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Family day: ovvero come negare agli altri quello che posso fare io

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biani 30GFalsi cattolici, privi della benché minima coerenza applicata al dire e al fare, del senso minimo di quell’empatia, altruismo, solidarietà che aiutano a comprendere i problemi degli altri, se fanno politica sempre pronti a sostenere per opportunismi e vantaggi personali chi incarna la figura del peggior peccatore fregandosene se questo piace o meno al loro Dio, disposti a svendersi, farsi corrompere e corrompere per avere la loro quota di potere per mezzo del quale poter decidere poi chi deve avere e chi no, chi può fare delle cose e a chi invece devono essere negate.
Ignoranti che la storia ha condannato come ha già fatto con chi obbligava i neri ad alzarsi e lasciare il posto sull’autobus ai bianchi.
Quelli che “ho tanti amici gay” per sembrare progressisti ma che dietro ai loro “ma” e “però” nascondono l’odio e il rifiuto per tutto ciò che non capiscono, che non è alla portata di gente miserabile che pensa di poter adattare una società a sua immagine, somiglianza e gradimento.
Questi sono i cosiddetti difensori dei valori della famiglia di Dio che oggi partecipano al #familyday2016

Il mantra di oggi è che negare i diritti non è un’opinione, figuriamoci se può essere un argomento degno di una manifestazione di piazza, nel paesello di bananas invece succede anche questo: c’è gente che si sente minacciata da qualcosa che nessuno gli ordina di fare e pensa di poter decidere che una cosa non si deve fare solo perché non la condivide.
Guai se passasse il principio che il diritto si può riconoscere per alzata di mano come alla riunione di condominio si decide di rifare la facciata del palazzo per “millesimi”.
La legge sulle unioni civili non è impositiva, ovvero non riguarda la totalità dei cittadini come altre leggi che invece tutti sono tenuti a rispettare quale che sia il loro stato civile, ceto sociale e che quindi è giusto sottoporre al parere dei cittadini.
Nel paese normale non doveva servire nemmeno il referendum per approvare le leggi sull’aborto e il divorzio: la politica dello stato civile si attiva per garantire a tutti i cittadini la possibilità di scegliere quando si tratta della sfera privata della persona, ovvero di scelte che posso decidere di fare solo io, perché solo io so cosa è importante per me in quel preciso momento della mia vita e solo io devo poter decidere, quando quelle scelte non condizionano né mettono in pericolo le vite degli altri ma possono invece migliorare la mia.
Approvare una legge non significa poi che tutti saranno obbligati ad usufruirne: vuol dire semplicemente dare a tutti la possibilità di poter fare o non fare una determinata scelta, proprio come abortire e divorziare, sposarsi, amare una persona di sesso diverso o uguale.
Tutte cose che non andranno a condizionare, peggiorare, modificare danneggiare nessun altro come invece vogliono far credere i sostenitori della famiglia “voluta da Dio” che oggi si riuniscono in piazza per chiedere che si neghi ad altri quello che a loro è concesso di fare.

Inutile precisare che se anche una persona, due, tre hanno deciso all’ultimo momento di partecipare alla buffonata ipocrita e fondamentalista al circo Massimo la responsabilità è di chi pensa che in una democrazia chi nega i diritti e chi invece li riconosce abbiano lo stesso diritto di parola.
Il dibattito di queste settimane sul disegno di legge Cirinnà è stato osceno, così come osceno è lo spazio mediatico offerto ai disertori della società civile da chi pensa che tutti debbano parlare tanto poi la gente ha i mezzi e gli strumenti per decidere autonomamente.
In Italia non è così, non è mai stato così: il ripetersi di regimi totalitari, autoritari dove la volontà del popolo viene considerata sempre meno dovrebbe aver insegnato che la stragrande maggioranza degli italiani si fa affascinare e sedurre troppo facilmente dalla propaganda, l’assenza di una informazione corretta fa il resto,  ad esempio vent’anni di berlusconi.
Prima dei diritti civili esiste quello di vivere una vita serena, che somigli il più possibile alle persone che la vivono, che non costringa a nascondere la propria identità per farsi accettare nel paese ipocrita e perbenista a corrente alternata dove le istituzioni e la politica sono sempre molto attente alle questioni di coscienza: la loro, il che è tutto dire, sono sempre ben disposte ad ascoltare ed accogliere con osservanza rispettosa le istanze del vaticano, tutta questa disponibilità viene a mancare quando si tratta delle necessità e dei bisogni dei cittadini che vengono sempre valutati al ribasso, misurati col rischio di perdere consensi e potere.
Nessuno di quelli che oggi sarà sulla piazza del rifiuto e della violenza della negazione ha il diritto di poter decidere della serenità altrui.

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  1. Ti quoto in pieno. Quello di cui loro hanno paura (e ti confesso che è anche la mia paura, essendo profondamente cattolico) è che si faccia propaganda per una forma di famiglia diversa da quella che “Dio vuole”: convivenza (matrimonio solo civile) o coppie di fatto (che non sono sposate nemmeno in comune). Quello di cui loro hanno paura è che si faccia propaganda a questo tipo di famiglie e di coppie.
    Io non sono contrario alla convivenza, nemmeno alle unioni civili (in municipio) dei gay e delle lesbiche, nonostante sia profondamente cattolico. E’ che… faccio un tifo spudorato per il matrimonio in Chiesa 🙂 Per il miracolo che Gesù compie quando due si sposano in Chiesa: le due anime diventano la stessa anima, le due persone diventano la stessa persona, divisa in due solo dal corpo. Poi, se due non vogliono intraprendere questo percorso, è Dio stesso che chiederà conto, ma nemmeno lui chiederà conto, perché Dio è PADRE di tutti. E se Dio, che è padre misericordioso e perdona e capisce, probabilmente non chiederà conto ma perdonerà ed accoglierà… (d’altronde il matrimonio in chiesa non esisteva ai tempi di Gesù. Di fatto si conviveva), come possiamo chiedere conto noi?
    Una sola cosa dico: volete essere equiparati ai matrimoni in chiesa e avere gli stessi diritti? Prendetevi anche gli stessi doveri: in caso di divorzio assegni di mantenimento, affidi condivisi, eccetera.

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  2. A me spaventa la facilità degli slogan, e come le persone si lascino incantare da essi senza ragionare. Lo slogan del Family Day è “I bambini hanno diritto a una mamma e un papà”. Bene. Peccato che il rovescio della medaglia dei dirittti siano i doveri, e onestamente i bambini non han alcun diritto sulla sessualità dei genitori, così come questi non hanno doveri sessuali verso i figli. Poi la piazza si riempirà di ipocriti separati e divorziati che chissà quanti figli han dimenticato per strada, quante persone abbandonano i figli solo perchè finisce l’unione con l’altro genitore… no no no NO al Family Day!

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  3. Loro, che si sono riconosciuti – privelgio solo del parlamentere italiano – i pacs pur di far usufruire dell’assistenza sanitaria e reversibilità ai loro compagni non “regolarizzati”… Loro, gli unici, che si riconosco il diritto alla coppia di fatto, etero e omo. Che schifo!!!

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  4. E poi dicono: “i figli non sono un diritto, ma un dono di Dio”. Perché non andate a dirlo in faccia a chi è sterile, o a chi lo è diventato per via di una malattia, che i figli non sono un diritto, che i figli sono un dono di Dio? Perderebbero la fede in Dio, lo maledirebbero, ma prima ancora vi massacrerebbero di botte. Cattolici?! Attenti alle parole!

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