“Se votare servisse a qualcosa, non ce lo farebbero fare”

Sottotitolo: l’Italia è diventata un tourbillon di autodifese e autoassoluzioni. Più la fanno grossa e più alzano il tiro. Roba che perfino un bambino prima o poi si arrende e ammette di essersi comportato male. Questi mai, che si chiamino alfano, Cancellieri, De Girolamo, scajola o Mastrapasqua o non sanno, o non volevano o non c’era niente di male.

***

“Dietro ogni grande fortuna c’è un crimine” [Honoré De Balzac]

La delocalizzazione deve diventare un reato. A chi porta via le aziende dovrebbe essere inibita la possibilità di far tornare merci e prodotti qui, nel paese dal quale scappano non per necessità ma per guadagnare di più. E la gente deve imparare a punire con l’indifferenza chi impoverisce lo stato dunque tutti noi, l’evasore come l’imprenditore disonesto. Non si comprano i prodotti di chi porta via il lavoro da qui, non si contribuisce a far guadagnare chi evade le tasse. Questa è gente che capisce solo il linguaggio dei soldi, ed è lì che va punita: facendole guadagnare meno soldi. 

Ma dovrebbe essere criminalizzato anche uno stato dove diventa sempre più difficile essere imprenditori onesti fino in fondo. Dove chi ha un’azienda è costretto a dover scegliere fra pagare le tasse o gli stipendi; dove mettere in regola i lavoratori anziché essere un vantaggio diventa remissione, per i dipendenti che vengono pagati meno di quanto vale il loro lavoro e per chi li assume che, anziché essere premiato deve pagare la marchetta allo stato. Un dipendente in regola in Italia costa al suo datore di lavoro il doppio dello stipendio che prende. È normale, giusto, legale? A me pare l’ennesimo furto con destrezza di uno stato che prende ma poi non restituisce; uno stato che poi quando serve la visita, la prestazione medica specialistica bisogna pagarsele di tasca propria, i libri della scuola dell’obbligo si pagano e molto altro di quello che lo stato dovrebbe garantire a chi paga le sue tasse lo si può ottenere solo pagandoselo. Quel 16% di italiani che  vive con meno di settemilacinquecento euro l’anno deve rinunciare anche a curarsi. 

Conosco personalmente piccoli imprenditori che al momento ci stanno rimettendo in solido per non mandare via il personale. Persone che potrebbero chiudere e ritirarsi a vita privata vivendo di quel che hanno messo da parte in tanti anni di lavoro ma che non lo fanno per non mandare padri e madri di famiglia in mezzo ad una strada. Lavoratori onesti ai quali lo stato non ha mai risposto come invece fa quando concede benefici e condoni ai grandi ladri a cui una mano non la nega mai. Noi viviamo in un paese dove chi ha un’attività in proprio tutti i giorni si alza e va a lavorare portandosi dietro la zavorra invisibile di uno stato che esige la metà di quello che guadagna. Senza fare né dare un cazzo. Il lavoratore dipendente invece non può nemmeno decidere se il socio occulto si merita una parte del suo stipendio perché gli viene sottratto in busta paga. Entrambi poi, quando sono in difficoltà, non c’è lo stato, la zavorra, il socio occulto che gli dà una mano. E questo dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti. Anche di quelli che mettono sempre tutti nello stesso calderone. In italia c’è gente che lavora e altra gente che dà lavoro. Gente a cui lo stato non ha dato niente ma ha tolto, toglie per favorire i disonesti che servono allo stato, come Mastrapasqua. Qui meno si dà fastidio alo stato e più lo stato infastidisce. Ti compri una casa, senza chiedere l’aiutino al comune e lo stato, perché sei stato bravo te la tassa, ti dice che “fa reddito”. Poi come te la sei comprata e con quanti e quali sacrifici non è un problema dello stato. Tutt’al più la banca se non paghi il mutuo te la leva. Hai un’attività tua, messa in piedi con difficoltà, perché credi al lavoro e invece di incentivare questa passione lo stato infierisce. Il contribuito dei cittadini è giusto e sacrosanto, ma lo stato deve corrispondere, non deve estorcere, deve essere collaborativo proprio come farebbe un socio in affari.

***

“METÀ SALARI PER TUTTI” È LA CURA ELECTROLUX (Carlo Di Foggia).

LA RICETTA “POLACCA” DELLA MULTINAZIONALE: COMPENSI RIDOTTI DA 1.400 A 700 EURO NEI SUOI 4 STABILIMENTI. I SINDACATI: IRRICEVIBILE.

***

Nel febbraio 2010 Ruby era maggiorenne, oh, l’ha detto il ministro marocchino e quindi si vede che è vero. L’esclusiva dei ministri che raccontano balle è la nostra e guai a chi ci togliesse il primato.

Come se fosse una questione di leggi.
Come se non sapessimo tutti che oggi le ragazzine sono sessualmente precoci e come se non sapessimo tutti che quando sentono il richiamo irresistibile della trasgressione non pensano certamente a guardare la carta d’identità. 
Ma penso che anche i cervellini più pigri siano riusciti a capire che nel caso di specie c’è qualcosa che va molto oltre la sfera legale. 
Il problema è sempre lo stesso, comunque, e cioè che un delinquente già condannato e sotto processo per altri reati abbia avuto la possibilità di agire in libertà e dunque anche di corrompere il funzionario di un altro stato affinché gli reggesse il gioco, quello sporco della menzogna al quale berlusconi è avvezzo. 
berlusconi non è uno con cui fare accordi politici: è uno che deve essere messo in condizioni di non nuocere, perché quando lo fa, è sempre pericoloso.

***

Sono mesi che sento parlare del rapporto di Bankitalia che ripete la filastrocca di quel 10% di italiani che si è preso la quasi totalità del patrimonio nazionale. Non sento però parlare di interventi, non sento Renzi parlare di una patrimoniale a questo punto necessaria, e nemmeno di una seria lotta all’evasione. A Renzi non piace nemmeno la legge contro il conflitto di interessi. E allora non capisco come si fa e che senso abbia parlare ancora di politica.

***

Innocente a sua insaputa (Marco Travaglio).

***

A furia di pensare e purtroppo dire che “il problema non era quello”, cento, mille, diecimila problemi che invece erano proprio quelli si sono accumulati fino a formare la valanga che sta travolgendo tutti.

Il problema non erano gli sprechi della politica, non erano i privilegi della politica, non erano le ladrate della politica. 
Non era la politica collusa con la mafia e la criminalità, non era una politica che in Italia ha sempre lavorato per se stessa e non per mettersi al servizio dei cittadini. 
Il problema non era la politica che per mezzo di leggi ad hoc ha sempre favorito l’imprenditoria disonesta, quella dei manager che oggi possono ricattare i loro dipendenti con la minaccia di portarsi via il pallone, e quando invece non lo hanno fatto ma hanno serenamente fatto fallire le aziende di stato sono stati anche premiati con le buone uscite miliardarie pagate coi soldi di tutti, anche di quelli che hanno perso il lavoro grazie a loro. 
Il problema non è Mastrapasqua coi suoi 25 incarichi di cui ci si accorge solo perché gli arriva l’avviso di garanzia, non è Scajola che trova 900.000 euro sul comò e tutto va bene, non c’è il reato, non è berlusconi ancora a piede libero dopo la condanna. 
Il problema non è Renzi e la legge fatta con berlusconi che metterà anche la faccia della santanchè su una scheda elettorale.
Il problema non è Napolitano che protegge tutto questo sotto la sua ala amorevole perché “o così o sarà catastrofe”.

L’Italia è il paese che affamo

Un vecchio porco, uno che ha violato la legge a ripetizione, ha rubato allo stato e quindi a tutti noi, è sotto processo per aver pagato ragazzine che potrebbero essere sue nipoti da nonno per guardarle fare pompini a statuette di marmo.  Solo in un paese a maggioranza di deficienti qualcuno si potrebbe intenerire guardando la faccia di berlusconi al netto del fondotinta col quale non si rende più giovane ma solo più ridicolo.

Chi preferisce prendersi una cittadinanza straniera per non pagare le tasse qui significa che ha piacere di pagarle in quei paesi dove gli evasori vanno a finire direttamente in galera, senza passare per condoni, strette di mano compiacenti con uno stato capace di fare la voce grossa solo coi piccoli disperati ed essere invece molto accomodante col potente, il cantante, lo sportivo, lo stilista di moda. 

E allora perché non mandare i grandi evasori definitivamente ad arricchire quei paesi che hanno scelto togliendo loro la cittadinanza italiana in modo tale da fargli perdere ogni possibilità di poter ottenere qui ciò che non gli spetta perché non lo pagano? 
Potrebbe essere un’idea.  Un bel foglio di via con l’attestazione di “persona sgradita” e non se ne parla più. Questa gente è diseducativa, oltre che disonesta, perché quando il patrimonio è stato accumulato non c’è ragione per cui non si debba essere riconoscenti con il paese che ha permesso di diventare ricchi e famosi semplicemente comportandosi bene. Per evadere tre milioni significa che da parte se ne hanno almeno il triplo. E se si portassero dietro i loro commercialisti, professionisti dalla mentalità criminale che le studiano tutte per aiutare i loro clienti ad evadere meglio sarebbe ancora meglio.

Ovvio poi che sia tutto rapportato, se in parlamento si mandano i criminali è inutile poi stupirsi se a cascata anche altri pensino che violare la legge rientri nel loro diritto. Che se pò ‘ffa’.

Tiziano Ferro, confermata l’evasione
fiscale: “Aveva residenza fittizia in Uk”

silvio berlusconi in uno di quei paesi in cui chiedono residenza quelli che non vogliono pagare le tasse in Italia, sarebbe in galera non da cinque mesi ma da un bel po’. Qui invece il leader del partito della cosiddetta opposizione lo ritiene un interlocutore con cui realizzare le leggi. E così non si capisce più dove sta il giusto.  

La piramide è marcia dal vertice. In un paese normale non esisterebbe nemmeno una figura come quella di Antonio Mastrapasqua.

***

Videomessaggio B., vent’anni iniziava l’era del conflitto d’interessi

 

Mastrapasqua fu quello che disse che l’INPS è a rischio bancarotta perché lo stato non paga. Mentre a questo stato basterebbe non produrre e foraggiare i Mastrapasqua dai 25 incarichi tutti superstipendiati per risollevare il bilancio, non solo quello economico ma soprattutto quello etico. E l’indefinibile sanguisuga prestata alla politica, quella che “rifarebbe tutto quello che ha fatto” dopo aver pianto quando lo ha fatto, quella riforma Fornero con cui ha ridotto alla fame migliaia di persone, le ha umiliate, disse di lui che “era tutto regolare”. Venticinque incarichi significa dedicare meno di un giorno al mese ad ognuno e nessuno in Italia ha la possibilità di lavorare meno di un giorno al mese. Al mese.

***

MAXI-TRUFFA ALLO STATO, INDAGATO MASTRAPASQUA

Antonio Mastrapasqua, presidente dell’Inps, vicepresidente di Equitalia e titolare di un’altra ventina di incarichi di grande rilievo, è indagato dalla procura di Roma per truffa, falso ideologico e abuso d’ufficio: all’Ospedale Israelitico, di cui è direttore generale, sono state trovate oltre 12mila cartelle cliniche falsificate. Sotto la lente degli inquirenti 85 milioni di euro di fatturato, tra rimborsi non dovuti richiesti alla Regione Lazio e “ingiusto vantaggio patrimoniale”, ottenuto tramite un protocollo d’intesa che definiva modalità di controllo al di fuori delle regole, sottoscritto con l’ex direttore programmazione sanitaria della Regione, Ferdinando Romano, anch’egli indagato. Mastrapasqua è uno dei potenti “Dirigenti di classe”, sempre gli stessi, che attraversano le porte girevoli delle grandi imprese pubbliche accumulando poltrone e stipendi, e di cui Report ha raccontato nell’inchiesta di Giovanna Boursier del 21 ottobre 2012. Antonio Mastrapasqua, oltre ad essere Presidente Inps, vicepresidente Equitalia e da qualche mese anche Presidente Idea Fimit [l’Sgr che gestisce molti immobili pubblici] è anche nei collegi sindacali di una ventina di società private, oltreché Direttore dell’Ospedale Israelitico di Roma.

***

AZIONARE IL MONITO AUTOMATICO – Marco Travaglio, 26 gennaio

È da Capodanno che Re Giorgio non monita. Non era mai accaduto in quasi otto anni che tenesse la bocca chiusa per 25 giorni di fila. E Napolitano senza monito è come il Cainano senza gnocca. Dev’essere successo qualcosa, gli osservatori s’interrogano pensosi. Che abbia finalmente dato una ripassatina alla Costituzione? Che tema l’impeachment? Che abbia paura di disturbare i lavori in corso del Pregiudicatum di Renzi & B.? Che preferisca impicciarsi sottobanco anziché alla luce del sole? Forse la spiegazione è molto più semplice: i moniti sono diventati inutili perché il potere s’è napolitanizzato col monito automatico.

Renzi era partito annunciando che Napolitano poteva continuare a fare il capo dello Stato e – visto che Letta non ha nulla in contrario – anche del governo, ma il segretario del Pd voleva farlo lui. Poi però, appena incontrato B., è corso a informare “il Colle” e non passa giorno senza che mandi la Boschi a riferirgli sullo stato di avanzamento lavori della legge elettorale, non si sa bene a che titolo. Giuliano Ferrara, che fino all’altroieri tuonava contro il Quirinale per la mancata grazia al padrone pregiudicato, strepita ogni giorno contro le intercettazioni di Riina con la scusa di “difendere Napolitano” (e naturalmente B.) da non si sa bene cosa, né come, né perché.

Ieri il Foglio era tutto un pullulare di corazzieri vecchi (Violante) e nuovi (Sofri) allarmatissimi perché Riina parla e nessuno gli mette la museruola o il silenziatore. Il participio presente del verbo Violare ha campato per anni su un’esternazione di Riina dalla gabbia di un processo nel ’94, quando Totò ‘u Curtu lo nobilitò come eroe e icona dell’antimafia insieme a Caselli e Arlacchi: “I Casella, i Violanta, gli Allacche… sono comunisti che portano avanti un disegno… Il nuovo governo si deve guardare dagli attacchi dei comunisti”. Il nuovo governo era presieduto da B. e Violante, appena costretto a dimettersi dall’Antimafia per una sfortunata intervista a Minzolini, fu ben lieto che Riina parlasse. Ora che invece il boss non se lo fila proprio ed esorta Napolitano a non testimoniare e incita i suoi corazzieri ad assestare qualche altra “mazzata nelle corna a questo pm” Di Matteo, bisogna mettergli la sordina, perché si tratta certamente di “una messinscena”. Comodo eh?

Notevole pure Sofri, che solidarizza con i colleghi detenuti e con il presidente della Cassazione Giorgio Santacroce, già commensale di Previti, che ha mandato in sollucchero Napolitano con l’appello all’amnistia e all’indulto per scarcerarne 30 mila; ma versa una lacrimuccia anche per i poveri mafiosi in isolamento, vittime dello “spirito vendicativo” di chi vorrebbe ripristinare un serio 41-bis dopo le voragini aperte in vent’anni di trattative Stato-mafia. L’apoteosi del monito automatico si verifica però a Palermo, dove il presidente della Corte d’appello fortunatamente prossimo alla pensione, Vincenzo Oliveri, parla come se lavorasse a Bolzano. Infatti non dice una parola in difesa dei magistrati siciliani minacciati da Cosa Nostra o addirittura condannati a morte da Riina. In compenso si profonde in ampi inchini e salamelecchi a Sua Altezza Reale: “Abbiamo (noi chi? boh, ndr) un debito di riconoscenza nei confronti del capo dello Stato, per cui quando s’è tentato di offuscare la sua immagine con il sospetto di sue interferenze in un grave procedimento in corso qui a Palermo, i nostri giudici li hanno dichiarati da subito totalmente infondati”.

Riconoscenza per avere delegittimato i pm che indagano sulla Trattativa trascinandoli alla Corte costituzionale? O per aver accampato scuse puerili per non testimoniare al processo? Sospetti di interferenze infondati malgrado le telefonate in cui D’Ambrosio diceva a Mancino che il presidente sarebbe intervenuto su Grasso e aveva scritto al Pg della Cassazione per assecondare le proposte indecenti dell’ex ministro inquisito? E in che senso sarebbe “grave” il processo sulla trattativa? Se i capi delle toghe sono tutti così, sfido io che Sua Maestà non monita più: gli obbediscono prima ancora che dia gli ordini.