Più solidarietà per tutti [tanto è gratis]

Preambolo: ma Riina che chiede di “mettere berlusconi in galera per tutta la vita”? 
Mica ha detto ci voglio fare un reato insieme, ha chiesto proprio la galera, e a vita per giunta.
Giustizialista!

Mi chiedevo inoltre se nei  76 chili del frigo di Francesco è compreso anche il peso delle corna della première dame. Bel furbacchione pure Hollande, prima si fanno i fatti loro, dichiarano guerre come Bush, le perseguono come Obama, tradiscono le mogli come Hollande e poi vanno a prostrarsi davanti alla loro santità per riguadagnare un’immagine pubblica. 
E le santità approvano, le guerre, le corna e molto altro, e aprono la porta a tutti. Intendiamoci, a me delle storielle di letto di Hollande non frega nulla. Al papa però in quanto capo di una religione che santifica il matrimonio e demonizza l’infedeltà sì, dovrebbe interessare. E questa visita a ridosso dell’ennesimo scandalo di sesso del potente in vaticano è quanto meno inopportuna. Se esiste una diplomazia dovrebbe fare il suo mestiere. Così invece è abbastanza comprensibile la ragione di questo incontro. E il problema è sempre il solito, ovvero che il potere che non viene mai condannato nemmeno moralmente può continuare, attraverso i suoi rappresentanti a fare il cazzo che vuole. Ai cittadini comuni questo non è permesso. Perché a loro, a noi il giudizio morale del prossimo può cambiare la vita. E non abbiamo nemmeno un papa che ci riabilita.

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Sottotitolo: perché  ognuno può dire quello che vuole e non dire quello che dovrebbe al momento opportuno.
E allora succede che il presidente del consiglio abbia, con tre mesi di ritardo espresso la sua solidarietà a Nino Di Matteo, che come giustamente fa notare Marco Travaglio stamattina non è stato minacciato di morte dalla mafia ma “condannato” perché la mafia solitamente quando si prefigge un obiettivo poi riesce a centrarlo [ché non è mica un governicchio di larghe intese, la mafia] e per non far sembrare troppo grave quella condanna o troppo zelante la sua solidarietà – ché non sia mai lo stato si metta al fianco di chi lavora per lo stato e non invece di chi lo deruba – ha aggiunto la solidarietà anche a Piero Grasso condannato a fare il presidente del senato.

E, siccome le disgrazie non vengono mai sole, nessun giornalista di buona volontà è andato a chiedere a Enrico Letta come mai la solidarietà a Nino Di Matteo da parte di una parte delle istituzioni sia arrivata oltre il tempo regolamentare rispetto ad altre che hanno riguardato altre persone e altre situazioni meno gravi espresse quasi in tempo reale, né i motivi per i quali Piero Grasso ha bisogno anche della mia solidarietà.

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LO SVUOTA-CARCERI LIBERA GOMORRA (Thomas Mackinson e Davide Milosa).

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Giorni fa sentivo a radio Capital che in Italia a causa della crisi sono aumentati i reati di microcriminalità come i furti negli appartamenti, gli scippi e le rapine. 
Premesso che un furto in casa non ha mai una micro dimensione perché spesso e volentieri oltre al danno di ciò che viene sottratto chi entra in una casa senza chiavi deve trovare un modo per farlo. Io ad esempio, oltre alla perdita di oggetti di valore, alcuni di un valore semplicemente simbolico altri di valore e basta ho dovuto rifare per intero la porta di casa che mi avevano sradicato dal muro e, abitando in una casa che inizia dal pianterreno mettermi dietro le sbarre da incensurata. 
Una spesa che sul bilancio familiare incide e costringe a fare a meno di altre cose per un po’. Oltre a quelle di cui si era già dovuto fare a meno per motivi contingenti. 
E nemmeno uno scippo è un reato micro, perché spesso per strappare una borsa dalle mani si usa violenza, una persona può cadere, farsi male e il gesto violento lascia inevitabilmente delle conseguenze psicologiche, come anche il furto in casa. 
E, a meno che le persone che si rimetteranno in libertà con l’indulto non abbiano di che mantenersi una volta usciti dal carcere è facile presumere che riprenderanno la loro consueta attività criminosa. 
Del dramma dei detenuti si è discusso tante volte e ogni volta la conclusione è stata la stessa, cioè che non è rimettendo per strada persone che si mantengono abitualmente grazie a furti, scippi e rapine che si risolve quel dramma. Che il problema del sovraffollamento delle carceri è dovuto ad altri fattori quali leggi sbagliate ed un uso esuberante ed eccessivo della custodia cautelare. Oltre ovviamente al discorso strutturale che in questo paese nessuno vuole affrontare per rendere le carceri quel luogo di redenzione sociale umanamente vivibile e sostenibile come prevede il nostro diritto. 
E lo stato, nel momento peggiore del suo rapporto coi cittadini, nel momento in cui la fame costringe gente a rubare, invece di prendere provvedimenti che abbiano un effetto positivo per questo obiettivo di nuovo si mette contro i cittadini trovando nell’indulto, e cioè rimettendo per strada persone che hanno un cattivo rapporto con la società cosiddetta civile, l’unico modus operandi per sbloccare una situazione umanamente insostenibile. 
I cittadini vittime sempre e comunque delle scelte scellerate di una politica incapace di applicare con serietà le leggi che essa stessa produce. 
Alcuni, molti, vittime due volte. Ho sempre detto e scritto, perché lo penso, che la criminalità è un fatto umano che non si estinguerà se non con la fine dell’umanità. Ma imparare a convivere coi fenomeni sociali, anche quelli inevitabili non vuol dire doverli accettare, subire passivamente, e nemmeno significa subire passivamente le scelte e le decisioni di governi che agiscono in proprio e non secondo la volontà del popolo. Uno stato ha il dovere di tutelare i cittadini, di farsi sentire sempre al loro fianco, non costringerli a doversi confrontare continuamente con le paure e l’incertezza. Perché la paura mette pensieri sbagliati in testa, chi pensa male vive male e si comporta male a sua volta, votando anche male, lo abbiamo visto con la lega, con alemanno, gente che promette e ha promesso quel che non potrà mantenere e non ha mantenuto e sulle paure dei cittadini ci campa di rendita. 

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Non sanno quello che fanno
Marco Travaglio, 25 gennaio

La verità è che noi i politici li sopravvalutiamo. Tutti. Pensiamo che dietro ogni loro parola, sguardo, scelta, proposta ci sia dietro chissà chi e che cosa. Invece, il più delle volte, c’è il sottovuotospinto, del resto facilmente riscontrabile nei loro sguardi persi nel nulla. È il principale difetto delle tesi complottiste: sono sempre molto affascinanti perché ogni complotto inizia regolarmente alcuni secoli fa, mette d’accordo centinaia di persone che manco si conoscevano, infila nella sceneggiatura potentissime banche d’affari, logge massoniche, potentati occulti e criminali, servizi deviatissimi e alla fine tutto torna.

Poi uno guarda in faccia Enrico Letta, Fassina, Angelino Jolie o l’ultimo acquisto Toti, ma pure i tecnici tipo Fornero, Saccomanni o Cancellieri, e deve arrendersi a un’evidenza più prosaica: questi non li manda nessuno, nemmeno Picone; si mandano da soli e, quando non rubano, non sanno quello che fanno. Intendiamoci: non è un’attenuante, è un’aggravante, visto che hanno in mano le nostre vite e i nostri soldi. E più sono incapaci più diventano burattini delle lobby. La supertecnica Fornero allungò l’età pensionabile, poi si stupì molto perché aumentavano i giovani disoccupati e gli esodati, cioè i lavoratori espulsi in anticipo e rimasti senza più uno stipendio e senza ancora una pensione. Chi l’avrebbe mai detto, eh? Pure Saccomanni pareva questo granché, poi l’abbiamo visto all’opera con l’Imu. La Cancellieri ha passato la vita a fare il prefetto: se la macchina dello Stato non la conosce lei, siamo freschi. Invece conosce solo Ligresti. Ha fatto una legge svuotacarceri che non svuota una mazza, come le precedenti di Alfano e Severino (altri due geni). L’altro giorno, con l’aria di chi passa di lì per caso, ha spiegato (a noi) che abbiamo 9 milioni di processi pendenti, dunque ci vogliono l’amnistia e l’indulto. Come se uno avesse la casa allagata perché ha lasciato aperto il rubinetto della vasca da bagno e, anziché chiuderlo, svuotasse l’acqua col cucchiaino.

Pure il presidente della Cassazione Giorgio Santacroce invoca l’indulto per mettere fuori “chi non merita di stare in carcere”. Ma poi non spiega chi, di grazia, sarebbe in galera senza meritarlo, e perché ci sia finito, visto che il carcere è previsto dalle leggi dello Stato ed è il risultato di sentenze emesse dalla Cassazione che lui presiede. Dopodiché, in lieve contraddizione con se stesso, chiede di riformare la prescrizione che garantisce l’impunità a 200 mila imputati l’anno: ma lo sa o non lo sa che, se i prescritti venissero condannati, i detenuti raddoppierebbero? Che si fa: si aboliscono direttamente le carceri? L’altroieri Enrico Letta, con tre mesi di ritardo, ha trovato il coraggio di pronunciare il nome di Nino Di Matteo e di inviargli la solidarietà per le ripetute condanne a morte emesse da Totò Riina (lui le chiama eufemisticamente “minacce”). Poi però s’è spaventato di averne detta una giusta e ci ha aggiunto una fregnaccia: la solidarietà a Piero Grasso. Ohibò, si son detti tutti quanti, Grasso compreso: Riina ha condannato a morte anche Grasso e non ne sappiamo nulla? Niente paura: semplicemente il pentito La Barbera ha raccontato al processo Trattativa un fatto noto da 15 anni, e cioè che nel ’92, dopo Salvo Lima, Cosa Nostra progettava di uccidere Mannino, Martelli, i figli di Andreotti e Grasso. Poi cambiò idea. Ma Letta non sa nulla, infatti fa il premier. Oppure non gli pare vero di associare all’impronunciabile Di Matteo un personaggio che piace alla gente che piace: Grasso. E ha posto sullo stesso piano l’ordine emesso tre mesi fa da Riina di uccidere Di Matteo con l’attentato a Grasso annullato 22 anni fa: “Profonda solidarietà al pm Di Matteo e al presidente Grasso oggetto di minacce terribili”. Ieri anche Vendola, altro esperto, ha tributato “affettuosa solidarietà a Grasso e Di Matteo”. Niente solidarietà, al momento, per Mannino, Martelli e i figli di Andreotti. Letta e Vendola provvederanno fra 22 anni.

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Il complotto, reloaded

 

Nunzia De Girolamo, ministro delle Politiche agricole, ha riferito in un’Aula semideserta per difendersi da accuse pesanti in merito alla vicenda delle Asl beneventane

“Ho fatto una cazzata, scusate e arrivederci a mai più qui [in parlamento]. 
Saluto tutti quelli che mi conoscono.”
Troppo facile, no?

Ne hanno fatte talmente tante da aver terminato anche le definizioni per le apposite autoassoluzioni. 
Ogni volta c’è il complotto. 
Possibile che ci sia gente così perversa, malata mentale, che sta lì, magari notte e giorno ad architettare il complotto perfino ad una nullità come la De Girolamo? E poi insomma basta anche questa moda del riferirò. Bloccare un parlamento ogni volta, una situazione che visto l’andazzo si ripete troppo spesso per sentire questi incapaci, bugiardi e anche abbastanza miserabili sperticarsi in giustificazioni sui loro comportamenti tutt’altro che istituzionali, giustificazioni peraltro inutili perché quello che hanno detto, o fatto è lì e lascia poco spazio ad interpretazioni diverse [vale per nonna Pina Cancellieri  e anche per il “noto frequentatore di se stesso” alfano] sta diventando una pessima e costosa abitudine. Noi non paghiamo queste persone per sentirle recitare a rotazione letterine scritte da avvocati e segreterie compiacenti. E’ già molto che le paghiamo per tutto il resto che NON fanno.

E, a Michele Serra che nella sua Amaca di oggi fa capire che una legge per stringere sulle intercettazioni a lui andrebbe benissimo perché non sta bene, signora mia, che venga mostrato quel privato che invece serve a dare la misura dello spessore di gente che ha dei ruoli pubblici e importanti, e che per questo dovrebbe essere coerente, somigliare come dice Stefano Benni, alle parole che dice  in pubblico e alla politica che dice di fare specialmente quando è improntata su principi e valori sani, consiglio, invece di limitarsi ad analizzare il piccolo mondo antico dell’italico squallore politico e quello nuovo, per questo a lui ostile mondo web di fare un piccolo esercizio di memoria, di andare a vedere di che si occupano tutti i giorni che dio o chi per lui manda in terra i giornali all’estero. Forse scoprirebbe che non solo il quarto e il quinto potere si prendono la libertà di riportare quello che vogliono, che pensano sia utile al dibattito e alla formazione della pubblica opinione ma questo succede e nessun governo tipo il nostro fatto di nonne Pine d’assalto e dei suoi degni predecessori, di destra e di “sinistra” si sognerebbe di fare una legge che lo impedisca. Senza le intercettazioni oggi berlusconi sarebbe un anziano rincoglionito un po’ sporcaccione solo perché racconta barzellette sconce. Altrove, in quei paesi di cui Michele Serra – che oggi si scandalizza per la privacy violata a differenza di quando i rumors riferivano delle orge eleganti in quel di HardCore e dintorni grazie alle quali Repubblica ha praticamente campato di rendita per mesi – evidentemente ignora l’esistenza, quelli dove si intercetta e si pubblica senza preoccuparsi dei turbamenti a venire, un ministro, un presidente, anche un politico di secondo livello beccato in flagranza di cazzata o di reato, chiede scusa, sparisce e si mette a disposizione, eventualmente, della legge. Non resta in parlamento a piagnucolare di complotti né a farsi fare leggi che gli consentano di continuare a fare cazzate e/o a delinquere a spese dello stato dunque nostre.

Alla Fornero piace la riforma del lavoro di #Renzi. E se piace a lei non può per ovvi motivi piacere a noi #JobAct

Ma come può venire in mente a qualcuno che la Rai, Raiuno poi, possa raccontare la Storia di questo paese per com’è andata. Come quelli che si sono stupiti perché nelle fiction di mafia mandate da mediaset mancavano dei tasselli importanti, quelli che mediaset per un evidente conflitto di interessi con l’argomento non può raccontare. In un paese dove la Storia si sta togliendo pezzo pezzo dalla scuola solo degli illusi possono pensare che la racconti poi la televisione. Sono anni che non guardo più le fiction di Raiuno, perché le storie vengono stravolte a beneficio della propaganda.

Gli anni spezzati, la frase che manca

Il film-tv di Graziano Diana, dedicato al commissario Calabresi, riscrive un periodo del nostro paese senza né storia né verità. Le bugie dello Stato, le montature contro gli anarchici, il buio che ancora avvolge la morte di Pinelli, scompaiono come in una foto sbianchettata. [Dal Manifesto]

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Chi fa politica o sindacato deve vivere come le persone che rappresenta. Oggi la gente è rassegnata, non ha neppure più la forza di incazzarsi. Se tocchi un ricco è capace di incazzarsi, la maggioranza di chi sta male si rassegna e non si incazza più. [Maurizio Landini, Servizio Pubblico, 9 gennaio]

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A Santoro voglio pure bene, e so che se chiama brunetta un motivo ci sarà. Ma sentir parlare brunetta, uno che campa di stato da quarant’anni, senz’aver cambiato di una virgola le questioni relative alla sua esperienza professionale di problemi del lavoro mi fa sentire male. Non è più possibile pensare che la causa del male possa essere anche la soluzione. Siamo pieni di economisti, giuslavoristi, gente che non ha mai svolto un lavoro vero in vita sua: per informazioni citofonare Ichino, il padre della figlia, qualcuno ci dovrà spiegare che cos’hanno fatto in tutto questo tempo. Chi l’ha fatta una politica economica in Italia: Tremonti?  Il problema è sempre lo stesso. La distanza abissale fra cittadini e politica. Chi i problemi non li conosce non li può risolvere. Non li sente su di sé come chi ha fatto una gavetta, ha vissuto una parte di vita nelle stesse difficoltà che oggi è chiamato a risolvere, o almeno a provarci. Gente che vive di politica da venti, trenta, quaranta, sessant’anni ma che ne può sapere, questi non sanno nemmeno quanto costa un litro di latte e un chilo di pane perché è una vita che qualcuno li compra per loro. Sono tutti componenti di un’élite di ricchi e benestanti da sempre che di povertà, sacrifici, lavoro duro, rinunce, non sanno niente, e non si possono immedesimare in chi pur lavorando non arriva nemmeno a potersi permettere il necessario. E non solo non lo sanno fare, non lo vogliono fare, non intendono rinunciare ad uno solo dei privilegi che la carriera politica in questo paese consente di ottenere ma ci mettono anche quell’arroganza che è impossibile poi che non susciti sentimenti negativi. Questo regimetto alla mangino brioches non si può più francamente sopportare. E non si spiega che razza di stabilità possa garantire gente così.
Per quale motivo dovremmo stare tranquilli a lasciar fare a persone così, e non trovo un aggettivo perché non vorrei sembrare una violenta portatrice d’odio.
Ché ormai l’odio è la prima e l’ultima fermata come nella peggiore delle vie crucis.
Dobbiamo imparare a detestare senza detestare. 

 

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La ministra Cancellieri lascia il posto al direttore del carcere di Marassi dove si danno permessi premio ai serial killer. Al posto del trasferimento un semplice provvedimento disciplinare: due sculacciate e via. Il messaggio che arriva è sempre lo stesso: c’è gente che si può permettere di ignorare perfino il concetto di assunzione di responsabilità, perché la responsabilità in quanto tale è stata resa già inoffensiva ed è già praticamente inesistente. 

Ci sono categorie dove tutti possono fare tutto e pensare che tanto dopo non succede niente.

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De Girolamo, ecco il contratto d’affitto
che prova il favore del ministro allo zio

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Il fatto che la De Girolamo sia potuta diventare un ministro della repubblica dovrebbe essere un motivo di speranza per tutt*. Nel senso che, se c’è riuscita lei chiunque può riuscire praticamente in tutto. Dovrebbe trovarsi proprio tutte le porte spalancate anche se non fa parte di nessuna categoria di eccellenze. Mentre e invece è proprio il contrario: il fatto che gente come la De Girolamo abbia avuto la possibilità di occupare un posto da ministro è il segno, il sintomo, della malattia incurabile che affligge questo paese e solo questo sarebbe un ottimo motivo per scappare dall’Italia senza fare nemmeno le valigie.

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CRITICA, VILIPENDIO E LESA MAESTÀ (Bruno Tinti)

[…] Bene l’aveva capito il Re di un piccolo pianeta dove era finito il Piccolo Principe nel suo vagabondare (Le Petit Prince, Antoine de Saint Exupéry) e che affermava di regnare su tutto, perfino sulle stelle. Poi però si era affrettato a precisare: “L’autorità riposa, prima di tutto, sulla ragione. Se ordini al tuo popolo di andare a gettarsi in mare, farà la rivoluzione. Ho il diritto di esigere l’ubbidienza perché i miei ordini sono ragionevoli”. Ecco, quando Napolitano terrà comportamenti ragionevoli (per esempio non si affretterà a stringere la mano ai marò che hanno ammazzato due poveri pescatori) sarà così autorevole da poter esser considerato autorità non criticabile.

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Casa al Colosseo, chiesti tre anni
per l’ex ministro Claudio Scajola

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Scajoletta
Marco Travaglio, 10 gennaio

In un paese normale, e persino nell’Italia di qualche anno fa, il governo Letta sarebbe caduto da un pezzo. A fine anno Matteo Renzi, cioè il segretario del principale (per non dire l’unico) partito che sostiene in governo, l’ha accusato di fare “marchette”. Anziché trarne le conseguenze e salire al Colle per rassegnare le dimissioni, il premier Nipote si è detto “amareggiato”, poi ha esaltato la “svolta dei quarantenni”, infine è partito fischiettando per le ferie in Slovenia. Intanto l’Europa bocciava la legge di Stabilità e il Quirinale il decreto di fine anno, quello delle marchette. E si scopriva che l’Imu, più volte data per abolita, è sempre viva e lotta insieme a noi: il 24 gennaio pagheremo la mini-Imu, mentre alla maxi hanno cambiato nome, e già che c’erano l’hanno pure alzata. Un tempo detta Invim e Ilor, poi Isi, Ici e Imu, l’imposta sulla casa ora si chiama Trise, a sua volta suddivisa in Tari, Tuc e Tasi; ma Trise non suona tanto bene e l’hanno ribattezzata Iuc. Nessuno ha ancora capito chi la paga, come e in quante rate. Però si sa che i contribuenti, oltreché del commercialista, dovranno munirsi di un enigmista e di un esorcista. 

Il ministro Saccomanni ha le visioni: a ottobre ha visto la ripresa, a novembre ha notato la luce in fondo al tunnel e l’altro giorno ha avvistato una categoria di privilegiati spudorati che si permettono di guadagnare la bellezza di 1.300 euro mensili: gli insegnanti. 

Così ha pensato bene di rapinarli a botte di 150 euro al mese. Purtroppo quelli se ne sono accorti, allora è andata in scena la solita commedia all’italiana: Renzi protesta, Letta rincula, Saccomanni dice che è colpa della Carrozza che sapeva tutto, la Carrozza dice che non sapeva niente ed è colpa di Saccomanni, poi Saccomanni corregge il tiro (un piccolo “difetto di comunicazione”) e così pure la Carrozza (“a volte i ministri non sanno nulla”), quindi non è colpa di nessuno. Scajola docet. Risultato: Renzi, segretario del primo (e quasi unico) partito che sostiene il governo, fa un figurone perché tutti lo credono il capo dell’opposizione e sale un altro po’ nei sondaggi. Così è stato per i casi di Alfano e della Cancellieri in Ligresti. Così sarà in futuro non appena anche Renzi, dopo i 5Stelle, si accorgerà di quel che sta facendo Lupi con l’Expo, il Tap e il Tav, e di quel che ha fatto la De Girolamo. 

Da qualche giorno, in beata solitudine, il Fatto racconta le gesta beneventane della ministra dell’Agricoltura, paracadutata dal Cainano perché appassionata di giardinaggio. Dalle sue conversazioni registrate di nascosto da un dirigente Asl, ora indagato, s’è scoperto che la futura ministra premeva su un ente religioso che controlla l’ospedale Fatebenefratelli perché affittasse il bar del nosocomio a suo zio Franco Liguori, togliendolo al di lui fratello (di lei nemico) Maurizio. E, per accelerare l’operazione, intimava al direttore generale dell’Asl: “Al Fatebenefratelli facciamo capire che un minimo di comando ce l’abbiamo… Mandagli i controlli e vaffanculo!”. Poi i controlli (dei Nas) arrivarono, il bar del Liguori sbagliato fu chiuso e riaprì con il Liguori giusto. Ma quando certe cose le facevano Mastella & famiglia, ne parlavano e scrivevano tutti. Ora invece tutti zitti. A parte la ministra che spiega al Tempo: “Riunivo i vertici dell’Asl a casa mia perché dovevo allattare mia figlia”. Come se fosse normale che una deputata convochi i dirigenti di un’Asl (non importa dove) per parlare di bar e appalti. 

Se questa è la svolta dei quarantenni, tanto valeva tenersi Mastella. Ma mai come oggi il silenzio è d’oro. Se qualcuno parlasse, dovrebbe chiedere le dimissioni della De Girolamo. Che a sua volta dovrebbe chiedere quelle della Cancellieri. Che dovrebbe chiedere quelle di Alfano. Che, se non fosse dello stesso partito, dovrebbe chiedere quelle di Lupi. Che dovrebbe chiedere quelle della Carrozza. Che dovrebbe chiedere quelle di Saccomanni. Alla fine resterebbero Letta e Napolitano, che hanno nominato tutta questa bella gente. Dunque non c’entrano. Scajola, tesoro, dove sei?

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” Saccomanni spiega, testuale: “C’è stato un problema di comunicazione, il ministero dell’Economia è un mero esecutore, aspettavamo istruzioni che non sono pervenute”. Da chi dovevano pervenire? Dalla Carrozza, che sapeva tutto dal 9 dicembre. Ma lei spiega: spesso i ministri non sanno nulla. Alfano ha confermato: “È vero, anch’io non so mai un cazzo”. Viene in mente la vignetta di Altan: “Mi piacerebbe sapere chi è il mandante di tutte le cazzate che dico”.

“Dopo aver tentato di vendere le caserme non si sa bene a chi, e poi le spiagge e gli ombrelloni, Saccomanni passa all’accattonaggio molesto: chiede 150 euro al mese agli insegnanti che ne guadagnano già addirittura 1300, se no poi con tutti quei soldi gli gira la testa e chissà dove vanno a folleggiare”.

Marco Travaglio

Servizi di stato

#PresaDiretta è ancora il primo hashtag di twitter insieme a #mortidistato.
A dimostrazione che la gente, anche quella in Rete, si interessa eccome alle cose importanti e trascura volentieri le scemenze di regime.
Basta fargliele sapere.

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Sottotitolo: A tutti quelli che scrivono che sulla Rete ci sono i “cattivi”

Dopo aver visto Presa Diretta di ieri risulta un po’ più complicato valutare come violenza quella scritta in Rete. 
Verrebbe da derubricarla a semplice cattivo gusto e maleducazione. 
E’ molto complicato restare coerenti in Italia. 
Saper dare la giusta considerazione alle cose. 
Ed è alquanto fastidioso leggere oggi i soliti professionisti della carta stampata, dell’informazione dare tanto spazio ad una cosa piuttosto che averla data a quelle che condizionano e complicano la vita reale di tanta gente. 
E che probabilmente, sicuramente, sono la causa di tanta aggressività.

E’ impossibile anche una discussione pacifica in famiglia ormai. 
Ma questo “loro” lo sanno, solo fa più comodo dare la colpa a Internet.
Con mio marito discuto più per la politica che per i fatti nostri.

Certi strilli che non ve li racconto.

Ma non glielo spieghiamo a Toni Jop dell’Unità e a Michele Serra che magari la Rete chiudesse adesso. Non capirebbero.

Singolare poi che quelli che dicono dal pulpito di ignorare e isolare i violenti siano poi gli stessi che corrono dietro ai giovanardi, alle santanchè che in quanto a pensieri violenti non hanno niente da invidiare all’ultimo utente diseredato dei social. Per non parlare delle dichiarazioni/affermazioni del delinquente latitante sui giudici, i cancri, i comunisti che vede solo lui e tutto il resto dell’orribile repertorio che vengono spalmate ovunque PROPRIO perché se ne parli. Ma chi vogliono prendere in giro? Cominciassero loro, giornalisti, opinionisti e intellettuali ad occuparsi delle cose importanti. Il resto poi, verrebbe da sé.

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Riccardo Iacona e Milena Gabanelli in un paese normale sarebbero il direttore e il presidente della Rai. E la gente il canone lo pagherebbe volentieri, invece di considerarlo la tassa più iniqua perché relativa al possesso di un oggetto e non ai contenuti di quell’oggetto.

Guardare Presa Diretta ieri sera mi ha provocato lo stesso dolore di quando ho visto Diaz, che benché sia un film riporta fedelmente i fatti accaduti nella notte degli orrori al G8 di Genova. 

Storie tragiche, di violenza gratuita che spaccano il cuore di tutti, meno però di quelli che avrebbero dovuto e devono restituire giustizia. Non è possibile che indossare una divisa da poliziotto in Italia significhi impunità certa. Tutti prescritti, prosciolti, indultati. Funzionari di stato che ammazzano e massacrano per la vita gente innocente e poi tornano tranquillamente ad indossare la divisa.

Fare il poliziotto e il carabiniere non deve essere l’ultima scelta dettata dalla disperazione di non avere alternative nella vita. Deve diventare una professione, chi sceglie di servire lo stato nelle forze dell’ordine deve avere tutti i requisiti adatti, essere ben pagato, controllato periodicamente e quando sbaglia pagare non come tutti, di meno o per niente ma di più. Proprio perché rappresenta lo stato in qualità di tutore della sicurezza dei cittadini.

I violenti non sono poche mele marce, qualche scheggia impazzita. Perché da una parte ci sono i violenti e dall’altra gli omertosi, e quando qualcuno di loro  ha il coraggio di denunciare paga lui, non il violento e l’omertoso che sapeva ed ha taciuto. Amnesty International ritiene l’Italia un paese “inadempiente” [da 24 anni!] perché non ha mai risposto all’esigenza di istituire il reato di tortura così come ha chiesto anche l’Europa. Ed è proprio per l’assenza di quel reato e grazie ai dispositivi straordinari come l’indulto che i processi che hanno riguardato i funzionari dello stato violenti, mandanti ed esecutori, non si sono conclusi con una sentenza adeguata. Nel paese delle “mele marce” e delle “schegge impazzite” i cittadini non possono avvalersi di un’opportuna tutela legale né ricevere giustizia quando l’assassino non è il maggiordomo ma lo stato.

Anche per quanto riguarda le forze dell’ordine violente un bel po’ di responsabilità ce l’ha, che lo dico a fare, l’informazione. 
In un paese dove la struttura portante, cioè lo stato, sa di avere sempre il fiato sul collo di chi vigila e rende pubblico quel che la gente deve sapere certi orrori non potrebbero succedere. 
Una trasmissione come Presa diretta di ieri sera lascia senza fiato perché qui non siamo abituati ad essere informati così, senza il filtro di quello che è opportuno che la gente non sappia. Invece la gente deve sapere, perché quelle sono cose che possono succedere a tutti. 
E la ministra Cancellieri che pensa ad istituire un nuovo reato per chi ammazza qualcuno quando è alla guida di un’automobile, quando penserà a dei nuovi reati, possibilmente veri e non virtuali, per la polizia violenta che ammazza e dopo non succede niente?

Omicidio colposo quello di chi uccide un ragazzino a calci in testa, sul torace fino a spaccargli il cuore? 
E come può essere normale un paese dove bisogna fare una guerra per riuscire a portare in tribunale degli assassini solo perché indossano una divisa da poliziotto o carabiniere? lo non so se ce l’avrei fatta, al posto di quelle madri, sorelle. No. E’ terribile. Impossibile che cose come quelle possano accadere in una democrazia occidentale.

Perché in quale paese democratico occidentale ad un assassino in divisa oltre a non vedersi mai applicare una sentenza anche quando è ridicola come quella che condanna degli assassini a tre anni e sei mesi – cifra con cui è stata quantificata la vita di Federico Aldrovandi, un ragazzo di diciotto anni – viene permesso di tornare al suo posto di lavoro come se non fosse successo niente? Questi sono argomenti dei quali un’informazione seria si dovrebbe occupare tutti i giorni, invece di star sempre lì a magnificare l’azione di chi arma le mani a degli assassini e poi permette che restino impuniti.

In un paese civile i cittadini hanno il diritto di potersi fidare dello stato e di chi lo rappresenta: da politico e da funzionario qual è un poliziotto. 
In un paese civile non dovrebbe esserci nessuna ragione per temere lo stato e i suoi funzionari. 
In Italia ce le abbiamo TUTTE.

Presa Diretta di ieri sera è un programma che va visto e rivisto, insieme ai figli; per dire ai figli di stare attenti quando escono non solo la sera ma sempre. Non attenti all’uomo “nero”, allo “zingaro” allo spauracchio che viene usato per terrorizzare i figli già da bambini ma all’uomo, e alla donna, in divisa. E mi auguro che anche Alfano e la Cancellieri lo abbiano visto.

Meglio tardi che mai: sicuro?

Diaz, Cassazione: «discredito sull’Italia agli occhi del mondo intero»

Mauro Biani

Riepilogo, per non dimenticare:  a capo del governo c’era berlusconi, al ministero dell’interno scajola [forse già a sua insaputa], c’erano la russa, fini, il regista, e gasparri che invocavano punizioni esemplari. I mandanti sono sempre gli stessi, cambiano nome ma non ruolo; da Portella della Ginestra alle stragi  neofasciste passando per le brigate rosse, al tentativo di golpe, servizi deviati al soldo del neofascismo e della mafia, la solita gente impunita fino ai giorni nostri.

La notte della Repubblica bis, targata berlusconi, durante la quale lo stato ha usato violenza a gente incolpevole, che dormiva, non ha difeso lo stato da pericolosi terroristi.

Essere un funzionario di polizia in Italia è un privilegio, perché si può tranquillamente tradire lo stato [di diritto?] che si rappresenta massacrando, ammazzando gente a calci e manganellate ed essere giudicati poi secondo la legge di uno stato di diritto.
Non finiremo mai di ringraziare mastella e l’indulto da lui voluto per fare un favore a berlusconi mentre era ministro col governo Prodi, che non si oppose,  decretando di fatto la morte del suo governo, e anche chi in tutti questi anni si è opposto affinché non si istituisse il reato di tortura, visto che la prescrizione ai macellai di stato è scattata proprio sul reato di lesioni e in assenza di quell’indulto molte sentenze avrebbero avuto tutt’altri esiti.

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Nel paese dove la giustizia uguale per tutt* è diventata ormai un’utopia quanto l’uguaglianza che mette quei tutt* allo stesso livello anche per quanto attiene alla giustizia, entrambe ordinate dalla Costituzione e dunque non opzionali ma obbligatorie, il ministro della giustizia  pensa a dei provvedimenti di facciata per salvare la sua faccia e la sua credibilità che lei stessa ha messo in discussione quando, da ministro, si attivò per accelerare i tempi della concessione degli arresti domiciliari all’amica di famiglia Ligresti.  Compito dello stato è – sempre per Costituzione – garantire  i diritti, fra i quali esiste anche quello della restituzione della giustizia a chi ne è stato privato, in special modo con la violenza. In Italia questo non succede  mai quando a commettere violenza e delitti sono i funzionari dello stato, ai quali viene riservato un trattamento diverso concedendo loro una corsia preferenziale anziché agire nei loro riguardi con maggior severità proprio perché rappresentano lo stato. 

G8 Genova, 3 poliziotti ai domiciliari 13 anni dopo. Agnoletto: “Ora le scuse”

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E furono tutti prescritti e contenti

15 giugno 2013

“Dice Amnesty International, che definì le violenze al G8 “la più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la Seconda Guerra Mondiale”: “la Cassazione ha ribadito in modo definitivo che a Bolzaneto furono commesse gravi violazioni dei diritti umani, che la sentenza di ieri conferma le responsabilità della maggior parte degli imputati, ma la prescrizione comporta la sostanziale impunità per molti di loro”. E dice anche che da parte dello stato non c’è stata nessuna assunzione di responsabilità nel merito delle violenze.

La mancanza di una legge contro la tortura è una questione politica che la politica non ha nessuna intenzione di risolvere.

Molte sentenze a carico di funzionari dello stato hanno ammesso che quei funzionari in varie occasioni non hanno affatto tutelato l’ordine pubblico ma, al contrario, hanno contribuito in modo violento al disordine però non si possono punire perché [casualmente? eppure è l’Europa che ce lo chiede] manca il reato.

Le sentenze non si discutono? ma per favore”.

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Siamo ridotti talmente male che per festeggiare il compimento della giustizia basta che un processo si concluda con una sentenza. 
Quale che sia. 
Andò così per Federico Aldrovandi nonostante la non condanna dei quattro poliziotti che lo pestarono fino a spaccargli il cuore e a cui lo stato ha avuto la premura di mantenergli il posto di lavoro. 
E’ andata così per silvio berlusconi anche se non risulta nessuna applicazione della sentenza che lo ha condannato e nemmeno se ne parla per adesso, tanto abbiamo tempo: tutta la vita davanti, che problema c’è? 
E anche ora, dopo la non condanna di tre dei responsabili dei massacri di Genova al G8 c’è chi pensa che “giustizia” sia stata fatta. 
Dopo 13 anni, le promozioni in carriera dei vertici della polizia di stato fra cui i “condannati” di ieri, gli insulti a Carlo Giuliani, i non risarcimenti alle vittime della “più grave sospensione della democrazia dopo la seconda guerra mondiale” ordinata e voluta dalla politica ed eseguita dal braccio violento e infame del potere.

 

“Non voltiamo pagina. Per voltarla serve chiarezza su cosa è successo intorno a piazza Alimonda. E poi, ricordiamocelo tutti e con buona pace del giudice Caselli, se i nemici dell’economia imperante al G8 erano tutti quei ragazzi che gridavano ‘un altro mondo è possibile’, oggi i nemici dell’economia imperante sono i ragazzi della Val di Susa. Li caricano come allora e loro, come allora, chiedono giustizia. Attenzione a non girarci dall’altra parte, ancora una volta”. [Don Andrea Gallo, prete del Marciapiede]