Una volta certe cose succedevano eccome, signora mia

A sedici anni in America si può guidare un’automobile. Evidentemente perché chi l’ha deciso ha ritenuto che fosse un’età di mezzo in cui si è in grado di comprendere e rispettare il codice stradale. E perché mai allora non si dovrebbe capire anche quello che si fa per il gusto di farlo da quello che invece viene indotto dal consumismo sfrenato? possibile che l’obiettivo dei dei sedici anni di oggi, ma anche dei quattordici, stando alle cronache, di queste ragazze e ragazzi sia la griffe, la bella vita senza responsabilità regolata solo dai soldi?

 Quello che si può fare a quindici anni si sapeva trent’anni fa come oggi. La televisione, gli stimoli, le sollecitazioni moderne, internet, i social network sono una scusa, l’alibi per giustificare i fallimenti della società degli adulti. Politica compresa. 

E questo fatto che tutti diano la colpa all’oggi più recente inquieta. Come se davvero ‘prima’, before berlusconi, certe cose non succedevano. Pensare che berlusconi sia l’unico responsabile, imputare a lui la colpa di tutto significa non aver capito nulla della realtà di un paese senza cultura ma in compenso con molte subculture devastanti.  In una societá matura non passa il concetto che ci sono cose che si possono fare perché le fa berlusconi. La società matura NON FA le cose che fa berlusconi. E soprattutto NON LO VOTA.  Certi fenomeni sociali sono presenti in tutte le società, come la prostituzione e la malavita. Solo però la gente, altrove, non manda in parlamento i malavitosi e i puttanieri sfruttatori di minorenni.

 Anche ai tempi dei miei 15 anni c’erano le mantenute, di tutte le età. Non è un fenomeno sociale che è avvenuto in corsa o per colpa di berlusconi. Di ragazze e donne scaltre che approfittano della debolezza degli uomini facendo leva sulla loro bellezza ce ne sono sempre state. Oggi di diverso c’è che le cose si vengono a sapere quasi in tempo reale. Ed è un bene che il tappeto dell’ipocrisia venga sollevato. Non per incentivare la prostituzione come lavoro ma per cercare di ridare alla vita e alla persona il giusto valore e la giusta considerazione. E i genitori dovrebbero imparare a tornare a fare i genitori, non gli amici dei figli, maschi e femmine. Un figlio e una figlia adolescenti non capiscono niente se si ritrovano per madri e padri dei diretti concorrenti, quaranta e cinquantenni che li imitano nell’abbigliamento, negli atteggiamenti. Madri quarantenni che vogliono dimostrarne venti e che mandano in giro figlie sedicenni che ne dimostrano trenta. Caricature grottesche di ciò che non sono più e forse non sono mai stati ed ecco perché proiettano poi sui figli i loro rimpianti permettendogli tutto quello che loro non hanno potuto fare alla giusta età. Un figlio che sta crescendo ha bisogno di un punto di riferimento solido, non di un complice che gli concede tutto per comodità, perché quella è la via breve, la scorciatoia per regalarsi tranquillità reciproche: io non rompo i coglioni a te e tu non li rompi a me.

E qualcuno ha pure il coraggio di chiamarla famiglia, una roba simile?

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 Io i miei quindici anni li ho avuti un po’ prima dell’autrice di questo articolo.

A sedici ascoltavo gli Yes e i Pink Floyd e uscivo con un uomo di trenta, incontrato per caso.

Il classico colpo di fulmine, lo scambio dei numeri di telefono ed è inutile precisare che la nostra relazione non si è limitata solo a romantiche passeggiatine in riva al mare alle tre di pomeriggio. Suppongo che con le chiavi di lettura di oggi io sarei la vittima e lui il mostro che approfittava della mia ingenuità, per giunta gratis. Mentre non è andata per niente così. Proprio perché i miei quindici anni [e quelli successivi] sono stati decisamente diversi da quelli di oggi. Su una cosa sono d’accordo: sono scelte che si possono ponderare eccome anche a quindici anni, un’età in cui forse non si capisce molto del tutto ma la differenza fra ciò che è giusto e quello che non lo è dovrebbe essere già facilmente comprensibile. Queste ragazzine del nuovo millennio non hanno inventato niente, l’unica differenza è che loro si acconciano, si trasformano con sistemi fittizi con la complicità di madri superficiali e di padri perlopiù assenti che non si rendono conto dei pericoli se non quando il danno è ormai fatto rendendosi pure piuttosto ridicole. Io a sedici anni non dovevo fare nulla per dimostrarne qualcuno di più, ci aveva già pensato madre natura, e avrei potuto sfruttare eccome il dono di quella bellezza che piace al coetaneo come all’uomo maturo. Ma a me piaceva anche innamorarmi, è stato sempre il mio limite.

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Il Fatto Quotidiano sta diventando un postribolo senza vergogna.

Almeno due o tre articoli al giorno e in contemporanea su quant’è bella, moderna e civile la prostituzione. Fatti di cronaca che riguardano notizie orribili di madri che si vendono le figlie trattati in chiave scandalistica e sempre nella pole position del sito che, si sa, tira più un pelo di “cosa” che una mandria di buoi. Perché quand’anche si voglia parlare seriamente di legalizzare il commercio del sesso non mi pare quello il sistema migliore. Così sembra quasi che ci sia un interesse di parte, che vuole Il Fatto, la marchetta di riconoscimento? tutti loro li trovano gli argomenti per scatenare discussioni volgari e odiose. In in periodo come questo dove ci sono madri che dicono a figlie bambine di trascurare la scuola e lo studio per andarsi a prostituire non si dovrebbe incentivare la dottrina del guadagno facile, al contrario bisognerebbe promuovere una diversa cultura: quella dell’impegno, non di quella via breve che c’indigna quando le ragazze si concedono al drago ma poi fa socchiudere gli occhi davanti al dramma di una prostituzione sempre in crescita i cui dati non accennano alla minima diminuzione. E il tutto che dà la stura a commenti di ogni tipo, nel segreto dell’anonimato c’è gente che tira fuori tutto il suo peggio e la sua ignoranza che purtroppo non resta un fatto privato fra sé e sé o al massimo fra pochi intimi ma diventa di pubblico dominio. Un modo becero di affrontare la cronaca di questi ultimi tempi che ci racconta cose terribili. Cose che non è affatto vero che “prima non succedevano” come dicono e scrivono quelli che liquidano con “è tutta colpa di berlusconi” i motivi del degrado imperante ma sono sempre successe dalla notte dei tempi. Ci sono tonnellate di letteratura a conferma che non solo non è vero che è sempre tutta colpa di berlusconi ma che lui ha trovato semplicemente un terreno pronto per essere concimato dalle sue attività illegali e immorali. Quindi è inutile, ogni volta, ripararsi dietro l’alibi del berlusconismo.Oggi l’unico vantaggio è quello di avere a disposizione mezzi e strumenti per saperle e per poter intervenire in tempo utile. Ma se a tutto questo non si aggiunge un contributo culturale a nulla serve lo sdegno e l’indignazione scritti o enunciati in certi convegni e dibattiti, su queste pagine, e nemmeno servono certi articoli impostati proprio per scatenare la reazione pecoreccia e volgare e per far credere che il male stia tutto da una parte, che lo dico a fare, quella degli uomini. 
Non è così, ma la stragrande maggioranza dei media vogliono a tutti i costi far passare il concetto che sia così. E chissà perché il mostro, il colpevole da sbattere in prima pagina è sempre lui e non è mai lei, nemmeno quando è la madre che si vende la figlia,  la viziosa pervertita che cerca ragazzini on line o quella che si svende per la borsetta di Vuitton.

 

Basta discriminazioni, sì. Ma con i fatti

L’odio per gli omosessuali NON E’ un’opinione.

Così come non lo sono il fascismo e il razzismo.

 

 Tempo fa ebbi una discussione con un’amica perché una sua conoscente era venuta nella mia bacheca di facebook a scrivere idiozie deliranti e omofobe e lei mi disse di non considerare questo un problema, che insomma se la teneva e se la tiene e che male c’è.

Io per esempio gente così non la vorrei neanche come vicina di casa, o parente, e siccome i parenti e i vicini di casa non si possono scegliere dove invece si può fare io lo faccio.

Qui nel web e anche con le persone che frequento, davanti a me nessuno si permette di chiamare un omosessuale frocio e ricchione senza rischiarsela, e probabilmente non gli verrà concessa neanche la possibilità di riprovarci ancora.

Non facciamo parlare gli ignoranti, i razzisti, i fascisti e gli omofobi. E non parliamo con gente così, c’è solo da guadagnarci.

Non ci vuole una legge per stabilire che le donne, gli omosessuali, i bambini, gli uomini non devono essere maltrattati, stuprati, violentati e uccisi; ne basta una per tutti.

Per le PERSONE.

Sono i diritti paritari che sconfiggono l’omofobia e ogni forma di discriminazione.
E’ rendere tutte le persone davvero uguali, formalmente e sostanzialmente, senza che qualcuno si debba vergognare per essere in qualche modo “diverso”.

Continuare a circoscrivere in recinti separati comunque dal contesto unico nel quale tutti dovrebbero poter stare, vivere, lavorare, amare, significa continuare a dividere, separare.

Non ci vuole una legge che punisca l’atto violento, ci vuole una legge che punisca il pensiero violento, l’apologia, chi pensa e purtroppo dice e scrive idiozie pensando di averne il diritto,  che in democrazia tutto sia possibile, concedibile, tollerabile, accettabile.

Quello che vorrei capire e che qualcuno dovrebbe spiegare visto che i casi si ripetono è anche altro: si può liberamente aprire una pagina su un social network appositamente per dileggiare e insultare qualcuno facendo in modo poi che si possa riconoscere? e dove sono i solerti controllori del cyberspazio mentre su una pagina facebook o un blog come è capitato a me si getta discredito non su un’entità astratta e virtuale ma su una persona facendo in modo che si capisca chi è?
Dove sono quelle regole necessarie a tutelare le persone?
Se aumentano i luoghi che una persona può trovarsi a frequentare anche le leggi si devono adeguare.
Non c’è nessuna differenza fra l’oltraggio subito nel mondo reale e quello che molti sono costretti a dover subire ripetutamente, spesso per mesi, anni da scellerati delinquenti ai quali andrebbe inibito l’uso di un computer visto che madre natura ha inibito loro l’uso di un cervello.

Bisogna impedire la libera diffusione del pensiero discriminatorio e violento, soprattutto qui in Rete che troppi ancora considerano una terra di nessuno.
Nessun diritto di parola a chi diffonde idiozie, istiga alla violenza, alla discriminazione, e lo fa con la pretesa e l’arroganza di avere una libertà che lo permette, no. 
Nessun tipo di libertà né tanto meno nessuna democrazia hanno mai favorito le discriminazioni, i razzismi, i fascismi e le diseguaglianze.