Antifascismo vintage

Preambolo: Nei paesi un po’ più seri dell’Italia tipo la Germania, sventolare una svastica o alzare il braccino significa vedersi allacciare un bel paio di manette ai polsi.
L’Italia  è una repubblica nata sui valori della Resistenza e dell’ANTIFASCISMO. Le pagliacciate si possono fare nelle case private, se si vuole. Se non se ne può proprio fare a meno. La Germania ha mille difetti, centomila, ma dei suoi errori ha fatto tesoro. E ha chiesto ripetutamente scusa per mezzo dei suoi governanti.
Quello che succede qui riguardo al fascismo non potrebbe mai accadere da loro per il nazismo, qui qualcuno vorrebbe intestare piazze e vie ad Almirante, editore del famoso giornalino della razza, a Berlino nessuno penserebbe ad una via per Goebbels. Impedire ad un fascista di propalare il fascismo è l’equivalente, o almeno dovrebbe esserlo, di impedire ad un assassino di armarsi e andare ad ammazzare qualcuno.  

Impedire un REATO non viola nessun articolo di codici e Costituzione.

Qui la favoletta della libertà di espressione intesa come piacerebbe a qualcuno c’entra come il pecorino sulla macedonia.  
 E’ questa la differenza, ed è questo messaggio che arriva dalle istituzioni tedesche, non che ognuno può fare quel cazzo che vuole nelle strade, nelle piazze o far credere che casa pound sia un’associazione benefica e culturale.

 L’ho scritto  tante volte e lo ripeto: questo è un paese morto, perché è troppo pieno di gente che rinnega la sua storia, a partire dalle Istituzioni che dovrebbero promuovere i valori che ci hanno lasciato altre generazioni tutti i giorni. 

E invece parlano sempre d’altro, e molto volentieri del nulla, di quello che non serve a niente e a nessuno.
Solo in questo paese una che si chiama mussolini sarebbe potuta diventare un parlamentare della repubblica, non finiremo mai abbastanza di ringraziare  Togliatti, il comunista, che ebbe paura di fare tabula rasa dei fascisti, che concesse loro altre possibilità, che pensò che fosse giusto perdonare chi non sapeva quello che faceva quando, invece di lottare contro l’invasore, il regime, preferì mettersi al suo fianco.
E invece lo sapeva benissimo visto che i fascisti ce li ritroviamo ancora oggi in parlamento. 

Oggi Togliatti sarebbe perfetto per il PD.

Sottotitolo: cito da wikipedia. L’apologia del fascismo è un reato previsto dalla legge 20 giugno 1952, n. 645 (contenente “Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione“), anche detta Legge Scelba, che all’art. 4 sancisce il reato commesso da chiunque «faccia propaganda per la costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista», oppure da chiunque «pubblicamente esalti esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche». E’ vietato perciò la ricostruzione del PNF e del Partito dei Nazionalsocialisti (ovvero quello Nazista). Ogni tipo di apologia è denunciabile con un arresto dai 18 mesi a 4 anni

La “riorganizzazione del disciolto partito fascista”, già oggetto della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione della Repubblica Italiana, si intende riconosciuta (ai sensi dell’art. 1 della citata legge) «quando un’associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista».La legge prevede sanzioni detentive per i colpevoli del reato di apologia, più severe se il fatto riguarda idee o metodi razzisti o se è commesso con il mezzo della stampa[1]. La pena detentiva è accompagnata dalla pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici[1].

Isernia, Bella Ciao
per contestare
neofascisti: condannati

In Italia è PROBABILMENTE vietata la ricostituzione di associazioni che richiamino al ventennio fascista ma è SICURAMENTE proibito contrastare il fascismo, solo qualche mese fa in occasione dei funerali dell’ex sindaco di Latina fu organizzata una cerimonia in perfetto stile repubblichino, con tanto di fotografie del duce e vessilli fascisti intorno alla salma del defunto; sull’orrenda sceneggiata vigilavano dei carabinieri, quegli stessi carabinieri che avrebbero dovuto impedire quel teatrino non per questioni di gusto ma semplicemente  perché violava la legge.

E sempre solo qualche mese fa un prete si è rifiutato di commemorare Peppino Impastato in una chiesa mentre in altre chiese si tessevano lodi alla memoria di mussolini. 

Nessun procedimento disciplinare  per questo  giudice di Isernia che per giustificare la sua azione applica un codice inserito nientemeno che nel Regio decreto, dunque del periodo antecedente alla stesura della nostra Costituzione che vieta le apologie del fascismo? nessuna ispezione del ministero?  sono capaci solo di farlo quando si vanno a toccare i piani alti della politica per questioncine irrilevanti come la trattativa stato mafia? l’antifascismo non è più un valore, presidente Napolitano? il 25 aprile ci mettiamo a battibeccare coi comici a distanza, a parlare di demagogie, antipolitica e anche questi sono i risultati.

Mettiamo fuori legge l’antifascismo e non se ne parli più.
Ma che è ‘sta moda di contrastare il fascismo? non è bello, non si fa.

Perché mi piace essere fuori moda, e da oggi anche fuori legge, se la legge è quella che condanna l’antifascismo.

Anche per questo, Tabucchi ci mancherà

Tutti i danni irreversibili causati dalla politica italiana  a volte cialtrona ma più spesso criminale, disonesta,  descritti in un solo articolo, così semplice e allo stesso tempo maestoso per completezza che anche un bambino delle elementari ne capirebbe il significato. Ecco perché Antonio Tabucchi non era simpatico al potere:  perché ne conosceva, e bene,  tutta la sua pericolosità e disonestà.

E, a differenza degli intellettuali à la carte, quelli che si vendono e si svendono al miglior offerente, che seguono la scia della convenienza e dell’opportunismo,  lo diceva.

 

Sul Fatto Quotidiano del 31 luglio scorso, lo scrittore commentava l’escalation degli scandali all’ombra dei palazzi del potere: “Viviamo in un enorme buco nero, siamo sommersi da leggi incostituzionali”.

Sistema infetto, questi politici ladri ci hanno rubato tutto

 

La classe politica italiana nella stagione del terrorismo tramava con servizi segreti interni ed esteri. Una volta finite le stragi, quella di oggi è passata al furto. Agli Italiani ha rubato tutto. Ha rubato il paesaggio. Ha rubato la libera scelta e la libera concorrenza. Ha rubato il futuro dei nostri giovani. Ha rubato loro il democratico diritto di dissentire, di protestare e di manifestare e quando ha potuto li ha massacrati e perfino assassinati. Ha rubato la Carta costituzionale. Ha rubato la libera informazione, la televisione pubblica, la scuola, l’università.

Ha rubato la Resistenza, da cui la nostra repubblica è nata, e l’antifascismo su cui si fonda. Ha rubato il principio di ripudio della guerra, che è costitutivo della repubblica. Ha rubato la convivenza civile, il rispetto dovuto ai cittadini, i fondamenti del patto sociale di ogni vera democrazia. Ha rubato le più belle parole della nostra lingua, come “libertà”, facendone un uso perverso. Ha rubato la fiducia nella democrazia (era fragile e incerta, ed è stato facile) e nelle istituzioni. Ci ha rubato perfino il diritto di morire in pace. Ha trasformato il parlamento in un rifugio di corrotti, di mafiosi, di indagati, di condannati. Ha stretto patti scellerati con la mafia. Ha sigillato tutti i suoi malaffari sotto il segreto di Stato: la storia del nostro passato recente è un enorme buco nero. Infine ha rotto gli equilibri istituzionali: il potere legislativo, che in Italia coincide con quello esecutivo, come un fiume in piena ha sommerso il paese con una pletora di leggi incostituzionali.

La magistratura è stata aggredita, avvilita, ingiuriata e indicata alla pubblica opinione quale corpo malato della società. I delinquenti hanno chiamato delinquente l’istituzione di controllo delle loro delinquenze. Questa aggressione del potere politico al potere giudiziario è stata spacciata dalla stessa classe politica come uno “scontro” fra politica e magistratura e come tale propagandato nel paese. Ma avete mai sentito una voce della magistratura che abbia detto che la classe politica è un cancro da estirpare? O che i politici sono antropologicamente diversi? O che le Brigate rosse sono nascoste in Parlamento? No: è quello che contro la magistratura urla da anni l’ex-piduista Silvio Berlusconi. Per questo la magistratura subisce reprimende ogni volta che viene raggirata e vilipesa: perché in Italia al danno deve seguire anche la beffa. Da vent’anni la classe politica impazza su tutti i canali televisivi, quelli privati del presidente del Consiglio e quelli pubblici sui quali ha messo le mani e i piedi.

Da mattina a sera, dai teleschermi, i politici intossicano l’anima degli italiani con le loro chiacchiere, menzogne, barzellette, false promesse, falsi contratti, messe nere. Per questo i magistrati sono rimproverati di eccessiva esposizione mediatica: è perfino successo che abbiano mostrato i calzini a una telecamera nascosta di Berlusconi che li spiava. Ma ultimamente la magistratura si è messa a indagare nella Città e i Cani. A largo raggio. E a chiedere conti. La prostituta marocchina minorenne fermata per furto e che la questura ha rilasciato dietro telefonata di Berlusconi non era proprio la nipote di Mubarak? Spiace che il Parlamento si dica convinto che Berlusconi ne fosse convinto.

La Fininvest ha sottratto la Mondadori al legittimo acquirente grazie a un giudice corrotto dall’onorevole Previti che Oscar Luigi Scalfaro licenziò da ministro della Giustizia prima che lo diventasse? Deve risarcire il derubato. Non si tratta di ideologia, si tratta di furto: spiace che la classe politica non concordi. C’è un grosso giro di prostituzione in una villa del presidente del Consiglio? In Italia lo sfruttamento della prostituzione è ancora un reato e il codice penale non è un’ideologia: spiace che gli onorevoli di Berlusconi non siano d’accordo.

Il perverso sistema della Loggia P2 si è moltiplicato per partenogenesi producendo P3 e P4, cioè affari loschi, pressioni indebite, rapporti oscuri fra finanza e politica? Spiace che alla classe politica piacciano gli affari sporchi. Le falle, come quando una rete si smaglia, si allargano. Da un’inchiesta all’altra affiora da sottopelle un sistema infetto che ricopre l’Italia come una lebbra. Si capisce perché il conflitto d’interessi che ha tenuto in piedi Berlusconi per vent’anni non è mai saltato: perché faceva comodo a destra e a manca. Si capisce perché Enrico Berlinguer è stato rinnegato e Craxi rivalutato dalla politica tutta.

E l’opposizione, implicata anch’essa in faccende illecite, reagisce in maniera scomposta, non proprio come gli altri ma quasi. Sotto inchiesta non ci sono piccoli bottegai ma personaggi di potere, assi di raccordo fra politica e affari. La classe politica si allarma. I “lodi” (Schifani, Alfano, ecc.) non funzionano più, la Camera ha perfino consentito l’arresto cautelare di un onorevole! Che fare? E se si rinfrescasse il ministero della Giustizia?

“Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservare lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della nazione”. E’ la formula del giuramento che ogni ministro deve fare di fronte al capo dello Stato per essere accettato come ministro. I ministri li propone il presidente del Consiglio, ma il capo dello Stato li accetta o li respinge. Dipende. E’ importante che Giorgio Napolitano abbia espresso la sua autorevole contrarietà ai tre ministri “baschi” che vogliono portare nelle loro “riserve” alcuni ministeri della Repubblica, sconnettendo ancora di più questa povera Italia sconnessa. Certo che li vogliono lassù, e non con il tricolore: con la croce celtica. Ma questi tre stessi ministri non avevano giurato la loro lealtà alla Repubblica italiana davanti al capo dello Stato?

Il giuramento è un atto simbolico nel quale il celebrante ha la stessa responsabilità morale di colui che giura. Nella cerimonia del battesimo, se il sacerdote dubitasse della cattiva fede del padrino, non accetterebbe la sua garanzia. Evidentemente Napolitano non dubitava delle garanzie che offrivano questi padrini della Repubblica: contrastarli ora, a cose fatte, è più complicato. Peccato che si sia fidato di tali personaggi. In questi giorni l’onorevole Nitto Palma ha giurato la sua fedeltà alle leggi della Repubblica di fronte al capo dello Stato quale nuovo ministro della Giustizia. Non mi compete scendere nel merito. Ma mi preme ricordare il principio della fisica secondo il quale il cosiddetto “punto di crisi”, a causa dell’aumento della temperatura e della pressione, segna il cambiamento di stato di un corpo che da solido diventa liquido o da liquido gassoso e viceversa. E per la percezione che ho delle cose, ritengo che la situazione italiana abbia raggiunto un punto di crisi irreversibile. Impossibile fare previsioni: ma c’è sempre un peggio del peggio. E poi non si dica che era inevitabile.

di Antonio Tabucchi

da Il Fatto Quotidiano del 31 luglio 2011

Addio ad un Uomo perbene

«Sostiene Pereira di averlo conosciuto in un giorno d’estate. Una magnifica giornata d’estate, soleggiata e ventilata, e Lisbona sfavillava. Pare che Pereira stesse in redazione, non sapeva che fare, il direttore era in ferie, lui si trovava nell’imbarazzo di mettere su la pagina culturale, perché il “Lisboa” aveva ormai una pagina culturale, e l’avevano affidata a lui. E lui, Pereira, rifletteva sulla morte.»

“Antonio Tabucchi, essendo un cittadino del mondo prestato all’Italia non riusciva a tollerare tutto ciò che, per assuefazione e rassegnazione, in Italia si ingoia e si digerisce. E si ostinava a chiamare le cose con il loro nome: quello berlusconiano era un “regime”, chi non lo ostacolava era un “complice”, chi lo sosteneva era un “servo”, chi deviava dal dettato costituzionale era un “eversore”, chi violava le leggi era un “delinquente”, chi approfittava delle cariche pubbliche per farsi gli affari suoi era in “conflitto d’interessi”, dunque “ineleggibile”. Per questo Tabucchi era isolato e malsopportato nel mondo degli intellettuali italiani: perché, essendo un uomo libero, mostrava loro col suo esempio ciò che avrebbero dovuto essere e invece non erano. Per viltà, conformismo, sciatteria, convenienza, paraculaggine, quieto vivere.
Ora mi auguro che nessun politico dica una parola sulla sua morte. Sarebbe davvero troppo.”

(Marco Travaglio)

ADDIO AD ANTONIO TABUCCHI

  Lo scrittore è morto a 68 anni nella ‘sua’ Lisbona. Da tempo malato l’autore era noto al pubblico per i suoi libri, tra cui Notturno indiano, Sostiene Pereira e Requiem. Era nato a Pisa nel 1943.

  BLOG TRAVAGLIO: “UN UOMO LIBERO CHE CHIAMAVA LE COSE CON IL PROPRIO NOME”

Tabucchi, uomo libero

“CI HANNO RUBATO TUTTO”, L’ITALIA DEL MALAFFARE


“VIVA L’ALLUVIONE SE CACCIA I ROM”, L’ITALIA DEL RAZZISMO 


“DEBERLUSCONIZZARE L’ITALIA”, IL SUO FONDO SUL PAIS
BATTISTI, LA FRANCIA E L’ARTICOLO CENSURATO DA LE MONDE

Marco Travaglio ha il pregio inestimabile di trovare sempre le parole giuste per tutto, di dare un senso anche alle tristezze più profonde come questa.

“La vita non si racconta, te l’ho già detto, la vita si vive, e mentre la vivi è già persa, è scappata.”

(Antonio Tabucchi)

Ciao, Antonio