napolitano) regalando ai mafiosi un canale di riciclaggio di Stato per ripulire i loro soldi sporchi a costi di saldo (un pizzo del 2,5% e poi del 5%) e in forma anonima; cancellato (su proposta di Na- politano) la legge Falcone sui pentiti, che infatti prima erano migliaia e dal 2000 si contano sulle dita della mano di un monco; screditato e attaccato i pentiti che facevano nomi eccellenti e i pm che indagavano sulla mafia e sui suoi complici; promosso capo del Ros e direttore del Sisde il generale Mori, protagonista della mancata perqui- sizione del covo di Riina e delle mancate catture di Bagarella e Provenzano, nonché del Protocollo Farfalla per legittimare i traffici dei servizi nelle celle dei mafiosi; approvato una legge sul voto di scambio che riduce le pene della legge precedente e rende impunibili i politici che comprano voti dai mafiosi; riempito di buchi il nuovo reato di au- toriciclaggio che consentirebbe finalmente di recuperare miliardi di soldi sporchi parcheggiati in Svizzera anche dai mafiosi; promosso alle massime cariche dello Stato i politici che hanno mentito o taciuto su quanto sapevano della trattativa, perseguitando invece quei pochi servitori dello Stato che quell’immondo negoziato svelavano, ostacolavano o investigavano; attaccato e poi abbandonato alla più totale solitudine magistrati come Di Matteo, condannato a morte da Riina, e Scarpinato, bersaglio quasi quotidiano di minacce e avvertimenti di stampo istituzionale; protetto con silenzi vili e addirittura esaltato con servi encomi i maneggi del Quirinale per far avocare le indagini della Procura di Palermo sulla trattativa su richiesta dell’attuale imputato Mancino; eser- citato pressioni indicibili sulla Corte d’Assise di Palermo perché negasse a Riina, Bagarella e Mancino il sacrosanto diritto di presenziare all’udienza del loro processo che si terrà al Quirinale il 28 ottobre per la testimonianza di Napolitano, diritto che verrebbe riconosciuto persino a Guantanamo financo ad Hannibal The Cannibal e la cui negazione mette il processo sulla trattativa a rischio di nullità assoluta in base alla Costituzione, al Codice di procedura, alla giurisprudenza della Cassazione e della Corte europea dei diritti dell’uomo; fatti inciuci e addirittura riforma costituzionali con Berlusconi, che affidò la propria sicurezza a un boss travestito da stalliere e per 20 anni finanziò Cosa Nostra, e con gli altri amici di Dell’Utri, per quasi 30 anni al servizio di Cosa No- stra, dunque condannato a 7 anni e ora detenuto nel carcere di Parma accanto a Riina.

E ora questi manigoldi, i loro discendenti che mai ne hanno preso le distanze e i loro pennivendoli vorrebbero far credere che gli amici della mafia sono Sabina Guzzanti, rea di aver immortalato i loro crimini politici in un bel film e in un tweet provocatorio sui diritti negati a Riina e Bagarella; e il rapper Fedez, che ha osato scrivere un brano per la festa dei 5Stelle in cui si permette di cantare “Caro Napolitano, te lo dico con il cuore: o vai a testimoniare oppure passi il testimone” ed è stato subito accusato da alcuni fascistelli pidini di vilipendio del capo dello Stato, con inviti a Sky perchè venga epurato da X Factor. Ma vergognatevi, se ancora sapete cos’è la vergogna: fate schifo.

Punito per non aver commesso il fatto

Napolitano, un paio di giorni fa: “non si tratta coi facinorosi violenti”.
Coi delinquenti socialmente pericolosi però sì.
Se po’ ffà’.

***

 

Quello che ha punito Gennaro De Tommaso detto Genny [le carogne vere sono altre, come ci ricorda stamattina Marco Travaglio]  è un provvedimento discriminatorio e fascista fondato sul nulla, deciso da un ministro dell’interno che è andato per due volte, commettendo il reato di eversione, davanti e dentro i tribunali a chiedere libertà per berlusconi. In Italia circola ancora a piede libero un diffamatore seriale che ha messo a rischio l’incolumità fisica e la reputazione umana e professionale di un giudice oltraggiandolo con la menzogna per sei anni dalle pagine di un giornale che è stato graziato da Napolitano, lo stesso che due giorni fa invocava la legalità allo stadio. Alfano dovrebbe spiegare in base a quale reato ha interdetto gli stadi per cinque anni a De Tommaso. Quale sarebbe il reato e l’istigazione  nella frase “Speziale libero”.  In quale paese libero, democratico e con una Costituzione che chiede, ordina la libertà di espressione si può limitare la libertà di un cittadino solo per aver espresso un’opinione discutibile, odiosa quanto si vuole ma che non istiga a nessuna violenza, non richiama ad atti violenti con cui chiede la libertà di un detenuto condannato fra l’altro dopo un processo e una sentenza con molti punti oscuri tant’è che la Cassazione ha stabilito che il processo che ha condannato Speziale per l’omicidio Raciti è da rifare da capo.

De Tommaso, che ha mantenuto l’ordine dentro uno stadio evitando il peggio, ovvero si è sostituito allo stato che non lo sa fare,  ha pagato la figura di merda di uno stato che coi criminali di ogni ordine e grado ci ha sempre trattato salvo poi blaterare di lotte alle varie criminalità, organizzate e non.

Gennaro De Tommaso, alias Genny, è stato inibito per cinque anni dagli stadi mentre un criminale socialmente pericoloso se ne va ancora in giro a piede quasi libero, fatta eccezione che per poche ore di notte e può imperversare nelle televisioni a dire quello che gli pare. 
Francantonio Genovese non viene ancora estromesso dal parlamento perché non si riesce a trovare un attimo di tempo per decidere il destino di uno che dovrebbe stare in galera, altroché Daspo per cinque anni.
Io credo che finché non si metterà fine a questo corto circuito di inciviltà, di disuguaglianza nel metodo non ci saranno proprio gli estremi, gli ingredienti per qualsiasi discussione che abbia un senso.
Cinque anni di limitazione di libertà a De Tommaso, condannato per il reato di checazzoneso e berlusconi condannato alla galera vera invitato nei palazzi a fare le leggi e le riforme della Costituzione. Questo non è un paese, è un’arena in cui tanta gente vuole vedere il sangue degli ultimi.  A me non frega niente se De Tommaso va allo stadio o no ma m’interessa e molto che un criminale possa ancora decidere della vita di mio figlio.

In Italia e da sempre abbiamo la classe politica e dirigente peggiore al mondo ma anche una buona parte di cittadini peggiori del mondo se, per soddisfare l’esigenza di giustizia gli basta la punizione al tifoso violento, che poi mi piacerebbe sapere quale violenza avrebbe esercitato Gennaro De Tommaso detto Genny nei fatti di sabato sera all’Olimpico.
La maglietta con la scritta? E’ un’opinione, per molti discutibile, inaccettabile ma nessuno dovrebbe vietare a nessun altro di poter esprimere con una provocazione un proprio pensiero. In Italia, paese antifascista per Costituzione e dove il fascismo è stato messo al bando, fuori legge, si dà ancora la possibilità a gruppi di nazifascisti di riunirsi – occupando pezzi d’Italia, il paese antifascista – in simpatiche manifestazioni; ci sono esercizi commerciali, banchetti al mercato che possono esporre e vendere vessilli fascisti, bottiglie di vino e altre chincaglierie con frasi e immagini inneggianti al duce, a Predappio ogni anno va in scena l’orrido teatrino della commemorazione del capoccione ma nessuno ha mai pensato di fare una legge che lo vieti, di sanzionare l’amministrazione politica di Predappio né di far chiudere per cinque anni il negoziante che vende quegli oggetti.
Eppure, si potrebbe e si dovrebbe.

***

Lo Stato Carogna
Marco Travaglio, 7 maggio

Chi pensava che i peggiori pericoli per i magistrati antimafia venissero dalla mafia, soprattutto dopo le condanne a morte pronunciate da Riina, si sbagliava. Le minacce più insidiose arrivano sempre dal Palazzo. Il Csm – l’organo di autogoverno della magistratura che dovrebbe garantirne l’autonomia e l’indipendenza – ha inviato una circolare a tutte le Dda, cioè ai pool antimafia delle varie procure per raccomandare che ai pm che si sono occupati per 10 anni di mafia, camorra e ‘ndrangheta non vengano assegnate nuove inchieste in materia. Il diktat calza a pennello sulla Dda di Palermo, dove i principali pm titolari delle nuove indagini sulla trattativa Stato-mafia (rivolte al ruolo dei servizi segreti e della Falange Armata) hanno potuto finora occuparsene perché “applicati” dal procuratore Messineo. Nino Di Matteo è “scaduto” dopo i 10 anni canonici nel 2010, trasferito dalla Dda al pool “abusi edilizi” e da allora “applicato” per proseguire il lavoro sulla trattativa; Roberto Tartaglia l’ha seguito qualche tempo dopo; fra un mese scadrà anche Francesco Del Bene. La norma demenziale è contenuta nell’ordinamento giudiziario Castelli-Mastella del 2007, che appiccica ai pool specializzati delle procure (mafia, reati fiscali e finanziari, ambientali, contro la Pubblica amministrazione, contro le donne e i minori, ecc.) un bollino di scadenza come agli yogurt: appena raggiungono 10 anni di esperienza, cioè diventano davvero capaci ed esperti su una materia, devono smettere e occuparsi d’altro. Una mossa geniale: come se un’azienda, dopo aver impiegato tempo e risorse per formare un dirigente, lo spedisse a fare altre cose perché è diventato troppo bravo. Vale sempre il detto di Amurri e Verde: “La criminalità è organizzata e noi no”. Se la legge fosse stata già in vigore nel 1992, Cosa Nostra avrebbe potuto risparmiare sul tritolo evitando le stragi di Capaci e via D’Amelio, visto che quando furono uccisi Falcone e Borsellino indagavano sulla mafia da ben più di due lustri. Negli anni scorsi il bollino di scadenza ha falcidiato i pool antimafia di Palermo, Bari e Napoli, quello torinese creato da Raffaele Guariniello sulla sicurezza, la salute e l’ambiente (processi Thyssen, Eternit, doping…), quello milanese coordinato da Francesco Greco sui crimini economici (Parmalat, scalate bancarie, Enel, Eni, San Raffaele, grandi evasori). P
er non disperdere enormi bagagli di esperienza e memoria storica, i procuratori capi tentavano di limitare i danni “applicando” i pm scaduti a singole indagini. Ora, con la circolare del Csm, cala la mannaia anche su quella possibilità. Col risultato che una materia delicata e intricata come la trattativa, che richiede conoscenze ed esperienze approfondite, sarà affidata a pm che mai se ne sono occupati, privi dunque di qualunque nozione sul tema e magari ammaestrati da tutti gli attacchi (mafiosi e istituzionali) subìti dai colleghi che hanno osato scoperchiarla. Il fatto che Di Matteo sia il nemico pubblico numero uno tanto di Riina quanto del Quirinale non lascerà insensibile chi dovrà raccoglierne l’eredità. Magari toccherà a qualcuno dei neomagistrati che Napolitano ha arringato l’altroieri col solito fervorino alla “pacatezza”, al “rispetto”, addirittura all’“equidistanza” (testuale), contro il “protagonismo” e gli “arroccamenti”, per “chiudere i due decenni di scontro permanente” e “tensione” (fra guardie e ladri, fra onesti e mafiosi).
Non contento, il presidente più incensato e leccato del mondo (dopo Mugabe) ha poi evocato fantomatiche “aggressioni faziose” ai suoi danni, che il Corriere – sempre ispirato – attribuisce proprio a Di Matteo&C. per “intercettazioni illegali nell’inchiesta sulla trattativa”. Naturalmente le intercettazioni erano perfettamente legali, disposte da un giudice sui telefoni dell’indagato Mancino che parlava con il Quirinale. Ma anche questa ignobile calunnia sortirà prima o poi l’effetto sperato. Nessuno s’azzarderà mai più a intercettare un indagato per la trattativa: potrebbe parlare con il capo dello Stato.

***

Il legale degli ultrà: “Legittime le magliette” 

«Da sempre tifoso della Roma e frequentatore della curva dell’Olimpico», Lorenzo Contucci ha cominciato a occuparsi di Daspo per caso, sollecitato da conoscenti. Dopo centinaia di casi seguiti in tutta Italia, è diventato l’avvocato italiano più esperto in materia, tanto che una nota casa editrice gli ha chiesto di scrivere un compendio giurisprudenziale con i ricorsi che ha trattato. 

 

Quale fu il primo caso?  

«Un tifoso aveva ricevuto un avviso di procedimento per un Daspo alquanto vago, senza alcuna indicazione su quando, come, perché… Andammo al Tar, che lo annullò, stabilendo un primo principio di garanzia». 

 

Il caso più strano?  

«Quello dei tifosi della Roma a cui arrivò un Daspo per non aver pagato il biglietto del treno. Naturalmente il Tar annullò». 

 

Che cosa pensa dell’evocazione del modello inglese, che ha sconfitto gli hooligans?  

«Magari! In Inghilterra il Daspo viene deciso da un giudice, non dalla polizia. È un modello molto più garantistico». 

 

Quali sono i punti più critici in Italia?  

«Si sono succedute molte modifiche legislative pessime. La peggiore quella del governo Prodi nel 2007: prima il Daspo richiedeva una condanna o almeno una denuncia, ora si può fare anche senza». 

 

Qual è la conseguenza?  

«A me non è mai capitato un Daspo successivo a condanna. In genere arriva dopo una denuncia. Nel 50 per cento dei casi, il tifoso viene poi assolto nel processo, ma nel frattempo ha già scontato il Daspo: un’ingiustizia. Ma se non c’è nemmeno una denuncia alla base del Daspo, il tifoso non può sperare di ottenere un’assoluzione da un giudice penale. Il Daspo gli resta addosso senza possibilità di difendersi: un’ingiustizia al quadrato». 

 

E la durata?  

«All’inizio il limite massimo era un anno, poi fu portato a tre, ora sono cinque anni. Nei processi a rapinatori e spacciatori non mi è mai capitato un obbligo di firma così lungo. Ma evidentemente la pericolosità dei tifosi è ritenuta dal Parlamento superiore».  

 

Che ne pensa dell’idea di Alfano del Daspo a vita? 

«Incostituzionale. Le misure di prevenzione si basano su un giudizio di pericolosità attuale. Non è ammissibile una presunzione di pericolosità a vita, tanto è vero che non esiste la sorveglianza speciale a vita nemmeno per i mafiosi».

E della proposta di Daspo collettivo? 

«Non capisco che cosa voglia dire, ma forse è il caso di riparlarne dopo le elezioni. I politici italiani, anche con responsabilità di governo, parlano spesso di cose che non conoscono. Compresa la Costituzione».

Che cosa pensa del Daspo per chi indossa la maglietta pro Speziale? 

«Appunto che non si conosce la Costituzione. La libertà di manifestazione del pensiero, quando non diventa apologia di reato, è protetta dall’ombrello dell’articolo 21. Quella maglietta non inneggia all’uccisione di Raciti, ma sostiene l’innocenza di Speziale. Cosa che è legittimo fare anche se c’è una sentenza contraria. Ci sono già diverse pronunce di Tar e giudici ordinari che affermano questo principio, annullando Daspo a tifosi per striscioni di solidarietà a Speziale, ma si finge di ignorarle».

Perché, secondo lei? 
«Perché io difendo il quisque de populo. Ma se si stabilisse il principio che chi contesta una sentenza merita un Daspo, come farebbe Berlusconi ad andare ancora allo stadio?».

 

 

Esercizio abusivo della professione (?)

                   Se c’è qualcuno che abusa della sua professione sono proprio certi giornalisti: quelli che da quasi vent’anni servono un unico padrone, silvio berlusconi,  che, casualmente è anche il proprietario dell’ottanta per cento dei mezzi di comunicazione di questo paese. E, ovviamente, quelli che non svolgono onestamente la professione.

Il vero problema, per quei giornalisti e in generale per il potere è la constatazione che  dei comuni cittadini li possano smentire e ridicolizzare in qualsiasi momento e a proposito della qualunque.

Noi che facciamo blog non traiamo nessun profitto dalla nostra attività, scriviamo per il gusto di farlo e perché pensiamo che sarebbe sciocco non valorizzare uno strumento di  fondamentale importanza come la Rete non  sfruttandolo per un fine utile.

E il fatto che normali cittadini mettano il loro sapere, la loro creatività al servizio degli altri gratuitamente, per passione e non per denaro, dovrebbe essere un valore aggiunto  in una democrazia, non un pericolo da contrastare con ogni mezzo, e  non dovrebbe spaventare un  giornalista, perché sa che la sua professionalitá non viene messa in discussione se non nasconde niente all’opinione pubblica.

La maggior parte dei giornalisti di questo paese, invece, è costituita da persone senza arte né parte, che non fa domande,  che non pretende risposte, che non verifica le notizie. Per non parlare di quanto sia ridicolo e inutile quell’ordine dei giornalisti, un’istituzione voluta da mussolini della quale nessun governo di nessun colore ha voluto liberarsi, forse perché  “giornalisti” sono anche D’Alema, Veltroni, Gasparri (sic!) ?

In un paese normale, civile e davvero democratico i giornalisti dovrebbero pensare a dare le notizie e  fare inchieste su tutto e tutti  invece di attaccare, dall’alto della loro protezione grazie alla casta di cui fanno parte,  chi spesso fa il lavoro al posto loro.
Gratis.

LA CASTA DEI GIORNALISTI CONTRO IL WEB: CHI FA INFORMAZIONE RISCHIA SEI MESI DI CARCERE

Occhio a quello che scrivete sul vostro blog, a ciò che postate su Facebook o Twitter o Youtube. Rischiate di finire in un’aula di Tribunale. Denunciati (udite udite!) dall’Ordine dei giornalisti per “esercizio abusivo della professione”.

E’ accaduto ad una web tv di Pordenone, la PnBox contro la quale, la Corporazione dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia, ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica. Il titolare della web tv, Francesco Vanin, rischia adesso sei mesi di carcere. L’accusa è (testualmente) quella di aver diffuso “gratuitamente notizie destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale specie riguardo ad avvenimenti di attualità, politica e spettacolo”. Insomma quello che ogni giorno facciamo un po’ tutti, compreso chi scrive questo post: produrre gratuitamente informazione, diffondere contenuti, video, articoli.

Sconcertante la posizione di Pietro Villotta, presidente dell’Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia e autore dell’esposto. Interpellato sul caso ha risposto con un’intimidazione: ”Il nostro esposto è a tutela della categoria e dell’ordine. Se viene meno la garanzia della legge sulla stampa siamo nella giungla. E se le piattaforme online, dalle web tv ai blog, fanno informazione continuativa, allora noi tuteliamo la categoria”.

Loro tutelano la “categoria”, quel medievale ordine dei giornalisti – che andrebbe abolito- di cui fanno parte, ricordiamo, anche “professionisti” come Fede, Belpietro, Vespa e Sallusti: noi invece difendiamo il nostro diritto di espressione garantito anche dalla Costituzione. Per questo continueremo a scrivere, postare, diffondere gratuitamente contenuti.

Sperando di non dover scrivere, come Gramsci sotto il fascismo, le “lettere dal carcere”.

da: http://www.liquida.it

Chi ha portato un camorrista in Rai?

“Roberto Saviano in modo assolutamente argomentato ha denunciato che Gaetano Marino, boss degli scissionisti sarebbe stato ospite in platea in una trasmissione di Capodanno di Raidue mentre sua figlia, assolutamente incolpevole, cantava un brano a lui dedicato. La Rai intende confermare o smentire la denuncia di Saviano? Come è potuto accadere un episodio simile? Chi ha deciso di invitare il boss? Su questo inquietante episodio presenteremo immediatamente un’interrogazione parlamentare”. Lo afferma il portavoce di Articolo 21 Giuseppe Giulietti.

“Questa vicenda è l’ennesima dimostrazione di un’azienda fuori controllo”. (Articolo 21)

FIRMA L’APPELLO: Chi ha portato il Boss in Rai? L’azienda risponda

Chi ha portato un camorrista in Rai?

LA DENUNCIA DI ROBERTO SAVIANO

A me pare una cosa non grave ma gravissima, questa. Una Rai dove non trovano più spazio i migliori professionisti sulla piazza, cacciati o messi in condizioni di doversene andare perché sgraditi ai potenti prepotenti di turno e di tutti i colori,  non può dare ospitalità ad un criminale camorrista foss’anche nei panni di amorevole padre.

Che poi, molto ci sarebbe da dire anche su questo uso devastante  dei bambini (accompagnati e incoraggiati da genitori scellerati e incoscienti) che fanno le televisioni. Poi non lamentiamoci se in questo paese vengono allevate intere generazioni di imbecilli inconsapevoli i cui unici obiettivi saranno entrare nella casa del grande fratello, fare la velina e sposarsi il calciatore.
Chiedere ai dirigenti della Rai di fare  chiarezza è il minimo che si possa pretendere.
Firmiamo l’appello di Articolo 21.

Il canone Rai è una tassa e va pagata – opinabilissimi i motivi, visto che non paghiamo tasse sulla proprietà di lavatrici e frigoriferi ma tant’è. Ma un servizio pubblico non può essere ostaggio della politica che se ne appropria pro domo sua, e allora io penso che disincentivare il pagamento di quella tassa non sia del tutto sbagliato, non è eversione, finché la politica e i partiti faranno di un servizio pubblico, finanziato con i soldi dei contribuenti un loro giocattolino privato.

E sono sicura che tutti pagheremmo più volentieri quella tassa il giorno che la politica, TUTTA, uscirà dalla Rai (con le mani alzate come dice Travaglio).
Margaret Thatcher una volta disse: ” la BBC non mi piace ma non posso farci nulla”.
Perché, invece, i nostri politici  con la Rai e nella Rai possono farci tutto?