Il marito della moglie, ovvero, la nemesi

Nell’inchiesta che vede coinvolto il marito della mussolini  spunta anche il nome del figlio di un parlamentare del centro destra che però nessuno pubblica, manca il suo e anche quello di un’altra ventina di persone coinvolte anche loro. Ora, senza voler difendere nessun indifendibile pervertito  vorrei sapere in base a quali parametri e a quale deontologia professionale del giornalismo ci sono nomi che si possono fare, e si fanno, e altri che invece vengono taciuti nella stessa misura in cui ci sono mostri che si possono tranquillamente sbattere nelle prime pagine anche in corso di inchieste di vario ed altro genere mentre altri possono godere dell’inviolabilità della loro privacy.  Il figlio del padre può godere di una maggiore tutela rispetto al marito della moglie?

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Mussolini, la cronica nera – Anna Lombroso per il Simplicissimus

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 Mauro Floriani, il marito di Mussolini: “Ho avuto rapporti, credevo avesse 19 anni”.

La mussolini si poteva salvare, restare fuori dalla storia immonda in cui è coinvolto suo marito se solo non si fosse fatta sempre portatrice, paladina della sua  moralità: quella di una fascista che in questi anni ha difeso berlusconi generalmente sempre ma soprattutto da quando è implicato in vicende analoghe a quelle che vedono suo marito indagato, ovvero sfruttamento della prostituzione minorile.  La mussolini fu una delle più spietate accusatrici di Marrazzo che al contrario di suo marito non aveva commesso nessun reato, nella storia che lo coinvolse lui era la vittima, il ricattato, non lo sfruttatore. La mussolini è quella che “meglio fascista che frocio”,  quella della castrazione chimica per i pedofili. La mussolini che, rispetto alle “avventure” di berlusconi liquidava la faccenda dicendo “è un uomo, per fortuna gli piacciono le donne”. La mussolini è una dei 314 traditori dello stato di “Ruby è la nipote di Mubarak”, delle manifestazioni eversive davanti ai tribunali di Milano e Brescia a sostegno di un delinquente pregiudicato. Un po’ troppo per  meravigliarsi che l’abbiano tirata dentro, anche se lei, fino a prova contraria è vittima insieme ai figli del mostro che si è tenuta in casa.

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Sempre la solita scusa. “Non sapevo che fossero minorenni”. Vigliacchi criminali che non hanno nemmeno il coraggio di dire che  cercano apposta le ragazzine perché sono giovani, piccole, carne fresca con cui sostituire quella che comincia ad appassire che si tengono al fianco da una vita. Nessuna pietà per questi disgraziati, bastardi che per soddisfare i loro vizi e le loro perversioni non si fermano davanti a niente perché tanto, basta pagare no? Maledetti. L’inferno da vivi ci vorrebbe. Perché se non ci fosse la richiesta non ci sarebbe nemmeno l’offerta. Una riflessione a parte meriterebbero i gestori di certe piattaforme dove è possibile inserire annunci di compra vendita, compresa quella di carne umana. Non hanno nessuna responsabilità questi gestori? E’ troppo chiedere che quando si tratta di un certo tipo di offerte diventi obbligatorio rilasciare le proprie generalità reali confermate da un documento valido?

Campagna acquisti

Preambolo:  la Memoria doveva servire a proteggere non tanto quel presente che l’umanità vive nel periodo in cui esiste quanto, invece, il futuro in un ciclo continuo di protezione e di difesa del diritto – appunto – di esistere nel miglior modo possibile.
In questo paese invece se ne è fatto un uso sbagliato, la Memoria, quella che avrebbe dovuto impedire il ripetersi di altre bestialità è stata distorta – scientemente – in modo abbietto, funzionale al potere, ecco perché quelli che sono arrivati dopo, cioè noi, siamo ancora qui a lottare, a dover contrastare un male che avrebbe dovuto essere riposto, e da tempo, nell’armadio della storia.
Lo spread fra l’Italia e quei paesi che hanno fatto tesoro degli orrori ed errori del passato non consiste solo nelle dichiarazioni della cancelliera Merkel quando parla di responsabilità “perenne” della Germania nel merito del nazismo e della Shoah ma anche nel fatto che nessuno che di cognome fa hitler sieda nel parlamento tedesco. In questo paese la Costituzione funziona a intermittenza, come le lucine di natale, mentre non si riconoscono i diritti di TUTTI i cittadini così come dovrebbe, deve essere, è stato possibile che una che di cognome fa mussolini – che mai si è dissociata dalle teorie e dalle ideologie criminali di suo nonno né ne ha mai condannato le azioni ma anzi, spesso ha fatto apologia di quel fascismo  che in questo paese sarebbe un reato ma lo è purtroppo solo sulla carta – potesse sedere nel parlamento di una repubblica nata da una Resistenza Antifascista.

Questo non è un dettaglio insignificante, proprio per niente.

 

Sottotitolo 1: un paese dove ad un candidato politico basta acquistare un calciatore [e già qui ci sarebbe molto da dire a proposito di conflitto di interessi] per aumentare il consenso fra gli elettori merita di essere inserito fra gli stati canaglia, di essere estromesso dal circuito dei paesi civili, quelli che poi hanno voce in capitolo nel merito di decisioni che riguardano quel paese, l’Europa e il mondo intero.

E a quei cittadini che votano il partito di quel politico solo perché gli compra il calciatore andrebbero revocati il diritto di voto e i diritti civili.
Pacificamente e moderatamente.

Ogni volta che il geneticamente disonesto  ha detto, a proposito dell’acquisto di un calciatore, che la cifra era immorale ed eccessiva, o come stavolta motivando il rifiuto con altre argomentazioni [«Mi spiace doverlo dire, ma nel Milan è molto importante l’aspetto umano,  ha spiegato, ospite di “Lunedì di rigore” su Antenna3 (7 gennaio 2013). Se metti una mela marcia nello spogliatoio può infettare tutti gli altri. Io ho avuto modo, per vicende della vita, di dare un giudizio sull’uomo Balotelli, non accetterai mai che facesse parte dello spogliatoio del Milan».], l’aveva già comprato.
 Basta ricordarsi del caso Lentini [quella vicenda fu l’inizio della fine della decenza e di una parvenza di onestà in ambito calcistico], e di quando acquistò Nesta. 
Meno male che internet c’è.

Balotelli è del Milan: 20 milioni al Manchester City, 400mila voti a Berlusconi.

Secondo i politologi vicini al Cavaliere, l’arrivo dell’attaccante bresciano ai rossoneri porterà al Pdl un bonus di un punto percentuale alle prossime elezioni. Se tale proiezione dovesse diventare realtà, ogni voto sarebbe costato 50 euro.

 

Sottotitolo 2: “è  successo anche ad altri più importanti e autorevoli magistrati, a cominciare da Giovanni Falcone”.


“Più importanti ed autorevoli” non significa uguali a me.

Penso che Ilda Boccassini si meriti tutte le cose più belle del mondo, stima, rispetto ma soprattutto la soddisfazione di poter inchiodare finalmente il delinquente impunito alle sue responsabilità nei confronti della giustizia e di quel popolo italiano che ha disonorato per il solo fatto di esistere.

Ma questo coup de théâtre su Ingroia se lo poteva e doveva risparmiare.
Il suo è un giudizio di merito sulla persona [“piccola figura, si vergogni”, ma che modo è?] che peraltro non corrisponde nemmeno alla verità visto che ad Ingroia non è passato nemmeno nell’anticamera del cervello di paragonarsi a Falcone, e se la Boccassini ha pensato comunque, forse avendole ascoltate distrattamente, che fossero parole irricevibili eventualmente la critica avrebbe dovuto esprimerla privatamente al diretto interessato senza farne l’ennesimo argomento da far scivolare in mille rivoli e da trasformare in mille polemiche, sul quale ognuno poi avrebbe dato l’interpretazione che più gli conviene come infatti sta succedendo. 
A venti giorni dalle elezioni.
Nelle cose che ha detto Ingroia non c’è proprio nessun tentativo di paragonarsi a Giovanni Falcone, e una professionista seria e preparata come lei non poteva non prevedere cos’avrebbero scatenato le sue dichiarazioni.

Ilda Boccassini contro Ingroia
“Lui come Falcone? Non si permetta”

Alta strategia
Marco Travaglio, 30 gennaio

La notizia sensazionale è che le partite, per vincerle, bisogna giocarle. Mai visto nessuno che tenti la fortuna al Totocalcio senza acquistare e compilare la schedina, o alla Lotteria senza comprare il biglietto. Invece il Pd s’era illuso di vincere le elezioni senza fare campagna elettorale. Un paio di colpi d’immagine –il ritiro di D’Alema e Veltroni (solo dal Parlamento, s’intende), le primarie, l’esclusione di tre o quattro inquisiti su una dozzina – e basta: poi si aspetta che arrivi il 25 febbraio senza far niente. Fermi e soprattutto zitti, al massimo qualche detto popolare emiliano biascicato masticando il sigaro. Chè, appena ti muovi o dici qualcosa, finisci sempre per scontentare qualcuno. La geniale strategia poteva funzionare nel novembre 2011, con lo spread a 600 e il Cainano in ritirata. Se si fosse votato subito, anche gli elettori più smemorati avrebbero asfaltato il centrodestra, avendo sotto gli occhi i disastri del governo B. Invece le volpi di Via del Nazareno decisero di dare ascolto a Napolitano, altro supergenio, e rinviarono le elezioni appoggiando il governo Monti con una maggioranza dominata dal solito B. Il quale ebbe 14 mesi per inabissarsi, far dimenticare le sue vergogne, dissociarsi dalla politica dei tecnici che puntualmente appoggiava ma senza farsene accorgere, anzi illudendo i presunti avversari che si sarebbe ritirato. Quando poi il Rieccolo è ricicciato fuori, rispedendo Angelino Jolie fra la servitù, cannoneggiando Monti e i comunisti, occupando le tv dalla Prova del Cuoco alle previsioni del tempo e riacciuffando qualche punto nei sondaggi, gli strateghi del Nazareno non ci volevano credere. Infatti pensarono bene di dar la colpa della presunta rimonta a Santoro, solo perchè che il Cainano aveva sfidato Servizio Pubblico, mentre Bersani nemmeno si avvicina. In realtà non c’è nessuna rimonta: B. è inchiodato al 18,5%, la metà dei voti del 2008, e non arriva al 30 nemmeno con tutta l’Armata Brancaleone di leghisti, fascisti, sudisti e fratelliditalia. Non è la destra che avanza. È il centrosinistra che arretra. Per il Pd è svanito l’effetto primarie, grazie al Monte dei Fiaschi così ben gestito dai magnager pidini (ma chi lo dice lo sbraniamo, paura eh?) e a una campagna elettorale rinunciataria, imbalsamata, tremebonda, priva di idee, sì alla patrimoniale ma anche no, sì a Monti anzi no, forse, vediamo. Sel si sta lentamente estinguendo, grazie alle figuracce di Vendola sull’Ilva e alla concorrenza di Rivoluzione Civile. Eccolo dunque il nuovo colpevole: il criptoberlusconiano Ingroia, che osa presentarsi senza chiedere il permesso, per giunta con Di Pietro che il Pd aveva astutamente scaricato per non offendere Casini. Il quale Casini è anche lui in via di estinzione, insieme alle poderose falangi del “voto moderato”. Ma, prima di defungere, ha trovato il modo di gabbare il Pd, come pure il suo alleato Monti, che aveva garantito al Pd di non candidarsi mai, infatti s’è candidato. 
Risultato: la “forbice” fra destra e sinistra si assottiglia in un mese da 12 a 7 punti. Non per gli exploit di B.&C., ma per la frana di Pd e Sel. Che ora guardano terrorizzati a un vecchietto un po’ rinco che va a farsi la pennica alla cerimonia della Shoah e quando si sveglia riabilita il Duce oscurando Mps, poi tenta l’estremo recupero ingaggiando non Cavour, ma Balotelli. Un vecchietto dato troppo presto per morto, che sarebbe capace di fregarli anche da morto. Non a caso, in vent’anni, ha seppellito una dozzina di leader del centrosinistra. Perchè lui almeno la campagna elettorale la fa: con le solite balle, ma la fa. Invece le volpi del Nazareno sono troppo impegnate a spartirsi i posti di governo e sottogoverno, i paracarri e le fontanelle: 
D’Alema agli Esteri, Gotor alla Cultura, Vendola al Welfare o forse alle Pari opportunità, Veltroni alla Rai… Quando si dice vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso. Anzi, prima di aver comprato il fucile.

Il paese degli inchini

 Se qualcuno avesse in progetto la perdita totale della dignità, può prendere lezioni da questa, da questa, da questa…da questa. Mi taccio, che è meglio. Il dramma è che la mussolini non agisce nemmeno “a sua insaputa”. Però, ci sta bene, una mussolini in parlamento è come uno schettino al comando di una nave, serve a ricordarci che in Italia tutto è possibile; anche aver permesso che un mussolini potesse rimettere piede in parlamento.

Il paese degli inchini

Dopo il naufragio e l’alibi di ferro del comandante Schettino sullo scoglio spuntato a sua insaputa, all’isola del Giglio c’è un’altra metafora galleggiante che ci inchioda alla nostra irredimibile italianità: il rito dell’inchino. “Ne avrò fatti cinquanta”, racconta ai magistrati il bulletto di Meta di Sorrento, e forse è l’unica cosa vera che dice. Che sarà mai un inchino, nel Paese delle riverenze, dei salamelecchi, dei piegatori di schiene e dei nati curvi? Ecco perché il capitano De Falco assurge subito al rango di eroe, anche se ha fatto solo un paio di telefonate previste dalle sue mansioni: perché pare un extraterrestre. Nelle intercettazioni siamo abituati a sentire gente che si dà del tu e di gomito, che fa pappa e ciccia, che si fa du’ spaghi alla pizzeria dietro l’angolo, che sistema tutto perché in Italia tutto si aggiusta o almeno si arrangia. De Falco invece dà del lei, dice “comando io”, cita le leggi e le rotte, grida “è un ordine!”. È vero che fa solo il suo dovere. Ma è questo che fa di lui un marziano: non fa l’inchino. Intanto, mentre Meta di Sorrento riabbraccia il suo genius loci come un perseguitato (che sarà mai un inchino?), a Castellammare la processione di San Catello si ferma anche quest’anno davanti alla casa del boss. Fa l’inchino. E in Parlamento, sotto il governo che aveva promesso “mai più condoni”, tutti i partiti di tutti i colori si fanno il condono, anzi l’autocondono sui manifesti abusivi, come ogni anno, come sempre. Si autoinchinano. Nel libro Alla fine della fiera. Tangentopoli vent’anni dopo di Federico Ferrero, il pregiudicato Primo Greganti rivela: “Ho dato una mano alla campagna elettorale di Fassino per le comunali di Torino”. Possibile che Fassino non sappia che Greganti è stato condannato a 3 anni e mezzo per le mazzette della Ferruzzi e del gruppo Gavio al Pci-Pds? Possibile che non abbia detto a Greganti: “Caro, non è il caso, faccio da solo”? O forse non glielo poteva dire ed era obbligato all’inchino? Monti continua a tenersi al governo un condannato per Tangentopoli, il sottosegretario Milone, che ha pure enormi conflitti d’interessi nel gruppo Ligresti. Perché non se ne libera? Inchino forzato anche quello? Il ministro Passera, dopo averlo incautamente nominato, lascia al vertice dell’Agenzia per le strade il presidente del Consiglio di Stato Pasquale De Lise, di cui sono noti pensieri, parole, opere e soprattutto omissioni. Che aspetta a liberarsene? O forse non può e deve invece inchinarsi? E quando finirà, Passera, la sua lunga “riflessione” sulle frequenze tv? Un altro inchino che non può rifiutare? Filippo Penati, miracolosamente a piede libero con tutte quelle tangenti a Sesto San Giovanni, si è “autosospeso” dal Pd, ma seguita a sedere nel Consiglio regionale della Lombardia, luogo notoriamente ben frequentato, e ora è entrato nella commissione regionale d’inchiesta sul San Raffaele. Cos’è, uno scherzo? O l’han messo lì in veste di intenditore, insomma di tecnico? Che aspetta il Pd a dirgli di ritirarsi e a domandargli se non gli venga un po’ da ridere? C’è qualche inchino che ci sfugge? Con quale faccia il Pd può fare opposizione a Formigoni, se si tiene in casa un Penati, per giunta travestito da sceriffo? Formigoni è l’uomo che sapeva troppo poco. Schettino gli fa un baffo: sono 15 anni che gli arrestano un assessore ladro dopo l’altro, e lui cade sempre dal pero, anzi dallo yacht (pagato sempre da qualcun altro a sua insaputa): “Casi individuali”. Non vede e non sente nulla, forse perché è talmente chinato che non riesce ad alzare lo sguardo. Uno Scajola al cubo. E mai che incontri un capitano De Falco che gli urli: “Vada a bordo, cazzo!”. A furia di casi individuali, resterà solo. E ovviamente ignaro di tutto. Come il palo della banda dell’ortica di Jannacci: “Lui era fisso che scrutava nella notte, l’ha vist na gota ma ‘n cumpens l’ha sentu nient, perché vederci non vedeva un’autobotte, però sentirci ghe sentiva ‘n acident… Ed è arrabbiato con la banda dell’Ortica, perché lui dice: ‘Non si fa così a rubar!’…”.

Marco Travaglio, Il Fatto quotidiano, 20 gennaio