Il brand

La teoria di Lombroso identificava la potenzialità di un essere umano di commettere reati dalla fisionomia; un volto fatto in un certo modo, la forma del cranio, l’espressione, i tratti somatici. Per un bel po’ di tempo l’FBI ritenè affidabile questa teoria che utilizzava nelle indagini per derimere i casi di violenza. Poi per fortuna qualcuno si accorse che questa teoria era non solo sbagliata ma perfino pericolosa perché identificare qualcuno nel mostro cattivo solo guardandolo in faccia non era un mezzo poi così affidabile, sicché i mostri che sono anche brutti sono tornati a far parte del loro habitat naturale che è quello delle favole, dove il mostro cattivo è anche brutto per definizione e scelta di chi ha pensato che fosse questo il modo per avvicinare i bambini alla realtà della vita che non è sempre bella come loro. Come ha ben scritto Keith Chesterton i bambini sanno che i draghi esistono e le favole si scrivono per insegnare ai bambini che si possono sconfiggere.

Non è purtroppo una favola però quella di ritenere una persona o tante, addirittura popoli interi come ad esempio i Rom, gente delinquente per natura. Fare di una nazionalità, una “razza”, un’etnia religiosa, il colore della pelle i fattori discriminanti rispetto alla civiltà e all’onestà.

L’umanità, sebbene con fatica, è arrivata alla felice conclusione, applicandola al diritto, che le responsabilità delle azioni sono di chi le commette indipendentemente da chi è. Dunque questo dovrebbe valere anche per il genere sessuale. Mentre quello che qualcuno, oggi e nell’anno del signore 2014 in questo bel paese che è l’Italia vorrebbe far credere è che gli uomini hanno l’esclusiva della violenza.
Che sono solo gli uomini capaci di commettere il delitto efferato e che la donna in conseguenza di questo è automaticamente la vittima sempre.

E, per dare forza a questo concetto qualcuno ha confezionato un brand attribuendogli il nome di “femminicidio”, ovvero lo slogan per vendere un dramma qual è quello degli omcidi delle donne commessi da uomini. Mentre per “femminicidio” s’intende  la soppressione generica della femmina/donna, non di UNA donna nel particolare. Nessuno di quegli uomini che hanno ucciso la propria donna, compagna, moglie o ex si è rivelato poi essere un serial killer di donne scelte a caso. 

E inoltre non tutte le donne  vengono uccise per quelli che vengono banalmente definiti motivi “passionali”, ma poi nella somma vengono addizionati anche omicidi che nulla c’entrano con le problematiche di coppia e che servono ad aumentare il bottino per le statistiche, e se solo si prova a far notare questo dettaglio c’è subito chi aggredisce dicendo che non si ha la minima idea di quello che si scrive. Mentre chi lo dice e lo scrive è proprio perché un’idea ce l’ha, diversamente da chi si accoda al sentire e pensare comune.   Ci fosse poi qualcuno di questi espertoni che vanno ovunque, scrivono ovunque che abbia mai detto l’unica verità e cioè che è la struttura della coppia fissa che è fallimentare. Che non è eterna, che non è per sempre. Perché neanche noi siamo “per sempre”. 

E che se si deve parlare di cultura dei sentimenti bisognerebbe farlo anche per insegnare che un sentimento può finire e che non è detto che debba finire in un bagno di sangue. Che uno stato serio non fa battaglie servendosi delle parole ma dei fatti. E i fatti, ad esempio, sarebbero anche alleggerire le difficoltà pratiche rispetto alle separazioni dove la vittima è sempre e solo l’uomo. Perché a lei la casa, i figli, i soldi. Ed è lui che poi sarà costretto a trovare un’altra sistemazione e il modo per fronteggiare la nuova situazione. Nel frattempo ci sono tante lei che in concerto con avvocati paraculi gliene fanno subire di ogni, compreso negargli i figli, molte storie che si concludono con la tragedia hanno proprio questo fondamento. 

La violenza non ha definizione, colore, razza, genere.
Io non voglio vivere in un paese che obbliga a indignarsi di più se a subire violenza è una donna rispetto all’uomo e anche ai bambini; dove qualcuno pensa, ed altri eseguono, che ci siano violenze che vanno punite di più, addirittura con una legge apposita rispetto ad altre.
Non mi piace il razzismo di genere che disegna gli uomini cattivi sempre e le donne vittime sempre, non mi piace.
Non mi adeguo a quello che va di moda.

Tempo fa un uomo è stato sfigurato dall’acido dalla ex fidanzata, quanto si è parlato di lui nei media rispetto alla donna che ha subito la stessa sorte nominata cavaliere da Napolitano e che è andata ospite ovunque nei talk show? Dire, scrivere, diffondere il teorema che le donne sono quelle che subiscono più violenza senza distillarne i motivi è mentire, è contribuire a creare un panico sociale, un allarme che non fa bene a questo paese martoriato dalla malainformazione.

Tutti gli uomini che hanno ucciso lo hanno fatto perché era quella donna, non un’altra o altre. Dunque sono uomini che odiavano, detestavano SOLO quella donna e non tutte. E la dimostrazione ce la dà proprio l’ultimo caso di cronaca in cui un uomo non ha ucciso solo sua moglie ma anche i figli perché gli erano d’ostacolo al progetto di stare con un’altra donna. Ma questo però non ha impedito che si strumentalizzasse una tragedia, una strage familiare per portare di nuovo acqua al mulino del brand; per far credere che si possa arginare la follia umana con l’inasprimento di leggi o con le tante chiacchiere che in molti fanno a proposito di questo argomento drammatico perché si sa, la chiacchiera coinvolge e convince. La rivista di criminologia di Siena nel 2012 ha messo l’accento sui fatti violenti definendo il genere e le modalità, e quello che si evince dalla ricerca è che non è affatto vero che le violenze subite dalle donne sono una misura maggiore di quelle che subiscono gli uomini.

Virgoletto e cito: “Il fenomeno della violenza fisica, sessuale, psicologica e di atti persecutori, in accordo con le ricerche internazionali, anche in Italia vede vittime soggetti di sesso maschile con modalità che non differiscono troppo rispetto all’altro sesso. L’indagine inoltre dimostra che le modalità aggressive non trovano limiti nella prestanza fisica o nello sviluppo muscolare; anche un soggetto apparentemente più “fragile” della propria vittima può utilizzare armi improprie, percosse a mani nude, calci e pugni secondo modalità che solo i preconcetti classificano come esclusive maschili.”

Quindi, come per tutte le cose è l’informazione che distorce, orienta ma più che altro DISorienta, canalizzando un problema, una situazione, un dramma dove è più conveniente che vada. E’ la risonanza mediatica che viene data ad un fatto piuttosto che ad altri a creare poi quell’emergenza che non c’è, a diffondere allarmi ingiustificati che poi servono a confezionare tutto ciò che ruota attorno al dramma e all’emergenza. Leggi speciali comprese che in un paese dove il reato di omicidio è già previsto e sanzionato sono perfettamente inutili.

Quindi, ribadisco: il dramma esiste, esisterebbe anche se fosse una sola donna a morire uccisa per mano di un uomo [ma anche viceversa], ma non chiamatelo femminicidio perché non lo è.
Non facciamoci fregare, more solito, dalle parole.

“Dio c’è, è comunista e donna” – Franca Rame

Dario e suo figlio sono riusciti a trasformare in un incontro di popolo, quasi in una festa gioiosa un giorno di morte, di separazione dall’affetto supremo, dall’amore di tutta la loro vita. 
Non è una cosa che possono fare tutti, bisogna avere un di più che non tutti hanno.

Quella di Dario e Jacopo Fo è stata una grande, grandissima lezione di vita, da conservare per la vita.
Emozioni rare, preziose per la loro unicità che è difficile provare.

L’Umanità non può mai prescindere dalla Bellezza e dall’Amore.

Tutte le menti belle, pulite, oneste, hanno sempre parlato di bellezza e d’amore, anche quando si occupavano delle miserie, della miserabilità disumane, quando lottavano contro un orrore  come la mafia.

Penso a Peppino Impastato, anche lui credeva che la bellezza è l’unica salvezza, l’ho sempre pensato anch’io e mai come oggi.

Strepitoso Dario Fo e agghiacciante la sua lucidità nel momento più triste della sua vita.

Questa è l’Italia bella, quella della testa alta sempre.

E con tutto il rispetto, il funerale laico è molto più suggestivo di quello religioso; ognuno dice quello che vuole e nessuno deve essere sottoposto alla tortura di ascoltare le cose che i preti recitano sull’altare: sempre le stesse.
Sempre la stessa favola che ripetono da duemila anni e cioè che la vita bella è solo quella del dopo.

E che se in questa si soffre, si sta male non fa niente ché il riscatto l’avremo sicuramente quando saremo chissà dove.
Mentre non è affatto così, e quel regno dei cieli di cui si millanta l’esistenza non è nell’altra vita, il miglior regno della e per la vita bisogna costruirselo qui, sulla terra, e da vivi.

Gli uomini fanno fatica…[il discorso di Luciana Littizzetto a Sanremo]

Secondo me, uno dei momenti più belli di questo festival.

 

Gli uomini fanno fatica a dire ti amo.

Lo dicono solo in caso di estrema necessità, tipo quando proprio non ne possono fare a meno, sennò dicono dei surrogati. 

Dei derivati del ti amo. Che fanno danni come i derivati delle banche. Dite delle cose tipo: sei molto importante per me. E cosa vuol dire molto importante? Anche non pestare una cacca di cane prima di portare le scarpe al calzolaio è molto importante, ma non è mica la stessa cosa che dire ti amo. Dite cose tipo: Mi fai stare bene. Ma mi fai stare bene lascialo dire a Biagio Antonacci. Dillo al tuo medico Shiatzu quando ti schiaccia i piedi per metterti a posto la cervicale. Oppure sprecate quelle parole tipo tesoro, meraviglia, splendore. Ma splendore cosa? Guardami. Splendo? Non sono mica una plafoniera? Ma dite ti amo, pezzi di cretini! Se la prima volta vi vergognate mettete la testa nel sacchetto del pane?! Dite “ti amo” mentre vi lavate i denti? Sglrlb? Va bene anche quello. Poi al limite cambiate idea. Dire una volta ti amo non crea né impotenza né assuefazione.
Poi il bello è che non capite nulla anche quando siamo noi a dirvi parole d’amore. Se vi diciamo cose romantiche tipo: Amore, guarda che luna.. voi rispondete: Minchia l’una? Pensavo fossero le undici. Andiamo che mi è scaduto il parcheggio. Ma noi vi amiamo lo stesso. Cosi come siete. Vi amiamo anche quando…vi vantate di aver scritto il vostro nome facendo pipì sulla neve, amiamo i vostri piedi anche se sono armi di distruzione di massa, vi amiamo anche se di notte russate che ci sembra di dormire ai piedi dello Stromboli, vi amiamo anche se per trovarvi per casa basta seguire le tracce come per gli animali servatici, giacca, camicia, canotta, tutto lasciato per terra finché sul divano non trovi un tizio con la felpa della Sampdoria che gioca alla Playstation, vi amiamo quando per fare un caffè ne spargete un quarto sul tappetino e due quarti sul gas. E poi dite che viene leggero.
Vi amiamo quando avvitate la caffettiera fino allo spasimo che per aprirla dobbiamo chiamare i pompieri, e poi non chiudete i barattoli, appoggiate solo il coperchio sopra cosi appena lo prendi sbadabam cade tutto. Vi amiamo quando sparecchiate la tavola con la tecnica del discobolo, mettendo in frigo la pentola della minestra che poggia su due mandarini. Vi amiamo quando a Natale scavate il panettone con le dita, quando per farvi un caffè sporcate la cucina che neanche 10 Benedette Parodi.. e pure quando per farvi la doccia allagate il bagno e lasciate la malloppa di peli nello scarico, che sembra di stare insieme a un setter irlandese! Vi amiamo quando diciamo voglio un figlio da te e voi rispondete “Magari un cane” e noi vorremmo abbandonare VOI in autostrada non il cane. Vi amiamo quando andate a lavare la macchina e ci chiudete dentro coi finestrini aperti, vi amiamo quando fate quelle battute tipo prima di fidanzarti guarda la madre, perché la figlia diventerà cosi, Voi no. Voi spesso siete pirla fin da subito. Vi amiamo quando mettete nella lavastoviglie i coltelli di punta, che quando noi la svuotiamo ci scarnifichiamo, e quando invece di sostituire il rotolo finito della carta igienica usate il tubetto di cartone grigio come cannocchiale.
E’ per amore vostro che facciamo finta di addormentarci abbracciati anche se dormire sul vostro omero ci dà un po’ la sensazione di appoggiare la mandibola su un ramo secco di castagno, e vi amiamo anche se considerate come dogma assoluto che l’arrosto della mamma è più buono di quello che facciamo noi. Il creatore non ha detto: E la suocera fece l’arrosto fatelo sempre cosi in memoria di me.
Insomma, noi vi amiamo anche quando date il peggio, vi amiamo nella buona ma soprattutto nella schifosa sorte. Vi amiamo perché amiamo l’amore che è un apostrofo rosa tra le parole: E’ irrecuperabile.. ma quasi quasi me lo tengo.
Perché san valentino è la festa dell’amore, declinato in tutte le sue forme.

L’amore delle persone che si amano. Anche delle donne che amano le donne e degli uomini che amano gli uomini.

MA CHE CI INTERESSA QUELLO CHE FANNO A LETTO? L’IMPORTANTE E’ CHE LE PERSONE SI VOGLIANO BENE. SOLO QUESTO CONTA.
Pensa che bello sarebbe vivere in un paese dove tutti i diritti fossero riconosciuti. Ma non solo i diritti dei soldi. Quelli dell’anima. Quelli che mi dicono che posso vegliare la persona che ho amato per anni in un letto d’ospedale senza nessuno che mi cacci via perché non siamo parenti. E poi vorremmo un san Valentino dove nessun uomo per farci i complimenti dicesse che siamo donne con le palle. Dirci che siamo donne con le palle non è un complimento. Non le vogliamo. Abbiamo già le tette. Tra l’altro sono due e sferiche anche quelle. Vogliamo solo rispetto. In Italia in media ogni due o tre giorni un uomo uccide una donna, compagna, figlia, amante, sorella, ex.
Magari in famiglia. Perché non è che la famiglia sia sempre, per forza, quel luogo magico in cui tutto è amore.
La uccide perché la considera una sua proprietà. Perché non concepisce che una donna appartenga a se stessa, sia libera di vivere come vuole lei e persino di innamorarsi di un altro.. E noi che siamo ingenue spesso scambiamo tutto per amore, ma l’amore con la violenza e le botte non c’entrano un tubo. L’amore, con gli schiaffi e i pugni c’entra come la libertà con la prigione. Noi a Torino, che risentiamo della nobiltà reale, diciamo che è come passare dal risotto alla merda.
Un uomo che ci mena non ci ama. Mettiamocelo in testa. Salviamolo nell’hard disk. Vogliamo credere che ci ami? Bene.

Allora ci ama MALE.

Non è questo l’amore. Un uomo che ci picchia è uno stronzo. Sempre. E dobbiamo capirlo subito. Al primo schiaffo. Perché tanto arriverà anche il secondo, e poi un terzo e un quarto. L’amore rende felici e riempie il cuore, non rompe costole e non lascia lividi sulla faccia. Pensiamo mica di avere sette vite come i gatti? No. Ne abbiamo una sola. Non buttiamola via.

Luciana Littizzetto

Amori e Amicizie in Rete

Incontri online? “Secondo modo
più comune di incontrarsi”

[Gli incontri online? “Il secondo modo
più comune di iniziare una relazione”
Dopo le amicizie, viene il computer. A rivelarlo una ricerca effettuata dall’università americana di Rochester e subito ripresi dalla maggior parte dei quotidiani britannici: nel solo mese di aprile 2011, ben 25 milioni di persone hanno cercato l’anima gemella online].

Non vedo dove sia il problema.
Ci sono persone che si parlano da un pc e si sentono al telefono anche per anni, prima di decidere di incontrarsi.
E quando questo accade quella conoscenza sarà molto meno superficiale di una del mondo cosiddetto reale buona soltanto per andarsi a mangiare una pizza una volta al mese.
Io non ho mai considerato il web un mondo a parte,  irreale e surreale come dicono tanti, fatto di cose che non esistono o che addirittura fanno male, creano ‘dipendenza’ (come se invece la televisione e tutto l’orrido che c’è dentro fosse una passeggiata di salute) ma parte di un mondo che c’è e dove trova posto anche tutto quello che invece esiste eccome, quindi anche le persone che non sempre ci tengono a nascondersi più del dovuto o a mostrare di sé soltanto il loro peggio come invece avviene spesso.
Anzi, grazie ai social network c’ è sempre più gente che si fa vedere e conoscere non attraverso un nickname ma con il proprio nome e cognome e la sua faccia vera.
L’interazione virtuale aiuta chi è timid*, insicur*, esteticamente non piacente, può rafforzare l’autostima di chi magari ha intorno gente con cui non può o non vuole  parlare di certi argomenti temendo di non essere capit*.
Confidarsi con chi all’inizio della conoscenza è un* perfett* estrane* è anche un’ottima terapia psicologica, aiuta a conoscere meglio se stessi e di conseguenza migliora i rapporti con gli altri, anche con le persone che fanno parte della solita quotidianità.

Il web è frequentato dalla stessa gente che s’incontra al cinema, in banca e al supermercato. E non è colpa del web se poi c’è chi si dissocia da se stesso mostrando il suo peggio o facendo finta di vivere una vita che non è la sua.

E’ da quando  frequento la Rete  che mi batto per la trasparenza proprio perché so, e lo so per esperienza personale  purtroppo, che la privacy a tutto tondo non garantisce per niente chi qui si comporta come fuori – assumendosi quindi tutte le responsabilità di eventuali comportamenti sbagliati o ancorché fuorilegge – ma proprio e solo  quella tipologia di persone che spesso vengono confuse con buontemponi in vena di scherzi e goliardia  ma che invece sono malati mentali, criminali, alla stessa stregua di chi organizza complotti per far chiudere blog “antipatici” e perseguita  sconosciuti molestando le stesse persone per anni ed anni in una sorta di cyberstalking ripetuto ogni giorno, tutto il giorno e tutti i giorni come è successo anche a me,  per dire.