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La Repubblica delle bugie

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Sono sicura di aver scritto di D’Alema cose molto peggiori di quelle che ho dedicato a berlusconi prima [e durante] e a Renzi ora.
Diversamente da gran parte della gente di sinistra non l’ho mai considerato un politico di statura, di lui non si ricordano azioni significative così importanti da poterlo inserire nella lista – esigua – dei veri statisti italiani.
Aveva ragione Umberto Eco quando disse che D’Alema non ne aveva indovinata una “da quando non finì il corso di laurea all’università di Pisa” e che definì il suo pd un partito di cioccolatai, ovvero, ieri come oggi fatto di personaggi adusi a collezionare figure miserevoli.
Considero D’Alema il primo – ma non l’unico – responsabile della possibilità data a berlusconi di entrare in politica dalla porta principale.
Tutto questo però non mi impedisce di ritenere disgustoso il trattamento che i media, Repubblica in testa gli stanno riservando in queste ore.
Molto facile infierire sul D’Alema che non ha più voce in capitolo nella politica che conta, fare i “simpaticoni” twittando falsità giorno e notte su una non notizia come fa Zucconi, dire scemenze al talk show come ha fatto la Meli poco fa su “D’Alema che non pulisce i bisogni del suo cane” e scrivere idiozie come rondolino che purtroppo non sa fare nient’altro al solo scopo di portare l’acqua con le orecchie al nuovo detentore del potere politico. Gente che fino a dieci, quindici anni fa si inchinava davanti a D’Alema con gli occhi bassi oggi sarebbe pronta a dargli il colpo di grazia per accontentare Renzi e spianare la strada ai suoi progetti illiberali.
Prendere una posizione rispetto alla politica non significa parteggiare, affezionarsi e innamorarsi della politica e dei politici ma vuol dire avere l’occhio e la giusta intuizione per capire dov’è la malafede più pericolosa.
Oggi per me gli agenti provocatori più pericolosi non sono nella politica ma nell’informazione: sono quelli che decidono quando i politici vanno sostenuti, spesso sono loro che costruiscono al politico una credibilità a beneficio di share, di tiratura dei quotidiani come è successo con salvini e sono sempre loro che decretano la fine del politico proprio come stanno facendo con D’Alema che, ora come ora non è colpevole di niente ma si deve accusare di cose che non ha detto al solo scopo di aiutare il pd di Renzi e Renzi. Quella macchina del fango che faceva così schifo quando a metterla in moto era berlusconi oggi è diventata uso e consuetudine degli stessi che allora s’indignavano o facevano finta con chi diffamava un giudice per il colore dei suoi calzini.
Al pd e a Renzi serviva qualcuno della cosiddetta minoranza interna al partito da incolpare per l’eventualità di un risultato negativo ai ballottaggi e Repubblica ha trovato non Bersani che qualche peccato da scontare nell’ascesa di Renzi ce l’ha più di D’Alema ma proprio D’Alema, uno dei politici più detestati dei responsabili della disfatta della sinistra italiana, così da poter convincere la gente a fare il contrario di quello che NON ha detto D’Alema.

 

D’Alema e le frasi pro M5S: “Una montatura per far di me il responsabile della sconfitta”

“Pura spazzatura da un house organ del partito del Nazareno. Ho solo detto che con la vittoria del sì Renzi ci avrebbe cacciato”.

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Una risposta »

  1. Hai ragione su tutto tranne per la renziana Meli; quella di cacca ne capisce eccome per non parlare del Frondolino/Ercolani_no
    pro king/bunga bunga e senza scomodare Giambattista Vico coi suoi corsi e ricorsi storici, quì la storia è una: sono tutti dei fanatici arrivisti, senza dignità.

    Rispondi

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